martedì 14 agosto 2018 23 vostri commenti

Lacrime

Io e la mia famiglia stiamo bene. 
Il pensiero ora va a coloro che sono ancora sotto le macerie, alle loro famiglie e  al dolore che stanno provando in questo momento.
Sono passato da quel ponte ieri con la mia famiglia, ho amici che sono passati di lí qualche minuto prima del crollo.
Non ci sono parole, solo lacrime.
Poi verrà il tempo delle accuse, da anni dicono che quel ponte non era sicuro.
Un pensiero alle vittime.
Grazie a chi ha chiesto notizie di noi.

sabato 4 agosto 2018 11 vostri commenti

Due anelli e una cucciola


Quante strade abbiamo percorso insieme. Strette, ripide, in salita, per non parlare di quelle in discesa che sembrano più facili. Situazioni dove pensi di non aver bisogno d'aiuto ma una mano poi ti serve sempre, grande o piccola che sia. 
Erano gli anni 90, non c’erano i telefonini e i nomi delle persone che si incontravano si scrivevano sui diari, tornavi a casa e chiedevi se ti aveva cercato qualcuno. 

“Come ti chiami?” 
“Sonia”. 

Qualche settimana insieme a lavorare all’Università e poi un addio, o forse no. 
Perché spesso il destino si diverte ad incrociare le strade, a creare crocevia, a far nascere problemi per portarci verso situazioni inimmaginabili. Incontri sporadici in questa città che a volte sembra così piccola e una cartolina che ancora adesso ci osserva. 
Poi un semaforo. “Come stai?”. “Lasciamo perdere”. Io e quell’anno dove non sono stato da nessuna parte. Ma questa volta c’erano i cellulari e poi occhi così non si possono lasciare perdere. Una cena con tante, tantissime parole e un bacio là dove i turisti credono sia vissuto Colombo. 
La nostra prima minuscola casa con un maiuscolo affitto. 
Qualche anno dopo la nostra seconda casa con un maiuscolo mutuo. 
Poi quattro anni fa un ragazzo non troppo giovane con una maglietta del Portogallo, non originale, in pochi attimi diventava padre. Un diario di Kafka lasciato a mezzanotte su un letto perché quei calci nella pancia diventavano sempre più forti, la corsa in ospedale da neopatentato e poi gli Aerosmith. Si proprio loro, come una sigla iniziale del più grande spettacolo che stava per iniziare. 
Greta. 

“Come era appena nata? 
“Io me la ricordo blu”. Chissà magari colpa degli Aerosmith. 

Poi un Si anzi due, davanti ad un amico sindaco e un piccolo colpo di teatro tra amici veri. 
Il resto è tutto da scrivere. 
Due anelli e una cucciola. 
Buon compleanno Greta. 
Buon anniversario Sonia.


giovedì 2 agosto 2018 11 vostri commenti

Basta stringersi


Si, la mia vecchiaia probabilmente sarà così. 
Ricoperto da testi che non posso mettere via, accantonare o regalare, perché ognuno di loro rappresenta un momento della mia vita in cui un titolo, un'immagine, una curiosità o uno stato d'animo mi hanno portato a comprarli. 
Ci sono libri che ci colpiscono e in pochi attimi passano dallo scaffale di una libreria a quello del mobile di casa nostra. Una collocazione casuale e poi via, ripreso in mano chissà quando. Perché ogni libro ha il suo tempo, ogni testo sa perfettamente che prima o poi toccherà a lui essere letto. Basta sapere aspettare.
Per questo motivo noi accumulatori seriali di libri non possiamo liberare spazio. 
Per questo motivo non abbiamo più un comodino ma una nuvola di intenzioni di lettura. 
Per questo motivo appena vediamo una libreria siamo colti dall'irrefrenabile voglia di entrare "per dare solo un'occhiata" che si trasforma in almeno tre libri. 
Abbiamo un nemico comune. 
Lo spazio.
Combattiamo contro di lui tutti i giorni, immaginiamo mensole dove non potrebbero mai starci, cerchiamo di convincerci che "in fondo ancora qualche posto c'è", mentre gli altri magari di notte dormono o guardano la luna, noi scannerizziamo ogni metro quadro per individuare un buco di salvezza.
Qualcuno lo abbiamo messo da parte, forse perché non ancora pronti, forse perché troppo pronti o semplicemente perché non ci piaceva.
Grazie a loro però siamo stati in tutti i posti e in nessuno, facendo indimenticabili incontri. 
Per ogni pagina voltata un passo in più in una storia, una balena inseguita, un tesoro con quindici uomini, cattedrali mai finite, treni persi o porte chiuse.
In attesa del prossimo. 
Basta stringersi.

domenica 22 luglio 2018 28 vostri commenti

Abbiamo un compito. Ricordare.

Da 17 anni ormai alcune vie della mia città non sono più le stesse di prima. Quando passo nei luoghi del G8 non posso fare a meno di pensare a quei giorni. L'odore della paura, il rumore degli elicotteri, sguardi increduli, visi stanchi affaticati. 
In questi giorni ho letto parecchi commenti sprezzanti nei confronti delle manifestazioni che ogni anno si svolgono. Troppe persone hanno dimenticato, altre fanno finta di niente e altre ancora parlano di cose che non conoscono neppure. 
Ogni volta che passo in Corso Italia e vedo la salita che porta alla chiesa di San Pietro non posso fare a meno di pensare al corteo del 21 luglio ancora una volta caricato senza motivo. Non posso dimenticare i "black block" lasciati scorrazzare per la città, passare nel quartiere di Castelletto rivoltando completamente una strada, mentre la polizia caricava Manitese in piazza Manin. 
Ogni luogo è un ricordo. 
Corso Gastaldi trasformato in trappola, la deviazione in via Caffa. La strada della mia infanzia e piazza Alimonda che prima di quel giorno per me era solamente il luogo degli aperitivi con papà. 
Anche nei giorni precedenti durante il corteo dei migranti c'erano state cariche, botte schivate per pochi attimi, io e la fidanzata di allora assieme a migliaia di persone colorate. Ma non ci sembrava possibile. 
Il resto lo sappiamo, anche se molti dimenticano. Cariche su cariche, gente massacrata, tentativi di depistaggio in diretta in Piazza Alimonda con un improbabile "sei stato tu col tuo sasso". 
Carlo. 
Poi la sera del 21 l'incursione in stile Argentina anni 70 nella scuola Diaz quella dove mia nonna faceva la bidella, la stessa scuola dove mi portava a trovare le sue colleghe una volta in pensione.
Bolzaneto, la caserma degli orrori. Un salto temporale di 50 anni, riportati in pochi attimi al fascismo. 
Proprio nella nostra città.
Il resto è storia, quella che molti vorrebbero cancellare. Quella che molti hanno insultato promuovendo personaggi che avrebbero dovuto fare i conti con la giustizia. 
Abbiamo un compito. Ricordare.
giovedì 12 luglio 2018 10 vostri commenti

Liberi tutti


Forse la soluzione è questa. Trovare qualcuno ancora disposto a giocare, accoglierlo, tenendo aperte le porte. Dare la priorità al sorriso, alla follia, alle regole inventate, cambiate e ancora una volta ridisegnate. 
Trovare un muro, c'è l'imbarazzo delle scelta, e poi contare, ma non come vogliono tutti, come comandano. Passare dall'uno al cinque per poi tornare indietro e fare un salto in avanti. 
Barare perché no!!! Con la coda dell'occhio cercare di capire se c'è qualcuno dietro a quel muro, se lo vogliamo trovare davvero, oppure fare i conti con il nostro istinto che ci porta a nasconderci con lui, ad essere lui prima o poi. Anche se non lo vogliamo capire, non lo vogliamo ammettere. 
Ascoltare i rumori. Passi veloci, lenti, passi pesanti, che scappano. Porte che si chiudono, chiavi che girano per non fare entrare nessuno, proprio nessuno. 
E l'odore? Perché no. Pochi istanti per tornare a quel profumo di ragù di prima mattina, di minestrone alla sera, a quel dell'arrosto per il giorno dopo rubato dalla pentola di terracotta. Odori che ci rassicurano come il rientro a casa, così prezioso, così unico, spesso dato per scontato. Per molti inesistente. 
Domani sarà il caso di trovare un altro posto. 
Oppure no. 

venerdì 6 luglio 2018 25 vostri commenti

Drammatica forza della natura

La vicenda dei ragazzini thailandesi intrappolati nella grotta oltre a tenere col fiato sospeso ci ricorda quanto possiamo essere fragili e quanto sia più potente di noi la natura che tanto bistrattiamo e che spesso sottovalutiamo. 
Non riesco nemmeno ad immaginare il dolore e l'ansia che possa provare un genitore diviso da chilometri di acqua dal proprio figlio. 
Tornano alla memoria le immagini di Vermicino e di Alfredo quando nel 1981 cadde dentro un pozzo artesiano. Quella vicenda segnò probabilmente per la prima volta l'elasticità del confine tra tragedia e diretta televisiva. L'arrivo di Pertini, le migliaia di persone, troppe, attorno a quel buco e forse, anzi senza forse, poca esperienza e professionalità per una vicenda del genere. 
La speranza ora è che presto quei ragazzi e il loro allenatore possano uscire fuori da quella grotta. Notizia di oggi, purtroppo, la morte di un soccorritore per mancanza di ossigeno, che sta diminuendo sempre più oltre alle imminenti ed annunciate piogge. 
Mi pare, ma lo dico sottovoce, che tale vicenda non sia così seguita questa volta dai media e dal mondo. Forse perché distante da noi, non in quel mondo occidentale che sembra ormai essere catalizzatore di attenzione. 
Magari mi sbaglio, magari no.
venerdì 22 giugno 2018 35 vostri commenti

Ministro della propaganda

Ufficio centrale interforze per la sicurezza personale.
Ecco. Da segnare e mettere bene in testa in modo tale da ripeterlo a quelli che ancora credono alle favoline di Salvini. 
Si tratta dell'organo che ha competenze in merito alle scorte. Salvini sa benissimo che non può essere lui a decidere sulle sorti di una scorta. Ma fa una cosa terribile per aumentare consensi, insinua il dubbio, mettendo alla berlina chi ha rischiato e rischia la sua vita per avere denunciato la mafia. Quella stessa organizzazione criminale che la Lega per anni negava al Nord.
La scorta non è una cosa piacevole, questo dimenticano coloro che mettono insieme qualche lettera solo perchè hanno davanti una tastiera. 
L'intervento su Saviano è spregevole, per non andare oltre. Ricorda quelle ripicche da bambini dell'asilo tipo adesso ci sono io sullo scivolo e tu non ci sali più.
Il ruolo di ministro non è ben chiaro a Salvini, e non solo a lui, che ha deciso di rimanere perennemente in campagna elettorale. 
Migranti. Rom. Cartelle tasse non pagate sotto i 100 euro. Saviano. 
Una sorta di programma elettorale social. Già perché davvero basta fare un giretto sul web e come per magia compaiono tutte le voci dei propositi del grande statista. 
Dei grillini non riescono nemmeno più a parlare visto che non si trovano neanche più su wikipedia. Letteralmente scomparsi. Per non parlare della sagoma del presidente del consiglio, una sorta di maggiordomo di Vespa. 
E' il buio della ragione.

lunedì 11 giugno 2018 18 vostri commenti

Nasce prima il voto o l'idea?

Da  tempo ho un dubbio marzulliano che continua a ronzarmi nella testa. Oggi la politica è espressione delle richieste delle persone oppure i programmi, i cosiddetti "contratti", nascono a seconda del consenso elettorale che possono attrarre?
Gli ultimi avvenimenti porterebbero a pensare alla secondo che ho detto, come direbbe Quelo. La macedonia presente al governo sembra proprio nascere da tutto ciò. 
L'aria che tira è quella del chiudiamoci in casa, barrichiamoci, chiudiamo porti, serrature e persiane e non facciamo entrare più nessuno. Bene, primo punto del programma trovato. 
Nell'immaginario collettivo il politico a prescindere è sporco brutto e cattivo. Bene allora non può fare il politico per più di un mandato poi a casa, anche se sei bravo, anche se sei un grande statista, se hai trovato la soluzione al male del mondo. Chissenefrega, a casa. 
In piazzetta dicono che i vaccini fanno venire i calli. Bene altro punto, allora NO VAX, per ora. 
Una sorta di work in progress infinito e scritto con l'inchiostro simpatico. 
Cos'altro dobbiamo aspettarci?
lunedì 4 giugno 2018 28 vostri commenti

Anni di schiaffi

Ne abbiamo viste parecchie. 
Il 1994, la discesa in campo del cavaliere nero. Davanti un abisso senza fine. L'inizio dell'impero e lo shock di essere usciti dalla prima repubblica per entrare nella cosiddetta seconda fatta di personaggi imbarazzanti. 
Poi un'altalena di governi dal centro destra al centro sinistra passando per i tecnici. I fascisti sdoganati. La Lega che dal cappio in parlamento passa all'attacco dei giudici. Un sinistra sempre più ridotta al lumicino e un partito democratico che in maniera inarrestabile decide di rincorrere la destra,  scimmiottandola, dando il via libera alla sua vittoria. Renzi che altro aggiungere. 
Poi Grillo che dai MeetUp con tanto di banchetti nei suo spettacoli (?) passa alla piattaforma digitale, dando via libera alla democrazia 2.0, ovvero prendiamo milioni di voti ma decidiamo in 40mila su un sito. Una cosa del genere. Insomma i puri come si definivano loro, quelli che se hai già fatto politica, anche se magari sei stato bravo, sei un corrotto del sistema e quindi con te non parliamo, casomai in streaming. 
Ora. Giugno 2018. La sensazione è quella di aver fatto un giro di 360 gradi dopo aver preso lo schiaffo del soldato e dover indovinare chi ce lo ha dato. Perché probabilmente non lo abbiamo ancora capito. Di certo c'è che i puri non lo sono più, anzi non lo sono mai stati, lo streaming è solo su Netflix, fanno patti con chiunque come da manuale della Democrazia Cristiana. Quelli del cappio in parlamento con tanto di sentenza di sequestro dei conti hanno capito che l'argomento "meridionali" non poteva essere portato avanti ancora per molto, e poi per governare serve tutto il paese. E chi se ne frega della Secessione chiesta per anni, dell'ampollina sulle sorgente del Po e Borghezio col cappello da Unno. Basta. Ora nel mirino meglio mettere i migranti, d'altra parte un partito nazione ha bisogno di un nemico comune. Trovato.
Il resto ce lo mettono come sempre gli italiani, un bel mix. Inutile citarli tutti, in particolare però una menzione va fatta per quelli di sinistra che hanno dato il voto ai pentastellati innalzandoli sull'altare del nuovo partito comunista. Ecco. E come non citare quelli per i quali la parola d'ordine è lasciamoli lavorare.
Mi sa che lo schiaffo ce lo siamo dato da soli. 

mercoledì 30 maggio 2018 30 vostri commenti

Un televoto ci seppellirà

Mattarella ha fatto bene? Mattarela ha fatto male? Costituzionale o non costituzionale?
I bar, i social e i muretti si sono trasformati in questi giorni in gruppi di auto mutuo aiuto costituzionale, magari costituiti da gente per la quale il diritto prima era solo un gesto tecnico del tennis. 
Ma va bene così, tra poco inizieranno i mondiali e saremo a commentare le prodezze dell'Egitto e la solita fortuna dei tedeschi. 
Già loro, sempre loro. I tedeschi. Quelli di Uwe Seeler, di Rummenigge, della Telefunken e del commissario Rex. 
Vorrei però soffermarmi sul comportamento di questi due personaggi, Di Maio e Salvini, che fanno dei giri immensi e poi ritornano. Una sorta di teatro dell'assurdo con tanto di atti ben marcati. 
Dal governiamo noi di centro destra all'alleanza offerta dal M5S al Pd (ma esiste ancora?) che ci vuol pensare ma viene fermato dal segretario dimesso che poi tanto dimesso non lo è.
Primo colpo di teatro con il contratto degli italiani, senza scrivania e senza Vespa, per formare il governo Di Maio-Salvini senza Di Maio- Salvini perché pare cha a bim bum bam non abbiano trovato nessuno in grado di fare i conti. 
Punto e a capo. 
Terzo atto, spunta un Conte, insomma un non eletto dai cittadini come prima dicevano loro, a capo di una maggioranza politica non eletta dai cittadini come prima dicevano loro. Ma pare che avessero le dita incrociate in quel momento storico quindi valeva tutto. 
Soluzione trovate? Tutto bene finalmente gente che governa? No, perché tutte le strade portano a Savona. Del tipo se non gioca lui io me ne vado porto via il pallone, peccato che il pallone era sgonfio già in partenza. 
Nel quarto atto perché non metterci qualche bella parolina inglese, impeachment. Proprio lui, con vita breve, solo 24 ore, e solo alle prima 30 telefonate,  poi rivolta sospesa perché non si riusciva a trovare l'hashtag giusto. Succede a tutti, trattasi di blocco delle masse digitale, urge un bel antivirus e passa tutto. 
Quindi per colpa dello specchio riflesso di Mattarella la richiesta di stato d'accusa torna indietro e il pallone bucato viene gonfiato da Cottarelli appena sbrinato dal frigo della Merkel. Forse ora si gioca. 
No un attimo fuori qualcuno dice che si scherzava, che non era "o Savona o tutti a Roma", che i tedeschi alla fine li perdoniamo anche se mettono le calze con i sandali. 
Per il quinto atto aspettiamo, work in progress. 
Forse un televoto.
Politica da cinepanettone. 
lunedì 21 maggio 2018 13 vostri commenti

Ritorno al silenzio

Mi capita sempre più spesso di scuotere la testa come segno di disapprovazione mentre leggo notizie o commenti. Oramai siamo accerchiati da commentatori di tutto, paladini delle verità, moralizzatori a trecentosessanta gradi, censori o semplicemente giustizieri. 
Ieri ancora una volta una tragedia familiare. Una donna uccisa, un uomo che getta la propria figlia da un cavalcavia e poi il suicidio. Una storia da brividi colma di tristezza.
Non voglio parlare di questo, non riesco, non posso, ma soprattutto ripeto non voglio. Credo fermamente che davanti a fatti del genere bisognerebbe fermarsi, non dire una parola, ma casomai riflettere e cercare di capire come mai in questa società ci ritroviamo spesso a commentare fatti del genere. 
Viviamo di approcci sbagliati, di episodi che spesso vogliamo immortalare con il nostro cellulare, attimi di notorietà da social network strappata grazie ad un misero commento. 
Ieri ne ho letti tanti, ogni volta mi riprometto di non farlo, poi ci ricasco. Gente che invitava al suicidio, al linciaggio. Persone che dimenticano che spesso la via giusta è quella del silenzio. 
Tutto ciò mi spaventa, devo essere sincero, non lo si scopre adesso ma ogni volta è come ricevere dieci pugni in pancia contemporaneamente. 

venerdì 18 maggio 2018 15 vostri commenti

Coperta corta


E' davvero importante la libertà di pensiero, poter esprimere le proprie idee, battersi e schierarsi da una parte o dall'altra. Però le prese di posizione dovrebbero essere possibilmente accompagnate da fatti, spiegazioni o ancora più dettagliatamente come in questi casi da coperture. 
Badate bene che non è un regola che dovrebbe valere solo ora, ma da sempre. Il problema è che ormai siamo entrati in un corridoio buio con appesi alle pareti manifesti che invitano a spararla più grossa, a cercare l'appoggio di chiunque basta governare.
Un strada davvero pericolosa quella intrapresa, e non iniziata ora ma da parecchio, non voglio nemmeno commentare la frase inutile di Di Battista che invita ad ascoltare i bar. Essere manichei e categorici non porta mai a degne conclusioni, in molti casi la cosiddetta strada ci ha indicato la via giusta in altri invece ha sparato bazzecole supersoniche, sostenuto personaggi imbarazzanti, ventenni logoranti nonché quarant'anni di democrazia cristiana. 
Qui il problema è ancora un altro. 
Ci sono dei personaggi che hanno stilato un programma sulla scia del voto facile, fregandosene completamente dei conti, delle coperture e delle possibilità. Ma a pensarci bene davvero il problema poi non sono loro, perché i "Salvini" e i "Di Maio" li abbiamo sempre avuti sul pianerottolo di casa, abbiamo preso aperitivi con loro e pranzato assieme. 
Un paese profondamente di destra dove anche la sinistra non ha quasi mai avuto il coraggio di comportarsi da sinistra vera. 
Il risultato è questo.
mercoledì 16 maggio 2018 8 vostri commenti

Cinque secondi


Quante volte facciamo delle scelte, prendiamo delle decisioni che ci fanno prendere una strada, deviare un percorso, accelerare o decelerare. Situazioni in cui siamo di fronte ad un bivio e che alla fine ci hanno portato alla situazioni attuale. 
Credo davvero che sia capitato a tutti, più di una volta. La prima cosa che mi viene in mente dicendo questo è la mia scelta di non fare il militare, ovvero di fare l'obiettore di coscienza come si diceva una volta. Decisione che mi ha portato alla fine al mio lavoro, passando però attraverso prima per un divorzio e poi all'incontro con la persona che ora è mia moglie. Ne avrei davvero tante, ma ripeto tutti noi nel nostro cassetto nascosto molto probabilmente abbiamo la lista delle nostre porte scorrevoli che abbiamo attraversato oppure no. 
Qualche ora fa ne ho vissuta proprio una. 
Nella foto potete vedere un albero caduto in mezzo ad una strada della mia città, Genova, cinque secondi prima proprio in quel punto passavo io con la mia moto oltre alle macchine che si possono intravedere. Nessuno si è fatto male. 
Destino. Caso. Protezione divina. Semplicemente fortuna. Francamente non so che dire. Una cosa però la so, questa caduta ha rafforzato in me la consapevolezza di dovere vivere ogni giorno al massimo che si può, cercando di dare spazio alle persone che amiamo, quelle con cui stiamo bene e che ci fanno stare bene.
Il resto è superfluo.
venerdì 4 maggio 2018 13 vostri commenti

Per favore invadeteci

Inizia a somigliare molto a quei giochini stupidi nei quali ricomincia tutto daccapo. 
Grillo che torna vivo esclamando a grande voce che ci vuole un Referendum sull'euro quando 5 minuti prima i grillini come per magia erano tutti europeisti.
Renzi dal suo grande pulpito di consensi mai avuti che dirige un partito barzelletta ormai in preda al delirio e alle peggiori crisi isteriche. 
Salvini che torna a fare il duro sulle ruspe e parla di sbarchi che riprendono dopo che per più di un mese si è travestito da grande statista.
Berlusconi che se la ride, da anni ormai, perché ha sempre il paese in mano. 
A questo punto non scarterei l'ipotesi di richiesta di invasione. 

mercoledì 25 aprile 2018 12 vostri commenti

Resistere perché la strada è in salita


Ci sono strade difficili da percorrere da soli. Soprattutto quelle strette e buie. Quando inizia la salita poi si cercano mani, grandi o piccole che siano, in grado di sorreggere. Così come la strada per la libertà.
Mai scontata. Mai al sicuro. Da difendere.
"Andiamo alla parata papà".
"Si Greta".
Sempre.

Buona Liberazione!

venerdì 20 aprile 2018 12 vostri commenti

Fermi

Un giorno qualcuno scriverà sui libri di storia come abbiamo fatto a finire in questa situazione. Le ragioni saranno tante, non solo politiche, ma anche sociali, derivanti da comportamenti dei singoli cittadini. Gli stessi che dopo aver tirato le monetine a Craxi, idolatrato Di Pietro, nelle urne il voto lo diedero a Berlusconi. 
Così adesso ci ritroviamo con due personaggi, Di Maio e Salvini, e i loro rispettivi movimenti, che si presentano con un programma fatto di pongo, modificabile a seconda dell'esigenza, a secondo dei voti che uno vuole prendere. Tendendo la mano da una parte e un po' dall'altra tanto per entrare nella stanza dei bottoni. Poi il resto poco importa. 
Questa è la politica dell'oggi l'Unione Europea va abolita, domani invece ne voglio far parte, dell'oggi voglio pagare il caffè con la lira e domani prendere lo stipendio in euro, del vaccini no, vaccini si e vaccini forse. 
Nel frattempo abbiamo aziende che chiudono, contratti imbarazzanti con sempre meno diritti e stipendi fermi da anni, conti correnti in picchiata tanto che nel 2017 anche la Spagna ci ha superato. 
Ma noi siamo lì con la Casellati vien dal Mare alla ricerca di una maggioranza che ha preso la maggior parte dei voti sull'onda della paura del diverso, in un teatrino dove il principale interprete è sempre lo stesso da più di vent'anni ormai. 
Con tanto di consenso degli italiani. 

lunedì 16 aprile 2018 11 vostri commenti

Cardiopatici a fasce orarie

Abbiamo un nuovo modo di pensare alla salute a Genova.
Stare male in determinate ore e soprattutto in precise zone.
Quindi se a qualcuno malauguratamente dovesse venire l'idea di avere qualche problema cardiaco nei pressi dell'Ospedale Galliera, ovvero in centro, ecco meglio cambiare piano. 
Perché dal 17 aprile al 7 maggio il pronto soccorso non prenderà pazienti con problemi cardiopatici deviandoli da altre parti. 
Motivo?
Un solo angiografo in tutta la struttura che potrebbe non essere disponibile per le urgenze.
Nel frattempo Toti e company si fanno i selfi e continuano a svendere la sanità pubblica pubblicizzando quella privata, investendo sempre meno per portare la gente a dire "beh allora meglio andare da un privato".
Il problema è che c'è gente che a questi personaggi continua a dare il voto. 
Scherzano con la salute delle persone. 

giovedì 12 aprile 2018 20 vostri commenti

Paraocchi

Abbiamo una nostra particolare concezione della realtà.
Viviamo nei nostri mondi imbottiti di silicone, illuminati da insegne traballanti e vetrine piene di niente. 
Non andiamo al di là del nostro corridoio con il pensiero accorgendoci di ciò che ci circonda solo nel momento in cui possiamo diventare attori principali oppure subire un danno. 
E' un po' come camminare con la testa in giù con gli occhi sul telefonino mentre intorno le strade crollano e i palazzi cadono lasciando solamente la nostra piccola striscia per procedere verso il nulla. 
Ecco. 
Così noi ci accorgiamo della guerra.
Che c'è già.
Non che rischia di iniziare. 

martedì 3 aprile 2018 12 vostri commenti

Senza misura d'uomo

Nel 1969 Alexander Mitscherlich scriveva ne "Il Feticcio urbano" che "le nostre città e le nostre abitazioni sono prodotti della fantasia e della mancanza di fantasia, della grandiosità quanto della meschina testardaggine. Ma consistendo di una dura materia, hanno anche l'effetto proprio degli stampi; noi non possiamo adattarci ad esse. Questo modifica, in parte, il nostro atteggiamento, il nostro essere. Si tratta alla lettera di un circolo fatale, tale da determinare un destino; gli uomini si creano nella città uno spazio per la loro vita, ma non meno un ambito d'espressione con sfaccettature innumerevoli, e tuttavia tale configurazione urbana determina a sua volta il carattere sociale degli abitanti".
Volendo tradurlo potrebbe significare quello che dicevano i nostri vecchi parlando dei genovesi, ovvero che  il venire su tra monti e mare, lo spazio stretto, non ci ha permesso di essere socievoli verso il prossimo. 
Al di là di questo, vi assicuro che un pezzo di focaccia non lo si nega a nessuno, oggi prendendo in mano questo pamphlet di 50 anni fa mi è sembrato di scorgere un'analisi che possiamo riportare ai giorni nostri. Perlomeno parole che potrebbero farci riflettere sul nostro modo di vivere e come plasmiamo alla fine i luoghi dove abitiamo, o meglio come di modificano loro.
Spesso mi capita di sentir dire che Genova era molto più bella una volta, magari anche questo fa parte del mugugno, ma  guardando foto in bianco e nero e più di una volta ho trovato strutture più a misura d'uomo. Tempi diversi, questo è chiaro.
Se cinquant'anni fa scrivevano cose del genere cosa potremmo mai direi al giorno d'oggi. Non sono mai stato uno di quelli che in maniera manichea si è schierato contro il progresso, in questo caso architettonico, mi pare però che si possa sostenere la tesi che il nostro modo di essere subisca profonde influenze da ciò che gli sta attorno. In una certa misura si può parlare di scambio reciproco ma la bilancia ultimamente mi pare pesi più da una certa parte. 
Mancanza di idee, incapacità di cogliere i segnali del nuovo oppure l'architettura che insegue il profitto?
Chissà magari come dice Mitscherlich il destino delle città è di essere istigatrici di discordia.
martedì 13 marzo 2018 26 vostri commenti

1 su 4

Dodicimilioni e mezzo. 
Mentre si sta cercando la formula alchemica per mettere insieme Pd, M5s, Lega o il movimento W la Fisica ci sono sempre loro in questo paese che rappresentano la maggioranza. 
Chi non è andato a votare, dato più alto dalle elezioni del 1948 ad oggi.
L'unica costante che possiamo ritrovare in tutte le ultime tornate elettorali è che la maggior parte degli schieramenti davanti ai risultati continua a non prendere in considerazione coloro che decidono di non andare al seggio.
Vero è che che in questo dato magari possiamo trovare molti di quelli del "son tutti uguali" e che non leggono nemmeno i programmi.
Una percentuale di quelli che "ah perchè ci sono le elezioni oggi?".
Un altro numero di coloro che non sanno nemmeno dove hanno messo la tessera elettorale o l'hanno imbottigliata e spedita nelle isole Figi.
Tutto vero. 
Ma in quei 12 milioni e mezzo di elettori credo sia doveroso dire anche che esiste una grossa fetta di persone che non si riconoscono negli schieramenti, nemmeno in quelli cosiddetti di "protesta", nemmeno in quelli estremi per non parlare di quelli moderati.
Ecco magari iniziare a porsi delle domande, sull'identità di queste persone, sulla loro decisione di non leggere nemmeno i programmi o leggerli ma subito dopo buttarli potrebbe servire.
Forse.

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