lunedì 21 maggio 2018 7 vostri commenti

Ritorno al silenzio

Mi capita sempre più spesso di scuotere la testa come segno di disapprovazione mentre leggo notizie o commenti. Oramai siamo accerchiati da commentatori di tutto, paladini delle verità, moralizzatori a trecentosessanta gradi, censori o semplicemente giustizieri. 
Ieri ancora una volta una tragedia familiare. Una donna uccisa, un uomo che getta la propria figlia da un cavalcavia e poi il suicidio. Una storia da brividi colma di tristezza.
Non voglio parlare di questo, non riesco, non posso, ma soprattutto ripeto non voglio. Credo fermamente che davanti a fatti del genere bisognerebbe fermarsi, non dire una parola, ma casomai riflettere e cercare di capire come mai in questa società ci ritroviamo spesso a commentare fatti del genere. 
Viviamo di approcci sbagliati, di episodi che spesso vogliamo immortalare con il nostro cellulare, attimi di notorietà da social network strappata grazie ad un misero commento. 
Ieri ne ho letti tanti, ogni volta mi riprometto di non farlo, poi ci ricasco. Gente che invitava al suicidio, al linciaggio. Persone che dimenticano che spesso la via giusta è quella del silenzio. 
Tutto ciò mi spaventa, devo essere sincero, non lo si scopre adesso ma ogni volta è come ricevere dieci pugni in pancia contemporaneamente. 

venerdì 18 maggio 2018 13 vostri commenti

Coperta corta


E' davvero importante la libertà di pensiero, poter esprimere le proprie idee, battersi e schierarsi da una parte o dall'altra. Però le prese di posizione dovrebbero essere possibilmente accompagnate da fatti, spiegazioni o ancora più dettagliatamente come in questi casi da coperture. 
Badate bene che non è un regola che dovrebbe valere solo ora, ma da sempre. Il problema è che ormai siamo entrati in un corridoio buio con appesi alle pareti manifesti che invitano a spararla più grossa, a cercare l'appoggio di chiunque basta governare.
Un strada davvero pericolosa quella intrapresa, e non iniziata ora ma da parecchio, non voglio nemmeno commentare la frase inutile di Di Battista che invita ad ascoltare i bar. Essere manichei e categorici non porta mai a degne conclusioni, in molti casi la cosiddetta strada ci ha indicato la via giusta in altri invece ha sparato bazzecole supersoniche, sostenuto personaggi imbarazzanti, ventenni logoranti nonché quarant'anni di democrazia cristiana. 
Qui il problema è ancora un altro. 
Ci sono dei personaggi che hanno stilato un programma sulla scia del voto facile, fregandosene completamente dei conti, delle coperture e delle possibilità. Ma a pensarci bene davvero il problema poi non sono loro, perché i "Salvini" e i "Di Maio" li abbiamo sempre avuti sul pianerottolo di casa, abbiamo preso aperitivi con loro e pranzato assieme. 
Un paese profondamente di destra dove anche la sinistra non ha quasi mai avuto il coraggio di comportarsi da sinistra vera. 
Il risultato è questo.
mercoledì 16 maggio 2018 7 vostri commenti

Cinque secondi


Quante volte facciamo delle scelte, prendiamo delle decisioni che ci fanno prendere una strada, deviare un percorso, accelerare o decelerare. Situazioni in cui siamo di fronte ad un bivio e che alla fine ci hanno portato alla situazioni attuale. 
Credo davvero che sia capitato a tutti, più di una volta. La prima cosa che mi viene in mente dicendo questo è la mia scelta di non fare il militare, ovvero di fare l'obiettore di coscienza come si diceva una volta. Decisione che mi ha portato alla fine al mio lavoro, passando però attraverso prima per un divorzio e poi all'incontro con la persona che ora è mia moglie. Ne avrei davvero tante, ma ripeto tutti noi nel nostro cassetto nascosto molto probabilmente abbiamo la lista delle nostre porte scorrevoli che abbiamo attraversato oppure no. 
Qualche ora fa ne ho vissuta proprio una. 
Nella foto potete vedere un albero caduto in mezzo ad una strada della mia città, Genova, cinque secondi prima proprio in quel punto passavo io con la mia moto oltre alle macchine che si possono intravedere. Nessuno si è fatto male. 
Destino. Caso. Protezione divina. Semplicemente fortuna. Francamente non so che dire. Una cosa però la so, questa caduta ha rafforzato in me la consapevolezza di dovere vivere ogni giorno al massimo che si può, cercando di dare spazio alle persone che amiamo, quelle con cui stiamo bene e che ci fanno stare bene.
Il resto è superfluo.
venerdì 4 maggio 2018 12 vostri commenti

Per favore invadeteci

Inizia a somigliare molto a quei giochini stupidi nei quali ricomincia tutto daccapo. 
Grillo che torna vivo esclamando a grande voce che ci vuole un Referendum sull'euro quando 5 minuti prima i grillini come per magia erano tutti europeisti.
Renzi dal suo grande pulpito di consensi mai avuti che dirige un partito barzelletta ormai in preda al delirio e alle peggiori crisi isteriche. 
Salvini che torna a fare il duro sulle ruspe e parla di sbarchi che riprendono dopo che per più di un mese si è travestito da grande statista.
Berlusconi che se la ride, da anni ormai, perché ha sempre il paese in mano. 
A questo punto non scarterei l'ipotesi di richiesta di invasione. 

mercoledì 25 aprile 2018 12 vostri commenti

Resistere perché la strada è in salita


Ci sono strade difficili da percorrere da soli. Soprattutto quelle strette e buie. Quando inizia la salita poi si cercano mani, grandi o piccole che siano, in grado di sorreggere. Così come la strada per la libertà.
Mai scontata. Mai al sicuro. Da difendere.
"Andiamo alla parata papà".
"Si Greta".
Sempre.

Buona Liberazione!

venerdì 20 aprile 2018 12 vostri commenti

Fermi

Un giorno qualcuno scriverà sui libri di storia come abbiamo fatto a finire in questa situazione. Le ragioni saranno tante, non solo politiche, ma anche sociali, derivanti da comportamenti dei singoli cittadini. Gli stessi che dopo aver tirato le monetine a Craxi, idolatrato Di Pietro, nelle urne il voto lo diedero a Berlusconi. 
Così adesso ci ritroviamo con due personaggi, Di Maio e Salvini, e i loro rispettivi movimenti, che si presentano con un programma fatto di pongo, modificabile a seconda dell'esigenza, a secondo dei voti che uno vuole prendere. Tendendo la mano da una parte e un po' dall'altra tanto per entrare nella stanza dei bottoni. Poi il resto poco importa. 
Questa è la politica dell'oggi l'Unione Europea va abolita, domani invece ne voglio far parte, dell'oggi voglio pagare il caffè con la lira e domani prendere lo stipendio in euro, del vaccini no, vaccini si e vaccini forse. 
Nel frattempo abbiamo aziende che chiudono, contratti imbarazzanti con sempre meno diritti e stipendi fermi da anni, conti correnti in picchiata tanto che nel 2017 anche la Spagna ci ha superato. 
Ma noi siamo lì con la Casellati vien dal Mare alla ricerca di una maggioranza che ha preso la maggior parte dei voti sull'onda della paura del diverso, in un teatrino dove il principale interprete è sempre lo stesso da più di vent'anni ormai. 
Con tanto di consenso degli italiani. 

lunedì 16 aprile 2018 11 vostri commenti

Cardiopatici a fasce orarie

Abbiamo un nuovo modo di pensare alla salute a Genova.
Stare male in determinate ore e soprattutto in precise zone.
Quindi se a qualcuno malauguratamente dovesse venire l'idea di avere qualche problema cardiaco nei pressi dell'Ospedale Galliera, ovvero in centro, ecco meglio cambiare piano. 
Perché dal 17 aprile al 7 maggio il pronto soccorso non prenderà pazienti con problemi cardiopatici deviandoli da altre parti. 
Motivo?
Un solo angiografo in tutta la struttura che potrebbe non essere disponibile per le urgenze.
Nel frattempo Toti e company si fanno i selfi e continuano a svendere la sanità pubblica pubblicizzando quella privata, investendo sempre meno per portare la gente a dire "beh allora meglio andare da un privato".
Il problema è che c'è gente che a questi personaggi continua a dare il voto. 
Scherzano con la salute delle persone. 

giovedì 12 aprile 2018 20 vostri commenti

Paraocchi

Abbiamo una nostra particolare concezione della realtà.
Viviamo nei nostri mondi imbottiti di silicone, illuminati da insegne traballanti e vetrine piene di niente. 
Non andiamo al di là del nostro corridoio con il pensiero accorgendoci di ciò che ci circonda solo nel momento in cui possiamo diventare attori principali oppure subire un danno. 
E' un po' come camminare con la testa in giù con gli occhi sul telefonino mentre intorno le strade crollano e i palazzi cadono lasciando solamente la nostra piccola striscia per procedere verso il nulla. 
Ecco. 
Così noi ci accorgiamo della guerra.
Che c'è già.
Non che rischia di iniziare. 

martedì 3 aprile 2018 12 vostri commenti

Senza misura d'uomo

Nel 1969 Alexander Mitscherlich scriveva ne "Il Feticcio urbano" che "le nostre città e le nostre abitazioni sono prodotti della fantasia e della mancanza di fantasia, della grandiosità quanto della meschina testardaggine. Ma consistendo di una dura materia, hanno anche l'effetto proprio degli stampi; noi non possiamo adattarci ad esse. Questo modifica, in parte, il nostro atteggiamento, il nostro essere. Si tratta alla lettera di un circolo fatale, tale da determinare un destino; gli uomini si creano nella città uno spazio per la loro vita, ma non meno un ambito d'espressione con sfaccettature innumerevoli, e tuttavia tale configurazione urbana determina a sua volta il carattere sociale degli abitanti".
Volendo tradurlo potrebbe significare quello che dicevano i nostri vecchi parlando dei genovesi, ovvero che  il venire su tra monti e mare, lo spazio stretto, non ci ha permesso di essere socievoli verso il prossimo. 
Al di là di questo, vi assicuro che un pezzo di focaccia non lo si nega a nessuno, oggi prendendo in mano questo pamphlet di 50 anni fa mi è sembrato di scorgere un'analisi che possiamo riportare ai giorni nostri. Perlomeno parole che potrebbero farci riflettere sul nostro modo di vivere e come plasmiamo alla fine i luoghi dove abitiamo, o meglio come di modificano loro.
Spesso mi capita di sentir dire che Genova era molto più bella una volta, magari anche questo fa parte del mugugno, ma  guardando foto in bianco e nero e più di una volta ho trovato strutture più a misura d'uomo. Tempi diversi, questo è chiaro.
Se cinquant'anni fa scrivevano cose del genere cosa potremmo mai direi al giorno d'oggi. Non sono mai stato uno di quelli che in maniera manichea si è schierato contro il progresso, in questo caso architettonico, mi pare però che si possa sostenere la tesi che il nostro modo di essere subisca profonde influenze da ciò che gli sta attorno. In una certa misura si può parlare di scambio reciproco ma la bilancia ultimamente mi pare pesi più da una certa parte. 
Mancanza di idee, incapacità di cogliere i segnali del nuovo oppure l'architettura che insegue il profitto?
Chissà magari come dice Mitscherlich il destino delle città è di essere istigatrici di discordia.
martedì 13 marzo 2018 26 vostri commenti

1 su 4

Dodicimilioni e mezzo. 
Mentre si sta cercando la formula alchemica per mettere insieme Pd, M5s, Lega o il movimento W la Fisica ci sono sempre loro in questo paese che rappresentano la maggioranza. 
Chi non è andato a votare, dato più alto dalle elezioni del 1948 ad oggi.
L'unica costante che possiamo ritrovare in tutte le ultime tornate elettorali è che la maggior parte degli schieramenti davanti ai risultati continua a non prendere in considerazione coloro che decidono di non andare al seggio.
Vero è che che in questo dato magari possiamo trovare molti di quelli del "son tutti uguali" e che non leggono nemmeno i programmi.
Una percentuale di quelli che "ah perchè ci sono le elezioni oggi?".
Un altro numero di coloro che non sanno nemmeno dove hanno messo la tessera elettorale o l'hanno imbottigliata e spedita nelle isole Figi.
Tutto vero. 
Ma in quei 12 milioni e mezzo di elettori credo sia doveroso dire anche che esiste una grossa fetta di persone che non si riconoscono negli schieramenti, nemmeno in quelli cosiddetti di "protesta", nemmeno in quelli estremi per non parlare di quelli moderati.
Ecco magari iniziare a porsi delle domande, sull'identità di queste persone, sulla loro decisione di non leggere nemmeno i programmi o leggerli ma subito dopo buttarli potrebbe servire.
Forse.
giovedì 8 marzo 2018 18 vostri commenti

La gggente


In questo periodo si sente spesso dire "è la gggente (non è un errore) che lo chiede", mi stavo domandando... ma stiamo parlando della stessa gente che disse si al taglio sulla scala mobile? la stessa che per anni disse che la mafia non esiste? la stessa del voto di scambio? la stessa che guardava con occhi stralunati chi parlava di stragi di stato? la stessa che il giorno prima tirava le monetine alla prima repubblica sostenendo il pool di Mani Pulite e poi nel 1994 votò Forza Italia? la stessa che in un referendum disse si al conflitto di interessi berlusconiano? la stessa che nonostante le infinite leggi ad personam di Berlusconi continua a votarlo? la stessa che si fa pregare per scendere in piazza e poi non viene? La stessa che diserta le assemblee sindacali e ci viene solo si parla del suo problema? la stessa che non si iscrive ad un sindacato "perchè fate tutti schifo" però poi ti ferma perché ha bisogno? la stessa che lo sciopero è giusto solo se riguarda la mia situazione e se lo fanno gli altri rompono le balle al traffico? la stessa che si lamenta della legge Fornero, del Jobs Act e poi scopri che non ha mai fatto un'ora di sciopero? 
Mica per altro, solo per avere più chiara la situazione e aggiornare il database delle definizioni.
venerdì 2 marzo 2018 10 vostri commenti

Avvertimento

In questi giorni in cui da destra a sinistra (?) si chiede il licenziamento dell'insegnante di Torino mi è tornato in mente il silenzio sostanzialmente generalizzato di fronte alle tante promozioni dei condannati della "macelleria messicana" della Diaz. Di fronte alle parole di violenza nella caserma di Bolzaneto o alle manganellate gratuite ad anziani inermi in corso Italia a Genova.
Non ricordo la stessa indignazione, davvero. Sempre tutti al proprio posto.
Io non manifesto in quella maniera, che mi fa tornare in mente l'adoslescienza,  probabilmente avrò anche urlato frasi pessime soprattutto in età più giovane, anche in quella avanzata non mi ergo su un piedistallo, ma ciò non toglie che gli ultimi risvolti mi portino a pensare che siamo in un momento in cui si fa il filo all'elettorato di destra. Una condanna a fini elettorali.
Ho parecchi vuoti e non ricordo nessuna dichiarazione rispetto all'insegnante che si fa fotografare inneggiando al fascismo.
Non ho visto indignazione per quel personaggio candidato di Forza nuova che inneggia al nazismo che se votato potrà sedersi in parlamento e quindi futuro dipendente pubblico. 
Andando a memoria, perchè è molto tempo che non frequento quei luoghi, ricordo cori di tutta una gradinata contro la polizia, le stesse parole della professoressa. Per non parlare dei cori contro l'arbitro. 
Mi pare che ci sia una bella dose di ipocrisia del bel paese in questa vicenda condita con lo storico lato illiberale italico.
Evito di commentare quelli che non so per quale motivo tirano in ballo gli insegnanti sessantottini. Gente che dovrebbe riflettere su quel momento storico, dove sono anche stati commessi errori, ma dopo un'attenta lettura potrebbero magari capire che molte delle cose di cui abbiamo goduto fino ad oggi sono state fatte anche grazie alla spinta del sessantotto.
Al di là del fatto in questione, rischiare di essere licenziati per avere urlato determinate frasi in un corteo mi sembra un precedente molto pericoloso.
Una sorta di avvertimento per il futuro.
Sempre più nero. 
lunedì 26 febbraio 2018 14 vostri commenti

A volte tornano, qui spesso.

Alla fine siamo arrivati al rosario nella mano destra e dall'altra il Vangelo con tanto di sfondo della Costituzione, manca il canarino fuori dalla finestra e l'Italiano vero è fatto. 
Stiamo parlando di un personaggio, Salvini,  che qualche anno fa voleva bruciare la bandiera italiana e ora invece la innalza come simbolo del suo partito. Quello che del prima i piemontesi, i siciliani, i sardi, i marchigiani. Uno che nei suoi post riesce anche ad infilare De André, che cita Sandro Pertini dicendo che anche lui sarebbe stato per il "prima gli italiani". La follia della comunicazione. 
Se vogliamo dirla tutta quello che in questo momento a mio avviso rappresenta meglio gli italiani. 
Spero di sbagliarmi ma credo che la sera del 4 marzo ci troveremo catapultati nuovamente a 24 anni fa, con una maggioranza di Forza Italia, Lega e Fratelli d'Italia. Con un contorno di movimenti di estrema destra a sostenerli. 
Dico questo perché sento i discorsi nei corridoi, sui social (che sarebbe meglio abbandonare) ma non solo ultimamente. 
Se dopo 24 anni esiste ancora una percentuale di italiani tra il 15-18%, direi, decisa a dare il voto ad uno come Berlusconi è chiaro che questo paese ha un problema non da poco. Basterebbe citare tutte le leggi vergognose che i suoi governi hanno fatto. Ma qui si dimentica facilmente. 
Dall'altra parte vedo che a sinistra siamo quasi più impegnati a denigrarci uno con l'altro, come a volersi rubare qualche manciata di voti, una sorta di ammissione che non siamo più capaci a parlare al cuore della gente e quindi i consensi li cerchiamo tra di noi. 
Spero di sbagliarmi ma il futuro mi sembra alquanto nero. 
martedì 6 febbraio 2018 24 vostri commenti

E' normale

Tutto rientra ormai nella normalità. Qualche giorno sulle prime pagine dei giornali, indignazione o esaltazione tramite social. Punto. 
Uscire di casa con una pistola carica, salire in macchina, puntare gli immigrati e sparare contro persone e vetrine rientra nella normalità di una società che ha deciso di non leggere certi messaggi. 
Dichiarare solidarietà ad un uomo che spara in mezzo alla folla è ritenuto normale. 
Entrare in una riunione democratica, interromperla e leggere un comunicato fascista, con tanto di divisa squadrista e metodi allegati rientra nella normalità.
Scrivere nel giorno della memoria insulti xenofobi rientra nella normalità.
Una specie di mondo sottosopra dove chi cerca di professare parole di accoglienza, di democrazia, di lotta al fascismo viene tacciato come fuori dalla storia. Superato. 
E' una situazione preoccupante. Dimentichiamo tutto facilmente, abbiamo già messo da parte la testata di un intervistato ad un giornalista e le manifestazioni per ricordare i repubblichini. Ragazzate per molti. 
Le ragioni sono tante e anche i colpevoli, ma fondamentalmente questo è un paese che non ha mai smesso di essere fascista, riprendendo i connotati abbandonati per un attimo già a partire dal 1946.  Siamo quelli del non sono razzista/fascista però... Un mix pericolosissimo in un momento in cui la sinistra perennemente divisa non riesce più a parlare alla gente, e nello stesso tempo la gente non ascolta e ha messo da parte valori fondamentali. Che richiedono impegno e fatica.
Sottovalutiamo la Storia che cerca di insegnarci cose già viste, pagine strappate che fa comodo non vedere. 
E' buio.

giovedì 1 febbraio 2018 15 vostri commenti

Discesa senza particolari


Siamo accerchiati dall'individualismo ma con molta probabilità non ci accorgiamo del particolare. Quel dettaglio che può significare molto in una persona, una caratteristica di chi abbiamo di fronte in quel momento. 
Forse il qui ed ora sono stati spodestati dall'aggrovigliarsi dei pensieri quotidiani. Può capitare, a me succede parecchio, di essere fisicamente in quel momento presente ma col pensiero ad altro, perdendo così il particolare di quella situazione. 
Credo stia succedendo in tutti gli ambiti delle nostra vita. Sul lavoro la vecchia catena di montaggio è entrata a pieno diritto nelle relazioni umane. Dentro uno fuori l'altro, caselle all'interno di un bilancio. Luoghi dove le persone particolari danno anche fastidio, da evitare. 
Mi tornano in mente gli attimi passati alle elementari e alle medie a giocare a colletto con le figurine dei calciatori, un'attenzione ad un particolare che richiedeva tempo, voglia e pazienza. Tre cose che sembrano non appartenere a questo periodo. Magari mi sbaglio e come spesso succede tutto torna e ritorna. 
Forse è solo colpa di questo momento elettorale che mi mette tristezza per le cose che si sentono e soprattutto che non si sentono in giro, per le candidate photoshoppate che hanno messo nel loro programma l'abolizione delle occhiaie,  forse è per il Casini Houdini, o per Salvini capolista in Calabria,  forse per l'ennesimo ritorno del Caimano che sostanzialmente non se n'è mai andato visto che è dentro ad ogni italiano o semplicemente perché stiamo assistendo all'ennesima gara di chi sta più a sinistra (o a destra a seconda di come la si pensi) dell'altro. 
Chissà magari prima la nostra discesa come biglie si arresterà.
Forse.
lunedì 15 gennaio 2018 14 vostri commenti

Sdoganamento totale

Mente a sinistra si assiste all'ennesima sfida di chi ce l'ha più a sinistra dell'altro a Genova rispuntano i coltelli. 
Ma sembra non interessare molti, anzi per qualcuno ci sta, se lo sono meritato, perché le zecche rosse lo fanno da sempre. 
Succede anche questo. 
Una decina di ragazzi e anche qualche meno giovane vanno ad appendere manifesti per Genova Antifascista in giro per la città. Decidono di metterli anche in una zona dove da poco è stata aperta la sede di Casapound, che già a Genova suona male. 
Succede che da quella sede escano in 25-30 con spranghe, cinture e bastoni. 
Succede che i ragazzi scappino e che uno cada a terra. 
Succede che qualcuno torni indietro ad aiutarlo. 
Poi una lama.
Come qualcuno ha detto sui social "ma ce l'hanno anche i boy scout ormai". 
Già perché ormai si sdogana tutto e poi si arriva a questo. 
Il fascismo 2.0 però è sveglio, è in grado di comunicare, quindi subito un bel comunicato in cui si dice che figuriamoci se loro hanno accoltellato, che sono solamente usciti per mandare via i rossi che infastidivano qualcuno. Perché aiutano gli italiani mica li accoltellano loro.
Alla prossima. 
Magari nel silenzio della notte sentiremo un passo dell'oca. 
Ma so' ragazzi. 


martedì 2 gennaio 2018 19 vostri commenti

Veloci da perdersi

Non sono un credente praticante ma ho sempre amato le feste fin da piccolo. 
Per la mia famiglia erano un appuntamento fisso da rispettare. Natale, Santo Stefano, capodanno, Befana e altro. 
Ci si riuniva di solito nella casa più grande perché eravamo molti. Non vi sto ad elencare i piatti che potevamo trovare sulla tavola, erano tempi differenti. Ora si mangia tanto in parecchie situazioni, una volta erano quelle le occasioni particolari dove si potevano avere due prima e qualche secondo. 
Erano momenti in cui si stava a tavola, parecchio, seduti a parlare senza cellulari o suonerie a distogliere l'attenzione. Il racconto era padrone, gli aneddoti che gli anziani raccontavano come a voler tramandare a noi ricordi che avremmo dovuto poi portare dietro nel tempo. 
Si giocava per ore a tombola, mercante in fiera e settemezzo.
Difficile ora pensare a tutto ciò.
Vedo in molti ragazzi, e non solo, la noia nello stare a tavola a parlare. Come se ci fosse una costante spinta ad andare verso altro, possibilmente più veloce. 
Non sto dicendo che tutto ciò che ci circonda in questo momento non vada bene e nemmeno che prima era tutto meraviglioso da incorniciare. No. Mi pare però che tutto accada troppo velocemente e che ora si inizino a perdere di vista le cose importanti. 
Una chiacchierata in più con un nonno. 
Una telefonata per sapere come vanno le cose. 
L'importanza di esserci ad una festa, non solo fisicamente.
Semplicemente fermarsi e raccontare.
Ascoltare.

domenica 31 dicembre 2017 12 vostri commenti

Pensierini pericolosi




Questo è il pensierino natalizio che qualche fascista ha pensato bene di donare al Teatro dell’Ortica, teatro sociale di Molassana. Scritte sui muri dell’entrata, sui vetri inneggianti il regime e il duce oltre ad altre cose che rappresentano moto bene il livello di questa gente. 
Ora molti si domanderanno chi è stato. La risposta l’abbiamo già, sappiamo benissimo chi sono i colpevoli. Sono tanti e spesso vicino a noi. 
A cominciare da quelli che leggendo gli articoli su questa vicenda, guardando le foto si ostineranno a dire che il fascismo non esiste. Colpevoli come quelli, presenti anche nelle istituzioni, che continuano a sottovalutare la deriva presa da questo paese. 
Quelli che in questi mesi hanno attaccato l’Anpi.
Quelli che in ogni risposta infilano il solito “prima gli italiani”.
Quelli che esultano quando vengono fermate persone che manifestano contro i fascismi .
Quelli che si dimenticano che le leggi contro il fascismo ci sono, scritte in maniera chiara nella nostra costituzione.
Quelli che vorrebbero muri invalicabili anche i casa loro.
Quelli che condividono notizie false.
Quelli che non si indignano per gli attacchi alle biblioteche.
Quelli che “cosa sarà mai un’altra sede di Casapound”.
Quelli che “ma loro aiutano i nostri poveri”.
Quelli che spacciandosi per sinistra da anni rincorrono posizioni di destra.
Quelli che hanno sdoganato i fascisti.
Chi ha compiuto questo gesto deve sapere che l’Ortica ci sarà sempre, continuerà ad essere un presidio socio-culturale, continuerà ad occuparsi di chi non fa notizia, delle persone che non rientrano più nei bilanci, lavorando con la psichiatria, con le donne che hanno subito violenza, con i disabili, quelli che molti italiani non vorrebbero nemmeno vedere. 
Chi ha compiuto questo gesto sappia che quelle scritte ci rafforzano perché ci danno un ulteriore prova di essere sulla strada giusta, ostinata e contraria. Non ci hanno fermato i tagli di qualche anno fa non saranno di certo queste scritte.
Le parole di Gramsci, oggi più che mai sono da ricordare, “odio gli indifferenti”.
Ecco oggi gli indifferenti sono anche colpevoli.
Orgoglioso di essere del Teatro dell’Ortica.


Auguri a tutti voi!!!
lunedì 18 dicembre 2017 10 vostri commenti

Fermiamoci

Lo diciamo spesso ma poi passata la tempesta non si fa mai. Bisognerebbe correre di meno, dare spazio alle giuste cose della vita, per assaporarla davvero. 
Ci sono eventi traumatici che funzionano da campanello d'allarme, una sorta di memo, un dito che picchia sulla schiena rispetto a ciò che stiamo facendo. 
Questa mattina davanti al posto in cui lavoro purtroppo un telo bianco con sotto una persona deceduta per uno schianto in moto contro un camion mi ha ricordato ancora una volta l'importanza del tempo passato con le persone giuste, il metro da assegnare alle cose, alle scadenze, agli appuntamenti e agli orari. 
Lo dice uno che se lo ripete spesso ma troppe volte si trova a rincorrere la lancetta dell'orologio senza alcun senso. 
Un silenzio assordante questa mattina in una strada dove sembrava si fosse fermato davvero il tempo. Ora tutto è tornato alla normalità.
La gente ha ripreso a correre, a suonare i clacson, a non fermarsi in prossimità delle strisce, a superare quando palesemente non si può.
Tutto scorre troppo velocemente in una società che ha messo la frenesia al primo posto.
Un pensiero a quella donna e ai suoi cari. 

giovedì 14 dicembre 2017 4 vostri commenti

Pietre

Le parole possono essere pietre ben piantate, ferme, in un fiume per portarci dall'altra sponda. Oppure possono essere pesi nelle nostre tasche che lentamente ci portano sotto.
Ho il ricordo di parole non dette che mi porto dietro, momenti in cui avrei voluto, avrei dovuto dire ciò che le emozioni mi portavano a provare. 
Le esperienze, soprattutto ahimè quelle brutte, ci insegnano molto anche il non rinunciare a parlare, per spiegarsi. Per questo motivo ora cerco sempre di evitare il silenzio e di non lasciare in giro del non detto.
Le parole possono fare male e spesso l'uomo se ne dimentica. Sui posti di lavoro ad esempio vengono usate spesso senza pensare, trattate con poco garbo e indirizzate verso le persone come etichette vuote. 
Ma non solo nei corridoi o nelle stanze dove lavoriamo. Anche nelle famiglie, dove purtroppo sembra che le comunicazioni siano su livelli differenti, dove a volte si rinuncia a parlare con gli adolescenti perché giudicati non in grado, perché "intanto questa è una generazione così".
Forse potremmo ripartire prendendoci cura delle parole e così anche degli altri.

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