venerdì 30 novembre 2018 17 vostri commenti

La stringo ancora di più


La paternità offre la possibilità di pensare a molte cose, attente riflessioni sulla vita e su ciò che ci circonda. Mi capita spesso di fermarmi a guardare mia figlia mentre prova a fare improbabili piroette o coreografie che nemmeno Brian e Garrison avrebbero potuto creare. Movimenti che riconciliano con tutto, riuscendo a far dimenticare i momenti di tensione della giornata, i pensieri immagazzinati dal cervello in continuo movimento e anche la cervicale. 
Il momento della favola è davvero quel rito tanto descritto da chi ci è già passato, con la differenza che non si tratta di un solo racconto, ma nemmeno di due, una sorta di richiesta di lettura all'infinito per rimandare il momento della nanna, che comunque poi arriva. 
Proprio in quell'attimo in cui mi capita spesso di prenderla in braccio, magari al buio, stretta a me a volte mi tornano in mente immagini come questa, mamme in fuga con i proprio figli, trascinati senza scarpe per evitare lacrimogeni o cose peggiori, padri con in braccio il proprio figlio stretto al corpo. In quel momento la stanchezza della giornata e i dolori alla schiena sembrano sciocchezze di fronte a persone che camminano chilometri e non possono permettersi di mettere giù il proprio figlio, rendendomi ancora di più conto della fortuna di vivere nel punto geografico fortunato. 
Se mai quel punto dovesse diventare pericoloso spererei di incontrare porte aperte non muri.
Allora la stringo ancora di più.

giovedì 22 novembre 2018 10 vostri commenti

Possiamo non scriverci messaggi?

"Al nostro terzo appuntamento lui mi ha fatto una proposta inattesa: 'Possiamo non scriverci messaggi?'". Questa la prima frase di un articolo apparso sulla rivista New York il mese scorso firmato da Clara Artschwager.
Non vuole essere un elogio ai tempi andati secondo me, ma una riflessione su quelle che erano le relazioni umane. Pensiamo al corteggiamento ad esempio, all'ansia consumata nelle ore che ci dividevano da un incontro, il pensiero alle lancette che scorrevano veloci portandoci alla tanto odiata ora del saluto. 
Una pausa di presenza che ora non è possibile, una vicinanza digitale che rischia anche di confondersi con quella fisica, reale. 
Dovevi dirti tutto e subito, non c'erano prove d'appello, non c'era il messaggio che ti concedeva un'altra chance, ma solo tanti pensieri alla frase detta, ripensamenti o sorrisi che potevano trovare conferma solo il giorno dopo,  corse verso citofoni, pulsanti premuti e una voce, quella di un padre o una madre, che fungevano da spartiacque tra te e la fidanzata.
Per non parlare delle lettere o dei bigliettini, messi negli zaini ritrovati a casa in mezzo al diario, frasi scritte sui banchi cancellate e poi riscritte. Dediche messe nero su bianco nelle pagine dei giorni di festa dove non c'erano i compiti, foglietti ritrovati magicamente sui motorini a volte, per i più romantici, con una rosa. 
Emozioni senza Giga. 
giovedì 15 novembre 2018 13 vostri commenti

Decreto Ischia

Qualche minuto fa è stato approvato il Decreto Genova. Come diceva il buon Moretti le parole sono importanti e spesso in questo modo ci stanno fregando. La mia città è in ginocchio, giusto dire che non stava benissimo prima, ma ora siamo lì fermi ad aspettare il colpo di grazia.
Fa davvero rabbia vedere un condono edilizio all'interno di un provvedimento col nome di una città che sta pagando ogni anno un tributo di vite spezzate e di danni per colpa proprio di quella edilizia senza senno.
Il crollo del ponte ha portato con sé come ovvio non solo problemi logistici ma occupazionali, ditte che chiudono, piccole imprese o negozi della porta accanto che non rinnovano il piccolo contratto dell'aiutante di turno. Tutte realtà che alle alte sfere sfuggono. 
Qualche settimana fa ho avuto la sfortuna di ascoltare il sindaco di Genova parlare di soluzione che deve arrivare anche dall'entusiasmo. Ecco. Una burla continua strutturata in diversi atti dove la costante è il selfie dove il richiamo della stampa può fare da eco. 
Si fanno riprendere a Portofino quando il ponente cittadino è nel dimenticatoio, Prà qualche giorno fa nuovamente allagata ma in quel caso nessuna fotografia del Presidente della Regione Toti e del sindaco ma solo la solita gente ad asciugare locali e a tirarsi su le maniche.
Via 30 giugno, la via che passa proprio sotto al ponte, chiusa senza avvisare nessuno con le conseguenze che potete immaginare sul traffico urbano che non vuol dire solo tornare a casa tardi, ma spesso significa anche entrare al lavoro tardi, ritardare una consegna tutte cose che possono indurre un'azienda a cambiare aria. 
Ma qui la parola d'ordine è entusiasmo  condito in armi da distrazione di massa. 
domenica 4 novembre 2018 24 vostri commenti

Colpi su colpi

Questa volta il peggio è arrivato dal mare. Il nostro amico, un compagno che noi genovesi, noi liguri sappiamo di avere sempre lì a disposizione. Una presenza, la sua, che possiamo avvertire in ogni momento anche quando si cammina nei vicoli del centro storico sommersi dall'altezza dei palazzi di una volta. 
L'acqua è arrivata di notte sulle strade del litorale, spazzando via tutto. 
I danni non si contano più, la mia città ultimante sembra entrata in un circolo vizioso. Le alluvioni, le frane, il crollo del ponte e ora i danni della mareggiata. 
Nulla avviene per caso però. 
Che si tratti di incuria, di mancata manutenzione o di cemento che avanza, la mano dell'uomo è sempre presente. Ogni volta che passo sulla sopraelevata penso a quanto cemento abbiamo messo tra noi e il mare. In alcuni casi un'azione indispensabile probabilmente per permettere l'esistenza stessa dell'urbe, ma in alcuni casi a mio giudizio un'invasione che ora la natura ci sta facendo pagare. 
Sento dire spesso ultimamente che Genova si rialzerà. Non lo so, me lo auguro, ma quel che è certo è che stiamo prendendo pugni nello stomaco da molto tempo. 
Siamo, credo, l'unica città al mondo con un'autostrada che termina dentro alle vie cittadine, un danno, un disagio per tutti che non può essere sopportato ancora per molto. Il rischio è quello di un ulteriore tracollo dell'economia cittadina. Genova anni fa puntava a superare il milione di cittadini ora siamo meno di seicento mila. Molti anziani, i giovani fuggono, come il lavoro. 
Il decreto Genova partorito dal governo è un insulto, davvero troppi politici anche locali stanno giocando a chi la spara di più, una propaganda infinita che in questo caso gioca con la vita delle persone, delle loro case e delle aziende che chiudono. 
Andremo avanti a Genova questo si. Ne abbiamo passate tante, ma oltre al ponte serve costruire una prospettiva comune. 

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