giovedì 23 febbraio 2017 9 vostri commenti

Tracce


E' ancora con noi il mangiadischi. 
Sopravvissuto a tre generazioni di vandali in formato mignon. Utilizzato da mio fratello e me, poi dai nostri cugini piccoli, dai suoi figli e molto probabilmente tra poco da mia figlia.
Quando la parola streaming non era nemmeno nei lontani nostri pensieri, ed uno dei giochi più gettonati era quello del disc jockey.
Magari mi sbaglierò ma gli oggetti sembravano avere una personalità una volta, a partire dai nomi. Senza nessuna sigla 2.0, nessuna versione, né aggiornamento ma tanto di nome e cognome. Mangia Dischi.
Il resto è tutta una storia di pressione sul tasto Espelli, testimone delle impronte digitale di innumerevoli generazioni.
martedì 21 febbraio 2017 25 vostri commenti

Ecce Pd


"No, veramente, non mi va. Ho anche un mezzo appuntamento al bar con gli altri. Senti, ma che tipo di festa è? Non è che alle dieci state tutti a ballare i girotondi e io sto buttato in un angolo, no? Ah no, se si balla non vengo. No, allora non vengo. Che dici, vengo? Mi si nota di più se vengo e me ne sto in disparte o se non vengo per niente? Vengo. Vengo e mi metto, così, vicino a una finestra, di profilo, in controluce. Voi mi fate: "Michele vieni di là con noi, dai", e io: "andate, andate, vi raggiungo dopo". Vengo, ci vediamo là. No, non mi va, non vengo. Eh no, sì. Ciao, arrivederci. Buonasera."

Non dedico molto tempo alle vicende del Pd, ma quello che sta succedendo nella direzione di casa Renzi ha qualcosa di cinematografico, di teatrale. Con personaggi caratteristici che lasciano intendere di voler fare le valigie per poi ripensarci all'ultimo minuto  quasi sul pianerottolo di casa. 
Non si scherza in questi casi, trattasi di alta politica. 
Manca solo la finestra e un po' di penombra poi la scena potrebbe essere la stessa, basta sostituire Michele Apicella con uno dei presenti a caso.
lunedì 20 febbraio 2017 23 vostri commenti

Aria

Mi capita spesso di riflettere sul tempo. Quello andato, vissuto, che ha lasciato in noi parecchie tracce e anche quello che vivendo diventa futuro.
Il tempo, probabilmente, è uno dei beni più preziosi in circolazione. Sono convinto che il nostro stato d'animo dipenda molto da come impieghiamo le ore, con chi stiamo, cosa facciamo e se lo vogliamo fare.
Spesso ci pensano i muscoli, irrigidendosi, a farci capire  che stiamo facendo qualcosa "per forza". Però molte volte non ci sono molte vie di fuga.
Pensate ad esempio a quante ore state con le persone alle quali volete bene, quanti sono i minuti in cui sorridete e invece quanti quelli in cui tutte le rughe della faccia comunicano uno stato d'animo stressato, nervoso o arrabbiato.
Al di là delle ore che passiamo a dormire che ci servono per poter affrontare la giornata, durante la settimana il resto va tutto nel lavoro e nella frenesia della quotidianità. Ormai la tendenza è quella di andare oltre. Sui posti di lavoro le settimane lavorative per tanti sono già a 40 ore e chi ne fa 36 presto dovrà aggiungerne. Per non parlare degli straordinari richiesti, oppure chi un orario non ce l'ha nemmeno.
Ieri passeggiando con mia figlia sotto il sole di febbraio, che spesso Genova ci regala, ho avuto la conferma di tutto ciò. La vita è altrove come dice Rimbaud, ma questa società continua a non capirlo, l'uomo stesso continua a non capirlo oramai assuefatto dai meccanismi oliati della produttività, da falsi obiettivi che vengono sventagliati davanti agli occhi.
Gli attimi in cui possiamo davvero essere ciò che sentiamo sono sempre meno, diventano respiri profondi che ci salvano da lunghi periodi di apnea.
A testa in su verso la boccata d'aria.
martedì 7 febbraio 2017 21 vostri commenti

Puzzle

Ci sono giornate, attimi, fatti che succedono, canzoni che ascoltiamo o persone che di sfuggita incontriamo che ci riportano al tempo che è passato.
Non fare il militare mi ha cambiato la vita, ma non solo quello. Fare l’università, ad esempio, il primo incontro con due occhi belli che ancora adesso guardo quando si svegliano.
Ma cosa non ci ha cambiato la vita? Ogni secondo in cui facciamo un passo andiamo a mettere un tassello nuovo nel nostro puzzle. A volte ci può piacere, altre invece vorremmo portarlo indietro e cambiarlo ma non si può, al massimo si può solamente continuare con un altro puzzle o  cercare di sistemare l’altro.
Nella vita non ci sono resi.
Niente scontrini o termini di recesso.
lunedì 6 febbraio 2017 21 vostri commenti

Una nube grigia chiamata paura

Magari hanno ragione quelli che in questo momento nei loro post e nei loro commenti esortano ad occuparci della nostra politica, dei nostri problemi.
Invece io credo che ciò che sta succedendo negli Usa interessi tutti e  sia profondamente inquietante soprattutto per il largo consenso dei provvedimenti attuati da Trump.
Democrazia? Certo democrazia, non ci sono dubbi. Sono i difetti, se vogliamo chiamarli così, di questo sistema che da la possibilità di salire al potere anche a chi poi la rinnega. Basta leggere la storia per capire che spesso le dittature si sono vestite come democrazie per poi spogliarsi di quei vestiti una volta al potere.
Dagli Stati Uniti arrivano notizie, non tutte, inquietanti. Vi invito a seguire il blog dell'amica Silvia Pareschi  che sta facendo un lavoro importantissimo dandoci la possibilità di seguire direttamente dagli States ciò che sta succedendo.
Oggi leggo di una ragazza italiana libera professionista bloccata alla dogana per ore solo per un timbro della Libia sul passaporto, costretta poi a pagare quasi 3 mila dollari per il tempo che la polizia ha dedicato ai controlli. Una nube grigia chiamata paura sta avvelenando la vita delle persone, al punto di non voler dire il cognome per paura di ritorsioni.
Decidete voi se tutto ciò non interessa anche noi. 
Il vento che soffia da parecchio tempo ormai anche in Europa è quello della paura del diverso, del disprezzo, del voler alzare muri e del non accogliere chiudendosi in casa.
Non possiamo chiudere la porta anche noi.

martedì 31 gennaio 2017 26 vostri commenti

Morti da non condividere

Eppure devo averla letta da qualche parte ieri quella notizia. Magari me la sono sognata, oppure un deja vu di quelli particolari. 
Ricordo che parlava di un paese del Nord America. Ecco!!! Il Canada.
Ricordo anche che nel particolare si trattava di uno di quegli atti che ultimamente succedono spesso. Ecco!!! Un attentato.
Morti? Francamente non ricordo. Anche perché poi quella notizia è sparita, piano piano scesa verso la parte bassa dei siti internet dove puoi trovare di tutto. Dai partecipanti all Isola dei famosi, alla copertina della moglie di Trump, ai banner pubblicitari.
Ma è successo davvero, una di quelle notizie che non interessano. Quelle da pochi mi piace, che non vengono condivise, che non portano a discussioni sugli autobus.
Proprio ieri, in una moschea, 6 morti. 
Ma non ditelo a nessuno.

venerdì 27 gennaio 2017 22 vostri commenti

Le nostre fondamenta

Mia nonna in casa nostra era la memoria. Quella che ci raccontava dei fatti di una volta, delle corse in galleria lasciando tutto da una parte per ripararsi dalle bombe. Quella che si ricordava nome per nome, soprannome e dettagli compresi.  Quella che con un aneddoto ci ricordava ciò che era successo nelle stesse strade dove ora passeggiamo.
Momenti spesso dimenticati ora, come se quella storia non ci riguardasse più. Troppo lontana da noi, roba d'altri. Ora non abbiamo tempo per ricordare.
Ma la memoria non può essere messa da parte.
Senza i racconti di mia nonna non saremmo diventati ciò che siamo adesso. 
Senza  memoria non c'è futuro.

"La memoria umana è uno strumento meraviglioso ma fallace. È questa una verità logora, nota non solo agli psicologi, ma anche a chiunque abbia posto attenzione al comportamento di chi lo circonda, o al suo stesso comportamento." Primo Levi
giovedì 26 gennaio 2017 8 vostri commenti

Come è triste Venezia

Vorrei meravigliarmi, ma non posso perché ormai la prassi è questa, perché l'indifferenza sembra entrata nel DNA e spesso quando qualcuno ha bisogno nelle nostre città molti si girano dall'altra parte. Meglio non interessarsi, meglio girare l'angolo e andare via.
Il tempo però si trova per prendere in mano il telefonino, premere un tasto e condividere il tutto con amici sui 100mila social che abbiamo.
Non importa il fatto in questione, non importa che stia morendo un persona.
Tanto è un migrante, meglio così perché come si dice adesso "uno di meno"o  "prima gli italiani" ma in quel tratto di laguna, a Venezia, c'era solo un ragazzo di 22 anni che è arrivato al gesto estremo del suicidio per un permesso di soggiorno non concesso e lo spauracchio del ritorno in una terra dalla quale era appena fuggito.
Vorrei meravigliarmi, ma non posso perché queste sono notizie che è meglio mettere sotto lo zerbino, che politicamente fanno perdere voti. 
Cosa siamo diventati, cose diventeremo ancora, che società è quella che guarda morire un ragazzo in acqua mandandolo in mondo visione?
Lo abbiamo abbandonato, non solo in acqua anche in quella che qualcuno definisce la sua realtà quella del web.
Stiamo assistendo alla decadenza della civiltà, ci navighiamo in mezzo condividendola con un click.


martedì 24 gennaio 2017 17 vostri commenti

Rossa


Sono tante le foto di Guido Rossa che si possono trovare in rete o sui libri. Quelle da alpinista, in corteo con i compagni o semplicemente primi piani. Questa è quella che da sempre mi ha colpito, Guido Rossa padre con in braccio sua figlia.
Già perché prima di tutto era proprio questo, un uomo, un padre e un marito. 
38 anni fa le Brigate Rosse hanno portato via ad una famiglia un padre, un marito, un operaio sindacalista che aveva deciso di non stare zitto e di testimoniare ciò che aveva visto in fabbrica.
Il resto lo sapete. Fin da piccolo sono stato abituato a vivere col ricordo di Guido Rossa, grazie alle parole di mio padre, operaio Italsider come lui, al racconto della sua partecipazione al funerale. Una giornata di pioggia che lo ha costretto a comprare un cappello.
Quel cappello ora è nel mio armadio e mi ricorda ogni volta la strada giusta.
lunedì 23 gennaio 2017 24 vostri commenti

Made in balle


Basterebbe questa foto per far capire l'immensità delle balle che racconta, ha raccontato e racconterà questo personaggio che si è insediato alla Casa Bianca.
Diciamo che non è la prima volta che il popolo a stelle e strisce elegge un impresentabile, basta ricordare gli otto anni di Bush, ma qui probabilmente sono andati oltre la più terribile delle previsioni.
La speranza è che il movimento che in questi giorni abbiamo visto protestare durante l'insediamento possa vigilare e contrastare il nulla che avanza.
mercoledì 18 gennaio 2017 21 vostri commenti

Sempre in testa


E così la nostra storia si è conclusa in questa maniera. 
In una fredda e ventosa mattina domenicale, sotto i portici a pochi passi dal mare. Dopo avere passeggiato in mezzo alle saracinesche tirate giù del Luna Park, dopo aver salutato e difeso mia figlia da  Bruco Mela, vinto un pupazzo costato una fortuna e sorriso ai calci in culo che in un attimo mi hanno riportato indietro nel tempo.
D'altra parte la nostra storia era iniziata in una mattina ventosa in Scozia, precisamente a John O'Groats uno dei punti più a Nord a pochi miglia dalle Orcadi. Da lì è iniziato il nostro cammino insieme, a volte sulla mia testa, altre su quelle della mia ex. Assieme abbiamo attraversato il mare di Scozia, visto le foche, sfidato il vento delle punte, affrontato la macaia genovese, assistito a troppe partite, accompagnato in lunghi e freddi viaggi.
Forse era destino, chi lo sa? Ma in pochi attimi dalla mia tasca sei caduto, raccolto dopo pochi minuti da qualcuno.
L'unica speranza è che ti abbia raccolto qualcuno per coprirsi dal freddo e che possa portarti ad affrontare nuove avventure, tenendoti stretto però l'oceano atlantico, il tuo gemello che è qui con me e quel sapore di Fish and Chips che ti portavi dietro.
martedì 17 gennaio 2017 18 vostri commenti

Genova brucia



Succede ogni anno, è ciò che si sente dire in queste ore nella mia città. Una frase quasi di rassegnazione di una cittadinanza che ormai sembra in balia di acqua e fuoco. Questa volta però l'incendio ha fatto e fa ancora paura. Le fiamme sono arrivate vicino alle case e si parla di 300 sfollati. Genova brucia a ponente e levante, in zona Pegli e Nervi.
Il solo pensiero di avere le fiamme a poche metri da casa mi paralizza mi fa pensare a chi ha dovuto uscire  in piena notte con bambini e anziani, per mia fortuna abito a Marassi lontano dai luoghi del disastro.
Spesso si parla di natura che non si può controllare, io parlerei invece dell'uomo che come sempre lancia la sfida a testa alta uscendone sempre mal concio. Questi incendi probabilmente hanno carattere doloso, ma non possiamo solamente fermarci alle considerazioni di un gesto insensato e vile come questo. Dobbiamo parlare dello stato di abbandono dei nostri territori, della mancanza di finanziamenti per la prevenzione, dell'accantonamento della cultura del "verde", agli interventi una tantum dei politici solo per far vedere che si interessano dell'argomento. 
Penso alla recente scelta di accorpare il Corpo Forestale dello Stato nei carabinieri, un segnale negativo rispetto alla migliaia di problematiche che sono presenti sul nostro territorio. 
Ora il pensiero va a chi ha lasciato casa, a chi ha perso qualcosa e ai pompieri, volontari e operatori che da ieri stanno lavorando senza sosta per salvare una città accerchiata dalle fiamme.
La vera sconfitta come al solito sarà quella del dopo incendio quanto come al solito di territorio si parlerà solo per costruire grandi magazzini e parcheggi.
giovedì 12 gennaio 2017 35 vostri commenti

Non è un paese per libri

"E' spaventevole pensare a una persona senza libri... Soltanto grazie ai libri gli uomini e le donne riescono a emanciparsi da un'esistenza squallida. Vivere senza libri! Eppure, gran parte dell'umanità condivide un simile destino. In verità, è possibile classificare il prossimo in due specie, coloro che leggono e coloro che non leggono"

Parte di un articolo scritto sulla rivista "Temple Bar" del 1881, riportato nel libro "Al paese dei libri" di Paul Collins.
Davvero si può salvare il mondo leggendo? 
Purtroppo no, anche perché spesso chi commette azioni atroci, violente come la guerra, chi spinge al terrorismo, magari i libri li ha anche letti, magari ha letto quelli sbagliati, oppure non li ha capiti.
Non credo si possa essere manichei a tal punto da dividere la civiltà tra chi legge e chi non legge. Sono però dell'idea che la lettura possa aiutare ad evadere dagli schemi, possa farci conoscere il passato e ragionare sul futuro, possa ricondurci al senso della ricerca manuale che ormai è stata accantonata dal facile click di un mouse.
Senza libri non potrei vivere, mi piacerebbe lavorare con i libri, ma come spesso accade non si può far coincidere il piacere col proprio lavoro. Spesso mi capita di entrare in alcune case e notare che effettivamente il numero dei libri si può contare sulle dita di una mano. Mancanza di tempo? Caro-libri? Oppure semplice scelta di non leggere? Probabilmente a volte un mix di tutto ciò.
Il piacere di immedesimarsi in un personaggio, vivere un tempo per noi impossibile, ritrovare vecchi amici sulla carta, conoscere testimonianze del passato sono tutte possibilità che secondo me dovrebbero essere colte, per emanciparsi è vero e per rinvigorire la propria esistenza.
mercoledì 11 gennaio 2017 5 vostri commenti

Avanti e indietro

Siamo in periodo di saldi e quindi anche la politica sembra adeguarsi. C'è chi tenta di vendersi al miglior offerente e chi invece non viene preso in considerazione e risbattuto alla porta.
La vicenda dei 5stelle in Europa dovrebbe davvero farci riflettere sullo stato  della politica, dove ormai si parla di penale da pagare per chi esce dalla linea del partito. Concordo con chi dice che se non si è d'accordo si debba uscire da un partito ma sono anche dell'idea che all'interno dei movimenti di qualunque colore ci debba essere quella che una volta chiamavamo democrazia, il dibattito, la sana discussione, quel non essere sulla stessa linea che a volte ha portato alcuni partiti a rivedere le proprie scelte.
Senza discussione e libera partecipazione, reale, non quella virtuale credo che il senso della democrazia sia definitivamente perduto.
Provate a pensare ad una persona che sta all'interno di un movimento con la spada di Damocle dei 250mila euro in caso di dissenso. E' l'apoteosi degli Yes Man, quelli che ormai occupano i vertici nelle aziende, nei partiti e in altre organizzazioni. Si tratta della morte della democrazia, quella che qualcuno voleva salvare.
Tutte queste storie mi fanno tornare alla mente episodi della rivoluzione francese dove alla fine chi era sceso nelle strade al grido di libertà si è trasformato poi nel peggiore dei tiranni.
La storia non può essere oggetto di  televoto.
martedì 10 gennaio 2017 12 vostri commenti

Mancano anche le comparse

Esattamente 49 anni fa gli studenti torinesi occupavano Palazzo Campana, quella che viene considerata la prima occupazione del '68, anche se in realtà nel dicembre del 1967 c'erano già state delle occupazioni.
Il resto bene o male lo sappiamo. Il Movimento Studentesco, la Statale, Trento, una infinita quantità di leader e via di seguito.
Quello che mi domando spesso è dove sia finita la voglia di protestare, di cambiamento, di mettersi di traverso, di fare sentire una coscienza critica.
La risposta la sappiamo purtroppo forse la lunga scia del riflusso degli anni '80 non è mai finita e alla fine ci ha portato a sostituire il Noi con l'Io, ad odiare la politica come argomento lasciando via libera a personaggi che hanno massacrato lo Stato.
Sappiamo anche che molti di quelli che hanno partecipato al '68 poi sono andati ad occupare delle posizioni che prima detestavano, altri sono confluiti nei movimenti emersi successivamente, altri nelle tante sigle dell'eversione,  mentre altri si sono semplicemente persi.
Ma oggi che siamo davanti all'annullamento di molte conquiste fatte in quegli anni, allo scempio dello Statuto dei lavoratori, allo Stato di abbandono delle scuola italiana, alle guerre sparse per tutto il mondo al limite nelle strade e nei posti di lavoro regna il silenzio.
Anche i cortei si sono trasformati in mini spot e molti di noi in comparse di film muti.

lunedì 9 gennaio 2017 15 vostri commenti

Meno sale d'attesa

Credo che un paese civile debba fondare le proprie radici su alcune colonne basilari per poter degnarsi di tale nome. Per questo motivo ho sempre pensato che il lavoro, la scuola e la sanità siano tre settori di importanza fondamentale per una democrazia. Tre ambiti che dovrebbero essere prerogativa pubblica e che non dovrebbero mai essere alla ricerca di fondi o avere percentuali vergognose come quella del lavoro giovanile.
Per tale motivo come primo post del 2017 scelgo di parlare di Sanità, un settore dove purtroppo gli esempi negativi non si riescono più a contare. Sale del pronto soccorso prese d'assalto, casi come quelli di Nola in cui il personale, che opera in situazioni disastrose, è costretto a curare i malati per terra, giganti amministrativi creati solamente per dare posto agli amici degli amici.
I problemi non si possono risolvere con entrate a spot dei NAS ma con una politica che metta al centro delle proprie azioni il benessere del cittadino, non solo numero, non solo come posto letto ma bensì come persona da curare, da accogliere, da ascoltare. Non mi piacciono i discorsi populisti, lo sapete, ma davvero non riesco a capacitarmi del fatto che spesso i soldi escano dal cappello magico quando si tratta di Difesa o salvataggio delle banche mentre quando parliamo di strutture ospedaliere i soldi sono ridotti al lumicino.
La rinascita di un paese civile parte anche dai suoi ospedali, da un contratto dignitoso per chi ci lavora e dalla certezza di poter avere un servizio da parte del cittadino.
Il resto è solo aria molto pesante.
domenica 25 dicembre 2016 19 vostri commenti

Occhio alle renne

Sono uno di quelli a cui piace il Natale. Ma nn perché si deve festeggiare per forza oppure perché comandato dalla religione. Sono legato alla tradizione in cui mi hanno fatto crescere i miei genitori. Per tale motivo cerco e cercherò di passare a mia figlia la stessa cosa.
Ripenso a quelli passati, alle tavolate infinte con altrettanti piatti. La cosa fondamentale però ero lo stare insieme, realmente. Prima le occasioni per le tavolate forse erano anche meno, adesso si mangia di più tante altre volte. Non c' erano sguardi persi sui telefonini a tavola perché gli auguri li dovevo fare dalla linea fissa e rigorosamente di mattina prima di uscire per andare al pranzo.
Ho appena finito di mettere sotto l'albero i pacchetti per mia figlia e devo dire che l'emozione è tanta perché è ancora lucido il ricordo di quando aspettavo assieme a mio fratello l'arrivo di Babbo Natale, l'ansia e quei rumori che ci sembrava di sentire.
Ora la mia è una nuova attesa, quella per vedere il sorriso di mia figlia domani mattina.
Il pensiero va anche a chi sta passando ore e momenti terribili, a quei bambini che noi grandi facciamo crescere nella guerra e nell'odio.
Auguri a tutti
giovedì 15 dicembre 2016 15 vostri commenti

Ripasso

Spesso mi domando come verrà descritto questo periodo storico-politico che stiamo vivendo ormai dal 1994. Dalla famosa discesa in campo del cavaliere nero come titolò il Manifesto durante le elezioni amministrative di Roma tra Fini e Rutelli, se non sbaglio, con tanto di dichiarazione di voto proveniente da Arcore.
Il resto lo conosciamo, Forza Italia, Occhetto impalato in televisione, la falce e martello che diventa sempre più piccola fino a sparire, la Quercia, l'Ulivo, una specie di incubo all'interno di Verde Mattina. Poi gli spot elettorali con tanto di showman che mettevano in guardia dal pericolo dei comunisti che mangiano i bambini, la Lega al governo, il decreto salva ladri, la Lega all'opposizione, l'abbraccio leghista col Pds, poi di nuovo il salto dall'altra parte, Prodi, Bertinotti che fa saltare il banco, l'elenco dei ministri berlusconiani che tremare il mondo fa, fascisti che da marte scendono al potere, le olgettine, il conflitto di interessi che non interessa più nessuno, ex estremisti di sinistra che vanno al governo o dirigono telegiornali, girotondini, popolo viola, arcobaleni e realtà in bianco e nero, primarie assurde, finti candidati, dibattiti con presentatori che contano i secondi, Veltroni che anche dopo aver perso continua a dire "il candidato dello schieramento a noi avverso", l'Africa dove non è mai andato, Rutelli o Alberto Sordi, Fini che comanda la polizia a Genova, un movimento distrutto, il silenzio, i lavori socialmente utili non si sa bene a chi, "che fai mi cacci", il modellino tirato in faccia, un comico al governo, degli elettori comici, un  comico che vorrebbe andare al governo, sempre meno da ridere, le lacrime della Fornero, i forconi, Renzi, dal gioco dei 9 all'abbraccio con Renzi, leopardi smacchiati, colloqui in diretta, era meglio di no, sondaggi on line anche per decidere il gusto del ghiacciolo, giocare all'opposizione, giocare al governo, la magia del JobAct, il silenzio del sindacato, gli italiani sempre al mare, in pensione col finanziamento della banca, operai a terra e banche salve, ministri che non restituiscono il portafoglio, referendum apocalittico.
Ma in fondo siamo un popolo di gentiloni.
mercoledì 7 dicembre 2016 21 vostri commenti

La colpa

Sono state scritte tantissime cose dopo il referendum, anche troppe direi. Ho letto commenti e articoli pieni di livore contro chi ha votato NO. In questo paese sembra non finire mai la moda di cercare nell'altro la causa dei propri errori.
Non riusciamo nemmeno ad essere maturi politicamente tanto da avere un premier che è riuscito nell'impresa di riportare dopo il ventennio berlusconiano il dibattito sulla persona e non sul contenuto delle cose. Tanto da non riuscire a ragionare sul fatto che se si va a votare un referendum si dovrebbe votare sull'argomento e che le elezioni politiche sono una cosa, che lo sono le amministrative e di conseguenza le regionali.
La personalizzazione della politica non è mai un bene da qualunque parte essa venga. L'arroganza di Renzi e dei suoi lacchè negli ultimi mesi ha toccato livelli da corsia preferenziale nel mondo di Arcore. 
Sembra che i voti che stanno a sinistra non interessino mai se non quando uno perde, e allora in quel momento scatta la caccia al comunista cattivo, fermo sulle sue posizioni che fa vincere le destre.
Invece sarebbe bene capire che la destra vince perché non si danno più speranze di sinistre, non si fanno più proposte di sinistra, i quartieri poveri sono dimenticati, i disoccupati sono dimenticati, la disoccupazione giovanile è alle stelle, il numero di laureato è il più basso d'Europa e il livello delle nostre scuole urla vendetta. 
Queste sono le ragioni che consegnano i paesi uno alla volta alla destra che non fa altro che cavalcare il malcontento, urlare che la colpa è del nostro vicino, che chi ha la pelle diversa dalla nostra è il nostro nemico e chi i muri non sono da tirare giù ma da alzare anche sul nostro pianerottolo.
sabato 3 dicembre 2016 9 vostri commenti
Tutto tace o almeno sembra. Credo di poter dire che è stata una campagna referendaria terribile, con politici di entrambe gli schieramenti impegnati ad evitare di parlare di contenuto, importantissimo, per buttarla sul "o con me o contro di me". Una campagna che rappresenta pienamente ciò che la politica italiana è diventata, in mano a personaggi che preferiscono evitare i contenuti al caldo della loro demagogia. Pochi quelli che hanno provato a portare la discussione sui contenuti, ancora qualche giorno fa su Facebook si potevano trovare post di esponenti del Si è in particolare de Pd mettere in guardia quelli del No per un possibile governo della destra. 
Se il vento che soffia in Europa dovesse arrivare anche qui, molto probabile, immaginate un governo di destra con i poteri conferiti dalla riforma cosa potrebbe fare.
Le domande da porsi sono differenti però. In un referendum del genere bisognerebbe solo parlare di contenuto e poi questo governo cosa ha ancora di sinistra? Anzi cosa ha mai avuto?
Ho sentito più volte accuse del genere "Votate come La Russa... come Salvini... etc ". Mai citare ad esempio l'Anpi schierata per il No, senza guardarsi nemmeno in casa dove c è gente come Alfano Verdini e company.
La cosa triste è che se questa riforma l'avesse fatta Berlusconi avremmo visto gente che ora milita nel Si strapparsi le vesti. Ma questo è diventato il nostro paese.
Io voterò No come sapete ed è inutile che vi citi tutte le ragioni, che non dipendono solo dagli artefici della Riforma, voterò No perché il problema di questo paese nn è la Costituzione e nemmeno la velocità del iter di una legge. No, il problema sta alla base, quelli che votano, e nelle stanze del potere, chi viene votato. Con questa Costituzione sono state fatte anche leggi fondamentali per la nostra democrazia il resto è aria fritta.

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