giovedì 20 febbraio 2020 8 vostri commenti

Un terzo


Siamo stati alcuni giorni in mezzo alla natura. Ogni volta mi domando se il modo di vivere che stiamo seguendo sia quello giusto. 
La frenesia dei giorni. Il cartellino che va timbrato all'orario giusto, i nostri ritmi scanditi dalle lancette dell'orologio. 
Questo non vuol dire che chi vive in campagna o montagna, che sia, non abbia scadenze, ma davvero mi pare che solamente l'assaporare il silenzio del bosco, una passeggiata attorno ad un lago, osservare i piedi che passo dopo passo ci portano su un sentiero, ci dia un attimo di respiro in più. 
Le nostre città sembrano impazzite in alcune ore. Traffico in tilt, clacson che suonano senza un senso, autobus che sembrano scatole di sardine. Cantieri perennemente aperti dove lavorano persone segnate dal tempo che dovrebbero già essere in pensione. Colleghi che non ti fanno togliere nemmeno la giacca e sono già pronti a porti un quesito.
Forse è un ragionamento più complesso, che dovrebbe riguardare in generale la nostra società. Passiamo la maggior parte delle ore della nostra giornata al lavoro, almeno un terzo. 
Non ci siamo. 
venerdì 14 febbraio 2020 8 vostri commenti

Piano piano

Abbiamo passato momenti
duri
ma poi 
è uscito il sole
a darci felicità.
Noi siamo colline
e, piano piano, 
ci abbassiamo. 
Maestra, 
il verbo restare
non è all'infinito. 

Monica, 10 anni, filippina. 
da "Il silenzio è cosa viva" di Chandra Livia Candiani

Noi siamo colline. Ciò che accade nel tempo ci modifica, a volte, ci fa maturare, fare passi indietro, altre invece ci fa capire i nostri limiti o le maggiori possibilità. 
A volte arrivano folate di vento che ci spazzano via e noi appesi a qualcosa proviamo a resistere, non capendo che in alcuni casi forse sarebbe bene abbandonarsi alla scia, per comprendere. 
I cambiamenti spesso possono fare paura, così come il solo pensiero o l'avvicinarsi a quel che ci aspetta di nuovo, ciò che è in ombra, il punto di domanda che non vogliamo svelare. Sospensioni che mozzano il fiato, che non fanno dormire, che mettono in moto il pensiero costante. 
Ma è vero. Il verbo restare non è all'infinito, ha delle porte  dietro alle lettere, scorrevoli a volte, che attendono solo il nostro passaggio. 
Piano piano, però. 

mercoledì 5 febbraio 2020 25 vostri commenti

Rewind

A volte basta un pezzo lanciato per caso alla radio per portarci indietro nel tempo. Immagini che ritornano alla mente in pochi istanti, come se fossero sempre stati lì dietro un angolo ad attenderci. 
Cose che non torneranno più ma che sono sempre con noi a ricordarci come eravamo, con chi e cosa stavamo facendo. 
In alcuni casi strappano un sorriso o un smorfia di malinconia ma rimangono comunque parte della nostra vita. Così in pochi istanti tornano in mente quelle giornate alla soglia dell'estate in cui i miei andavano a sistemare la cabina e io assieme a mio fratello, a volte anche da solo, a giocare al campetto che in quel momento, cosa rara, era totalmente a nostra disposizione. 
Le sere che non volevamo lasciare lo stabilimento, perché non ne avevamo mai abbastanza di giocare, e chi ci portava a casa ci chiamava dall'altoparlante mentre noi facevamo finta di niente. 
Gli anni della scuola. L'occupazione di quindici giorni, con tanto di blitz all'alba per entrare nelle aule per appendere i nostri striscioni, gli amori nati e finiti nel giro di una serata, le lacrime e la gioia per il casino che potevamo fare fino a sera. La tensione delle assemblee con un preside che ci voleva sbattere fuori e le minacce di una sgombero della polizia. 
Le cene e i pranzi infiniti coi parenti che nemmeno Obelix sarebbe stato in grado di portare a termine.  In pratica si finiva quando poi era ora di mettersi di nuovo a tavola per la cena. 
Le uscite con gli amici e le ore infinite passate sotto l'orologio della Stazione Brignole per decidere dove andare. 
Poi quella frase che dicevamo tutti quando tornavamo a casa. "Mi ha cercato qualcuno?" perché non c'erano chat, gruppi o liste per tenerci insieme, ma muretti, piazzette, cartoline e citofonate.
lunedì 3 febbraio 2020 12 vostri commenti

I dimenticati


Era il 2017.
Lo Spallanzani probabilmente non rientrava nemmeno nel vocabolario degli italiani. 
Gli stessi precari che ora vengono sventagliati con orgoglio nazionale erano fuori dai cancelli dell'ospedale con tanto di striscioni per rivendicare il loro diritto alla stabilità contrattuale. 
Precari a vita. Biologi, ricercatori e molti altri. 
La politica nazionale e regionale dovrebbe smettere di ricordarsi di queste persone, della sanità in generale, solamente quando diventa un veicolo di propaganda. Una foto e via con tanto di dichiarazione sull'importanza della ricerca, poi una corsa in parlamento a votare i finanziamenti magari per le armi. 
In Italia ci sono 68428 ricercatori con contratto a tempo determinato, precari, contro 47561 con contratto indeterminato. Per non parlare del fatto che il numero dei dottorati in generale si è praticamente dimezzato.
Altro che orgoglio italiano. 
lunedì 27 gennaio 2020 26 vostri commenti

Ti ricordi?

La parola memoria mi fa venire in mente mia nonna. Era la custode della nostra storia familiare, nomi e fatti raccontati con una precisione certosina. Succedeva spesso durante le cene che qualcuno tirasse fuori qualche vecchio aneddoto e subito lei lo condiva con avvenimenti inediti oppure ripetuti ma sempre piacevoli da ascoltare. 
Ora quando ci riuniamo mancano i suoi racconti, quei soprannomi buffi che spesso si davano una volta, in alcuni casi anche annotati dietro a vecchie fotografie in bianco e nero un po' ingiallite. 
Mi capita spesso di pensare a cose del passato, quel "ti ricordi" che in pochi attimi ci riporta indietro nel tempo, a persone e cose care o anche a quelle meno care che però hanno contribuito al nostro percorso. 
Oggi dunque la giornata della memoria per continuare a non dimenticare, ricordare e  non abbassare la guardia nei confronti di un odio che non è mai seppellito, pronto a ripresentarsi ogni volta che trova uno spiraglio, un veicolo. 
E ce ne sono troppi, purtroppo. 


"La memoria umana è uno strumento meraviglioso ma fallace. È questa una verità logora, nota non solo agli psicologi, ma anche a chiunque abbia posto attenzione al comportamento di chi lo circonda, o al suo stesso comportamento. I ricordi che giacciono in noi non sono incisi sulla pietra; non solo tendono a cancellarsi con gli anni, ma spesso si modificano, o addirittura si accrescono, incorporando lineamenti estranei." 
I sommersi e i salvati - Primo Levi



venerdì 24 gennaio 2020 26 vostri commenti

Anche il cielo quel giorno piangeva



Ho sempre amato questa foto, anche prima di diventare padre. Uno dei tanti attimi di quotidiano vivere di un papà con la propria figlia. 
L'immagine di Guido Rossa che porto con me è proprio questa, quello sguardo di attenzione rivolto alla sua bimba. Un viso coraggioso, fiero ed onesto, da uomo che amava la montagna, da operaio che credeva nella partecipazione e nella lotta. Da padre. 
Come figlio di un operaio dell'Italsider ho sempre pensato a questa vicenda come una storia vicina a me e alla mia famiglia. Avevo solo 4 anni quando venne ucciso dalle Brigate Rosse, ma per anni poi sentii  mio padre parlare con un velo di tristezza della sua storia, e quel "è stato lasciato solo" che spesso ripeteva.  La grande partecipazione al suo funerale, Piazza De Ferrari piena e quel cappello comprato da mio papà perché anche il cielo quel giorno piangeva. 
Guardo questa foto e scrollo la testa per i tempi in cui viviamo, dove spesso non ci si schiera, non si partecipa, ci si nasconde dietro a mille scuse piuttosto che esporsi. Guido lo fece, da solo, e pagò con la vita. 
Io quello sguardo me lo tengo stretto. 
Per il buio. 
Quando arriva. 
giovedì 23 gennaio 2020 21 vostri commenti

La pazienza


Lavoro a contatto col pubblico, in particolare mi occupo di riabilitazione per persone disabili. Mi capita spesso di incontrare persone accompagnate da volontari, amici oppure in alcuni casi da parenti. 
Se dovessi fare una statistica credo di poter dire che tra i vari accompagnatori quelli che hanno meno pazienza sono i parenti, in particolare i figli. 
Spesso assisto a scene di irrequietezza nei confronti del paziente, padre o madre, in difficoltà e davvero mi pongo delle domande. Non possiamo sapere ciò che è successo nella vita delle persone, la loro storia, i loro rapporti. Ma un genitore in difficoltà necessita di ascolto, aiuto. Allo stesso modo la persona che assiste invece ha diritto anche a delle pause per non farsi risucchiare dallo stress che può  portare una stazione del genere.
Nonostante gli anni di lavoro quando mi trovo davanti a certe situazioni mi viene voglia di intervenire, magari con  una semplice frase. Ricordando gli anni in cui i genitori hanno badato ai figli e al loro bisogno di ascolto. 
Capisco le difficoltà di chi sta vicino e sono conscio del fatto che purtroppo viviamo anche in una società che sottovaluta il sostegno psicologico alle famiglie di chi sta male. Vengono viste come spese non sostenibili per le casse delle nostre Regioni. Una presa di posizione che a volte porta ad altri disagi e costi ancora maggiori per chi poi non ce la fa più.
Dovremmo imparare ad ascoltare di più, con pazienza. 


martedì 21 gennaio 2020 20 vostri commenti

Il solito copione

Abbiamo imparato un nome in più. Junior Cally, almeno per quanto mi riguarda.
Non sapevo nemmeno dell'esistenza di questo personaggio. Per curiosità sono andato a sentire una delle sue canzoni. Inascoltabile, secondo me.
Il grande motore delle spettacolo comunque ha già ottenuto il suo risultato far parlare di sé per avere più ascolto. Anche io tutto sommato ci sono cascato andando ad ascoltare un pezzo del cantante mascherato. 
Una polemica che è partita dalle dichiarazioni di Amadeus seduto al tavolo come nell'ultima cena con  un seguito di bellissime donne. Francamente mi viene da dire, ci accorgiamo ora di tutto ciò? 
La televisione ha da sempre riservato un ruolo subalterno per le donne, a parte qualche eccezione. La valletta che ascolta senza dire una parola nelle trasmissioni sportive, quella che legge solamente il servizio successivo. Il solito copione di un paese che si accorge del problema per qualche manciata di giorni per poi passare ad altro.
Verrebbe anche da domandarsi leggendo certi testi cosa porti a scrivere determinate cose e poi ad ascoltarle.
Forse però domande ultimamente ce ne facciamo sempre meno. 
lunedì 13 gennaio 2020 22 vostri commenti

Quando si ferma il tempo


Lo so è un pensiero banale, uno di quelli che prima o poi fanno tutti.  Stai crescendo così velocemente che in pochi attimi siamo passati dalle forme ad incastro alla prescrizione per la scuola elementare. 
Spesso mi viene in mente quando io e tua mamma ci immaginavamo un piccolo frugoletto scorrazzare per la sala. Ora quella stessa sala è diventata un laboratorio di creatività mista a caos. Dal pongo, alle tempere per arrivare ai pennarelli come sempre scarichi ma che non si possono buttare via, ai residui di sticker con in mezzo una scarpa delle Barbie data per dispersa per mesi. 
Una sorta di rivolta contro l'ordine. Quello del mettere a posto le cose. 
Bisognerebbe avere le giornate più lunghe, oppure, ancora meglio, prendersi sempre più tempo da passare con te. Con  il pericolo di dover rispondere alle domande senza risposta, quelle dei perché che proponi di continuo, che potrebbero mettere a dura prova anche Alberto Angela. 
Sicuramente dovrò rimettermi in forma perché le mie ossa non sono pronte per affrontare la sequenza "trenino per andare in bagno", "momento della ginnastica pop", "dance con BabyK" (non ce la posso fare, meglio gli Intillimani),  "Hula Hoop". 
Forse con una fornitura a vita di Arnica potrei farcela. Forse. 
Ci sono pochi momenti in cui si ferma il tempo, quando guardo negli occhi la tua mamma e quando ti prendo in braccio. 
Ecco, potrebbe succedere di tutto attorno, ma sarebbe lo stesso. Perché come te e il tuo sorriso nessuno mai. 

venerdì 27 dicembre 2019 22 vostri commenti

Tradizioni

Finiva sempre nella stessa maniera il Natale di tanti anni fa. 
Si programmava la festa dopo. Già perché per noi bambini era un evento, un momento per stare insieme, giocare con i grandi e andare a letto più tardi.
Il posto era sempre lo stesso, la casa degli zii. Il menù aveva un inizio e raramente si vedeva la fine. Aperitivo fatto da mio padre con una marea di stuzzichini, antipasti infiniti per poi passare ai primi. Ravioli al touccu alla genovese e anche al ragù per rispettare le due origini famigliari, ligure ed emiliana. Poi tagliatelle o un'altra pasta. Per secondo non mancava mai la cima con tanto di salsa verde e via di seguito fino ad arrivare alla frutta secca che si sgranocchiava fino a tarda sera. 
Al di là del cibo era lo spirito del Natale indimenticabile, l'ansia dell'aprire i regali, andare a letto col pensiero a quell'uomo con la barba che di lì a poco sarebbe entrato non si sa bene come nella nostra casa per lasciare i doni. 
Non ricordo quando mi hanno detto la verità su Babbo Natale, ma chissà fondamentalmente un po' ci si crede ancora. "Papà ma perché non ha mangiato tutti i biscotti" ora mi chiede Greta e dal suo sorriso mi rendo conto quanto in fondo sia bello credere a questa cosa. Poi per la verità ci penseremo a tempo debito. 
Ora continuiamo a riunirci per le feste, non più con quelle persone delle tavolate storiche. Qualcuno ci ha lasciato altri si sono persi. Da parte mia cerco di trasmettere a Greta, anche se ancora piccola, già che i miei hanno insegnato a me. Almeno ci provo. 
"Papà ora dobbiamo appendere la calza".
Tradizione rispettata, il pensiero è già all'altra festa, passando per capodanno. 
Buone feste bella gente. 
venerdì 20 dicembre 2019 7 vostri commenti

Il mio Natale ideale

Colpito e quasi affondato dal TAG di Natale, tutto merito dell'amico Alligatore
Dunque procediamo.

Colonna Sonora
Appena ho letto colonna sonora la prima canzone che mi è venuta in mente e Last Christmas di George Michael, che tra l'altro non amo particolarmente ma che ci posso fare, potere della mente. Ha vinto lei.

Mood
Devo essere sincero il Natale mi piace. Adoro fare l'albero ora con mia figlia e addobbare la casa anche se non sono un grande maestro del gusto, ma ci provo. Probabilmente tutto deriva dalle tradizioni di famiglia che i miei mi hanno passato. Ricordo ancora con piacere l'attesa di questi giorni quando ero piccolo. Ci riunivamo sempre nella stessa casa, quella degli zii e ognuno portava qualcosa. Pranzi interminabili che però noi bambini adoravamo, niente tablet ma solo chiacchiere risate e lo stare insieme

Luogo
Ora sicuramente casa mia o quella dei miei genitori, se guardo al passato invece come detto la casa dei miei zii. 

Viaggio
Nessun viaggio a Natale, da 44 anni lo passo sempre a Genova per stare con la famiglia. Per viaggiare si può tranquillamente fare in altri periodi. 

Programma TV
L'indimenticabile e mai più ripetuto "Urka", con un Paolo Bonolis alle prime armi e le voci fuori campo da sballo. Poi invecchiando ho iniziato a guardare "Passaggio a Nord Ovest".

Serie TV
Assolutamente "Hazard" da guardare assieme a mio fratello con davanti una tazza di cioccolata e una fetta di focaccia da pucciare dentro. Il top. 

Cartoons
Anni fa aspettavamo il periodo natalizio perché in Tv davano i cartoni Disney, ora è tutto un po' più semplice. On demand da tutte le parti, piattaforme streaming. Insomma noi ce li guadagnavamo i cartoni di un certo tipo. 

Film
Per forza di cosa "Una poltrona per due". Appuntamento d'obbligo intorno alla vigilia direi. 

Fumetto 
Non leggo fumetti, in passato qualche Topolino ma davvero poco. In questo caso sono un po' in difficoltà ma se devo proprio dire qualcosa allora mi viene in mente il regalo natalizio di un mio caro amico tanto tempo fa. Il fumetto in formato gigante di "The Watchmen". 
Pazzesco.

Libro
Quelli che non mi regalano mai a Natale. A casa ne ho più di 2000 credo ormai quindi si sono tutti coalizzati contro di me e sotto l'albero mai un libro. Chiedo asilo politico. 

Rivista
"Giudizio Universale" una bellissima rivista che purtroppo non viene più pubblicata. Parlava di tutto, una sorta di recensione globale sul quotidiano e non. Peccato. 
Devo per forza citare anche "L'Internazionale" che leggo dai tempi dell'Università quando ancora era una lettura per pochi intimi. 

Svago
Mettersi sul divano e leggere, staccare la spina da tutte le scadenze quotidiane e le preoccupazioni. Promemoria da mettere assolutamente in agenda. 

Gioco da tavolo 
"Hero Quest". Ero un appassionato ma non esperto di Dungeon's And Dragons, ricordo quando uscì questo gioco da tavolo, bellissimo. Credo sia finito in dispensa dai miei, da ritirare fuori.

Attività
Una volta avrei risposto il calcio. Ora però direi che sono un po' al limite e anche da quello bisogna staccare. Per non parlare delle mie articolazioni che hanno dato molto sui campi, con i ringraziamenti degli ortopedici e dell'osteopata di turno. Quindi direi passeggiate con molta clama tenendo la mano di mia figlia. Una meraviglia. 

Cibo 
Beh! I ravioli di mia madre. Rigorosamente con il "touccu" alla genovese ma anche il ragù per accontentare la parte bolognese della famiglia. Io per non far torto a nessuno ho sempre fatto il bis, prima uno poi l'altro.

Video Games
Ora li ho messi da parte per questioni di tempo. Ci sta. Mi sono sempre piaciuti in particolare quelli manageriali, sul calcio ovviamente. Ricordo ancora le interminabili sfide con mio fratello con il Commodore64 e la lunga attesa ad aspettare che il gioco si caricasse. 

Ecco fatto, come regalo di Natale però non taggo nessuno. 
Non vorrei fare figli e figliastri. 
Sono graditi però commenti sul vostro Natale ideale. 




mercoledì 18 dicembre 2019 9 vostri commenti

A lezione

Ognuno è fatto a suo modo. Questo è scontato, lapalissiano direi. 
Mi domando spesso però come si possa imparare a "fregarsene un po'". Più vado avanti più mi rendo conto che il pensare meno ha dei vantaggi. Quindi beati quelli che non si preoccupano, che lasciano correre e che probabilmente hanno meno problemi. Nessun bruciore di stomaco o pensiero fisso nella testa. 
Imparare a stare nel "qui ed ora" credo sia una delle cose più difficili. Improbabile riuscire a cambiare drasticamente, forse ci si può provare ma è una strada in salita, di quelle da esperti delle camminate. 
Forse ciò che sta alla base del comportamento di quelli che se ne fottono è il "tanto se ne occuperà qualcuno". E' questo che frega noi "pensatori" incalliti, professionisti della preoccupazione. Non riusciamo a delegare, non ci fidiamo, o meglio sappiamo che se non ce ne occuperemo noi non se ne occuperà nessuno. 
Un'arte nuova da immagazzinare, che necessita alunni per il nuovo anno.
Dovrò sedermi al primo banco e stare molto attento, perdere appunti e fare molte domande perché i rischio è di essere bocciati in questo caso, o peggio di ripetere l'anno. 

venerdì 13 dicembre 2019 27 vostri commenti

Parole e sentenze della vergogna


Dagli ultimi dati pare che Fratelli d'Italia sia il partito che sta crescendo di più negli ultimi mesi. 
Credo davvero sia arrivato il momento di farsele queste famose due domande. 
Questi personaggi giocano con la Storia ormai, cavalcano l'onda dell'ignoranza italiana. Si perché siamo ignoranti, anzi sono. 
"A noi tutti il compito di cercare la verità e giustizia", le parole sono importanti diceva Moretti, in questo caso sono anche buttate lì a caso. 
Sappiamo benissimo chi sono i colpevoli. Lo ha stabilito la Cassazione affermando che la strage di Piazza fontana fu realizzata da Ordine Nuovo con al comando Franco Freda e Giovanni Ventura, che però non possono essere più processati perché assolti con sentenza definitiva nel 1987. 
Tradotto, una delle tante vergogne italiane. Per non parlare del fatto che nel 2005 i parenti delle vittime sono stati condannati a pagare le spese processuali 
I colpevoli sono i fascisti. Non ditelo alla Meloni però e ai suoi elettori. 
giovedì 5 dicembre 2019 9 vostri commenti

Who watch the Watchman?

Sembra non esistano più cose semplici da fare. 
Viaggiare, spostarsi per noi liguri non è più un piacere ma una sorta di avventura. Una di quelle prove  da superare per arrivare al livello superiore. O passi il turno o vieni eliminato. 
Ogni mattina un genovese si alza da letto e sa che dovrà andare a lavorare ma non sa quando arriverà. 
La frana sulla A6 ci ha riportato alla mente la tragedia del ponte Morandi. Una di quelle situazioni impensabili. Un ponte non può crollare! Invece si. Un'autostrada non può crollare! Invece si. 
Ora se fossimo in un paese normale probabilmente avremmo già qualche colpevole, o almeno degli indagati. Qui invece tutto scorre, come se nulla fosse. 
Qualche giorno fa abbiamo assistito alla chiusura dell'autostrada A6 per meno di 24 ore, con tanti di annuncio al termine dell'"emergenza" che i ponti sono sicuri. Ora francamente senza voler fare il tuttologo mi pare difficile poter effettuare controlli in così poco tempo. Diciamo che più che altro qualcuno voleva solo far vedere che ogni tanto controllano. 
Poi qualcosa di surreale. Un messaggio vocale di una mamma girato in rete, in cui annunciava il possibile crollo del ponte su Sori, informazione avuto dal marito geologo. Le condanne da parte di tutti sui giornali, la signora che viene indagata per procurato allarme. Ma attenzione, qualche giorno dopo scatta l'inchiesta da parte della procura per problemi strutturale ai piloni proprio di quel ponte. 
Un circo in pratica. In mezzo ci sono i cittadini con la loro lotta quotidiana per raggiungere il posto di lavoro, con i loro problemi di viabilità e sicurezza che sembrano non interessare nessuno o quantomeno pochi. Rappresentanti delle istituzioni che sembrano accorgersi ora di queste problematiche dopo anni di governo regionale. Toti ad esempio fa sorridere quando parla di queste cose come se non avesse mai governato. Così come quelli che hanno governato prima.
Ma soprattutto viene da pensare, chi controlla i controllori. Si perché tutti i rilievi del caso alla fine vengono fatti sempre da Autostrade e sinceramente mi pare che la credibilità ormai sia finita in un pozzo. 
lunedì 25 novembre 2019 9 vostri commenti

Basta



Adesso basta vantarsi delle allerte azzeccate, basta col presenzialismo in televisione vantandosi del lavoro che poi tra l’altro fanno gli altri, protezione civile, pompieri, forze dell’ordine e volontari.
Questo paese ha bisogno di una politica seria che metta in sicurezza il territorio di tutta la nazione, ha bisogno di cittadini che diano la giusta importanza al problema ambientale che esiste e che ci sta mettendo a dura prova da parecchio tempo. 
Un paese che sta sprofondando ma che continua a gestire solamente le emergenze, che continua a contare morti e dimentica nel giro di una pagina di calendario. 
Ora basta.
martedì 19 novembre 2019 14 vostri commenti

Non si ferma

Amo il calcio. 
Sono dentro questo sport da 38 anni, ho iniziato a giocare a 6 anni. Le prime scarpette e quel campetto di calcio in gomma me lo ricordo ancora. Ogni volta che ci ripasso davanti il pensiero va a quegli anni, ai sogni di un bambino con il suo pallone che in quel momento è solo ed esclusivamente suo e non lo vuole dare a nessuno. 
Faccio l'allenatore da vent'anni quasi, ho sempre cercato di insegnare ai ragazzi e ragazze i valori dello sport, il rispetto dell'avversario, la cultura della sconfitta, il senso del gruppo e della fatica per raggiungere un traguardo. Ci sono stati anni belli, fantastici e indimenticabili, ma anche quelli anonimi o brutti da accantonare come in tutte le cose. 
Ora però fatico. 
Credo che prima o poi scenderò da questo treno impazzito che ha perso da tempo la giusta direzione, che ha a che fare purtroppo anche con i progetti assurdi di genitori, parenti o affini che vedono nel calcio una possibilità di carriera. Ma soprattutto per quanto riguarda tutto il contorno che spesso è fatto di rabbia repressa portata sugli spalti e maleducazione sventolata ai quattro venti. 
Leggere la notizia dell'ennesima aggressione verbale ad un arbitro, questa volta in Sardegna, una ragazza di 17-18 anni che dirigeva una partita di Giovanissimi, ovvero ragazzi di 13 anni, fa male al cuore e fa venire voglia di smettere, di gettare la spugna. 
Dovrebbe far riflettere tutti gli addetti ai lavori e non solo. Purtroppo anche questo fatto passerà come molti altri, finendo nel dimenticatoio presto. Quando invece ci vorrebbero prese di posizioni della federazione, stop dei campionati, allontanamento definitivo di tecnici dirigenti violenti, allontanamento dai campi di parenti scellerati.
Ma è un treno impazzito, come ho detto.
E non si ferma.
martedì 12 novembre 2019 26 vostri commenti

Vita

La vita è bella, diceva Trotsky e non solo. 
E' anche bastarda, quando meno te lo aspetti, ti sorprende a volte con delle notizie meravigliose, nuovi arrivi, attimi di felicità indescrivbile con spinte di adrenalina a mille. Anche momenti di pioggia infinita, di nubi e di orizzonti che sembrano non vedersi mai. 
Ieri in poche righe un'amica vera, meravigliosamente vera, mi ha confidato un suo problema di salute. Lettere e parole come macigni, come pugni in faccia ripetuti. Ho barcollato ma poi ho desiderato che sentisse subito la mia voce per farle sapere che può contare su di me, per quel che può valere. 
Sono cose che in pochi secondi ci riportano con i piedi per terra, piantati al suolo e che rimangono ahimè impresse nella mente.
Una mente che purtroppo vaga, quando arrivano certe notizie, che ripensa ancora di più a coloro che  non ci sono più, che ci hanno lasciato troppo presto.
Ma l'azzurro del cielo spesso si intravede tra le nuvole. 
Lo sguardo è fisso in alto, e la speranza non bisogna mai farsela sfuggire. 

lunedì 21 ottobre 2019 19 vostri commenti

Quello sguardo al cielo

Non è normale tutto ciò.
Ricordo che una volta vivevamo i temporali in maniera differente, quasi piacevole, soprattutto nelle ore notturne. Stare sotto le coperte accompagnati dal rumore della pioggia e dei fulmini rendeva spesso la notte ancora più confortevole, così come il letto. 
Ora viviamo col fiato sospeso ogni volta che il cielo riversa su di noi anche solo una goccia d'acqua. Le varie chat in cui siamo presenti iniziano a riempirsi di messaggi ansiosi, di paura o di incertezza. 
Una volta non avevamo applicazioni per il vento, per la pioggia, per la neve, per il sole, manca solo quella per la puzza di fritto. Ci affacciavamo dalla finestra e si guardava fuori poi si andava. Al massimo seguivamo la voce confortevole del colonnello Bernacca che ci avvicinava alle isobare come fossero pagnotte calde. 
La mia città ha pianto vittime e chiaramente non riesce ad uscire da questo tunnel di paura. Credo di poter dire però che spesso si esaurisce tutto nel momento dell'allerta, dimenticando poi negli altri giorni che possiamo fare qualcosa per evitare l'angoscia e soprattutto le tragedie. 
Fiumi puliti, costruzioni abusive da abbattere, per non parlare di una politica ambientale seria che spesso viene derisa. 
Dovremmo vivere guardando il cielo con fiducia, invece siamo qui che per distogliere lo sguardo dal problema continuiamo a guardarci i piedi. 
giovedì 17 ottobre 2019 22 vostri commenti

Abisso


Ieri sera tornato a casa ho abbracciato Greta. Lo faccio ogni volta, ma ieri è stato diverso e oggi il pensiero è ancora lì, ancorato a quella sensazione e a quella mamma morta annegata con la figlia nel mare di Lampedusa avvolte in un ultimo abbraccio. 
"Mi chiedo quando sarà che l'uomo potrà imparare a vivere senza ammazzare" diceva Guccini. Purtroppo la risposta ora la sappiamo e ogni giorno abbiamo prove e testimonianze di una civiltà che commette  gli stessi sbagli già fatti nella storia. Guerre, stragi, muri costruiti per respingere, leggi che lasciano fuori gli ultimi e che li costringono a viaggi della speranza senza possibilità.
I deboli come sempre schiacciati dal peso delle decisioni degli uomini di potere e dall'indifferenza della gente. 
La sensazione è che ormai siano tutte notizie di routine, perché intanto non ci riguardano da vicino, non sono cose che accadono sul nostro pianerottolo, nemmeno nella nostra via un luogo che probabilmente ci interessa poco.
In quell'abisso ci siamo anche noi. 


martedì 15 ottobre 2019 9 vostri commenti

Lacrime di coccodrillo


In questi giorni una foto su tutte mi ha colpito, i giocatori della nazionale turca in riga per fare il saluto militare durante gli incontri validi per le qualificazioni agli Europei. Una commistione che ci rimanda indietro di anni, non così tanti,  in cui la politica dei regimi entrava anche negli spogliatoi oltre che nella vita quotidiana.  Non voglio nemmeno commentare la Uefa che per ora non si pronuncia sulla finale di Champions del prossimo anno che si dovrà giocare a Istanbul. 
La vicenda dei curdi non nasce ora, così come la pericolosità del governo turco. Fanno sorridere ora le prese di posizione dei governi, che sono comunque provvedimenti positivi, rispetto alla vendita delle armi.  Per anni tutti i paesi occidentali hanno fornito armamenti a destra e sinistra, brindando più di una volta al tavolo di Erdogan.
Tornano alla mente i rapporti con Saddam Hussein, Gheddafi giusto per citarne solo qualcuno. 
In mezzo a questo Risiko pericoloso ci sono i popoli, donne e bambini vittime ancora una volta della brutalità della guerra. Quella da noi lontana, che attira la nostra attenzione a spot ma che fa parte della vita quotidiana di queste popolazioni che vivono in terre "ballerine" tirate da una parte all'altra dal potente di turno. 
In tutto ciò spaventa ancora una volta la manca presenza dell'Unione Europea che non è riuscita neppure questa volta a trovare una presa di posizione univoca, lasciando libertà di scelta agli stati membri rispetto alla fornitura di armamenti. 
Il pensiero va ancora una volta a quelle persone che in queste ore guarderanno il cielo non per la paura della pioggia ma per le bombe con biglietto da visita occidentale.

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