domenica 22 luglio 2018

Abbiamo un compito. Ricordare.

Da 17 anni ormai alcune vie della mia città non sono più le stesse di prima. Quando passo nei luoghi del G8 non posso fare a meno di pensare a quei giorni. L'odore della paura, il rumore degli elicotteri, sguardi increduli, visi stanchi affaticati. 
In questi giorni ho letto parecchi commenti sprezzanti nei confronti delle manifestazioni che ogni anno si svolgono. Troppe persone hanno dimenticato, altre fanno finta di niente e altre ancora parlano di cose che non conoscono neppure. 
Ogni volta che passo in Corso Italia e vedo la salita che porta alla chiesa di San Pietro non posso fare a meno di pensare al corteo del 21 luglio ancora una volta caricato senza motivo. Non posso dimenticare i "black block" lasciati scorrazzare per la città, passare nel quartiere di Castelletto rivoltando completamente una strada, mentre la polizia caricava Manitese in piazza Manin. 
Ogni luogo è un ricordo. 
Corso Gastaldi trasformato in trappola, la deviazione in via Caffa. La strada della mia infanzia e piazza Alimonda che prima di quel giorno per me era solamente il luogo degli aperitivi con papà. 
Anche nei giorni precedenti durante il corteo dei migranti c'erano state cariche, botte schivate per pochi attimi, io e la fidanzata di allora assieme a migliaia di persone colorate. Ma non ci sembrava possibile. 
Il resto lo sappiamo, anche se molti dimenticano. Cariche su cariche, gente massacrata, tentativi di depistaggio in diretta in Piazza Alimonda con un improbabile "sei stato tu col tuo sasso". 
Carlo. 
Poi la sera del 21 l'incursione in stile Argentina anni 70 nella scuola Diaz quella dove mia nonna faceva la bidella, la stessa scuola dove mi portava a trovare le sue colleghe una volta in pensione.
Bolzaneto, la caserma degli orrori. Un salto temporale di 50 anni, riportati in pochi attimi al fascismo. 
Proprio nella nostra città.
Il resto è storia, quella che molti vorrebbero cancellare. Quella che molti hanno insultato promuovendo personaggi che avrebbero dovuto fare i conti con la giustizia. 
Abbiamo un compito. Ricordare.

28 commenti:

  1. Giusto Ernest: ricordare ed aggiungo resistere.

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  2. Giusto ricordare ma aggiungo anche resistere.

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  3. E prevenire.
    Un G8 in città all'epoca fu un'idiozia colossale. Sono questi pianificatori di stronzate a dover essere perseguiti a vita.

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    1. volevano dare una lezione al movimento, al di là del luogo

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  4. Io penso che oltre a ricordare dovremmo sforzarci di capire che in questi giochi assurdi tutti siamo pedine.
    Non ho mai capito né chi andava a manifestare pacificamente durante il g8 (a che pro, cosa speri di risolvere? Secondo te stanno a sentire a te pure se sei in centomila?), men che meno capisco i vandali che spaccano tutto spesso senza rispetto per chi sta lavorando.
    Quindi l'innesco di tutto ciò fu dato da noi stessi, così come la scusa...

    Moz-

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    1. Mah Moz è una tua opinione. Secondo questa cosa manco nel 68 dovevano scendere e invece lo hanno fatto. Molti volevano la rivoluzione, la rivolta, magari solo a parole ma la scia del 68 poi ha portato a cose importanti.
      Io credo che manifestare serva sempre.

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    1. Si, e sempre più difficile per ciò che ci circonda.

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  6. Giusto, a parte i fatti della tua vita privati, condivido in pieno.

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    1. Chissà quante storie private intorno al g8.

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  7. Vedi, a volte servirebbe fermarsi e guardare il passato con occhi oggettivi.
    Tu fai dei distinguo in un settore e vedi un grande complotto dall'altra dove sono tutti colpevoli.
    Tu metti un nome che per me non rappresenta un esempio positivo mentre tu fai trasparire questo.
    Se ti fermi a guardare ti accorgerai che colpe gravi ci sono da molte parti(se fosse stata una manifestazione differente le colpe degli infiltrati violenti sarebbe stata dell'organizzazione dal tuo punto di vista) , che di eroi ce ne sono pochi e che siamo molto lontani da un ricordo giusto e condiviso.
    Ma quello non l'abbiamo neanche per cose molto più vecchie.
    Siamo abituati ad avere, come i bambini, i buoni e i cattivi, così è più facile!

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  8. Ciao Ernest. Ho la sensazione, brutta, che non solo questo nostro sia un paese che non vuole ricordare ma che cerchi di esaltare e rinnovare uno tra i periodi storici più brutti della nostra storia, per farlo tornare attuale. Se si pensi che quella tipa che si spaccia per leader di frattaglie d'Itaglia ha proposto una modifica del reato di tortura, riconosciuto, seppur a fatica, dal nostro codice penale proprio dopo i fatti di Genova, perché altrimenti "lo stesso impedisce ai poliziotti di fare bene il loro lavoro"... ti rendi conto di cosa sia diventata questa realtà in cui cerchiamo di sopravvivere. Ciao e bentrovato.

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    1. Si Carlo è sempre più difficile, molti davvero non si rendono conto del clima di quei giorni, di ciò che è stato, della sospensione della democrazia. La frase delle Meloni è incommentabile, quanto la sua pochezza politica.
      a presto

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  9. Io però non capisco.

    Se tu sei convinto di dovere combattere una guerra civile, a parte che dovresti non ricordare ma prima spiegare le ragioni, ti devi aspettare morti e feriti. Non solo i morti e i feriti se li devono aspettare quelli che vanno in prima linea di questa guerra civile, prima ancora se li devono aspettare QUELLI CHE LI MANDANO.

    Allora, visto che vuoi ricordare, ricorda chi ti ha mandato. Prima di te, chi ha mandato le generazioni precedenti a farsi ammazzare. Dopo che hai ricordato, rimane sempre il problema di spiegare le ragioni.

    Per esempio, una volta c'era gente convinta che fosse necessario prendere le armi per spossessare la Borghesia con la forza e instaurare la Dittatura del Proletariato. Poi è arrivato il 1989 e quelli che li mandavano a sparare gli hanno comunicato che era stato tutto un abbaglio.

    Adesso non riesco a capire per cosa si combatte, visto che NELLO STESSO MOMENTO si contestano gli stessi luoghi, persone e idee che si stanno anche sostenendo, vedi alla voce "globalizzazione". Mi sembra che non ci sia dietro nessuno scopo, che sia solo l'atto di fare casino in se che serva a dare un senso a certe vite.

    A proposito dei "poliziotti", è una questione di ignoranza. Qualsiasi entità voglia imporre la sua legge non lo può fare con la "persuasione", lo deve fare con la forza militare. I magistrati romani sfilavano in parata con le proverbiali verghe e scuri, che simboleggiavano il loro potere di infliggere punizioni corporali e anche condanne a morte.

    Ai nostri giorni quando vai a visitare il Duomo di Milano ci trovi davanti l'Esercito. Che è il massimo grado di violenza che lo Stato può mettere in campo. Se vedi l'Esercito per le strade significa che c'è una guerra.

    A prescindere dai torti e dalle ragioni, quando si muove questo livello di forza non può che realizzarsi il massimo della distruzione. Ovvero, chi si muove CONTRO sa di non andare a giocare a calcetto, sa di andare in guerra, sa di vivere in una guerra.

    Adesso riditemi cosa stiamo ricordando esattamente perché ho perso il filo dagli anni Settanta.

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  10. È un dovere facile: io mai potrò dimenticare. È stata la mia prima volta a Genova, dopo anni la vita mi ci ha portata tante altre volte e in occasioni sempre felici. Ma ogni volta, se mi capita di passare in certi punti, li riconosco subito senza nemmeno bisogno di sapere in che via o piazza mi trovo.

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    1. provo la stessa sensazioni che ogni volta emerge quando passo davanti alla casa dello studente, ricordo le parole di mia nonna e i racconti sulle urla che si sentivano dalle camere di tortura

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  11. Noi Genovesi non dimentichiamo ed il tuo post dovrebbe essere letto da tutti ma soprattutto da chi parla a vanvera sull'otrore fascista di quei giorni

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    1. purtroppo temo che anche molti genovesi stiano dimenticando, nelle manifestazione siamo i soliti. Tutto ciò è molto triste

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    2. No, ancora, io non capisco.
      Guardate che il vostro modo di vedere le cose è completamente avulso dalla realtà.

      Lo affermo sulla base di due osservazioni. Il giorno in cui morì Giuliani io passavo da Genova perché avevo sbagliato strada tornando verso casa. Nemmeno per un momento pensai allo "orrore fascista", pensai "che due coglioni questi, non hanno proprio un cazzo d'altro da fare".

      E' poi successo a più riprese che lo "orrore fascista" sia stato rimesso in scena nella città dove vivo e/o lavoro, che non è Genova. Non conosco nessuno, coinvolto negli eventi, che abbia mai detto o anche pensato allo "orrore fascista" ma tutti, indifferentemente, hanno detto e pensato come sopra, "che palle, non hanno di meglio da fare". Peggio hanno pensato quelli che si sono trovati un bene devastato, che fosse l'auto, il motorino, il negozio, eccetera. Perché state sicuri che il compagno di mia conoscenza che frequenta i Centri Sociali, parcheggia il suo Mercedes a qualche isolato di distanza, non solo per non farsi riconoscere per quello che è, anche per non farselo rigare.

      Infine, vi farei presente che lo "orrore fascista" è stata l'argomentazione disperata con cui la "sinistra-sinistra", tipo l'ossimoro Liberi&Uguali, ha affrontato l'ultima campagna elettorale. La minaccia delle "destre", la chiamata alle armi, i partigiani di quartiere. Risultato, come scrive Ernets, siete i soliti, di cui due terzi hanno il Mercedes parcheggiato a due isolati di distanza.

      Quindi, ancora, si tratta di "ricordare" o di svegliarsi? Con la considerazione che facevo sopra, che la gente che ci lascia le penne di solito è mandata da altri, molto meno ingenui.

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  12. di quei giorni ricordo l'odore delle auto che bruciavano, e la telefonata di un'amica che era scesa con la scopa per puntellare il portone del palazzo che veniva preso a calci.

    Per il resto credo che siano cose comode da dimenticare, Manganelli all'epoca prefetto, fu trasferito a Roma, e la volontà di voltar pagina prevalse su tutto.
    Sarà il solito scheletro nell'armadio dello Stato, da tenere assieme a molti altri.

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    1. Si ricordo anche io l'odore e il rumore degli elicotteri perennemente sopra la testa. In quel momento ricordo di aver pensato a quelli che convivono con queste cose, con la guerra. Perché è i di quello che si trattava.
      a presto

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