venerdì 21 dicembre 2012 27 vostri commenti

L'eterna panchina

Quindi siete pronti per i prossimi 150 anni?
Pronti ad essere testimoni del prossimo miglior statista scampato ai Maya?
Già perché alla fine dalle nostre parti finisce sempre così. Uno arriva col mantello rosso, superpoteri da supereroe e tanta folla festante. Poi qualche critica velata con un pizzico di sostegno e poi le solite frasi tipo "preferivate quelli di prima!". 
In pochi istanti però le promesse di lasciare il palazzo occupato spariscono lasciando il posto alla voglia di potere, alla voglia di incarico, alla voglia di democrazia cristiana che questo paese ha da quando è nato. 
Ora sarebbe troppo facile dire... LO AVEVAMO DETTO... ma chissenefrega lo diciamo lo stesso.... LO AVEVAMO DETTO. Quindi ora che dire  a tutti quelli, anche di sinistra, che mesi fa avevano esultato all'entrata del professore, che dire a quelli che ancora in questi giorni lo hanno difeso nonostante la presenza di un governo che non ha preso un provvedimento che sia uno in favore del lavoro e in questi giorni ha tagliato 400milioni di euro dall'Università mentre finanzia l'acquisto di aerei da combattimento. 
Che dire? 
Ora ci troviamo alle porte di una campagna elettorale che vedrà B. come al solito occupare le televisioni, raccontando nuovamente la favola di brutti sporchi e cattivi comunisti, con Monti che finalmente darà l'opportunità agli italiani di rivedere la loro Balena Bianca rispuntare dalle acque andando a braccetto con l'uomo che vuole abolire lo Statuto dei lavoratori, tenendo però il maglioncino sulle spalle, e un centro sinistra che sta rimanendo col cerino in mano... molto corto... e ha paura di dire che c'è bisogno di una vera sinistra e che il centro se lo possono anche tenere.
Pessimismo cosmico? Mah... lo definirei quasi più realismo, si perché agli italiani alla fine piace essere comandati da uno "forte" che ogni tanto, spesso, li fotte anche, ma forte, agli italiani piace la tranquillità del centro che garantisce ai molti che ancora adesso godono delle loro ricchezze la stabilità... la loro ribadisco. 
E noi? Sembriamo destinati ad un'eterna panchina di una partita interminabile che non ha nemmeno l'intervallo, sempre pronti alla chiamata di un mister che a volte si gira, ti fa riscaldare per 20 minuti e poi ti dice di risederti rigorosamente a sinistra.
giovedì 13 dicembre 2012 24 vostri commenti

Morti che camminano

Lentamente stiamo morendo, o forse siamo già morti ma non ce ne accorgiamo neppure. Continuiamo a camminare come zombi per le strade delle nostre città guardando vetrine, evitando uno due tre clochard inginocchiati in mezzo alla via col cartello appeso al collo, imprechiamo un po' per il rumore, qualcuno sospeso tra una sigaretta e l'altra, qualche altro con la mente che vaga... Imu... Ici...
Nel frattempo la gente muore davvero.
Nelle corsie degli ospedali perché mancano medicinali, dimenticati dalle istituzioni, vittime di scelte sbagliate o cure che nessuno riesce a dare perché i fondi, quelli in denaro, dall'alto non arrivano più. Perché qualcuno in questo paese ha deciso che i numeri sono più importanti della salute delle persone, qualcuno ha deciso che sulla bilancia deve pesare di più quella che i professoroni chiamano stabilità piuttosto che l'assistenza ad un anziano o ad un disabile, qualcuno ha deciso che sui lavoratori di quel settore non si deve investire un euro, anzi si deve risparmiare.
Nessuno pensa però alla stabilità della vita di coloro  che non possono nemmeno più essere certi, da anni, di ricevere cure almeno normali. Nessuno pensa alla stabilità psicofisica di tutte quelle famiglie che dal prossimo anno si vedranno respinte richieste di assistenza o riabilitazione per ragazze e ragazzi disabili.
Andrebbero date risposte politiche chiare, prendendo posizioni nette nei confronti di provvedimenti che calpestano ogni giorno la dignità delle persone.
Andrebbero date risposte di piazza  non da pare delle singole categorie, ma generali, invece durante gli scioperi si assiste sempre di più allo scivolare dei cittadini lungo i cordoni del corteo, quasi come se ormai la protesta fosse diventata optional aggiuntivo di un qualunque giorno feriale.
Andrebbero date risposte maggiori da parte di alcuni lavoratori che mandano sempre avanti gli altri, che non si "mischiano in queste cose", che davanti ad una macchinetta del caffè si trasformano in Robespierre ritornando poi a vestire gli abiti di un Fantozzi qualunque appena svoltato l'angolo.
Andrebbero date, ma non le diamo. Anzi.
mercoledì 5 dicembre 2012 16 vostri commenti

Perché i Maya ci hanno visto in faccia

Perché faremo fatica a salvarci. E' così.
E' una di quelle sfide davvero difficili, tipo quelle che da piccoli vedevamo nei film targati USA dove il buono viene massacrato per 30 minuti di seguito e poi come per magia si rialza e batte tutti.
In questo caso però il finale francamente sembrerebbe meno scontato, o almeno potrebbe assomigliare di più ad uno di quei film che terminano malissimo e lo spettatore si guarda in faccia incredulo perché abituato ai lieto fine.
Gli interpreti siamo noi, tutti. Il copione è la vita di oggi. 
Le scene sono tante, diverse. Dalle semplici camminate nelle strade principali delle nostre città tra un uomo e una donna che chiedono l'elemosina e la massa di clienti natalizi in cerca di regali. Primi piani di persone che sfilano in piazza dietro a bandiere e striscioni, contendendosi ormai solo lo spazio per la protesta, prenotandosi in un registro virtuale degli scioperi. 
Milioni di disoccupati che non si decidono a manifestare in maniera permanente, e noi ad aspettarli come fossero Godot. Milioni di occupati che si vedono cambiare contratti, assistono alla distruzione del diritto e non capiscono che l'unione fa veramente la forza. Tanti troppi che sono passati ai piani alti, credendosi forti solo perché hanno trasformato i volti dei colleghi in numeri da tagliare e dimenticare.  Quelli che stanno ai posti di comando con paraocchi e paraorecchie, dritti e decisi, pronti solo a preoccuparsi che sul loro curriculum ci sia apertamente scritto "Jena Interinale" per il prossimo incarico. 
Quelli che "si fottano loro e le loro manifestazioni, io ho fatto 1 ora di coda", quelli che "se facessimo tutti così!", quelli che fanno la rivoluzione col sedere degli altri, quelli che firmano in bianco tutto e poi però se la prendono con chi ha letto ed era contro.
Si faremo fatica a salvarci, ma che il nostro sudore dimostrerà il livello della nostra lotta.
lunedì 26 novembre 2012 27 vostri commenti

Che più a sinistra c'era solo il tavolo...

E così il giorno dopo di un po' di tempo fa...

"Brogli a non finire!"

E ancora oggi...

"Noi abbiamo altri dati!"

Il concetto è lo stesso, la fonte però è diversa. La prima di un tale che per anni ha governato un paese a forma di stivale trasformandolo a sua immagine e somiglianza, l'altra di un tale che è stato anche accolto in casa del primo e che è stato plasmato ad immagine e somiglianza dal primo. 
Confesso che ieri alla vista della scheda elettorale con il nome di Tabacci ho avuto un problema grosso di identità.  Poi dopo qualche minuto di assenza mi sono ripreso grazie al bicchiere di vino gentilmente offerto dai volontari. 
Matita nella mano destra.
Foglio in quella sinistra.
Banchetto traballante, sembra una maledizione mi succede anche nei bar con i tavolini, mah! Occhiata all'Appello degli elettori firmato, sperando che non mi arrivi un'enciclopedia,  e all'elenco...
Pierluigi Bersani e in un attimo mi vengono in mente le bambole non pettinate, gli scogli non asciugati, le mezze maniche tirate su.... ahhhh.
Bruno Tabacci... che altro aggiungere.
Laura Puppato... confesso non ho avuto tempo di approfondire.
Nichi Vendola... che mi ha tirato su dallo sconforto, votato. 
E poi lui Renzi. Con quell'immagine che mi ricorda le fotografie che i vecchi parrucchieri mettevano fuori dal negozio. Da piccolo le guardavo e mi mettevano un ansia incredibile, forse per questo poi per anni ho portato la coda, teste messe di trequarti con 20 litri di lacca sopra e uno sguardo che sembra seguirti sempre. E quel suo stare con Marchionne senza se e senza ma. 
Ora come al solito sono nella minoranza di quelli che hanno perso, non avevo dubbi, mi rileggo Gramsci, penso ai pugni chiusi e non a quelli per dire "non vale" e sogno...  che per quelli i due euro non me li chiedono neanche. 
Per ora.
mercoledì 21 novembre 2012 18 vostri commenti

Perché si può dire di no

Ciò che sta succedendo in questi giorni a Gaza è davvero inquietante per il futuro dell'umanità. Ancora una volta l'uomo riesce a dar prova di ciò che è in grado di fare quando la ragione viene sopraffatta dalla bestia che è in agguato soprattutto negli uomini di potere e in coloro che sono sempre pronti a dire di si.
Credo sia giusto ricordare che dietro ad ogni scelta dei governi che troppe volte sembrano distanti dai cittadini ci sono poi persone che eseguono e che hanno sempre la possibilità di dire no.
Un no a premere un pulsante.
No a lanciare un razzo.
No a mettere un bomba.
No a sparare verso un proprio simile.
Un no possibile ma che troppo spesso viene allontanato per lasciare spazio a motivazioni religiose, territoriali o economiche.
La paura aumenta se poi assieme a tutto ciò aumenta la censura e l'auto censura. Il silenzio di alcuni media che hanno paura di parlare di violenza di stato e che fanno informazione al caldo dei loro salotti bene, mentre nello stesso momento ci sono giornalisti o uomini liberi che cercano di allertare il mondo su quello che viene nascosto, sul volto di un bambino ucciso, su un crimine di cui tutta l'umanità dovrebbe vergognarsi anche solo per non essere riuscita a impedirla.
Per questo motivo credo sia giusto ripubblicare il post di Odifreddi che puntualmente Repubblica ha deciso di censurare ed eliminare dal blog...

Dieci volte peggio dei nazisti

Uno dei crimini più efferati dell’occupazione nazista in Italia fu la strage delle Fosse Ardeatine. Il 24 maggio 1944 i tedeschi “giustiziarono”, secondo il loro rudimentale concetto di giustizia, 335 italiani in rappresaglia per l’attentato di via Rasella compiuto dalla resistenza partigiana il 23 maggio, nel quale avevano perso la vita 32 militari delle truppe di occupazione. A istituire la versione moderna della “legge del taglione”, che sostituiva la proporzione uno a uno del motto “occhio per occhio, dente per dente” con una proporzione di dieci a uno, fu Hitler in persona.

Il feldmaresciallo Albert Kesselring trasmise l’ordine a Herbert Kappler, l’ufficiale delle SS che si era già messo in luce l’anno prima, nell’ottobre del 1943, con il rastrellamento del ghetto di Roma. E quest’ultimo lo eseguì con un eccesso di zelo, aggiungendo di sua sponte 15 vittime al numero di 320 stabilito dal Fuehrer. Dopo la guerra Kesselring fu condannato a morte per l’eccidio, ma la pena fu commutata in ergastolo e scontata fino al 1952, quando il detenuto fu scarcerato per “motivi di salute” (tra virgolette, perché sopravvisse altri otto anni). Anche Kappler e il suo aiutante Erich Priebke furono condannati all’ergastolo. Il primo riuscì a evadere nel 1977, e morì pochi mesi dopo in Germania. Il secondo, catturato ed estradato solo nel 1995 in Argentina, è tuttora detenuto in semilibertà a Roma, nonostante sia ormai quasi centenario.

In questi giorni si sta compiendo in Israele l’ennesima replica della logica nazista delle Fosse Ardeatine. Con la scusa di contrastare gli “atti terroristici” della resistenza palestinese contro gli occupanti israeliani, il governo Netanyahu sta bombardando la striscia di Gaza e si appresta a invaderla con decine di migliaia di truppe. Il che d’altronde aveva già minacciato e deciso di fare a freddo, per punire l’Autorità Nazionale Palestinese di un crimine terribile: aver chiesto alle Nazioni Unite di esservi ammessa come membro osservatore! Cosa succederà durante l’invasione, è facilmente prevedibile. Durante l’operazione Piombo Fuso di fine 2008 e inizio 2009, infatti, compiuta con le stesse scuse e gli stessi fini, sono stati uccisi almeno 1400 palestinesi, secondo il rapporto delle Nazioni Unite, a fronte dei 15 morti israeliani provocati in otto anni (!) dai razzi di Hamas. Un rapporto di circa 241 cento a uno, dunque: dieci volte superiore a quello della strage delle Fosse Ardeatine. Naturalmente, l’eccidio di quattro anni fa non è che uno dei tanti perpetrati dal governo e dall’esercito di occupazione israeliani nei territori palestinesi.

Ma a far condannare all’ergastolo Kesserling, Kappler e Priebke ne è bastato uno solo, e molto meno efferato: a quando dunque un tribunale internazionale per processare e condannare ancheNetanyahu e i suoi generali?


Piergiorgio Odifreddi
martedì 13 novembre 2012 12 vostri commenti

Domani che sia generale!

E domani si riprende a camminare per le strade di una città che ha passato un week end di allerta, attraversando le vie dove ancora troppe persone fanno finta di niente, si voltano, guardano le bandiere e sentono i fischietti lasciandosi scappare quella a loro tanto cara espressione "sono i soliti comunisti che non hanno voglia di fare niente". 
I soliti già. Questo è vero perché a pensarci bene alla fine sono sempre i soliti che si incazzano, che chiedono, che fanno contrapposizione e scendono in piazza. Finalmente dopo tanto tempo, troppo, la Cgil ha proclamato uno sciopero generale.
Dalle mie parti, ma che altrove,  ormai la piazza sta diventando il luogo dove ci si ritrova più spesso contando quelle facce  che sembrano diventate parenti pronti a  protestare. La settimana scorsa contro un datore di lavoro che vuole fare lavorare di più guadagnando meno e  che vuole fare entrare le discriminazioni in un'azienda pagando 300 euro al mese in meno i neo assunti.
Domani si fermeranno tutti, o meglio dovrebbero farlo. Perché è in gioco il nostro futuro  e la sopravvivenza di uno stato civile che stenta ad esserlo ormai, perché da ciò dipende il nostro grado di democrazia che non si misura dalla riuscita di un talk show misto quiz con tanto di sindaco in stile berlusconiano e segretario da tv in bianco e nero, ma si misura dal livello di partecipazione delle masse che ormai non sanno neanche più di esserlo. 
Le stesse persone che si autocensurano, che hanno paura della loro ombra e che non manifesterebbero mai. Quelle che parlano per sentito dire e che si nascondono dietro le colpe degli altri e della storia, che loro logicamente non hanno nemmeno letto.
Per questo bisogna scioperare, per camminare liberi e far vedere agli altri che ciò che li lega si può sciogliere.
lunedì 5 novembre 2012 17 vostri commenti

Si muore a norma di legge


Un anno e un giorno.
Ma sostanzialmente nulla o poco è cambiato nella mia città, Genova, e nella mia Regione. Alla fine chi abita nelle zone in pericolo di alluvione convive con gli allerta 1 e 2 che vengono diramati dalla Protezione civile.
Scuole chiuse e consigli dati alle persone di rimanere a casa. 
Giusto un anno fa 6 persone persero la vita e ora le inchieste stanno facendo luce su una giunta che poi non è sembrata così esente da colpe. 
Immagini e momenti indimenticabili quelle del 4 novembre 2011. Una città completamente paralizzata e incredula davanti alla forza della natura, decisioni e svolte che in pochi secondi hanno portato alla salvezza o alla morte. Telefonate mai arrivate, squilli a vuoto, preoccupazioni e ansie di famiglie in attesa a casa. 
Ora rimangono le inchieste e gli allerta che mettono in ansia una popolazione e una vallata, quella della Valbisagno, dove scorrono i due torrenti che negli anni hanno preoccupato abitanti e molto meno gli amministratori. In particolare quello che preoccupa di più è il Fereggiano lo stesso corso d'acqua che ha invaso la via omonima un anno fa spazzando via tutto ciò che trovava davanti a sè.
Soluzione?
Sembrerebbe uno scolmatore in grado di arginare la furia delle piene future.
Fattibile?
Neanche per idea. Costa troppo e i soldi non arrivano, chiaramente non si tratta di un'opera che un Comune come quello di Genova si può permettere e da Roma si stanno ancora aspettando i soldi dei danni. Intanto il 70% dei negozi in via Fereggiano ha chiuso, gli appartamenti logicamente si sono svalutati e nessuno in questo momento comprerebbe un metro quadrato in quella zona.
Questione di priorità. In questo momento, ma anche in passato, la vita delle persone non è importante, non conta. Quindi dalle nostre parti si dice si va avanti a tapulli, qualche lavoretto, qualche pulizia del letto del fiume e gli allerta. Poi a chi importa se in quella strada mentre si chiudono le scuole nella zona passano persone, donne che fanno la spesa e ragazzi che vanno in altri istituti non chiusi, cosa importa se durante l'allerta 1 della settimana scorsa nel letto del Fereggiano c'era in bella mostra una ruspa che lavora nel cantiere. Basta decidersi perchè se una zona è pericolosa lo è punto e basta.
Insomma tutto in linea con la politica di questo governo e alcuni amministratori locali che ultimamente hanno deciso che tutto ciò che ha a che fare con la vita non serve e nemmeno un soldo deve essere speso in tale direzione, mentre magari nello stesso momento si concedono  permessi per costruire in zona a rischio.
Ricordando a questi signori che di queste cose si muore, a norma di legge.
mercoledì 24 ottobre 2012 14 vostri commenti

Si salvi chi può... anzi Sallusti.


Pensate ad un reato qualunque, al luogo dove si compie, al contesto, ai soggetti interessati. 
Ora pensate alla persona che lo commette. Badate bene di fare la scelta giusta perché da ciò dipenderà sicuramente la misura della pena una volta scoperti. 
Già perché sostanzialmente da queste parti funziona così.
Siete ricco,  conosciuto, amico di quelle che le leggi le fanno e avete come scorta il parlamento? No problem. In questo caso si trova sempre una maggioranza per modificare la legge. E non importa se voi avete compiuto il reato prima, in questo caso si parla sempre di retroattività.
Immaginate per un attimo. Entrate in un grande magazzino prendete un computer lo portate via, per qualche istante venite minacciati di andare in prigione. Poi una telefonata, due chiacchiere con le persone giuste e il gioco è fatto. Come per magia portare via un computer non è più reato, al massimo una piccola multa, ma non finisce qui perché reato diventa tutt'altro e a farne le spese magari è quello che mentre portavate via il computer vi ha denunciato. 
Questione di punti di vista sostanzialmente. 
Basta decidere che paese vogliamo essere tutto qui. Scegliere che cosa è bene e che cosa è male, rimanendo vaghi possibilmente, indicando pochi paletti in modo tale da cambiarli durante il percorso perché non si sa mai si dovesse incappare in qualche guaio deve esserci sempre la possibilità di abbatterli quei paletti.
Si sa le correnti ci sono e si fanno sentire, e in Italia le porte per pochi eletti rimangono sempre aperte.
martedì 16 ottobre 2012 17 vostri commenti

Chi ci protegge dalla Protezione?


Nulla è più come prima da quel fatidico 4 novembre qui a Genova. Ogni volta che il dal cielo scende la pioggia i volti delle persone che abitano nelle zone a rischio, compreso il sottoscritto,  cambiano espressione. 
Ciò che quasi un anno fa, ormai, è successo verrà ricordato da ciascuno di noi in modo differente. Avvenimenti e situazioni che fermano e imprimono stati d'animo di quel momento, situazioni, salvataggi oppure tragedie come la morte delle 6 persone in via Fereggiano. 
Già quel torrente che da il nome alla strada che ancora fa paura, con un progetto di uno scolmatore che non parte per mancanza di soldi, investimenti che solamente una politica ambientale e di prevenzione, non protezione, di un governo potrebbe fare e non solo a Genova e in Liguria ma in tutta Italia. 
Inoltre in questo momento l'amministrazione comunale non sembra dare risposte chiare alla popolazione che logicamente ogni volta che piove guarda a quella via con occhio sospetto. 
A questo dobbiamo aggiungere l'inciviltà di molte persone che purtroppo non riescono a capire che anche un piccolo gesto può aiutare, così in alcune parti del letto del fiume troviamo ancora spazzatura gettata impunemente. 
Giorni tristi e indimenticabili quelli, istantanee di una via Fereggiano, che ogni giorno percorro in moto per andare tornare a casa,  un strada deserta invasa dal fango con un montagna di macchine accatastate nella parte finale.
E ora siamo qui a commentare l'arresto di chi avrebbe dovuto proteggere, di chi usa il nome protezione. Ciò che spaventa oltre alla forza della natura è questo, la mancanza di fiducia in coloro che dovrebbero aiutare la popolazione, nei confronti di coloro che devono decidere in situazione di pericolo e che anzi non dovrebbero portarci a tali condizioni.
Ma ormai sembra un escalation senza fine, oggi il capo della protezione civile di Genova colpevole, pare, di avere modificato della documentazione sull'alluvione,  domani chi lo sa. 
La ruota gira e i numeri che escono non sono mai i nostri.

lunedì 15 ottobre 2012 18 vostri commenti

Di notte... a volte.

Strane vie prende il pensiero umano, forse si fa condizionare dagli eventi vissuti, piccoli o grandi che siano. Così a volte ci si può ritrovare a passeggiare nella propria casa nel buio della notte, riguardando i libri comprati, riportando alla mente il "quando" di quell'acquisto. 
Guardare fuori dalla finestra quello spazio di strada immutato negli anni, più piccolo solo perchè il tempo ha modificato la nostra forma fisica.
Pensare ai propri genitori, al loro sorriso e alla loro soddisfazione nel vedere i propri figli felici. La bellezza di una madre il cui primo pensiero del mattino va  ai propri figli e l'immagine della fatica di un padre che non riesce a smettere di darsi da fare per gli altri.
Ripensare agli abbracci dei  nipoti accorgendosi quanto sia importante la loro innocenza e la loro purezza di pensiero per questo mondo, domandandosi quando precisamente accade che l'uomo cresce e smette di essere vero.
Ricordare di dire al proprio fratello "ti voglio bene".
Ripercorrere le emozioni vissute e la paura di ricadere in quei sogni che ci inseguono appena il corpo si addormenta riprendendo esattamente dal punto preciso, solo quando sono brutti.
Guardare il viso della propria compagna, così bello da far arrossire anche durante il sonno.
E coricarsi attendendo ciò che dovrà ancora venire.

venerdì 12 ottobre 2012 19 vostri commenti

Io ho iniziato a mandarceli...

PREMESSA
Nel settore dove lavoro, socio sanitario, stanno facendo tagli a destra e a sinistra un po' da tutto le parti. Così anche da noi. Inoltre da anni la nostra situazione contrattuale è imbarazzante e per il futuro sembra che vogliano proporci contratti peggiorativi sia dal punto di vista dello stipendio che da quello dei diritti sindacali. Inoltre, manco a dirlo, premio di produzione (cifra imbarazzante) che non si vede da anni.

PROLOGO
Direte voi sarete in stato di agitazione!?! Ci sarà una partecipazione di massa agli scioperi e assemblee sindacali sempre piene!?! Certo che  no. In corteo ormai ci si trova tra parenti e alle assemblee sindacali si spera sempre che i dirigenti non aprano all'improvviso la porta vedendo quei 4 gatti che stanno seduti e incazzati ad ascoltare ciò che il futuro prospetta

SVOLGIMENTO
Questa mattina come al solito entro al lavoro, timbro, mi dirigo nella stanza degli operatori e come per magia appare uno di quei colleghi che negli ultimi 10 anni non ha MAI dico MAI fatto uno sciopero e non  si è MAI dico MAI visto in assemblea sindacale.

Collega: "Ho saputo che forse (attenzione badate bene forse) ci sono dei problemi per il contratto?"

Ecco avete presente Fantozzi che mette in bocca otto chili di peperoncino oppure capitan caverna che scrolla e poi esplode.

Ernest: "Non vi dico più niente! O parteciapate agli scioperi e venite alle assemblee sindacali oppure vi arrangiate poi quando avrete 400 euro al mese oppure senza lavoro allora forse (attenzione badate bene forse) vi sveglierete."

CONCLUSIONE
La pazienza con il materiale umano italico è davvero finita.
giovedì 11 ottobre 2012 14 vostri commenti

Taglio un anziano e ti prendo un dirigente

Mentre il governo annuncia nuovi tagli alla sanità che significheranno meno posti letto negli ospedali, blocco prolungato delle quote Asl per le case di riposo, diminuzione dei fondi per la riabilitazione delle persone disabili e altro ancora da qualche parte ci sono persone che continuano inesorabilmente a vivere nel loro mondo privato e privilegiato.
Intanto l'altro ieri a Genova i lavoratori della Residenza per anziani San Camillo hanno manifestato davanti ai cancelli del loro posto di lavoro contro la decisione unilaterale dell'amministrazione di non pagare lo straordinario e di non pagare i primi tre giorni di malattia! Avete capito bene unilaterale, Marchionne insegna! 
Nella loro situazione nella mia città come in altre parti della Liguria ci sono anche altri Istituti che minacciano di cambiare completamente il contratto dei lavoratori socio sanitari. Più ore di lavoro a parità di stipendio, possibilità in questa maniera di lasciare a casa qualcuno a scapito logicamente della qualità del lavoro che ci tengo a ricordare ha a che fare con la sofferenza delle persone. 
Vogliamo parlare poi dei tre giorni di malattia da non pagare?!? Questo porterà la maggior parte delle persone ad andare a lavorare anche con la febbre, potete immaginare le conseguenze di un virus portato in una struttura sanitaria. 
Ma a chi fa i contratti questo non interessa.
Alle Asl non importa della qualità del lavoro ormai vogliono solo tagliare e soprattutto farlo sui più deboli.
Già perché come si potrebbe spiegare in altro modo la decisione della Asl 3 di Genova in periodo di spending review e scure che si abbatte sulla sanità di fare un bando per assumere un dirigente!!!!
Vi dico solo che con quello che guadagna un dirigente in un mese si potrebbe fare riabilitazione per un anno ad un ragazzo disabile.
Ditemi voi se c'è rimasto qualcosa di civile attorno a noi...
lunedì 8 ottobre 2012 19 vostri commenti

Santi Errori Tecnici

Sembra incredibile ma il detto scherza con i fanti ma lascia stare i santi  è sempre di moda anzi regola.
Si perché dalle ultime che si leggono ora servirà una legge vera e propria per far pagare l'Imu alle attività non commerciali delle Chiesa, quindi non solo un semplice regolamento ministeriale. 
Parola di Consiglio di Stato.
Viene da chiedersi come sia possibile che un governo di TECNICI così bravi nelle cose TECNICHE così TECNICAMENTE apprezzati dai benpensanti non abbiano tenuto conto di un piccolo particolare TECNICO fatto notare dal Consiglio di Stato.
Di questi tempi francamente viene anche da pensare che ci stiano prendendo come al solito per i fondelli  perché si sa quando c'è di mezzo il vaticano l'affare diventa molto pericoloso e di solito quando si parla anche di santissimi soldi la questione è ancora più spinosa. 
Quindi perché non rinviare ancora! E poi chissenefrega se nel frattempo la gente normale con un mutuo in stile usura paga l'Imu, e ancora chissenefrega se vengono chiesti sacrifici a chi da anni se li sobbarca e ancora chissenefrega se la sanità sta subendo colpi a destra e a sinistra. 
Dalle nostre parte siamo fatti così. Ci piace prendere tutte le precauzioni del caso quando si parla di Chiesa, quindi niente soldi per adesso dalle immense proprietà immobiliari ecclesiastiche con tanto di altarino per non pagare le tasse e un ulteriore figuraccia davanti a tutta l'Europa che dal 2010 ci fa notare che non si dovrebbe fare così, insomma che siamo fuorilegge. 
Ma si sa per noi queste cose sono particolari minuscoli.
Noi siam italiani popolo di navigatori satellitari, santi col conto corrente e... un po' coglioni.. 

giovedì 4 ottobre 2012 15 vostri commenti

Chi la fa più grossa vince un vitalizio!

Quello a cui stiamo assistendo è una sorta di gioco infantile a chi la fa più grossa, una specie di gara a premi dove il vincitore si aggiudica un vitalizio da migliaia di euro, una pensioncina baby d'oro oppure un incarico a vita.
Mancano solo le gradinate per accomodarsi, le palette per votare con solo voti positivi perchè guai a essere critici e poi il format potrebbe essere pronto per un palinsesto televisivo neanche tanto trash.
Potremmo assistere in questa maniera alla carrellata di politici ladri, funzionari travestiti da Arsenio Lupin, portaborse pieni di documenti compromettenti, aspiranti amministratori con tanto di curriculum di Project Party.
Perché questo è quello che stiamo vivendo.
Un reality vero dove i concorrenti non hanno copione, lo creano da soli, puntando sempre verso il peggio. Perchè episodi, che ormai non lo sono più ma rappresentano la routine, come quello di Tributi Italia che si intascava le tasse come li vogliamo catalogare?
E vogliamo parlare del fatto di Lecco dove il presidente dell'Aler  (Azienda lombarda per l’edilizia residenziale), del Pdl,  beccato a parcheggiare la sua "povera" Jaguar in un posto per disabili è stato multato a causa  della "chiamata" dei vigili da parte dell'uomo che aveva realmente diritto a quel posto. Finito qua? Ma figuramoci, nel nuovo reality bisogna spararla ancora più grossa anzi farla. Quindi perchè non tagliare le gomme della macchina della persona disabile?!? Detto, fatto.
Avanti il prossimo che la classifica va mossa.
lunedì 1 ottobre 2012 15 vostri commenti

Che fare? Problemi scottanti della nostra assenza di movimento

Credo, in piena sincerità, che ancora più male della cattiva politica, della corruzione, del malcostume, dei licenziamenti e dei tagli faccia il silenzio.
Non riesco a capire come uno stato come il nostro in perenne crisi da anni, e in pieno disastro economico in questo momento continui a navigare tranquillamente. Anzi dico meglio, non lo stato le persone, la gente, gli italiani, quelli che si lamentano dei politici, quelli che si ascoltano in giro e sparano sentenze su cose che magari non conoscono. 
Risulta davvero difficile riuscire trovare una spiegazione ad esempio sul fatto che non sia stato proclamato un sciopero generale, ma veramente generale, da fare in ogni città e non solo a Roma o a Milano. Uno sciopero generale che richiami tutti in piazza, dal dipendente pubblico al precario, dal disoccupato al commerciante. Tutti insomma. La riposta è che nessuno lo farebbe, a parte i soliti logicamente. Già perché quello che la massa non capisce, e non solo, è che niente soldi niente consumi.
In questo includo anche la continua indecisione del sindacato (e divisione in molti casi). Mi domando cosa altro deve succedere per proclamare uno sciopero generale?
Prendo ad esempio la mia Regione.
In questo momento nel pieno silenzio di tutti, giornali compresi, stanno tagliando spese sanitarie e chiudendo ospedali facendo scelte  che ci portano ad un livello di inciviltà imbarazzante. Tutto in nome della spending review (mi fa schifo solo a pronunciarla sta parola). 
Per quanto riguarda le persone disabili che devono seguire ad esempio un piano riabilitativo che cosa succede? Succede che parte la forbice delle Asl e ZAC! si taglia... e poi chissenefrega che  cosa succederà a quella persona. Per loro è riabilitata, non si scende nel particolare. Si taglia punto, perchè per queste persone trattasi solamente di numeri. 
Parlo per la mia regione, la Liguria, e la mia città ma immagino anzi sono sicuro che in altri contesti stia succedendo la stessa cosa.
Quindi come direbbe Lenin Che fare?
Bella domanda... direi. Purtroppo, la nostra risposta (la sua sarebbe chiaramente differente) è niente. Si niente perché la gente con la doppia GGGGG non si muove, o meglio lo fa solamente se si tratta dei propri interessi personali. In questa maniera si spiegano assemblee sindacali semi deserte e scioperi fatti solo dai soliti 4 gatti.
Lo ripeto il silenzio fa ancora più male di tutto il resto, l'immobilismo di questo popolo fa rabbrividire e lascia carta bianca a chi ci comanda, a dirigenti senza scrupoli che non pensano a tagliare il proprio stipendio prima di togliere servizi indispensabili per alcune persone, a politici che mentre la nave affonda sono sul ponte a stappare bottiglie di champagne di prima classe, a imprenditori che ogni volta che parlano sputano sui diritti dei lavoratori. 
Ma del resto se vedete un massa state tranquilli non si tratta di una manifestazione, ma probabilmente di una coda davanti ad un negozio di alta tecnologia.

giovedì 27 settembre 2012 19 vostri commenti

Qui dove rubano anche le briciole

E' la storia di due mondi quella che ogni giorno viene scritta. 
Due mondi così lontani che non sembrano neanche parenti, abitati da abitanti differenti in tutto. 
In uno ci sono quelli che si incatenano ai pali, alle ciminiere, ai tralicci senza acqua e pane, ponendo un quesito al mondo intero o più limitatamente al governo del proprio paese...


...sempre nello stesso mondo ci sono quelli che marciano ad ogni occasione contro qualcosa e lo fanno di solito anche per quelli che non non hanno nel loro dna e nel loro vocabolario la parola sciopero. Sono quelli convinti ancora che le manifestazioni siano l'arma giusta, forse unica rimasta, per far conoscere le proprie ragioni e ciò che stanno facendo ad un diritto fondamentale quale è la sanità per uno stato. Camminano, cercano di convincere gli scettici...


...poi c'è l'altro di mondo. Quello abitato da vestali e maialini, da greci della Magna Magna Grecia, da imprenditori che giocano con i soldi degli altri facendo i fighi all'estero con tanto di golfino, da quelli che il giorno prima si dimettono e quello dopo promuovono dirigenti, ci sono quelli che anche se colti con le mani nel sacco (anzi non c'è nemmeno più il sacco se lo sono fregato) girano la situazione, fanno i gradassi perché sanno che nel loro mondo se lo possono permettere...

"Se tiro fuori le carte..."
"Se..."

...accompagnando il tutto con una bella risata magari in compagnia degli amici degli amici, prendendosi gioco di quelli che ancora rispettano le regole ogni giorno, ogni minuto camminando nel mondo di sotto, a volte tirando su la testa da dove prima arrivavano le briciole.
Ora neanche più quelle, le hanno rubate.
lunedì 24 settembre 2012 24 vostri commenti

Questo è essere giustizialisti?

Lungi da me, lo dico con estrema sincerità, la voglia di giustizialismo. Credo però che ci sia qualcosa di profondamente sbagliato nel nostro sistema giudiziario. In questo caso non solo per le grandi questioni ma anche per quelle riguardano più da vicino il nostro vivere quotidiano, le nostre strade, i nostri incontri e le nostre famiglie. 
Troppe volte leggiamo e veniamo a conoscenza di fatti metropolitani assurdi, inquietanti. Aggressioni e violenze urbane senza motivo, fatte solo come divertimenti di una giornata vuota di contenuti e cervello. Basta prendere un giornale locale, andare alla pagina della cronaca e in pochi minuti si possono leggere decine di fatti violenti che il più delle volte coinvolgono persone normali come potrei essere io o voi che state leggendo.
Come l'episodio che è successo qualche giorno fa nella mia città, Genova, dove una vecchietta su un autobus viene presa in giro da due bulletti di quartiere di 25 e 27 anni, difesa da un uomo di 50 anni. Risultato finale il povero difensore finito in ospedale dopo essere stato immobilizzato  e menato dai due. Per gli aggressori solamente una denuncia a piede libero.
A parte il fatto che mi domando dove fosse il resto della gente in quel momento, ma ormai questa è una questione da non porsi più visto il menefreghismo galoppante. 
Ciò che mi chiedo però è un'altra cosa. E' giustizialismo pensare che due persone che commettono un simile atto debbano girare per strada comunque? E' giustizialismo pensare che chi violenta, chi commette violenze di altro genere debba solamente beccarsi una denuncia e magari il giorno dopo ritornare tranquillamente a spasso? E' giustizialismo pensare che chi ruba soldi pubblici debba pagare prima di tasca e poi di persona?
Lo so che con questi discordi si rischia di sconfinare nella demagogia, e qualcuno potrebbe anche dire che non sono molto di "sinistra", credo  però che una società civile si basi su alcune regole fondamentali che non possono essere accantonate e calpestate, che non sono poi quelle  scritte nero su bianco, anzi, ma bensì quelle che ogni uomo onesto e civile deve avere con sé a prescindere da tutto. 
giovedì 20 settembre 2012 23 vostri commenti

Grosso grasso party infinito

In questi anni abbiamo visto foto, ascoltato registrazioni e letto intercettazioni in diretta da un altro mondo. Non dal nostro fatto di realtà quotidiana, di bollette da pagare, di tasse prese sulle buste paga, di stipendi imbarazzanti o mai avuti. 
Siamo stai testimoni e siamo ancora oggi di una società parallela alla nostra fatta da quelli che a sentir loro hanno "sbancato" sono entrati nel mondo degli eletti insomma quelli che, sempre seguendo i loro parametri, ce l'hanno fatta. 
Ed ecco quindi che con il susseguire dei mesi e degli anni abbiamo visto tesorieri  mettere da parte gruzzoletti per la "povera famiglia", per costruirsi una piccola villa che ogni "buon" politico deve avere. Abbiamo assistito alle registrazioni di festini di un presidente del consiglio che mentre il paese affondava dava consigli su come raggiungere l'orgasmo dall'alto della sua esperienza.
Ci siamo fatti quattro risate decisamente amare con Belsito e il Trota. L'uno mentre negava l'impossibile l'altro con la faccia del bambino scoperto dal papà in questo caso con il barattolo di nutella per l'occasione verde, andata a male. 
Col tempo poi abbiamo anche imparato che sfogliare una margherita grazie a Lusi può voler dire cercare l'Eldorado sotto forma di contributi pubblici portati via. 
E ora finalmente abbiamo anche assistito alla festa greca con tanto di ancelle e maialini, con la presenza dell'ex sindacalista Polverini. Il tutto, perchè sempre di moda, a sua insaputa.
E poi?
Poi col tempo spariscono, magari fanno qualche mese in galera (a volte neanche quello), conquistano i domiciliare e colti dallo spirito cristiano vengono illuminati da una luce soffusa all'uscita del carcere che li porta e li conduce solitamente in un monastero. 
Succede così, diventano santi o a volte artisti, magari scrivono libri e partecipano a qualche trasmissione rifilando agli elettori paganti un'incredibile e unica intervista.
Ma i soldi non si vedono mai. 
Cifre incredibili che noi poveri inquilini del piano di sotto non sappiamo nemmeno scrivere, noi che di solito facciamo le code agli sportelli, che per avere chiediamo, noi quei soldi non li vedremo mai. Vorremmo solamente che i signori in questione restituissero  fino all'ultimo centesimo tutto quello che hanno rubato, che scendessero al piano di sotto e iniziassero a fare le code, aprire una busta paga e scrollare la testa, guardare fuori dalla finestra in crisi per l'ennesima risposta negativa ad un colloquio e che prima di entrare in un negozio controllassero nel portafoglio quanti soldi ci sono togliendosi il vizio di dire poi passa qualcuno.
Allora poi forse si potrebbe iniziare a parlare di paese civile.
martedì 18 settembre 2012 13 vostri commenti

Ditemi chi l'ha detto?!?

No perché oggi mi chiedevo... che poi tutte le volte mi dico di non farlo che non ha senso che ci si rimette solo di salute che poi viene fuori quella vena nel collo che si vede solamente quando uno è arrivato al limite quando proprio non ne può più, tipo che se incontri quella determinata persona in quel momento potresti veramente dire quello che pensi moltiplicato per mille alla multipla potenza fotonica... che poi non lo devo fare ma me lo chiedo tutte le volte e non ricordo chi sia stato ma l'ho sentito lo giuro, anzi l'hanno ribadito più volte marchionnamente logicamente da tutte le parti... che viene ancora di più il nervoso, che scatta quella sensazione di incazzatura che solo le situazioni di ingiustizia palese riescono a provocare... una sorta di rabbia esplosiva in stile vulcano che nemmeno il Bruce Willis di Armageddon riuscirebbe a fermare... non lo faccio non me lo chiedo, anzi me lo chiedo non riesco è più forte di me viene fuori quella vocina che me lo chiede in continuazione, e batte batte più forte nella testa e ti sforzi di arrivare all'immagine di quelli che l'hanno detto, all'immagine di tutti quelli che con una simpatica e scherzosa pacca sulla spalla, con un sorrisetto come per dire "ma dove vivi", "ma di che secolo sei?" quelli che mettono la parola inglese al posto di un concetto in italiano che si farebbe troppo capire, quelli che dall'alto dei loro 5mila euro al mese ti dicono che devi lavorare di più, che devi andare in ferie di meno, che devi guadagnare sempre uguale (o di meno), che devi essere flessibile e possibilmente 24 ore su 24 piegato a 90°.... mai io dico perché oggi mi sono chiesto questo? perché lo faccio? perché continuo a chiedermi...


CHI CAZZO HA DETTO CHE
 LE CLASSI NON ESISTONO PIU'

...che poi serve poco per sapere perché me lo chiedo, basta fare un giro tra gli amici disoccupati che non trovano lavoro, tra quelli che sono precari e vengono presi in giro da anni, tra i dipendenti che si vedono contratti strappati per essere sostituiti da quelli peggiorativi con la scusa dei tagli mentre dalle parte dei dirigenti non si capisce come mai ci sia sempre il sole che splende, tra i ragazzi disabili che non possono più usufruire della riabilitazione, tra gli anziani che ti chiamano depressi e tristi perché non possono più partecipare ai gruppi in quanto costi che questa società non si può permettere, tra gli operai, tra i dipendenti della Fincantieri, quelli delle Ericksson, quelli della Fiat, della Alcoa, quelli che ogni giorno  ormai sfilano puntualmente nelle città, tra le persone comuni che non hanno la fortuna di avere un conto in banca tale da permettersi cure particolari e che si presentano al pronto soccorso dove non c'è nemmeno il ghiaccio, tra coloro che per colpa della malasanità hanno perso un loro caro, tra quelli che sono invisibili e che camminano per le nostre strade, tra gli altri molti altri.
Esistono le classi, ci sono, non se ne sono mai andate, hanno solo cambiato i nomi alle cose per farci credere che tutto va bene, che la storia va dimenticata e che l'utopia è solamente un arcobaleno da cancellare con la gomma di una matita.
lunedì 17 settembre 2012 15 vostri commenti

Il primo giorno

Stavo pensando al mio. Ma proprio il primo, quello in grembiulino azzurro. 
Con la mente non riesco ad arrivare precisamente a quel giorno in cui per la prima volta varcai la soglia dell'asilo delle suore Dorotee. Ricordo però la sensazione data da quel vicoletto che a rivederlo ora sembra minuscolo ma in quei giorni era interminabile e freddo (lo è ancora adesso di inverno). Ricordo il giardino, i primi giochi e quella suora speciale che ti insegnava a difenderti piuttosto che a piagnucolare.
Quel portone verde che poi avrei visto ancora per i cinque anni successivi di elementari, fatti sempre dalle suore (mah!). Ho chiarissima l'immagine di mia madre con me e mio fratello sull'autobus strapieno, nel bel mezzo degli anni 80, scendere a quella fermata dove ancora adesso c'è un farmacia, imboccare il vicoletto, passare davanti alla scuola navale e alla vecchia scuola di mia madre per poi imboccare sempre lui... il freddo vicoletto. Le aule disposte a pettine lungo il corridoio e l'insegnante unica, tranne per l'inglese, le ore di religione che ho rimosso e le mitiche sfide quarta contro quinta gridate al vento e senza mai fine.
Poi finalmente la scuola pubblica. Una struttura inquietante per me altissima, con tanto di bidello alla porta che invitava ad entrare. Ricordo il dramma di qualcuno per non essere in una determinata sezione. Anche in questo caso però non ho il ricordo preciso del primo giorno, solo qualche flash. Nuove materie e la sensazione di essere grande accompagnata dal primo bacio dato ad una ragazza con tanto di compagni di classe come spettatori (non ci posso pensare).
Quindi la scelta della scuola superiore. Ho ben impresso in mente il giorno dell'iscrizione chissà perchè?!? In questo caso anche il primo giorno. La calca delle persone nell'atrio, i mucchietti di amici e la solitudine dei primini. Attimi persi a leggere le liste delle classi con il sottofondo di urla di gioia "siamo insieme" e grida di smarrimento "oddio nooooo abbiamo quella di italiano". Ricordo la salita delle prime scale e la paura di inciamparsi proprio davanti a tutti, quelle stesse persone che poi avrei tenuto con me per cinque anni. Amici, alcuni, che ancora oggi vedo e frequento testimoni di un mio incredibile cambiamento proprio in quel periodo. 
Infine il vertice. L'università! Però qui francamente è difficile riportare la mente al primo giorno. Ricordo bene la sensazione provata di poter "non fare niente" di "non avere i professori che interrogano a sorpresa" e il "non doversi alzare per forza" tutte cose che chiaramente poi si pagano con gli interessi se non si sta attenti.
I nostri "primi ingressi", piccoli momenti vissuti da noi tutti e magari ricordati più o meno grazie a frasi, parole udite per pochi secondi, grazie a facce che magari poi non abbiamo ricordato ma che hanno contribuito a renderci così come siamo.
martedì 11 settembre 2012 27 vostri commenti

Che a prendere le bicellate ora siam noi


La vita è fatta di sequenze, porte che si aprono e si chiudono. Incontri, scontri, perdite. Azioni grandi e piccole che si susseguono nella giornata che possono provocare reazioni, far tornare alla mente episodi, cose e persone. 
Il tempo passa è noi mutiamo con lui, a volte, in altri casi rimaniamo sempre gli stessi cambiando solo esternamente ma rimanendo tali dentro. Allora scavando possiamo ritrovare magari quel piccolo bambino biondo vestito da Little John,  incredibile, con delle ganasce in stile Oktoberfest vicino al fratello rigorosamente travestito da Robin Hood. 
Si cambiano case, si fanno scatoloni e si accumula roba accompagnando la fatica col solito proclama di intenti "poi ci guarderò dentro e butto via qualcosa". Ma quel qualcosa non finirà mai in una pattumiera, perchè è un qualcosa pieno di ricordi di attimi di vita, di persone conosciute e di frasi scambiate.
Così le nostre dispense diventano archivi dei nostri ricordi, tracce che abbiamo lasciato nella nostra vita, o che qualcuno ha lasciato, tacche raggiunte e superate della nostra crescita. Rappresentate magari da un bambolotto di 10 cm che mettevamo sull'occhio destro per addormentarci.
Immagini di un periodo in cui il gioco era costruzione, preparazione e allestimento per poi passare allo sviluppo, alla creazione narrativa di una storia. Un mix di un'ora e mezza di preliminari con 20 minuti di gioco effettivo. 
Rivediamo in questa maniera le colonne dei soldati nordisti Playmobil sfilare per la stanza verso il fortino dopo aver attraversato il più piccolo dei villaggi formato solo da una banca e un saloon, una sorta di riassunto della vita quotidiana dove spendiamo e risparmiamo. 
Immaginiamo di nuovo quelle piccole mani che sistemano minuscoli Atlantic con la divisa scozzese lottare contro Egiziani in canoa facendo un salto temporale che solo un bambino è in grado di fare, senza troppe domande. 
Campionati interminabili di Subbuteo, con omini incollati e bruciacchiati,  in un periodo in cui la parola scommessa faceva rima con schedina giocata al bar ogni tanto col papà, dopo aver mangiato 4 piattini di patatine fritte, vere non come quello di adesso.
Momenti di sosta dalla frenesia quotidiana che riportano il pensiero a quella stanza divisa col proprio fratello, dove la scrivania diventava a volte fortezza e il metro un fucile, oppure negozio con tanto di cliente per lasciare il posto poi a sfide interminabili con palline di gomma piuma con cazziatone finale della mamma dopo l'ennesimo quadretto rotto.
Forse sbaglio, non lo so, ma credo che al giorno d'oggi qualcosa manchi decisamente all'appello, e le dispense di ieri presto saranno solo un ricordo.

venerdì 7 settembre 2012 19 vostri commenti

La finestra sul delirio

Sono davvero combattuto oggi. Devo decidere su cosa scrivere e francamente aspetto lo scatto finale della mia mente per arrivare alla conclusione a rete. Ci sono molto vicino ma manca ancora qualcosa. 
Ogni tanto l'ago della bilancia pende verso lo spread che si abbassa, anzi no si alza, poi si abbassa come i nostri calzoni ormai da anni, per ritornare subito su.
Quindi perché non scrivere parole di giubilo per il crollo evitato dai lo faccio, dite che mi si nota più se lo faccio o se non lo faccio?! Oppure aspetto un attimo mi metto dalla finestra guardo fuori la strada fisso, e poi voi mi dite dai Ernest scrivi quelle parole e io "mah boh  ok dopo, iniziate voi poi io vi seguo". Lo faccio, anzi no.
Magari potrei scrivere delle donne del Pdl che ora amano follemente Renzi, dopo aver adulato la erre moscia di Bertinotti, passando quindi dal radical chic al ciuffetto da pettinino degli anni 70 del sindaco di Firenze che lotta contro tutto e tutti. Non so, ora vedo se staccarmi dalla finestra e scrivere o rimanere li... rimango va.
Però attenzione che potrei parlare del fuorionda dell'anno. Quello del grillino Favia che ci svela l'eminenza grigia che sta dietro al M5S... "da noi non c'è democrazia"... "Casaleggio prende per il culo tutti"... "Grillo non sarebbe mai in grado di pianificare una cosa del genere"... "non hanno capito che c'è una mente freddissima"..."o si levano dai coglioni o il movimento gli esploderà in mano"... "stavano andando in crisi con questo aumento di voti"... "mi è anche costato dire quello che non pensavo"... "se non facesse il padre padrone io il simbolo glielo lascerei"... "adesso in rete non si può neanche parlare"... "tra gli eletti ci sono gli infiltrati di Casaleggio"... "dobbiamo stare molto attenti quando parliamo sai?"... "è spietato è vendicativo"... "lui manda chi vuole lui".
Che faccio? Vengo li e ne parlo? Quasi quasi... e se poi gli altri non sono d'accordo. Anzi sapete che faccio ora chiedo alla rete se posso parlarne, poi alla rete chiedo anche se posso andare in bagno, bere e prendere un caffè. Poi le chiedo anche se è meglio mettere un pugnetto di sale  nell'acqua per la pasta o è una bufala. Anzi non non chiedo niente. Non so. Rimango qui.
In verità vi dico... Oops scusate mi sono fatto prendere... avrei voluto parlare fin dall'inizio della vera notizia del giorno, quella che scombussolerà le prossime ore e che vi farà pensare ogni volta che il vostro dito scivolerà lentamente sul vetro, un po' a destra e un po' a sinistra...

"Abbiamo riscontrato che adorano i tablet come le persone, guardare video e osservare immagini di altri animali"

...non sono i parlamentari tranquilli.


mercoledì 5 settembre 2012 18 vostri commenti

Ora pro Imu

Se qualcuno per caso, dico per caso, ad un certo punto magari un mercoledì o un venerdì, colto da illuminazione accademica avesse per caso creduto di vedere soldi uscire dalla tasche di porpora per andare a finire della casse dello stato, oggi può tornare tra noi comuni mortali tassati, sottopagati, precari, disoccupati, cassintegrati senza alcuna esenzione e senza proprietà targate Propaganda Fide. Chinare la testa, scuotendola un po' a destra e un po' a sinistra in segno di sconforto. 

"Pagheranno l'Imu anche loro!" dicevano.
"Sarà una cosa equa ma la pagheranno" diceva qualcun altro in doppiopetto.
"Mah vedremo" aggiungeva il solito scettico.

Perché sembra proprio che qui non cambierà mai niente e che soprattutto vada bene qualunque cosa al popolo italiano, che non si scompone minimamente. 
Per i poveracci l'unica cosa che slitta di solito è il pagamento dello stipendio, le ferie, l'assunzione o un colloquio.
Per gli altri (Chiesa, partiti, sindacati, fondazioni e associazioni) invece possono slittare 600milioni di euro.
L'abitudine storica ai potenti ci ha reso così, pung ball in balia di colpi.
Avanti il prossimo.
lunedì 3 settembre 2012 27 vostri commenti

Niente da fare, troppo comunisti

Si dice che il tempo piano piano metta a posto tutto, accomodi le cose, risolva i problemi andando a smussare ciò che è spigoloso e a volte pericoloso. Così sembra anche la soluzione adottata dalla politica italiana, il tempo e i suoi tagli, la mannaia della spending review che si abbatte a destra e a sinistra calpestando in molti casi la dignità delle persone e il diritto almeno alla sopravvivenza.
Così abbiamo letto in questi giorni di disoccupazione giovanile aumentata, di sanità ridotta ai minimi termini e tutto quello che già sappiamo.
Qualcuno potrebbe dire che è l'unica soluzione, qualcun altro potrebbe dire che le altre vie sono solo utopistiche. 
Altri, invece, in altri paesi le mettono in atto. Così leggendo una mail che mi ha passato un'amica si scopre che l'utopia a volte può essere realtà.
Accade che in Francia un certo signor Hollande non si allinei completamente alle soluzioni delle banche. Abolendo il 100% delle auto blu mettendo all'asta il parco macchine indirizzando il ricavato sul  welfare. Inviando lettere di "invito" all'uso della propria macchina agli ali funzionari con tale allegato “un dirigente che guadagna 650.000 euro all’anno, se non può permettersi il lusso di acquistare una bella vettura con il proprio guadagno meritato, vuol dire che è troppo avaro, o è stupido, o è disonesto. La nazione non ha bisogno di nessuna di queste tre figure”. Fate voi, 345 milioni di euro risparmiati utilizzati per finanziare istituti di ricerca dando lavoro a 2560 giovani scienziati disoccuapti. E ancora, abolendo il concetto di scudo fiscale, stabilendo un'aliquota pari al 75% per tutte le famiglie che al netto guadagnano più di 5 milioni di euro all'anno. Già ci sono anche quelle. Assumento così 59.870 disoccupati.
Inoltre, udite udite, ha sottratto sovvenzioni statale alla chiesa pari a 2.3 miliardi di euro, soldi che andavano a licei privati esclusivi. Con quei soldi si costruiranno 4500 asili nido  e 3700 scuole elementari.
E non è finita. 
Bonus cultura presidenziale che  consente di pagare tasse zero per cooperative che aprono librerie indipendenti assumendo almeno due laureati disoccupati o cassintegrati. Aboliti i sussidi governativi a rivistucole e fondazioni, e istituzione di comitati per u maggior contollo dei finanziamenti.
Stipendi dei funzionari governativi decurtati del 25%...
Del 32% quello dei parlamentari...
Del 40% quelli di tutti i dirigenti statali che guadagnano più di 800mila euro.
Utilizzando il risparmio dei tagli per un fondo garanzia welfare  per "donne mamme singole"  in situazione disagiate, assicurando loro uno stipendio garantito mensile per la durata di 5 o 3 anni (a seconda dell'età del bambino).
Come per magia tutto ciò in pareggio di bilancio, con spread sceso  e inflazione stazionaria.
Tolto che ogni paese ha i suoi problemi, ma dico  perché da noi si punta sempre sui tagli alla sanità, alla scuola  e alle buste paga mentre il resto è visto come  utopia?

sabato 25 agosto 2012 25 vostri commenti

E la chiamano Estate

Sembra un copione già letto, un film già visto, un libro sfogliato più volte. L'estate arriva e con sè solitamente porta i soliti servizi del telegiornale...
La dieta del gelato fatta dal 67% degli italiani.
L'estate più calda degli ultimi 600 anni, nessuno si è mai chiesto chi tenesse le statistiche anni fa.
Un italiano su due a casa.
Cosa fa chi resta in città.
Anche i soliti film...
Er Monnezza, Banfi in tutte le maniere e qualche rispolverata di Pierino contro tutti.
I teatri fermi...
I cinema in stand by...
Poi se si va a leggere tra le righe si legge di uomini che si danno fuoco perchè sono senza lavoro perdendo la vita nell'indifferenza totale, si legge di benzina a due euro e di persone che non si preoccupano e continuano a dire "beh preferivate quello di prima?", si legge di vacanze pagate migliaia di euro da noi logicamente ma senza usufruirne, si legge di scorte in formato montagna o mare, si legge di minatori massacrati in Sudarica, si legge di sparatorie in stile western in un paese che non vuole capire che un'arma ogni 2 persone è davvero un problema, si legge di dittature che condannano giovani donne libere che cantano la loro libertà in una chiesa e sentenze che fanno storcere un pochino il naso all'Europa "perchè si tratta di un  provvedimento non proprio in linea con gli standard europei", si legge di fabbriche sul precipizio e di aziende che chiudono.
Mentre si continua a non leggere di patrimoniale, di galera per i grandi evasori, di politiche del lavoro reali e di idee.
Comunque tranquilli pare che B. non abbia messo incinta la Began, il campionato ricomincia domnai, AmiciXFactorSanremoBallandosottolestelleLaCorridaBuonaDomenicaIn90°minuto ci saranno, a dicembre uscirà l'Iphone5 e tra un po'uscirà il nuovo libro di Vespa.
martedì 31 luglio 2012 25 vostri commenti

O... limpidi

"Come nelle Olimpiadi sono incoronati non i più belli e i più forti, ma quelli che partecipano alla gara (e tra di essi infatti vi sono i vincitori), così nella vita chi agisce giustamente diviene partecipe del bello e del buono"

Mah ne siamo certi... vale ancora tutto ciò, è sempre stato così o è solamente frutto di un capitalismo sfrenato e del comportamento dell'uomo.
Difficile rispondere se negli anni passati lo spirito di Olimpia sia stato in linea col pensiero di Aristotele. Ciò che si può direi però è che i giochi fanno pensare e discutere sempre. Sia chiaro che amo lo sport e soprattutto quello di serie B, nonostante la mia passione per il calcio. Sono assolutamente tifoso di tutte quegli atleti che nell'anonimato di una preparazione arrivano ogni quattro anni e lasciano il segno della storia, senza essere divi, aver fatto un calendario o aver partecipato ad un reality (ogni riferimento non è casuale).
Mi domando solo però, sapendo già la risposta,  perché l'uomo e il sistema debbano sempre mettere la loro firma in negativo su parecchie cose. Basti pensare alle case che sono state abbattute per fare spazio alle strutture Olimpiche, agli indesiderati allontanati senza nessun tipo di garanzie, agli sponsor obbligatori come la Coca Cola che sinceramente non mi sembra con la sua politica in linea con lo spirito della fiaccola perennemente accesa o alle botte rifilare a donne e disabili che manifestavano contro i tagli di Cameron il giorno dell'inaugurazione.
Forse come al solito penso troppo, a volte sarebbe bello tornare a quegli anni in cui si prendeva tutto così senza guardare dietro agli angoli delle cose, senza indagare e di conseguenza incazzarsi. 
In quel periodo lo sparo dello starter era solo un segnale di partenza ora ci si gira a chiedere chi è stato...
venerdì 27 luglio 2012 12 vostri commenti

Qui dove non si tutela nessuno

Diventa davvero difficile riuscire a comprendere il reale significato della frase "Tutelare la vita umana". Forse basterebbe mettersi d'accordo su cosa serve a garantire la sopravvivenza di donne, uomini e bambini. Ogni volta che usciamo a passeggiare nelle nostre città siamo sottoposti a emissioni di gas nocivi, oppure basta stare nella propria abitazione accerchiati dai campi magnetici presenti in ogni angolo. Insomma pensateci bene la vita umana non ha una via d'uscita garantita nelle nostre città. 
E poi loro, le fabbriche, quei mostri di ferro che in alcuni quartieri si ergono come castelli colmi si storie. Quelle stesse industrie dove anni fa attorno sono stati creati palazzi dormitorio per coloro che dovevano andare a lavorare nei turni dell'orgoglio nazionale. 
Gli stessi palazzi che ora sono occupati da altri e che negli anni poi hanno puntato il dito contro i mostri di ferro. 
Lavoro o salute?
Sinceramente non credo che tutti possano capire il reale significato di fabbrica e quello di essere operaio. Ho passato gran parte della mia esistenza in casa dei miei, vedendo tornare, a volte neanche per le ore piccole, mio padre dall'Italsider di Genova. Ho visto la sua stanchezza e il suo orgoglio di appartenere ad una classe fiera e pronta ad affrontare storicamente lotte fondamentali per tutti noi.
Ora assisto impotente alla distruzione dei diritti del lavoro e all'annientamento concreto delle fabbriche stesse. 
Sia chiaro io non sono qui a dire che i fumi delle fabbriche fanno bene, e che tutti noi dovremmo avere una finestra vista altoforno. Mi chiedo solamente come si possa pensare di chiudere in pochi attimi reparti di una fabbrica senza pensare alle conseguenze, come si possa continuare a vivere in un paese dove chi governo pensa solo a sistemare conti virtuali piuttosto che mettere delle risorse mentali e fisiche al servizio del lavoro e di una sua riqualificazione che possa anche accompagnare il risanamento ecologico del nostro pianeta.
Mi domando se coloro che vogliono chiudere l'Ilva e magari poi passare qui da Genova per dare un colpo di grazia alla città dopo Fincantieri, hanno mai pensato di accantonare la propria macchina che prendono anche per andare dal supermercato davanti casa. Se nessuno ha mai pensato di vietare l'uso di una benzina che ci avvelena da anni. Parlano di disastro ambientale e si dimenticano di parlare anche disastro umano di famiglie che non rientrano più nei conti alla fine del mese.
Comunque sia questi sono giorni tristi, che lasciano amarezza e pesantezza nel cuore per colpa di un paese che scambia i cittadini per numeri, da spostare da una parte all'altra, da non considerare, vite che non vanno tutelate mai.
venerdì 20 luglio 2012 18 vostri commenti

Quel vento di mare che trattiene la storia

Le nuvole per la prima volta  in undici anni dai quei giorni, a meno che la mia memoria mi tradisca, minacciano Genova. Esistono date e giorni con le quali il tempo viene scandito, feste e anniversari, ricordi. Quei giorni non verranno mai dimenticati, un cumulo di ricordi e immagini che mai nessuna sentenza potrà spazzare via. 
Uomini e donne di ogni colore il primo giorno a sfilare per le strade dopo aver passato la settimana a discutere e a parlare di democrazia dei popoli. La città blindata, cancelli e pass per entrare e uscire. Le prima sfilare del blocco nero.
Poi la vergogna del giorno dopo, un corteo autorizzato attaccato, uomini in divisa che giocano alla radio con le vite delle persone, uomini in doppio petto chiusi in una caserma a dare ordine, gli stessi che ora si vantano di essere i più democratici di tutti. Agguati ad ogni angolo della strada, giornalisti presi a calci, pacifisti bastonati mentre il blocco nero girava libero per le strade ben individuabile ma mai fermato. Poi  piazza Alimonda, li proprio dove sono nato io 37 anni fa. Un proiettile deviato dal sasso come dicono loro, anzi no un'altra cosa, anzi ancora un'altra anzi...
La paura.
La speranza che non si potesse andare oltre e invece... il giorno dopo ancora sangue e violenza, su donne, anziani, giovani e uomini. Un corte spaccato in due, una folla che cerca rifugio incredula.
Caldo, fumo e sangue, tanto sangue.
Poi basta vero! No ancora.
E' notte... e li vanno a prendere uno ad uno... spuntano delle molotov, passano di mano in mano, quelle mani che dovrebbero proteggere dicono e che invece in quei giorni sono il mostro di una democrazia che si è voltata da un'altra parte. 
Ancora sangue, una macelleria.
Poi basta vero! No... ancora.
Torture a ritmo di canzoni fasciste nella caserma di Bolzaneto, secondini e dottori che si trasformano in aguzzini di giovani donne e giovani uomini in lacrime.
Genova non dimenticherà mai, proprio perché ama la democrazia, la non violenza e la pace. Proprio perché ai suoi giovani vuole ricordare che quello è stato il male, da tenere sempre presente, una degenerazione, un punto al quale abbiamo visto si può arrivare. Sta a noi con il ricordo della storia insegnare a chi verrà che la conquista dei diritti è sacra, che la libertà non può essere sono solo una parola con la quale vantarsi in un comizio politico. 
Quando si parla di quei giorni solitamente si hanno diverse reazioni. Chi non c'era e non ci crede ancora, chi c'era e vuol dimenticare, chi c'era e non dimenticherà mai, chi non c'era e avrebbe voluto esserci, chi si vergogna perché pensa che avrebbe potuto fare qualcosa di più, chi soffre per una ferita che non si rimargina. 
La verità, abbiamo imparato purtroppo, non è quella che spesso viene sancita dalle istituzioni, la storia ci insegna anche questo, noi la sappiamo, l'abbiamo vista e sentita. Questo paese ci ha abituato ad una giustizia fatta di diversi codici a seconda dell'imputato e così è stato anche in questo caso, ma non smetteremo mai di lottare per la democrazia e per i diritti per i quali i nostri nonni hanno lottato, per una giustizia che faccia onore al proprio nome e per le nostre città che non debbano mai e poi mai ciò che ha dovuto subire Genova.

giovedì 19 luglio 2012 20 vostri commenti

"Quelli che avranno voluto la mia morte saranno altri"

23 maggio e 19 luglio, l'anno  era il 1992.
Quello delle stragi, della paura nelle città, della mafia che sfida tutto e tutti, quello si uno stato corrotto e mafioso che non governa più ciò che ha creato, quella di uno stato che poi in extremis ora sappiamo prova a scendere a patti con la mafia.
Avevo 17 anni e ricordo i visi preoccupati di mio padre e di mia madre, ho ancora negli occhi le immagini di un paese che si rivolta contro la politica durante i funerali, che tenta di assalire i potenti. La voce di una delle mogli di un uomo della scorta, la voragine di Capaci e le immagini di una via d'Amelio in stile Beirut. 
Qualche anno dopo, nel 1994,  ebbi l'onore di conoscere  personalmente in una conferenza Antonino Caponetto colui che aveva pensato e creato il pool antimafia, un nuovo modo di condurre le indagini e di combattere cosanostra. Posso dire senza alcun dubbio che in quel momento ho visto negli occhi di una persona che ha dato tanto per la giustizia la stanchezza e la delusione nei confronti di uno stato che ancora una volta nonostante il sacrificio di Falcone, Borsellino, della scorta e di tutte le vittime di mafia, provava già ad arrestare la forza delle indagini cercando di bloccare le intercettazioni. 
Era l'anno nero, quello del cavaliere. L'inizio del tracollo finale di un paese che è stato quasi sempre in mano a dittatori, piccoli re, partiti corrotti, poteri forti e segreti, mafia e quant'altro.
Quel giorno avevo indosso il mio Eskimo, avevo 19 anni, ero nel pieno della passione politica che purtroppo ha dovuto fare i conti con la storia trovandosi davanti solamente i resti di ciò che fu il partito comunista, ma ci provavamo nel nostro piccolo abbiamo occupato la scuola, lottato contro i tagli, che si facevano già. 
Una stretta di mano quella con Caponetto che porterò sempre con me, così come la forza di volontà di Falcone e Borsellino, dimenticati e lasciati soli dallo stato allora come adesso. Ora molto più velatamente  ma allo stesso modo in maniera violenta attaccando i magistrati di palermo. Uccisi due volte da quella parte di italiani che il giorno dopo hanno dato fiducia a personaggi improponibili e imbarazzanti messi alla guida del paese...

"Mi uccideranno, ma non sarà una vendetta della mafia, la mafia non si vendica. Forse saranno mafiosi quelli che materialmente mi uccideranno, ma quelli che avranno voluto la mia morte saranno altri"
(da L'agenda rossa di Borsellino)

...l'elenco è lungo basta scegliere.
lunedì 16 luglio 2012 26 vostri commenti

Déjà vu

Dai su allora diamo una sistematina qua  veloce alla scrivania. Mi ripassate per favore le foto con la famiglia. No non importa se c'è Veronica tanto per loro ho ragione io è lei che ha lasciato il tetto coniugale. 
Si un ritoccata a questo zigomo grazie che poi sembro sproporzionato in Tv. Dove ho messo quel testo, ah si nell'armadietto, quanto tempo mamma mia, eppure di nuovo qui, tutto come prima. Come si dice acqua sotto i ponti ne è passata ma io mi attacco agli scogli e non mollo. 
Allora rivoglio gli stessi libri messi come quella volta... si si proprio identici... e poi quell'effetto patina potete rifarlo vero!??! Ottimo, come sempre.
Quel fermacarte poi lo avere trovato?
Come no?
Ah lo avevo regalato a Fede che ci teneva tanto... va beh chiamatelo un secondo che ce lo porta così... ah vero non ci parliamo dopo quella storia dei soldi... vedrete che arriva, arriva sempre basta chiamarla certa gente.
Allora ripassiamo un attimo...

"L'Italia è il Paese che amo. Qui ho le mie radici, le mie speranze, i miei orizzonti. Qui ho imparato, da mio padre e dalla vita, il mio mestiere di imprenditore. Qui ho appreso la passione per la libertà."


...certo che scrivevo proprio bene...


"Ho scelto di scendere in campo e di occuparmi della cosa pubblica perché non voglio vivere in un Paese illiberale, governato da forze immature e da uomini legati a doppio filo a un passato politicamente ed economicamente fallimentare."


...qui aggiungo un Ri a scendere e poi lascio tutto come prima.
Tutto il resto va bene, vediamo un po', si si, uhmmm.... e poi il finale direi questo...


Vi dico che possiamo, vi dico che dobbiamo costruire insieme per noi e per i nostri figli, un nuovo miracolo italiano."

...ottimo possiamo procedere, il nome ce l'abbiamo.  
Il paese è sempre pronto per queste cose.


mercoledì 11 luglio 2012 15 vostri commenti

Tre metri sopra la poltrona... circa.

Ci sono ricordi più o meno  chiari, certe cose rimangono più impresse, altre meno, altri vengono cancellati e poi rimossi. 
Avevo 6 anni quella sera e di tutto quello che successe poi, ricordo una cosa... io sulla poltrona e quel rigore sbagliato. Antonio Cabrini prende la palla la posiziona sul dischetto, prende la rincorsa e calcia. Fuoriiiiiiiiiiiiiii alla sinistra del portiere!


Dopo ricordo solo il mio salto. Ero seduto nel tinello, lo chiamavamo così, sulla poltrona davanti alla televisione, credo ci fosse anche io mio bisnonno. Sarà che quando sei piccolo sembra tutto magico ma  io mi ricordo di essere arrivato a pochi centimetri dal soffitto... un salto alla Juri Chechi. Poi non ricordo altro solo questo.
Non ricordo l'urlo di Tardelli, ma ricordo di averlo provato migliaia di volte al campetto al mare, braccia larghe gola tirata e urla alla tarzan, il tutto naturalmente a porta vuota.
Era tutto così limpido.
Poi invece sono cresciuto e ho iniziato a leggere di calcio scommesse che c'era già a quei tempi, di vittorie che mettono a tacere tutto e di partite comprate con pareggi impossibili, baste leggere "La trilogia della censura" di Oliviero Beha.
Mah che dire io stasera magari riprovo a fare quel salto e magicamente ritornerà tutto più limpido... o forse no.
lunedì 9 luglio 2012 18 vostri commenti

Scuse da macelleria



«Non basta. Troppo comodo. E poi, al lungo elenco delle scuse, mancano i veri protagonisti. Manca Claudio Scajola che era il ministro degli Interni, manca Gianfranco Fini che era il vicepremier, manca De Gennaro che era il capo della polizia. E mancano i vertici di Cgil, Cisl e Uil: ancora oggi ci devono spiegare perché, a differenza della Fiom, non erano in piazza con noi»

Quando Genova era in mano a pochi, quando la costituzione è stata sospesa, quando un'intera nazione ha voltato la faccia da un'altra parte, quando si sono impossessati delle parole per modificare la verità, quando avevano organizzato tutto, quando hanno chiuso una città e costruito muri come se le idee potessero essere fermati da blocchi di cemento.



giovedì 5 luglio 2012 19 vostri commenti

Rocco e le sue pretese

“Dobbiamo esprimere gratitudine a  Monti. Abbiamo perso nel gioco del pallone ma abbiamo vinto nel gioco  della vita. Troppe volte, in passato, abbiamo perso nella vita e ci  siamo consolati con il pallone”

No perché in fondo poi uno vorrebbe fare certe cose, prendere la palla al balzo e farlo, non tirarsi indietro ed esporsi con parole semplici, senza tanti giri, senza avverbi che alla fine fanno spessore ma non vogliono dire niente, senza preamboli, senza introduzioni e cappelli, senza tante cornici da contorno o forme di stile curate, così come viene senza pensarci tanto che alla fine è meglio, mettendo giusto un verbo al tempo corretto e soprattuto un bel punto di domanda...

...ma che cazzo stai dicendo? E ci costa pure... 

E poi gioco del pallone non si può proprio sentire.


lunedì 2 luglio 2012 22 vostri commenti

Monsignore ma non troppo, anzi niente

Ricordo molto bene quel giorno, il primo per me in un centro di ragazzi Down della mia città come tirocinante per un laboratorio teatrale settimanale. 
Mi torna anche in mente la tensione che si ha normalmente quando si inizia una nuova avventura, nonostante la mia esperienza di ormai più di dieci anni nell'ambito della riabilitazione delle persone disabili. 
Poi solo i loro sorrisi per accogliermi subito e  i saluti immediati ripetuti più volte, non da tutti sia chiaro perché essere una persona con un handicap non vuol dire essere simpatico per forza o avere in simpatia tutti, vuole solamente dire essere una persona come le altre. Ma questo la nostra società non lo vuole ancora capire,  la gente non lo vuole ancora capire. Lo si può dedurre dagli sguardi quando si fanno le uscite e dalla scarsa informazione. 
Mi viene in mente lo spettacolo visto qualche mese fa, frutto dei laboratori teatrali, rappresentando dei modernissimi "Promessi sposi", con un Don Abbondio, credetemi, da oscar. E il pensiero va alla buona volontà e alla professionalità delle tante persone che lavorano molte volte gratis, alla tenacia e alla voglia dei ragazzi e dei loro educatori che spesso si devono muovere in condizione disastrose.
Tutte cose che naturalmente Monsignor Andrea Gemma non sa,  perchè impegnato nei suoi esorcismi e nel sviluppare pensieri del genere...

"il posseduto del diavolo ha le movenze, il portamento simile a un down"



venerdì 29 giugno 2012 17 vostri commenti

Finiteci ora... fate prima.

“La Sanità vive e vivrà un momento molto complicato perché dovrà far fronte a bisogni crescenti con risorse decrescenti. Credo che ormai sia chiaro a tutti. Quindi la capacità di fare scelte per indirizzare risorse scarse nelle direzioni più giuste caratterizzerà il lavoro degli amministratori, anche perché non credo sia vicino il tempo in cui il fondo per la sanità riprenderà a crescere. Noi stiamo lavorando in questa direzione, intervenendo sui costi in modo massiccio, anche se ancora non sappiamo se questo ci permetterà di raggiungere l’equilibrio di bilancio. Interveniamo tenendo alta la qualità, concentrando le risorse, risparmiando dove possibile e senza costi per i cittadini. Il vostro giudizio sul nostro lavoro ci interessa molto”. 


Parole del presidente della Regione Liguria.
Il punto è che potrebbero essere le parole di qualsiasi presidente di Regione. La domanda che viene in mente ad una persona con un minimo di cervello e senso civico è "perché dovrebbero esserci risorse scarse per la sanità?"
Attenzione perché quando parliamo di risorse di questo tipo dobbiamo parlare in maniera chiara senza paroloni, dobbiamo dire che da ciò dipende la vita delle persone. La gente muore per mancanza di risorse, abbiamo a che fare con sentimenti e legami delle famiglie.
Non stiamo parlando solamente di esami clinici e pronto soccorso, stiamo anche parlando di assistenza agli anziani e disabili.
In questi giorni le ASL di regione stanno tagliando fondi per chi è troppo vecchio e quindi non ha bisogno, per loro, della riabilitazione. Indicando persone da dimettere senza neanche conoscere a fondo il caso, ma solo numeri scritti su un foglio bianco. I fondi per i trasporti per le persone con handicap vengono rimossi dai bilanci.
Che cosa vuol direi "indirizzare le risorse scarse nelle direzioni più giuste"? Dobbiamo iniziare a fare delle classifiche dei bisogni? Questo può entrare... questo no... ah questo conosce quindi si... questo la prossima volta.
Uno stato civile non si gestisce in questa maniera, la sanità, come la scuola e il lavoro, deve essere al primo posto delle preoccupazioni di un paese. Da ciò dipende l'esistenza delle persone e dei loro famigliari. 
Parlano di sprechi, lavandosi la bocca, quando poi continuiamo ad avere primari fantasma nei reparti che portano a casa botte da 15mila euro al mese, dirigenti sanitari strapagati, macchine per esami comprate e lasciate a marcire nei magazzini per poi comprare dopo mesi il modello nuovo.
La verità è che le persone che devono prendere decisioni, che parlano di sacrifici, di tagli, di risorse scarse da destinare non hanno idea di cosa vuol dire non avere risposte da un medico, fare la coda per il ticket, aspettare un esame dopo 5 mesi, perdere un parente per malasanità, sentirsi impotente di fronte ad una istituzione che dovrebbe aiutarti e invece di logora giorno dopo giorno.
Siamo sicuri che il nostro giudizio interessi davvero?
Farebbero prima a dirci che dobbiamo morire, perché la sopravvivenza costa e nei bilanci non  c'è spazio per la civiltà.

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