Visualizzazione post con etichetta città. Mostra tutti i post
Visualizzazione post con etichetta città. Mostra tutti i post
martedì 16 luglio 2024 3 vostri commenti

Sotto al tappeto

Camminare per la città è come guardare un quadro in evoluzione. Un pannello che scorre con interpreti che si danno il cambio. 
Mi piace girovagare, a volte anche senza meta precisa, a piedi oppure anche in scooter. Centro, periferia, quartieri residenziali, porto e vicoli. 
Ultimamente noto una cosa, sta aumentando il disagio sociale. A Genova mi pare di poter dire che  le persone che fanno abuso di alcol sono sempre più nuemerose, in maniera trasversale. 
Li vedi in giro barcollare da una parte all'altra del marciapiede, non chiedono niente spesso, a volte invece capita di assistere a scene di rabbia tra di loro. 
Dovremmo farci domande su chi viene abbandonato, su chi si ritrova solamente in compagnia di una bottiglia o un cartone di Tavernello. 
Dietro c'è sempre una storia. 
Nelle nostre città spesso nel caos c'è molta solitudine, messa da parte, invisibile. 
Quelli che non si devono vedere stanno lì messi sotto al tappeto. 
martedì 28 maggio 2024 12 vostri commenti

A testa alta

Camminare con la testa rivolta verso l'alto. Osservare ciò che ci circonda. Troppo spesso invece procediamo verso la nostra meta a testa bassa, guardandoci i piedi. Addirittura, a volte, senza pensare mettendo un piede dietro l'altro in maniera meccanica. La fretta, cattiva compagna. 

Capita così di perdersi la bellezza artistica dei nostri palazzi. I magnifici colori dei panni stesi oppure quelli dei poggioli che cercano di donare un po' di verde al grigiore delle nostre strade. 

Una cosa però fatico a comprendere. Perché col passare del tempo abbiamo perso il piacere di creare il "bello". Perché l'architettura, specialmente, nelle periferie dimentica che la vita quotidiana ha anche bisogno del piacere di una bellezza da vedere. 

Pensate alle scuole ad esempio, dove i nostri ragazzi passano la maggior parte del loro tempo. A Genova si contano sulle dita di una mano, forse, le scuole belle e accoglienti. 

Piccoli passi verso una bellezza quotidiana. 

martedì 3 aprile 2018 12 vostri commenti

Senza misura d'uomo

Nel 1969 Alexander Mitscherlich scriveva ne "Il Feticcio urbano" che "le nostre città e le nostre abitazioni sono prodotti della fantasia e della mancanza di fantasia, della grandiosità quanto della meschina testardaggine. Ma consistendo di una dura materia, hanno anche l'effetto proprio degli stampi; noi non possiamo adattarci ad esse. Questo modifica, in parte, il nostro atteggiamento, il nostro essere. Si tratta alla lettera di un circolo fatale, tale da determinare un destino; gli uomini si creano nella città uno spazio per la loro vita, ma non meno un ambito d'espressione con sfaccettature innumerevoli, e tuttavia tale configurazione urbana determina a sua volta il carattere sociale degli abitanti".
Volendo tradurlo potrebbe significare quello che dicevano i nostri vecchi parlando dei genovesi, ovvero che  il venire su tra monti e mare, lo spazio stretto, non ci ha permesso di essere socievoli verso il prossimo. 
Al di là di questo, vi assicuro che un pezzo di focaccia non lo si nega a nessuno, oggi prendendo in mano questo pamphlet di 50 anni fa mi è sembrato di scorgere un'analisi che possiamo riportare ai giorni nostri. Perlomeno parole che potrebbero farci riflettere sul nostro modo di vivere e come plasmiamo alla fine i luoghi dove abitiamo, o meglio come di modificano loro.
Spesso mi capita di sentir dire che Genova era molto più bella una volta, magari anche questo fa parte del mugugno, ma  guardando foto in bianco e nero e più di una volta ho trovato strutture più a misura d'uomo. Tempi diversi, questo è chiaro.
Se cinquant'anni fa scrivevano cose del genere cosa potremmo mai direi al giorno d'oggi. Non sono mai stato uno di quelli che in maniera manichea si è schierato contro il progresso, in questo caso architettonico, mi pare però che si possa sostenere la tesi che il nostro modo di essere subisca profonde influenze da ciò che gli sta attorno. In una certa misura si può parlare di scambio reciproco ma la bilancia ultimamente mi pare pesi più da una certa parte. 
Mancanza di idee, incapacità di cogliere i segnali del nuovo oppure l'architettura che insegue il profitto?
Chissà magari come dice Mitscherlich il destino delle città è di essere istigatrici di discordia.

Latest Tweets

 
;