martedì 4 agosto 2020 12 vostri commenti

Da sei a quattro

Sei anni voltandosi indietro sembrano davvero tanti. Eppure mi pare sia passato poco tempo da quella sera in cui verso mezzanotte  tua madre iniziò a dirmi "Huston abbiamo un problema" qualcosa si muove.
Io assorto nei Diari di Kafka mi tirai su dal letto come quello che saltava la staccionata dell'olio cuore, atterrando direttamente dentro i vestiti.
Qualche minuto e poi in macchina a guidare per la prima volta in vita mia, con tua madre rannicchiata per i dolori per i tuoi calci oppure per la mia guida. Chissà.
Da li alla tua nascita poi ne passarono ore, precisamente 15 e 44 minuti, solo allora mi accorsi di avere indosso una maglietta del Portogallo presa al volo. Proprio quando mi trovai in mezzo a gente col camice che diceva di respirare. Respiravo anche io, per solidarietà.
Poi quel colore che non scorderò mai, il blu più bello che abbia mai visto, accanto agli occhi di tua madre che brillavano di felicità.
Due anni dopo le tue manine che giocavano con i nostri anelli e quella penna che volevi usare per paciugare la scrivania del comune dove ci stavamo sposando io e tua mamma.
Gli anni passano ed inizi a farmi domande, sempre più difficili, a volte buffe, altre invece che fanno sgranare gli occhi in cerca di un aiuto da casa. La strada che si percorre da padre/marito spesso non è facile, ci sono curve inaspettate, salite che sembrano non finire mai e angoli bui. Una cosa è certa però, con due luci così non credo potrò mai perdermi, non serve nemmeno il navigatore e il buio è solo uno splendido contorno.
Tanti auguri Greta.
Buon anniversario occhi belli.

Come una gran tempesta
noi scuotemmo
l'albero della vita
fino alle più occulte
fibre delle radici
ed ora appari
cantando nel fogliame,
sul più alto ramo
che con te raggiungemmo.

Neruda
lunedì 3 agosto 2020 11 vostri commenti

Pensando a loro

Oggi piove a Genova, come quel dannato giorno di 2 anni fa. 
Noi, miracolati, che siamo qua a raccontare questa storia e ad indignarci dovremmo gridare anche più forte perché ancora una volta in questo paese la giustizia sembra fermarsi davanti ad un muro. Una sorta di parete che non permette di vedere dall'altra parte, fatta di mattoni che si chiamano affari, guadagni, sostegni politici, amici degli amici degli amici. 
In mezzo come sempre gli innocenti, come nelle stragi di stato. 
Già perché quella di 2 anni fa è stata una strage annunciata. Molti sapevano che il Morandi aveva qualcosa che non andava, i sensori dal 2015 davano già segni di instabilità. 
Nessuno ha fatto qualcosa, nessuno. 
Stasera su quel ponte ci saranno molte autorità ad usare ancora una volta una tragedia come propaganda. Istituzioni nazionali e locali che dovrebbero solo chiedere scusa per ciò che è successo, non tappeti rossi e aerei in cielo. 
44 vittime e le loro famiglie gridano ancora giustizia e ad oggi nessuno ha pagato. Come sempre. 
Genova oggi piange come due anni fa, perché è stufa di passerelle, stanca di vivere in mezzo alla propaganda del politico di turno, stanca di raccogliere vittime e noi come allora alzeremo gli occhi al cielo. 
Pensando a loro. 

martedì 21 luglio 2020 11 vostri commenti

Si chiamava Pascoli

La chiamavamo Pascoli tanti anni fa quella scuola, non Diaz. 
Mia nonna faceva la bidella, quando ancora si poteva dire, proprio lì. Ricordo che una volta andata in pensione spesso mi portava con lei da piccolo a salutare i suoi colleghi. Quel "Sanna" di cui non ricordo nemmeno la faccia. 
Ho ancora in mente però l'entrata, la stessa che quella maledetta notte la polizia sfondò per entrare dentro e dare vita alla macelleria messicana. 
Brandelli di carne e sangue nei corridoi. Gli stessi che avevo visto con occhi di bambino, percorsi da mia nonna per portare magari qualche circolare in una classe.
Da quel giorno Genova non è più la stessa, noi non siamo più gli stessi. Ci hanno massacrato fisicamente e mentalmente. Ucciso un movimento che aveva ragione, oggi più che mai abbiamo le prove. 
Le immagini di quella sera resteranno sempre nella mia mente. Ragazzi trascinati, molotov inventate e poi la vergogna della caserma di Bolzaneto dove il buio del fascismo ha oscurato quella poca luce che ancora era rimasta accesa. 
Non dobbiamo dimenticare quei giorni perché sarebbe come rinnegarli, rimuoverli per la vergogna di non avere impedito tutti questi pestaggi. 
Non facciamolo. 
giovedì 16 luglio 2020 13 vostri commenti

Gesti rivoluzionari di luglio


Quanto può essere importante un piccolo gesto di gentilezza? Spesso diamo la colpa di ciò che succede ai grandi sistemi, al governo, a chi ci amministra, puntando il dito verso altri. 
Raramente credo si faccia un'analisi di ciò che facciamo durante il giorno. Ci sono piccole cose che spesso diamo per scontato. Pensiamo agli abbracci che in questo periodo vietati, o meglio non si potrebbero dare. 
Quella che una volta si chiamava buona azione sembra essere passata di moda, un mosca bianca in mezzo ad un mare di individualismo. 
A volte però succede che in una giornata calda di luglio arrivi all'improvviso un segnale di speranza, oltre alla mia sbadataggine perché non è la prima volta che mi succede. 
Così un mazzo di chiavi dimenticato attaccato ad un bauletto può diventare un piccolo mattoncino per sorreggere una società che scricchiola. 
Gentilezza e onestà sono atti rivoluzionari che possono cambiare il mondo. 
Per ora hanno salvato il mio scooter.
Grazie, chiunque tu sia.
venerdì 10 luglio 2020 11 vostri commenti

Mamma

A volte mi pare di non ricordare 
la tua voce di prima.
Così come il tuo fare
ora diventato diverso, 
in difficoltà.
Poi guardo i tuoi occhi
e ricordo tutto, 
tutto ciò che è stato.
E anche ciò che sarà
diventa possibile.


Mia madre non sta passando un bel momento, purtroppo qualche anno fa le è stata diagnosticata una malattia degenerativa. Nei primi anni siamo riusciti a contenerla, ma il lockdown non ha aiutato molto. La distanza dalla nipotina, l'impossibilità di fare riabilitazione e tutto il resto hanno minato un piccolo equilibrio che si era creato. Da mettere in conto anche purtroppo che queste malattie a volte hanno dei picchi. Si naviga a vista insomma. 
Una delle cose che più mi manca è il suo sorriso e e il suo timbro di voce, ora un po' cambiato, e che ho paura di non ricordare più. 
Quel sorriso e quegli occhi che in un momento buio della mia vita mi hanno sorretto e guidato, portandomi sulla strada che ora sto percorrendo. 
Quando si ammala una persona a cui si tiene, un po' si ammalano anche quelli che le stanno vicino. Una sorta di pensiero fisso durante la giornata, una voce che continua a dire "chissà come sarebbe stato se". Una cosa da non dare, facile a dirsi ma difficile poi nella realtà. 
Però l'altra sera abbiano riso e per un attimo ho dimenticato tutto. L'ho rivisto quel sorriso di una volta e ho capito che c'è sempre. 
Sta a me non perderlo di vista e tenerlo stretto.

lunedì 6 luglio 2020 19 vostri commenti

Differenze


La generazione de nostri bisnonni ha conosciuto la fame vera. 
Quella dei nostri nonni ha fatto la guerra, la resistenza e cacciato il nazifascismo dal paese. 
Quella dei nostri genitori ha lottato per diritti fondamentali, come lo statuto dei lavoratori.
La nostra non riesce a sopportare le code alla posta per i protocolli Covid, non riesce a tenere una mascherina, si lamenta perché per una sola estate dovrà andare un po' meno al mare, litiga per un posto in spiaggia, non concepisce il distanziamento e dopo 4 mesi di lockdown ora torna a dire che il virus non esiste e i vaccini non servono. 
Ma la cosa che preoccupa di più è ciò che stiamo insegnando alla generazione dei nostri figli.
martedì 9 giugno 2020 20 vostri commenti

Gli occhibelli

Ricordo la prima volta che ci siamo visti.
Se non sbaglio, perché è passato tanto tempo, pensai che occhi del genere ne avevo visti pochi. La sensazione che però ricordo di più è quella della voglia continua di parlare con te. Aspettare il giorno dopo per raccontarti ancora qualcosa. Ascoltarti.
Eravamo fidanzati, non tra noi però. 
Difficile raccontare alla propria ragazza che hai conosciuto una persona, donna, con la quale parli bene e che ti farebbe piacere continuare a vedere.
In quegli anni non c’erano telefonini, ma solamente gettoni, tessere telefoniche e impianti fissi a casa, con tanto di prefisso.
Le conversazioni non erano come ora… “Ciao, dove sei?” senza presentarsi e neanche un accenno di buona educazione. Una volta ci si presentava così. “Pronto, buongiorno, casa Parodi? Sono Ernesto potrei parlare con Paolo?”. Insomma una frase di un quarto d’ora, adesso consumeremmo tutto il traffico solamente per l’introduzione.
A dover essere pignolo il nostro incontro lo dobbiamo tutto alla politica di sostegno delle famiglie meno dotate, diciamo così, di quattrini e ai ragazzi più volenterosi nello studio. Già perché con qualche lira in più, perché l’euro era molto lontano, e qualche voto in meno, non ci saremmo mai visti, mai incontrati, mai baciati.
E soprattutto amati.

martedì 2 giugno 2020 9 vostri commenti

Una triste giostra

È una triste giostra che riprende a girare. Siamo tornati alla negazione del virus di qualche mese fa, ai terribili commenti “colpisce solo gli anziani” quelli delle residenze protette. I dimenticati.
A breve sentiremo anche parlare di posti di lavoro senza protezioni perché i bilanci lo chiedono.
Confini aperti perché l’economia lo chiede.
Negare per convincere che è tutto come prima perché il popolo lo chiede.
Non potrà mai essere così, perché indietro abbiamo lasciato persone, donne e uomini che avrebbero dovuto essere curati e non abbandonati.
Perché ci sono ancora persone che non possono permettersi nemmeno di sfiorarlo questo virus.
Perché le residenze protette sono blindate e i centri di riabilitazione a breve riapriranno e al posto di un sorriso i ragazzi disabili vedranno una mascherina e degli occhiali protettivi e forse quando disponibili i guanti.
Si dimenticano in fretta i blindati di Bergamo che trasportavano bare, perché la frenesia di questa società deve sempre accelerare senza trovare nemmeno tempo di indossare una mascherina.
Una solidarieta, che dura il tempo di un download per scaricare l’app per prenotare il posto in spiaggia.
giovedì 21 maggio 2020 11 vostri commenti

15 minuti

"Un governo si trova in 15 minuti". 
Bisogna essere sinceri, doveva fare l'attore quest'uomo e non darsi alla politica. Un interprete in cerca di un copione, che chiaramente non trova mai. Lo avrei visto bene in una di quelle meravigliose pellicole tipo "Milano spara, la polizia si incazza". 
Un fermo immagine. 
La telecamera che si sposta su di lui. Sigaretta in bocca e quella frase rivolta all'orizzonte. "Un governo si trova in 15 minuti".
Ogni volta che apre bocca Renzi mi ricorda lo scempio che è riuscito a fare, il vuoto che ha contribuito a mantenere, dato che c'era già. 
Una sorta di democristiano, con tutto il rispetto si intende, in ritardo sui tempi.
E' magnifico come quest'uomo abbia tutte le soluzioni a portata di mano, la politica del lampo. 
Trova tutto in pochi minuti.
Tranne la porta per uscire dalla politica.
domenica 17 maggio 2020 16 vostri commenti

Allo sbando

Trovao difficile trovare ormai le parole adatte. Capisco, davvero, che è necessario prima o poi ripartire per il bene delle persone, della loro vita stessa. Ma mi domando semplicemente, perché così? 
Siamo passati in pochi giorni dal "vi facciamo la multa" al "liberi tutti". Ormai le superacazzole del governo Conte non si contano più, totalmente in balia dei presidenti di Regione che ormai si comportano da "governatori" ma non lo sono. Una sorta di ordine sparso che fin da subito a mio avviso ha pregiudicato gli interventi contro il virus. 
Una Lombardia guidata da comici che hanno speso soldi per una cattedrale servita a nulla e costata milioni di euro. Come dimenticare le sparate del Veneto, "togliete le nostre province dalla zona rossa", poi almeno tornato a ragionare facendo maggiori tamponi. E la Liguria, la mia Regione, che spinge da mesi per riaprire tutto  quando la percentuali dei morti è pari a quelle di Regioni con il doppio della popolazione. 
Giorni fa serviva una certificazione per andare anche al bagno quasi, da lunedì liberi tutti e dal 3 giugno anche gli spostamenti tra regioni. 
Nessuna parola invece per la cosa più importante, la mappatura dei positivi, tamponi o analisi per tutti.
Siamo sempre stai il paese degli eccessi, ma qui mi pare che si continui a giocare con la vita delle persone. Mi rattrista davvero che non si parli più di chi ogni giorno continua a morire per questo virus, persone non numeri. Sembrano oramai diventati solamente una cornice, dati per scontati. 
La speranza è quella che il virus ci abbandoni da solo perché mi pare che si stia facendo il possibile per tenerlo con noi ancora per molto.
giovedì 14 maggio 2020 13 vostri commenti

Un sorriso e una madre

E' così difficile essere felici per gli altri. Gioire per qualcosa che non ci riguarda direttamente ma che fa stare bene altre persone. L'individualismo è arrivato evidentemente al massimo della sua espressione se molte, troppe, persone non riescono ad essere felici per il ritorno di una ragazza dopo un anno e mezzo di prigionia. 
Si è vero ormai i social sembrano essere diventati ripostiglio della spazzatura, ma sono solo un mezzo, si tratta del vecchio muretto di una volta dove ci si sedeva e si faceva quattro chiacchiere. Ora invece ci sono i tasti, uno schermo che spesso protegge a distanza, ma si tratta semper dell'uomo e della sua bestialità. 
Le parole di odio che abbiamo ascoltato in questi giorni contro Silvia confermano ciò che pensavo anche prima. Nemmeno una pandemia rende l'uomo migliore, anzi chi era stronzo ora lo è ancora di più evidentemente. Per finire col discorso di un parlamentare leghista che la definisce "terrorista".
Io ho visto solo un sorriso. 
Una ragazza e sua madre.
Il resto è solo fango schifoso che non riusciamo a scrollarci.

domenica 10 maggio 2020 13 vostri commenti

A te

Ricordo ancora quella sera in cui mi resi conto di non aver mai guardato attentamente il viso d mia mamma. Quanto era bella, quanto era importante averla con me vicino. Avevo appena divorziato, dovevo ricominciare tutto daccapo dopo 4 anni di matrimonio ma 14 di fidanzamento. Una vita. Un amore nato trai banchi di scuola con momenti bellissimi che porto ancora dietro e poi come spesso accadde una fine. La colpa probabilmente tutta mia, ora posso dirlo senza problemi. 
Quello fu un anno dove non sono stato da nessuna parte, probabilmente nemmeno con me stesso. Una sera come tante altre a mangiare dai miei e quella frase banale ma che ricordo ancora adesso "si chiude una porta se ne aprono altre" e poi la consapevolezza di avere vicino ancora i miei. La cosa più importante, mia madre. 
Non serve una festa per ricordarlo ma credo che sia giusto un appunto sul calendario per ricordare a tutti noi, soprattutto in questo momento,  le cose importanti che ancora abbiamo, mattoni che ci sorreggono nelle difficolta, che spesso ci hanno permesso di andare avanti. 
A mia madre.
martedì 28 aprile 2020 22 vostri commenti

Piove

"Mi raccomando state insieme". 
Ci sono frasi che si ascoltano durante il giorno che pesano come macigni, spesso nelle nostre conversazioni la mente vaga. A volte, troppo, non riusciamo ad essere solo concentrati su ciò che facciamo, che ascoltiamo. 
Esistono però campanelli che ci mettono in guardia su ciò che è più importante nella vita. Le cose fondamentali, quelle senza le quali alla fine non conta più niente. 
"Ho perso mio marito a Gennaio". 
Ecco, macigni. 
Senza la vita alla fine non conta più, niente. Senza l'affetto delle persone care, il solo pensiero di un abbraccio che non si potrà più avere. E' vero l'economia è importante, se non si riprenderà ci saranno estreme difficoltà, ma la vita, davvero prima di tutto. Mi pare che negli ultimi giorni non se ne parli più tanto, ma solo di corse tra maschi che devono arrivare prima ad un traguardo non ben definito. 
"State insieme", già io ora vado di là e abbraccio mio figlia e mia moglie.
Oggi piove. 

sabato 25 aprile 2020 13 vostri commenti

Noi sognavamo



Per la prima volta non sfileremo come ogni 25 aprile per le strade di Genova, non sentiremo Bella Ciao suonata dalla banda e il silenzio.
“Greta domani è la festa della liberazione”
“Allora usciamo”
“No mi dispiace, non si può”
“Allora non siamo liberi”
“Si noi si, proprio grazie a quei giorni”
"Lo facciamo in casa il corteo papà, non ti preoccupare".

Si, lo faremo in casa. 
Perché anche se lontani mai saremo distanti da quegli ideali che ci hanno permesso di essere liberi, da quelle donne e quegli uomini che anni fa hanno dato loro vita per salvare la nostra.
“Noi sognavamo un mondo diverso, un mondo di libertà, un mondo di giustizia, un mondo di pace e un mondo di fratellanza e di serenità.”
Germano Nicolini
Anche io lo sogno.
Buon 25 aprile.
W la Resistenza, sempre.
domenica 19 aprile 2020 12 vostri commenti

Tornare

Tornare a quei giorni
di contatti e di passi
di scontri e sorrisi, ora coperti
di mani libere di esplorare
di minuti vissuti e non controllati
di spazi aperti, di odiate assemblee di condominio
di porte degli autobus che non si chiudono per la troppa gente
di cortei di lotta e non funebri
di serate e di schiamazzi dei vicini
di "stasera pizza da noi?"
di sveglie per uscire di casa e non per andare in cucina
di moto che non partono e di meccanici chiusi ma solo perché è domenica
di attesa in coda attenti a non farsi superare
di cartellini timbrati come brioche nel latte
di colleghi visti dal vivo, anche quelli antipatici
di insulti tra automobilisti o per un verde che non arriva mai
di panini dell'autogrill che non sanno di nulla
di mugugni per le autostrade care
di "quando arrivi a casa?"
di bar pieni e tazze vuote
di padri e madri da abbracciare e non da vedere a mezzo busto con la voce a scatto
di bimbi per la strada
di "un altro giro di giostra"
di "dai un bacino al nonno"
di nipoti per mano
di strade vuote ma solo alle quattro del mattino
di maschere, ma della commedia dell'arte
di teatro e copioni da imparare
di ragazzi che corrono dietro ad un pallone
di libri annusati in libreria
di ascensori affollate
di "a casa non ci siamo mai lasci il pacco dalla vicina"
Tornare a prima, già
ma ad un "prima" diverso, perché a pensarci bene
tutto non era così limpido.

martedì 14 aprile 2020 14 vostri commenti

Paura

Adesso io ho paura. 
In questo momento in cui il contagio sta rallentando, ho paura. 
Perché sento parlare da parecchie parti di riaprire, di necessità di ripartire, di economia che non se lo può permettere. Tutto ciò vuol dire che la politica inizierà, anzi lo ha già fatto, a ragionare (?!?) col metro elettorale dettato dai sondaggi.

Mentre negli ospedali si continua a morire, nella mia Regione il signor Toti ha appena firmato un decreto per ripartire con  "giardinaggio, sia a scopo professionale che personale, e coltivazione di piccoli terreni; manutenzione straordinaria e allestimento delle attività balneari e dei piccoli chioschi
attività dei cantieri nautici propedeutici alla consegna delle imbarcazioni già allestite; piccoli lavori di edilizia, sia privata che pubblica; controlli alle imbarcazioni da parte delle darsene".

Un provvedimento senza senso che rischia seriamente di vanificare gli sforzi fatti fino a qui. Più facile prendersela con qualcuno che magari esce per fare due passi con un figlio sotto casa, anche se io non lo sto facendo. Si predica lo "state a casa" e poi si firmano provvedimenti che riempiranno autobus, che rimetteranno in circolazioni migliaia di persone. 
Nel frattempo non sono ancora stati fatti i tamponi nelle case di riposo e agli operatori sanitari, così come agli ospiti anziani. Ad alcuni hanno già detto che non li faranno. Non sappiamo il reale stato delle scorte di dispositivi di sicurezza. Per fare un esempio nella residenza protetta dove lavoro io abbiamo mascherine che ci basteranno per un mese se non avremo nessun contagio, in caso invece ci contagio ci basteranno solo per 8 giorni!!! 
Ma dobbiamo fare i lavori negli stabilimenti... perchè secondo questi personaggi che occupano cariche istituzionali a giugno ripartirà la stagione balneare?!!? 
Non ho più parole, ma parecchia paura. 
Meno del virus, più dei politici. 
giovedì 9 aprile 2020 13 vostri commenti

Prima

In questi giorni di quarantena capita anche di fare dei bilanci. Credo che abbia senso cercare cose positive, occasioni, situazioni che prima non si presentavano. O meglio, non le facevamo accadere. 
Siamo al 32mo giorno di clausura in casa, si lavora, il tempo alla fine passa più velocemente di prima. Ciò che mi preme di più in questo momento è l'attenzione che cerco, cerchiamo, di dare a Greta. Lavorando tutti e due in settimana non possiamo troppo starle dietro, quindi piano piano sta imparando ad autogestirsi. Ad esempio rispetto a prima ora si veste da sola, una sorta di autonomia forzata, dovuta al caso. Esce sul poggiolo a bagnare piante e Bonsai e aiuta in cucina. Un passo che sarebbe stato fatto prima o poi è chiaro, ma ci sono circostanze come queste che alla fine spingono l'acceleratore. 
Sono contento di stare di più insieme alla mia famiglia. In questi anni ho "corso" tanto, preso dai mille impegni di un'agenda senza fine. Il lavoro, il calcio, il teatro e il sindacato. Tutte cose che amo ma che in alcuni casi mi hanno tenuto lontano da loro.
Pur nella difficoltà quindi ora cerco di assaporare ogni momento, dal risveglio mattutino che non si limita al saluto, una colazione rapida come prima e poi la fuga verso l'ufficio. No, ora l'ufficio è qui ad un metro. La pausa caffè è un abbraccio e un bacino alla piccola. Un sorriso agli occhibelli. 
Le privazioni ci sono, manca a tutti noi l'abbraccio dei nonni, ma resistiamo. Ponendo le basi della nostra forza sul fatto di sentirsi in un certo sento dei privilegiati rispetto alle persone che purtroppo devono uscire o che stanno aiutando il paese a rialzarsi. 
Mai come questa volta la parola Prima avrà un valore particolare.
domenica 5 aprile 2020 12 vostri commenti

Questi tempi

E' una realtà quella che stiamo vivendo in questo momento che ci segnerà per molto. 
Ciò che mi colpisce di più le poche volte che esco di casa è il silenzio. L'assenza del vociare, delle chiacchiere. Prima al supermercato era un continuo susseguirsi di mezzi discorsi. Mariti che venivano rimproverati per aver messo nel carrello l'ennesima cosa inutile. Bambini che si sentivano dire mille volte "non toccare, mettilo giù". Quel "chi è l'ultimo" dal salumiere che spesso generava anche liti. Ora quella domanda si dice all'ingresso del supermercato, con una sorta di timidezza e di ricerca di intimità minima col prossimo che sta comunque vivendo lo stesso dramma. 
Mancano le espressioni del viso spesso ricoperte da mascherine di tutti i generi, io ne indosso due, quella chirurgica con sopra quella per la polvere, una sorta di rassicurazione in più, solo quello. Però rimangono gli occhi che a saperli leggerli bene molte volte dicono parecchio, anzi non mentono. Ma anche gli sguardi devo dire si incrociano meno. 
Così come le traiettorie dei carrelli tra le corsie oppure quei pochi incontri sul marciapiede, con una sorta di messaggio telepatico, come dire "scendo io o scendi tu". 
Poi l'attenzione. Io sono sempre stato uno di quelli delle chiavi dimenticate attaccate alla porta di casa, del garage aperto, del cellulare scordato prima di uscire. Ora ogni passo richiede un'applicazione costante del nostro cervello, una scannerizzazione anticipata di ciò che c'è tra noi e il nostro obiettivo. La mente perennemente occupata mentre si è fuori. 
Una cosa però è rimasta. 
E a rivolgere lo sguardo in alto spesso si trovano certezze, la luna e le stelle sempre lì, uguali, testimoni di ciò che stiamo vivendo. Così l'altra sera me le sono tenute strette come luca di speranza per il ritorno alla normalità. 
domenica 29 marzo 2020 15 vostri commenti

Nuove abitudini

In questi giorni di quotidianità interrotta ci sono momenti in cui i pensieri corrono veloci. Si spingono, fuori uno dentro l'altro. A volte piacevoli, molte volti invece disegnano scenari inquietanti. Nella drammaticità del momento una cosa su tutte mi mette angoscia, la solitudine delle persone sole ricoverate. Vero è che accanto hanno tutte le meravigliose persone che in questo momento, mettendo a rischio la loro vita, lavorano negli ospedali, ma la mancanza di una persona cara vicina in un momento così difficile credo sia terribile. 
Ieri ho letto la notizia di quei due bambini rimasti soli dopo la scomparsa della nonna e la quarantena della mamma a Montevarchi, ora "adottati" dalle persone che si sono offerte per dare quel poco di vicinanza che un estraneo può dare in questi momenti. Davvero terribile. 
Per non parlare dell'impossibilità di dare l'ultimo saluto alle persone care, se non magari per telefono come purtroppo è già successo. 
Tanta è la rabbia per le molte persone che avremmo potuto salvare e che ancora potremmo salvare se non avessimo carenza di strutture e personale. Quei famosi 4000 posti di terapia intensiva che ormai abbiamo praticamente riempito. 
Mi capita a volte di non attendere più i numeri delle 18 elencati dalla protezione civile, non so perché forse siamo entrati in un "abitudine" del contagio e dei positivi o forse è la voglia di pensare che alla fine questo sia solamente un terribile incubo dal quale svegliarsi. 
lunedì 23 marzo 2020 11 vostri commenti

Positivi pagando

Notizia di oggi. A Genova un laboratorio privato farà analisi, a pagamento, per ricercare la positività al Coronavirus. “Il test non sostituisce la ricerca diretta del Covid-19 su tampone faringeo, ma può avere comunque un’indicazione nei seguenti casi: 1) Verificare un’infezione da Covid-19 in pazienti che non hanno potuto fare il test diretto 2) Verificare se il paziente è immunizzato per Covid-19. In questo secondo caso va tenuto presente che anche se non esistono prove che l’immunizzazione sia definitiva (è una patologia molto recente), il numero di reinfezioni descritte è piuttosto scarso e, soprattutto, non si conosce ancora se i pazienti “re-infettati” avessero sviluppato anticorpi anti-Covid-19”.
L'ennesima vergogna, in un momento in cui ci sono colleghi chiusi dentro le residenze protette con anziani febbricitanti, disabili che attendono l'esito di un tampone da una settimana, lavoratori che ogni giorno si recano al lavoro incrociando le dita. 
Tutto quanto previsto da un bando della Regione Liguria a cui questo laboratorio ha aderito. Le belle parole dei nostri politicanti rispetto alla sanità pubblica, al diritto alla salute si sprecano in questo momento. Ringraziamenti che, ora, cadono come pioggia per i medici e il personale sanitario dimenticato da anni da tutti. Nel frattempo però un bel esamino a pagamento. 
E passa tutto. 
lunedì 16 marzo 2020 17 vostri commenti

I più fortunati

Per molti di noi, verrebbe da direi i più fortunati, il mondo si è ridotto ai metri quadrati delle nostre case. I poggioli sono diventati fonte di invidia e una finestra si fatica a chiudere, così come le persiane e le tapparelle per rimanere collegati ancora per un po' a ciò che c'è fuori. 
Chi è in casa in ferie forzate, chi in congedo, chi perché non ha un lavoro, oppure in cassa integrazione. Almeno quelli che cercano di rispettare le regole che stiamo cercando di darci per fermare questo virus che ahimè credo ci porteremo dietro ancora per molto. 
Ieri abbiamo fatto un picnic sul poggiolo con l'aiuto del sole, una delle tante cose che questa tremenda tragedia ci ha dato la possibilità di riscoprire. Piccole cose meravigliose, condivise, preziose. Momenti che prima davamo per scontati ora diventano merce rara. 
Continuo a vedere gente che pare vivere in una realtà differente. Quando esco per andare a fare la spesa sembro Diabolik, mascherina, chirurgica perché le altre logicamente non se ne trovano, e in alcuni casi anche i guanti. Spesa per noi e per i nonni e poi sacchetti lasciati sullo zerbino per evitare di portare il virus in casa dei miei. 
Spesso mi domando se questo evento così drammatico ci insegni almeno qualcosa. Il valore della libertà, l'importanza dei servizi fondamentali per un paese come la sanità, l'importanza della condivisione e della semplice frase "come stai" detta milioni di volte senza pensarci veramente, senza la giusta attenzione nei confronti dell'altro. 
giovedì 12 marzo 2020 12 vostri commenti

Ce la faremo

Sono giornate surreali. Le nostre abitudini sono sparite, messe nel cassetto, per il bene comune. Non tutti però, molti continuano a non capire la gravità della situazione. Ancora domenica scorsa siamo stati invitati ad una festa di compleanno di bambini, abbiamo gentilmente declinato l'invito. Un'assurdità in un momento in cui viene chiesto di sacrificare le cose futili per dare una mano al sistema sanitario nazionale. 
Ieri sera l'ennesimo intervento di Conte in televisione, apprezzabile per i modi e anche per alcuni provvedimenti rispetto al resto d'Europa che pare non capire, ma ancora troppo deboli a mio avviso. Nel decreto si consentono attività che non sono indispensabili. Mi devono davvero spiegare a cosa serve tenere aperta una fabbrica che fa borse per esempio. E' chiaro che ci sono delle produzioni che difficilmente si potranno fermare perché magari fanno parte della filiera alimentare, ma il resto?
Vogliamo davvero che i libri di storia scrivano che in presenza di una Pandemia rimasero aperti servizi totalmente inutili?
Il pensiero ora è a tutti i lavoratori che ogni mattina devono andare a lavorare senza nessuna protezione o possibilità di rispettare il famoso metro di distanza come forma di tutela. Mentre la rabbia è verso chi ancora continua a non capire la situazione. Ma se pensiamo che un senatore della repubblica, di Forza Italia, ancora ieri ha fatto un video negazionista rispetto a tutto quello che sta succedendo potete immaginare il resto. 
Mi auguro che stiate tutti bene e che se obbligati ad uscire possiate prendere tutti le giuste precauzioni. 
Ce la faremo. 
giovedì 5 marzo 2020 12 vostri commenti

Cronache dal delirio

Qualche minuto fa da qui al lavoro da me una scena assurda. 
Lavorando in una struttura dove sono presenti persone anziane e soggetti a rischio abbiamo messo delle restrizioni all'ingresso e soprattutto l'indicazione di lavarsi le mani appena entrati. 
Un personaggio alquanto bizzarro, alla guida di un taxi, ha iniziato a protestare in maniera diciamo colorita, scomodando la maggior parte dei santi presenti nel calendario. 
Tutto ciò solamente per l'imposizione di lavarsi le mani all'ingresso, cosa peraltro da fare anche in tempi normali a mio avviso. 
Ora al di là del giudizio che uno può avere rispetto alle decisioni del governo, o alla reale  o meno pericolosità del contagio, come si pò pensare di risolvere una situazione se si ha a che fare con persone che non riescono a rispettare un'indicazione semplice come questa?
Infatti poi ci ritroviamo a commentare di gente che scappa dalla zona rossa per andare a sciare. 
lunedì 2 marzo 2020 9 vostri commenti

Il bene e il male

Lungi da me voler criticare le persone che in questo momento sono in quarantena, anzi a loro va tutta la mia solidarietà e il ringraziamento per cercare di contribuire ad arginare il contagio.  Però ieri sentendo una delle tante dichiarazioni estrapolate dalla zona rossa mi sono fermato a riflettere. "Non ne possiamo più, sono 10 giorni che siamo isolati", una cosa del genere. 
Ma davvero non si può resistere in casa per tutelarsi e per tutelare gli altri, le persone che in questi giorni corrono i maggiori rischi, gli anziani e gli immunodepressi ad esempio. 
Nel 2020 con tutto quello che solitamente una famiglia ha in casa, rete e altro, vogliamo parlare di isolamento?
Mi pare che questa vicenda come sempre stia tirando fuori il peggio e il meglio. Casi meravigliosi come la farmacia di Genova che regala i disinfettanti per le mani, un esempio di comportamento civile. 
Poi c'è il resto. Su tutti quelli che non resistono alla quarantena e scappano. Ieri il caso di una donna del piacentino fuggita con la suocera per andare a passare la reclusione nella casa a Rapallo, col marito ricoverato. Ora io mi domando, oltre all'abbandono, ma il senso civico? 
Poi la meravigliosa parentesi calcistica. In questo paese possiamo toccare tutto  ma non il calcio. Il campionato è sacro. Quindi ieri bergamaschi che sono andati a Lecce, torinesi che sono andati a Napoli. 
In tutto questo delirio possiamo aggiungerci i provvedimenti a singhiozzo, sia del governo che delle regioni. Ad esempio qui scuole chiuse fino a mercoledì, giusto secondo me, anzi farei tutta la settimana, ma con la motivazione che in questo modo avrebbero avuto il tempo di dotare le strutture degli strumenti adatti per l'igiene. Ma perché nella settimana precedente non si poteva fare? E poi le nostro scuole devono essere per forza sporche? 
Troppo soft a mio pare anche il governo verso quelli che violano la quarantena mettendo a repentaglio la vita delle persone, oltre al fatto che doveva imporsi per bloccare tutti i campionati sportivi per due settimane. Ma poi perché non si possono dirottare casi meno gravi verso le cliniche private che sono le grandi assenti di questi giorni. 
Da quello che si legge pare che il virus fosse già in giro per il nostro paese da parecchio tempo, una mutazione da animale/umano avvenuta pare nel novembre del 2019, quindi probabilmente c'era poco da fare. 
L'augurio è quello che i casi di contagio inizino a diminuire, oltre ai deceduti, che purtroppo mi pare vengano ormai segnalati come numeri scontati. Quando purtroppo nella morte di  una persona cara, qualsiasi età abbia, non c'è nulla di scontato.
Anche in questo dovremmo cercare di restare umani in tempi del genere. 
venerdì 28 febbraio 2020 12 vostri commenti

Il bello

La bellezza a volte passa sulle strisce di un attraversamento. 
Un padre che tiene per mano sua figlia che lo segue saltellando. Quel procedere senza pensieri che ogni tanto vorremmo fare anche noi. Camminare spensierati con la testa al prossimo gioco. 
Ricordo ancora quando uscivo con i miei da piccolo, un passo all'edicola sotto casa per l'acquisto di una bustina poi il pensiero era solo a tornare a casa ed iniziare a giocare.  Unica tappa ammessa il rituale passaggio al forno per un pezzo di focaccia più grande della mia faccia.
La bellezza è anche  nel saluto degli anziani che ogni giorno quando passo in corridoio mi augurano buona giornata, la loro educazione di una volta, quel "lei" che continuano comunque ad  usare. 
Nel sorriso di mia madre, anche se non è più quello di una volta, ma quando riesce a venire fuori ritrova lo splendore di sempre. Ricordo ancora quel periodo di crisi in cui i suoi occhi mi fecero capire che ce l'avrei fatta. 
In mio padre, ex operaio con la mani consumate dal lavoro, che asciuga i capelli di mia figlia con una delicatezza da parrucchiere professionale, facendo sparire i nodi con un colpo di magia. 
Negli occhi di mia figlia addormentata abbracciata a tigrotto dopo aver ascoltato la favola della buona notte, nonostante la volontà di "arrivare alla fine della storia questa volta". 
Nella delicatezza di mia moglie, la sua gentilezza quotidiana e il suo pensiero continuo verso gli altri. 

"Il miracolo non è quello di camminare sulle acque, ma di camminare sulla terra verde nel momento presente e d’apprezzare la bellezza e la pace che sono disponibili ora."
Thich Nhat Hanh
giovedì 27 febbraio 2020 6 vostri commenti

A tempi del Corona

Mi pare che ci siano già delle conclusioni da trarre. 
In questi anni la maggior parte dei governi ha trattato il settore della Sanità con troppa superficialità e in alcuni momenti anche disprezzo. Qui non si tratta di difendere a prescindere il lavoratore. Chi non fa il proprio lavoro è un lazzarone, punto. Ma è ovvio che ci siano delle falle imperdonabili. Contratti scaduti, personale ridotto ai minimi termini. Si parla tanto di Sanità privata e in questo momento chi è in trincea chiaramente è quella pubblica, sulla quale si dovrebbe puntare aumentando posti letto, personale, strutture. Colpevoli anche i cittadini che si accorgono dell'importanza di determinate cose solamente quando ci toccano da vicino. 
Prendiamo ad esempio il discorso mascherine. Nel nostro ospedale maggiore, San Martino, pare che non ce ne siano più. Oltre al fatto che stanno anche sparendo i flaconi dei disinfettanti. 
Evito di elencarvi gli insulti per quei delinquenti che li stanno vendendo a prezzi vergognosi. Mi domando, perché non un intervento statale in questo caso. 
Poco fa leggevo che a Napoli il 40% dei mezzi pubblici sono fermi perché soggetti a pulizia. Ma prima? Su che cosa andava in giro la gente. Genova compresa. Io vado in giro in moto ma sento i miei colleghi che usano treni o bus narrare di condizioni igieniche terribili. Mezzi che spesso usano anziani e ragazzi. 
Siamo davvero convinti che le Regioni debbano continuare ad occuparsi di un settore così importante come è la Sanità? Non che lo stato sia infallibile ma a mio parere ci sono settori che non dovrebbero essere decentralizzati. Pare che il dato dei contagiati sia sovrastimato, o meglio debba essere confermato dal Istituto superiore di Sanità. Ad oggi i sicuri dovrebbero essere circa 190 su 474. Allora perché dare questo dato se non c'è certezza? Perché ognuno fa quello che vuole. Toti fa la sua bella conferenza stampa e annuncia i suoi, Fontana ne fa un'altra e annuncia i suoi. Insomma un delirio istituzionale-mediatico. 
Vogliamo parlare poi di quei fenomeni che nonostante il divieto di lasciare la zona rossa continuano ad andare in giro per il paese, aumentando di fatto i contagi. Ancora oggi qualcuno che scappa per andare dalla fidanzata, qualcuno dai genitori. Assurdo. Posso capire che la paura spesso faccia fare cose che non controlliamo ma mi pare che ci sia anche una sana dose di menefreghismo. Voglio dire, se in un albergo come quello di Alassio arriva una comitiva proveniente dalle zone rosse, anche se in struttura da prima dell'allarme, per quale motivo non segnalare la cosa alle autorità.
Stupidità ed individualismo sono carburante pericoloso per queste situazioni. 
lunedì 24 febbraio 2020 28 vostri commenti

Paura?

Mi pare davvero surreale ciò che sta accadendo. 
Leggiamo di gente che si precipita nei supermercati, saccheggiandoli. Prezzi dell'Amuchina alle stelle e panico appena una persona starnutisce a pochi metri. Code ai bancomat per ritirare i soldi. 
Non mi butterò in analisi del virus, non ho le competenze, e credo che sarebbe bene lasciare la parola a chi se ne intende e lavora nell'ambito. Invece stiamo assistendo a dichiarazioni di chiunque, ieri in rete ne ho trovato una anche di Facchinetti che dall'alto delle sue competenze dava giudizi a destra e a  manca. 
Qui in Liguria hanno fermato le scuole per una settimana anche se per ora non ci sono casi. Non so se sia un provvedimento giusto, francamente, mi domando però presa questa decisione e poi? Tutto il resto? Demandato al volere dei privati. Le attività sportive, i centri ricreativi, gli ambulatori. 
Poi davvero qualcosa di meraviglioso ieri sera. Il provvedimento della Regione è scattato dalla mezzanotte, peccato che al Palasport di Genova c'era la meravigliosa cena di Salvini con 1500 leghisti, quindi con un alta percentuali di lombardi e veneti. Un bel selfie e via. Toti in un giro di valzer è passato dalla conferenza stampa per i provvedimenti presi alla foto ricordo. Il segno dei tempi. Per non parlare del fatto che ieri hanno fatto disputare Genoa Lazio allo stadio Luigi Ferraris.
Al di là di tutto credo che non si dovrebbe cedere al panico, è chiaro che la preoccupazione c'è, per una cosa che non conosciamo, che non vediamo e che potrebbe essere ovunque. Mi pare però che si stia cedendo all'isterismo collettivo. 
Per ultimo voglio dire che questa vicenda dovrebbe almeno insegnarci e insegnare ai nostri politici il valore della Sanità, degli operatori sanitari, che per anni sono stati senza contratto, quelli della sanità privata ancora oggi lo sono. Un settore che ha subito tagli da sempre, da tutti, e che viene solamente ricordato in casi di emergenza. Una bandierina da tenere in mano a fini propagandistici. 
Questo è vergognoso. 

giovedì 20 febbraio 2020 23 vostri commenti

Un terzo


Siamo stati alcuni giorni in mezzo alla natura. Ogni volta mi domando se il modo di vivere che stiamo seguendo sia quello giusto. 
La frenesia dei giorni. Il cartellino che va timbrato all'orario giusto, i nostri ritmi scanditi dalle lancette dell'orologio. 
Questo non vuol dire che chi vive in campagna o montagna, che sia, non abbia scadenze, ma davvero mi pare che solamente l'assaporare il silenzio del bosco, una passeggiata attorno ad un lago, osservare i piedi che passo dopo passo ci portano su un sentiero, ci dia un attimo di respiro in più. 
Le nostre città sembrano impazzite in alcune ore. Traffico in tilt, clacson che suonano senza un senso, autobus che sembrano scatole di sardine. Cantieri perennemente aperti dove lavorano persone segnate dal tempo che dovrebbero già essere in pensione. Colleghi che non ti fanno togliere nemmeno la giacca e sono già pronti a porti un quesito.
Forse è un ragionamento più complesso, che dovrebbe riguardare in generale la nostra società. Passiamo la maggior parte delle ore della nostra giornata al lavoro, almeno un terzo. 
Non ci siamo. 
venerdì 14 febbraio 2020 16 vostri commenti

Piano piano

Abbiamo passato momenti
duri
ma poi 
è uscito il sole
a darci felicità.
Noi siamo colline
e, piano piano, 
ci abbassiamo. 
Maestra, 
il verbo restare
non è all'infinito. 

Monica, 10 anni, filippina. 
da "Il silenzio è cosa viva" di Chandra Livia Candiani

Noi siamo colline. Ciò che accade nel tempo ci modifica, a volte, ci fa maturare, fare passi indietro, altre invece ci fa capire i nostri limiti o le maggiori possibilità. 
A volte arrivano folate di vento che ci spazzano via e noi appesi a qualcosa proviamo a resistere, non capendo che in alcuni casi forse sarebbe bene abbandonarsi alla scia, per comprendere. 
I cambiamenti spesso possono fare paura, così come il solo pensiero o l'avvicinarsi a quel che ci aspetta di nuovo, ciò che è in ombra, il punto di domanda che non vogliamo svelare. Sospensioni che mozzano il fiato, che non fanno dormire, che mettono in moto il pensiero costante. 
Ma è vero. Il verbo restare non è all'infinito, ha delle porte  dietro alle lettere, scorrevoli a volte, che attendono solo il nostro passaggio. 
Piano piano, però. 

mercoledì 5 febbraio 2020 25 vostri commenti

Rewind

A volte basta un pezzo lanciato per caso alla radio per portarci indietro nel tempo. Immagini che ritornano alla mente in pochi istanti, come se fossero sempre stati lì dietro un angolo ad attenderci. 
Cose che non torneranno più ma che sono sempre con noi a ricordarci come eravamo, con chi e cosa stavamo facendo. 
In alcuni casi strappano un sorriso o un smorfia di malinconia ma rimangono comunque parte della nostra vita. Così in pochi istanti tornano in mente quelle giornate alla soglia dell'estate in cui i miei andavano a sistemare la cabina e io assieme a mio fratello, a volte anche da solo, a giocare al campetto che in quel momento, cosa rara, era totalmente a nostra disposizione. 
Le sere che non volevamo lasciare lo stabilimento, perché non ne avevamo mai abbastanza di giocare, e chi ci portava a casa ci chiamava dall'altoparlante mentre noi facevamo finta di niente. 
Gli anni della scuola. L'occupazione di quindici giorni, con tanto di blitz all'alba per entrare nelle aule per appendere i nostri striscioni, gli amori nati e finiti nel giro di una serata, le lacrime e la gioia per il casino che potevamo fare fino a sera. La tensione delle assemblee con un preside che ci voleva sbattere fuori e le minacce di una sgombero della polizia. 
Le cene e i pranzi infiniti coi parenti che nemmeno Obelix sarebbe stato in grado di portare a termine.  In pratica si finiva quando poi era ora di mettersi di nuovo a tavola per la cena. 
Le uscite con gli amici e le ore infinite passate sotto l'orologio della Stazione Brignole per decidere dove andare. 
Poi quella frase che dicevamo tutti quando tornavamo a casa. "Mi ha cercato qualcuno?" perché non c'erano chat, gruppi o liste per tenerci insieme, ma muretti, piazzette, cartoline e citofonate.
lunedì 3 febbraio 2020 12 vostri commenti

I dimenticati


Era il 2017.
Lo Spallanzani probabilmente non rientrava nemmeno nel vocabolario degli italiani. 
Gli stessi precari che ora vengono sventagliati con orgoglio nazionale erano fuori dai cancelli dell'ospedale con tanto di striscioni per rivendicare il loro diritto alla stabilità contrattuale. 
Precari a vita. Biologi, ricercatori e molti altri. 
La politica nazionale e regionale dovrebbe smettere di ricordarsi di queste persone, della sanità in generale, solamente quando diventa un veicolo di propaganda. Una foto e via con tanto di dichiarazione sull'importanza della ricerca, poi una corsa in parlamento a votare i finanziamenti magari per le armi. 
In Italia ci sono 68428 ricercatori con contratto a tempo determinato, precari, contro 47561 con contratto indeterminato. Per non parlare del fatto che il numero dei dottorati in generale si è praticamente dimezzato.
Altro che orgoglio italiano. 
lunedì 27 gennaio 2020 26 vostri commenti

Ti ricordi?

La parola memoria mi fa venire in mente mia nonna. Era la custode della nostra storia familiare, nomi e fatti raccontati con una precisione certosina. Succedeva spesso durante le cene che qualcuno tirasse fuori qualche vecchio aneddoto e subito lei lo condiva con avvenimenti inediti oppure ripetuti ma sempre piacevoli da ascoltare. 
Ora quando ci riuniamo mancano i suoi racconti, quei soprannomi buffi che spesso si davano una volta, in alcuni casi anche annotati dietro a vecchie fotografie in bianco e nero un po' ingiallite. 
Mi capita spesso di pensare a cose del passato, quel "ti ricordi" che in pochi attimi ci riporta indietro nel tempo, a persone e cose care o anche a quelle meno care che però hanno contribuito al nostro percorso. 
Oggi dunque la giornata della memoria per continuare a non dimenticare, ricordare e  non abbassare la guardia nei confronti di un odio che non è mai seppellito, pronto a ripresentarsi ogni volta che trova uno spiraglio, un veicolo. 
E ce ne sono troppi, purtroppo. 


"La memoria umana è uno strumento meraviglioso ma fallace. È questa una verità logora, nota non solo agli psicologi, ma anche a chiunque abbia posto attenzione al comportamento di chi lo circonda, o al suo stesso comportamento. I ricordi che giacciono in noi non sono incisi sulla pietra; non solo tendono a cancellarsi con gli anni, ma spesso si modificano, o addirittura si accrescono, incorporando lineamenti estranei." 
I sommersi e i salvati - Primo Levi



venerdì 24 gennaio 2020 26 vostri commenti

Anche il cielo quel giorno piangeva



Ho sempre amato questa foto, anche prima di diventare padre. Uno dei tanti attimi di quotidiano vivere di un papà con la propria figlia. 
L'immagine di Guido Rossa che porto con me è proprio questa, quello sguardo di attenzione rivolto alla sua bimba. Un viso coraggioso, fiero ed onesto, da uomo che amava la montagna, da operaio che credeva nella partecipazione e nella lotta. Da padre. 
Come figlio di un operaio dell'Italsider ho sempre pensato a questa vicenda come una storia vicina a me e alla mia famiglia. Avevo solo 4 anni quando venne ucciso dalle Brigate Rosse, ma per anni poi sentii  mio padre parlare con un velo di tristezza della sua storia, e quel "è stato lasciato solo" che spesso ripeteva.  La grande partecipazione al suo funerale, Piazza De Ferrari piena e quel cappello comprato da mio papà perché anche il cielo quel giorno piangeva. 
Guardo questa foto e scrollo la testa per i tempi in cui viviamo, dove spesso non ci si schiera, non si partecipa, ci si nasconde dietro a mille scuse piuttosto che esporsi. Guido lo fece, da solo, e pagò con la vita. 
Io quello sguardo me lo tengo stretto. 
Per il buio. 
Quando arriva. 
giovedì 23 gennaio 2020 21 vostri commenti

La pazienza


Lavoro a contatto col pubblico, in particolare mi occupo di riabilitazione per persone disabili. Mi capita spesso di incontrare persone accompagnate da volontari, amici oppure in alcuni casi da parenti. 
Se dovessi fare una statistica credo di poter dire che tra i vari accompagnatori quelli che hanno meno pazienza sono i parenti, in particolare i figli. 
Spesso assisto a scene di irrequietezza nei confronti del paziente, padre o madre, in difficoltà e davvero mi pongo delle domande. Non possiamo sapere ciò che è successo nella vita delle persone, la loro storia, i loro rapporti. Ma un genitore in difficoltà necessita di ascolto, aiuto. Allo stesso modo la persona che assiste invece ha diritto anche a delle pause per non farsi risucchiare dallo stress che può  portare una stazione del genere.
Nonostante gli anni di lavoro quando mi trovo davanti a certe situazioni mi viene voglia di intervenire, magari con  una semplice frase. Ricordando gli anni in cui i genitori hanno badato ai figli e al loro bisogno di ascolto. 
Capisco le difficoltà di chi sta vicino e sono conscio del fatto che purtroppo viviamo anche in una società che sottovaluta il sostegno psicologico alle famiglie di chi sta male. Vengono viste come spese non sostenibili per le casse delle nostre Regioni. Una presa di posizione che a volte porta ad altri disagi e costi ancora maggiori per chi poi non ce la fa più.
Dovremmo imparare ad ascoltare di più, con pazienza. 


martedì 21 gennaio 2020 20 vostri commenti

Il solito copione

Abbiamo imparato un nome in più. Junior Cally, almeno per quanto mi riguarda.
Non sapevo nemmeno dell'esistenza di questo personaggio. Per curiosità sono andato a sentire una delle sue canzoni. Inascoltabile, secondo me.
Il grande motore delle spettacolo comunque ha già ottenuto il suo risultato far parlare di sé per avere più ascolto. Anche io tutto sommato ci sono cascato andando ad ascoltare un pezzo del cantante mascherato. 
Una polemica che è partita dalle dichiarazioni di Amadeus seduto al tavolo come nell'ultima cena con  un seguito di bellissime donne. Francamente mi viene da dire, ci accorgiamo ora di tutto ciò? 
La televisione ha da sempre riservato un ruolo subalterno per le donne, a parte qualche eccezione. La valletta che ascolta senza dire una parola nelle trasmissioni sportive, quella che legge solamente il servizio successivo. Il solito copione di un paese che si accorge del problema per qualche manciata di giorni per poi passare ad altro.
Verrebbe anche da domandarsi leggendo certi testi cosa porti a scrivere determinate cose e poi ad ascoltarle.
Forse però domande ultimamente ce ne facciamo sempre meno. 
lunedì 13 gennaio 2020 22 vostri commenti

Quando si ferma il tempo


Lo so è un pensiero banale, uno di quelli che prima o poi fanno tutti.  Stai crescendo così velocemente che in pochi attimi siamo passati dalle forme ad incastro alla prescrizione per la scuola elementare. 
Spesso mi viene in mente quando io e tua mamma ci immaginavamo un piccolo frugoletto scorrazzare per la sala. Ora quella stessa sala è diventata un laboratorio di creatività mista a caos. Dal pongo, alle tempere per arrivare ai pennarelli come sempre scarichi ma che non si possono buttare via, ai residui di sticker con in mezzo una scarpa delle Barbie data per dispersa per mesi. 
Una sorta di rivolta contro l'ordine. Quello del mettere a posto le cose. 
Bisognerebbe avere le giornate più lunghe, oppure, ancora meglio, prendersi sempre più tempo da passare con te. Con  il pericolo di dover rispondere alle domande senza risposta, quelle dei perché che proponi di continuo, che potrebbero mettere a dura prova anche Alberto Angela. 
Sicuramente dovrò rimettermi in forma perché le mie ossa non sono pronte per affrontare la sequenza "trenino per andare in bagno", "momento della ginnastica pop", "dance con BabyK" (non ce la posso fare, meglio gli Intillimani),  "Hula Hoop". 
Forse con una fornitura a vita di Arnica potrei farcela. Forse. 
Ci sono pochi momenti in cui si ferma il tempo, quando guardo negli occhi la tua mamma e quando ti prendo in braccio. 
Ecco, potrebbe succedere di tutto attorno, ma sarebbe lo stesso. Perché come te e il tuo sorriso nessuno mai. 

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