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venerdì 21 giugno 2019 7 vostri commenti

Sale vissute


Non ricordo con precisione il primo film visto al cinema. Mia madre dice che più di una volta da piccolo li ho costretti ad uscire dalla sala.
L'odore delle sale di una volta però è indimenticabile, la luce del proiettore e le teste di quelli che si alzavano per andare in bagno catapultate direttamente sul telone bianco, un profumo  misto di pellicola e sigarette,  perché nonostante il divieto  qualcuno continuava inesorabile la sfida al pericolo. 
Sale di una volta. Come quelle a Parigi, il Brady, denominato "cinema dei dannati", che proiettava film di serie b e di serie z, capolavori probabilmente ora introvabili. Aveva una particolarità, era utilizzato dai clochard come albergo. Per paura delle aggressioni molti di loro di notte non dormivano, quindi durante il giorno utilizzavano la sala del Brady come hotel con tanto di accompagnamento video. 
Dentro si poteva trovare di tutto, dagli intenditori di pellicole introvabili ai reietti della società, ma tutto filava liscio, tranne quando la pellicola si inceppava, perché anche se non si entrava per guardare il film si pretendeva il meglio, anche russando. 
Genova era la città dei cinema, ne ricordo parecchi e ora quando passo davanti alle vetrine che hanno sostituito l'ingresso dell'Orfeo, del'Augustus o dell'Olimpia scuoto la testa per ciò che abbiamo perduto. Come dimenticare poi le panche del cinema parrocchiale con il prete che girava con la torcia per controllare movimenti sospetti. 
Sostituiti dalle multisale così impersonali, così standard e perfette. 
Ora non c'è nemmeno più il gusto di sperare di non incontrare uno alto nel posto davanti, per non parlare del fatto che una volta entravi a film iniziato, rimanendo poi dentro per lo spettacolo successivo per recuperare le battute iniziali oppure per rivedere la scena migliore del film.
Il cinema si viveva.
Di cinema si viveva.



martedì 7 settembre 2010 16 vostri commenti

"E' stato morto un ragazzo"



Una storia italiana.
Una storia che vorrebbero cancellare, che molti non vorrebbero ricordare.
Un paese con troppi Federico Aldrovandi.
Storie di una democrazia che troppe volte offre dei black out, dei muri di gomma, delle stanze fumose che si chiudono e che sbarrano la strada alla verità.
Un ragazzo ucciso, una famiglia che lotta, un'inchiesta che non si ferma perchè le persone vogliono la verità quella che non entra mai in quelle stanze abbottonate.
Domani a Venezia sarà proiettato "E' stato morto un ragazzo" di Filippo Vendemmiati, prodotto da Marcello Corvino (Promo music) in collaborazione con l'Associazione Articolo21, il contributo di Cinecittà, immagini di Rai teche e patrocinato da Regione Emilia-Romagna, dopo oltre 330 cassette registrate e visonate per produrre il Film.

"La verità è sempre rivoluzionaria"
A.Gramsci
giovedì 10 settembre 2009 0 vostri commenti

L'ombra di Berlusconi anche sul festival di Venezia... Placido "...e con chi lo devo fare il film?"



...a parte l'errore di aver preso per inglese la giornalista spagnola... come non essere d'accordo sulla dichiarazione sui film americani...
mercoledì 3 giugno 2009 0 vostri commenti

"Vincere" il film di una storia fantasma



Un film davvero bello, che angoscia e fa riflettere. Sto parlando di "Vincere" di Marco Bellocchio. Una fantastica Giovanna Mezzogiorno che interpreta Ida Dasler e un altrettanto bravo Filippo Timi che interpreta Benito Mussolini. La storia è quella di una donna innamorata del giovane Mussolini che perde completamente la testa per quello che sarà il duce, che vende ogni suo avere per finanziare la fondazione del "Popolo d'Italia".
Una donna poi abbandonata, un amore che non deve apparire che non esiste in una società bigotta e perbenista, dove la famiglia quella "ufficiale" è alla base dell'Impero... un bambino scomodo che alla fine paga le colpe dei grandi, paga per l'ipocrisia dei grandi.
Un film davvero ben fatto che in poche ore fa capire cosa avveniva sullo sfondi di quella storia privata... il primo Mussolini socialista, direttore dell'Avanti che lotta contro l'interventismo italiano contro la borghesia... poi il cambiamento il Mussolini che rinnega il socialismo e diventa interventista... poi la sua partecipazione alla guerra e il suo ferimento... la sua ascesa sempre più veloce... le squadracce e poi lui il duce tra i bagni di folla...
In tutto questo gli occhi di Ida Dasler fatta dichiarare inferma di mente perché ostinata a gridare al mondo la verità su quel bambino, Benito Albino, riconosciuto da
Mussolini... una fine vergognosa per una donna certamente era ossessionata dalla figura del duce ma che a differenza delle altre tante amanti aveva deciso di non tacere... un fine misteriosa per il figlio forse in un manicomio (come si dice nel film) o forse come sostengono altri morto da qualche parte al fronte...
Politica e capi di governo che devono fare i conti con il privato, cose di questi giorni anche dei nostri tempi. Storie di persone dalle mille facce, che nel pubblico vogliono apparire inattaccabili e difensori della morale, vestendo poi altri abiti e altre maschere nelle loro faccende private.
Ritorna alla mente la "Porta a Porta" dedicato al film di Bellocchio con ospite la nipote del duce Alessandra Mussolini... la sua arroganza... la sua volontà di cancellare questa storia come se fosse la cosa più terribile fatta dal nonno, reo come sappiamo di nefandezze ancora peggiori se mai possa esistere una classifica degli atti che danneggiano una sola persona o l'umanità.
lunedì 30 marzo 2009 0 vostri commenti

Una pellicola senza tempo


Una serata tra amici, un mega schermo con contorno di cibo e bevande, il tutto per salutare una bella persona appena conosciuta che lascia la città per studi. E' grazie a questa piacevole serata che sono venuto a conoscenza di un film che dovrebbe essere proiettato nelle scuole, come programma di educazione civica.
"Signori e signore...buonanotte", pellicola prodotta nel 1976 dalla Cooperativa 15 Maggio. Si tratta di un film composto da 14 episodi girati da più mani...e che mani...Age, Leo Benvenuti, Luigi Comencini, Piero De Bernardi, Nanni Loy, Ruggero Maccari, Luigi Magni, Mario Monicelli, Ugo Pirro, Furio Scarpelli e Ettore Scola. Attori del calibro di Tognazzi, Gassman, Villaggio, Mastroianni, Pagni e molti altri si susseguono nelle varie sceneggiature che dipingono la realtà di quegli anni di un paese che purtroppo sembra ancora impantantato suoi problemi. Si tratta di una satira di una ipotetica giornata televisiva negli studi di un "Tg3" (quello vero non era ancora nato) che analizza i disastri italiani come ad esempio il lavoro minorile, il controllo delle nascite, le inchieste insabbiate e la corruzione.
Assistendo ad una delle scene in cui Mastroianni recita la parte di un giornalista televisivo è sembrato di vedere un telegiornale di oggi...stesse notizie...stesse dichiarazioni dei politici...dove finisce la bravura dei registi a dipingere il costume italiano e dove comincia invece l'incapacità di chi ci ha governato per tutti questi anni?

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