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martedì 10 maggio 2016 19 vostri commenti

Qui dove la morte non è precaria

61 anni è un'età in cui si dovrebbe pensare ad altro. Per come la penso io il lavoro dovrebbe essere ormai problema superato, nel vero senso della parola e magari essere già in pensione, poter prendersi dello spazio per il proprio hobby, godersi i nipoti, fare dei viaggi con la propria famiglia o altro.
61 anni è un'età in cui non ci dovrebbe essere scritto sulla carta d'identità interinale.
61 anni non dovrebbero fare rima con fatica, lavoro, sudore.
61 anni non possono essere collegati all'ansia per un lavoro che oggi c'è e domani non si sa.
61 anni magari è un'età in cui un pensiero all'aldilà uno lo può anche fare, esorcizzandolo e spostandolo sempre di più.
Non qui.
Non in Italia.
Qui a 61 anni si muore di lavoro.
Sul lavoro, da precario.
mercoledì 27 giugno 2012 14 vostri commenti

Il sangue degli invisibili

Ci sono vite in giro che non esistono. 
Donne, uomini, ragazze e ragazzi che camminano per strada, con fretta a volte, oppure con la testa china a guardare la fantasia del pavimento della strada del centro, così per distrarsi per non provare a pensare a ciò che si cerca e non si trova.
Il lavoro.
Donne e uomini che non possono costruire una vita ma ragionano per giorni a volte ad ore. 
"Sai quelli che vivono come me vivono con il terrore ogni giorni, metti via qualcosa perché non si sa mai" una delle tanti frasi che si possono ascoltare parlando con una di loro. Un'immensa popolazione a parte, ombra che cammina nell'ombra, numeri, statistiche, elenchi nascosti, camuffati e interpretati.
Numeri che tornano a casa a volte soli, su un divano davanti ad una televisione pilotata dal movimento automatico di un dito. Oppure tornano dai genitori, stanchi di vedere il figlio in quella maniera, persona che si sono spaccate la schiena per farlo studiare e poi vederlo ridotto così. 
Rifiuti... sei troppo qualificato... sei poco elastico... hai poco curriculum... anzi ne hai troppo... mi costi troppo... ora non c'è lavoro... porte chiuse, lettere inviate che non ricevono risposta.
Continue richieste di sacrificio, prese per il culo istituzionalizzate e fatte da chi il posto lo ha al sicuro da anni, così come parenti e affini.

"Il lavoro non è un diritto..."

...già non lo è più da anni lo sappiamo, è sfruttamento per chi lo ha, è ricatto continuo, è state buoni e bravi perchè non c'è lavoro...

"...deve essere guadagnato..."

...come un paradiso raggiunto solo da quelli che decidono, che si aumentano lo stipendio che parlano di uomini come numeri da cancellare....

"...anche attraverso il sacrificio"


...sdraiati su una pietra in attesa del prossimo predicatore con la mannaia in mano e il posto caldo, il suo, al sole.
giovedì 2 febbraio 2012 23 vostri commenti

Facciamo così... ripartiamo da zero e ogni mattina decidiamo che lavoro fare. Anche voi però!

Mi immagino l'indignazione.
Si posso solo far questo perché a son di sentire che ora va tutto bene, che i tempi sono cambiati forse qualcuno lo crede davvero. Mi immagino anche cosa sarebbe successo se una frase del genere l'avesse detta "il miglior politico degli ultimi 150 anni" (anzi sicuramente l'aveva già detta anche lui).  
Allora viene il giorno in cui il presidente del consiglio non eletto dal popolo italiano, dopo aver aiutato con i suoi provvedimenti gli amici delle banche, dopo aver aggiunto spese in più per ogni famiglia, dopo aver guardato il dato della disoccupazione giovanile al 31%, dopo aver promesso provvedimenti sul lavoro ma solo per eliminare l'articolo 18... si degna di parlare di precariato.
Finalmente qualcuno dirà! 
Lo fa al vecchio modo però, quello che abbiamo potuto ascoltare per 17 anni sotto l'imperatore di villa Certosa, sotto forma di presa per il culo. Già  perché dall'alto dei suoi mille incarichi e altrettanti conflitti di interessi parla di "monotonia del posto fisso". Volete mettere con un bel periodo di prova prolungato dove magari se fai qualche scioperetto non vieni riconfermato, volete mettere con l'ansia provocata dal "domani chissà lavorerò", volete mettere con la sana esperienza delle banche che non ti danno un mutuo perché sei un precario. 
Effettivamente programmare la propria vita è davvero monotono, fossi nel presidente del consiglio non eletto dal popolo proporrei un ritorno alle "chiamate". Azzeriamo i posti di lavoro, ci si sveglia la mattina non sapendo cosa si va a fare, ci si presenta davanti ai cancelli per essere scelti... 

"ciao cara"
"ciao caro"
"ci vediamo stasera, non so a che ora, sai oggi provo a fare il minatore"
"oh bravo amore, io oggi provo a fare il vigile, così magari mi vendico di quello di ieri che mi ha dato una multa per divieto"
"quanto è sana la precarietà amore"
"vero, ah dimenticavo, a pranzo mi vedo col mio nuovo amante"
"bene amore, anche io con la mia volevo dirtelo"
"abbiamo fatto bene a portare la precarietà anche nel nostro rapporto"
"la monotonia ci stava uccidendo"

Che altro aggiungere. Non ho mai amato questo governo, come quello di prima come sapete, ribadisco ora come non mai il mio pensiero. Il Pd, se esiste sia chiaro, deve sfiduciarlo, fargli togliere la residenza da palazzo Chigi e andare alla urne, perché finora abbiamo assistito solo alle classiche prese per il culo italiane, spettatori di una politica che parla solo di lavoro per dare bastonate a chi ce l'ha o fare ramanzine a chi vorrebbe un minimo di stabilità nella propria vita, una politica che aiuta solo le banche, che hanno preso soldi dall'Europa all'1% di interesse e che invece hanno chiuso i rubinetti per la gente normale.
il "professore" vada a lavorare in catena di montaggio per 1 mese, poi passi a fare cassa in un supermercato serale, poi un bel turno da autista, poi un po' di cassaintegrazione che fa solo bene, poi un periodo da negoziante con l'obbligo di aprire sempre, poi un bel periodo sui treni magari fermi e d'inverno, poi un po' di falò davanti ai cancelli della Fincantieri, qualche bel rifiuto perché iscritto alla Fiom, 5 minuti all'altoforno, un mesetto come venditore porta a porta di folletto e uno nella distribuzione dei volantini.
La monotonia sta al potere e di solito è anche molto cara.

giovedì 13 maggio 2010 19 vostri commenti

Telefono a... botte!

"Le persone di successo fanno ciò che i falliti non amano fare. Non dimenticare mai chi siamo: i migliori"

Uno slogan dell'ormai pluricitato 1984?!? No.
Siamo nel 2010, siamo in Toscana e precisamente ad Incisa Valdarno.


Copione consegnato e al lavoro...

"Pronto"
"Buongiorno Signora le rubo solamente qualche minuto per un'offerta che non può proprio perdere"
"No guardi non mi serve niente la ringr..."

"No ma questa no se la può proprio perdere e un lava..."

CLICK




No. Niente pubblicità sadomaso, no. Quello è un frustino certo i suoi colpi raggiungevano proprio i falliti. Proprio quelli che non riuscivano ad onorare quello slogan, quella bibbia. Quelli che non riuscivano a vendere in comode rata da 95 euro un elettrodomestico comprato all'estero a 350 euro e rivenduto a dieci volte tanto.

"Telefona ancora! Guarda che fuori ce la fila di gente che vuole lavorare, fai come lei che non ci da' problemi... Ti stimo tantissimo, non provare mai a deludermi"

Lo aveva raccontato Michela Murgia ne "Il mondo deve sapere", lo aveva ripreso Virzi nel suo film. Call center. Precari. Diritti negati, inesistenti. Terra di nessuno dove si fanno anche violenze. Guai fare assenze...


Umiliazioni. Evasione fiscale. Vite messe alla berlina. Orari massacranti.
Messaggi lasciati nelle bacheche delle telefoniste e dei telefonisti...





L'indagine ha portato all'arresto di cinque persone ai vertici dell'azienda Italcarone.
Li andavano a prendere. Attraverso i giornali, con annunci che promettono guadagni facili, aiutati poi dai loro vestiti di lusso, le loro macchine, una volta entrati in contatto con i ragazzi, facendo vedere come sono quelli "di successo".

Aziende inquietanti composte da gente meschina, che una volta chiuse rispuntano da un'altra parte con un altro nome e un'altro prodotto da affibbiare ai "falliti".

"Durante la formazione iniziale al candidato viene presentata l'azienda e la sua collocazione sul panorama mondiale, evidenziando quella che è la mentalità lavorativa che caratterizza questa multinazionale; particolare importanza viene riservata alle prospettive di carriera all'interno della struttura. ll personale durante l'attività lavorativa è costantemente formato e aggiornato su tecniche di vendita e di marketing."

Fatevi un giro sul sito della Italcarone ormai visibile solo tramite copia cache.

Il personale viene costantemente formato... tramite frustino naturalmente.




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