lunedì 15 gennaio 2018 11 vostri commenti

Sdoganamento totale

Mente a sinistra si assiste all'ennesima sfida di chi ce l'ha più a sinistra dell'altro a Genova rispuntano i coltelli. 
Ma sembra non interessare molti, anzi per qualcuno ci sta, se lo sono meritato, perché le zecche rosse lo fanno da sempre. 
Succede anche questo. 
Una decina di ragazzi e anche qualche meno giovane vanno ad appendere manifesti per Genova Antifascista in giro per la città. Decidono di metterli anche in una zona dove da poco è stata aperta la sede di Casapound, che già a Genova suona male. 
Succede che da quella sede escano in 25-30 con spranghe, cinture e bastoni. 
Succede che i ragazzi scappino e che uno cada a terra. 
Succede che qualcuno torni indietro ad aiutarlo. 
Poi una lama.
Come qualcuno ha detto sui social "ma ce l'hanno anche i boy scout ormai". 
Già perché ormai si sdogana tutto e poi si arriva a questo. 
Il fascismo 2.0 però è sveglio, è in grado di comunicare, quindi subito un bel comunicato in cui si dice che figuriamoci se loro hanno accoltellato, che sono solamente usciti per mandare via i rossi che infastidivano qualcuno. Perché aiutano gli italiani mica li accoltellano loro.
Alla prossima. 
Magari nel silenzio della notte sentiremo un passo dell'oca. 
Ma so' ragazzi. 


martedì 2 gennaio 2018 17 vostri commenti

Veloci da perdersi

Non sono un credente praticante ma ho sempre amato le feste fin da piccolo. 
Per la mia famiglia erano un appuntamento fisso da rispettare. Natale, Santo Stefano, capodanno, Befana e altro. 
Ci si riuniva di solito nella casa più grande perché eravamo molti. Non vi sto ad elencare i piatti che potevamo trovare sulla tavola, erano tempi differenti. Ora si mangia tanto in parecchie situazioni, una volta erano quelle le occasioni particolari dove si potevano avere due prima e qualche secondo. 
Erano momenti in cui si stava a tavola, parecchio, seduti a parlare senza cellulari o suonerie a distogliere l'attenzione. Il racconto era padrone, gli aneddoti che gli anziani raccontavano come a voler tramandare a noi ricordi che avremmo dovuto poi portare dietro nel tempo. 
Si giocava per ore a tombola, mercante in fiera e settemezzo.
Difficile ora pensare a tutto ciò.
Vedo in molti ragazzi, e non solo, la noia nello stare a tavola a parlare. Come se ci fosse una costante spinta ad andare verso altro, possibilmente più veloce. 
Non sto dicendo che tutto ciò che ci circonda in questo momento non vada bene e nemmeno che prima era tutto meraviglioso da incorniciare. No. Mi pare però che tutto accada troppo velocemente e che ora si inizino a perdere di vista le cose importanti. 
Una chiacchierata in più con un nonno. 
Una telefonata per sapere come vanno le cose. 
L'importanza di esserci ad una festa, non solo fisicamente.
Semplicemente fermarsi e raccontare.
Ascoltare.

domenica 31 dicembre 2017 12 vostri commenti

Pensierini pericolosi




Questo è il pensierino natalizio che qualche fascista ha pensato bene di donare al Teatro dell’Ortica, teatro sociale di Molassana. Scritte sui muri dell’entrata, sui vetri inneggianti il regime e il duce oltre ad altre cose che rappresentano moto bene il livello di questa gente. 
Ora molti si domanderanno chi è stato. La risposta l’abbiamo già, sappiamo benissimo chi sono i colpevoli. Sono tanti e spesso vicino a noi. 
A cominciare da quelli che leggendo gli articoli su questa vicenda, guardando le foto si ostineranno a dire che il fascismo non esiste. Colpevoli come quelli, presenti anche nelle istituzioni, che continuano a sottovalutare la deriva presa da questo paese. 
Quelli che in questi mesi hanno attaccato l’Anpi.
Quelli che in ogni risposta infilano il solito “prima gli italiani”.
Quelli che esultano quando vengono fermate persone che manifestano contro i fascismi .
Quelli che si dimenticano che le leggi contro il fascismo ci sono, scritte in maniera chiara nella nostra costituzione.
Quelli che vorrebbero muri invalicabili anche i casa loro.
Quelli che condividono notizie false.
Quelli che non si indignano per gli attacchi alle biblioteche.
Quelli che “cosa sarà mai un’altra sede di Casapound”.
Quelli che “ma loro aiutano i nostri poveri”.
Quelli che spacciandosi per sinistra da anni rincorrono posizioni di destra.
Quelli che hanno sdoganato i fascisti.
Chi ha compiuto questo gesto deve sapere che l’Ortica ci sarà sempre, continuerà ad essere un presidio socio-culturale, continuerà ad occuparsi di chi non fa notizia, delle persone che non rientrano più nei bilanci, lavorando con la psichiatria, con le donne che hanno subito violenza, con i disabili, quelli che molti italiani non vorrebbero nemmeno vedere. 
Chi ha compiuto questo gesto sappia che quelle scritte ci rafforzano perché ci danno un ulteriore prova di essere sulla strada giusta, ostinata e contraria. Non ci hanno fermato i tagli di qualche anno fa non saranno di certo queste scritte.
Le parole di Gramsci, oggi più che mai sono da ricordare, “odio gli indifferenti”.
Ecco oggi gli indifferenti sono anche colpevoli.
Orgoglioso di essere del Teatro dell’Ortica.


Auguri a tutti voi!!!
lunedì 18 dicembre 2017 10 vostri commenti

Fermiamoci

Lo diciamo spesso ma poi passata la tempesta non si fa mai. Bisognerebbe correre di meno, dare spazio alle giuste cose della vita, per assaporarla davvero. 
Ci sono eventi traumatici che funzionano da campanello d'allarme, una sorta di memo, un dito che picchia sulla schiena rispetto a ciò che stiamo facendo. 
Questa mattina davanti al posto in cui lavoro purtroppo un telo bianco con sotto una persona deceduta per uno schianto in moto contro un camion mi ha ricordato ancora una volta l'importanza del tempo passato con le persone giuste, il metro da assegnare alle cose, alle scadenze, agli appuntamenti e agli orari. 
Lo dice uno che se lo ripete spesso ma troppe volte si trova a rincorrere la lancetta dell'orologio senza alcun senso. 
Un silenzio assordante questa mattina in una strada dove sembrava si fosse fermato davvero il tempo. Ora tutto è tornato alla normalità.
La gente ha ripreso a correre, a suonare i clacson, a non fermarsi in prossimità delle strisce, a superare quando palesemente non si può.
Tutto scorre troppo velocemente in una società che ha messo la frenesia al primo posto.
Un pensiero a quella donna e ai suoi cari. 

giovedì 14 dicembre 2017 3 vostri commenti

Pietre

Le parole possono essere pietre ben piantate, ferme, in un fiume per portarci dall'altra sponda. Oppure possono essere pesi nelle nostre tasche che lentamente ci portano sotto.
Ho il ricordo di parole non dette che mi porto dietro, momenti in cui avrei voluto, avrei dovuto dire ciò che le emozioni mi portavano a provare. 
Le esperienze, soprattutto ahimè quelle brutte, ci insegnano molto anche il non rinunciare a parlare, per spiegarsi. Per questo motivo ora cerco sempre di evitare il silenzio e di non lasciare in giro del non detto.
Le parole possono fare male e spesso l'uomo se ne dimentica. Sui posti di lavoro ad esempio vengono usate spesso senza pensare, trattate con poco garbo e indirizzate verso le persone come etichette vuote. 
Ma non solo nei corridoi o nelle stanze dove lavoriamo. Anche nelle famiglie, dove purtroppo sembra che le comunicazioni siano su livelli differenti, dove a volte si rinuncia a parlare con gli adolescenti perché giudicati non in grado, perché "intanto questa è una generazione così".
Forse potremmo ripartire prendendoci cura delle parole e così anche degli altri.
giovedì 7 dicembre 2017 2 vostri commenti

Alti e bassi

E' vero bisogna cercare di giudicare le situazioni guardandole da più punti di vista. Confesso di non riuscirci sempre, ma per cercare di assecondare la diceria che gli anni dovrebbero portare maggiore riflessione a volte mi riesce. Ma solo a volte, non vorrei esagerare.
Così mi capita spesso di pensare che qualche cosa nel meccanismo dell'organizzazione del lavoro nelle aziende e nelle strutture varie non sia proprio oliato. Parlo soprattutto dei piani alti, la sensazione è che da un po' di tempo la classe dirigente abbia perso smalto, magari poi non lo ha mai avuto. 
La logica del risparmio a prescindere, del trattare la gente come un semplice numero incasellato in un bilancio sta togliendo spazio alle idee, alle innovazioni e soprattutto azzera completamente i rapporti umani.
Quindi succede di sedersi un una trattativa sindacale o magari in una riunione di equipe e trovarsi davanti delle persone che sperano in una magia dei partecipanti per risolvere un problema di competenza dirigenziale, succede che ci siano perenni avvertimenti sul fatto che non si comunichi abbastanza, succede che se ci sono dei soldi in azienda di solito vanno sempre a finire nella stessa direzione, succede che a parole tutti sembrano bolscevichi, succede che spesso i premi di produzione dei piani alti sono legati a risparmi su quelli del piano di sotto, ma soprattutto succede che i corridoi e le riunioni sono piene di Yes Man.
Succede troppo.
giovedì 30 novembre 2017 12 vostri commenti

Carneficina sociale ligure

La Liguria non è solo terra di sole sulle coste, mare e red carpet. Ultimamente è terra di conquista per le politiche liberiste soprattutto per quanto riguarda la Sanità. Una di quelle regioni in cui il centro sinistra ha sempre dato per scontata la vittoria, spesso tralasciando tematiche importanti e dando il via anni fa ai primi "risparmi" sui più deboli facendo tagli del 5% sui fondi destinati ai disabili. 
Oggi la situazione è drammatica, il presidente Toti, centro destra, nel silenzio totale anche grazie alla sua indubbia bravura di comunicatore da una parte millanta successi e tappeti rossi che attirano turisti dall'altra sta dando vita ad uno stravolgimento del sistema sanitario ligure. 
Tagli indiscriminati sui servizi agli anziani, disabili e persone seguite dalla salute mentale. Una carneficina sociale che porterà all'abbassamento della qualità dei servizi, a costi aggiuntivi per le famiglie e licenziamenti.
Solo alcuni esempi. La Regione ha deciso che in caso di un numero di assenze elevato da parte di una persona pluridisabile (quindi in alcuni casi più soggetto a malattie) non pagherà più la retta per frequentare il centro, facendo ricadere il costo per la frequenza sulla famiglia. Parliamo di 100 euro al giorno.
Altro caso. Dopo il 65 anni una persona psichiatrica ricoverata in una residenza non verrà più considerata psichiatrica, con un colpo di teatro diventerà solamente un paziente geriatrico. Quindi con una retta minore e differente assistenza.
Sono notizie che non conquistano i titoli dei giornali, che passano inosservati ma dovrebbero interessare tutti anche se in questo momento non sono cose che direttamente ci riguardano. 
Ci sono elementi che connotano il livello di civiltà di una società, questo lo è.
Oggi saremo in piazza davanti al Consiglio regionale per manifestare il nostro dissenso.
E' una lotta continua.
giovedì 23 novembre 2017 8 vostri commenti

Genova Fahrenheit

A Genova, la mia città, nei giorni scorsi degli ignoti sono entrati nella notte nella biblioteca comunale del quartiere di Molassana, in periferia, sfondando la porta ammucchiando alcuni libri per poi dargli fuoco. 
Un gesto che porta alla memoria il rogo dei testi da parte dei nazisti, gli sfregi delle dittature nei confronti della cultura. 
Segnali inquietanti che simboleggiano una deriva che sembra inarrestabile.
Atto fascista? Gesto di qualche sconsiderato? Integralisti? Una gara a chi fa più il duro? 
Non lo so. Ma chiunque sia stato ha comunque suonato nuovamente un campanello che viene purtroppo ignorato. Ci sono dichiarazioni, leggi, prese di posizioni che in questi anni, in questi mesi hanno aperto il campo alla legittimazione di personaggi impresentabili, posizionato la cultura agli ultimi posti nei bilanci. 
E' una strada sempre più in salita, stretta e ardua. Nei libri, nelle parole spesso troviamo le soluzioni e gli spunti per una convivenza civile, segni fatti di inchiostro che diventano simboli fondamentali per una democrazia.
Tutto ciò è spaventoso ma non nasce pochi giorni fa, è frutto di un continuo logoramento delle coscienze, una quotidianità che purtroppo è sempre più coniugata all'individualismo, all'intolleranza, una società che ormai si sono trasformate in un grande magazzino pieno di sconti e attrazioni. 
Stiamo perdendo di vista le cose fondamentali, e la cosa peggiore è che ci stiamo abituando al peggio guardando sempre meno in alto.
Manca l'aria.
venerdì 17 novembre 2017 4 vostri commenti

E' tempo di essere visti


L'Arca nell'immaginario collettivo, a volte dettato dal retaggio religioso indotto, rappresenta qualcosa che prova a portarci in salvo per un nuovo inizio. 


Questo il nome del Teatro all'interno delle mura circondariali del Carcere di Marassi a Genova inaugurato nel 2016. Un palcoscenico che questa mattina e domani sera abbiamo calcato e calcheremo con la Compagnia Stranità, del Teatro dell'Ortica di Genova, composta da pazienti psichiatrici, operatori, educatori, attori e cittadini. 
In scena con "Temporaneamente presenti... è già qualcosa" uno spettacolo basato sulle parole, le storie e la vita delle persone psichiatriche che riguardano il tempo. Questo nemico amico che spesso ci portiamo dietro, rincorriamo, sfuggiamo, che può avere differenti dimensioni a seconda del posto in cui ci troviamo e del nostro stato d'animo.
Tempo che per un ex paziente psichiatrico tenuto in manicomio era rappresentato dal susseguirsi di piccoli eventi, il momento del caffè, il pasto se possiamo chiamarlo così, l'attesa infinita per una cena che non arrivava mai. 
Lo stesso vale per il carcere dove a detta di chi è dentro o ci è stato il tempo si ferma, come una sospensione momentanea. Attenzione qui non si parla di colpevoli o pena da scontare, ma di altro. Ovvero colmare spesso un vuoto, provare a portare le persone attraverso il mezzo teatrale ad aprirsi, cercare di mettersi in gioco uscendo dagli schemi predefiniti che sono presenti in un carcere.
Perché ognuno, al di là dello stigma che può essere sempre in agguato per tutti noi, deve essere visto. 



lunedì 6 novembre 2017 12 vostri commenti

Maggioranza sciolta

Gaber diceva che libertà è partecipazione. Sembra però che gli italiani abbiano deciso di non esercitarlo più questo diritto, anzi  la libertà è proprio quella di non andare a votare. Confesso che se si votasse domani potrei essere uno di quelli.
Un dato che emerge ancora una volta dopo questo giro di elezioni amministrative e regionali, ad Ostia vota il 36,5% e in Sicilia per le regionali il 46,7%. 
Ora gli unici che sembrano non prendere minimamente in considerazione questo dato sono proprio i politici che esultano come se avessero vinto dopo un plebiscito. 
Qualcuno dirà che chi non vota non ha diritto di parlare, non credo si possa più cavalcare questa considerazione, anzi bisognerebbe provare a capire come mai più della metà delle persone non vota nemmeno quei partiti che dicono di essere fuori dalla "comune politica". In parte è vero che la mancanza di partecipazione spesso si deve anche al non interessarsi delle questioni comuni, lo vediamo anche sui posti di lavoro dove il fare comunità sembra ormai un'utopia. Ma può essere solo questo?
La realtà dei fatti alla fine ci fa ritrovare con Renzi che come l'omino della Duracell continua a andare avanti nonostante ci sia un muro, CasaPound che tra un investimento e l'altro dice di volere entrare in Parlamento, Silvio rinato nel suo splendore plastificato, Salvini e la destra che pur di mettere un piede al governo di ogni cosa farebbero un alleanza anche col mostro di Lockness e i grillini che sfanculano tutti probabilmente anche quando sono davanti ad uno specchio. 
La domanda è,  quando questo 60-65% deciderà di votare cosa succederà?
Nel frattempo di lavoro si parla sempre meno, ma non diciamolo troppo in giro.
venerdì 27 ottobre 2017 21 vostri commenti

Ritratti nel tempo



I compleanni sono appuntamenti che ricordano lo scorrere del tempo assieme a qualche amica ruga che cresce insieme a noi con la quale abbiamo ormai un appuntamento fisso davanti allo specchio ogni mattina. 
Il mio è con quelle che fin dai tempi delle elementari ho sulla fronte, perché nonostante i buoni propositi, penso, mi preoccupo e mi arrabbio troppo, spesso inutilmente.
Sono segni, compagni di viaggio che ci ricordano ogni nostra espressione di felicità, di rabbia o di preoccupazione. Piccoli percorsi tracciati sulla faccia che ci riportano a situazioni, persone incontrate e lasciate, errori o scelte difficili da prendere, cose dette di troppo o non dette, passi fatti o non fatti attraverso le porte scorrevoli che abbiamo incontrato. 
La cosa importante è cercare di non apparire e provare ad essere, ponendosi anche all'ascolto e mai su un piedistallo, lasciando perdere come gli altri ci ritraggono.
E' dal 25 ottobre di 42 anni fa che cerco di farlo, con sempre meno filtri, e ora  anche di trasmetterlo ad una creatura di 90 centimetri circa.
Si fa quel che si può.
lunedì 23 ottobre 2017 25 vostri commenti

Scatole vuote ma autonome

Diversi milioni di euro.
Ecco basterebbe fermarsi qui per capire quanto fa girare le scatole una spesa del genere per due referendum che si potevano evitare visto che esiste già una strada legislativa da percorrere in caso di richiesta di autonomia. 
La cosa che però di più spaventa è la via tracciata verso l'azzeramento dei principi di solidarietà,. Viviamo in un periodo in cui i muri sono all'ordine del giorno e chi sta bene, o meglio, non ci pensa nemmeno a condividere ciò che ha.
Spesso è fumo negli occhi da buttare in faccia alla gente. Autonomia non è sinonimo di funzionamento, di risparmio e di efficienza. Ultimamente badiamo sempre di più al contorno e sempre meno al contenuto o alla capacità di chi fa determinate leggi. 
Prendiamo ad esempio il nostro Sistema Sanitario Nazionale, invidiato negli anni e poi lacerato, nato il 23 dicembre del 1978. Al governo c'era Andreotti sostenuto da un monocolore democristiano. Fatevi un giro adesso nelle Regioni, venite a vedere cosa sta facendo Regione Liguria alla Sanità, non è autonoma vero ma molte delle competenze di quel settore dipendono già dai governatori. Tagli alle riabilitazioni per disabili e psichiatrici, pronto soccorso che sopravvive facendo aspettare le persone all'infinito, un disegno politico per spostare l'asse verso la privatizzazione.
Guardare il dito mentre dietro sta succedendo di tutto non ci porterà a nulla, è assurdo non capire che referendum come questi suonano più come eventi di campagna elettorale a spese della comunità. Poi la persone hanno votato, evviva quindi la democrazia. Ma i contenuti non cambiano.
Alla fine è sempre una questione di soldi.
lunedì 2 ottobre 2017 24 vostri commenti

Sangre

Le immagini che arrivano dalla Catalogna sono un pugno nello stomaco, non molto distanti da ciò che abbiamo visto a Genova nel 2001. Violenza contro tutti, anziani trascinati via colpiti in testa più volte, sanguinanti. Scene che indignano, che provocano brividi lungo la schiena e rabbia tanta rabbia per delle divise che ancora una volta commettono atti indegni.
L'affare Catalogna non è una questione di questi ultimi anni ma ha radici lontane, quindi difficile davvero limitarla ad un semplice commento. Necessiterebbe credo di molte riflessioni. Il mio modo di pensare, i miei valori e ideali, mi portano a non amare i confini, le divisioni e i muri. Sono lontano anni luce da chi ha una spinta indipendentista. Sono convinto però che stiamo assistendo  ad una massima espressione dell'arroganza del potere che sceglie spesso, sempre, la strada della violenza invece di parlare, dialogare, cercare di capire le ragioni di chi scende in piazza.
La mia paura è che la maggior parte delle persone scese in piazza pur credendo davvero nell'essere "catalani" sia stata spinta da cattivi maestri interessati solamente alla questione economica. Purtroppo ormai la maggior parte delle scelte politiche e delle decisioni hanno le loro basi nel non volere spendere soldi per gli altri, dal tenersi le proprie risorse. La Catalogna è la nazione più ricca della Spagna con un’industria più sviluppata, 609mila imprese attive e un Pil di oltre 200 miliardi di euro paragonabile ai paesi come la Finlandia o il Portogallo. 
Davvero un'argomento spinoso, difficile, che si muove sul confine tra la libertà dell'individuo di decidere e la solidarietà tra i popoli. 
Ciò che sicuramente viene fuori da queste ultime vicende è un Europa, e in questo caso una nazione, che tende a dividersi, dove le ragioni nazionaliste spesso sono supportate dal denaro. 
Manganelli, muri, divisioni e soldi.
Buio.

venerdì 22 settembre 2017 16 vostri commenti

Spazi


L'obiettivo era quello di conquistare lo spazio migliore, magari il punto in cui si poteva mettere la mano dentro allo sportellino per cercare qualche spicciolo o ancora meglio un bel gettone da esibire poi come trofeo.
Erano un rifugio. Uno di quei punti dove ripararti durante un acquazzone improvviso o perché no baciare la fidanzata di turno. Spazi comuni a volte teatro di piccole liti per il troppo tempo di attesa, porte che venivano percosse dal pugno di chi non sapeva, non voleva o non poteva aspettare.
Col tempo abbandonate al loro destino fatto di fili spezzati, di tossici sdraiati per terra, riparo di senza tetto. Testimoni di una parentesi fatta di tessere magnetiche da collezione, messe da parte dalla smania di essere reperibili sempre.
Indimenticabili per qualcuno di noi. Per tutti quelli che spesso si lamentano del poco spazio sul proprio cellulare.
lunedì 18 settembre 2017 9 vostri commenti

Questo è un post per vecchi


Andavamo piano, col vento nei capelli che ci dava la sensazione di andare a 100 all'ora mentre la signora sul marciapiede con tanto di spesa in mano ci superava. Erano i tempi in cui il percorso da A a B era importante, faceva parte dell'esperienza e dell'avventura.
Discorsi e ragionamenti che molto probabilmente prima di noi qualcuno ha già fatto sulla generazione del momento, ma in fondo veri, reali. 
Non è solo una questione di trasporto ormai, ma di quotidianità vissuta troppo velocemente, giusto il tocco sul proprio touch. 
Chissà poi magari era solo la sensazione di essere "agili" e "sorridenti".

lunedì 11 settembre 2017 17 vostri commenti

Rimini Firenze senza ritorno.

Non sono in grado di dire se il momento in cui viviamo sia un punto di non ritorno. Sono convinto però che sia molto pericoloso. Camminiamo in bilico su un sentiero sconnesso, con l'alta probabilità di cadere.
I commenti sui social, ma non solo, sulle violenze di Firenze comparati con quelli di qualche giorno fa sui fatti di Rimini disegnano una società, un mondo, sempre più malato per colpa di un veleno iniettato dai suoi stessi abitanti.
Vengono alla mente le giornate sventolate a 360 gradi contro la violenza sulla donna mentre si leggono frasi del tipo "se le sono andate a cercare", "li hanno incastrati", "queste sono furbe", "però Firenze non è una città da sballo la gente lo deve capire" (questa è del sindaco) e molto altro. 
Salgono in cattedra in questi momenti i politici sciacalli che stanno costruendo il loro consenso grazie a queste cose. Allora possiamo trovare un post di Salvini, quello che giorni fa parlava di castrazione chimica, quello che fa foto a due ragazzi di colore mentre usano li telefonino commentando "ecco le nostre risorse",  che ci dice di non generalizzare, perché i carabinieri non sono tutti così aggiungendo anche lui "che però qualche sospetto sulla vicenda è lecita". 
La violenza non ha colore, non è differente se a commetterla è uno ricco o uno povero,  il reato è un mero atto che va contro la legge a prescindere da chi lo commette. Concetti semplici che però a quanto pare a parecchi nostri concittadini non sembrano entrare in testa. Fumo negli occhi che molti politici stanno utilizzando per coprire la loro pochezza e incapacità nel risolvere il problema del paese. 
Poi le vittime, quelle dimenticate, usate solamente come arma di propaganda per tornare nell'oblio tra pochi giorni e spesso sole ad affrontare un dolore difficile da descrivere. Basta citare solamente il fatto che i centri antiviolenza stanno subendo dei tagli ai loro finanziamenti. 
Il resto è solo l'ennesimo commento di chi domani scriverà con lo stesso livore per commentare il risultato di una partita di calcio. 

lunedì 4 settembre 2017 13 vostri commenti

Piccoli atti rivoluzionari


La vita è un cambiamento continuo o almeno dovrebbe essere così. Ci sono porte che si aprono, che si chiudono mentre i tuoi amici cercano di sorreggerti e poi gli orizzonti che vediamo dalla finestra.
Chissà forse è vero che l'uomo si immagina sempre davanti ad una vetrina con la voglia di avere determinate cose. Sono convinto però che spesso, troppo spesso, non ci rendiamo  conto di ciò che abbiamo già conquistato, presente a pochi passi da noi.
Attimi e momenti che diamo per scontato, che sottovalutiamo e smettiamo di apprezzare perché troppo presi dal resto, futile e dannoso il più delle volte. Allora dimentichiamo l'importanza del sorriso e dell'abbraccio di nostra madre, delle mani di nostro padre che hanno lavorato tutta la vita ma che sono sempre le prime ad aiutarci, del legame con nostro fratello o nostra sorella,  degli occhi della nostra compagna che ci sorreggono e ci fanno sapere che ci sarà sempre, oppure tua figlia che in un momento di silenzio ti dice "papà ti voglio bene".
Pilastri e fondamenta che ci sostengono per tutta la giornata, per tutta la vita, oppure ricordi che teniamo stretti a noi, col pensiero anche alle persone che non hanno questa fortuna e magari pensano di essere soli, in una famiglia che magari ha perso di vista i legami oppure in un paese nuovo e poco ospitale.
In questo momento in cui la violenza delle parole, e non solo, va di moda, restare umani è un atto rivoluzionario, come cercare la mano di chi ci vuole bene e stringerla.
Sempre.
venerdì 1 settembre 2017 7 vostri commenti

E l'ottavo giorno creò la notizia, falsa.

In questi giorni in rete si condividono spesso alcuni pezzi tratti da 1984 di Orwell. Il potere che spaventa l'uomo, l'essere umano in balia del potere, la comunicazione che crea la notizia, l'informazione manipolata che spaventa le persone e la gente che si ridimensiona sempre più fino a diventare parte integrante del sistema.
Abbiamo letto di tutto e ne leggeremo ancora. Nulla più sbalordisce perché siamo verso un punto di non ritorno. Razzismo semi nascosto misto ad intolleranza verso chi è diverso, una caccia alle streghe rincorrendo il povero brutto sporco e cattivo visto come origine di tutti i mali.
Ormai non si parla d'altro e la politica, quella si brutta sporca e cattiva, ha deciso di inseguire il voto facile. Ora ci ritroviamo con due destre, quella vera e quella che prova a farla. Il risultato lo sappiamo, a Genova abbiamo le prove.
Non serve a nulla parlare di dati o numeri, la sola cosa che interessa è avere un nemico, possibilmente di un etnia differente dalla nostra oppure povero. Tutto il resto non serve, ed è così che la maggioranza delle persone parla di cose senza entrare nemmeno nel merito, parla di violenza ma delle vittime non ricordano nemmeno il nome oltre a non preoccuparsi veramente. 
E' un grande spot interminabile, la differenza è che quelli di una volta erano più credibili. Lo stesso compianto Amendola quando offriva due detersivi al posto del Vernel era più reale dell'interesse dei paladini della morale che abbiamo sul pianerottolo.
Il problema è che con loro anche il telecomando universale non serve per spegnerli.
lunedì 24 luglio 2017 30 vostri commenti

Mail

Cosa siamo diventati? Perché abbiamo raggiunto questo livello?
So che non dovrei farmi queste domande ma è inevitabile in una mondo, un paese dove il rispetto della persona oramai è messo all'ultimo posto.
Venerdì alcuni lavoratori della Ericsson di Genova hanno ricevuto una mail, voi direte beh una cosa normale ormai. La cosa fuori dalla norma è che nel testo di quella lettera ricevuta c'era la parola "licenziati". Un cortese avviso digitale che annunciava poi un'ulteriore lettera di addio all'azienda. 
Oggi quei lavoratori si sono trovati con il badge smagnetizzato. 
Respinti.
Non desiderati.
Questo siamo diventati, merce di scambio per aziende che vengono nel nostro paese con i tappeti rossi, fanno ciò che vogliono, pagano due lire le persone e poi in pochi attimi tutti a casa.
Ciò che fa ancora più male è che anni fa si sarebbe fermata la città, avrebbe chiuso il porto, i camalli sarebbero usciti autonomamente dai cancelli. Invece solo qualche partecipazione autonoma di alcuni genovesi. 
Il resto al caldo del proprio ufficio, del proprio posto di lavoro che per ora è salvo.
Per ora.
giovedì 20 luglio 2017 17 vostri commenti

Avevamo ragione


Certe cose non si possono dimenticare, eppure in questo paese abbiamo fatto, stiamo facendo, anche questo. 
Basta leggere i commenti in giro, non solo sui social, frutto di  una  propaganda che funziona benissimo è riuscita a portare a termine il suo obiettivo e molti, troppi, ora se parlano di G8 pensano a dei ragazzi che non avevano altro da fare quel giorno se non andare a sfasciare una città.
La verità la sappiamo e abbiamo anche le prove. 
Di politici nelle caserme a comandare assalti contro cortei inermi, di scambi di intese tra infiltrati e poliziotti, di zone rosse incostituzionali, di anziani colpiti da manganelli, di pistole che sparano nelle piazze, di morte, di proiettili deviati da pietre, di ragazzi presi a calci in faccia davanti alla questura, di molotov inventate, di macelleria messicana, di canti fascisti nella caserma, di punizioni corporali, di torture fatte a Genova, in Italia, solamente 16 anni fa.
Quei ragazzi avevano ragione.
Avevamo ragione.
Abbiamo le prove.
Ci hanno massacrato.
Ma ci siamo ancora, più vecchi, più soli, ma lottiamo sempre.

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