giovedì 20 marzo 2014

Si muore di Risiko

La storia del mondo ci insegna che dei popoli ci si ricorda solamente in periodo di elezioni, quando il potere è alla ricerca del consenso e in alcuni casi neanche in quello.
Stati Uniti e Russia, ma non solo loro, in questo sono maestri. Oggi stiamo assistendo ad un partita di risiko giocata unilateralmente da un dittatore di nome Putin che in silenzio, nemmeno tanto, si è preso un pezzo di uno Stato, occupato militarmente e annesso poi con un referendum in stile vecchia unione sovietica.
Gli Stati Uniti dal loro canto gridano allo scandalo promettendo azioni. Tornano alle mente però i momenti che abbiamo vissuto anni fa quando abbiamo assistito alla politica in stile gendarme del mondo da parte dello zio Sam. 
Bombardamenti e azioni militari su nazioni, senza il consenso Onu e dell'Unione Europea, ogni volta con giustificazioni generiche. Come dimenticare le famose armi chimiche di Saddam mai trovate, la guerra in afghanistan dopo l'11 settembre alla ricerca di un Bin Laden che era altrove, l'attacco alla Libia dell'amico/nemico Gheddafi.
Tutto questo per dire che queste potenze giocano a risiko da sempre, interpretando di volta in volta il ruolo di quello che si indigna. Una volta è la Russia ad indignarsi poi è il turno degli Usa, poi della Francia e via di seguito. La realtà dei fatti è quella di governi che se ne fregano dei popoli che alla fine sono quelli che pagano le scelte guerrafondaie perdendo parenti, amici, figli e genitori... lasciando case e paesi.. passando da cittadini a profughi... in un gioco delle parti che si regge solo ed esclusivamente sull'interesse economico.
Dimenticando che nelle terre conquistate annesse e bombardate ci vivono i popoli mentre i potenti sono nei palazzi.

13 commenti:

  1. Hai detto bene, SE NE FREGANO, l'hanno sempre fatto e lo faranno sempre, almeno fino a quando questo sistema franerà e crollerà.
    " Forse non sarà domani, ma......."
    Cristiana

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  2. Lo era anche prima ma lo è sempre di più, se possibile, che è l'argent qui fait la guerre.

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  3. E' così da sempre, è un gioco per i potenti e i popoli sono elementi sacrificabili, o al massimo utilizzabili come spot per campagne umanitarie chiamate elezioni.

    Moz-

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  4. Hai scritto cose giustissime.
    Aggiungo io: l'ONU che ci sta a fare? A parte risucchiare vagonate su vagonate di quattrini, s'intende.

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  5. Stamattina ne parlavano alla radio, e arrivavano messaggi di ascoltatori che trovavano cinico il fatto che si attribuissero le manovre delle potenze a motivi economici e non ideali. Ideali?!?

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  6. Ho sempre odiato il risiko, che si giocasse su un tavolo o su intere città.

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  7. Sono molto incerta nel giudizio sulla situazione della Crimea. Fino alla metà degli anni cinquanta faceva parte della repubblica socialista federativa russa come repubblica autonoma prima e come provincia poi, sucessivamente (1954) fu, collegata amministrativamente alla repubblica socialista sovietica Ucraina che però faceva a sua volta parte della federazione russa. Quando l' Ucraina si è separata dalla federazione, la popolazione di Crimea che si sente e sentiva russa si è trovata ad essre minoranza etnica in Ucraina. Ora loro vorrebbero tanto tornare ad appartenere alla Russia, la Russia è ben contenta di accoglierli, sono un gruppo omogeneo nella regione e allora mi chiedo non è un abuso impedire loro di tornare alla Russia?
    Il mio è un dubbio, non una affermazione.

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  8. renza.laracchia20 marzo 2014 21:03

    Non dimenticare il RISIKO più importante.
    Quello economico.
    (vedi)
    http://espresso.repubblica.it/palazzo/2014/03/20/news/debito-parla-l-economista-giorgio-gattei-impossibile-rispettare-il-fiscal-compact-1.157883

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    1. Scusa mago ma ho fatto casino con il commento... l ho eliminato per sbaglio... l ho recuperato così. Sto imvecchiando!

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  9. continuano a giocare con la Storia!

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  10. E pensare che io avro' giocato centinaia, se non migliaia, partite a risiko.

    Chi riusciva a conquistare l'obbiettivo finale come pegno doveva rullare un joint per gli sconfitti, con gioia generale.

    E se provassero la terapia del tetraidrocannabinolo anche al Cremlino??

    Hasta
    Zac

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  11. Senza voler fare alcuna polemica spicciola, voglio ricordare anche che la Crimea così come la quasi totalità dell'Ucraina, è stata secolarmente russa. Nel caso specifico della Crimea c'erano accordi bilaterali pregressi (protratti fino al 2040) che permettevano all'esercito russo di avere un numero di uomini stabili in Crimea alla stregua dei trattati Nato che permettono agli Stati Uniti di avere il suo esercito, basi nucleari comprese, sparse in tutto il vecchio continente. In quest'ultimo caso, mi permetto di aggiungere, senza alcun legame culturale ed identitario che leghi gli Stati Uniti alla cultura dei popoli Europei. Cosa pur sempre importante e significativa.
    Prima di dare del dittatore a Putin (una persona che ha il 70% di gradimento nel suo Paese, accertato da osservatori internazionali indipendenti) per la posizione che ha preso in Ucraina, credo sia utile riflettere su quanto hanno fatto gli Stati Uniti per destabilizzare quel Paese e favorire le rivolte di Piazza Maidan (guidate dai nazisti di Svoboda e Pravi Sektor). Se guidare, finanziare ed armare queste manifestazioni con fini politici, geopolitici e strategici conclamati (si possono ascoltare liberamente le intercettazioni della conversazione avvenuta tra la diplomatica statunitense Victoria Nuland e l'ambasciatore ucraino), serve in chiave antirussa per accerchiare il Paese militarmente e minarne la sua integrità e Sovranità, Putin ha fatto bene a rispondere alla chiamata dei russi di Crimea (manifestatasi in modo conclamato con il recente plebiscito referendario).

    G.

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