giovedì 9 aprile 2020 7 vostri commenti

Prima

In questi giorni di quarantena capita anche di fare dei bilanci. Credo che abbia senso cercare cose positive, occasioni, situazioni che prima non si presentavano. O meglio, non le facevamo accadere. 
Siamo al 32mo giorno di clausura in casa, si lavora, il tempo alla fine passa più velocemente di prima. Ciò che mi preme di più in questo momento è l'attenzione che cerco, cerchiamo, di dare a Greta. Lavorando tutti e due in settimana non possiamo troppo starle dietro, quindi piano piano sta imparando ad autogestirsi. Ad esempio rispetto a prima ora si veste da sola, una sorta di autonomia forzata, dovuta al caso. Esce sul poggiolo a bagnare piante e Bonsai e aiuta in cucina. Un passo che sarebbe stato fatto prima o poi è chiaro, ma ci sono circostanze come queste che alla fine spingono l'acceleratore. 
Sono contento di stare di più insieme alla mia famiglia. In questi anni ho "corso" tanto, preso dai mille impegni di un'agenda senza fine. Il lavoro, il calcio, il teatro e il sindacato. Tutte cose che amo ma che in alcuni casi mi hanno tenuto lontano da loro.
Pur nella difficoltà quindi ora cerco di assaporare ogni momento, dal risveglio mattutino che non si limita al saluto, una colazione rapida come prima e poi la fuga verso l'ufficio. No, ora l'ufficio è qui ad un metro. La pausa caffè è un abbraccio e un bacino alla piccola. Un sorriso agli occhibelli. 
Le privazioni ci sono, manca a tutti noi l'abbraccio dei nonni, ma resistiamo. Ponendo le basi della nostra forza sul fatto di sentirsi in un certo sento dei privilegiati rispetto alle persone che purtroppo devono uscire o che stanno aiutando il paese a rialzarsi. 
Mai come questa volta la parola Prima avrà un valore particolare.
domenica 5 aprile 2020 11 vostri commenti

Questi tempi

E' una realtà quella che stiamo vivendo in questo momento che ci segnerà per molto. 
Ciò che mi colpisce di più le poche volte che esco di casa è il silenzio. L'assenza del vociare, delle chiacchiere. Prima al supermercato era un continuo susseguirsi di mezzi discorsi. Mariti che venivano rimproverati per aver messo nel carrello l'ennesima cosa inutile. Bambini che si sentivano dire mille volte "non toccare, mettilo giù". Quel "chi è l'ultimo" dal salumiere che spesso generava anche liti. Ora quella domanda si dice all'ingresso del supermercato, con una sorta di timidezza e di ricerca di intimità minima col prossimo che sta comunque vivendo lo stesso dramma. 
Mancano le espressioni del viso spesso ricoperte da mascherine di tutti i generi, io ne indosso due, quella chirurgica con sopra quella per la polvere, una sorta di rassicurazione in più, solo quello. Però rimangono gli occhi che a saperli leggerli bene molte volte dicono parecchio, anzi non mentono. Ma anche gli sguardi devo dire si incrociano meno. 
Così come le traiettorie dei carrelli tra le corsie oppure quei pochi incontri sul marciapiede, con una sorta di messaggio telepatico, come dire "scendo io o scendi tu". 
Poi l'attenzione. Io sono sempre stato uno di quelli delle chiavi dimenticate attaccate alla porta di casa, del garage aperto, del cellulare scordato prima di uscire. Ora ogni passo richiede un'applicazione costante del nostro cervello, una scannerizzazione anticipata di ciò che c'è tra noi e il nostro obiettivo. La mente perennemente occupata mentre si è fuori. 
Una cosa però è rimasta. 
E a rivolgere lo sguardo in alto spesso si trovano certezze, la luna e le stelle sempre lì, uguali, testimoni di ciò che stiamo vivendo. Così l'altra sera me le sono tenute strette come luca di speranza per il ritorno alla normalità. 
domenica 29 marzo 2020 15 vostri commenti

Nuove abitudini

In questi giorni di quotidianità interrotta ci sono momenti in cui i pensieri corrono veloci. Si spingono, fuori uno dentro l'altro. A volte piacevoli, molte volti invece disegnano scenari inquietanti. Nella drammaticità del momento una cosa su tutte mi mette angoscia, la solitudine delle persone sole ricoverate. Vero è che accanto hanno tutte le meravigliose persone che in questo momento, mettendo a rischio la loro vita, lavorano negli ospedali, ma la mancanza di una persona cara vicina in un momento così difficile credo sia terribile. 
Ieri ho letto la notizia di quei due bambini rimasti soli dopo la scomparsa della nonna e la quarantena della mamma a Montevarchi, ora "adottati" dalle persone che si sono offerte per dare quel poco di vicinanza che un estraneo può dare in questi momenti. Davvero terribile. 
Per non parlare dell'impossibilità di dare l'ultimo saluto alle persone care, se non magari per telefono come purtroppo è già successo. 
Tanta è la rabbia per le molte persone che avremmo potuto salvare e che ancora potremmo salvare se non avessimo carenza di strutture e personale. Quei famosi 4000 posti di terapia intensiva che ormai abbiamo praticamente riempito. 
Mi capita a volte di non attendere più i numeri delle 18 elencati dalla protezione civile, non so perché forse siamo entrati in un "abitudine" del contagio e dei positivi o forse è la voglia di pensare che alla fine questo sia solamente un terribile incubo dal quale svegliarsi. 
lunedì 23 marzo 2020 11 vostri commenti

Positivi pagando

Notizia di oggi. A Genova un laboratorio privato farà analisi, a pagamento, per ricercare la positività al Coronavirus. “Il test non sostituisce la ricerca diretta del Covid-19 su tampone faringeo, ma può avere comunque un’indicazione nei seguenti casi: 1) Verificare un’infezione da Covid-19 in pazienti che non hanno potuto fare il test diretto 2) Verificare se il paziente è immunizzato per Covid-19. In questo secondo caso va tenuto presente che anche se non esistono prove che l’immunizzazione sia definitiva (è una patologia molto recente), il numero di reinfezioni descritte è piuttosto scarso e, soprattutto, non si conosce ancora se i pazienti “re-infettati” avessero sviluppato anticorpi anti-Covid-19”.
L'ennesima vergogna, in un momento in cui ci sono colleghi chiusi dentro le residenze protette con anziani febbricitanti, disabili che attendono l'esito di un tampone da una settimana, lavoratori che ogni giorno si recano al lavoro incrociando le dita. 
Tutto quanto previsto da un bando della Regione Liguria a cui questo laboratorio ha aderito. Le belle parole dei nostri politicanti rispetto alla sanità pubblica, al diritto alla salute si sprecano in questo momento. Ringraziamenti che, ora, cadono come pioggia per i medici e il personale sanitario dimenticato da anni da tutti. Nel frattempo però un bel esamino a pagamento. 
E passa tutto. 
lunedì 16 marzo 2020 17 vostri commenti

I più fortunati

Per molti di noi, verrebbe da direi i più fortunati, il mondo si è ridotto ai metri quadrati delle nostre case. I poggioli sono diventati fonte di invidia e una finestra si fatica a chiudere, così come le persiane e le tapparelle per rimanere collegati ancora per un po' a ciò che c'è fuori. 
Chi è in casa in ferie forzate, chi in congedo, chi perché non ha un lavoro, oppure in cassa integrazione. Almeno quelli che cercano di rispettare le regole che stiamo cercando di darci per fermare questo virus che ahimè credo ci porteremo dietro ancora per molto. 
Ieri abbiamo fatto un picnic sul poggiolo con l'aiuto del sole, una delle tante cose che questa tremenda tragedia ci ha dato la possibilità di riscoprire. Piccole cose meravigliose, condivise, preziose. Momenti che prima davamo per scontati ora diventano merce rara. 
Continuo a vedere gente che pare vivere in una realtà differente. Quando esco per andare a fare la spesa sembro Diabolik, mascherina, chirurgica perché le altre logicamente non se ne trovano, e in alcuni casi anche i guanti. Spesa per noi e per i nonni e poi sacchetti lasciati sullo zerbino per evitare di portare il virus in casa dei miei. 
Spesso mi domando se questo evento così drammatico ci insegni almeno qualcosa. Il valore della libertà, l'importanza dei servizi fondamentali per un paese come la sanità, l'importanza della condivisione e della semplice frase "come stai" detta milioni di volte senza pensarci veramente, senza la giusta attenzione nei confronti dell'altro. 
giovedì 12 marzo 2020 12 vostri commenti

Ce la faremo

Sono giornate surreali. Le nostre abitudini sono sparite, messe nel cassetto, per il bene comune. Non tutti però, molti continuano a non capire la gravità della situazione. Ancora domenica scorsa siamo stati invitati ad una festa di compleanno di bambini, abbiamo gentilmente declinato l'invito. Un'assurdità in un momento in cui viene chiesto di sacrificare le cose futili per dare una mano al sistema sanitario nazionale. 
Ieri sera l'ennesimo intervento di Conte in televisione, apprezzabile per i modi e anche per alcuni provvedimenti rispetto al resto d'Europa che pare non capire, ma ancora troppo deboli a mio avviso. Nel decreto si consentono attività che non sono indispensabili. Mi devono davvero spiegare a cosa serve tenere aperta una fabbrica che fa borse per esempio. E' chiaro che ci sono delle produzioni che difficilmente si potranno fermare perché magari fanno parte della filiera alimentare, ma il resto?
Vogliamo davvero che i libri di storia scrivano che in presenza di una Pandemia rimasero aperti servizi totalmente inutili?
Il pensiero ora è a tutti i lavoratori che ogni mattina devono andare a lavorare senza nessuna protezione o possibilità di rispettare il famoso metro di distanza come forma di tutela. Mentre la rabbia è verso chi ancora continua a non capire la situazione. Ma se pensiamo che un senatore della repubblica, di Forza Italia, ancora ieri ha fatto un video negazionista rispetto a tutto quello che sta succedendo potete immaginare il resto. 
Mi auguro che stiate tutti bene e che se obbligati ad uscire possiate prendere tutti le giuste precauzioni. 
Ce la faremo. 
giovedì 5 marzo 2020 12 vostri commenti

Cronache dal delirio

Qualche minuto fa da qui al lavoro da me una scena assurda. 
Lavorando in una struttura dove sono presenti persone anziane e soggetti a rischio abbiamo messo delle restrizioni all'ingresso e soprattutto l'indicazione di lavarsi le mani appena entrati. 
Un personaggio alquanto bizzarro, alla guida di un taxi, ha iniziato a protestare in maniera diciamo colorita, scomodando la maggior parte dei santi presenti nel calendario. 
Tutto ciò solamente per l'imposizione di lavarsi le mani all'ingresso, cosa peraltro da fare anche in tempi normali a mio avviso. 
Ora al di là del giudizio che uno può avere rispetto alle decisioni del governo, o alla reale  o meno pericolosità del contagio, come si pò pensare di risolvere una situazione se si ha a che fare con persone che non riescono a rispettare un'indicazione semplice come questa?
Infatti poi ci ritroviamo a commentare di gente che scappa dalla zona rossa per andare a sciare. 
lunedì 2 marzo 2020 9 vostri commenti

Il bene e il male

Lungi da me voler criticare le persone che in questo momento sono in quarantena, anzi a loro va tutta la mia solidarietà e il ringraziamento per cercare di contribuire ad arginare il contagio.  Però ieri sentendo una delle tante dichiarazioni estrapolate dalla zona rossa mi sono fermato a riflettere. "Non ne possiamo più, sono 10 giorni che siamo isolati", una cosa del genere. 
Ma davvero non si può resistere in casa per tutelarsi e per tutelare gli altri, le persone che in questi giorni corrono i maggiori rischi, gli anziani e gli immunodepressi ad esempio. 
Nel 2020 con tutto quello che solitamente una famiglia ha in casa, rete e altro, vogliamo parlare di isolamento?
Mi pare che questa vicenda come sempre stia tirando fuori il peggio e il meglio. Casi meravigliosi come la farmacia di Genova che regala i disinfettanti per le mani, un esempio di comportamento civile. 
Poi c'è il resto. Su tutti quelli che non resistono alla quarantena e scappano. Ieri il caso di una donna del piacentino fuggita con la suocera per andare a passare la reclusione nella casa a Rapallo, col marito ricoverato. Ora io mi domando, oltre all'abbandono, ma il senso civico? 
Poi la meravigliosa parentesi calcistica. In questo paese possiamo toccare tutto  ma non il calcio. Il campionato è sacro. Quindi ieri bergamaschi che sono andati a Lecce, torinesi che sono andati a Napoli. 
In tutto questo delirio possiamo aggiungerci i provvedimenti a singhiozzo, sia del governo che delle regioni. Ad esempio qui scuole chiuse fino a mercoledì, giusto secondo me, anzi farei tutta la settimana, ma con la motivazione che in questo modo avrebbero avuto il tempo di dotare le strutture degli strumenti adatti per l'igiene. Ma perché nella settimana precedente non si poteva fare? E poi le nostro scuole devono essere per forza sporche? 
Troppo soft a mio pare anche il governo verso quelli che violano la quarantena mettendo a repentaglio la vita delle persone, oltre al fatto che doveva imporsi per bloccare tutti i campionati sportivi per due settimane. Ma poi perché non si possono dirottare casi meno gravi verso le cliniche private che sono le grandi assenti di questi giorni. 
Da quello che si legge pare che il virus fosse già in giro per il nostro paese da parecchio tempo, una mutazione da animale/umano avvenuta pare nel novembre del 2019, quindi probabilmente c'era poco da fare. 
L'augurio è quello che i casi di contagio inizino a diminuire, oltre ai deceduti, che purtroppo mi pare vengano ormai segnalati come numeri scontati. Quando purtroppo nella morte di  una persona cara, qualsiasi età abbia, non c'è nulla di scontato.
Anche in questo dovremmo cercare di restare umani in tempi del genere. 
venerdì 28 febbraio 2020 12 vostri commenti

Il bello

La bellezza a volte passa sulle strisce di un attraversamento. 
Un padre che tiene per mano sua figlia che lo segue saltellando. Quel procedere senza pensieri che ogni tanto vorremmo fare anche noi. Camminare spensierati con la testa al prossimo gioco. 
Ricordo ancora quando uscivo con i miei da piccolo, un passo all'edicola sotto casa per l'acquisto di una bustina poi il pensiero era solo a tornare a casa ed iniziare a giocare.  Unica tappa ammessa il rituale passaggio al forno per un pezzo di focaccia più grande della mia faccia.
La bellezza è anche  nel saluto degli anziani che ogni giorno quando passo in corridoio mi augurano buona giornata, la loro educazione di una volta, quel "lei" che continuano comunque ad  usare. 
Nel sorriso di mia madre, anche se non è più quello di una volta, ma quando riesce a venire fuori ritrova lo splendore di sempre. Ricordo ancora quel periodo di crisi in cui i suoi occhi mi fecero capire che ce l'avrei fatta. 
In mio padre, ex operaio con la mani consumate dal lavoro, che asciuga i capelli di mia figlia con una delicatezza da parrucchiere professionale, facendo sparire i nodi con un colpo di magia. 
Negli occhi di mia figlia addormentata abbracciata a tigrotto dopo aver ascoltato la favola della buona notte, nonostante la volontà di "arrivare alla fine della storia questa volta". 
Nella delicatezza di mia moglie, la sua gentilezza quotidiana e il suo pensiero continuo verso gli altri. 

"Il miracolo non è quello di camminare sulle acque, ma di camminare sulla terra verde nel momento presente e d’apprezzare la bellezza e la pace che sono disponibili ora."
Thich Nhat Hanh
giovedì 27 febbraio 2020 6 vostri commenti

A tempi del Corona

Mi pare che ci siano già delle conclusioni da trarre. 
In questi anni la maggior parte dei governi ha trattato il settore della Sanità con troppa superficialità e in alcuni momenti anche disprezzo. Qui non si tratta di difendere a prescindere il lavoratore. Chi non fa il proprio lavoro è un lazzarone, punto. Ma è ovvio che ci siano delle falle imperdonabili. Contratti scaduti, personale ridotto ai minimi termini. Si parla tanto di Sanità privata e in questo momento chi è in trincea chiaramente è quella pubblica, sulla quale si dovrebbe puntare aumentando posti letto, personale, strutture. Colpevoli anche i cittadini che si accorgono dell'importanza di determinate cose solamente quando ci toccano da vicino. 
Prendiamo ad esempio il discorso mascherine. Nel nostro ospedale maggiore, San Martino, pare che non ce ne siano più. Oltre al fatto che stanno anche sparendo i flaconi dei disinfettanti. 
Evito di elencarvi gli insulti per quei delinquenti che li stanno vendendo a prezzi vergognosi. Mi domando, perché non un intervento statale in questo caso. 
Poco fa leggevo che a Napoli il 40% dei mezzi pubblici sono fermi perché soggetti a pulizia. Ma prima? Su che cosa andava in giro la gente. Genova compresa. Io vado in giro in moto ma sento i miei colleghi che usano treni o bus narrare di condizioni igieniche terribili. Mezzi che spesso usano anziani e ragazzi. 
Siamo davvero convinti che le Regioni debbano continuare ad occuparsi di un settore così importante come è la Sanità? Non che lo stato sia infallibile ma a mio parere ci sono settori che non dovrebbero essere decentralizzati. Pare che il dato dei contagiati sia sovrastimato, o meglio debba essere confermato dal Istituto superiore di Sanità. Ad oggi i sicuri dovrebbero essere circa 190 su 474. Allora perché dare questo dato se non c'è certezza? Perché ognuno fa quello che vuole. Toti fa la sua bella conferenza stampa e annuncia i suoi, Fontana ne fa un'altra e annuncia i suoi. Insomma un delirio istituzionale-mediatico. 
Vogliamo parlare poi di quei fenomeni che nonostante il divieto di lasciare la zona rossa continuano ad andare in giro per il paese, aumentando di fatto i contagi. Ancora oggi qualcuno che scappa per andare dalla fidanzata, qualcuno dai genitori. Assurdo. Posso capire che la paura spesso faccia fare cose che non controlliamo ma mi pare che ci sia anche una sana dose di menefreghismo. Voglio dire, se in un albergo come quello di Alassio arriva una comitiva proveniente dalle zone rosse, anche se in struttura da prima dell'allarme, per quale motivo non segnalare la cosa alle autorità.
Stupidità ed individualismo sono carburante pericoloso per queste situazioni. 
lunedì 24 febbraio 2020 28 vostri commenti

Paura?

Mi pare davvero surreale ciò che sta accadendo. 
Leggiamo di gente che si precipita nei supermercati, saccheggiandoli. Prezzi dell'Amuchina alle stelle e panico appena una persona starnutisce a pochi metri. Code ai bancomat per ritirare i soldi. 
Non mi butterò in analisi del virus, non ho le competenze, e credo che sarebbe bene lasciare la parola a chi se ne intende e lavora nell'ambito. Invece stiamo assistendo a dichiarazioni di chiunque, ieri in rete ne ho trovato una anche di Facchinetti che dall'alto delle sue competenze dava giudizi a destra e a  manca. 
Qui in Liguria hanno fermato le scuole per una settimana anche se per ora non ci sono casi. Non so se sia un provvedimento giusto, francamente, mi domando però presa questa decisione e poi? Tutto il resto? Demandato al volere dei privati. Le attività sportive, i centri ricreativi, gli ambulatori. 
Poi davvero qualcosa di meraviglioso ieri sera. Il provvedimento della Regione è scattato dalla mezzanotte, peccato che al Palasport di Genova c'era la meravigliosa cena di Salvini con 1500 leghisti, quindi con un alta percentuali di lombardi e veneti. Un bel selfie e via. Toti in un giro di valzer è passato dalla conferenza stampa per i provvedimenti presi alla foto ricordo. Il segno dei tempi. Per non parlare del fatto che ieri hanno fatto disputare Genoa Lazio allo stadio Luigi Ferraris.
Al di là di tutto credo che non si dovrebbe cedere al panico, è chiaro che la preoccupazione c'è, per una cosa che non conosciamo, che non vediamo e che potrebbe essere ovunque. Mi pare però che si stia cedendo all'isterismo collettivo. 
Per ultimo voglio dire che questa vicenda dovrebbe almeno insegnarci e insegnare ai nostri politici il valore della Sanità, degli operatori sanitari, che per anni sono stati senza contratto, quelli della sanità privata ancora oggi lo sono. Un settore che ha subito tagli da sempre, da tutti, e che viene solamente ricordato in casi di emergenza. Una bandierina da tenere in mano a fini propagandistici. 
Questo è vergognoso. 

giovedì 20 febbraio 2020 23 vostri commenti

Un terzo


Siamo stati alcuni giorni in mezzo alla natura. Ogni volta mi domando se il modo di vivere che stiamo seguendo sia quello giusto. 
La frenesia dei giorni. Il cartellino che va timbrato all'orario giusto, i nostri ritmi scanditi dalle lancette dell'orologio. 
Questo non vuol dire che chi vive in campagna o montagna, che sia, non abbia scadenze, ma davvero mi pare che solamente l'assaporare il silenzio del bosco, una passeggiata attorno ad un lago, osservare i piedi che passo dopo passo ci portano su un sentiero, ci dia un attimo di respiro in più. 
Le nostre città sembrano impazzite in alcune ore. Traffico in tilt, clacson che suonano senza un senso, autobus che sembrano scatole di sardine. Cantieri perennemente aperti dove lavorano persone segnate dal tempo che dovrebbero già essere in pensione. Colleghi che non ti fanno togliere nemmeno la giacca e sono già pronti a porti un quesito.
Forse è un ragionamento più complesso, che dovrebbe riguardare in generale la nostra società. Passiamo la maggior parte delle ore della nostra giornata al lavoro, almeno un terzo. 
Non ci siamo. 
venerdì 14 febbraio 2020 16 vostri commenti

Piano piano

Abbiamo passato momenti
duri
ma poi 
è uscito il sole
a darci felicità.
Noi siamo colline
e, piano piano, 
ci abbassiamo. 
Maestra, 
il verbo restare
non è all'infinito. 

Monica, 10 anni, filippina. 
da "Il silenzio è cosa viva" di Chandra Livia Candiani

Noi siamo colline. Ciò che accade nel tempo ci modifica, a volte, ci fa maturare, fare passi indietro, altre invece ci fa capire i nostri limiti o le maggiori possibilità. 
A volte arrivano folate di vento che ci spazzano via e noi appesi a qualcosa proviamo a resistere, non capendo che in alcuni casi forse sarebbe bene abbandonarsi alla scia, per comprendere. 
I cambiamenti spesso possono fare paura, così come il solo pensiero o l'avvicinarsi a quel che ci aspetta di nuovo, ciò che è in ombra, il punto di domanda che non vogliamo svelare. Sospensioni che mozzano il fiato, che non fanno dormire, che mettono in moto il pensiero costante. 
Ma è vero. Il verbo restare non è all'infinito, ha delle porte  dietro alle lettere, scorrevoli a volte, che attendono solo il nostro passaggio. 
Piano piano, però. 

mercoledì 5 febbraio 2020 25 vostri commenti

Rewind

A volte basta un pezzo lanciato per caso alla radio per portarci indietro nel tempo. Immagini che ritornano alla mente in pochi istanti, come se fossero sempre stati lì dietro un angolo ad attenderci. 
Cose che non torneranno più ma che sono sempre con noi a ricordarci come eravamo, con chi e cosa stavamo facendo. 
In alcuni casi strappano un sorriso o un smorfia di malinconia ma rimangono comunque parte della nostra vita. Così in pochi istanti tornano in mente quelle giornate alla soglia dell'estate in cui i miei andavano a sistemare la cabina e io assieme a mio fratello, a volte anche da solo, a giocare al campetto che in quel momento, cosa rara, era totalmente a nostra disposizione. 
Le sere che non volevamo lasciare lo stabilimento, perché non ne avevamo mai abbastanza di giocare, e chi ci portava a casa ci chiamava dall'altoparlante mentre noi facevamo finta di niente. 
Gli anni della scuola. L'occupazione di quindici giorni, con tanto di blitz all'alba per entrare nelle aule per appendere i nostri striscioni, gli amori nati e finiti nel giro di una serata, le lacrime e la gioia per il casino che potevamo fare fino a sera. La tensione delle assemblee con un preside che ci voleva sbattere fuori e le minacce di una sgombero della polizia. 
Le cene e i pranzi infiniti coi parenti che nemmeno Obelix sarebbe stato in grado di portare a termine.  In pratica si finiva quando poi era ora di mettersi di nuovo a tavola per la cena. 
Le uscite con gli amici e le ore infinite passate sotto l'orologio della Stazione Brignole per decidere dove andare. 
Poi quella frase che dicevamo tutti quando tornavamo a casa. "Mi ha cercato qualcuno?" perché non c'erano chat, gruppi o liste per tenerci insieme, ma muretti, piazzette, cartoline e citofonate.
lunedì 3 febbraio 2020 12 vostri commenti

I dimenticati


Era il 2017.
Lo Spallanzani probabilmente non rientrava nemmeno nel vocabolario degli italiani. 
Gli stessi precari che ora vengono sventagliati con orgoglio nazionale erano fuori dai cancelli dell'ospedale con tanto di striscioni per rivendicare il loro diritto alla stabilità contrattuale. 
Precari a vita. Biologi, ricercatori e molti altri. 
La politica nazionale e regionale dovrebbe smettere di ricordarsi di queste persone, della sanità in generale, solamente quando diventa un veicolo di propaganda. Una foto e via con tanto di dichiarazione sull'importanza della ricerca, poi una corsa in parlamento a votare i finanziamenti magari per le armi. 
In Italia ci sono 68428 ricercatori con contratto a tempo determinato, precari, contro 47561 con contratto indeterminato. Per non parlare del fatto che il numero dei dottorati in generale si è praticamente dimezzato.
Altro che orgoglio italiano. 
lunedì 27 gennaio 2020 26 vostri commenti

Ti ricordi?

La parola memoria mi fa venire in mente mia nonna. Era la custode della nostra storia familiare, nomi e fatti raccontati con una precisione certosina. Succedeva spesso durante le cene che qualcuno tirasse fuori qualche vecchio aneddoto e subito lei lo condiva con avvenimenti inediti oppure ripetuti ma sempre piacevoli da ascoltare. 
Ora quando ci riuniamo mancano i suoi racconti, quei soprannomi buffi che spesso si davano una volta, in alcuni casi anche annotati dietro a vecchie fotografie in bianco e nero un po' ingiallite. 
Mi capita spesso di pensare a cose del passato, quel "ti ricordi" che in pochi attimi ci riporta indietro nel tempo, a persone e cose care o anche a quelle meno care che però hanno contribuito al nostro percorso. 
Oggi dunque la giornata della memoria per continuare a non dimenticare, ricordare e  non abbassare la guardia nei confronti di un odio che non è mai seppellito, pronto a ripresentarsi ogni volta che trova uno spiraglio, un veicolo. 
E ce ne sono troppi, purtroppo. 


"La memoria umana è uno strumento meraviglioso ma fallace. È questa una verità logora, nota non solo agli psicologi, ma anche a chiunque abbia posto attenzione al comportamento di chi lo circonda, o al suo stesso comportamento. I ricordi che giacciono in noi non sono incisi sulla pietra; non solo tendono a cancellarsi con gli anni, ma spesso si modificano, o addirittura si accrescono, incorporando lineamenti estranei." 
I sommersi e i salvati - Primo Levi



venerdì 24 gennaio 2020 26 vostri commenti

Anche il cielo quel giorno piangeva



Ho sempre amato questa foto, anche prima di diventare padre. Uno dei tanti attimi di quotidiano vivere di un papà con la propria figlia. 
L'immagine di Guido Rossa che porto con me è proprio questa, quello sguardo di attenzione rivolto alla sua bimba. Un viso coraggioso, fiero ed onesto, da uomo che amava la montagna, da operaio che credeva nella partecipazione e nella lotta. Da padre. 
Come figlio di un operaio dell'Italsider ho sempre pensato a questa vicenda come una storia vicina a me e alla mia famiglia. Avevo solo 4 anni quando venne ucciso dalle Brigate Rosse, ma per anni poi sentii  mio padre parlare con un velo di tristezza della sua storia, e quel "è stato lasciato solo" che spesso ripeteva.  La grande partecipazione al suo funerale, Piazza De Ferrari piena e quel cappello comprato da mio papà perché anche il cielo quel giorno piangeva. 
Guardo questa foto e scrollo la testa per i tempi in cui viviamo, dove spesso non ci si schiera, non si partecipa, ci si nasconde dietro a mille scuse piuttosto che esporsi. Guido lo fece, da solo, e pagò con la vita. 
Io quello sguardo me lo tengo stretto. 
Per il buio. 
Quando arriva. 
giovedì 23 gennaio 2020 21 vostri commenti

La pazienza


Lavoro a contatto col pubblico, in particolare mi occupo di riabilitazione per persone disabili. Mi capita spesso di incontrare persone accompagnate da volontari, amici oppure in alcuni casi da parenti. 
Se dovessi fare una statistica credo di poter dire che tra i vari accompagnatori quelli che hanno meno pazienza sono i parenti, in particolare i figli. 
Spesso assisto a scene di irrequietezza nei confronti del paziente, padre o madre, in difficoltà e davvero mi pongo delle domande. Non possiamo sapere ciò che è successo nella vita delle persone, la loro storia, i loro rapporti. Ma un genitore in difficoltà necessita di ascolto, aiuto. Allo stesso modo la persona che assiste invece ha diritto anche a delle pause per non farsi risucchiare dallo stress che può  portare una stazione del genere.
Nonostante gli anni di lavoro quando mi trovo davanti a certe situazioni mi viene voglia di intervenire, magari con  una semplice frase. Ricordando gli anni in cui i genitori hanno badato ai figli e al loro bisogno di ascolto. 
Capisco le difficoltà di chi sta vicino e sono conscio del fatto che purtroppo viviamo anche in una società che sottovaluta il sostegno psicologico alle famiglie di chi sta male. Vengono viste come spese non sostenibili per le casse delle nostre Regioni. Una presa di posizione che a volte porta ad altri disagi e costi ancora maggiori per chi poi non ce la fa più.
Dovremmo imparare ad ascoltare di più, con pazienza. 


martedì 21 gennaio 2020 20 vostri commenti

Il solito copione

Abbiamo imparato un nome in più. Junior Cally, almeno per quanto mi riguarda.
Non sapevo nemmeno dell'esistenza di questo personaggio. Per curiosità sono andato a sentire una delle sue canzoni. Inascoltabile, secondo me.
Il grande motore delle spettacolo comunque ha già ottenuto il suo risultato far parlare di sé per avere più ascolto. Anche io tutto sommato ci sono cascato andando ad ascoltare un pezzo del cantante mascherato. 
Una polemica che è partita dalle dichiarazioni di Amadeus seduto al tavolo come nell'ultima cena con  un seguito di bellissime donne. Francamente mi viene da dire, ci accorgiamo ora di tutto ciò? 
La televisione ha da sempre riservato un ruolo subalterno per le donne, a parte qualche eccezione. La valletta che ascolta senza dire una parola nelle trasmissioni sportive, quella che legge solamente il servizio successivo. Il solito copione di un paese che si accorge del problema per qualche manciata di giorni per poi passare ad altro.
Verrebbe anche da domandarsi leggendo certi testi cosa porti a scrivere determinate cose e poi ad ascoltarle.
Forse però domande ultimamente ce ne facciamo sempre meno. 
lunedì 13 gennaio 2020 22 vostri commenti

Quando si ferma il tempo


Lo so è un pensiero banale, uno di quelli che prima o poi fanno tutti.  Stai crescendo così velocemente che in pochi attimi siamo passati dalle forme ad incastro alla prescrizione per la scuola elementare. 
Spesso mi viene in mente quando io e tua mamma ci immaginavamo un piccolo frugoletto scorrazzare per la sala. Ora quella stessa sala è diventata un laboratorio di creatività mista a caos. Dal pongo, alle tempere per arrivare ai pennarelli come sempre scarichi ma che non si possono buttare via, ai residui di sticker con in mezzo una scarpa delle Barbie data per dispersa per mesi. 
Una sorta di rivolta contro l'ordine. Quello del mettere a posto le cose. 
Bisognerebbe avere le giornate più lunghe, oppure, ancora meglio, prendersi sempre più tempo da passare con te. Con  il pericolo di dover rispondere alle domande senza risposta, quelle dei perché che proponi di continuo, che potrebbero mettere a dura prova anche Alberto Angela. 
Sicuramente dovrò rimettermi in forma perché le mie ossa non sono pronte per affrontare la sequenza "trenino per andare in bagno", "momento della ginnastica pop", "dance con BabyK" (non ce la posso fare, meglio gli Intillimani),  "Hula Hoop". 
Forse con una fornitura a vita di Arnica potrei farcela. Forse. 
Ci sono pochi momenti in cui si ferma il tempo, quando guardo negli occhi la tua mamma e quando ti prendo in braccio. 
Ecco, potrebbe succedere di tutto attorno, ma sarebbe lo stesso. Perché come te e il tuo sorriso nessuno mai. 

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