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lunedì 10 ottobre 2022 14 vostri commenti

Fermi!!!

I ponti servono per unire, popoli e territori. Le immagini del ponte Morandi noi genovesi non le scorderemo mai, così come la sua storica sagoma testimone di tante nostre partenze e ritorni dalle vacanze. 

Vedere il ponte in Crimea tra le fiamme porta alla mente ricordi terribili, così come lo è la guerra. Sembra che il mondo si stia abituando alle carneficine da una parte e dall'altra. La parola PACE viene derisa, messa da parte, schernita. 

Poco fa ancora un attacco russo a Kiev, con morti e feriti. 

Bisogna fermarsi, senza se e senza ma. I popoli continuano ad essere vittime dei governi, della fame di potere, dell'arroganza dei palazzi. 

Basta. 

venerdì 8 aprile 2022 28 vostri commenti

Oltre il nero

E' doloroso constatare quanto sia stato facile per molti passare ad un linguaggio di guerra. La semplificazione della sofferenza, la mancanza di pensiero per coloro che mossi dalle strategie del potere o vittime delle stesse perdono la vita ogni giorno. 

Soldati costretti a combattere, altri che fuggono inseguiti dai mercenari, altri ancora che per la disperazione si suicidano. Donne e bambini che devono essere per forza spettatori di una orrenda realtà. La guerra è violenza vera, stupri, perdite umane, mutilazioni, orrori, genocidi e altro, purtroppo. 

Mancano parole di pace e teste pensanti. Siamo accerchiati da piccoli uomini che giocano a fare i generali. In mezzo, come sempre, le persone in marcia verso la pace, profughi che chiedono aiuto. 

Spaventa il far finta che in giro per il mondo non ci siano altre guerra, spaventa la finta accoglienza e quella che discrimina. Le frasi di certi politici che esultano perché la guerra farà bene alle nostre industrie  o chi mette sullo stesso piano la pace e il condizionatore. Per non parlare di quelli che ora dicono di essersi occupati da sempre di chi chiede libertà. 

Si diceva tempi cupi, ma qui siamo oltre il nero. 

martedì 8 marzo 2022 8 vostri commenti

In ogni parte del mondo

La sensazione è quella di essere impotenti. Voler fare qualcosa, come spesso accade, quando assistiamo a tragedie come quella che ci sta scorrendo davanti agli occhi. Questo vale sempre, non solo ora. Penso ai Palestinesi, ai migranti, a tutti coloro che scappano da una guerra, dalla prepotenza, dalla violenza. 

Ci sono immagini forti, che personalmente fatico anche a guardare. Forse perché sono padre e ho una figlia di sette anni. Mi hanno sempre colpito quelle immagini di bambini con occhi increduli di fronte all'odio, alle armi e alla distruzione. Occhi che dovrebbero vedere altro, sguardi che dovrebbero essere usati per scoprire il nuovo, il bello, il gioco, l'abbraccio. 

Fa male tutto ciò, perché è incomprensibile come l'uomo continui a non capire, come il denaro porti a delle scelte scellerate e drammatiche per i popoli. Tutti. 

Perché è di questo che stiamo parlando. Non esistono confini se non per i potenti e i governi che si autoalimentano grazie alle guerre. Non finirà mai finché non capiremo questo. 

In ogni parte del mondo. 

mercoledì 2 marzo 2022 7 vostri commenti

Danno i numeri

Sento e leggo dichiarazioni di politici che si mettono l'elmetto da lunedì a venerdì e poi nel week end marciano per la pace.

Le parole sono importanti e andrebbero usate con senso e soprattutto supportate da idee, fatti e valori.

Stiamo assistendo ad una macabra gara quotidiana di chi riporta il numero maggiore di persone uccise, da una parte e dall'altra.
Ancora una volta numeri, mentre donne uomini e bambini vengono dimenticati.
martedì 22 febbraio 2022 7 vostri commenti

Giochi di Guerra

Le potenze come sempre giocano con la morte a danno dei popoli, degli indifesi. Si divertono ad armare, tracciare confini inesistenti, produrre sfollati.

Spaventa il fatto che nn si stia levando una voce pacifista, un movimento che dica basta.
Quella voce è stata uccisa nel 2001 a Genova.
Aveva ragione.
martedì 15 ottobre 2019 9 vostri commenti

Lacrime di coccodrillo


In questi giorni una foto su tutte mi ha colpito, i giocatori della nazionale turca in riga per fare il saluto militare durante gli incontri validi per le qualificazioni agli Europei. Una commistione che ci rimanda indietro di anni, non così tanti,  in cui la politica dei regimi entrava anche negli spogliatoi oltre che nella vita quotidiana.  Non voglio nemmeno commentare la Uefa che per ora non si pronuncia sulla finale di Champions del prossimo anno che si dovrà giocare a Istanbul. 
La vicenda dei curdi non nasce ora, così come la pericolosità del governo turco. Fanno sorridere ora le prese di posizione dei governi, che sono comunque provvedimenti positivi, rispetto alla vendita delle armi.  Per anni tutti i paesi occidentali hanno fornito armamenti a destra e sinistra, brindando più di una volta al tavolo di Erdogan.
Tornano alla mente i rapporti con Saddam Hussein, Gheddafi giusto per citarne solo qualcuno. 
In mezzo a questo Risiko pericoloso ci sono i popoli, donne e bambini vittime ancora una volta della brutalità della guerra. Quella da noi lontana, che attira la nostra attenzione a spot ma che fa parte della vita quotidiana di queste popolazioni che vivono in terre "ballerine" tirate da una parte all'altra dal potente di turno. 
In tutto ciò spaventa ancora una volta la manca presenza dell'Unione Europea che non è riuscita neppure questa volta a trovare una presa di posizione univoca, lasciando libertà di scelta agli stati membri rispetto alla fornitura di armamenti. 
Il pensiero va ancora una volta a quelle persone che in queste ore guarderanno il cielo non per la paura della pioggia ma per le bombe con biglietto da visita occidentale.
giovedì 12 aprile 2018 20 vostri commenti

Paraocchi

Abbiamo una nostra particolare concezione della realtà.
Viviamo nei nostri mondi imbottiti di silicone, illuminati da insegne traballanti e vetrine piene di niente. 
Non andiamo al di là del nostro corridoio con il pensiero accorgendoci di ciò che ci circonda solo nel momento in cui possiamo diventare attori principali oppure subire un danno. 
E' un po' come camminare con la testa in giù con gli occhi sul telefonino mentre intorno le strade crollano e i palazzi cadono lasciando solamente la nostra piccola striscia per procedere verso il nulla. 
Ecco. 
Così noi ci accorgiamo della guerra.
Che c'è già.
Non che rischia di iniziare. 

venerdì 7 aprile 2017 21 vostri commenti

Un post inutile

Questo è uno dei tanti post inutili scritti sulla violenza che ormai ci circonda. Non parlo solo degli ultimi attacchi americani in Siria e nemmeno della vergognosa strage di bambini. Ogni giorno nel mondo si muore perché l'uomo continua a percorrere la strada della guerra, dei missili e delle armi. 
Gli ultimi fatti fanno parte di un disegno delirante a cui stiamo assistendo, in cui non si capisce chi sia contro chi. Unica costante la morte di cittadini inermi, di bambini per colpa di folli che sono al governo.
Mi spaventa molto la totale assenza di un movimento pacifista che pare ormai aver messo nel cassetto le bandiere multicolore che andavano di moda anni fa. 
Un panorama desolante quello che abbiamo attorno. Putin che continua a fare il dittatore e stringere mani ai democratici, la Gran Bretagna che è sempre più isola, Israele che esulta ogni volta che parte un missile, l'Isis che non vede l'ora di avere una risposta bellica americana, la Turchia che mette il bavaglio a chi alza la testa, l'Onu che non ha più senso, l'Unione Europea in balia del vento che tira e poi Trump che ha vinto le elezioni dicendo di non voler fare più il gendarme del mondo (neanche lui ci credeva) e poi in pochi secondi lancia 59 missili.
Ma va tutto bene.

venerdì 2 dicembre 2016 7 vostri commenti

La morte cammina indisturbata


Aleppo qualche tempo fa era solamente un nome su una cartina o una cantilena sentita citare in Amici  Miei. Ora è un cimitero a cielo aperto come dichiara l'Onu, la parte nascosta della nostra vergogna, l'immagine che dovremmo avere negli occhi prima di lamentarci.
Non si tratta nemmeno più di pacifismo o di essere contro la guerra,  ma aver dimenticato completamente il significato della parola essere umano. 
Ospedali distrutti, medici che si muovono tra le macerie, malati distesi in mezzo alla strada, neonati prematuri a cielo aperto e bambini che mancano all'appello in centinaia se non di più. Quelli rimasti ora hanno perso anche chi come Anas al-Basha, ragazzo di 24 anni, cercava con una parrucca e un naso rosso di portare un po' di normalità.
Ma tutto scorre e come sempre c'è chi rimane, chi lotta, chi alimenta il proprio potere e chi si volta dall'altra parte.
martedì 19 luglio 2016 19 vostri commenti

Spettri in attesa

Non amo le dietrologie. Quello che però è successo negli ultimi giorni mi ha fatto pensare ad una regia ben architettata. Nizza e poi il golpe in Turchia potrebbero essere due atti dello stesso copione. Fermo restando che ci sono ancora dei dubbi sull'appartenenza all'Isis dell'uomo alla guida del Tir, il golpe del giorno dopo potrebbe essere stato, non creato da Erdogan, ma diciamo accompagnato al suo svolgimento in un momento di crisi delle strutture di sicurezza occidentali. Una golpe che permetterebbe, e sta permettendo, al presidente di dare una svolta ulteriormente, ricordiamolo perché la democrazia è un'altra roba, autoritaria al paese.
Contemporaneamente fornire un aiuto al terrorismo dato che mi sembra di capire che per ora tutte le operazioni anti ISIS siano ferme.
Qui non si tratta di aver tifato i militari, cosa che francamente mi fa inorridire, ma di una politica estera occidentale che continua ad essere sbagliata, che ha seminato guerra ovunque, che ha giocato all'azzardo con personaggi sostenuti e poi combattuti.
Se un governo deve essere sovvertito la mia speranza è quella che si possa farlo in maniera democratica, altrimenti la via della rivoluzione deve essere tracciata dal popolo non dai militari. L'esempio dell'Egitto è sotto gli occhi di tutti.
In tutto questo delirio geopolitico si avverte la mancanza di una leadership occidentale, la totale assenza di un movimento pacifista che mi spaventa terribilmente, l'ignoranza delle persone che commenta scrive senza avere la minima idea di cosa si stia parlando, e gli spettri della Clinton e soprattutto di Trump in attesa di dare il colpo di grazia.

giovedì 24 marzo 2016 12 vostri commenti

I soliti "mostri"

La riflessione su ciò che sta succedendo nel mondo non può essere racchiusa in poche righe o in 140 caratteri denotati da un hashtag, per non parlare dei selfie di personaggi incommentabili.
Purtroppo gli attentati stanno diventando degli appuntamenti fissi tra le pause che l'Europa, e non solo, si prende senza pensare alle guerre che sta portando in giro, come ha fatto già in passato, accorgendosi della violenza solo nel momento in cui varca i suoi confini. 
In questi giorni pensavo ai "mostri" che l'occidente ha finanziato, creato, abbracciato, ospitato, criticato, attaccato, bombardato e sotterrato.
Giusto per fare qualche nome Khomeini, Saddam Hussein, Gheddafi, Assad,  Bin Laden, i talebani, la  preziosa Arabia Saudita per non parlare di quelli indietro nella storia. Una lista interminabile di personaggi e stati prima sostenuti economicamente e militarmente, poi combattuti in nome di una non ben precisata libertà dei popoli un minuto prima sottomessi con il benestare dell'occidente.
Economia che si mischia a potere sotto la falsa maschera religiosa.
La storia continua.

domenica 15 novembre 2015 19 vostri commenti

Due strade

Ho appena finito di scorrere le foto di alcune delle vittime dell'attentato di Parigi. Mi capita spesso di farlo per altri fatti che purtroppo accompagnano la nostra esistenza ma sono più lontani da noi, e quindi per molti inesistenti. Non ho twittato né postato niente sui social perché ritengo la morte un fatto privato talmente doloroso da avvicinare in punta di piedi.
Vite spezzate, sogni, pensieri troncati in una folle serata di violenza. Giovani donne e uomini che hanno visto morire i propri compagni, amici e fidanzati davanti ai proprio occhi. Uomini e donne di tutte le nazionalità e religioni, aggiungerei.
Difficile fare analisi dopo il dolore, ma credo sia giusto ricordarsi che ogni giorno, ogni ora, ogni minuto, purtroppo, nel mondo viene ucciso qualcuno. La differenza sta nel fatto che spesso è lontano da noi, e spesso non è in occidente.
Due sono le strade che in questo momento il pensiero prende. Il dolore per un fatto privato come è la morte di una persona cara e la perdita di una giovane vita, che indurrebbe solamente a fare silenzio.
Poi la strada del ragionamento su quanto è successo, sugli sciacalli che vivono solamente per twittare pochi secondi dopo per apparire e fare propaganda, su quelli che si ricordano della violenza solamente quando ci sono fatti del genere, su quelli che di solito giocano a Candy Crash invece di leggere e documentarsi ma sono i primi a cambiare profilo su Facebook mettendo la bandiera della Francia, su quelli che ogni volta tirano fuori l'esempio della Fallaci senza aver aperto, probabilmente, un suo libro, su quelli che dicono di "mandare via tutti i mussulmani" senza accorgersi che anche qualche vittima lo era, sui nuovi "nemici" che compaiono per permettere al sopravvivenza di qualcuno, sulle armi che l'occidente e su quelli che riescono anche a chiedere la chiusura di Emergency. 
Poi è buio e dolore per quelle famiglie che hanno perso qualcuno.
Per quelle che ogni giorno perdono qualcuno per colpa dell'odio, della violenza e dell'unico dio che conoscono il denaro.
Per quelle che li perderanno, purtroppo, quando la macchina della guerra sarà troppo difficile da fermare.

giovedì 20 marzo 2014 13 vostri commenti

Si muore di Risiko

La storia del mondo ci insegna che dei popoli ci si ricorda solamente in periodo di elezioni, quando il potere è alla ricerca del consenso e in alcuni casi neanche in quello.
Stati Uniti e Russia, ma non solo loro, in questo sono maestri. Oggi stiamo assistendo ad un partita di risiko giocata unilateralmente da un dittatore di nome Putin che in silenzio, nemmeno tanto, si è preso un pezzo di uno Stato, occupato militarmente e annesso poi con un referendum in stile vecchia unione sovietica.
Gli Stati Uniti dal loro canto gridano allo scandalo promettendo azioni. Tornano alle mente però i momenti che abbiamo vissuto anni fa quando abbiamo assistito alla politica in stile gendarme del mondo da parte dello zio Sam. 
Bombardamenti e azioni militari su nazioni, senza il consenso Onu e dell'Unione Europea, ogni volta con giustificazioni generiche. Come dimenticare le famose armi chimiche di Saddam mai trovate, la guerra in afghanistan dopo l'11 settembre alla ricerca di un Bin Laden che era altrove, l'attacco alla Libia dell'amico/nemico Gheddafi.
Tutto questo per dire che queste potenze giocano a risiko da sempre, interpretando di volta in volta il ruolo di quello che si indigna. Una volta è la Russia ad indignarsi poi è il turno degli Usa, poi della Francia e via di seguito. La realtà dei fatti è quella di governi che se ne fregano dei popoli che alla fine sono quelli che pagano le scelte guerrafondaie perdendo parenti, amici, figli e genitori... lasciando case e paesi.. passando da cittadini a profughi... in un gioco delle parti che si regge solo ed esclusivamente sull'interesse economico.
Dimenticando che nelle terre conquistate annesse e bombardate ci vivono i popoli mentre i potenti sono nei palazzi.
lunedì 9 settembre 2013 12 vostri commenti

Prima del digiuno un bel F35!

"E' un dovere morale dirlo. Non è il governo di Bashar al-Assad ad avere utilizzato il gas sarin o un altro gas nella periferia di Damasco"..."Ne abbiamo la certezza perché abbiamo sorpreso una conversazione dei ribelli. Anche se mi costa dirlo perché dal maggio 2012 sostengo la giusta lotta della democrazia dell'esercito libero siriano"... "Per il momento, per una questione di etica, Domenico ed io siamo determinati a non fare uscire (i dettagli di) questa informazione"... "Quando la Stampa riterrà che è venuto il momento di dare dettagli su questa informazione, lo farò anch'o in Belgio"... "avevamo la testa in fiamme", perché "eravamo prigionieri laggiù, bloccati con questa informazione e per noi era impossibile darla".

Certezza o meno questa dichiarazione rilasciata da Pierre Piccinin, docente belga, liebrato assieme a Domenico Quirico dovrebbe far riflettere ancora di più quelli che in questi giorni hanno il dito sul grilletto pronti ad intervenire in maniera unilaterale solo ed esclusivamente per questioni economiche e di potere. 
Dichiarazioni e prese di posizioni ipocrite del nostro governo e dei politici italiani pacifisti dell'ultima ora accompagnate da giornate di digiuno fanno solo ridere dopo avere assistito alla vergognosa vicenda degli F35.
mercoledì 4 settembre 2013 17 vostri commenti

Arma letame


Il vento di guerra soffia sempre più forte. In questi giorni potrebbe capitare a molti turisti  in navigazione sul mediterraneo di rimirare il cielo e scorgere al posto delle stelle qualche missile lanciato da Israele e Stati Uniti così tanto per fare qualche esercitazione che in fondo non si sa mai.
Tra i silenzi dei governi spuntano i propositi del Papa e del ministro in ombra dei digiuni Emma Bonino.
Nell'attesa di vedere calpestato ancora una volta l'articolo 11 della nostra costituzione che ripudia la guerra scopriamo che mamma Europa dal 2001 ha venduto alla Siria ben 27 milioni e 700 mila euro di armi. Solitamente nelle classifiche europee noi siamo negli ultimi posti, in questo caso no! Spicchiamo in vetta al primo posto con ben 17 milioni di euro di armi vendute a colui che Kerry, fotografato a tavola con Assad,  accosta a Hitler.
Un copione già visto, vedere alla voce armamenti passati a Saddam e Gheddafi del quale abbiamo ancora la tenda montata davanti a palazzo Chigi.
Si diceva fate l'amore non fate la guerra... si diceva.
mercoledì 21 novembre 2012 17 vostri commenti

Perché si può dire di no

Ciò che sta succedendo in questi giorni a Gaza è davvero inquietante per il futuro dell'umanità. Ancora una volta l'uomo riesce a dar prova di ciò che è in grado di fare quando la ragione viene sopraffatta dalla bestia che è in agguato soprattutto negli uomini di potere e in coloro che sono sempre pronti a dire di si.
Credo sia giusto ricordare che dietro ad ogni scelta dei governi che troppe volte sembrano distanti dai cittadini ci sono poi persone che eseguono e che hanno sempre la possibilità di dire no.
Un no a premere un pulsante.
No a lanciare un razzo.
No a mettere un bomba.
No a sparare verso un proprio simile.
Un no possibile ma che troppo spesso viene allontanato per lasciare spazio a motivazioni religiose, territoriali o economiche.
La paura aumenta se poi assieme a tutto ciò aumenta la censura e l'auto censura. Il silenzio di alcuni media che hanno paura di parlare di violenza di stato e che fanno informazione al caldo dei loro salotti bene, mentre nello stesso momento ci sono giornalisti o uomini liberi che cercano di allertare il mondo su quello che viene nascosto, sul volto di un bambino ucciso, su un crimine di cui tutta l'umanità dovrebbe vergognarsi anche solo per non essere riuscita a impedirla.
Per questo motivo credo sia giusto ripubblicare il post di Odifreddi che puntualmente Repubblica ha deciso di censurare ed eliminare dal blog...

Dieci volte peggio dei nazisti

Uno dei crimini più efferati dell’occupazione nazista in Italia fu la strage delle Fosse Ardeatine. Il 24 maggio 1944 i tedeschi “giustiziarono”, secondo il loro rudimentale concetto di giustizia, 335 italiani in rappresaglia per l’attentato di via Rasella compiuto dalla resistenza partigiana il 23 maggio, nel quale avevano perso la vita 32 militari delle truppe di occupazione. A istituire la versione moderna della “legge del taglione”, che sostituiva la proporzione uno a uno del motto “occhio per occhio, dente per dente” con una proporzione di dieci a uno, fu Hitler in persona.

Il feldmaresciallo Albert Kesselring trasmise l’ordine a Herbert Kappler, l’ufficiale delle SS che si era già messo in luce l’anno prima, nell’ottobre del 1943, con il rastrellamento del ghetto di Roma. E quest’ultimo lo eseguì con un eccesso di zelo, aggiungendo di sua sponte 15 vittime al numero di 320 stabilito dal Fuehrer. Dopo la guerra Kesselring fu condannato a morte per l’eccidio, ma la pena fu commutata in ergastolo e scontata fino al 1952, quando il detenuto fu scarcerato per “motivi di salute” (tra virgolette, perché sopravvisse altri otto anni). Anche Kappler e il suo aiutante Erich Priebke furono condannati all’ergastolo. Il primo riuscì a evadere nel 1977, e morì pochi mesi dopo in Germania. Il secondo, catturato ed estradato solo nel 1995 in Argentina, è tuttora detenuto in semilibertà a Roma, nonostante sia ormai quasi centenario.

In questi giorni si sta compiendo in Israele l’ennesima replica della logica nazista delle Fosse Ardeatine. Con la scusa di contrastare gli “atti terroristici” della resistenza palestinese contro gli occupanti israeliani, il governo Netanyahu sta bombardando la striscia di Gaza e si appresta a invaderla con decine di migliaia di truppe. Il che d’altronde aveva già minacciato e deciso di fare a freddo, per punire l’Autorità Nazionale Palestinese di un crimine terribile: aver chiesto alle Nazioni Unite di esservi ammessa come membro osservatore! Cosa succederà durante l’invasione, è facilmente prevedibile. Durante l’operazione Piombo Fuso di fine 2008 e inizio 2009, infatti, compiuta con le stesse scuse e gli stessi fini, sono stati uccisi almeno 1400 palestinesi, secondo il rapporto delle Nazioni Unite, a fronte dei 15 morti israeliani provocati in otto anni (!) dai razzi di Hamas. Un rapporto di circa 241 cento a uno, dunque: dieci volte superiore a quello della strage delle Fosse Ardeatine. Naturalmente, l’eccidio di quattro anni fa non è che uno dei tanti perpetrati dal governo e dall’esercito di occupazione israeliani nei territori palestinesi.

Ma a far condannare all’ergastolo Kesserling, Kappler e Priebke ne è bastato uno solo, e molto meno efferato: a quando dunque un tribunale internazionale per processare e condannare ancheNetanyahu e i suoi generali?


Piergiorgio Odifreddi
lunedì 16 gennaio 2012 21 vostri commenti

Sommergibili o supposte con la stessa rotta

Questo non è solo un discorso di pacifismo, questo è pura materia di buon senso, di giustizia, di equità e di democrazia.
Ormai sono mesi che i telegiornali e la carta stampata aprono le loro testate con titoli a 24 colonne sullo spread che si alza e si abbassa, sulle banche in pericolo e sul rischio di default dei vari stati. Abbiamo assistito alle proteste sparse per il mondo, ascoltato gli indignados, sfilato e marciato per le strade delle nostre città, trepidato per  Grecia e company.
Poi come per magia vengono fuori queste notizie.
Una bella lista della spesa per sessanta caccia Eurofighter per 3,9 miliardi di euro, fregate francesi per oltre quattro miliardi, motovedette per 400 milioni, e poi carri armati, elicotteri Apache e sommergibili tedeschi per altri 2 miliardi di euro.
Fatta da chi?
Signore e signori tenetevi forte nientemeno che dalla Grecia. Lo stesso paese dove gli ospedali prendono solo in considerazione i casi gravi per mancanza di soldi, lo stesso paese che vuole licenziare e ha licenziato migliaia di dipendenti pubblici, lo stesso delle manganellate alla gente che chiedeva giustizia, lo stesso che sta per abbandonare probabilmente l'euro.
Comprate da chi?
Ritenetevi forte allora signori! Dalla Francia e dalla Germania. Già gli stessi gendarmi finanziari che si aggirano per l'Europa con la bacchetta da primi della classe, chiedendo tagli a destra, licenziamenti a sinistra e tasse di ogni genere. 
Vogliamo finire in bellezza?
Eccoci allora. Siccome a noi italiani piace fare sempre la nostra parte e seguire le mode, abbiamo pensato di aumentare le spese nel 2011 e soprattutto non tagliarle nel 2012. Alla faccia di chi un lavoro non ce l'ha, alla faccia delle fabbriche a rischio chiusura e delle famiglie che si vedranno aumentare le spese annuali.
Insomma ritorna il vecchio slogan "armiamoci e partiamo"... che il default è solo un problema per i poveracci e i sommergibili alla fine vanno a finire sempre dentro al solito posto.

mercoledì 23 marzo 2011 23 vostri commenti

Che poi si sa, tra amici certe domande non si fanno.

Chissà magari in quei momenti gli hanno posto delle domande.
Chiesto dei diritti civili, della mancanza di libertà nel suo paese, delle condizioni del suo popolo, dei lager spacciati come centri di accoglienza.
Magari glielo ha chiesto lui...

...uhm mi sa di no dalla faccia direi proprio di no.
Ma forse ci ha pensato lui...


...uhmm la vedo difficile, anche perchè in questo caso avrebbe dovuto rispondere alle stesse domande, quindi meglio lasciar perdere.
Ecco! Il nuovo Napoleon forse...


...no no senza il consenso di Carla non si fa e poi in quel momento la Tunisia funzionava ancora come voleva lui.
Ahhh! Il nuovo corso allora...


...per ste cose non credo abbia trovato tempo e poi in quel momento era più indaffarato a notare che finalmente al mondo esiste uno che veste peggio della moglie.
Beh beh ragazzi probabilmente lui si...


...no lui le domande le fa solo al telefono.
Allora lui...


...no. Voleva ma poi si sa la giustizia si intromette e allora via per Santo Domingo.
Forseeeeee....


...non so ma qualcosa mi dice che la domanda eventualmente posta sia stata di un altro tenore.
Ho trovato! Lei...


...mi sa che nella circostanza la domanda l'ha fatta lui, con risposta positiva visto l'esultanza.
Vediamo un po' se lui...


...uhmm troppo frastornato dalla contentezza nel vedere un dittatore di nuovo a Roma, col braccio destro alzato.
Eh quello li dietro...


...uhmm no pare che per risparmiare ora si usino quelli di gomma. Niente da fare.
Lui lui tra un martini e un altro...


...no troppo difficile impostare una domanda.
Allora dai ora ho capito, la massima carica...

...no pare che in quel momento l'avesse scambiato per uno degli attori delle infinite fiction.
E lui? Sicuramente no visto i regali...

...e visto quello che ha firmato col rais...

“Le Parti rispettano reciprocamente la loro uguaglianza sovrana, nonché tutti i diritti a essa inerenti, compreso in particolare il diritto alla libertà e all’indipendenza politica. Esse rispettano altresì il diritto di ciascuna delle Parti di scegliere e sviluppare liberamente il proprio sistema politico, sociale, economico e culturale” (art. 2 Trattato di amicizia Libia Italia).

“Le Parti si astengono da qualunque forma di ingerenza negli affari interni o esterni che rientrino nella giurisdizione dell’altra Parte, attenendosi allo spirito del buon vicinato”...“L’Italia non userà né permetterà l’uso dei propri territori in qualsiasi atto ostile contro la Libia e la Libia non userà né permetterà l’uso dei propri territori in qualsiasi atto ostile contro l’Italia” (art. 4 Trattato di amicizia Libia Italia)

...ah logicamente anche il Pd votò a favore del trattato chissà forse con OLTRE intendono proprio questo.
martedì 22 marzo 2011 20 vostri commenti

I Big Jim alle grandi manovre


Avete presente il Big Jim quello col pulsante dietro?
Quello che premendo forte cambiava faccia in continuazione. Ecco, non è nemmeno il caso che vi dica a chi mi sto riferendo.
Diventa davvero difficile anche scrivere qualcosa in queste ore, perchè la politica occidentale purtroppo si sta appropriando di un principio giusto quale è la libertà dei popoli, la democrazia, per finire un banchetto dove la pietanza migliore è nera, oleosa e molto molto cara... e questo provoca molta molta rabbia, perchè è chiaro che ognuno di noi spera nella liberazione del popolo libico, ma il comportamento dei governi occidentali ricorda molto il periodo coloniale quando con tanto di righello si tracciarono i confini africani a mo' di spartizione lineare.
Poi per quanto riguarda il Big Jim dalla faccia di gomma con cerotto incorporato nella confezione non si riescono a trova più parole. Chissà magari ora si allea nuovamente al rais visto che si dice dispiaciuto per lui (NOTATE CHE NON HA PARLATO DEL POPOLO LIBICO) per dichiarare guerra alla Francia così magari il paese si riprende la Corsica.
Follia allo stato puro, di questo si tratta.
Follia condita con guerra che non credo che possa dare esiti positivi, dico questo. Non si tratta di pacifismo a prescindere ma si tratta di perplessità di fronte ad un caos generale, prima la risoluzione Onu... poi la conduzione francese... poi La Russa che guardando il risiko a casa si distrae un attimo e si ricorda che il suo obiettivo era quello di conquistare 24 territori e quindi sgomita le armate blu di Sarkozy minacciando lo sfratto dalle basi perchè lui vuole la Nato punto e basta... poi Obama che dice che comandano loro e che anche lui vuole la Nato... Putin che si innalza a paladino del non intervento bellico cancellando i ricordi Ceceni ma soprattuto ricordandosi che anche loro non sono poi una democrazia vera e propria e quindi non si sa mai (visto anche che fine fanno gli amici di Silvio)... i cinesi dall'alto dei loro ideali di libertà (occhio non ditelo al Berlusca altrimenti dichiara guerra anche a loro) si dicono rammaricati... e poi i canadesi che non si capisce perchè ma ci sono sempre e comunque sia loro vanno.
Nel frattempo il popolo continua a soffrire e non se lo fila nessuno.
La rabbia quindi si trasforma in paura, si, paura della follia al potere, del denaro al potere, della follia del denaro, di persone che possono decidere il nostro destino, quello dei popoli che dovrebbero far sentire in maniera più forte la voglia di pace, di convivenza, di tolleranza, di rispetto, di fratellanza, ideali che sembrano accantonati chiamati utopie per allontanarli dalla mente delle persone.
Un pensiero banale lo so ma pensate quante sono le persone al mondo che vorrebbero solo vivere in pace e quanti sono gli altri, quelli che prendono le decisioni, che tengono un popolo sotto la dittatura, quelli che dispongono della cosiddetta ricchezza... i Big Jim sono grossi ma pochi e forse sarebbe meglio iniziare a contare.
lunedì 21 marzo 2011 28 vostri commenti

Se domattina scoppia la guerra e se nessuno ci va...

"Se domattina scoppia la guerra e se nessuno ci va..."
E' più forte di me, tutte le volte che scoppia un conflitto mi viene in mente la canzone che scrisse un po' di tempo fa Faletti. Una splendida utopia a dire il vero, un desiderio direi inarrivabile.
Premetto una cosa e non voglio essere ipocrita, se fossi sotto una dittatura, e per fortuna non ci sono mai stato, spererei sicuramente in un intervento di qualcuno per aiutare la resistenza o chi per lei a recuperare la libertà.
Dicevo un'utopia già, sarebbe davvero fantastico se un giorno tutti gli uomini della terra dicessero ai loro capi, ai generali, ai politici, ai dittatori, agli affaristi e ai dirigenti andateci voi noi non ci muoviamo.
Nella vicenda libica ci sono più aspetti da rimarcare secondo me.
La smania di grandeur perduta della Francia che all'improvviso si ricorda che in Libia c'è una dittatura e parte in quarta verso l'attacco, i suoi aerei erano già in volo quando si doveva ancora decidere, avendo perso parecchi interessi in Tunisia Sarkozy aveva bisogno di un'altro sbocco per gli interessi delle sue multinazionali.
C'è da sottolineare un arrancamento, come al solito, dell'Onu che aspetta fino all'ultimo di mandare avvertimenti a Gheddafi quando bastava, secondo me e non ho la palla di vetro, mostrare un po' più di interessamento una settimana fa quando le forze ribelli avevano schiacciato le milizie fino a Tripoli.
Poi ci sono gli altri, i Russi che all'inizio si dicono favorevoli, non mettono il veto e poi si dicono rammaricati, seguiti dai Cinesi e dalla Lega Araba che fa mama non mama... insomma un gran casino, tanto che ancora ieri si discuteva su chi comandasse l'alleanza. Insomma prima ci raccontano che sono tutti d'accordo e poi in realtà pare che non sia proprio così, visto che ora anche la Turchia chiede un cessate il fuoco.
Obama parla di libertà, per carità è chiaro che il rais come tutte le dittature vanno sconfitte ma mi domando ora ce ne accorgiamo? E poi, domanda lecita, se non avesse il petrolio la Libia? E ancora cosa vogliamo dire dello Yemen dove si sta combattendo da mesi ma nessuno sembra interessato?
Caso a parte logicamente è l'Italia.
Ogni volta che partecipiamo ad un conflitto veniamo chiamati traditori, d'altra parte voglio dire in questo caso come si fa a dare torto al rais che solo pochi mesi fa ha soggiornato davanti al campidoglio con tanto di bunga escort affittate dal governo italiano per allietare le giornate romane di Gheddafi, con tanto di parate militari per festeggiamenti, con tanto di baciamano dello stesso premier che nei giorni precedenti non voleva chiamarlo perchè "sarà occupato".
Vogliamo parlare del caso del rimorchiatore?!? Ora dico il paese ha praticamente dichiarato guerra alla Libia e una barca italiana con personale italiano sbarca a Tripoli, ma si è mai vista una cosa del genere?
E' inutile ripeterlo è chiaro ma in altri paese un premier che festeggia un dittatore ora bombardato si sarebbe già dimesso, invece no continua nella sua imbarazzante cavalcata politica, si imbarazzante perchè credo non si possa commentare altrimenti un governo che non ha nemmeno una politica estera, che si accoda come al solito agli altri solo per evitare di perdere tutti gli interessi libici e partecipare al banchetto finale magari con qualche briciola lanciata dai francesi, un governo che mentre gli aerei italiani si stanno alzando in volo continua a dire "non dovrebbero partire", un governo che non ha la maggioranza in parlamento per appoggiare la scelta della guerra.
Ecco poi sul voto in parlamento vorrei aprire una parentesi sul Pd che ancora una volta secondo me ha sbagliato, avrebbe dovuto non votare e far vedere a tutto il mondo e agli italiani ancora una volta che cosa hanno al governo. Come vogliamo commentare la frase di Bossi in cui dice "la sinistra sarà contenta di quello che avviene nel nord Africa così almeno aumenteranno gli immigrati e lei potrà prendere più voti", decisamente fuori di testa e incommentabile.
Insomma quello che sta succedendo in Libia è ancora una volta più grande di noi, ci sono interessi delle multinazionali enormi, contratti miliardari, interessi economici che ancora una volta si celano dietro le dichiarazioni di libertà. Tutto chiaramente sulle spalle di un unico soggetto... il popolo libico che per anni ha subito una dittatura, che per anni è stato abbandonato, che ha assistito a sfilate di politici occidentali che come zerbini si inchinavano al rais per il dio denaro, per strappare contratti, lo stesso popolo che in questi mesi ha subito attacchi vergognosi da parte dei mercenari di Gheddafi e che ora rischia sotto il fuoco "amico". Il mio pensiero in questo momento va a loro, ai bambini che ancora una volta stanno con naso in su non in attesa di un aquilone ma del ferro che cade dal cielo.

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