Buon 2021 con la speranza che il pensiero di tutti vada più alla collettività e meno all’individuo, a quelli che sono un passo indietro, a chi è caduto e ha bisogno di una mano.
Perché tenderla è già un gesto rivoluzionario.
...aggirandosi nelle vie naufragando tra le esperienze quotidiane...
Avevo un grande amico che amava camminare. Purtroppo è mancato qualche anno fa mentre faceva quello ciò che adorava di più, andare per monti. Non passa giorno che non pensi a lui, alle nostre conversazioni, le nostre risate e i discorsi su libri impossibili da leggere. Adorava la storia come me, faceva un lavoro umile ed era una delle persone più colte che conoscessi. Come qualcuno ha già detto, l'eleganza del riccio.
Mi diceva sempre che mettere passo dopo passo ti da il senso di ciò che stai facendo, per questo motivo andava in giro per Genova. Fotografava tutto quello che trovava e come dono mi ha regalato la sua collezione di foto a spasso per la città. Un tesoro che tengo stretto.
Oggi, mentre giravo per comprare alcune cose, osservavo la gente camminare frettolosamente. Proprio in quel momento mi sono ricordato delle sue parole. Passo dopo passo. Gustare ciò che abbiamo attorno, alzare la testa e guardare in alto, a trecentosessanta gradi. Apprezzare il cammino.
Ecco. Questo auguro a tutti voi in queste feste così particolari. Giorni che per qualcuno saranno tristi perché in cerca di ciò che questo maledetto virus si è portato via, strani perché molti non potranno raggiungere le persone amate.
Però credo che quei passi uno dietro l'altro, quel modo di apprezzare ciò che abbiamo potrebbe insegnarci anche a gustare il presente, pensare al momento che stiamo vivendo, a volte anche in solitudine.
La strada da percorrere è ancora lunga, ma come faceva il mio amico l'importante è mettere un piede dietro l'altro.
Ultimamente nella nostra Regione abbiamo un presidente che si fa fotografare con tutti i prodotti possibili. L'altro ieri con in mano un'ottima bottiglia di Sciacchetrà, prima ancora un bel piatto di gnocchi al pesto e via di seguito. Una sorta di carrellata alla Masterchef.
Prodotti che vanno sponsorizzati e settore che sicuramente va sostenuto in questo momento difficile. Mi domando però come mai non si faccia mai fotografare davanti ad un Teatro che da inizio pandemia praticamente ha dovuto interrompere totalmente e in parte ogni tipo di attività
Perché la cultura evidentemente non porta voti da sempre. In ombra le biblioteche e i musei, altri che fanno parte dei dimenticati dalla politica, Dpcm compresi. Ricercatori che non potranno andare avanti nei loro studi per impossibilità di accedere ai documenti.
Il punto è, come già detto, che il Covid ha solamente accentuato ciò che non funzionava prima e messo ancora di più in risalto i settori che da sempre, in maniera trasversale, vengono dimenticati dalla politica.
Poi noi siamo particolarmente fortunati in Liguria perché abbiamo un presidente ballerino nelle sue posizioni ma che mantiene una coerenza nel non occuparsi di sanità e cultura.
Oggi avresti compiuto 100 anni. Probabilmente avresti ancora la faccia con quell'espressione come dire "eh allora?!?".
Allora i ricordi sono tanti. Se devo pensare ad un'immagine di te la prima che mi torna alla mente è quella seduta proprio sulla tua poltrona con le cuffie alle orecchie, tipo Tonino Carino da Ascoli, mentre seguivi i dibattiti in tv e a 90 anni inveivi ancora contro Berlusconi e Fini. Oppure quando commentavi il Genoa ed esultavi per una sconfitta della Sampdoria. Una nonna anomala, che ha sempre vissuto in mezzo ai giovani, i miei compagni di classe che venivano a casa, le nostre feste.
Puntualmente il giorno dopo arriva il post su fb di Toti, un personaggio che non riesco nemmeno più a chiamare presidente. Gli amministratori della cosa pubblica dovrebbero fare ben altro, invece di scrivere e insinuare che ci siano gufi che speravano di essere rossi o arancioni. Ognuno di noi in questi mesi ha avuto persone malate, che hanno rischiato la vita, purtroppo anche persone che non ce l'hanno fatta, colleghi impauriti per la mancanza di Dpi, lavoratori in attesa della cassa integrazione, negozianti chiusi e partita Iva a rischio, bambini e ragazzi privati della loro quotidianità.
Nessuno si augura un lockdown come quello di mesi fa. Ma questo signore dopo un'estate passata a fare nulla, dopo aver speso soldi nostri per una nave inutile, dopo aver ignorato per mesi le indicazioni di tutti ti utilizzare il padiglione C del Galliera, ora usa la bandierina gialla per far vedere quanto è stato bravo. Riesce addirittura a dire che siamo stati i primi a fare provvedimenti restrittivi, quando invece la Liguria è stata l'unica ad organizzare una grande fiera come il salone nautico in piena pandemia, quando poche settimane fa criticava ancora l'uso delle mascherine, quando questa estate gridava al vento che questa Regione era Covid Free.
Ecco, io credo che al di là del colore politico in questo momento ci vorrebbe serietà, da parte di tutti gli amministratori, governo e regioni, serietà da parte dei cittadini che ora rischiano di prendere questo "giallo" come un "fate come se niente fosse". Purtroppo invece sta avvenendo il contrario, le residenze protette sono blindate, i pronto soccorso sono senza barelle e in alcuni casi senza ossigeno, il personale non ce la fa più e il virus è di nuovo entrato nei reparti. Migliaia di persone si vedono annullate visite importantissime perché molti reparti sono stati convertiti. Il tracciamento non esiste più e avere un tampone ASL è più difficile che trovare un turista per sempre, per non parlare dei vaccini che non sono nemmeno arrivati per molti del personale sanitario.
Stanno di nuovo scegliendo.
Ti mandano a casa anche se stai male, perché i letti non bastano e se arriva qualcuno che sta peggio di te allora devono fare posto per forza. Non oso pensare cosa possa passare nella testa di un medico, di un infermiere che in quel momento deve scegliere cosa fare. Chi tenere e chi mandare via. Numeri che dietro hanno un nome e un cognome. Mogli o compagne che non possono assistere in attesa di un messaggio una telefonata e bambini che si domandano cosa stia succedendo.
La stessa cosa. Ecco cosa sta succedendo. La stessa dannata cosa di 8 mesi fa.
In mezzo c'è stato di tutto.
Si muore solo di patologie pregresse, ma forse no. La caccia alle streghe, un colpevole da trovare, i runner, i bambini, quelli che portavano fuori il cane, il calcio, gli aperitivi. Le ambulanze in coda. I droplet, ovvero gli sputi, perché a noi piace parlare strano. I morti di Bergamo e le bare. Poi sui balconi a cantare, per poco, i disegni sparsi qua e là, quel "andrà tutto bene" che sapeva già di una sconfitta, farina comprata come se non ci fosse un domani, pasta fatta in casa e corsa ai supermercati, le prime mascherine fatte in casa, quelle antipolvere e gli sguardi di sfida al supermercato per accaparrarsi l'ultimo barattolo di nutella. L'attesa dei Dpcm, la scoperta dei Dpcm e quindi tutti giuristi. Le discussioni, ora ci chiudono, forse no, ci hanno chiuso. La fuga dal Nord al Sud, di nuovo la caccia agli untori. I virologi che prima non li considerava nessuno. La spesa per i nonni, la distanza dai nonni, le lacrime per i nonni. Bambini in quattro mura, la televisione che è diventata amica, la ginnastica in casa. Computer e Tablet per tutti, anzi no, per pochi. Lo smartworking perenne, gli eroi portati in trionfo. I cinesi che arrivano, i cubani pure, i soldi no. La primavera sui balconi e con lei il 25 aprile e 1maggio, bella ciao col vicino che ti guardava storto. Le grigliate sul poggiolo mentre infermieri vestiti da ghostbuster entravano nel palazzo di fronte. Un altro Dpcm, forse ci aprono, no, si, non si capisce. Gli essenziali e i non essenziali. Ricordati di lavare le mani, sempre e di santificare le feste, ma non si può uscire. Forse ci aprono, un po'. Aria, ma a distanza e qualche occhiataccia. Caccia alle mascherine, la spesa on line che non arriva mai. I primi negazionisti, i primi festaioli. La politica, riapriamo tutto, anzi no, anzi si, anzi chissenefrega. Gli eroi che iniziano ad essere dimenticati, i premi che non arrivano, a loro, ma arrivano, ai dirigenti. L'estate che sta per arrivare con quelli del riapriamo alla cazzo, si ma noi siam diversi, meno distanziamento, e noi abbiamo meno spiagge allora ci vuole l'applicazione, si ma noi non possiamo stare poco in spiaggia e allora apriamo tutto. Venite in Liguria, in Lombardia, in Sardegna, venghino signori venghino che non si dica che qui va male. Liberi tutti, protocolli calpestati, numeri di telefono falsi nei ristoranti, se te li chiedono. Non ce n'è Coviddì al mare, dice una laureata all'università della vita. I virologi, quelli veri, più in tv che nei reparti. Il governo che segue il consenso, apro o non apro, ma si apro. Le regioni con a capo i "governatori" quelli dei cinesi che mangiano topi, quelli dei nastri del ponte che hanno fatto tutti, quelli che fanno i comizi in tv. Quello del Papeete che ritorna a fare i selfie, i negazionisti in piazza che dicono che il virus non esiste ma è già nelle mascherine, quindi esiste, ma il loro cervello no. Astinenza da Dpcm. Il calcio, non sia mai, si riprende, tutti in piazza per le promozioni e gli scudetti. La cassa integrazione che non arriva, anzi arriva, no no non arriva, come il bonus finito in qualche cassetto. Padiglioni Covid chiusi per prendere premi, contratti degli infermieri non rinnovati, per risparmiare e prendere premi. Terapie intensive non aumentate, per risparmiare e prendere premi. Il vaccino che arriva, no scherzavamo, ma in Cina lo hanno, si ma a 60 dollari, troppo poco. A noi checcefrega, apriamo tutto anche quello che non abbiamo. La Liguria Covid Free, venghino tutte le barche del mondo. Ma arriva anche dell'altro. Il primo focolaio, si ma niente di grave. Poi il secondo, no problem sono troppi tamponi. Il terzo, tranquilli è solo un'influenza. Il quarto, panico, coprifuoco, anzi no assembramenti, ma si fa per dire. E la scuola, ma chissenfrega. E la sanità, ma chissenefraga tanto la tiene uno solo al comando, prende tutto.
E ora.
Si muore solo di patologie pregresse, ma forse no. La caccia alle streghe, un colpevole da trovare...
Genova sembra tornata a marzo 2020. Anzi peggio.
I contagi stanno aumentando, paghiamo l'incoscienza di molti e una gestione della Sanità a colpi di propaganda da parte di Toti. Un presidente di Regione che dovremo tenerci per i prossimi 5 anni, che molto furbescamente ha evitato il confronto con gli avversari. Tutto ciò grazie ancora una volta ad un centro sinistra che è riuscito nell'impresa di perdere contro uno dei peggiori presidenti di Regione avuto in questi anni. Abile nel gioco delle tre carte. Un prestigiatore professionista nel nascondere lo sporco sotto lo zerbino.
La Liguria è stata una delle prime ad allargare le maglie dei protocolli di sicurezza. Un'estate da farsi venire il nervoso nelle nostre spiagge, con distanze ridotte "perché noi siamo diversi" e vicinanza un po' ovunque.
Per non parlare delle passerelle fatte per il ponte, la campagna elettorale con i pezzi grossi arrivati qui con tanto di mascherina portata una volta si e dieci no.
Paghiamo soprattutto una Sanità che ha ricevuto il colpo di grazia dalla Giunta Toti. Un settore che già prima il centro sinistra aveva messo nel dimenticatoio. Quindi che altro aspettarsi da una destra affaristica che svende i pezzi pubblici aprendo al privato un po' ovunque.
Basta fare un giro nelle ASL genovesi per capire la situazione. Anziani in fila al freddo ad attendere l'ingresso. Dopo otto mesi di pandemia la Regione non è nemmeno riuscita ad organizzare un'alternativa o quanto meno una soluzione per evitare tutto ciò.
Solo propaganda, parole che però hanno incantato la maggioranza dei liguri che evidentemente sono masochisti.
Ciò che di più mi spaventa però à la mancanza di senso civico da parte di troppe persone, frutto di un individualismo già presente da anni nel nostro paese. La pandemia ha solamene scoperto ciò che non volevamo vedere.
Oggi ho accompagnato Greta in moto a scuola. Non è la prima volta che vado io, ma la prima in moto e in un orario leggermente anticipato.
La cosa che più mi colpisce è la frenesia dei genitori nel lasciare i bambini, comprensibile sia chiaro, si deve entrare al lavoro, timbrare il cartellino. Tutto ovvio. Qualche bimbo che piange che viene trascinato dentro scuola, succede anche questo chiaramente, nulla di nuovo.
Greta di solito entra sorridente senza alcun problema, stamattina invece voleva la mamma con qualche lacrima che iniziava a scendere. Stavo per forzarla e poi mi sono guardato attorno, la frenesia, le fretta. Ho detto no. Non va bene, arriverò in ritardo al lavoro non importa. Ci siamo messi da parte su una panchina e abbiamo parlato per cinque minuti. Si è tranquillizzata, voleva solo questo.
Tornando verso la moto mi sono chiesto se davvero ha senso vivere nella frenesia. Lo so dobbiamo lavorare, non discuto. Ma forse stiamo dimenticando alcune cose importanti, prendersi il tempo per fare, per stare, per parlare. Esserci veramente in un momento. Esserci con i nostri figli.
Spesso purtroppo non è possibile. Questa è una società che non guarda in faccia nessuno, che spinge la gente a ritmi insostenibili, con il pensiero alla bolletta, al conto corrente che scende in picchiata, alle tasse, al lavoro che incombe o che purtroppo non c'è. Rincorriamo la lancetta dell'orologio e spesso la superiamo senza nemmeno accorgercene.
Mi siederò spesso su quella panchina, metterò da parte quell'orologio e ascolterò.
Il resto può aspettare.
Eccoti nascosta dietro ad un grande zaino dove mettere matite, pennarelli, astucci che se sarai come tuo padre tra poco non riuscirai più a chiudere e diari che diventeranno segreti ahimè.
Spesso diamo la colpa ai massimi sistemi. Ce la prendiamo con la politica, le istituzioni, gli amministratori pubblici. Poi finiti quelli che stanno a nostro avviso sullo scalino più alto iniziamo a scendere e il mirino sposta posizione.
Mi pare, avendo a che fare da tanto tempo con famiglie e ragazzi, che manchi proprio una sorta di autoanalisi. Mi vengono in mente ad esempio le reazioni di miei genitori rispetto alla scuola. Partivano dal presupposto che noi avevamo sempre torto e il professore aveva ragione. Oggi direi che avviene il contrario rispetto a tutte le varie figure educative che i ragazzi incontrano nel loro cammino.
Cosa è successo? Quale è stata la generazione che ha dato il via a questo nuovo approccio. La mia? Quella nata negli anni 70 ora quarantenni (e qualcosa di più)? O forse quelli venuti dopo.
Vero, non possiamo fare discorsi generici, non tutti sono così ma mi pare che i ruoli si siano mischiati. Vedo padri che spesso sembrano più amiconi e madri che si sostituiscono agli allenatori di calcio. Valori che vengono dimenticati e magari nemmeno più citati, per non dire insegnati.
La violenza che in questi anni stiamo vedendo aumentare, la brutalità di questi giorni non può avere solamente una matrice, non nasce all'improvviso, ma fa parte di una caduta libera di questa società che possiamo vedere anche quotidianamente anche nei piccoli gesti.
Ciò che più addolora è la poca memoria, giusto il tempo di un post.
Verrebbe da dire.
L'estate è quasi ormai nel cassetto, le immagini degli assembramenti sono ancora nei nostri occhi. Risuonano ancora nelle nostre orecchie le parole di questi pseudo governatori che continuavano a dire va tutto bene. Pifferai magici con tanto di fila dietro alla spalle che hanno evidentemente fatto proseliti e portato molte persone ad abbassare la guardia contro il virus.
Peccato che ci siano ancora zone off limit, come le residenze protette, dove ancora oggi siamo in fase 1 e per lavorare devi essere vestito da Ghostbuster. Ogni mattina quando entro al lavoro gli occhi dei nostri ospiti sembrano chiedere a chi incontrano fugacemente quando finirà tutto ciò.
Non riesco nemmeno a parlare di quei mentecatti in piazza qualche giorno fa. Mi fanno più paura i governatori come il nostro in Liguria che passa da una dichiarazione all'altra come se niente fosse. Dal liberi tutti, stadi aperti, chiese aperte, tutto aperto al manteniamo attenzione però. Usano parole come Cluster che dovrebbe essere tradotto in vergogna.
Mi fanno paura i miei concittadini che lo rivoteranno senza capire che la Sanità Ligure da anni fa acqua da tutte le parti.
Altro che andrà tutto bene, direi più un si salvi chi può.
"...a volte la follia sembra l'unica via per la felicità..."
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