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lunedì 21 luglio 2025 6 vostri commenti

Il diritto di ricordare

A Genova questi 3 giorni di luglio non saranno mai giornate normali. 

24 anni fa nella mia città venne sospesa la democrazia e le strade si trasformarono in una macelleria legalizzata, un piano premeditato per distruggere un movimento che faceva paura, perché in grado di smuovere coscienze, risvegliare i popoli da un torpore, aprendo gli occhi su ciò che poi stiamo vivendo in questo momento. 

Quei ragazzi avevano ragione. Avevamo ragione e ci hanno massacrato. 

Una lezione impartita con tanto di spartito scritto dal Governo Italiano. Manifestazioni autorizzate attaccate dai blindati.

Temo che oggi pochi sappiano di quelle giornate e si rendano conto di ciò che è successo a Genova, derubricando tutto con la solita frase "se la sono cercata". 

La frustrazione è tanta vedendo gli eredi di quel governo ancora al potere, sapere che tutti quelli che commisero dei crimini sono stati promossi. 

Abbiamo il diritto e il dovere di ricordare cosa furono quei giorni, ricordare la Diaz e la macelleria da dittatura, ricordare la Caserma d Bolzaneto dove ragazze e ragazzi vennero torturati. 

Ricordare, ricordare. 

martedì 21 luglio 2020 11 vostri commenti

Si chiamava Pascoli

La chiamavamo Pascoli tanti anni fa quella scuola, non Diaz. 
Mia nonna faceva la bidella, quando ancora si poteva dire, proprio lì. Ricordo che una volta andata in pensione spesso mi portava con lei da piccolo a salutare i suoi colleghi. Quel "Sanna" di cui non ricordo nemmeno la faccia. 
Ho ancora in mente però l'entrata, la stessa che quella maledetta notte la polizia sfondò per entrare dentro e dare vita alla macelleria messicana. 
Brandelli di carne e sangue nei corridoi. Gli stessi che avevo visto con occhi di bambino, percorsi da mia nonna per portare magari qualche circolare in una classe.
Da quel giorno Genova non è più la stessa, noi non siamo più gli stessi. Ci hanno massacrato fisicamente e mentalmente. Ucciso un movimento che aveva ragione, oggi più che mai abbiamo le prove. 
Le immagini di quella sera resteranno sempre nella mia mente. Ragazzi trascinati, molotov inventate e poi la vergogna della caserma di Bolzaneto dove il buio del fascismo ha oscurato quella poca luce che ancora era rimasta accesa. 
Non dobbiamo dimenticare quei giorni perché sarebbe come rinnegarli, rimuoverli per la vergogna di non avere impedito tutti questi pestaggi. 
Non facciamolo. 
venerdì 19 luglio 2019 24 vostri commenti

Uccisero la speranza

Genova 18 anni dopo è cambiata molto. 
Avvolta da una nube di propaganda che la giunta comunale ha saputo tirare su, in linea con la scarsa voglia di partecipazione che sembra essersi impadronita del paese. 
Non dimenticherò mai il mese di luglio del 2001, la voglia di esserci che si sentiva in mezzo alla gente, la sensazione di avere ragione rispetto a tantissime questioni.
Poi nero, come il fumo che saliva da ogni angolo della città. 
Come le divise di coloro che sono stati lasciati liberi di mettere a ferro e fuoco le strade, mentre la polizia picchiava i pacifisti di Manitese in piazza Manin. 
Le cariche contro il corteo dei migranti e quelle corse con la speranza di non essere presi. 
Non c'erano telefonini per potersi rassicurare, solo ansia e qualche cabina del telefono ancora intatta. 
Avevamo ragione e ci hanno massacrato. 
Dopo quei giorni credo sia iniziato il declino di tutto, un movimento che non si è mai più ricomposto che forse commise anche degli errori. Come quello di avere fiducia non organizzando il servizio d'ordine. 
Io ci sono nato in Piazza Alimonda, da quel giorno non riuscii più a vederla con gli stessi occhi, così come la salita da Corso Italia per raggiungere la salvezza verso la Chiesa di San Pietro mentre i manganelli arrivavano da tutte le parti, il 21 luglio, un corteo pacifico attaccato da divise impazzite. 
Donne, ragazzi e anziani tumefatti e umiliati. 
Poi l'aggressione alla scuola Diaz, dove mia nonna faceva la bidella da giovane, e le torture nella caserma di Bolzaneto.
Non perdonerò mai i carnefici di quei giorni perché hanno strappato l'immagine della mia città , di alcuni luoghi della mia infanzia, perché ci hanno reso impotenti di fronte ad un'ingiustizia visibile a tutto il mondo. 
Genova divenne in pochi giorni Buenosaires degli anni 70. 
Ora pochi credo ricordino ancora, forse non vogliono, forse conviene non farlo. Molti parlano con fastidio di quei giorni, relegandoli alle cose dei soliti comunisti. 
Questo siamo diventati, ma quel movimento era una speranza e noi lo ricorderemo sempre.
domenica 22 luglio 2018 26 vostri commenti

Abbiamo un compito. Ricordare.

Da 17 anni ormai alcune vie della mia città non sono più le stesse di prima. Quando passo nei luoghi del G8 non posso fare a meno di pensare a quei giorni. L'odore della paura, il rumore degli elicotteri, sguardi increduli, visi stanchi affaticati. 
In questi giorni ho letto parecchi commenti sprezzanti nei confronti delle manifestazioni che ogni anno si svolgono. Troppe persone hanno dimenticato, altre fanno finta di niente e altre ancora parlano di cose che non conoscono neppure. 
Ogni volta che passo in Corso Italia e vedo la salita che porta alla chiesa di San Pietro non posso fare a meno di pensare al corteo del 21 luglio ancora una volta caricato senza motivo. Non posso dimenticare i "black block" lasciati scorrazzare per la città, passare nel quartiere di Castelletto rivoltando completamente una strada, mentre la polizia caricava Manitese in piazza Manin. 
Ogni luogo è un ricordo. 
Corso Gastaldi trasformato in trappola, la deviazione in via Caffa. La strada della mia infanzia e piazza Alimonda che prima di quel giorno per me era solamente il luogo degli aperitivi con papà. 
Anche nei giorni precedenti durante il corteo dei migranti c'erano state cariche, botte schivate per pochi attimi, io e la fidanzata di allora assieme a migliaia di persone colorate. Ma non ci sembrava possibile. 
Il resto lo sappiamo, anche se molti dimenticano. Cariche su cariche, gente massacrata, tentativi di depistaggio in diretta in Piazza Alimonda con un improbabile "sei stato tu col tuo sasso". 
Carlo. 
Poi la sera del 21 l'incursione in stile Argentina anni 70 nella scuola Diaz quella dove mia nonna faceva la bidella, la stessa scuola dove mi portava a trovare le sue colleghe una volta in pensione.
Bolzaneto, la caserma degli orrori. Un salto temporale di 50 anni, riportati in pochi attimi al fascismo. 
Proprio nella nostra città.
Il resto è storia, quella che molti vorrebbero cancellare. Quella che molti hanno insultato promuovendo personaggi che avrebbero dovuto fare i conti con la giustizia. 
Abbiamo un compito. Ricordare.
lunedì 4 maggio 2015 28 vostri commenti

I soliti noti



A Genova ce le ricordiamo ancora quelle tute nere che hanno devastato la città senza essere toccati dalla polizia. Li ho visti di persona andare in giro per le strade distruggendo tutto mentre i vari reparti li guardavano a pochi metri di distanza. Tutto questo nella stessa piazza dove qualche minuto prima le forze dell'ordine avevano caricato i non violenti di Mani tese.
La storia continua a ripetersi e noi siamo ancora una volta testimoni di una manifestazione, con la quale si può essere d'accordo o meno, che viene offuscata dalle violenze di questa gente.
Pagati dai servizi? Autoonomi? Infiltrati?
Francamente non lo so, ma credo proprio che a prescindere dalla loro origine siano utilizzati bene dal palazzo che preferisce sacrificare dei quartieri e delle macchine per evitare che si parli delle ragioni della protesta. Il copione è lo stesso del G8 di Genova dove ci fu una vera e propria carneficina, un massacro di donne, anziani e uomini.
E poi Bologna... dove non si può contestare il premier che non è nemmeno stato eletto, dove la polizia in questo caso carica i manifestanti, spezzando un braccio nel vero senso della parola ad una persona.
Lo ripeto da mesi, forse ormai anni... pensate se tutto questo fosse accaduto sotto un governo di Berlusconi. 
Scusate dimenticavo che non è cambiato niente.
mercoledì 8 aprile 2015 28 vostri commenti

La loro distrazione


Leggere le parole di Matteo Orfini, presidente del partito democratico, lasciano in bocca amarezza e allo stesso tempo rabbia.
Questi personaggi per dire che la nomina di De Gennaro è vergognosa hanno dovuto aspettare la "condanna" per torture da parte di Bruxelles. 
Chi lo ha nominato? Dove erano queste persone quando anche altri personaggi colpevoli delle violenze del G8 sono stati promossi?
Probabilmente stavano facendo campagna elettorale, troppo impegnati a sostenere il nuovo che avanza.
Orfini poteva venire a Genova e chiedere a quelli che in quei giorni erano per strada, a quelli che dalle finestre cercavano di aiutare i ragazzi in difficoltà, a quelli che sono stati picchiati in Corso Italia massacrati da uomini in divisa, a quelli che sono caduti in piazza Alimonda, a quelli che sono stati prelevati dalla Diaz senza motivo e portati alla caserma di Bolzaneto, a quelli che sono stati spogliati da medici che dovevano curarli, a quelli che sono stati costretti a cantare canzoni fasciste, a quelli che che sono stati tenuti in piedi per ore... bastavano poche domande.
Genova non dimentica quei giorni... loro lo hanno fatto.
lunedì 2 marzo 2015 15 vostri commenti

Curriculum Horribilis

Lo abbiamo detto tante volte, Genova non dimenticherà mai quei giorni del G8 in cui sembrava di essere in Argentina al tempo della dittatura. Quello che è successo è stato consegnato alla storia, immagini vergognose per un paese che dice di essere una democrazia.
Una ferita che non smette di sanguinare visto che i maggiori interpreti di quell'orrendo copione sono stati  risparmiati dalla giustizia e in molti casi addirittura promossi.
In questi giorni si è aggiunta un'altra ferita. Giacomo Toccafondi, coordinatore dei servizi sanitari della caserma di Bolzaneto durante il G8, accusato di avere torturato i ragazzi detenuti, tornerà tranquillamente ad esercitare la professione di medico a partire dal prossimo ottobre grazie ai suoi amici dell'ordine che non lo hanno radiato dall'Albo sospendendolo solamente per 6 mesi.
6 mesi!
Salvato prima dalla prescrizione e ora dagli amici...

«vittime in balia dei capricci di aguzzini, trascinate, umiliate, percosse, spesso già ferite, atterrite, infreddolite, affamate, assetate, sfinite dalla mancanza di sonno, preda dell’arbitrio aggressivo e violento»... «stare in piedi contro il muro, la sottoposizione a rumore, privazione del sonno, del cibo e delle bevande»...«picchiati, insultati, denudati e derisi, feriti e abbandonati in pozze di piscio, vomito e sangue... Alcune ragazze furono costrette a stazionare nude in presenza di uomini, oltre il tempo necessario, sottoposte a umiliazione fisica e morale».

Va così in questo paese, certe cose fanno curriculum
lunedì 21 luglio 2014 29 vostri commenti

Sangue che non andrà mai via

13 anni fa in una scuola di Genova, la Diaz, la stessa dove da piccolo andavo a trovare mia nonna che faceva la bidella, negli stessi corridoi, nelle stesse aule...

''Stavamo entrando nei sacchi a pelo quando abbiamo sentito urlare 'arriva la polizia'. Qualcuno ha chiuso il portone della scuola, noi ci siamo messi contro il muro con le mani alzate. Non e' servito a nulla. Gli agenti hanno cominciato a picchiarci con il manico dei manganelli, a tirarci addosso sedie e banchi. Ci riparavamo la testa con le mani. Ma non si sono fermati finche' nella scuola non hanno fatto il loro ingresso dei funzionari in borghese''.
Anna Martinez, 25 anni, assistente sociale

13 anni... e a rivedere quei posti vengono ancora i brividi per quello che è successo, per quello che non è stato fatto, per i silenzi, per le promozioni date ai colpevoli...

13 anni fa in una caserma di Genova, la stessa che vedevo per andare agli allenamenti...


«Farete la stessa fine di Maria "Sole"»... «Compagno, io t'ammazzo»... «Vuoi rivedere i tuoi figli? Allora firma»...

13 anni fa, calci, sputi, torture.
Cariche delle polizia su gente inerme, anziani picchiati in corso Italia e un ragazzo morto.
Una città che divenne Buenosaires anni 70.
Sangue che non andrà mai via... in quella piazza dove sono nato.
sabato 20 luglio 2013 12 vostri commenti

Genova non dimenticherà mai


In questo clima di distensione e vulimmusse bene che dura da troppo tempo qualcuno può tranquillamente togliersi dalla testa che Genova dimenticherà.
Faremo in modo di ricordare sempre, a chi verrà dopo di noi, ai nostri figli e nipoti, ai nuovi arrivati e quelli lontani che 12 anni fa in questi giorni  venne sospesa la democrazia, trasformando una città medaglia d'ora per la resistenza in una Buenosaires degli anni 70 picchiando persone di ogni età senza motivo, caricando cortei autorizzati, uccidendo un ragazzo, lasciando scorrazzare per le vie personaggi protetti dalle forze dell'ordine, picchiando persone che dormivano alla Diaz per poi portarle nella caserma di Bolzaneto dove sono state fatte torture fisiche e psicologiche inneggiando il fascismo.
Ricorderemo anche che i colpevoli sono stati trovati ma sono stati promossi come sempre, mandati a ricoprire cariche importanti in un paese che troppe volte dimentica di essere una democrazia, e oggi fa veramente tristezza leggere che il sindacato della polizia Coisp chiede di manifestare in piazza Alimonda "affinche' anche i pochi che hanno tentato ed ancora tentano di far passare per eroe chi si e' comportato in maniera illegale cerchino conforto altrove piuttosto che nella ricerca della criminalizzazione di centinaia di migliaia di uomini e donne che onestamente svolgono il proprio servizio per la difesa delle istituzioni e dei cittadini". Dimentica troppo facilmente quest'uomo che in quei giorni quelle persone che avrebbero dovuto far rispettare la legge l'hanno calpestata e con lei hanno stracciato la costituzione della repubblica italiana che sta al di sopra di tutti. 
Genova ricorda.
giovedì 6 giugno 2013 8 vostri commenti

Strano...

Non c'è che dire. Davvero strano paese il nostro. Uno di quei posti che dovrebbe interessare Giacobbo, un luogo misterioso dove succedono fatti strani, stranissimi, inspiegabili. Insomma una sorta di Twin Peaks. 
Non solo oggi, storicamente ne abbiamo avuti e non capisco come non ci abbiano ancora inserito nell'elenco dei paesi sotto osservazione del Cicap (Comitato Italiano per il Controllo delle Affermazioni sul Paranormale).
Già perché qui la gente mentre viene interrogata in questura, come a Milano anni fa,  con accuse infondate, di solito cosa fa prende la rincorsa, dribbla gli agenti presenti nella stanza apre la finestra e si butta giù di sotto.
Ma non è finita, perché sempre nel nostro paese inspiegabilmente gli aerei esplodono così, come per magia, in mezzo al mare.
Le funivie cadono sul Cermis per gli aliti di vento.
I sassi volano in aria e deviano proiettili nel cuore di Genova.
E Ci sono ragazzi che si chiudono da soli nelle celle di Bolzaneto picchiandosi l'uno con l'altro.
Addirittura ora pare ci siano anche dei sindaci che si fanno dare ombrellate in testa prima di andare alle manifestazioni.
E per finire ultimamente a Roma un ragazzo viene lasciato dalla polizia penitenziaria in infermeria e ritrovato poi senza vita, con fratture ed ecchimosi ovunque. 
Davvero strano paese questo.



venerdì 20 luglio 2012 18 vostri commenti

Quel vento di mare che trattiene la storia

Le nuvole per la prima volta  in undici anni dai quei giorni, a meno che la mia memoria mi tradisca, minacciano Genova. Esistono date e giorni con le quali il tempo viene scandito, feste e anniversari, ricordi. Quei giorni non verranno mai dimenticati, un cumulo di ricordi e immagini che mai nessuna sentenza potrà spazzare via. 
Uomini e donne di ogni colore il primo giorno a sfilare per le strade dopo aver passato la settimana a discutere e a parlare di democrazia dei popoli. La città blindata, cancelli e pass per entrare e uscire. Le prima sfilare del blocco nero.
Poi la vergogna del giorno dopo, un corteo autorizzato attaccato, uomini in divisa che giocano alla radio con le vite delle persone, uomini in doppio petto chiusi in una caserma a dare ordine, gli stessi che ora si vantano di essere i più democratici di tutti. Agguati ad ogni angolo della strada, giornalisti presi a calci, pacifisti bastonati mentre il blocco nero girava libero per le strade ben individuabile ma mai fermato. Poi  piazza Alimonda, li proprio dove sono nato io 37 anni fa. Un proiettile deviato dal sasso come dicono loro, anzi no un'altra cosa, anzi ancora un'altra anzi...
La paura.
La speranza che non si potesse andare oltre e invece... il giorno dopo ancora sangue e violenza, su donne, anziani, giovani e uomini. Un corte spaccato in due, una folla che cerca rifugio incredula.
Caldo, fumo e sangue, tanto sangue.
Poi basta vero! No ancora.
E' notte... e li vanno a prendere uno ad uno... spuntano delle molotov, passano di mano in mano, quelle mani che dovrebbero proteggere dicono e che invece in quei giorni sono il mostro di una democrazia che si è voltata da un'altra parte. 
Ancora sangue, una macelleria.
Poi basta vero! No... ancora.
Torture a ritmo di canzoni fasciste nella caserma di Bolzaneto, secondini e dottori che si trasformano in aguzzini di giovani donne e giovani uomini in lacrime.
Genova non dimenticherà mai, proprio perché ama la democrazia, la non violenza e la pace. Proprio perché ai suoi giovani vuole ricordare che quello è stato il male, da tenere sempre presente, una degenerazione, un punto al quale abbiamo visto si può arrivare. Sta a noi con il ricordo della storia insegnare a chi verrà che la conquista dei diritti è sacra, che la libertà non può essere sono solo una parola con la quale vantarsi in un comizio politico. 
Quando si parla di quei giorni solitamente si hanno diverse reazioni. Chi non c'era e non ci crede ancora, chi c'era e vuol dimenticare, chi c'era e non dimenticherà mai, chi non c'era e avrebbe voluto esserci, chi si vergogna perché pensa che avrebbe potuto fare qualcosa di più, chi soffre per una ferita che non si rimargina. 
La verità, abbiamo imparato purtroppo, non è quella che spesso viene sancita dalle istituzioni, la storia ci insegna anche questo, noi la sappiamo, l'abbiamo vista e sentita. Questo paese ci ha abituato ad una giustizia fatta di diversi codici a seconda dell'imputato e così è stato anche in questo caso, ma non smetteremo mai di lottare per la democrazia e per i diritti per i quali i nostri nonni hanno lottato, per una giustizia che faccia onore al proprio nome e per le nostre città che non debbano mai e poi mai ciò che ha dovuto subire Genova.

lunedì 9 luglio 2012 18 vostri commenti

Scuse da macelleria



«Non basta. Troppo comodo. E poi, al lungo elenco delle scuse, mancano i veri protagonisti. Manca Claudio Scajola che era il ministro degli Interni, manca Gianfranco Fini che era il vicepremier, manca De Gennaro che era il capo della polizia. E mancano i vertici di Cgil, Cisl e Uil: ancora oggi ci devono spiegare perché, a differenza della Fiom, non erano in piazza con noi»

Quando Genova era in mano a pochi, quando la costituzione è stata sospesa, quando un'intera nazione ha voltato la faccia da un'altra parte, quando si sono impossessati delle parole per modificare la verità, quando avevano organizzato tutto, quando hanno chiuso una città e costruito muri come se le idee potessero essere fermati da blocchi di cemento.



lunedì 14 maggio 2012 15 vostri commenti

Promossi e bocciati

Nella vita ci sono i bocciati, come Mark, picchiato e massacrato durante il G8 a Genova all'interno della Diaz...

"E' successo che sono diventato un 'human football', un pallone umano  Ero in mezzo alla strada, proprio davanti al cancello della scuola Diaz, quando sono arrivate le camionette. E ci sono rimasto intrappolato mentre i carabinieri chiudevano i due lati della via. Quando ho visto un gruppo venirmi addosso, ho mostrato la tessera da giornalista. Mi hanno colpito subito con i manganelli. Poi uno con lo scudo mi ha schiacciato contro il muro e l'altro mi ha riempito di botte ai fianchi... Ero a terra e loro continuavano a prendermi a calci. Correvano da una parte e mi mollavano un calcio. E' lì che sono diventato un pallone"

...ci sono quelli che vengono insultati, massacrati, picchiati, derisi, minacciati in una cella, in una città di un paese che si dice democratico...

percosso mentre viene portato in cella 
costretto a stare in piedi con il volto contro il muro, le gambe divaricate e le braccia alzate sopra il capo  urlare «Viva il Duce»
chiede di andare in bagno colpito con calci e anche con manganelli da due ali di agenti
non lo fanno andare in bagno
gli prende improvvisamente la mano
gli allarga le dita con le due mani e tira violentemente le dita divaricandole
gli spacca una mana
Sviene dal dolore.
gli schiacciano i piedi
ogni tanto riceve un pugno nelle costole per farlo avanzare in cosa 
costretto a fare il saluto romano e una piccola sfilata con il braccio alzato
lo picchia con calci e pugni nella schiena e nelle gambe. 
gli fanno sbattere la testa contro il muro
gli alzano ancora di più le braccia e gli divaricano le gambe.
gli torce un braccio
quando pronuncia la parola «avvocato» lo prendono a 
lo costringono a camminare ed a pronunciare le parole: «Duce, duce».
lo afferra mettendogli una mano sui genitali e una sulla testa
costretto a fare il saluto romano.
lo insultano con parole quali «Bastardi comunisti è ora che impariate» 
lo percuotono con calci e forse anche con manganelli
a seguito dei colpi comincia di nuovo a sanguinare dal naso e ha un polpaccio tumefatto
la spingono contro il muro
le gridano frasi che non capisce
un poliziotto le dà un calcio nella parte posteriore
quando ripassa nel corridoio per rientrare in cella, le danno di nuovo dei colpi.
le chiedono se è incinta e alla risposta negativa le danno uno schiaffo nella pancia
le tagliano tre ciocche di capelli
 la colpiscono ancora alla schiena con le mani procurandole molto dolore
terrorizzata, e stremata dal male, firma 3 o 4 fogli, 
continuano a picchiarla sul viso gridandole di firmare 
viene umiliata insieme agli altri arrestati custoditi nella stessa cella
alcuni agenti sputano nella cella, fanno versi di animali 
insultano gli arrestati con frasi offensive a sfondo sessuale
ginocchiata sulla gamba destra, dicendogli di stare zitto
ustionato con la sigaretta. 

...questi naturalmente tutti bocciati.

E poi ci sono gli altri.
E i promossi, la maggioranza, coloro che controllano e non vengono controllati, gli impuniti.
Ogni riferimento non è affatto casuale.
giovedì 21 luglio 2011 10 vostri commenti

21, il massacro, la scuola e le torture. Quel giorno Genova era Buenos Aires 77

Facevo quella strada a piedi, tenuto per mano da mia nonna.
Quel giardino mi sembrava così grande, e poi quell'entrata come a significare che stavi entrando dove stavano quelli più grandi.
Non si chiamava Diaz credo in quel periodo ma Pascoli.
Mia nonna mi portava con lei quando andava a salutare i suoi colleghi, faceva la bidella.

«Buonasera, guardi che si stanno suonando di brutto qua sotto, dove c'è il centro, il Forum...»
«Sì, sapevamo già, grazie»
«È un macello»
«Grazie, sapevamo già, salve»

Cancellini e gessetti appoggiati ai muri. La caffettiera pronta sul fornelletto e quelle cappe appese al muro.

In piazza Merani ci hanno segnalato la presenza di questi dieci zecconi maledetti che mettevano i bidoni della spazzatura in mezzo alla strada.
R: “Ma guarda che io dalle 7 di ieri e di oggi sono stato in servizio fino alle 11, quindi… ho visto tutti sti balordi, queste zecche del cazzo… comunque…
Poliziotta: “Speriamo che muoiano tutti…”
R: “Eh, sei simpatica”
Poliziotta: “Tanto uno già va beh…(riferito a Carlo Giuliano, ndr) e gli altri… comunque 1-0 per noi…tanto siamo sul 113 e registrano tutto.”

La campanella sostituita dal rumore dei manganelli sui muri, le urla dei ragazzi, i capelli tirati, trascinati per i corridoi, il sangue... il sangue... il sangue...

"il sangue per terra era dei feriti per la giornata di scontri"

...giornata di scontri?!?
Giornata di MACELLO ISTITUZIONALIZZATO A NORMA DI LEGGE. Parlerei più di attacco generalizzato ad un corteo autorizzato che si muoveva in Corso Italia.
I soliti neri che scappano e poliziotti, guardia di finanza e carabiniere che attaccano tutti TUTTI TUTTI donne uomini anziani.
TUTTI.
Eppure ancora oggi...

"Siamo rammaricati che la scelta sia caduta su una canzone che si schiera contro le forze dell’ordine che invece, al G8, hanno lavorato per tamponare una vera e propria guerriglia civile e hanno garantito il diritto di manifestare le proprie idee sancito dalla nostra Costituzione"

Parola dell'amministratrice del festival Ilaria Paparella (Centrodestra) che commanta l'assegnazione del premio Amnesty International dato alla canzone di Cristicchi che nel testo recita queste parole...

Ne è morto solo uno ma potevano essere cento
i mandanti del massacro sono ancora in Parlamento

Chissà magari per la signora Paparella anche a Bolzaneto hanno cercato di garantire il diritto a manifestare liberamente, quando hanno continuato a picchiare i ragazzi, quando non li hanno curati, quando li hanno presi a sputi in faccia, costretti a rimanere in una posizione per ore, quando hanno messo le molotov nella scuola, quando hanno chiuso Radio Gap, quando hanno impedito a responsabili del Gsf di intervenire, quando li hanno costretti a cantare canzoni fasciste, e costretti a vedere la faccia del Ministro Castelli arrivare in visita per dire poi...

"ma se hanno fatto le cose che dicono devono essere stati velocissimi a pulire tutto perchè io non ho visto niente.."

Non è successo niente.
Non è successo.
Non è.
Ecco la frase giusta è NON ERA.
Ecco l'Italia NON ERA.
mercoledì 20 luglio 2011 20 vostri commenti

20, quelle scale, quella piazza e Carlo

Le ho viste per 15 anni quelle scale.
Davanti a me quanto tornavo da scuola, quando tornavo da calcio e quando le salivo per andare a compiere il mio "dovere" da bravo chierichetto.
Piazza Alimonda. A pochi metri da casa mia.

"Sei stato tu col tuo sasso!"

Ho visto spose rischiare di cadere, parenti col sorriso a 300 denti per la comunione del nipote. Riso tirato, porte chiuse e il prete subito con la scopa in mano a pulire.

"Bastardo!"

Le prime occhiate con le ragazzine da adolescente puro, il periodo dei gruppi, del ci vediamo dal muretto.

"Non andare in piazza questa volta, siamo preparati..."

Dovevo fare il marinaio io, ottobre uguale marina. Ma con me le divise non hanno mai funzionato, quindi servizio civile.
10 anni fa, il 20 luglio ero in servizio qui dove lavoro ora, vicino a piazza Manin.

"Sei dentro vero, fuori sta succedendo in macello? Ti prego non uscire..."

Una madre spaventata, le madri spaventate, la voglia di manifestare liberamente senza etichette solo per fa sapere che nessuno può arrivare in una città è appropriarsene cancellando lo spazio vitale di un cittadino

"Ragazzi li stanno massacrando a Manin" "Chi?" "Stanno massacrando quelli di Manitese"

Il fumo, gli anziani spaventati, e i neri in giro per la città liberi senza nessun controllo mentre la polizia, la finanza, i carabinieri attaccavano chi voleva manifestare pacificamente.

"Io lascerei la porta aperta... sembra cha li vogliamo tenere fuori!" "Io la chiuderei guarda!"

Passano davanti al cancello distruggendo tutto, le divise blu dietro a guardare a distanza, dopo aver massacrato qualche minuti prima persone inermi pacifiche.
Pochi minuti e il fumo più denso, la strada sembra il Libano visto in Tv, cassonetti rovesciati, macchine ribaltate, bruciate, un anziano da portare via dal giardino di corsa spettatore inconsapevole di tutto...

"Cosa sta succedendo?"

Gettoni nei telefoni, carte telefoniche esaurite...

"Li stanno massacrando!"
"E' una trappola!"

E poi...


...e poi silenzio, fumo come dopo un duello, caldo, paura, incredulità, la jeep, l'esintore, la pistola...

"Ma è successo davvero?"

...gli amici con le telecamere a riprendere le strade martoriate, i feriti, le gente con gli occhi sbarrati.
La sera...

"Hanno ucciso un ragazzo!"
"Noooooooooooooo!"

Carlo.

I primi tentativi di depistaggio, è stato un sasso, è stato un manifestante... è stato... è stato... è stato...

Quel giorno ci ha segnato a tutti, rimarrà impresso per sempre dentro di noi e fa sempre male.
martedì 19 luglio 2011 16 vostri commenti

19, i migranti e l'anteprima

Ogni volta che penso a quei giorni, a quelle ore, a quelle immagini mi assale un peso enorme all'altezza del petto, accompagnato poi da dei brividi che partono dalle braccia per poi raggiungere tutto il resto del corpo.
Mi capita spesso di finire su qualche canale e vedere ancora immagini, a volte giro perchè sto male proprio.
Un rumore classifica quei giorni, quello del perenne elicottero sulla testa, tanto che ora durante le manifestazioni non riesco a sopportare il fatto di averlo sopra.
Era giovedì quel 19 di luglio del 2001.
Genova era già blindata da giorni, poliziotti ovunque, cassonetti spostati fuori dalla zona rossa (una follia dal punto di vista della sicurezza visto che li dentro c'erano solo i padroni della terra), container posizionati come muri, come argini.
Polizia, carabinieri, guardia di finanze ed esercito.
Giornalisti ovunque, la gente un po' incazzata per i disagi e un po' curiosa per tutte le persone che stavano arrivando, parlo naturalmente dei manifestanti.
Ricordo bene quel giorno.
Avevo 25 anni, non avevo il cellulare, ero appena laureato e stavo effettuando il Servizio civile nel posto dove lavoro ancora oggi.
Non avevo un scooter 250 ma un Habana 125 (ebbene si!).
Il naso al cielo per l'arrivo dell'aereo giapponese col cerchio rosso.
Giravo per la città quel giovedì.
Il centro di accoglienza allo Stadio Carlini.
Il quartier generale del Genoa Social Forum ai giardini Govi vicino a corso Italia.
La sensazione era quella di partecipare a qualcosa di importante, di bello, di collettivo spinti da ideali, da una giustizia sociale che comprendeva tutti e da delle idee tanto criticate dai potenti allora quanto vere ancora di più adesso vedendo la crisi di questi giorni.
E poi il primo corteo, quello dei migranti.
Colori ovunque, balli, tanti sorrisi e la voglia di manifestare.
Ma... c'è un ma. Era giovedì, era il 19 e qualche personaggio nero si vedeva già in giro.
Una sola carica della polizia in quel corteo (schivata per poco) piccolina, un'avvertimento?!?
C'era stato il summit a Napoli mesi prima e negli ambienti della polizia si diceva che a Genova sarebbero arrivati pronti.
Era il 19, era giovedì.
Si sorrideva ancora.
Cominciava tutto.
lunedì 4 luglio 2011 14 vostri commenti

Quelle cose già viste e che non vogliamo rivedere più. Val di Susa - Genova 2001


Lo dico perchè siamo a pochi giorni dal decennale.
Lo dico perchè mi ricordo quelle immagini, quelle scene, quel dolore...urla, persone schiacciate, per terra, sangue sangue e ancora sangue.
Lo dico perchè dobbiamo tenere gli occhi aperti perchè l'immagine di sopra è ancora negli occhi di tutti.
Lo dico perchè c'è una polizia che usa cose proibite.
Lo dico perchè cortei pacifici che marciano tra i boschi, cortei che chiedono solo di poter vivere devono essere ricordati, devono essere ascoltati, devono essere rispettati e non attaccati come successe sabato 22 luglio 2001 con la scusa dei black block.
Lo dico perchè è il solito gioco, col solito governo, vogliono farci passare per violenti, per terroristi, per gente che va messa da parte e magari con un camera prenotata in una stanza singola a Bolzaneto.
Lo dico perchè quelle persone vestite di nero che 10 anni fa giravano per la mia città impuniti, senza essere inseguiti dalle forze dell'ordine, mentre massacravano in piazza Manin quelli di Manitese, non si devono presentare, non hanno niente a che fare con la protesta, con le nostre proteste e a volte credo che non sappiano nemmeno di cosa si tratti.
Lo dico perchè la violenza non ci appartiene.
Lo dico perchè vogliamo costruire un paese nuovo, abbiamo delle idee, vogliamo vivere in pace senza super treni che passino nel nostro corridoio, abbiamo splendidi ideali portati in giro da splendide persone. e non da manganelli, che ogni giorno lottano per un causa e nessuno dico nessuno riuscirà mai ad oscurarci.
Non facciamolo accadere.
martedì 20 luglio 2010 22 vostri commenti

Per Carlo...


Ancora una volta in piazza...
Ancora una volta per ricordare Carlo...
Per ricordare che Genova è libera...
Per ricordare che tutte le "Genova" del mondo sono libere...
Per ricordare quei giorni di violenze, quei giorni in cui la costituzione di un paese civile è stata bruciata...
Per ricordare a tutti che siamo liberi e che questa libertà va difesa sempre!

lunedì 21 giugno 2010 24 vostri commenti

Contessa! Ma lo sa che...

Pronto?
Ciao Pina come stai?
Bene bene grazie e tu?
Bene sto guardando il mio programma preferito Mattino5, come mi piace quel programma li!
Eh si meno male che ci sono ste cose
Guarda mi rilassano un po' invece di sentire sempre cose negative, basta si si!
Eh si ma hai visto quelli di Pomigliano cosa stanno facendo?
No...
Eh te lo dico io allora non vogliono lavorare quelli li altro che! Dicono che manca il lavoro e poi te lo offrono e lo riufiuti ma si può essere così c'ha proprio ragione il Castelli, se non ci danno il federalismo ce ne andiamo noi con la forza.
Vero... dici bene dici!
E poi cosa vogliono scioperare, per andare a vedere la partita quelli li altro che lotta e lotta, e poi io non ho mai scioperato chissa come mai.
Come dici bene... guarda! Ma tu non hai mai lavorato però...
Maccosa centra questo dai su.. Ma poi veramente più dai a sta gente e più protestano. Guarda un po' quelli li a L'Aquila, a parte il fatto che io non sapevo che esistesse nemmeno sta città, gli hanno dato tutto, li hanno messi nell'albergo, non è che puoi starci a vita no vorranno fare qualcosa, guarda non vedo l'ora che arrivi il 30 giugno, vorranno dare un po' di soldi e che deve pagarle io le tasse per quelli li!
Ma figuriamoci se paghiamo noi!
Ma guarda non si queta più io no lo so una volta si stava bene. Se eri dalla parte dell'ordine eri dalla parte dell'ordine e nessuno ti poteva rompere. Ora dico cosa avrà mai fatto il De Gennaro di male, si li hanno un po' menati quei comunistelli li, percò dico io non le ho mai prese le botte come mai? Il mio Pierferdinando lo tengo a casa non lo mando mica in piazza a fare il punkabbbestia oh scherziamo davvero. Ha detto bene il mio preferito...
Chi?
Ma si dai il Gasparri... una medaglia dovevano dare al De Gennaro altro che. Ma non so che paese è diventato da quando le sinistre lo hanno preso in mano.
Si si guarda io me ne andrei quasi...
Ma si hai ragione dai. Poi io voglio vivere in un paese dove se parlo al telefono non voglio essere spiata, magari dico cose sulla mia vacanza, oppure sul mio Trudi e il suo parrucchino...Oops... va beh tanto tu non lo dici a nessuno...
Figurati...
Ecco... no no io voglio la privacy come ha detto il Silvio siamo tutti spiati da sti comunisti vestiti con la toga. Io non so solo diritti vogliono e poi sempre proteste e sempre meno manodopera come si deve, non ti puo fidare di nessuno, guarda un po' dico tutti quegl'incidenti sul lavoro che mettono in difficoltà noi poveri imprenditori, non è mica giusto noi ci mettiamo la grana per farli lavorare, ha ragione il Marchionne dovremmo andarcene tutti in Polonia su e magari col cambio ci guadagnamo, ho sempre amato l'est.
Ah si?
Naturalmente da quando non ci sono tutti quei rossi eh eh!
Già vero!
Sono tutti qua ora. Nei tribunali, si nascondono li dietro. Mettono in mezzo preti ora anche vescovi. Che meno male c'è quel contratto... no concordato ...come si chiama quello del Mussolini. Va beh hai capito no!
Si il contrattato!
Brava quello li. Meno male che li salva quello. Poi magari ci tolgono anche l'8 per mille alla Chiesa.
Eh no quello no...
Eh va beh ora ti devo lasciare abbi pazienza ma non voglio perdere l'editoriale del Minzolini. Come parla bene quello li e poi te lo dico tanto il Trudi è di la sul divano che legge Il Giornale... è anche affascinante non so saranno quelle parole che ogni tanto si mangia e tutti quei libri li dietro che avrà letto. Sai a me piacciano gli uomini culti...
Già quelli cult anche a me.
Macchè cult... culti! Non essere sempre così ignorante... a domani.
venerdì 18 giugno 2010 17 vostri commenti

Guarda caso...



«Io... solo una cosa, naturalmente questo rientra negli interessi degli altri, che il Capo dice facciamo fronte comune per contrastare ‘sto cazzo di magistrato (Enrico Zucca, ndr) insomma».

1 anno e 4 mesi...
Ex capo della polizia...
De Gennaro...
Uno che coordina tutti gli 007 ora...
E poi qualcuno riesce ancora ad avere dei dubbi sul perchè vogliono fermare le intercettazioni...

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