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mercoledì 26 febbraio 2025 6 vostri commenti

Fuga per la salvezza


"ogni cosa, cadendo, continua a cadere, anche quando ormai ha toccato il suolo. Perché di ogni cosa, in fondo, conta il peso. E poi una sospensione dell'angoscia, persino un calore, una specie di vago senso di Natale".

Si può lasciare alle spalle la propria famiglia. Chiudere la porta un giorno, dando dei giri di chiave definitivi. Mettere migliaia di chilometri di distanza.
Per salvarsi, si.
Leggere il libro di Bajani, "L'anniversario", è come prendere piccoli pugni nello stomaco pagina dopo pagina. Una salita faticosa, il fiato che manca, affanno, paura di non arrivare in fondo.
Una storia di violenza piscologica e fisica tra le mura domestiche. Inconcepibile per ciò che io ho vissuto, per ciò cha rappresenta per me la famiglia. Un rifugio sicuro.
Eppure è possibile.
Uno stile di scrittura che guida il lettore fino alla fine all'uscita di sicurezza.
Prendendo respiro, aria cha a volte passa anche attraverso un dolore.
venerdì 14 febbraio 2020 16 vostri commenti

Piano piano

Abbiamo passato momenti
duri
ma poi 
è uscito il sole
a darci felicità.
Noi siamo colline
e, piano piano, 
ci abbassiamo. 
Maestra, 
il verbo restare
non è all'infinito. 

Monica, 10 anni, filippina. 
da "Il silenzio è cosa viva" di Chandra Livia Candiani

Noi siamo colline. Ciò che accade nel tempo ci modifica, a volte, ci fa maturare, fare passi indietro, altre invece ci fa capire i nostri limiti o le maggiori possibilità. 
A volte arrivano folate di vento che ci spazzano via e noi appesi a qualcosa proviamo a resistere, non capendo che in alcuni casi forse sarebbe bene abbandonarsi alla scia, per comprendere. 
I cambiamenti spesso possono fare paura, così come il solo pensiero o l'avvicinarsi a quel che ci aspetta di nuovo, ciò che è in ombra, il punto di domanda che non vogliamo svelare. Sospensioni che mozzano il fiato, che non fanno dormire, che mettono in moto il pensiero costante. 
Ma è vero. Il verbo restare non è all'infinito, ha delle porte  dietro alle lettere, scorrevoli a volte, che attendono solo il nostro passaggio. 
Piano piano, però. 

lunedì 23 settembre 2019 13 vostri commenti

Tra lume e scuro


“Noi da queste parti abbiamo un nome per quest’ora, un’ora che è di tutti, un’ora che è pace e presagio. La chiamiamo tralummescuro: tra luce e la notte. Lungo la montagna vedi la linea d’ombra che sale lenta lenta, e poi vien buio”.
Leggere i libri scritti da Guccini è un po' come averlo accanto, sentendo le parole che masticano emiliano con quella erre che ha decantato storie e ballate. 
L'approccio a questo tipo di scrittura in un primo momento può mettere sul chi va là, ma dopo poche pagine la sensazione è proprio quella di essere ai piedi del mulino, immersi nell'Appennino tosco-emiliano in quel di Pàvana.
Tra lume e scuro non è solo un attimo della giornata, ma per molti di noi, forse tutti, può rappresentare anche la stessa vita che ciondola tra momenti di chiarore e buio. Sono proprio quei momenti di passaggio che spesso ci fanno capire quali sono le cose importanti della vita, gli amori, le emozioni, visi e voci che diamo per scontato, abbracci dati e ricevuti. 
Probabilmente poche volte ci soffermiamo su quel momento in qui quella linea d'ombra sale lenta. Noi gente di città chiusi tra i metri dei nostri palazzi, stretti in mezzo al traffico con lo sguardo rivolto verso il semaforo che non diventa mai verde. 
Nel frattempo il chiaro fa spazio allo scuro e noi nemmeno testimoni. 
Comunque in mezzo. 

mercoledì 24 luglio 2019 12 vostri commenti

Silenzio

Ieri ho finito di leggere  "Il silenzio dei miei passi" ultimo libro scritto da  Claudio Pellizzeni, un ragazzo che qualche anno fa decise di abbandonare il lavoro in banca, un bel posto fisso, per fare il giro del mondo vendendo tutto quello che aveva, lottando contro la fatica e il diabete. 
Per saperne qualcosa di più potete fare un giro sul suo blog
Questo è il suo ultimo libro, dove racconta, il suo pellegrinare partendo a piedi da Bobbio in provincia di Piacenza per arrivare fino a Santiago de Compostela. 
Già qui bisognerebbe fare un bel respiro perché si tratta di circa 2000 km
Claudio li ha percorsi tutti in silenzio. 
Ecco.
Non si stratta di un voto religioso ma di un'esigenza di ascoltare e ascoltarsi in una società che ha deciso di sentire solamente e di porsi sempre meno all'ascolto. 
Un libro scritto davvero bene, pagina dopo pagina si ha l'impressione di camminare accanto a lui, partecipando alle gioie, ai dolori e ai momenti di crisi. 
Mi ha sempre affascinato l'idea di percorrere il Camino, anche se so che non è una cosa da prendere alla leggera e col massimo rispetto nei confronti di chi crede nel suo valore religioso. 
Non si sa mai nella vita, quindi lasciamolo lì come possibilità. 
Credo che sia sempre più difficile trovare il silenzio nelle nostre città, se non impossibile, per gustarlo  per pochi attimi a volte basta fare qualche chilometro nell'interno per capire il suo valore e la sua importanza. 
Abbiamo dimenticato l'importanza dell'ascolto, mettendo al primo posto il dover dire per forza, spesso  riempiendo i momenti di pausa dalle parole  aggiungendo solamente del  superfluo.




giovedì 13 giugno 2019 7 vostri commenti

Senza perdere il segno

La mia passione per i libri credo la conosciate già. Ciò che non sapete sicuramente è che lo spazio in casa ahimè sta per finire al punto che sono stato gentilmente invitato ad evitare acquisti o a traslocare nel box. Una sorta di biblioteca di quartiere all'umido. 
Mi capita spesso di notte di guardare le librerie, prendere qualche libro al volo per leggere o rileggere qualche capitolo o paragrafo. Una cosa che amo, che  riconcilia e  fa ritrovare la quiete dopo una giornata frenetica. 
Così mi ritrovo a incontrare vecchi personaggi mai persi grazie ai segnalibri lasciati in mezzo alle pagine, segni di una lettura messa in pausa in quel momento, magari per noia, o solo perché ogni libro ha il suo periodo adatto.
Nella penombra della sala succede quindi di sorridere per i tanti scontrini degli anni passati usati come segno, quelli di acquisti rimossi, formazioni di squadre ormai inesistenti, per non parlare dei foglietti con appunti presi per non essere poi mai riletti. 
Testimoni di un periodo della nostra vita in cui semplicemente avevamo voglia di leggere quel libro, amici in formato cartaceo che ci tengono il posto, come all'asilo quando si metteva la mano sulla sedia per riservarla all'amico del cuore.  
Potessero parlare i nostri segnalibri forse ci potrebbero raccontare come eravamo in quegli anni, perché non siamo andati avanti nelle pagine oppure chiederci il motivo di un acquisto senza senso. 
Forse meglio non interrogarli mai.
giovedì 2 agosto 2018 12 vostri commenti

Basta stringersi


Si, la mia vecchiaia probabilmente sarà così. 
Ricoperto da testi che non posso mettere via, accantonare o regalare, perché ognuno di loro rappresenta un momento della mia vita in cui un titolo, un'immagine, una curiosità o uno stato d'animo mi hanno portato a comprarli. 
Ci sono libri che ci colpiscono e in pochi attimi passano dallo scaffale di una libreria a quello del mobile di casa nostra. Una collocazione casuale e poi via, ripreso in mano chissà quando. Perché ogni libro ha il suo tempo, ogni testo sa perfettamente che prima o poi toccherà a lui essere letto. Basta sapere aspettare.
Per questo motivo noi accumulatori seriali di libri non possiamo liberare spazio. 
Per questo motivo non abbiamo più un comodino ma una nuvola di intenzioni di lettura. 
Per questo motivo appena vediamo una libreria siamo colti dall'irrefrenabile voglia di entrare "per dare solo un'occhiata" che si trasforma in almeno tre libri. 
Abbiamo un nemico comune. 
Lo spazio.
Combattiamo contro di lui tutti i giorni, immaginiamo mensole dove non potrebbero mai starci, cerchiamo di convincerci che "in fondo ancora qualche posto c'è", mentre gli altri magari di notte dormono o guardano la luna, noi scannerizziamo ogni metro quadro per individuare un buco di salvezza.
Qualcuno lo abbiamo messo da parte, forse perché non ancora pronti, forse perché troppo pronti o semplicemente perché non ci piaceva.
Grazie a loro però siamo stati in tutti i posti e in nessuno, facendo indimenticabili incontri. 
Per ogni pagina voltata un passo in più in una storia, una balena inseguita, un tesoro con quindici uomini, cattedrali mai finite, treni persi o porte chiuse.
In attesa del prossimo. 
Basta stringersi.

giovedì 23 novembre 2017 8 vostri commenti

Genova Fahrenheit

A Genova, la mia città, nei giorni scorsi degli ignoti sono entrati nella notte nella biblioteca comunale del quartiere di Molassana, in periferia, sfondando la porta ammucchiando alcuni libri per poi dargli fuoco. 
Un gesto che porta alla memoria il rogo dei testi da parte dei nazisti, gli sfregi delle dittature nei confronti della cultura. 
Segnali inquietanti che simboleggiano una deriva che sembra inarrestabile.
Atto fascista? Gesto di qualche sconsiderato? Integralisti? Una gara a chi fa più il duro? 
Non lo so. Ma chiunque sia stato ha comunque suonato nuovamente un campanello che viene purtroppo ignorato. Ci sono dichiarazioni, leggi, prese di posizioni che in questi anni, in questi mesi hanno aperto il campo alla legittimazione di personaggi impresentabili, posizionato la cultura agli ultimi posti nei bilanci. 
E' una strada sempre più in salita, stretta e ardua. Nei libri, nelle parole spesso troviamo le soluzioni e gli spunti per una convivenza civile, segni fatti di inchiostro che diventano simboli fondamentali per una democrazia.
Tutto ciò è spaventoso ma non nasce pochi giorni fa, è frutto di un continuo logoramento delle coscienze, una quotidianità che purtroppo è sempre più coniugata all'individualismo, all'intolleranza, una società che ormai si sono trasformate in un grande magazzino pieno di sconti e attrazioni. 
Stiamo perdendo di vista le cose fondamentali, e la cosa peggiore è che ci stiamo abituando al peggio guardando sempre meno in alto.
Manca l'aria.
giovedì 12 gennaio 2017 35 vostri commenti

Non è un paese per libri

"E' spaventevole pensare a una persona senza libri... Soltanto grazie ai libri gli uomini e le donne riescono a emanciparsi da un'esistenza squallida. Vivere senza libri! Eppure, gran parte dell'umanità condivide un simile destino. In verità, è possibile classificare il prossimo in due specie, coloro che leggono e coloro che non leggono"

Parte di un articolo scritto sulla rivista "Temple Bar" del 1881, riportato nel libro "Al paese dei libri" di Paul Collins.
Davvero si può salvare il mondo leggendo? 
Purtroppo no, anche perché spesso chi commette azioni atroci, violente come la guerra, chi spinge al terrorismo, magari i libri li ha anche letti, magari ha letto quelli sbagliati, oppure non li ha capiti.
Non credo si possa essere manichei a tal punto da dividere la civiltà tra chi legge e chi non legge. Sono però dell'idea che la lettura possa aiutare ad evadere dagli schemi, possa farci conoscere il passato e ragionare sul futuro, possa ricondurci al senso della ricerca manuale che ormai è stata accantonata dal facile click di un mouse.
Senza libri non potrei vivere, mi piacerebbe lavorare con i libri, ma come spesso accade non si può far coincidere il piacere col proprio lavoro. Spesso mi capita di entrare in alcune case e notare che effettivamente il numero dei libri si può contare sulle dita di una mano. Mancanza di tempo? Caro-libri? Oppure semplice scelta di non leggere? Probabilmente a volte un mix di tutto ciò.
Il piacere di immedesimarsi in un personaggio, vivere un tempo per noi impossibile, ritrovare vecchi amici sulla carta, conoscere testimonianze del passato sono tutte possibilità che secondo me dovrebbero essere colte, per emanciparsi è vero e per rinvigorire la propria esistenza.
lunedì 1 dicembre 2014 17 vostri commenti

Fragilità dimenticate

Succede di sfogliare il libro di Eugenio Borgna, "La fragilità che è in noi", e di incontrare parole che pesano come macigni perché troppo spesso nei luoghi di cura ci si dimentica di chi si ha davanti...

"Quante persone ferite dalla malattia sono lacerate dalle parole troppo violente, troppo dure, troppo inumane, che i medici rivolgono loro. Una diagnosi comunicata in un corridoio o a una segreteria telefonica, un gesto ambivalente che lascia presagire indifferenza o preoccupazione, uno sguardo sfuggente nel momento di rispondere a una domanda: tutto può causare angoscia e disperazione. Così, è necessario scegliere parole che possano essere subito comprese, e che nn feriscano. Questo è il compito, non facile ma necessario, di chi cura: creare relazioni umane che consentano al malato di sentirsi capito e accettato nella sua fragilità, e nella sua debolezza"

...una questione che non riguarda solamente il singolo comportamento di chi lavora. Spesso chi è ai vertici, o anche le stesse istituzioni, si dimentica dell'importanza del ruolo di chi si occupa delle persone che stanno male. Ritmi di lavoro a livello di "Tempi moderni" che in alcuni casi portano ad una stanchezza che non ti consente di usare una parola in più con la persona che si ha davanti in quel momento.
L'umanità dovrebbe essere compagna sempre presente nei luoghi di cura sostenuta dall'uso delle parole giuste nei momenti adatti.
Un lato troppe volte dimenticato.

venerdì 7 febbraio 2014 22 vostri commenti

Leggete e studiate tutti... anzi no

Uno si illude che finalmente nel proprio paese spunti una legge a favore della cultura, per incentivare la lettura, aiutare le famiglie degli studenti e perché no anche le librerie in crisi e invece al posto del provvedimento salta fuori un genio del Pd che per farsi conoscere propone un emendamento che cambia tutto.
Quindi se stavate già mettendo da parte gli scontrini degli acquisti dei libri per poi usufruire degli sgravi del 19%, se quando avete sentito del provvedimento vi è spuntato il sorriso perchè sappiamo tutti cosa vuol dire acquistare i libri scolastici... tornate sul pianeta Italia e mettetevi il cuore in pace perché qui quando una legge sembra sensata viene affossata, di solito all'unanimità.
Le detrazioni ci saranno per i venditori e  riguarderanno solamente i libri di testo di scuola, per ottenere un po' di sconto ogni studente dovrà presentare nelle librerie che accetteranno di usufruire del credito d'imposta un buono sconto timbrato e numerato.
Buttate via pure gli scontrini e se per caso in mezzo ci rimane la tessera elettorale... non state a preoccuparvi troppo.
lunedì 21 ottobre 2013 9 vostri commenti

Sospesi tra i caratteri

Esistono momenti particolari in cui ci si trova in bilico. Uno di questi è quel preciso istante in cui si sfoglia l'ultima pagina del libro che per ore ci ha tenuto incollati, notte e giorno con l'ansia di conoscere il futuro del personaggio di turno, il suo prossimo passo, il prossimo incontro.
Si legge l'ultimo paragrafo, l'ultima frase, l'ultima parola che ci lascia a volte soddisfatti, a volte colpiti o tristi. Chiudendo il libro probabilmente lo si tiene in mano quei secondi preziosi come a volersi salutare per l'ultima volta riguardando la copertina, lasciando il nostro investigatore ai suoi destini, la nostra innamorata o innamorato al suo futuro, gli uomini e le donne incontrati alle loro avventure quotidiane.
Rimanendo sospesi, pensando a ciò che abbiamo vissuto, come testimoni, anche per un po' di tempo, fantasticando sul proseguimento delle  giornate dei protagonisti e delle loro vite. Svestendoci dei panni che per giorni abbiamo indossato immedesimandoci in tutto e in niente.
Interrompendo questa magia solamente nel momento in cui il nostro braccio si allunga come guidato da un filo invisibile per afferrare la prossima realtà a tinte nere su bianco.
martedì 18 gennaio 2011 21 vostri commenti

Quando per loro un cerchio dovrà essere chiamato quadrato

Capite ora perché i libri sono odiati e temuti?
Qualcuno dovrebbe incominciare a pensare in questo paese. Pensare seriamente ai fatti di Venezia. Alla lista della censura dell'assessore alla cultura della Provincia di Venezia Raffaele Speranzon. Libri di autori che aveano firmato una petizione pro-Battisti.
Perché rivelano i pori sulla faccia della vita.
A quanti pori rimangono nascosti, messi da parte, non fatti vedere, coperti con altre cose, celati al grande pubblico.
La gente comoda vuole soltanto facce di luna piena, di cera, facce senza pori, senza peli, inespressive.
Uomini e donne di gomma, ecco cosa sogna la gente, ecco cosa stanno mettendo nel cervello della gente. Gomma finta.
Ci deve essere qualcosa di speciale nei libri, delle cose che non possiamo immaginare, per convincere una donna a restare in una casa che brucia. È evidente!
L'attacco è questo.
L'attacco è alla libertà.
L'attacco è all'opinione utilizzando i libri.
Costringere la gente a non prendere posizioni, nascondersi nel limbo. Un messaggio chiaro "colpiamo loro così voi vi rendete conto di cosa possiamo fare a voi che non siete niente". Non importa cosa diciate, il fatto è che non dovete dire niente.
Qui la questione non è il caso Battisti, domani sarà un'altra cosa. Domani sarà una canzone, un articolo di libro. Domani sarà il diritto di sciopero.
Noi non siamo che copertine di libri, il cui solo significato è proteggerli dalla polvere.
Già involucri questo dobbiamo essere.
Protezione di una cosa chiamata democrazia.
Una cosa che coincide con noi stessi, che coincide con la nostra vita, la nostra esistenza per evitare di alzarsi una mattina davanti a plotoni di automi al passo dell'oca, per evitare di vedere tanti falò di libri bruciare nei nostri cortili quando a quel punto tutto sarà perduto, tutto sarà cambiato e nemmeno la geometria sarà la stessa se lo vorranno loro, costretti a vedere un quadrato da chiamare cerchio.
giovedì 4 giugno 2009 0 vostri commenti

"Vaticano S.p.A."... l'ipocrisia segreta



...se dovesse scendere Gesù Cristo sulla terra... il vaticano si svuoterebbe in un attimo... ecco le prove...

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