mercoledì 7 dicembre 2016 7 vostri commenti

La colpa

Sono state scritte tantissime cose dopo il referendum, anche troppe direi. Ho letto commenti e articoli pieni di livore contro chi ha votato NO. In questo paese sembra non finire mai la moda di cercare nell'altro la causa dei propri errori.
Non riusciamo nemmeno ad essere maturi politicamente tanto da avere un premier che è riuscito nell'impresa di riportare dopo il ventennio berlusconiano il dibattito sulla persona e non sul contenuto delle cose. Tanto da non riuscire a ragionare sul fatto che se si va a votare un referendum si dovrebbe votare sull'argomento e che le elezioni politiche sono una cosa, che lo sono le amministrative e di conseguenza le regionali.
La personalizzazione della politica non è mai un bene da qualunque parte essa venga. L'arroganza di Renzi e dei suoi lacchè negli ultimi mesi ha toccato livelli da corsia preferenziale nel mondo di Arcore. 
Sembra che i voti che stanno a sinistra non interessino mai se non quando uno perde, e allora in quel momento scatta la caccia al comunista cattivo, fermo sulle sue posizioni che fa vincere le destre.
Invece sarebbe bene capire che la destra vince perché non si danno più speranze di sinistre, non si fanno più proposte di sinistra, i quartieri poveri sono dimenticati, i disoccupati sono dimenticati, la disoccupazione giovanile è alle stelle, il numero di laureato è il più basso d'Europa e il livello delle nostre scuole urla vendetta. 
Queste sono le ragioni che consegnano i paesi uno alla volta alla destra che non fa altro che cavalcare il malcontento, urlare che la colpa è del nostro vicino, che chi ha la pelle diversa dalla nostra è il nostro nemico e chi i muri non sono da tirare giù ma da alzare anche sul nostro pianerottolo.
sabato 3 dicembre 2016 9 vostri commenti
Tutto tace o almeno sembra. Credo di poter dire che è stata una campagna referendaria terribile, con politici di entrambe gli schieramenti impegnati ad evitare di parlare di contenuto, importantissimo, per buttarla sul "o con me o contro di me". Una campagna che rappresenta pienamente ciò che la politica italiana è diventata, in mano a personaggi che preferiscono evitare i contenuti al caldo della loro demagogia. Pochi quelli che hanno provato a portare la discussione sui contenuti, ancora qualche giorno fa su Facebook si potevano trovare post di esponenti del Si è in particolare de Pd mettere in guardia quelli del No per un possibile governo della destra. 
Se il vento che soffia in Europa dovesse arrivare anche qui, molto probabile, immaginate un governo di destra con i poteri conferiti dalla riforma cosa potrebbe fare.
Le domande da porsi sono differenti però. In un referendum del genere bisognerebbe solo parlare di contenuto e poi questo governo cosa ha ancora di sinistra? Anzi cosa ha mai avuto?
Ho sentito più volte accuse del genere "Votate come La Russa... come Salvini... etc ". Mai citare ad esempio l'Anpi schierata per il No, senza guardarsi nemmeno in casa dove c è gente come Alfano Verdini e company.
La cosa triste è che se questa riforma l'avesse fatta Berlusconi avremmo visto gente che ora milita nel Si strapparsi le vesti. Ma questo è diventato il nostro paese.
Io voterò No come sapete ed è inutile che vi citi tutte le ragioni, che non dipendono solo dagli artefici della Riforma, voterò No perché il problema di questo paese nn è la Costituzione e nemmeno la velocità del iter di una legge. No, il problema sta alla base, quelli che votano, e nelle stanze del potere, chi viene votato. Con questa Costituzione sono state fatte anche leggi fondamentali per la nostra democrazia il resto è aria fritta.
venerdì 2 dicembre 2016 7 vostri commenti

La morte cammina indisturbata


Aleppo qualche tempo fa era solamente un nome su una cartina o una cantilena sentita citare in Amici  Miei. Ora è un cimitero a cielo aperto come dichiara l'Onu, la parte nascosta della nostra vergogna, l'immagine che dovremmo avere negli occhi prima di lamentarci.
Non si tratta nemmeno più di pacifismo o di essere contro la guerra,  ma aver dimenticato completamente il significato della parola essere umano. 
Ospedali distrutti, medici che si muovono tra le macerie, malati distesi in mezzo alla strada, neonati prematuri a cielo aperto e bambini che mancano all'appello in centinaia se non di più. Quelli rimasti ora hanno perso anche chi come Anas al-Basha, ragazzo di 24 anni, cercava con una parrucca e un naso rosso di portare un po' di normalità.
Ma tutto scorre e come sempre c'è chi rimane, chi lotta, chi alimenta il proprio potere e chi si volta dall'altra parte.
martedì 29 novembre 2016 16 vostri commenti

Quegli uomini in barca

Difficile davvero scrivere qualcosa su Fidel. In questi giorni ho letto di tutto, dai professionisti del commento che in tre secondi passano da commentare l'eliminato di XFactor ad essere storici dell'America Latina,  a Saviano che prima scrive un post di otto parole mettendoci quello che aveva sentito cinque minuti prima  al bar e per poi correggere il tiro dopo una serie di insulti presi, chissà magari avrà pensato al suo libro che potrebbe avere dei crolli di vendite sotto Natale.
Per non parlare dei commenti memorabili da una parte e dall'altra con gente che fa a gara per dire chi è più comunista dell'altro.
La grandezza del personaggio storico non può davvero essere ridotta a quattro righe buttate lì, Fidel come tutti gli uomini può essere criticabile, può aver fatto degli errori, ma francamente mi domando quale di noi, quale statista non li ha fatti e non li sta ancora facendo.
Non ho difficoltà a dire che a Cuba c'era una dittatura, c'era e c'è poca democrazia, decidete voi. Ma la domanda che tutti dovremmo porci prima di parlare di quell'isola è che cosa sarebbe successo senza quegli uomini che hanno attraversato il mare per sbarcare in circa 20 e ribaltare un regime vergognoso sostenuto dagli Stati Uniti che si professavano, e ancora ora, come simbolo della democrazia. Gli esempi sono infiniti, Portorico su tutti.
Non parlerò della sanità, del fatto che i poveri del mondo vanno a curarsi a Cuba perché gli altri non li vogliono, non parlerò nemmeno dei professori universitari che in mezzo strutture che vanno a pezzi fanno corsi di studio che da altre parti te le sogni, non ne parlerò perché io a Cuba non ci sono mai stato ma ho letto le parole di chi invece ci ha vissuto.
Vi consiglio di leggere questo articolo, fatelo anche se avete odiato Fidel, o se lo avete amato, forse vi aiuterà a capire di più ciò che è ha fatto,  cosa vuol dire essere cubano e quale sarà la sfida per l'isola.
Cuba ha rappresentato per molti di noi il sogno di chi non ha voluto mai piegarsi, nonostante l'embargo continuato anche dopo la fine degli aiuti russi, contro il gigante della democrazia dietro alla porta.
Tutto il resto appartiene alle chiacchiere da social, qui si parla di storia e di orgoglio di un isola.
venerdì 25 novembre 2016 24 vostri commenti

Che non sia solo una data

La sensazione che si prova entrando in un carcere anche da libero cittadino è difficile da descrivere, sa di costrizione, di sguardi che ti seguono e non solo quelli elettronici delle telecamere. Probabilmente anche il retaggio dei film visti o dei libri letti. Tutto ciò soprattutto, come nel mio caso, quando si tratta della prima volta, ma credo che sia una sensazione che accompagni poi sempre. 
Collaboro e sono socio del Teatro dell'Ortica un'associazione di Genova che fa Teatro Sociale, quel tipo di attività che spesso viene dimenticata dalle istituzioni e spesso anche dai cittadini che preferiscono spendere di più per vedere 300 volte l'Amleto. Ci occupiamo di psichiatria, disabilità, carcere e da qualche anno anche di violenza sulle donna. 
In collaborazione con i centri antiviolenza abbiamo fatto dei laboratori teatrali dai quali è venuto fuori uno spettacolo "Double face. Donne adatte ad ogni stagione" che domani andrà in scena a Genova interpretato dalle donne e da alcuni operatori dei centri. 
Contemporaneamente però stiamo lavorando anche con i maltrattanti, assieme ai CAM, centro ascolto uomini maltrattanti, perché crediamo che non si possa trovare rimedio alla violenza se non si lavora anche con chi quella violenza l'ha commessa e magari ci vive tutti i giorni. Non parliamo solamente di quella fisica, ma di comportamenti controllanti, di modi sbagliati di volere bene ad uno persona, di parole dette per comprimere la personalità dell'altro. Per arrivare poi anche purtroppo a quella fisica.
Per questo motivo ho descritto le mie sensazioni provate la settimana scorsa quando per la prima volta sono entrato in un carcere, per interpretare con altri attori davanti ai detenuti colpevoli di violenze, alcuni pezzi tratti dal libro "Da uomo a uomo. Uomini maltrattanti raccontano la violenza." di Alessandra Pauncz, vi invio a leggerlo. Un incontro che ha permesso anche uno scambio di opinioni con alcuni addetti ai lavori dei centri antiviolenza e delle istituzioni politiche, carcerarie, della giustizia e dei carcerati.
Uno di quegli argomenti che non si possono citare nei social e nei dibattiti perché sicuramente non portano voti o commenti ripetibili, perché paga di più dare ragione al "buttate la chiave". Ecco, io credo che se una società non si decide ad occuparsi di chi "è dentro" e prima o poi uscirà, vuol dire che rinuncia ad un suo specifico compito.
Con questo non vuol dire che l'atteggiamento debba essere quello di pietismo e buonismo. Faccio mie le parole che ho sentito da un detenuto "io sono colpevole e mi merito il carcere, voglio solo cambiare", tenendo sempre a mente chi la violenza l'ha subita.
Oggi è la giornata contro la violenza sulle donne, un momento davvero importante, una settimana in cui nella mia città ci sono state iniziative di ogni tipo per ricordare ciò che succede nella porta accanto. Non deve però limitarsi ad una data, ad una ricorrenza che rischia poi di diventare un momento per citare un bollettino di guerra, ma una data di ripartenza e rinascita per tutti.

giovedì 24 novembre 2016 11 vostri commenti

Le parole dovrebbero essere importanti

Ieri sera mi sono fatto del male da solo. Ho guardato Porta a Porta per 30 minuti circa, senza vomitare, non accadeva da parecchio tempo.
Tra i presenti c'era Renzi, il ministro Lorenzin, Tosi, Meloni e un politico di Sinistra Italiana che non ricordo. Credo di aver imprecato per tutti i trenta minuti per il livello del dibattito. 
Ho sentito per ben due volte citare i malati di diabete, da parte della Lorenzin, per difendere le ragioni del Si mentre Renzi ha tirato fuori il benessere dei nostri figli per sostenere le sue tesi.
In democrazia bisognerebbe saper discutere e soprattutto argomentare determinate scelte ma ormai il panorama politico ci presenta personaggi come il presidente del Consiglio che ieri sera ha chiaramente detto di sedere a Palazzo Chigi senza essere eletto, portando questo esempio come una delle ragioni per votare Si per evitare che accada di nuovo. Qualcuno dovrebbe spiegargli che gli inciuci di palazzo vanno oltre ogni Costituzione, dipende dal livello di politica del paese, dal tipo di uomo che si è.  In altri paese quando si perde ci si dimette, qui no si cercano scappatoie.
Evito di commentare la presenza di uno come Vespa ancora sulle reti nazionali, ma non posso non parlare del fatto che ieri è stata data la colpa alla "vecchia" Costituzione per il livello della nostra Sanità, quando sappiamo benissimo che non è così, che i tagli fatti in questi anni dipendono da scelte politiche specifiche che invece ad esempio vanno a finanziare l'acquisti di armi.
Francamente non so come finirà il 4 dicembre, so per certo però che questo paese è sempre più senza speranza se la politica continua ad essere in mano a gente arrogante come Renzi e la Lorenzin, se continuiamo a ragionare in termini di "tutti a casa" come fanno in 5stelle, se a sinistra (quella vera) si continua a litigare per i locali delle sedi invece di pensare a vere alternative.
Altrimenti il futuro sarà sempre in mano ad un pupazzo in doppio petto che guarda fisso la telecamera ripetendo come un mantra frasi a caso dall'altro dei suo mille votanti.
giovedì 10 novembre 2016 10 vostri commenti

Finché ci sarà un day after

Ci sarebbero parecchie cose da dire in questo momento. Alcune riflessioni continuano a rimbalzare nella mente, nel frattempo si sentono commenti di tutti i tipi in giro. Uno dei più gettonati ad esempio è quello che ci ricorda che "si sono dimenticati di una parte del popolo". Da parecchio tempo mi faccio delle domande. Potrei anche essere d'accordo in linea generale ma mi chiedo se la maggioranza del popolo appoggia o desidera politiche razziste, individualiste una forza politica di sinistra, di centro sinistra o democratica (come volete) deve andare incontro alle richieste per vincere le elezioni? Per come vedo io la politica e soprattutto la vita direi proprio di no. Se siamo arrivati a questo punto probabilmente si deve anche al fatto che la strategia del meno peggio alla lunga porta persone impresentabili alla soglia del potere e non solo.
La cosa peggiore è che alla fine quelli che ci rimetteranno saranno sempre i soliti noti, alcuni spinti anche dalla paura che nella maggior parte dei casi porta ad ascoltare chi urla di più, chi indica nel diverso le ragione della crisi, chi vuole alzare i muri per lasciare fuori gli altri per proteggere il proprio prato.
Dall'altro lato invece ci sono quelli che in questi anni ci hanno sempre detto che la colpa è stata delle ideologie, che la politica ora si è modernizzata e che le soluzioni sono nel futuro. Allora ripenso a tutto ciò che è stato creato quando c'erano queste malefiche ideologie, alla Costituzione, alle tutele dei lavoratori, ai diritti per le minoranze, alle tutele per i cittadini di ogni colore e classe. Perché esistono ancora.
Vedere Salvini che si gongola perché ha sempre sostenuto Trump, Grillo che continua a parlare di Vday ci dovrebbe far capire che la politica quella con la P maiuscola ha fallito, è sparita oppure l'abbiamo lasciata nelle mani di chi dovrebbe fare altro.
Gente come Trump, Berlusconi o chi per loro non dovrebbero occuparsi della cosa pubblica proprio perché non hanno il senso della comunità ma solo quello del possesso che segue una logica dell'IO.
Tutto ciò mi spaventa, ma non solo per l'avvento di Trump in questo momento, mi fa molta paura il momento storico che stiamo vivendo con personaggi che promettono l'impossibile sapendo che il giorno dopo la gente se ne dimentica, con muri, non solo quelli materiali, che si alzano in ogni dove, dove l'accoglienza e il rispetto dell'altro viene visto come segno di debolezza.
L'altro ieri guardando mia figlia le ho chiesto scusa per il mondo che le stiamo lasciando, lei mi ha risposto pettinandomi.  Forse tutto non è perduto, ma la sensazione è quella di essere sempre meno. Non si tratta di volersi ergere come paladini della verità o di pensare che la ragione sia solo a sinistra. In questo momento sto pensando anche ad una destra o centro destra che non esiste più se non tramite personaggi da circo che escono da un ring del Wrestling per entrare in una Casa Bianca.
E la cosa peggiore è che la maggioranza dei votanti sembra volere proprio questo. 
In attesa di votare col televoto. 

martedì 8 novembre 2016 16 vostri commenti

Soliti noti

Fino ad oggi non ho scritto niente sui due candidati alla presidenza americana,  probabilmente un motivo ci sarà. 
In una discussione con amici è venuta fuori questa frase "bisognerebbe che tutti i paese del mondo partecipassero all'elezioni negli Stati Uniti". Emblematica direi per il ruolo che i gendarmi del mondo hanno ormai da sempre, seminando guerre un po' ovunque (per questo Trump non sarebbe il primo a farlo).
Fa davvero pensare il fatto che le sorti dell'umanità potrebbero dipendere da un uomo che nella maggioranza dei casi non rappresenta nemmeno tutti i cittadini americani, che spesso non vanno a votare. In una società normale non dovremmo porci il problema di creare supporter da una parte o dall'altra perché ogni Stato dovrebbe quanto meno pensare ai propri affari senza incidere in quelli degli altri, cosa impossibile la storia la conosciamo tutti. 
Gli americani hanno perso un'occasione non votando Bernie Sanders, avrebbe davvero potuto portare una corrente di aria fresca nella politica, invece ora si trovano con due candidati impresentabili per differenti motivi, con il resto d'Europa che in gran parte sta incrociando le dita nella speranza di vedere la prima donna entrare alla casa Bianca. 
Quindi non resta che attendere e leggere i risultati sperando di non vedere finti attentati con tanto di fuga ridicola di The Donald, iniziando a pensare che probabilmente vicino a noi abbiamo più Trump e Clinton che Sanders.
E spesso i Clinton e i Trump vanno a braccetto calpestando i Sanders.
lunedì 24 ottobre 2016 19 vostri commenti

Dizionario del potere

Le parole sono importanti, Moretti ci aveva avvisato. Purtroppo però la loro proprietà è passata da parecchi anni in mano a chi detiene il potere potendo fare così un abuso sfrenato.
Mi viene in mente, ad esempio, la parola che in questi mesi stanno utilizzando per la baraccopoli di Calais. Giungla. Guardando le immagini dalla Francia mi viene il sospetto che la vera giungla sia nel nostro quotidiano.
Per non parlare del Job Act. Ovvero Atto per il Lavoro, provvedimento quindi che dovrebbe farlo aumentare o magari migliorare le sue condizioni attuali. Le statistiche sono alla portata di tutti quindi è inutile che vada oltre.
Vogliamo parlare del Contratto a tutele crescenti? Dove per tutela si intende la possibilità di essere tranquillamente licenziato e nel caso di una vittoria in aula ottenere sono una somma come risarcimento.
D'altra parte siamo il paese che si è fatto scippare l'esclamazione Forza Italia e che ha visto per anni il Partito delle Libertà sventolare questa bandiera con una mano mentre con l'altra votava provvedimenti da Repubblica delle banane. 
Come non citare il Porcellum e la Rottamazione.
Chissà cosa ci riserverà il futuro, prima o poi dovremmo girare con il vocabolario del perfetto suddito  nelle mani per rispondere in maniera adeguata, in un paese in cui l'unica cosa che rimane invariata sembra essere il consenso verso il potente di turno.
venerdì 21 ottobre 2016 19 vostri commenti

Razzismo privato

Due questioni oggi mi hanno fatto scuotere la testa che in questo periodo è sempre in movimento di certo non per cose felici o notizie che ci passano davanti agli occhi.
La prima è quella dell'imminente sgombero della cosiddetta giungla di Calais e la presa di posizione netta dell'ormai distante Gran Bretagna. Un provvedimento preso da un tribunale che vedrà con tutta probabilità quasi 1300 bambini mandati a destra e sinistra e profughi rispediti al mittente.
La seconda è il caso del Liceo Marco Polo di Venezia dove a quanto pare dovrebbe esercitare il ruolo di "insegnante", messo tra virgolette in maniera emblematica, una professoressa di cui non faccio nemmeno il nome che nel mare infinito dei social network scriveva e scrive cose del tipo "ammazzateli tutti", "bruciateli", "perché li avete salvati" riferendosi ai profughi con tanto di simboli fascisti.
Vita privata? Libertà di espressione?  Forse davvero come ho letto in giro questa donna meriterebbe solamente di non essere considerata, ma credo che in quanto insegnante, maestra o professoressa una persona debba essere portatrice sana di principi di democrazia dentro i quali non possono non esserci la solidarietà e l'accoglienza verso chi si trova in situazioni peggiori delle nostre.
Visto che parliamo di un'insegnante che inneggia anche alla grandezza del fascismo dovrebbe allora rivedere qualche libro di storia alla voce colonialismo, quando noi italiani per metterci alla pari delle altre nazioni giocavamo a fare gli imperialisti andando in casa d'altri.
Queste storie hanno un comune denominatore, l'odio per chi è diverso, la paura che è sempre più alimentata dall'individualismo che possiamo vedere in ogni posto anche nel nostro quotidiano.
Dovremmo saltare la staccionata e provare a metterci in scarpe diverse, guardare il mondo attraverso una rete di un campo profughi non da una televisione a 55 pollici, poi forse allora potremmo anche incominciare a capire.
Forse.
martedì 11 ottobre 2016 30 vostri commenti

Mi informo ergo sono

La mia scelta rispetto al referendum la sapete già. Però non vorrei parlare di contenuti ma del fatto che purtroppo in questo paese, e non solo direi, si riesce raramente a parlare dei problemi reali. Ormai la sfida sul quesito sembra ridotta ad una manichea scelta tra Renzi o i suoi avversari. 
Ciò che penso su Renzi direi che non è il caso nemmeno di ripeterlo, per quanto riguarda Salvini e company direi pure. Chi in questo momento decide per il NO o per il SI solo perché da una parte di sono i 5stelle o perché è contro Renzi, oppure perché non riesce ad avere la stessa idea di Salvini (ne ha?!?!?) compie un enorme errore.
Democrazia significa anche leggere e decidere con la propria testa, credo che l'obiettivo di molti politici sia proprio quello di evitare il confronto, anche con le piazze, ridurci sempre di più a semplici notai del consenso. I referendum, anche se in passato sono stati organizzati per motivi futili, sono sempre dei momenti importanti dove possiamo esprimere una nostra opinione. Se non riusciamo a capire questa cosa abbiamo perso in partenza, a prescindere da Renzi o Salvini.
Leggete, informatevi e discutete non fermatevi ai titoli o alle dichiarazioni di chi vorrebbe mettervi in un cassetto senza chiave.
mercoledì 5 ottobre 2016 13 vostri commenti

Non desiderare l'acqua d'altri

Succede anche questo nel nostro paese e precisamente nella mia città, Genova. La prefettura assegna un appartamento  ex biblioteca universitaria in via XX Settembre, strada centralissima, a 9 profughi, tra cui 3 donne incinte e due bambini di pochi mesi. 
Potete immaginare il finimondo scoppiato e cavalcato politicamente dalle destre con i soliti proclami "prima gli italiani" e via di seguito. Il tutto sempre accompagnato dalla solita ipocrita frase "non siamo razzisti ma...". Per non citare l'indignazione rispetto al fatto che si mettono dei profughi nel salotto bene della città.
Seconda puntata della sit com vergognosa. I condomini del palazzo in riunione votano a maggioranza (17 a favore, 3 contrari) per non consentire l'allacciamento dell'acqua visto che in quell'appartamento mancava l'attacco diretto.
La bestialità delle persone ha raggiunto livelli inenarrabili, molto probabilmente gli stessi che si sono seduti ed hanno alzato la loro manina per votare contro l'allacciamento domenica prossima potrebbero essere in prima fila ad ascoltare il vangelo dove esattamente non ricordo di aver mai sentito dire NON DATE L'ACQUA A CHI NE HA BISOGNO.
Non ce la facciamo a restare umani.
martedì 4 ottobre 2016 17 vostri commenti

15 minuti di democrazia

Il dissenso credo stia alla base di una democrazia. Tirarsi fuori, esprimere la propria opinione sono tutte cose che a mio parere misurano lo stato di libertà di un paese o di un gruppo che sia. Tutto ciò ancora di più quando nelle parole di chi esprime un parere differente non si sconfina nell'insulto.
Le parole di Beppe Grillo riferite alla fuoriuscita di Pizzarotti sanno di disprezzo verso chi ha un'altra idea e non si allinea con li capo. La frase "15 minuti di celebrità" detta da chi proprio su quella cosa ha basato gran parte del successo, e dei soldi, degli ultimi anni fa sorridere.
Il problema è che non possiamo più permettercela una risata in un momento in cui chi la pensa diversamente viene messo alla porta, ghettizzato, in un mondo dove anche nella nostra quotidianità siamo accerchiati dagli Yes man pronti a stendersi come tappetini pur di avere un posto al sole.
Gli zerbini che conosciamo noi, al contrario, non sono mai messi fuori dalla porta.
A volte spero in 15 minuti di democrazia.
venerdì 30 settembre 2016 13 vostri commenti

Emilie

Faccio fatica a leggere certe notizie. Si tratta di un profondo fastidio che porta a scuotere la testa come voler dire non è possibile. Non riesco nemmeno ad immaginare il dolore dei genitori di Emilie, ragazza francese di 17 anni che si è tolta la vita lo scorso gennaio. 
Una depressione che i genitori pensavano fosse dovuta alla loro separazione per poi scoprire un diario  dove Emilie aveva annotato la sua sofferenza quotidiana che doveva affrontare ogni giorno tra i banchi di scuola. Colpevole di non vestirsi alla moda e di studiare, di non essere come tutti gli altri diventando così obiettivo di insulti terribili.
Scene che probabilmente anche in questo momento si stanno ripetendo, troppo spesso lasciate correre da chi invece dovrebbe intervenire.
Il silenzio è alla pari degli insulti dei bulli come il voltarsi dall'altra parte. 
Lei voleva essere solamente sé stessa, gli altri no.
venerdì 23 settembre 2016 18 vostri commenti

Lapalissiano

Niente Olimpiadi. Ognuno chiaramente avrà la sua opinione. Credo però che non si parli di un aspetto fondamentale, ossia il fatto che ogni manifestazione sportiva debba per forza essere accompagnata da spese assurde, interventi su impianti e costruzioni varie.
Una manifestazione sportiva, se parliamo ancora di questo, dovrebbe esistere a prescindere da tutto e aggiungo che gli impianti sportivi dovrebbero essere a norma al di là di un'imminente Olimpiade o Mondiale che sia.
Perché davvero qualcuno mi deve spiegare (lo so) il motivo per il quale Mario di 7 anni debba correre in un impianto pericoloso per la sua incolumità, perché la signora Maria che ogni mattina va a fare AcquaGym rischi qualcosa, perché il Pulcino di una squadra di calcio di periferia ogni volta che entra in campo deve toccare ferro.
Ma sarà troppo tardi probabilmente quando lo capiranno.
venerdì 16 settembre 2016 26 vostri commenti

Colpevoli

Cosa sta succedendo? Tutto viene tritato in pochi attimi, un passaggio e via come se ogni cosa facesse parte di un puzzle impazzito e infinito. Anche la storia del lavoratore investito davanti ai cancelli della fabbrica rischia di passare inosservata, finita già in fondo alle pagine dei giornali. 
Un fatto del genere meriterebbe la risposta del paese stesso, anni fa in questo momento ci sarebbero stati scioperi spontanei, chiusura delle catene di montaggio. Ora nulla. Adesso molti non sanno nemmeno del fatto o magari non lo ritengono nemmeno grave, perché la cultura che si sta affermando nei posti di lavoro è quella dell'individualismo, del pensare al proprio posto, al proprio benessere non al collettivo.
Spesso la solidarietà viene a mancare, lo sciopero viene vissuto come un optional non come un diritto acquisito grazie alle lotte di milioni di persone, che in alcuni casi hanno dato anche la vita.
Qualcuno dirà che la verità non è ancora emersa, diranno che nessuno ha dato l'ordine di partire al camion, parleranno di casualità, ma in questo mondo purtroppo non sembra assurdo un tale fatto perché ormai tutto è possibile in un paese dove i lavoratori spesso sono trattati da sudditi, dove si rischia ancora il posto di lavoro per scioperare, dove ci sono privilegi per pochi e fatica e sudore per molti, dove le lotte vengono viste come ricordi del passato, dove i datori di lavoro cercano di dividere i lavoratori per non avere rogne, dove su tutti comandano gli Yes Man.
Siamo tutti colpevoli purtroppo per aver rinunciato a lottare in passato e per non farlo abbastanza adesso.
giovedì 1 settembre 2016 20 vostri commenti

Reality day

Ora mi aspetto la richiesta di portare al ministero le fedi come dono alla patria natia. Se non fosse la realtà quella della campagna del fertility day, si potrebbe pensare ad un pezzo del film di Antonio Albanese.
Invece si tratta della triste realtà di un governo imbarazzante, composto da ministri impresentabili e impreparati, una su tutte la Lorenzin.
Quella che senza laurea si ritrova a capo del ministero della Sanità, e non ci sarebbe niente da ridire sulla mancanza di titoli se non per il fatto che ai comuni mortali un titolo del genere viene richiesto solo per mandare un curriculum al giorno d'oggi.
Forse il ministro non sa, o forse si, che la scelta di diventare genitore rientra nella sfera privata di una donna, di una coppia, non sa che in questo momento ci sono persone che per anni provano ad avere figli non riuscendoci, a volte andando incontro a momenti difficili, non sa che ci sono persone che scelgono consapevolmente di non averne e non vanno biasimati per questo,
Forse il ministro non sa, o forse si, che gli stipendi in questo paese sono fermi da anni, che non si rinnovano più contratti, che la stabilità di un posto di lavoro si ha solamente per pochi minuti, che il suo capo ha preso in giro tutti con la storia dei co.co.pro diventati voucher, che i Marchionne Boys ad un colloquio di lavoro chiedono ad una ragazza se vuole mettere su famiglia.
Magari ignora il fatto che i comuni mortali per mantenere i figli devono fare ore e ore di straordinario, che molti solamente grazie all'aiuto dei nonni riescono ad andare avanti, che vicino agli asili hanno aperto gli sportelli della Findomestic, che tra poco inizieranno le scuole e per quella che si chiama scuola dell'obbligo per comprare i libri ci vorrebbero 1400 giacche di Geppetto.
Consiglio un giro in quella che si chiama realtà.

giovedì 25 agosto 2016 5 vostri commenti

Silenzio per favore

Da poco ho finito di leggere un libro di Fumio Sasaki, giapponese che cerca di spiegare l'arte dell'essenziale e del riordino. Una frase mi è rimasta impressa, proprio quella in cui spiega che molti giapponesi dopo l'ultimo terremoto-maremoto hanno deciso di disfarsi degli oggetti di casa, per evitare di rimanere schiacciati durante una scossa sismica.
Ora lasciando perdere questo eccesso, la cosa vera però è che di regola il terremoto di per sé non fa vittime, se ci sono di solito è perché l'uomo ha sbagliato qualcosa.
La tragedia di Amatrice, Accumuli e altri paesini spezza il cuore ogni volta che si guardano le immagini, ogni volta che incrociamo lo sguardo di persone hanno perso tutto, ogni volta che si legge di una vita spezzata con la sua storia portata via in pochi secondi. 
La rabbia è tanta perché vorrei sentire parlare di prevenzione e sicurezza e non più di emergenza e del paese dal cuore d'oro che risponde ogni volta che c'è una tragedia... acqua, terra, fuoco che sia.
Il pensiero ora è davvero solamente rivolto a chi ha perso qualcuno e ancora sta sperando di ritrovarlo, non parlerò di chi in questo momento riempie la rete di spazzatura razzista, di chi scrive cose senza nemmeno saperle, di una scuola ricostruita con i soldi per L'Aquila e crollata in pochi secondi, di Bertolaso che dovrebbe espatriare su Marte e invece parla, di politici che fanno proposte irrealizzabili, di amministratori che parlano ma in questi anni non hanno mai messo a norma niente, di giornalisti che non vedono l'ora di inquadrare un pianto, di giapponesi che comprano le case antisismiche da noi in Trentino, di gente che ora commenta e tra un mese non saprà nemmeno più come si chiamavano i paesi colpiti,  di cittadini che si fanno inquadrare dalle telecamere.
Non ce la faccio sono stanco, allora penso solo a loro che stanno ancora sperando e a tutti quelli che veramente e in silenzio stanno facendo qualcosa.
lunedì 22 agosto 2016 10 vostri commenti

4 anni di letargo

4 anni.
Questo è quanto impiegano gli italiani, forse non solo, per accorgersi della presenza di altri sport.
Atletica leggera, tiro al piattello, lotta greco romana e tutto il resto sembrano comparire solamente nel momento in cui compare magicamente una fiaccola. Contemporaneamente ogni cittadino che si rispetti diventa espertissimo di tutte le discipline. Quelli che commentano la pallavolo reclamando schemi, quelli che parlano di tecniche sopraffine per migliorare la mira, quelli che pensano di distinguere un bel tuffo da uno brutto mentre loro non lo fanno neanche a bomba.
Ora tutto tace, il Brasile può togliere da sotto il tappeto le Favelas e il campionato di calcio ha invaso le prime pagine dei giornali, dei marciatori che arrivano al traguardo esultando per un 75mo posto non frega più niente a nessuno.
La speranza è che qualche ragazza o ragazzo si sia innamorato di uno sport minore grazie alla visibilità di questi giorni, perché non esiste solo il calcio e lo dice uno che c'è dentro da più di trent'anni.
martedì 19 luglio 2016 19 vostri commenti

Spettri in attesa

Non amo le dietrologie. Quello che però è successo negli ultimi giorni mi ha fatto pensare ad una regia ben architettata. Nizza e poi il golpe in Turchia potrebbero essere due atti dello stesso copione. Fermo restando che ci sono ancora dei dubbi sull'appartenenza all'Isis dell'uomo alla guida del Tir, il golpe del giorno dopo potrebbe essere stato, non creato da Erdogan, ma diciamo accompagnato al suo svolgimento in un momento di crisi delle strutture di sicurezza occidentali. Una golpe che permetterebbe, e sta permettendo, al presidente di dare una svolta ulteriormente, ricordiamolo perché la democrazia è un'altra roba, autoritaria al paese.
Contemporaneamente fornire un aiuto al terrorismo dato che mi sembra di capire che per ora tutte le operazioni anti ISIS siano ferme.
Qui non si tratta di aver tifato i militari, cosa che francamente mi fa inorridire, ma di una politica estera occidentale che continua ad essere sbagliata, che ha seminato guerra ovunque, che ha giocato all'azzardo con personaggi sostenuti e poi combattuti.
Se un governo deve essere sovvertito la mia speranza è quella che si possa farlo in maniera democratica, altrimenti la via della rivoluzione deve essere tracciata dal popolo non dai militari. L'esempio dell'Egitto è sotto gli occhi di tutti.
In tutto questo delirio geopolitico si avverte la mancanza di una leadership occidentale, la totale assenza di un movimento pacifista che mi spaventa terribilmente, l'ignoranza delle persone che commenta scrive senza avere la minima idea di cosa si stia parlando, e gli spettri della Clinton e soprattutto di Trump in attesa di dare il colpo di grazia.