martedì 3 aprile 2018

Senza misura d'uomo

Nel 1969 Alexander Mitscherlich scriveva ne "Il Feticcio urbano" che "le nostre città e le nostre abitazioni sono prodotti della fantasia e della mancanza di fantasia, della grandiosità quanto della meschina testardaggine. Ma consistendo di una dura materia, hanno anche l'effetto proprio degli stampi; noi non possiamo adattarci ad esse. Questo modifica, in parte, il nostro atteggiamento, il nostro essere. Si tratta alla lettera di un circolo fatale, tale da determinare un destino; gli uomini si creano nella città uno spazio per la loro vita, ma non meno un ambito d'espressione con sfaccettature innumerevoli, e tuttavia tale configurazione urbana determina a sua volta il carattere sociale degli abitanti".
Volendo tradurlo potrebbe significare quello che dicevano i nostri vecchi parlando dei genovesi, ovvero che  il venire su tra monti e mare, lo spazio stretto, non ci ha permesso di essere socievoli verso il prossimo. 
Al di là di questo, vi assicuro che un pezzo di focaccia non lo si nega a nessuno, oggi prendendo in mano questo pamphlet di 50 anni fa mi è sembrato di scorgere un'analisi che possiamo riportare ai giorni nostri. Perlomeno parole che potrebbero farci riflettere sul nostro modo di vivere e come plasmiamo alla fine i luoghi dove abitiamo, o meglio come di modificano loro.
Spesso mi capita di sentir dire che Genova era molto più bella una volta, magari anche questo fa parte del mugugno, ma  guardando foto in bianco e nero e più di una volta ho trovato strutture più a misura d'uomo. Tempi diversi, questo è chiaro.
Se cinquant'anni fa scrivevano cose del genere cosa potremmo mai direi al giorno d'oggi. Non sono mai stato uno di quelli che in maniera manichea si è schierato contro il progresso, in questo caso architettonico, mi pare però che si possa sostenere la tesi che il nostro modo di essere subisca profonde influenze da ciò che gli sta attorno. In una certa misura si può parlare di scambio reciproco ma la bilancia ultimamente mi pare pesi più da una certa parte. 
Mancanza di idee, incapacità di cogliere i segnali del nuovo oppure l'architettura che insegue il profitto?
Chissà magari come dice Mitscherlich il destino delle città è di essere istigatrici di discordia.

11 commenti:

  1. Sai secondo me sono scelte, guarda al consumo di territorio che abbiamo fatto nella pianura padana. Ciao!

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    1. anche qui in passato scelte davvero terribili, in alcuni casi dettate dalle esigenze ma se penso a dei quartieri storici buttati giù per fare degli orrori non mi do pace.

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  2. Genova non mi stanca mai, è unica! Quando attraverso Via del Campo, non so se sto vivendo una canzone o una favola!

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    1. Sono di parte ma credo davvero che Genova sia un gioiellino in parte tenuto male e che potrebbe brillare anche di più

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  3. Per me manca una progettazione urbanistica, un'idea unitaria,organica della città. Gli spazi sociali sono assenti o sono dei non-luoghi senza identità. Si è andati avanti a speculazioni e condoni, una casa diversa dall'altra, una alta, una bassa, nessuna armonia, manufatti che dopo 30 o persino 20 anni mostrano tutto l'orrore di qualcosa fatto per non durare ma che resterà, nonostante tutto, ad imperitura memoria del nostro cattivo gusto

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    1. quando parli di spazi sociali vieni vista come il pericoloso comunista impazzito, ormai quando c'è un po' di spazio si parla solo di parcheggi o supermercati

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  4. "Nei quartieri dove il sole del buon Dio non dà i suoi raggi..." Genova il suo fascino ce lo ha sempre avuto, e a me piacciono anche i genovesi, come quel signore di cui ho fatto la citazione e come il mio amico e compagno Luca :) Focaccia sì, e io ci aggiungerei pesto, che come si mangia da voi davvero da nessun'altra parte, non è un luogo comune. E poi lasciamelo dire, Genova somiglia moltissimo a Napoli e anche a Palermo! :) Un abbraccio

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    1. eh eh Nico grazie mille, come dimenticare il pesto. Come dicevo prima potremmo anche essere meglio, a volte ci dimentichiamo che nelle città ci sono le persone
      un abbraccio

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  5. Si costruisce tanto e male, le città dovrebbero essere più belle e a misura d'uomo.

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    1. vero, qui negli anni 60-70 hanno fatto un macello

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  6. È proprio l'architettura che insegue il profitto. E in quelle foto di una volta la selvaggia speculazione edilizia non si era ancora manifestata. Penso a Sanremo, e al libro di Calvino "La speculazione edilizia" che si svolge in quella città. Fu scritto tra il 1956 e il 1957.

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