giovedì 30 novembre 2017 12 vostri commenti

Carneficina sociale ligure

La Liguria non è solo terra di sole sulle coste, mare e red carpet. Ultimamente è terra di conquista per le politiche liberiste soprattutto per quanto riguarda la Sanità. Una di quelle regioni in cui il centro sinistra ha sempre dato per scontata la vittoria, spesso tralasciando tematiche importanti e dando il via anni fa ai primi "risparmi" sui più deboli facendo tagli del 5% sui fondi destinati ai disabili. 
Oggi la situazione è drammatica, il presidente Toti, centro destra, nel silenzio totale anche grazie alla sua indubbia bravura di comunicatore da una parte millanta successi e tappeti rossi che attirano turisti dall'altra sta dando vita ad uno stravolgimento del sistema sanitario ligure. 
Tagli indiscriminati sui servizi agli anziani, disabili e persone seguite dalla salute mentale. Una carneficina sociale che porterà all'abbassamento della qualità dei servizi, a costi aggiuntivi per le famiglie e licenziamenti.
Solo alcuni esempi. La Regione ha deciso che in caso di un numero di assenze elevato da parte di una persona pluridisabile (quindi in alcuni casi più soggetto a malattie) non pagherà più la retta per frequentare il centro, facendo ricadere il costo per la frequenza sulla famiglia. Parliamo di 100 euro al giorno.
Altro caso. Dopo il 65 anni una persona psichiatrica ricoverata in una residenza non verrà più considerata psichiatrica, con un colpo di teatro diventerà solamente un paziente geriatrico. Quindi con una retta minore e differente assistenza.
Sono notizie che non conquistano i titoli dei giornali, che passano inosservati ma dovrebbero interessare tutti anche se in questo momento non sono cose che direttamente ci riguardano. 
Ci sono elementi che connotano il livello di civiltà di una società, questo lo è.
Oggi saremo in piazza davanti al Consiglio regionale per manifestare il nostro dissenso.
E' una lotta continua.
giovedì 23 novembre 2017 8 vostri commenti

Genova Fahrenheit

A Genova, la mia città, nei giorni scorsi degli ignoti sono entrati nella notte nella biblioteca comunale del quartiere di Molassana, in periferia, sfondando la porta ammucchiando alcuni libri per poi dargli fuoco. 
Un gesto che porta alla memoria il rogo dei testi da parte dei nazisti, gli sfregi delle dittature nei confronti della cultura. 
Segnali inquietanti che simboleggiano una deriva che sembra inarrestabile.
Atto fascista? Gesto di qualche sconsiderato? Integralisti? Una gara a chi fa più il duro? 
Non lo so. Ma chiunque sia stato ha comunque suonato nuovamente un campanello che viene purtroppo ignorato. Ci sono dichiarazioni, leggi, prese di posizioni che in questi anni, in questi mesi hanno aperto il campo alla legittimazione di personaggi impresentabili, posizionato la cultura agli ultimi posti nei bilanci. 
E' una strada sempre più in salita, stretta e ardua. Nei libri, nelle parole spesso troviamo le soluzioni e gli spunti per una convivenza civile, segni fatti di inchiostro che diventano simboli fondamentali per una democrazia.
Tutto ciò è spaventoso ma non nasce pochi giorni fa, è frutto di un continuo logoramento delle coscienze, una quotidianità che purtroppo è sempre più coniugata all'individualismo, all'intolleranza, una società che ormai si sono trasformate in un grande magazzino pieno di sconti e attrazioni. 
Stiamo perdendo di vista le cose fondamentali, e la cosa peggiore è che ci stiamo abituando al peggio guardando sempre meno in alto.
Manca l'aria.
venerdì 17 novembre 2017 4 vostri commenti

E' tempo di essere visti


L'Arca nell'immaginario collettivo, a volte dettato dal retaggio religioso indotto, rappresenta qualcosa che prova a portarci in salvo per un nuovo inizio. 


Questo il nome del Teatro all'interno delle mura circondariali del Carcere di Marassi a Genova inaugurato nel 2016. Un palcoscenico che questa mattina e domani sera abbiamo calcato e calcheremo con la Compagnia Stranità, del Teatro dell'Ortica di Genova, composta da pazienti psichiatrici, operatori, educatori, attori e cittadini. 
In scena con "Temporaneamente presenti... è già qualcosa" uno spettacolo basato sulle parole, le storie e la vita delle persone psichiatriche che riguardano il tempo. Questo nemico amico che spesso ci portiamo dietro, rincorriamo, sfuggiamo, che può avere differenti dimensioni a seconda del posto in cui ci troviamo e del nostro stato d'animo.
Tempo che per un ex paziente psichiatrico tenuto in manicomio era rappresentato dal susseguirsi di piccoli eventi, il momento del caffè, il pasto se possiamo chiamarlo così, l'attesa infinita per una cena che non arrivava mai. 
Lo stesso vale per il carcere dove a detta di chi è dentro o ci è stato il tempo si ferma, come una sospensione momentanea. Attenzione qui non si parla di colpevoli o pena da scontare, ma di altro. Ovvero colmare spesso un vuoto, provare a portare le persone attraverso il mezzo teatrale ad aprirsi, cercare di mettersi in gioco uscendo dagli schemi predefiniti che sono presenti in un carcere.
Perché ognuno, al di là dello stigma che può essere sempre in agguato per tutti noi, deve essere visto. 



lunedì 6 novembre 2017 12 vostri commenti

Maggioranza sciolta

Gaber diceva che libertà è partecipazione. Sembra però che gli italiani abbiano deciso di non esercitarlo più questo diritto, anzi  la libertà è proprio quella di non andare a votare. Confesso che se si votasse domani potrei essere uno di quelli.
Un dato che emerge ancora una volta dopo questo giro di elezioni amministrative e regionali, ad Ostia vota il 36,5% e in Sicilia per le regionali il 46,7%. 
Ora gli unici che sembrano non prendere minimamente in considerazione questo dato sono proprio i politici che esultano come se avessero vinto dopo un plebiscito. 
Qualcuno dirà che chi non vota non ha diritto di parlare, non credo si possa più cavalcare questa considerazione, anzi bisognerebbe provare a capire come mai più della metà delle persone non vota nemmeno quei partiti che dicono di essere fuori dalla "comune politica". In parte è vero che la mancanza di partecipazione spesso si deve anche al non interessarsi delle questioni comuni, lo vediamo anche sui posti di lavoro dove il fare comunità sembra ormai un'utopia. Ma può essere solo questo?
La realtà dei fatti alla fine ci fa ritrovare con Renzi che come l'omino della Duracell continua a andare avanti nonostante ci sia un muro, CasaPound che tra un investimento e l'altro dice di volere entrare in Parlamento, Silvio rinato nel suo splendore plastificato, Salvini e la destra che pur di mettere un piede al governo di ogni cosa farebbero un alleanza anche col mostro di Lockness e i grillini che sfanculano tutti probabilmente anche quando sono davanti ad uno specchio. 
La domanda è,  quando questo 60-65% deciderà di votare cosa succederà?
Nel frattempo di lavoro si parla sempre meno, ma non diciamolo troppo in giro.

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