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giovedì 10 ottobre 2013 5 vostri commenti

Una storia da sudditi

Leggere oggi la notizia del sequestro preventivo della Villa di Arezzo di Licio Gelli fa sorridere amaramente, perché ci fornisce il reale stato di un paese che in tutta la sua storia non ha saputo mettere in galera personaggi del genere. Anzi il più delle volte sono stati premiati con incarichi in grandi aziende, banche o ministeri, con la libertà di dare "lezioni" dai loro pulpiti contro una democrazia che li ha graziati per il piacere di molti che avrebbero dovuto seguirli in prigione.
Quelle stesse prigioni che oggi fanno discutere. Dico oggi perché da domani non se ne parlerà più, visto che questo problema viene affrontato ciclicamente con interventi che solitamente servono solo a lasciare fuori dalle celle i colletti bianchi o gli amici degli amici, dimenticandosi la reale condizione di molti detenuti che in parecchi casi non si possono permettere un Ghedini della situazione. 
Ciò che ci da speranza è che in questo paese ci sono anche persone che si occupano di "carcere" tutto l'anno, in silenzio e molte volte senza essere riconosciuti, senza voler ergersi a paladini della verità ma comportandosi da persone che cercano una via, parlando di uomini e donne.
Il resto lo sappiamo è uno Stato che si fa deridere da quelli come Gelli e il suo delfino Silvio, che si accorge del vergognoso reato di clandestinità solamente in occasioni come la tragedia di Lampedusa, che si dimentica delle persone che tratta sempre più da sudditi piuttosto che cittadini.

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