giovedì 26 novembre 2015 27 vostri commenti

Cerco un posto

Cerco un posto dove non si attacchino le sedi della Caritas lasciando scritte fasciste e razziste, dove non si parli di Ius soli e "nostro sacro suolo natio".
Cerco un posto dove i ragazzi non si suicidano perché spinti ad una perfezione alla quale non possono arrivare.
Cerco un posto dove non ci siano 875milioni di armi in mano ai civili.
Cerco un posto dove non si promettano soldi ai ragazzi per nascondere una politica che se ne frega di loro e che invece gli sta togliendo il futuro.
Cerco un posto dove le attività di un teatro che si occupa di carcere, psichiatria, violenza sulle donne e disabilità non vengano tagliate dalle Regioni.
Cerco un posto dove se hai bisogno di cure non si debba sperare di conoscere "qualcuno".
Cerco un posto dove la scuola non debba elemosinare per poter andare avanti e dove la parola insegnamento venga messa su un piedistallo e sorretta.
Cerco un posto dove la gente usi di più il NOI piuttosto che l'IO.
Cerco un posto dove non ci siano cattivi maestri e alunni fantasma.
Cerco un posto dove si dia spazio alla vita quotidiana delle persone e non che sia una minuscola parte incastrata in ore di lavoro.
Cerco un posto dove la parola comunità abbia ancora un senso.
Cerco un posto dove la nuvola si cerca in cielo e non sullo schermo di un telefonino.
Cerco un posto dove si ritorni a fare la fila per una telefonata.
Cerco un posto dove ci si possa fermare davanti ad un vetrina per leggere la prima pagina di un giornale e non l'ultimo modello di scarpe.
Cerco un posto dove non bisogna scrivere su un tabellone che la velocità sulle strade uccide.
Cerco un posto dove se la vogliono la guerra se la vadano a fare i capi di stato in duello, uno contro uno.
Cerco un posto dove la storia non è quella cosa noiosa da leggere velocemente prima di guardare l'ultima puntata di Xfactor.
Cerco un posto dove non chiudano librerie, giornali e dove ci siano code per entrare in biblioteca non al Black Friday.
Cerco un posto e non con google maps, ma con la cartina che non si sa mai come ripiegare.
Cerco un posto dove a 65 anni non si debba ancora cercare un lavoro per arrivare a fine mese.
Lo cerco e se lo trovo non lo Twitterò, casomai ci si vede al solito posto che ognuno di noi ha nella propria città.

domenica 15 novembre 2015 20 vostri commenti

Due strade

Ho appena finito di scorrere le foto di alcune delle vittime dell'attentato di Parigi. Mi capita spesso di farlo per altri fatti che purtroppo accompagnano la nostra esistenza ma sono più lontani da noi, e quindi per molti inesistenti. Non ho twittato né postato niente sui social perché ritengo la morte un fatto privato talmente doloroso da avvicinare in punta di piedi.
Vite spezzate, sogni, pensieri troncati in una folle serata di violenza. Giovani donne e uomini che hanno visto morire i propri compagni, amici e fidanzati davanti ai proprio occhi. Uomini e donne di tutte le nazionalità e religioni, aggiungerei.
Difficile fare analisi dopo il dolore, ma credo sia giusto ricordarsi che ogni giorno, ogni ora, ogni minuto, purtroppo, nel mondo viene ucciso qualcuno. La differenza sta nel fatto che spesso è lontano da noi, e spesso non è in occidente.
Due sono le strade che in questo momento il pensiero prende. Il dolore per un fatto privato come è la morte di una persona cara e la perdita di una giovane vita, che indurrebbe solamente a fare silenzio.
Poi la strada del ragionamento su quanto è successo, sugli sciacalli che vivono solamente per twittare pochi secondi dopo per apparire e fare propaganda, su quelli che si ricordano della violenza solamente quando ci sono fatti del genere, su quelli che di solito giocano a Candy Crash invece di leggere e documentarsi ma sono i primi a cambiare profilo su Facebook mettendo la bandiera della Francia, su quelli che ogni volta tirano fuori l'esempio della Fallaci senza aver aperto, probabilmente, un suo libro, su quelli che dicono di "mandare via tutti i mussulmani" senza accorgersi che anche qualche vittima lo era, sui nuovi "nemici" che compaiono per permettere al sopravvivenza di qualcuno, sulle armi che l'occidente e su quelli che riescono anche a chiedere la chiusura di Emergency. 
Poi è buio e dolore per quelle famiglie che hanno perso qualcuno.
Per quelle che ogni giorno perdono qualcuno per colpa dell'odio, della violenza e dell'unico dio che conoscono il denaro.
Per quelle che li perderanno, purtroppo, quando la macchina della guerra sarà troppo difficile da fermare.

lunedì 9 novembre 2015 19 vostri commenti

Più che tagli... copia e incolla.

Oggi mi sono alzato con un pensiero in testa, oltre al sonno incredibile.
Non era questo governo quello che avrebbe dovuto tagliare le spese inutili e gli stipendi delle caste?
Magari mi sbaglio ma mi sembra di ricordare il non eletto fiorentino in giro per il paese, paonazzo, a promettere taglia a destra e a sinistra.
Bene.
Anzi, male. Perché nella legge di stabilità non c'è nulla di tutto questo, la barca italiana con tanto di buchi continua nella sua direzione. Vengono esclusi dai tagli i dirigenti pubblici nominati dalla politica, ma guarda un po', assieme ad altre figure non contrattualizzate come prefetti, diplomatici, docenti universitari, dirigenti degli uffici giudiziari, dell'area della dirigenza medica, delle Città Metropolitane e udite udite... delle Province "adibiti all'esercizio di funzioni fondamentali".
E meno male che dovevano eliminarle le province.
giovedì 5 novembre 2015 21 vostri commenti

Figlio unico

Pare che in Cina a partire da quest'anno si possa di nuovo parlare di fratelli e sorelle.
Già perché dal 1979 è in atto la politica del figlio unico, nome che ci fa venire in mente la peggiore distopia orwelliana.
Una cosa del genere per noi, "abituati" alla democrazia, suona come una follia ma purtroppo si tratta di realtà per alcuni stati che spesso dimentichiamo essere delle dittature.
36 anni di impossibilità di scelta, di famiglia imposta per una decisione così intima e personale che non dovrebbe mai rientrare nelle strategie di un governo.
Storicamente i regimi totalitari hanno sempre amato prendere decisioni al posto dell'individuo, entrare nelle case delle persone, magari giustificando tali provvedimenti per questioni economiche o di stato.
A volte, davvero, avere un fratello o una sorella non è una cosa scontata.

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