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giovedì 24 gennaio 2019 13 vostri commenti

Rossa



Ho sempre amato questa foto di Guido Rossa e ora, da padre, ancora di più. Così come quel cappello comprato da mio papà durante il suo funerale, il 29 gennaio del 1979, in una giornata in cui anche il cielo piangeva.
Forse spinto da quella tuta blu indossata per una vita in fabbrica da mio padre e dalla consapevolezza che ogni cosa va conquistata col sudore, coraggio, partecipazione e onestà.
Per sé stessi ma soprattutto per gli altri.
martedì 24 gennaio 2017 17 vostri commenti

Rossa


Sono tante le foto di Guido Rossa che si possono trovare in rete o sui libri. Quelle da alpinista, in corteo con i compagni o semplicemente primi piani. Questa è quella che da sempre mi ha colpito, Guido Rossa padre con in braccio sua figlia.
Già perché prima di tutto era proprio questo, un uomo, un padre e un marito. 
38 anni fa le Brigate Rosse hanno portato via ad una famiglia un padre, un marito, un operaio sindacalista che aveva deciso di non stare zitto e di testimoniare ciò che aveva visto in fabbrica.
Il resto lo sapete. Fin da piccolo sono stato abituato a vivere col ricordo di Guido Rossa, grazie alle parole di mio padre, operaio Italsider come lui, al racconto della sua partecipazione al funerale. Una giornata di pioggia che lo ha costretto a comprare un cappello.
Quel cappello ora è nel mio armadio e mi ricorda ogni volta la strada giusta.
venerdì 24 gennaio 2014 9 vostri commenti

Una coppola per ricordare


Prima non aveva mai messo un cappello in testa, quel giorno di 35 anni fa però anche il cielo piangeva.
Migliaia di ombrelli aperti, impermeabili e teste ferme immobili in piazza De Ferrari per salutare un amico, un compagno che aveva deciso di denunciare le Brigate Rosse.
Lasciato troppo solo dalle istituzioni e da un partito che continuava a definire i terroristi "compagni che sbagliano".
Prima non aveva mai messo un cappello mio padre e anche quella volta partì da casa senza niente, ancora adesso lo fa, nonostante le mie prediche. Come se dopo aver sfidato i padroni per anni ora debba sfidare le intemperie del meteo. Lui, una tuta blu, assieme ai suoi compagni dell'Italsider per dare l'ultimo saluto a Guido Rossa.
Prima non aveva mai messo un cappello ma quel giorno ne comprò uno, una coppola che più volte ho provato a mettermi senza successo. Come se avesse fatto la sua esistenza, esaurita in quel giorno triste che dobbiamo ricordare sempre.
giovedì 24 gennaio 2013 15 vostri commenti

Qualcuno lo era...

A volte parliamo di momento, di periodo, di strani giorni, mesi ma poi a pensarci bene sono anni. Per tante volte probabilmente ci siamo guardati in faccia con amici seduti ad un tavolo di un ristorante con davanti una grappa a sancire la fine di una cena, o magari a casa dove il pasto si può ancora accompagnare con qualche sigaretta. E quella domanda che tante volte ci siamo fatti.
Ma è davvero così assurdo pensare che servano idee di sinistra?
Qualcuno era comunista perché credeva di poter essere vivo e felice solo se lo erano anche gli altri diceva Gaber e io lo credo davvero. Se davvero essere di sinistra vuol dire anche questo, è davvero così brutto esporsi, dire cose di sinistra, proporle, lottare per loro, incazzarsi, gridare, spiegare, scriverlo ovunque e anche perdere è chiaro piuttosto che strizzare l'occhio sempre a quello che naviga in acque centriste sicuramente più calme.
In questi ultimi anni sembra che confessare le proprie idee di sinistra sia diventato un problema, sia una macchia da cancellare, ideali assurdi, indifendibili. Abbiamo visto persone che probabilmente hanno fato ricorso a Photoshop per rimuovere vecchi pugni chiusi alzati al cielo.
Ora assistiamo ogni giorno a dichiarazioni che per cinque minuti sembrano assomigliare a qualcosa di sinistra ma che dopo poco rimbalzano e passano dalla parte opposto. Dobbiamo sentire dire da Bersani che no non ci sarà una patrimoniale i ricchi possono stare tranquilli, anzi forse ci sarà, no credo di no. Dobbiamo sentire Vendola dire che tutto sommato con Monti, quello che ha messo una come la Fornero al Lavoro, quello che ha definito i giovani poco attivi e tutto quello che sappiamo, proprio con lui si può parlare aggiungendo il giorno dopo però solo sulle riforme. Dobbiamo vedere Rivoluzione Civile che è riuscite a mettere al suo interno la "ballerina" della politica IdV che è lontano parecchio da essere vicino a qualcosa di sinistra.
Di quello che sta dall'altra parte, M5S compreso, è inutile che dica qualcosa, già sapete.
Forse va di moda così, una moda che dura da anni. E' un po' come dire "la soluzione ci sarebbe, si starebbe tutti meglio ma non possiamo dirla e metterla in atto", non si può è troppo di sinistra. 
Quindi metto da parte questi, non tutti sia chiaro, professionisti della politica per ricordare un uomo, un operaio, un sindacalista che 34 anni fa morì nella mia città assassinato dalle Br perché doveva tacere. 
Guido Rossa.
Un uomo che difese le proprie convinzioni pagando di persona, lasciato solo. Perchè le proprie idee non dovrebbero mai essere nascoste, ma difese.

venerdì 27 gennaio 2012 23 vostri commenti

Un operaio, un bambino e una coppola di 33 anni

Ho sempre voluto comprarmi una coppola. 
E oggi piove.
Mio padre non ha mai amato i cappelli.
Freddo, gelo, pioggia ma niente cappello. Faceva la strada da casa all'Italsider in autobus o a volte a piedi... ma niente cappello, e guai a dirglielo.
33 anni fa pioveva a Genova, forte. 
Ero un  bambino di tre anni e mezzo col caschetto biondo, chissà l'avrò visto rientrare in casa come tutte le altre volte stanco. 
Era il 27 gennaio del 1979. 
Ma non era un giorno come gli altri e la stanchezza era di un altro tipo. 
Ricordo che anni dopo in casa spuntò una coppola, grigia con quadratini rossi. Un cappello pieno di storia, testimone di quel giorno, comprato da mio padre durante i funerali. La rabbia era tanta e il dolore così alto che anche il fisico probabilmente aveva bisogno di un aiuto. 
Forse erano le lacrime di tutti accompagnate dalle domande, dai perché, dall'orrore ma il cielo quel giorno era più grigio del solito. Pioveva forte e quei 250mila ombrelli in piazza de Ferrari non nascondevano comunque quelle donne e quegli uomini, li presenti per dare risposte, per stare vicino all'amico Guido Rossa ucciso tre giorni prima, al compagno, all'uomo e alla sua famiglia.


E poi negli anni quella frase detta ogni tanto da mio padre "lo hanno lasciato solo". Parole che mi ritornano in mente ogni volta che passo davanti a quella statua che lo ricorda, nel centro della mia città, che ci ricorda di avere MEMORIA, unica arma che ci consente di andare avanti e guardare oltre, tenendo ben presente il passato, l'assurdità della violenza. Le stesse parole che pronunciò Lama, segretario della Cgil, durante le esequie..."lo abbiamo abbandonato".
Oggi piove.
Mio padre continua a non mettersi il cappello. 
Sulla testa porto una coppola. 
Quella coppola, per ricordare sempre.

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