lunedì 23 maggio 2016 4 vostri commenti

Loro non vogliono cambiare

Ci sono cose che non si dimenticano, che rimangono impresse nella mente, volti, parole, immagini, una folla che cerca di aggredirei l'ipocrisia dei politici presenti. 

« Io, Rosaria Costa, vedova dell'agente Vito Schifani mio, a nome di tutti coloro che hanno dato la vita per lo Stato, lo Stato..., chiedo innanzitutto che venga fatta giustizia, adesso.
Rivolgendomi agli uomini della mafia, perché ci sono qua dentro (e non), ma certamente non cristiani, sappiate che anche per voi c'è possibilità di perdono: io vi perdono, però vi dovete mettere in ginocchio, se avete il coraggio di cambiare...
Ma loro non cambiano... [...] ...loro non vogliono cambiare...
Vi chiediamo per la città di Palermo, Signore, che avete reso città di sangue, troppo sangue, di operare anche voi per la pace, la giustizia, la speranza e l'amore per tutti. Non c'è amore, non ce n'è amore... »

E ancora adesso, rileggerle e scriverle fanno venire i brividi.
Avevo 17 anni.
giovedì 19 maggio 2016 6 vostri commenti

Asilo Republic?

I bambini dell'asilo non stanno facendo casino... no perché l'asilo non c'è!
Ci sono notizie che passano in secondo piano, non fanno scalpore ma vanno a toccare direttamente il quotidiano delle famiglie.
Da alcune statistiche è emerso che nel nostro paese c'è un deficit di circa 1700 asili nido e una carenza di 20mila lavoratori nel settore. Parliamo di 3656 strutture pubbliche e 5214 strutture private che riescono a coprire soli il 17% del fabbisogno. Dai numeri si capisce che lo stato latita. 
Un servizio che sostanzialmente lascia scoperta l'area educativa da 0 a 6 anni. I tempi sono cambiati lo sappiamo, molti di noi non hanno mai frequentato il "nido". Siamo cresciuti a casa con uno dei genitori, quando in famiglia poteva lavorare uno solo magari con l'aiuto dei meravigliosi nonni. 
Ci sarebbe anche da fare un discorso sull'importanza della frequenza del nido rispetto ai rapporti con gli altri bambini, al riconoscere altre figure diverse da quelle di mamma e papà e il rispetto di piccole regole che aiutano a crescere.
Ecco per molte famiglie tutto ciò rimane un miraggio, la realtà che abbiamo davanti è quella di una mancanza di servizi per non parlare dei costi che spesso portano ad abbandonare la scelta del nido.
900mila bambini sono in attesa di una risposta da parte dello Stato.

martedì 10 maggio 2016 19 vostri commenti

Qui dove la morte non è precaria

61 anni è un'età in cui si dovrebbe pensare ad altro. Per come la penso io il lavoro dovrebbe essere ormai problema superato, nel vero senso della parola e magari essere già in pensione, poter prendersi dello spazio per il proprio hobby, godersi i nipoti, fare dei viaggi con la propria famiglia o altro.
61 anni è un'età in cui non ci dovrebbe essere scritto sulla carta d'identità interinale.
61 anni non dovrebbero fare rima con fatica, lavoro, sudore.
61 anni non possono essere collegati all'ansia per un lavoro che oggi c'è e domani non si sa.
61 anni magari è un'età in cui un pensiero all'aldilà uno lo può anche fare, esorcizzandolo e spostandolo sempre di più.
Non qui.
Non in Italia.
Qui a 61 anni si muore di lavoro.
Sul lavoro, da precario.
lunedì 9 maggio 2016 7 vostri commenti

Conta e cammina


Basterebbe la foto. La lotta che Felicia Impastato ha intrapreso fino alla sua morte rimarrà per sempre come simbolo di una parte della popolazione che non ha mai detto si alla mafia, che non ha mai abbassato la testa e che ha sempre guardato negli occhi i propri aguzzini.
I 100 passi che dividevano l'abitazione di Peppino da quella di Zu Tanu erano quelli che in pratica dividevano le stanze del potere da quelle di Cosa Nostra, anzi spesso i passi si riducevano ancora. Oggi noi abbiamo il compito di ricordare chi ha sacrificato la propria vita per permettere agli altri di viverne una normale, ma non solo. Dobbiamo tenere alta l'attenzione perché la mafia esiste sempre e quei 100 passi vanno sempre vigilati e percorsi per andare sotto la finestra del prossimo potente di turno a gridare le parole che Peppino ci ha lasciato in eredità.
venerdì 6 maggio 2016 23 vostri commenti

Non serve strapparle

Ciò che penso di Salvini e del suo partito direi che non è nemmeno il caso di rammentarlo, populismo  condito di razzismo che cavalca il tema del momento.
Un'altra cosa certa però è che non mi piace vedere gente che entra in una libreria e strappa pagine dei libri, per non parlare di quelli che in passato li hanno bruciati.
Mai e poi mai condividerò gesti del genere, non mi appartengono e penso che non vadano d'accordo con la parola democrazia, anche se in quei libri stessi si parlasse di razzismo e altro.
Le idiozie e le assurdità che ha scritto (?) Salvini non hanno bisogno di essere strappate, ma solo contrastate come l'arte della parola e nel migliore dei casi si autodistruggono da sole.

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