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giovedì 16 gennaio 2014 8 vostri commenti

Uffizi pericolosi

Rispetto ad alcuni anni fa si parla meno di mafia. Vengono pubblicati libri inchiesta, dedicate alcune trasmissioni e articoli di giornale. 
Continuano a lavorare  le associazioni sul territorio condannate a lottare anche contro la mancanza di fondi e l'abbandono dello stato, i magistrati indagano spesso scontrandosi contro muri di gomma e alcuni preti di periferia fanno il possibile ritrovandosi spesso abbandonati anche  dalle stesse alte sfere. 
Però sembra un argomento che l'opinione pubblica ha un po' dimenticato. Questo anche perché la mafia ha optato per una strategia di mosse nel silenzio, evitando di finire come una volta ogni giorno sul telegiornale, occupandosi in gran parte di economia, entrando nei grandi palazzi del potere e dei grandi professionisti, nelle banche e negli appalti.
Già gli appalti.
Così scopriamo che nei lavori di ristrutturazione degli Uffizi ci sono delle infiltrazioni del clan camorristico dei casalesi nei subappalti.
Il silenzio continua.


giovedì 17 giugno 2010 21 vostri commenti

Chi alla mattina si può guardare allo specchio e chi invece lo ha eliminato da anni

Ok sono pagati.
Va bene sappiamo che hanno un ruolo.
Sappiamo che è un "gioco delle parti".
Abbiamo sentito arringhe imbarazzanti.
Dichiarazioni penose.
Ma sinceramente a queste cose non mi abituerò mai, e non lo voglio fare.

"Se Saviano ci tiene tanto a provocare fino al pentimento il detenuto Sandokan, perché non chiede un colloquio, non si fa autorizzare dal dipartimento dell'amministrazione penitenziaria e viene fino in carcere a convincerlo?"

"Perché Saviano non glielo declama in faccia, a Schiavone? Il suo discorso, per me, è condito di frasi offensive e gratuite, vedi "guappo di cartone". Saviano ha pure la scorta, può fare entrare nel penitenziario anche quella. Si accomodi. Lui non teme nulla. E nulla, a mio parere, ha da temere. Non mi risulta sia mai stato minacciato"

Parola di avvocato di "Sandokan".
Ieri abbiamo letto la lettera-appello di Saviano...

"ORA che ti hanno arrestato anche il primo figlio, è giunto il tempo di collaborare con la giustizia, Francesco Schiavone. Sandokan ti chiama ormai la stampa, Cicciò o' barbone i paesani, Schiavone Francesco di Nicola, ti presentano i tuoi avvocati. E Nicola, come tuo padre, hai chiamato tuo figlio a cui hai dato lo stesso destino. Destino di killer. Accusato di aver ucciso tre persone, tre affiliati che avevano deciso di passare con l'altra famiglia, con i Bidognetti. Nessuno si sente sicuro nella tua famiglia, il tuo gruppo ormai non dà sicurezza. Non ti resta che pentirti. Questa mia lettera si apre così, non può iniziare diversamente, non può cominciare con un "caro". Perché caro non mi sei per nulla. Neanche riesco a porgertelo per formale cortesia, perché la cortesia rischia già di divenire una concessione che va oltre la forma. Scrivendo non userò né il "voi" che considereresti doveroso e di rispetto, né il "lei". Chi usa il "lei", lo so bene, per voi camorristi si difende dietro una forma perché non ha sostanza. Allora userò il tu, perché è soltanto a tu per tu che posso parlarti."

Oggi dobbiamo leggere dichiarazioni che fanno male, qualcuno potrebbe dire ma è il suo lavoro, io sinceramente dico che dovrebbe esserci un limite. Umano e civile.

"Ci sto" questa è stata la risposta secca di un uomo vero di nome Roberto Saviano.
mercoledì 17 giugno 2009 0 vostri commenti

Montesanto. La camorra uccide in diretta... tra l'indifferenza.



Cosa sta succedendo a questo paese? Cosa gli sta succedendo ormai da più di 40 anni? Perché lo stato continua a non far sentire la sua presenza nelle zone della Camorra? Domande che più volte ci siamo fatti.
Questo video è stato ripreso da tre telecamere a circuito chiuso. Siamo a Napoli, in piazza Montesanto ad un passo dai quartieri spagnoli. E' un martedì, è il 28 maggio, sono le 19 e 47. Un'ora in cui gli ultimi che sono in giro stanno tornando a casa, dopo una giornata di lavoro passata a risolvere problemi vari e a convivere con problemi vari. In un paese civile la giornata dovrebbe concludersi li, andare a casa dalla propria moglie dalla propria famiglia, cenare e via... invece no, invece in piazza Montesanto succede qualcosa di strano ma non così distante dalla realtà quotidiana con la quale devono vivere a Napoli. Arrivano delle moto, dei centauri con tanto di casco nero, arrivano a forte velocità sfrecciando in mezzo alla gente... normali bulletti di quartiere... no soldati della camorra... soldati che vogliono marchiare il territorio, far sapere che li lo stato non esiste e che lo stato sono loro. Sparano in mezzo alla gente non curandosi delle loro storie non curandosi di quello che potrebbero lasciare e delle vite che potrebbero spezzare. Loro prodotto della noncuranza dello stato, prodotto della povertà della disoccupazione di troppi anni in cui i governi hanno colluso con la camorra e si sono voltati dall'altra parte per guadagni illeciti... loro che ammazzano persone che hanno deciso di non scavalcare il muro della legalità e continuare a vivere da persone normali... un uomo viene colpito, un rumeno con accanto la propria compagna di vita, un rumeno Petru Birlandeanu, romeno che sbarca il lunario suonando la fisarmonica sui treni... la gente scappa dentro i negozi, si nasconde nei vicoletti, nella funicolare... cerca rifugio... qualcuno forse abituato a tutto ciò non ha nemmeno più voglia di nascondersi... Petru si trascina nella stazione con la compagna... prima corre normale... poi una fitta sempre più forte... sangue tanto sangue le urla della donna si confondono con quelle delle altre persone... dentro al riparo nella stazione Cumana, molti tirano fuori il biglietto per entrare... Petru e la donna no... l'uomo si accascia per terra... nessuno dico nessuno cerca di aiutare la ragazza, non usa un dannato telefonino per chiamare un'ambulanza, oppure e questa è la cosa più incredibile a 100 metri si trova l'ospedale. Paura... indifferenza... morte.
E' chiaro non si può puntare il dito con troppa rabbia, trovandosi in una situazione del genere non so some ognuno di noi reagirebbe, dico solo che questo terreno è quello che preferisce la mafia... la camorra, che aumenta il suo potere sulla paura, sull'omertà e sulla mancanza dello stato. Mi vengono in mente alcune pagine dell'ultimo libro di Saviano in cui racconta le su difficoltà nel trovare un alloggio... nessuno disposto a concederglielo se non a prezzi incredibili...
Che dire. La mafia ha deciso di non apparire più al grande pubblico, all'informazione con le grosse stragi, con gli attacchi ai giudici... lavoro nel silenzio... fa sentire la sua presenza nelle città direttamente ai cittadini. E la politica cosa fa? Niente. Niente di niente. Se non portare deputati indagati anche per mafia ai più alti livelli del nostro paese... attacchi continui alla magistratura... insomma le solite cose che diciamo ogni giorno. Ma fanno male e insultano ogni dannato giorno questo paese e la sua gente.
martedì 28 aprile 2009 2 vostri commenti

"Per amore del mio popolo non tacerò"


Nel silenzio la camorra vince una partita contro lo Stato. Il sindaco di Castel Volturno, Francesco Nuzzo, magistrato, pm della procura di Brescia, lascia la sua carica. Troppo solo contro la criminalità organizzata, isolato dalle forze politiche troppo interessate a discutere.
Tutti i proclami che vengono sventolati nelle trasmissioni televisive. Gli slogan lanciati da palchi contro la camorra. L'indignazione manifestata tutte le volte che si sente parlare Saviano. Valgono qualcosa? Tutta apparenza? Le persone che concretamente lottano giorno dopo giorno contro la criminalità organizzata sono tante e a volte lo fanno nell'ombra senza sventagliare il loro impegno.
I sindaci che sono in prima linea dovrebbero essere tutelati dalle forze politiche locali e dallo Stato che dovrebbe vedere in loro il primo baluardo della legalità.
Ma si sa...da noi è tutta un'altra cosa. Se mollano queste persone, la speranza è sempre più distante.
Sono uomini soli.
La speranza viene però da episodi come quelli di Casal di Principe dove l'intero paese è sceso in piazza in occasione dell'anniversario della morte di don Peppe Diana, morto ammazzato dalla camorra perché aveva denunciato i crimini locali.
Sulle magliette e sugli striscioni dei ragazzi le parole del prete..."Per amore del mio popolo non tacerò".

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