Se non fosse stato per ciò che ho visto stasera oggi avrei pubblicato un altro post. Ma si sa la storia dei nostri blog è anche questa. Ti alzi la mattina, affiora un'idea, a volte basta una semplice frase sull'autobus, ad un semaforo, in un corridoio o magari davanti alla macchinetta del caffè per farci scrivere 20 righe di incazzatura, satira o autobiografia da condividere.
Invece succede anche che cambia tutto all'improvviso, si passa ad un'altra idea, si abbandona il pensiero del mattino sostituito da quello del pomeriggio che lascia il posto a quello della sera. Ovvero ciò che è successo a me.
Già perché il teatro di solito, non sempre, fa pensare ed è proprio da li che vengo. Niente Shakespeare nè Goldoni né tanto meno Pirandello no... trattasi di teatro politico, o meglio di una nostra storia, della nostra storia.
Un viaggio in quella che è stata la vita di Enrico partendo dai 100 giorni di galera, il trasferimento a Roma, i primi incarichi importanti e la Figc. Episodi della sua vita intrecciati con i nostri, anche se non c'ero ancora, e la storia del Paese. Il boom economico, gli anni 60, le rivolte, il 68... la sua elezione e i soprannomi affibbiati come sardo muto.
Il suo ripensarsi dopo le verità uscite su Stalin e l'Unione Sovietica, la sua idea di socialismo e democrazia, l'eurocomunismo, la morale.
Il suo coraggio.
Già, il coraggio delle idee, quello che lo ha portato in Bulgaria per criticare l'intervento in Cecoslovacchia e quello che gli ha dato la forza di presentarsi davanti alla nomenklatura russa per dichiarare lo strappo definitivo dei comunisti italiani rispetto alla casa madre.
Poi il compromesso storico, le smorfie di Andreotti, la morte di Moro e poi 6 anni dopo la sua dopo il discorso di Padova. Lacrime tante lacrime.
E quella frase dello spettacolo..."Berlinguer ha vinto, supera la Dc, ma è morto..." e dopo a noi cosa resta, e via con una carrellata del dopo... Craxi, Forlani, Andreotti, De Mita, De Michelis, Cicchitto, Buttiglione, D'Alema, Veltroni, Berlusconi, Bertinotti, Bossi, Di Pietro, Bersani, Monti e tutto il resto che sapete...
La mente viaggia e inizia ad ascoltare una voce... perchè devo dare il voto a chi non ha avuto il coraggio di dirsi comunista, di parlare di sinistra, mentre 30 anni fa c'era chi pur di esporre la propria idea con dignità e fermezza si presentava davanti a centinaia di dirigenti russi incazzati con un sardo che non era poi così muto... perchè vergognarsi di ciò che si è... perché rinunciare a ciò che ci fa camminare... perchè abbiamo dovuto convivere con mezze tacche che negli anni non hanno fatto altro che provare a cambiare simbolo e nome vergognandosi di un qualcosa che invece avrebbe potuto salvare il paese, affossando un eredità di idee che erano avanti rispetto al periodo stesso... perché vedete se per caso uno si svegliasse in questo momento dopo anni di letargo e aprisse la tv vedendo Grillo e Berlusconi potrebbe pensare ad una replica di "Te la do io l'America" o una registrazione dei telegatti.. invece no, niente televisione ma quello che offre il panorama politico del paese, compreso Monti insulta Bersani che a sua volta lo insulta per poi fare pace dopo e dirsi che in fondo qualcosa insieme tutto sommato, anche con Vendola si potrebbe fare.
Mi auguro con tutto il cuore di cambiare idea prima della data delle elezioni, ma questa sera appena fuori dal teatro dalla mia bocca è uscita una frase in maniera automatica, come una reazione a tutto quello che per un ora e mezza ho ascoltato....questa volta non voto.