giovedì 20 settembre 2012 23 vostri commenti

Grosso grasso party infinito

In questi anni abbiamo visto foto, ascoltato registrazioni e letto intercettazioni in diretta da un altro mondo. Non dal nostro fatto di realtà quotidiana, di bollette da pagare, di tasse prese sulle buste paga, di stipendi imbarazzanti o mai avuti. 
Siamo stai testimoni e siamo ancora oggi di una società parallela alla nostra fatta da quelli che a sentir loro hanno "sbancato" sono entrati nel mondo degli eletti insomma quelli che, sempre seguendo i loro parametri, ce l'hanno fatta. 
Ed ecco quindi che con il susseguire dei mesi e degli anni abbiamo visto tesorieri  mettere da parte gruzzoletti per la "povera famiglia", per costruirsi una piccola villa che ogni "buon" politico deve avere. Abbiamo assistito alle registrazioni di festini di un presidente del consiglio che mentre il paese affondava dava consigli su come raggiungere l'orgasmo dall'alto della sua esperienza.
Ci siamo fatti quattro risate decisamente amare con Belsito e il Trota. L'uno mentre negava l'impossibile l'altro con la faccia del bambino scoperto dal papà in questo caso con il barattolo di nutella per l'occasione verde, andata a male. 
Col tempo poi abbiamo anche imparato che sfogliare una margherita grazie a Lusi può voler dire cercare l'Eldorado sotto forma di contributi pubblici portati via. 
E ora finalmente abbiamo anche assistito alla festa greca con tanto di ancelle e maialini, con la presenza dell'ex sindacalista Polverini. Il tutto, perchè sempre di moda, a sua insaputa.
E poi?
Poi col tempo spariscono, magari fanno qualche mese in galera (a volte neanche quello), conquistano i domiciliare e colti dallo spirito cristiano vengono illuminati da una luce soffusa all'uscita del carcere che li porta e li conduce solitamente in un monastero. 
Succede così, diventano santi o a volte artisti, magari scrivono libri e partecipano a qualche trasmissione rifilando agli elettori paganti un'incredibile e unica intervista.
Ma i soldi non si vedono mai. 
Cifre incredibili che noi poveri inquilini del piano di sotto non sappiamo nemmeno scrivere, noi che di solito facciamo le code agli sportelli, che per avere chiediamo, noi quei soldi non li vedremo mai. Vorremmo solamente che i signori in questione restituissero  fino all'ultimo centesimo tutto quello che hanno rubato, che scendessero al piano di sotto e iniziassero a fare le code, aprire una busta paga e scrollare la testa, guardare fuori dalla finestra in crisi per l'ennesima risposta negativa ad un colloquio e che prima di entrare in un negozio controllassero nel portafoglio quanti soldi ci sono togliendosi il vizio di dire poi passa qualcuno.
Allora poi forse si potrebbe iniziare a parlare di paese civile.
martedì 18 settembre 2012 13 vostri commenti

Ditemi chi l'ha detto?!?

No perché oggi mi chiedevo... che poi tutte le volte mi dico di non farlo che non ha senso che ci si rimette solo di salute che poi viene fuori quella vena nel collo che si vede solamente quando uno è arrivato al limite quando proprio non ne può più, tipo che se incontri quella determinata persona in quel momento potresti veramente dire quello che pensi moltiplicato per mille alla multipla potenza fotonica... che poi non lo devo fare ma me lo chiedo tutte le volte e non ricordo chi sia stato ma l'ho sentito lo giuro, anzi l'hanno ribadito più volte marchionnamente logicamente da tutte le parti... che viene ancora di più il nervoso, che scatta quella sensazione di incazzatura che solo le situazioni di ingiustizia palese riescono a provocare... una sorta di rabbia esplosiva in stile vulcano che nemmeno il Bruce Willis di Armageddon riuscirebbe a fermare... non lo faccio non me lo chiedo, anzi me lo chiedo non riesco è più forte di me viene fuori quella vocina che me lo chiede in continuazione, e batte batte più forte nella testa e ti sforzi di arrivare all'immagine di quelli che l'hanno detto, all'immagine di tutti quelli che con una simpatica e scherzosa pacca sulla spalla, con un sorrisetto come per dire "ma dove vivi", "ma di che secolo sei?" quelli che mettono la parola inglese al posto di un concetto in italiano che si farebbe troppo capire, quelli che dall'alto dei loro 5mila euro al mese ti dicono che devi lavorare di più, che devi andare in ferie di meno, che devi guadagnare sempre uguale (o di meno), che devi essere flessibile e possibilmente 24 ore su 24 piegato a 90°.... mai io dico perché oggi mi sono chiesto questo? perché lo faccio? perché continuo a chiedermi...


CHI CAZZO HA DETTO CHE
 LE CLASSI NON ESISTONO PIU'

...che poi serve poco per sapere perché me lo chiedo, basta fare un giro tra gli amici disoccupati che non trovano lavoro, tra quelli che sono precari e vengono presi in giro da anni, tra i dipendenti che si vedono contratti strappati per essere sostituiti da quelli peggiorativi con la scusa dei tagli mentre dalle parte dei dirigenti non si capisce come mai ci sia sempre il sole che splende, tra i ragazzi disabili che non possono più usufruire della riabilitazione, tra gli anziani che ti chiamano depressi e tristi perché non possono più partecipare ai gruppi in quanto costi che questa società non si può permettere, tra gli operai, tra i dipendenti della Fincantieri, quelli delle Ericksson, quelli della Fiat, della Alcoa, quelli che ogni giorno  ormai sfilano puntualmente nelle città, tra le persone comuni che non hanno la fortuna di avere un conto in banca tale da permettersi cure particolari e che si presentano al pronto soccorso dove non c'è nemmeno il ghiaccio, tra coloro che per colpa della malasanità hanno perso un loro caro, tra quelli che sono invisibili e che camminano per le nostre strade, tra gli altri molti altri.
Esistono le classi, ci sono, non se ne sono mai andate, hanno solo cambiato i nomi alle cose per farci credere che tutto va bene, che la storia va dimenticata e che l'utopia è solamente un arcobaleno da cancellare con la gomma di una matita.
lunedì 17 settembre 2012 15 vostri commenti

Il primo giorno

Stavo pensando al mio. Ma proprio il primo, quello in grembiulino azzurro. 
Con la mente non riesco ad arrivare precisamente a quel giorno in cui per la prima volta varcai la soglia dell'asilo delle suore Dorotee. Ricordo però la sensazione data da quel vicoletto che a rivederlo ora sembra minuscolo ma in quei giorni era interminabile e freddo (lo è ancora adesso di inverno). Ricordo il giardino, i primi giochi e quella suora speciale che ti insegnava a difenderti piuttosto che a piagnucolare.
Quel portone verde che poi avrei visto ancora per i cinque anni successivi di elementari, fatti sempre dalle suore (mah!). Ho chiarissima l'immagine di mia madre con me e mio fratello sull'autobus strapieno, nel bel mezzo degli anni 80, scendere a quella fermata dove ancora adesso c'è un farmacia, imboccare il vicoletto, passare davanti alla scuola navale e alla vecchia scuola di mia madre per poi imboccare sempre lui... il freddo vicoletto. Le aule disposte a pettine lungo il corridoio e l'insegnante unica, tranne per l'inglese, le ore di religione che ho rimosso e le mitiche sfide quarta contro quinta gridate al vento e senza mai fine.
Poi finalmente la scuola pubblica. Una struttura inquietante per me altissima, con tanto di bidello alla porta che invitava ad entrare. Ricordo il dramma di qualcuno per non essere in una determinata sezione. Anche in questo caso però non ho il ricordo preciso del primo giorno, solo qualche flash. Nuove materie e la sensazione di essere grande accompagnata dal primo bacio dato ad una ragazza con tanto di compagni di classe come spettatori (non ci posso pensare).
Quindi la scelta della scuola superiore. Ho ben impresso in mente il giorno dell'iscrizione chissà perchè?!? In questo caso anche il primo giorno. La calca delle persone nell'atrio, i mucchietti di amici e la solitudine dei primini. Attimi persi a leggere le liste delle classi con il sottofondo di urla di gioia "siamo insieme" e grida di smarrimento "oddio nooooo abbiamo quella di italiano". Ricordo la salita delle prime scale e la paura di inciamparsi proprio davanti a tutti, quelle stesse persone che poi avrei tenuto con me per cinque anni. Amici, alcuni, che ancora oggi vedo e frequento testimoni di un mio incredibile cambiamento proprio in quel periodo. 
Infine il vertice. L'università! Però qui francamente è difficile riportare la mente al primo giorno. Ricordo bene la sensazione provata di poter "non fare niente" di "non avere i professori che interrogano a sorpresa" e il "non doversi alzare per forza" tutte cose che chiaramente poi si pagano con gli interessi se non si sta attenti.
I nostri "primi ingressi", piccoli momenti vissuti da noi tutti e magari ricordati più o meno grazie a frasi, parole udite per pochi secondi, grazie a facce che magari poi non abbiamo ricordato ma che hanno contribuito a renderci così come siamo.
martedì 11 settembre 2012 27 vostri commenti

Che a prendere le bicellate ora siam noi


La vita è fatta di sequenze, porte che si aprono e si chiudono. Incontri, scontri, perdite. Azioni grandi e piccole che si susseguono nella giornata che possono provocare reazioni, far tornare alla mente episodi, cose e persone. 
Il tempo passa è noi mutiamo con lui, a volte, in altri casi rimaniamo sempre gli stessi cambiando solo esternamente ma rimanendo tali dentro. Allora scavando possiamo ritrovare magari quel piccolo bambino biondo vestito da Little John,  incredibile, con delle ganasce in stile Oktoberfest vicino al fratello rigorosamente travestito da Robin Hood. 
Si cambiano case, si fanno scatoloni e si accumula roba accompagnando la fatica col solito proclama di intenti "poi ci guarderò dentro e butto via qualcosa". Ma quel qualcosa non finirà mai in una pattumiera, perchè è un qualcosa pieno di ricordi di attimi di vita, di persone conosciute e di frasi scambiate.
Così le nostre dispense diventano archivi dei nostri ricordi, tracce che abbiamo lasciato nella nostra vita, o che qualcuno ha lasciato, tacche raggiunte e superate della nostra crescita. Rappresentate magari da un bambolotto di 10 cm che mettevamo sull'occhio destro per addormentarci.
Immagini di un periodo in cui il gioco era costruzione, preparazione e allestimento per poi passare allo sviluppo, alla creazione narrativa di una storia. Un mix di un'ora e mezza di preliminari con 20 minuti di gioco effettivo. 
Rivediamo in questa maniera le colonne dei soldati nordisti Playmobil sfilare per la stanza verso il fortino dopo aver attraversato il più piccolo dei villaggi formato solo da una banca e un saloon, una sorta di riassunto della vita quotidiana dove spendiamo e risparmiamo. 
Immaginiamo di nuovo quelle piccole mani che sistemano minuscoli Atlantic con la divisa scozzese lottare contro Egiziani in canoa facendo un salto temporale che solo un bambino è in grado di fare, senza troppe domande. 
Campionati interminabili di Subbuteo, con omini incollati e bruciacchiati,  in un periodo in cui la parola scommessa faceva rima con schedina giocata al bar ogni tanto col papà, dopo aver mangiato 4 piattini di patatine fritte, vere non come quello di adesso.
Momenti di sosta dalla frenesia quotidiana che riportano il pensiero a quella stanza divisa col proprio fratello, dove la scrivania diventava a volte fortezza e il metro un fucile, oppure negozio con tanto di cliente per lasciare il posto poi a sfide interminabili con palline di gomma piuma con cazziatone finale della mamma dopo l'ennesimo quadretto rotto.
Forse sbaglio, non lo so, ma credo che al giorno d'oggi qualcosa manchi decisamente all'appello, e le dispense di ieri presto saranno solo un ricordo.

venerdì 7 settembre 2012 19 vostri commenti

La finestra sul delirio

Sono davvero combattuto oggi. Devo decidere su cosa scrivere e francamente aspetto lo scatto finale della mia mente per arrivare alla conclusione a rete. Ci sono molto vicino ma manca ancora qualcosa. 
Ogni tanto l'ago della bilancia pende verso lo spread che si abbassa, anzi no si alza, poi si abbassa come i nostri calzoni ormai da anni, per ritornare subito su.
Quindi perché non scrivere parole di giubilo per il crollo evitato dai lo faccio, dite che mi si nota più se lo faccio o se non lo faccio?! Oppure aspetto un attimo mi metto dalla finestra guardo fuori la strada fisso, e poi voi mi dite dai Ernest scrivi quelle parole e io "mah boh  ok dopo, iniziate voi poi io vi seguo". Lo faccio, anzi no.
Magari potrei scrivere delle donne del Pdl che ora amano follemente Renzi, dopo aver adulato la erre moscia di Bertinotti, passando quindi dal radical chic al ciuffetto da pettinino degli anni 70 del sindaco di Firenze che lotta contro tutto e tutti. Non so, ora vedo se staccarmi dalla finestra e scrivere o rimanere li... rimango va.
Però attenzione che potrei parlare del fuorionda dell'anno. Quello del grillino Favia che ci svela l'eminenza grigia che sta dietro al M5S... "da noi non c'è democrazia"... "Casaleggio prende per il culo tutti"... "Grillo non sarebbe mai in grado di pianificare una cosa del genere"... "non hanno capito che c'è una mente freddissima"..."o si levano dai coglioni o il movimento gli esploderà in mano"... "stavano andando in crisi con questo aumento di voti"... "mi è anche costato dire quello che non pensavo"... "se non facesse il padre padrone io il simbolo glielo lascerei"... "adesso in rete non si può neanche parlare"... "tra gli eletti ci sono gli infiltrati di Casaleggio"... "dobbiamo stare molto attenti quando parliamo sai?"... "è spietato è vendicativo"... "lui manda chi vuole lui".
Che faccio? Vengo li e ne parlo? Quasi quasi... e se poi gli altri non sono d'accordo. Anzi sapete che faccio ora chiedo alla rete se posso parlarne, poi alla rete chiedo anche se posso andare in bagno, bere e prendere un caffè. Poi le chiedo anche se è meglio mettere un pugnetto di sale  nell'acqua per la pasta o è una bufala. Anzi non non chiedo niente. Non so. Rimango qui.
In verità vi dico... Oops scusate mi sono fatto prendere... avrei voluto parlare fin dall'inizio della vera notizia del giorno, quella che scombussolerà le prossime ore e che vi farà pensare ogni volta che il vostro dito scivolerà lentamente sul vetro, un po' a destra e un po' a sinistra...

"Abbiamo riscontrato che adorano i tablet come le persone, guardare video e osservare immagini di altri animali"

...non sono i parlamentari tranquilli.


mercoledì 5 settembre 2012 18 vostri commenti

Ora pro Imu

Se qualcuno per caso, dico per caso, ad un certo punto magari un mercoledì o un venerdì, colto da illuminazione accademica avesse per caso creduto di vedere soldi uscire dalla tasche di porpora per andare a finire della casse dello stato, oggi può tornare tra noi comuni mortali tassati, sottopagati, precari, disoccupati, cassintegrati senza alcuna esenzione e senza proprietà targate Propaganda Fide. Chinare la testa, scuotendola un po' a destra e un po' a sinistra in segno di sconforto. 

"Pagheranno l'Imu anche loro!" dicevano.
"Sarà una cosa equa ma la pagheranno" diceva qualcun altro in doppiopetto.
"Mah vedremo" aggiungeva il solito scettico.

Perché sembra proprio che qui non cambierà mai niente e che soprattutto vada bene qualunque cosa al popolo italiano, che non si scompone minimamente. 
Per i poveracci l'unica cosa che slitta di solito è il pagamento dello stipendio, le ferie, l'assunzione o un colloquio.
Per gli altri (Chiesa, partiti, sindacati, fondazioni e associazioni) invece possono slittare 600milioni di euro.
L'abitudine storica ai potenti ci ha reso così, pung ball in balia di colpi.
Avanti il prossimo.
lunedì 3 settembre 2012 27 vostri commenti

Niente da fare, troppo comunisti

Si dice che il tempo piano piano metta a posto tutto, accomodi le cose, risolva i problemi andando a smussare ciò che è spigoloso e a volte pericoloso. Così sembra anche la soluzione adottata dalla politica italiana, il tempo e i suoi tagli, la mannaia della spending review che si abbatte a destra e a sinistra calpestando in molti casi la dignità delle persone e il diritto almeno alla sopravvivenza.
Così abbiamo letto in questi giorni di disoccupazione giovanile aumentata, di sanità ridotta ai minimi termini e tutto quello che già sappiamo.
Qualcuno potrebbe dire che è l'unica soluzione, qualcun altro potrebbe dire che le altre vie sono solo utopistiche. 
Altri, invece, in altri paesi le mettono in atto. Così leggendo una mail che mi ha passato un'amica si scopre che l'utopia a volte può essere realtà.
Accade che in Francia un certo signor Hollande non si allinei completamente alle soluzioni delle banche. Abolendo il 100% delle auto blu mettendo all'asta il parco macchine indirizzando il ricavato sul  welfare. Inviando lettere di "invito" all'uso della propria macchina agli ali funzionari con tale allegato “un dirigente che guadagna 650.000 euro all’anno, se non può permettersi il lusso di acquistare una bella vettura con il proprio guadagno meritato, vuol dire che è troppo avaro, o è stupido, o è disonesto. La nazione non ha bisogno di nessuna di queste tre figure”. Fate voi, 345 milioni di euro risparmiati utilizzati per finanziare istituti di ricerca dando lavoro a 2560 giovani scienziati disoccuapti. E ancora, abolendo il concetto di scudo fiscale, stabilendo un'aliquota pari al 75% per tutte le famiglie che al netto guadagnano più di 5 milioni di euro all'anno. Già ci sono anche quelle. Assumento così 59.870 disoccupati.
Inoltre, udite udite, ha sottratto sovvenzioni statale alla chiesa pari a 2.3 miliardi di euro, soldi che andavano a licei privati esclusivi. Con quei soldi si costruiranno 4500 asili nido  e 3700 scuole elementari.
E non è finita. 
Bonus cultura presidenziale che  consente di pagare tasse zero per cooperative che aprono librerie indipendenti assumendo almeno due laureati disoccupati o cassintegrati. Aboliti i sussidi governativi a rivistucole e fondazioni, e istituzione di comitati per u maggior contollo dei finanziamenti.
Stipendi dei funzionari governativi decurtati del 25%...
Del 32% quello dei parlamentari...
Del 40% quelli di tutti i dirigenti statali che guadagnano più di 800mila euro.
Utilizzando il risparmio dei tagli per un fondo garanzia welfare  per "donne mamme singole"  in situazione disagiate, assicurando loro uno stipendio garantito mensile per la durata di 5 o 3 anni (a seconda dell'età del bambino).
Come per magia tutto ciò in pareggio di bilancio, con spread sceso  e inflazione stazionaria.
Tolto che ogni paese ha i suoi problemi, ma dico  perché da noi si punta sempre sui tagli alla sanità, alla scuola  e alle buste paga mentre il resto è visto come  utopia?

sabato 25 agosto 2012 25 vostri commenti

E la chiamano Estate

Sembra un copione già letto, un film già visto, un libro sfogliato più volte. L'estate arriva e con sè solitamente porta i soliti servizi del telegiornale...
La dieta del gelato fatta dal 67% degli italiani.
L'estate più calda degli ultimi 600 anni, nessuno si è mai chiesto chi tenesse le statistiche anni fa.
Un italiano su due a casa.
Cosa fa chi resta in città.
Anche i soliti film...
Er Monnezza, Banfi in tutte le maniere e qualche rispolverata di Pierino contro tutti.
I teatri fermi...
I cinema in stand by...
Poi se si va a leggere tra le righe si legge di uomini che si danno fuoco perchè sono senza lavoro perdendo la vita nell'indifferenza totale, si legge di benzina a due euro e di persone che non si preoccupano e continuano a dire "beh preferivate quello di prima?", si legge di vacanze pagate migliaia di euro da noi logicamente ma senza usufruirne, si legge di scorte in formato montagna o mare, si legge di minatori massacrati in Sudarica, si legge di sparatorie in stile western in un paese che non vuole capire che un'arma ogni 2 persone è davvero un problema, si legge di dittature che condannano giovani donne libere che cantano la loro libertà in una chiesa e sentenze che fanno storcere un pochino il naso all'Europa "perchè si tratta di un  provvedimento non proprio in linea con gli standard europei", si legge di fabbriche sul precipizio e di aziende che chiudono.
Mentre si continua a non leggere di patrimoniale, di galera per i grandi evasori, di politiche del lavoro reali e di idee.
Comunque tranquilli pare che B. non abbia messo incinta la Began, il campionato ricomincia domnai, AmiciXFactorSanremoBallandosottolestelleLaCorridaBuonaDomenicaIn90°minuto ci saranno, a dicembre uscirà l'Iphone5 e tra un po'uscirà il nuovo libro di Vespa.
martedì 31 luglio 2012 25 vostri commenti

O... limpidi

"Come nelle Olimpiadi sono incoronati non i più belli e i più forti, ma quelli che partecipano alla gara (e tra di essi infatti vi sono i vincitori), così nella vita chi agisce giustamente diviene partecipe del bello e del buono"

Mah ne siamo certi... vale ancora tutto ciò, è sempre stato così o è solamente frutto di un capitalismo sfrenato e del comportamento dell'uomo.
Difficile rispondere se negli anni passati lo spirito di Olimpia sia stato in linea col pensiero di Aristotele. Ciò che si può direi però è che i giochi fanno pensare e discutere sempre. Sia chiaro che amo lo sport e soprattutto quello di serie B, nonostante la mia passione per il calcio. Sono assolutamente tifoso di tutte quegli atleti che nell'anonimato di una preparazione arrivano ogni quattro anni e lasciano il segno della storia, senza essere divi, aver fatto un calendario o aver partecipato ad un reality (ogni riferimento non è casuale).
Mi domando solo però, sapendo già la risposta,  perché l'uomo e il sistema debbano sempre mettere la loro firma in negativo su parecchie cose. Basti pensare alle case che sono state abbattute per fare spazio alle strutture Olimpiche, agli indesiderati allontanati senza nessun tipo di garanzie, agli sponsor obbligatori come la Coca Cola che sinceramente non mi sembra con la sua politica in linea con lo spirito della fiaccola perennemente accesa o alle botte rifilare a donne e disabili che manifestavano contro i tagli di Cameron il giorno dell'inaugurazione.
Forse come al solito penso troppo, a volte sarebbe bello tornare a quegli anni in cui si prendeva tutto così senza guardare dietro agli angoli delle cose, senza indagare e di conseguenza incazzarsi. 
In quel periodo lo sparo dello starter era solo un segnale di partenza ora ci si gira a chiedere chi è stato...
venerdì 27 luglio 2012 12 vostri commenti

Qui dove non si tutela nessuno

Diventa davvero difficile riuscire a comprendere il reale significato della frase "Tutelare la vita umana". Forse basterebbe mettersi d'accordo su cosa serve a garantire la sopravvivenza di donne, uomini e bambini. Ogni volta che usciamo a passeggiare nelle nostre città siamo sottoposti a emissioni di gas nocivi, oppure basta stare nella propria abitazione accerchiati dai campi magnetici presenti in ogni angolo. Insomma pensateci bene la vita umana non ha una via d'uscita garantita nelle nostre città. 
E poi loro, le fabbriche, quei mostri di ferro che in alcuni quartieri si ergono come castelli colmi si storie. Quelle stesse industrie dove anni fa attorno sono stati creati palazzi dormitorio per coloro che dovevano andare a lavorare nei turni dell'orgoglio nazionale. 
Gli stessi palazzi che ora sono occupati da altri e che negli anni poi hanno puntato il dito contro i mostri di ferro. 
Lavoro o salute?
Sinceramente non credo che tutti possano capire il reale significato di fabbrica e quello di essere operaio. Ho passato gran parte della mia esistenza in casa dei miei, vedendo tornare, a volte neanche per le ore piccole, mio padre dall'Italsider di Genova. Ho visto la sua stanchezza e il suo orgoglio di appartenere ad una classe fiera e pronta ad affrontare storicamente lotte fondamentali per tutti noi.
Ora assisto impotente alla distruzione dei diritti del lavoro e all'annientamento concreto delle fabbriche stesse. 
Sia chiaro io non sono qui a dire che i fumi delle fabbriche fanno bene, e che tutti noi dovremmo avere una finestra vista altoforno. Mi chiedo solamente come si possa pensare di chiudere in pochi attimi reparti di una fabbrica senza pensare alle conseguenze, come si possa continuare a vivere in un paese dove chi governo pensa solo a sistemare conti virtuali piuttosto che mettere delle risorse mentali e fisiche al servizio del lavoro e di una sua riqualificazione che possa anche accompagnare il risanamento ecologico del nostro pianeta.
Mi domando se coloro che vogliono chiudere l'Ilva e magari poi passare qui da Genova per dare un colpo di grazia alla città dopo Fincantieri, hanno mai pensato di accantonare la propria macchina che prendono anche per andare dal supermercato davanti casa. Se nessuno ha mai pensato di vietare l'uso di una benzina che ci avvelena da anni. Parlano di disastro ambientale e si dimenticano di parlare anche disastro umano di famiglie che non rientrano più nei conti alla fine del mese.
Comunque sia questi sono giorni tristi, che lasciano amarezza e pesantezza nel cuore per colpa di un paese che scambia i cittadini per numeri, da spostare da una parte all'altra, da non considerare, vite che non vanno tutelate mai.
venerdì 20 luglio 2012 18 vostri commenti

Quel vento di mare che trattiene la storia

Le nuvole per la prima volta  in undici anni dai quei giorni, a meno che la mia memoria mi tradisca, minacciano Genova. Esistono date e giorni con le quali il tempo viene scandito, feste e anniversari, ricordi. Quei giorni non verranno mai dimenticati, un cumulo di ricordi e immagini che mai nessuna sentenza potrà spazzare via. 
Uomini e donne di ogni colore il primo giorno a sfilare per le strade dopo aver passato la settimana a discutere e a parlare di democrazia dei popoli. La città blindata, cancelli e pass per entrare e uscire. Le prima sfilare del blocco nero.
Poi la vergogna del giorno dopo, un corteo autorizzato attaccato, uomini in divisa che giocano alla radio con le vite delle persone, uomini in doppio petto chiusi in una caserma a dare ordine, gli stessi che ora si vantano di essere i più democratici di tutti. Agguati ad ogni angolo della strada, giornalisti presi a calci, pacifisti bastonati mentre il blocco nero girava libero per le strade ben individuabile ma mai fermato. Poi  piazza Alimonda, li proprio dove sono nato io 37 anni fa. Un proiettile deviato dal sasso come dicono loro, anzi no un'altra cosa, anzi ancora un'altra anzi...
La paura.
La speranza che non si potesse andare oltre e invece... il giorno dopo ancora sangue e violenza, su donne, anziani, giovani e uomini. Un corte spaccato in due, una folla che cerca rifugio incredula.
Caldo, fumo e sangue, tanto sangue.
Poi basta vero! No ancora.
E' notte... e li vanno a prendere uno ad uno... spuntano delle molotov, passano di mano in mano, quelle mani che dovrebbero proteggere dicono e che invece in quei giorni sono il mostro di una democrazia che si è voltata da un'altra parte. 
Ancora sangue, una macelleria.
Poi basta vero! No... ancora.
Torture a ritmo di canzoni fasciste nella caserma di Bolzaneto, secondini e dottori che si trasformano in aguzzini di giovani donne e giovani uomini in lacrime.
Genova non dimenticherà mai, proprio perché ama la democrazia, la non violenza e la pace. Proprio perché ai suoi giovani vuole ricordare che quello è stato il male, da tenere sempre presente, una degenerazione, un punto al quale abbiamo visto si può arrivare. Sta a noi con il ricordo della storia insegnare a chi verrà che la conquista dei diritti è sacra, che la libertà non può essere sono solo una parola con la quale vantarsi in un comizio politico. 
Quando si parla di quei giorni solitamente si hanno diverse reazioni. Chi non c'era e non ci crede ancora, chi c'era e vuol dimenticare, chi c'era e non dimenticherà mai, chi non c'era e avrebbe voluto esserci, chi si vergogna perché pensa che avrebbe potuto fare qualcosa di più, chi soffre per una ferita che non si rimargina. 
La verità, abbiamo imparato purtroppo, non è quella che spesso viene sancita dalle istituzioni, la storia ci insegna anche questo, noi la sappiamo, l'abbiamo vista e sentita. Questo paese ci ha abituato ad una giustizia fatta di diversi codici a seconda dell'imputato e così è stato anche in questo caso, ma non smetteremo mai di lottare per la democrazia e per i diritti per i quali i nostri nonni hanno lottato, per una giustizia che faccia onore al proprio nome e per le nostre città che non debbano mai e poi mai ciò che ha dovuto subire Genova.

giovedì 19 luglio 2012 20 vostri commenti

"Quelli che avranno voluto la mia morte saranno altri"

23 maggio e 19 luglio, l'anno  era il 1992.
Quello delle stragi, della paura nelle città, della mafia che sfida tutto e tutti, quello si uno stato corrotto e mafioso che non governa più ciò che ha creato, quella di uno stato che poi in extremis ora sappiamo prova a scendere a patti con la mafia.
Avevo 17 anni e ricordo i visi preoccupati di mio padre e di mia madre, ho ancora negli occhi le immagini di un paese che si rivolta contro la politica durante i funerali, che tenta di assalire i potenti. La voce di una delle mogli di un uomo della scorta, la voragine di Capaci e le immagini di una via d'Amelio in stile Beirut. 
Qualche anno dopo, nel 1994,  ebbi l'onore di conoscere  personalmente in una conferenza Antonino Caponetto colui che aveva pensato e creato il pool antimafia, un nuovo modo di condurre le indagini e di combattere cosanostra. Posso dire senza alcun dubbio che in quel momento ho visto negli occhi di una persona che ha dato tanto per la giustizia la stanchezza e la delusione nei confronti di uno stato che ancora una volta nonostante il sacrificio di Falcone, Borsellino, della scorta e di tutte le vittime di mafia, provava già ad arrestare la forza delle indagini cercando di bloccare le intercettazioni. 
Era l'anno nero, quello del cavaliere. L'inizio del tracollo finale di un paese che è stato quasi sempre in mano a dittatori, piccoli re, partiti corrotti, poteri forti e segreti, mafia e quant'altro.
Quel giorno avevo indosso il mio Eskimo, avevo 19 anni, ero nel pieno della passione politica che purtroppo ha dovuto fare i conti con la storia trovandosi davanti solamente i resti di ciò che fu il partito comunista, ma ci provavamo nel nostro piccolo abbiamo occupato la scuola, lottato contro i tagli, che si facevano già. 
Una stretta di mano quella con Caponetto che porterò sempre con me, così come la forza di volontà di Falcone e Borsellino, dimenticati e lasciati soli dallo stato allora come adesso. Ora molto più velatamente  ma allo stesso modo in maniera violenta attaccando i magistrati di palermo. Uccisi due volte da quella parte di italiani che il giorno dopo hanno dato fiducia a personaggi improponibili e imbarazzanti messi alla guida del paese...

"Mi uccideranno, ma non sarà una vendetta della mafia, la mafia non si vendica. Forse saranno mafiosi quelli che materialmente mi uccideranno, ma quelli che avranno voluto la mia morte saranno altri"
(da L'agenda rossa di Borsellino)

...l'elenco è lungo basta scegliere.
lunedì 16 luglio 2012 26 vostri commenti

Déjà vu

Dai su allora diamo una sistematina qua  veloce alla scrivania. Mi ripassate per favore le foto con la famiglia. No non importa se c'è Veronica tanto per loro ho ragione io è lei che ha lasciato il tetto coniugale. 
Si un ritoccata a questo zigomo grazie che poi sembro sproporzionato in Tv. Dove ho messo quel testo, ah si nell'armadietto, quanto tempo mamma mia, eppure di nuovo qui, tutto come prima. Come si dice acqua sotto i ponti ne è passata ma io mi attacco agli scogli e non mollo. 
Allora rivoglio gli stessi libri messi come quella volta... si si proprio identici... e poi quell'effetto patina potete rifarlo vero!??! Ottimo, come sempre.
Quel fermacarte poi lo avere trovato?
Come no?
Ah lo avevo regalato a Fede che ci teneva tanto... va beh chiamatelo un secondo che ce lo porta così... ah vero non ci parliamo dopo quella storia dei soldi... vedrete che arriva, arriva sempre basta chiamarla certa gente.
Allora ripassiamo un attimo...

"L'Italia è il Paese che amo. Qui ho le mie radici, le mie speranze, i miei orizzonti. Qui ho imparato, da mio padre e dalla vita, il mio mestiere di imprenditore. Qui ho appreso la passione per la libertà."


...certo che scrivevo proprio bene...


"Ho scelto di scendere in campo e di occuparmi della cosa pubblica perché non voglio vivere in un Paese illiberale, governato da forze immature e da uomini legati a doppio filo a un passato politicamente ed economicamente fallimentare."


...qui aggiungo un Ri a scendere e poi lascio tutto come prima.
Tutto il resto va bene, vediamo un po', si si, uhmmm.... e poi il finale direi questo...


Vi dico che possiamo, vi dico che dobbiamo costruire insieme per noi e per i nostri figli, un nuovo miracolo italiano."

...ottimo possiamo procedere, il nome ce l'abbiamo.  
Il paese è sempre pronto per queste cose.


mercoledì 11 luglio 2012 15 vostri commenti

Tre metri sopra la poltrona... circa.

Ci sono ricordi più o meno  chiari, certe cose rimangono più impresse, altre meno, altri vengono cancellati e poi rimossi. 
Avevo 6 anni quella sera e di tutto quello che successe poi, ricordo una cosa... io sulla poltrona e quel rigore sbagliato. Antonio Cabrini prende la palla la posiziona sul dischetto, prende la rincorsa e calcia. Fuoriiiiiiiiiiiiiii alla sinistra del portiere!


Dopo ricordo solo il mio salto. Ero seduto nel tinello, lo chiamavamo così, sulla poltrona davanti alla televisione, credo ci fosse anche io mio bisnonno. Sarà che quando sei piccolo sembra tutto magico ma  io mi ricordo di essere arrivato a pochi centimetri dal soffitto... un salto alla Juri Chechi. Poi non ricordo altro solo questo.
Non ricordo l'urlo di Tardelli, ma ricordo di averlo provato migliaia di volte al campetto al mare, braccia larghe gola tirata e urla alla tarzan, il tutto naturalmente a porta vuota.
Era tutto così limpido.
Poi invece sono cresciuto e ho iniziato a leggere di calcio scommesse che c'era già a quei tempi, di vittorie che mettono a tacere tutto e di partite comprate con pareggi impossibili, baste leggere "La trilogia della censura" di Oliviero Beha.
Mah che dire io stasera magari riprovo a fare quel salto e magicamente ritornerà tutto più limpido... o forse no.
lunedì 9 luglio 2012 18 vostri commenti

Scuse da macelleria



«Non basta. Troppo comodo. E poi, al lungo elenco delle scuse, mancano i veri protagonisti. Manca Claudio Scajola che era il ministro degli Interni, manca Gianfranco Fini che era il vicepremier, manca De Gennaro che era il capo della polizia. E mancano i vertici di Cgil, Cisl e Uil: ancora oggi ci devono spiegare perché, a differenza della Fiom, non erano in piazza con noi»

Quando Genova era in mano a pochi, quando la costituzione è stata sospesa, quando un'intera nazione ha voltato la faccia da un'altra parte, quando si sono impossessati delle parole per modificare la verità, quando avevano organizzato tutto, quando hanno chiuso una città e costruito muri come se le idee potessero essere fermati da blocchi di cemento.



giovedì 5 luglio 2012 19 vostri commenti

Rocco e le sue pretese

“Dobbiamo esprimere gratitudine a  Monti. Abbiamo perso nel gioco del pallone ma abbiamo vinto nel gioco  della vita. Troppe volte, in passato, abbiamo perso nella vita e ci  siamo consolati con il pallone”

No perché in fondo poi uno vorrebbe fare certe cose, prendere la palla al balzo e farlo, non tirarsi indietro ed esporsi con parole semplici, senza tanti giri, senza avverbi che alla fine fanno spessore ma non vogliono dire niente, senza preamboli, senza introduzioni e cappelli, senza tante cornici da contorno o forme di stile curate, così come viene senza pensarci tanto che alla fine è meglio, mettendo giusto un verbo al tempo corretto e soprattuto un bel punto di domanda...

...ma che cazzo stai dicendo? E ci costa pure... 

E poi gioco del pallone non si può proprio sentire.


lunedì 2 luglio 2012 22 vostri commenti

Monsignore ma non troppo, anzi niente

Ricordo molto bene quel giorno, il primo per me in un centro di ragazzi Down della mia città come tirocinante per un laboratorio teatrale settimanale. 
Mi torna anche in mente la tensione che si ha normalmente quando si inizia una nuova avventura, nonostante la mia esperienza di ormai più di dieci anni nell'ambito della riabilitazione delle persone disabili. 
Poi solo i loro sorrisi per accogliermi subito e  i saluti immediati ripetuti più volte, non da tutti sia chiaro perché essere una persona con un handicap non vuol dire essere simpatico per forza o avere in simpatia tutti, vuole solamente dire essere una persona come le altre. Ma questo la nostra società non lo vuole ancora capire,  la gente non lo vuole ancora capire. Lo si può dedurre dagli sguardi quando si fanno le uscite e dalla scarsa informazione. 
Mi viene in mente lo spettacolo visto qualche mese fa, frutto dei laboratori teatrali, rappresentando dei modernissimi "Promessi sposi", con un Don Abbondio, credetemi, da oscar. E il pensiero va alla buona volontà e alla professionalità delle tante persone che lavorano molte volte gratis, alla tenacia e alla voglia dei ragazzi e dei loro educatori che spesso si devono muovere in condizione disastrose.
Tutte cose che naturalmente Monsignor Andrea Gemma non sa,  perchè impegnato nei suoi esorcismi e nel sviluppare pensieri del genere...

"il posseduto del diavolo ha le movenze, il portamento simile a un down"



venerdì 29 giugno 2012 17 vostri commenti

Finiteci ora... fate prima.

“La Sanità vive e vivrà un momento molto complicato perché dovrà far fronte a bisogni crescenti con risorse decrescenti. Credo che ormai sia chiaro a tutti. Quindi la capacità di fare scelte per indirizzare risorse scarse nelle direzioni più giuste caratterizzerà il lavoro degli amministratori, anche perché non credo sia vicino il tempo in cui il fondo per la sanità riprenderà a crescere. Noi stiamo lavorando in questa direzione, intervenendo sui costi in modo massiccio, anche se ancora non sappiamo se questo ci permetterà di raggiungere l’equilibrio di bilancio. Interveniamo tenendo alta la qualità, concentrando le risorse, risparmiando dove possibile e senza costi per i cittadini. Il vostro giudizio sul nostro lavoro ci interessa molto”. 


Parole del presidente della Regione Liguria.
Il punto è che potrebbero essere le parole di qualsiasi presidente di Regione. La domanda che viene in mente ad una persona con un minimo di cervello e senso civico è "perché dovrebbero esserci risorse scarse per la sanità?"
Attenzione perché quando parliamo di risorse di questo tipo dobbiamo parlare in maniera chiara senza paroloni, dobbiamo dire che da ciò dipende la vita delle persone. La gente muore per mancanza di risorse, abbiamo a che fare con sentimenti e legami delle famiglie.
Non stiamo parlando solamente di esami clinici e pronto soccorso, stiamo anche parlando di assistenza agli anziani e disabili.
In questi giorni le ASL di regione stanno tagliando fondi per chi è troppo vecchio e quindi non ha bisogno, per loro, della riabilitazione. Indicando persone da dimettere senza neanche conoscere a fondo il caso, ma solo numeri scritti su un foglio bianco. I fondi per i trasporti per le persone con handicap vengono rimossi dai bilanci.
Che cosa vuol direi "indirizzare le risorse scarse nelle direzioni più giuste"? Dobbiamo iniziare a fare delle classifiche dei bisogni? Questo può entrare... questo no... ah questo conosce quindi si... questo la prossima volta.
Uno stato civile non si gestisce in questa maniera, la sanità, come la scuola e il lavoro, deve essere al primo posto delle preoccupazioni di un paese. Da ciò dipende l'esistenza delle persone e dei loro famigliari. 
Parlano di sprechi, lavandosi la bocca, quando poi continuiamo ad avere primari fantasma nei reparti che portano a casa botte da 15mila euro al mese, dirigenti sanitari strapagati, macchine per esami comprate e lasciate a marcire nei magazzini per poi comprare dopo mesi il modello nuovo.
La verità è che le persone che devono prendere decisioni, che parlano di sacrifici, di tagli, di risorse scarse da destinare non hanno idea di cosa vuol dire non avere risposte da un medico, fare la coda per il ticket, aspettare un esame dopo 5 mesi, perdere un parente per malasanità, sentirsi impotente di fronte ad una istituzione che dovrebbe aiutarti e invece di logora giorno dopo giorno.
Siamo sicuri che il nostro giudizio interessi davvero?
Farebbero prima a dirci che dobbiamo morire, perché la sopravvivenza costa e nei bilanci non  c'è spazio per la civiltà.
mercoledì 27 giugno 2012 14 vostri commenti

Il sangue degli invisibili

Ci sono vite in giro che non esistono. 
Donne, uomini, ragazze e ragazzi che camminano per strada, con fretta a volte, oppure con la testa china a guardare la fantasia del pavimento della strada del centro, così per distrarsi per non provare a pensare a ciò che si cerca e non si trova.
Il lavoro.
Donne e uomini che non possono costruire una vita ma ragionano per giorni a volte ad ore. 
"Sai quelli che vivono come me vivono con il terrore ogni giorni, metti via qualcosa perché non si sa mai" una delle tanti frasi che si possono ascoltare parlando con una di loro. Un'immensa popolazione a parte, ombra che cammina nell'ombra, numeri, statistiche, elenchi nascosti, camuffati e interpretati.
Numeri che tornano a casa a volte soli, su un divano davanti ad una televisione pilotata dal movimento automatico di un dito. Oppure tornano dai genitori, stanchi di vedere il figlio in quella maniera, persona che si sono spaccate la schiena per farlo studiare e poi vederlo ridotto così. 
Rifiuti... sei troppo qualificato... sei poco elastico... hai poco curriculum... anzi ne hai troppo... mi costi troppo... ora non c'è lavoro... porte chiuse, lettere inviate che non ricevono risposta.
Continue richieste di sacrificio, prese per il culo istituzionalizzate e fatte da chi il posto lo ha al sicuro da anni, così come parenti e affini.

"Il lavoro non è un diritto..."

...già non lo è più da anni lo sappiamo, è sfruttamento per chi lo ha, è ricatto continuo, è state buoni e bravi perchè non c'è lavoro...

"...deve essere guadagnato..."

...come un paradiso raggiunto solo da quelli che decidono, che si aumentano lo stipendio che parlano di uomini come numeri da cancellare....

"...anche attraverso il sacrificio"


...sdraiati su una pietra in attesa del prossimo predicatore con la mannaia in mano e il posto caldo, il suo, al sole.
venerdì 15 giugno 2012 55 vostri commenti

Quando un ospedale porta via tua nonna

Non so se riuscirò a finire questo post, e non so neanche se alla fine lo pubblicherò.
Perché queste lettere a batterle sulla tastiera fanno male, cronaca di un mese terribile passato dalla mia famiglia.
Purtroppo mia nonna è morta. Aveva 91 anni. Capisco, qualcuno potrà dire che la sua vita se l'è vissuta tutto sommato. Vero, chiaro. Vero è però che il bene che vogliamo alle persone non ha età, non ha limiti e non prende in considerazione quasi mai il fatto che possa finire tutto.
Il problema però è che non se n'è andata perché stava male, ma perché è entrata in un ospedale. 
Un mese è mezzo fa dopo una caduta in casa andiamo subito al pronto soccorso dove i medici non trovano niente di niente... "può andare a casa, è solo una contusione, fatela muovere comunque, deve fare movimento".
Ok. Caspita loro sono medici lo sapranno. 
Quindi a casa, quindi alcuni tentativi di movimenti, ma niente. Ancora dolore.
Logicamente non tutti i medici sono uguali, quindi quello che seguiva mia nonna le consiglia una TAC e altri raggi (Tac non fatta la prima volta dal pronto soccorso).
Femore rotto!
Si ritorna al pronto soccorso, a quello della prima volta, dove i medici prima negano l'esistenza della frattura, poi tergiversano, poi fanno un'altra Tac e infine si decidono facendo anche i preziosi. Ricovero, quindi intervento chirurgico.
Attenzione era il 24 aprile, due giorni dopo viene operata. E si sa... mai e poi mai trovarsi negli ospedali durante le feste, peggio se ci sono i ponti, non bisogna farsi male, ci si deve chiudere in casa e non toccare niente.
Infatti, dopo l'operazione il reparto si è trasformato nel deserto dei tartari.
Dottori spariti. Fisioterapisti che si presentavano per 10 minuti, tranne i festivi sia chiaro. Infermieri, non tutti, pronti a farti sentire una merda quando ponevi loro delle domande. E mia nonna sempre a letto.
Risultato, una piaga da decubito davvero brutta. Perché i materassi antidecubito non ci sono. Bisogna richiederli, allora li richiediamo. Bisogna aspettare che qualcuno non lo usi più. Domanda fatta da loro anche in ritardo. Nel frattempo il materasso deve ancora arrivare.
"Non preoccupatevi la stiamo curando, sta migliorando"
Intanto i giorni passano, quelli a letto diventano tanti, troppi. Provi a parlare con qualcuno ma è come rincorrere un criceto sulla sua ruota. 
Poi guarda caso in quei giorni nel reparto viene operata una persona famosa. Quindi come per magia compaiono medici, infermieri ad ogni angolo, porte chiuse con orari ben definiti. Con tanto di presenza del mitico Primario mai visto prima d'ora. Poi di nuovo il nulla e il deserto.
E allora riprende la routine, rincorrere i medici che ti dicono "ma no che riabilitazione, sua nonna deve solo camminare un po' non si preoccupi". Va bene se lo dice lei, è un medico, io ho solo studiato Scienze Politiche, mi fido.
Insomma dimissioni. Può andare a casa.
Con ancora la piaga che curerà il personale specializzato della Asl a domicilio. Poi riabilitazione come scritto sul referto 15 giorni di girello, poi bastone e poi carico libero. Il gioco è fatto.
Si, peccato che però a casa la Asl a fare ginnastica ci viene 2 volte alla settimana, il resto lo faceva con me, peccato che dopo pochi giorni mia nonna ha iniziato ad avere problemi di insonnia, stanchezza dovuta alla debilitazione (vogliamo parlare di quello che si mangia in ospedale?).
Peccato che la testa ha iniziato ad andare un po' in tilt, a vedere cose e persone di notte. 
Di qui logicamente il crollo di mia madre e quella sera che abbiamo dovuto chiamare anche per lei la guardia medica. Lei che chiaramente come tutti noi non immaginava potesse succedere una cosa del genere ad una donna che solamente un mese fa mi chiedeva se Doria aveva vinto le elezioni, se il Genoa si era salvato, che si incazzava guardando Vespa, che andava a dormire a mezzanotte e si alzava alle nove e mezza. Insomma una nonna anomala. 
Ma a loro questo non interessa, per loro sei anziano, quindi è normale se in ospedale dici qualche "belinata", intanto ti mettono il catetere per tutto il tempo che sei li, il pannolone e tutto il resto. Colpa anche dei tagli del governo e della Regione sia chiaro, il personale è quello che è. Ma a prescindere da questo dovrebbe esserci sempre umanità e professionalità. Quindi che importa se ci sono studi che dicono proprio di non tenere troppo a letto una persona anziana e di non lasciarla col catetere per tanti giorni.
Poi l'epilogo.
La febbre a 37, poi  38, poi 39.
Quelle parole uscite dalla bocca di mia nonna quella sera guardandomi stesa sul letto...
"Damme in baxin"
Detto diversamente dalle altre volte, come se sentisse qualcosa, e poi quelle parole dette a me e alla mia compagna... "mia raccomando state sempre insieme, non lasciatevi".
Quindi il ricovero in medicina. Dove abbiamo trovato dei bravi medici e infermieri che hanno provato l'impossibile fino all'ultimo.
Un'infezione causata dalla piaga, questo il referto medico, una piaga fatta venire da un ospedale che invece dovrebbe curare. Ma questo logicamente non lo ammetteranno mai.
Un'infezione che l'ha divorata... portandola via in meno di un mese. 
Mi sembrava giusto farvi sapere il perché della mia assenza, e portare a conoscenza quello che a volte succede nei nostri ospedali, a volte per colpa delle istituzioni che tagliano e tagliano, ma a volta anche per colpa di chi fa il lavoro solo perché lo deve fare non rendendosi conto che ogni atto ha una conseguenza e in alcuni casi la vita ne risente.
Mia nonna ha vissuto sempre con noi, in famiglia, non era una donna anziana qualunque, si informava su tutto, con le sue cuffie seguiva la televisione, la politica e il calcio. A capodanno tirava fino a tardi. Voleva sapere se avevo vinto con la mia squadra, se non andavo in giro con i jeans stracciati. Era una donna gentile, onesta e giovanile. Era bellissima.  Non sapeva cucinare perché prima cucinava sua mamma e poi sua figlia, ma le piaceva mangiare. Quando ero piccolo mi portava a scuola con mio fratello, ha partecipato alle nostre gite,  promettendomi ogni tanto quello scupassun (schiaffo) che non mi ha mai dato. Era la nostra memoria storica, si ricordava tutto, dai bombardamenti e le corse in galleria alla liberazione e tutto quello che è successo dopo.
Una delle ultime cose che le ho potuto dire quando capiva, era che sarei salito sul palco del teatro Duse, era contenta, poi dopo parole sussurrate, non capite e chissà.
Lo so, a quell'età si può mettere in conto la morte, è chiaro, ma nessuno merita di morire per l'incuria di chi le persone le dovrebbe curare. La rabbia è tanta, la sensazione è quella di aver lottato come un leone contro il nulla per tutto questo tempo.
Per poi arrivare a questo.

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