lunedì 21 ottobre 2019 18 vostri commenti

Quello sguardo al cielo

Non è normale tutto ciò.
Ricordo che una volta vivevamo i temporali in maniera differente, quasi piacevole, soprattutto nelle ore notturne. Stare sotto le coperte accompagnati dal rumore della pioggia e dei fulmini rendeva spesso la notte ancora più confortevole, così come il letto. 
Ora viviamo col fiato sospeso ogni volta che il cielo riversa su di noi anche solo una goccia d'acqua. Le varie chat in cui siamo presenti iniziano a riempirsi di messaggi ansiosi, di paura o di incertezza. 
Una volta non avevamo applicazioni per il vento, per la pioggia, per la neve, per il sole, manca solo quella per la puzza di fritto. Ci affacciavamo dalla finestra e si guardava fuori poi si andava. Al massimo seguivamo la voce confortevole del colonnello Bernacca che ci avvicinava alle isobare come fossero pagnotte calde. 
La mia città ha pianto vittime e chiaramente non riesce ad uscire da questo tunnel di paura. Credo di poter dire però che spesso si esaurisce tutto nel momento dell'allerta, dimenticando poi negli altri giorni che possiamo fare qualcosa per evitare l'angoscia e soprattutto le tragedie. 
Fiumi puliti, costruzioni abusive da abbattere, per non parlare di una politica ambientale seria che spesso viene derisa. 
Dovremmo vivere guardando il cielo con fiducia, invece siamo qui che per distogliere lo sguardo dal problema continuiamo a guardarci i piedi. 
giovedì 17 ottobre 2019 22 vostri commenti

Abisso


Ieri sera tornato a casa ho abbracciato Greta. Lo faccio ogni volta, ma ieri è stato diverso e oggi il pensiero è ancora lì, ancorato a quella sensazione e a quella mamma morta annegata con la figlia nel mare di Lampedusa avvolte in un ultimo abbraccio. 
"Mi chiedo quando sarà che l'uomo potrà imparare a vivere senza ammazzare" diceva Guccini. Purtroppo la risposta ora la sappiamo e ogni giorno abbiamo prove e testimonianze di una civiltà che commette  gli stessi sbagli già fatti nella storia. Guerre, stragi, muri costruiti per respingere, leggi che lasciano fuori gli ultimi e che li costringono a viaggi della speranza senza possibilità.
I deboli come sempre schiacciati dal peso delle decisioni degli uomini di potere e dall'indifferenza della gente. 
La sensazione è che ormai siano tutte notizie di routine, perché intanto non ci riguardano da vicino, non sono cose che accadono sul nostro pianerottolo, nemmeno nella nostra via un luogo che probabilmente ci interessa poco.
In quell'abisso ci siamo anche noi. 


martedì 15 ottobre 2019 9 vostri commenti

Lacrime di coccodrillo


In questi giorni una foto su tutte mi ha colpito, i giocatori della nazionale turca in riga per fare il saluto militare durante gli incontri validi per le qualificazioni agli Europei. Una commistione che ci rimanda indietro di anni, non così tanti,  in cui la politica dei regimi entrava anche negli spogliatoi oltre che nella vita quotidiana.  Non voglio nemmeno commentare la Uefa che per ora non si pronuncia sulla finale di Champions del prossimo anno che si dovrà giocare a Istanbul. 
La vicenda dei curdi non nasce ora, così come la pericolosità del governo turco. Fanno sorridere ora le prese di posizione dei governi, che sono comunque provvedimenti positivi, rispetto alla vendita delle armi.  Per anni tutti i paesi occidentali hanno fornito armamenti a destra e sinistra, brindando più di una volta al tavolo di Erdogan.
Tornano alla mente i rapporti con Saddam Hussein, Gheddafi giusto per citarne solo qualcuno. 
In mezzo a questo Risiko pericoloso ci sono i popoli, donne e bambini vittime ancora una volta della brutalità della guerra. Quella da noi lontana, che attira la nostra attenzione a spot ma che fa parte della vita quotidiana di queste popolazioni che vivono in terre "ballerine" tirate da una parte all'altra dal potente di turno. 
In tutto ciò spaventa ancora una volta la manca presenza dell'Unione Europea che non è riuscita neppure questa volta a trovare una presa di posizione univoca, lasciando libertà di scelta agli stati membri rispetto alla fornitura di armamenti. 
Il pensiero va ancora una volta a quelle persone che in queste ore guarderanno il cielo non per la paura della pioggia ma per le bombe con biglietto da visita occidentale.
giovedì 10 ottobre 2019 18 vostri commenti

Scorre anche troppo



Diventare padri a quasi quarant'anni credo sia differente. Magari mi sbaglio e sono solamente considerazioni del primo pomeriggio per colpa del panino troppo pesante e del colesterolo che incombe, ma sembra che il tempo scorra più veloce. 
I ricordi sembrano così vicini, la prima volta che ti ho visto, il primo pianto, l'ansia del ritorno a casa da soli, le prime notti insonni. Poi mese dopo mese quei versi che iniziavano a diventare parole. 
Papà. 
Mamma. 
L'emozione dei primi passi sostenuti e quel gattonare alla velocità dei mini supereroi difficile da controllare. I tuoi sorrisi sdentati che ci hanno aiutato a superare momenti difficili, un'oasi in mezzo ad un deserto pericoloso. 
Non so giudicarmi come padre, mi auguro di non aver fatto troppi danni fino ad oggi. L'unica cosa certa è che più passa il tempo e più ho voglia di stare con te e con quegli occhi belli che ti hanno messo al mondo. Le fatiche si azzerano sentendo gridare "papà" dopo aver aperto la porta e il tuo abbraccio mi insegna ogni volta a godermi le cose vicine, così come il momento della nanna e della favola da leggere. Anche se ora hai stabilito i turni, una sera io e una sera mamma. Guai a saltare.
Ciò che destabilizza è lo scorrere del tempo, evidenziato da certe frasi come "posso stare 8 minuti da sola in camera mia?"
e così in pochi attimi si passa dalle righe su un foglio che dovrebbero rappresentare una casa al nome scritto in stampatello.
Ecco. 
Si dice che il genitore debba essere l'arco che lancia i figli verso il domani. 
Magari però con meno fretta, dai.

lunedì 7 ottobre 2019 10 vostri commenti

Augusto e Pierangeolo


Mancati a distanza di 10 anni lo stesso giorno, nel 1992 e nel 2002. 
Due voci inconfondibili, che hanno sempre cercato di parlare degli ultimi e dei dimenticati nelle loro canzoni. Difficile sceglierne una. Se penso ai Nomadi e a Daolio la prima che mi viene in mente è "Un giorno insieme" e in particolare una versione Live cantata in uno degli ultimi suoi concerti, una poesia indimenticabile. 
Anche nell'interminabile elenco delle canzoni di Bertoli è difficile pescare, ma forse una su tutte è "A muso duro". 
So che non si dovrebbero fare confronti tra periodi musicali, ma credo che uomini, autori, poeti come questi manchino nella nostra società. Testimoni della storia che spesso viene messa da parte, accantonata, quella della quotidianità di persone sedute sull'ultimo gradino, in ombra. 
Mancano molto, la loro umanità e la consistenza di ogni parola pensata.

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