Quanti soggetti educativi incontrano i ragazzi durante il loro percorso? Tanti e troppi purtroppo sbagliano.
Faccio l'istruttore di calcio da molti anni ormai, mi ricordo ogni volto allenato, le difficoltà e la meraviglia di trasmettere la passione a qualcuno. Devo però registrare che è sempre più difficile fare questo "mestiere". Troppi colleghi che pensano che il reale motivo dello stare in campo sia la vittoria di una coppa o un trofeo, dimenticando che lo sport è passione, rispetto dell'avversario, del compagno e sano agonismo.
Ultimamente mi è capitato di assistere ad una partita in cui il clima è diventato sempre più teso. Non una parola dalla panchina di chi avrebbe potuto indirizzare il comportamento dei ragazzi.
Credo che anche questo faccia parte di un intervento culturale che potrebbe aiutare il paese, che potrebbe distogliere molti ragazzi dal disagio che vivono. Sembra però davvero una battaglia contro i mulini a vento. In questo negli anni, lo ammetto, mi sono sentito sempre più isolato.
Per questo motivo sto valutando se continuare o meno, prendere una pausa per riflettere, perché dopo 25 anni circa di panchine il peso sta diventando sempre maggiore.
Inizio ad essere stanco di ritrovarmi solo in campo a cercare di insegnare ai ragazzi la lealtà, l’educazione sportiva, il rispetto dell’avversario e dell’arbitro. Cose che per me vengono prima del risultato, così come la figura dell’allenatore che dovrebbe essere istruttore/educatore.
Anche questo week end a cercare di placare gli animi durante una partita di calcio, mentre dall’altra parte il solito muro.
Credo di essere diventato troppo vecchio per i calci di rigore, voglio il ritorno alla monetina. E via. Confesso la soddisfazione di battere l'Inghilterra in casa loro, dopo i continui proclami da fenomeni, dopo gli exploit del loro Salvini biondo spettinato.
Al di là di questo, il giorno dopo è bene fare un'analisi di ciò che abbiamo visto ieri. Per l'ennesima volta il mio amato calcio ha dato prova di essere al di sopra di tutto, anche della normale logica e delle normali leggi.
Uno stadio strapieno in pandemia fa solamente rabbrividire, scene davvero senza senso quelle viste ieri con tanto di esempio da parte di istituzioni che sembrano aver dimenticato il periodo in cui viviamo.
La tanto millantata correttezza inglese poi ieri è svanita in un pochi attimi. Inno fischiato, medaglia del secondo posto tolta subito e pubblico che non ha assistito alla premiazione dei vincitori.
Temo che scene del genere si vedano solo nel calcio purtroppo. Dove chi non vince è un perdente, un messaggio raccapricciante che viene mandato alle giovani generazioni. Se non vinci sei un fallito. Fa male tutto ciò, per chi ama questo sport.
Per concludere, tornando a casa nostra, da ieri dobbiamo rivedere il termine distanziamento sociale. Evidentemente per il calcio non serve visto che in molte città, la mia compresa, sono stati allestiti maxi schermi con gente accalcata senza dispositivi. Mentre se bisogna andare a fare un visita serve un permesso del papa e quando ci riesci devi entrare senza un accompagnatore.
Tempo difficili i nostri.
Per me il calcio rimarrà sempre quello di un pallone che finisce sotto una macchina, proprio al centro. A quel punto solo l'intervento della vicina con una scopa riportava tutto alla normalità e si ripartiva.
Rimarrà sempre quello delle felpe usate come pali e una traversa fantasma, con litigate interminabili per un gol non gol, altro che Var.
Rimarrà sempre quello del rumore del Supertele, che se riuscivi ad addomesticare quel pallone eri davvero un fenomeno, ma quello vero.
Rimarrà quello delle scivolate nel campetto dei San Nazaro, con le cicatrici che poi erano mostrate come trofei in giro per la spiaggia con litri e litri di mercurocromo.
Rimarrà quello delle corse per arrivare primo dentro al campo e poter essere nei dieci della partita.
Rimarrà quello del tutti contro tutti.
Rimarrà quello dei mille tentativi per rifare la rovesciata di Pelé in Fuga per la vittoria.
Rimarrà quello del mio esordio a Sori con la maglia numero 8 del Cosmos Usve 1913.
Rimarrà quello dei calzettoni che andavano davanti alla scarpa quando pioveva e il campo sembrava una palude.
Rimarrà quello che se dicevi qualcosa al mister o all'arbitro quando uscivi le prendevi ancora da tuo padre.
Rimarrà quello dei volti delle ragazze e dei ragazzi che ho allenato e dei discordi interminabili fatti nello spogliatoio.
Rimarrà quello delle passeggiate in Corso Italia con la smania di incontrare qualcuno con la radiolina e chiedere "quanto fa il Genoa?"
Rimarrà quello di Signorini che piange sotto la gradinata Nord, della serata di Genoa Oviedo, delle capriole di Thomas, delle giocate di Pato, delle punizioni di Branco.
Rimarrà quello della Coppa delle Coppe, della Coppa Uefa e della Coppa dei Campioni, delle partite tutte alla stessa ora, di novantesimo minuto e i suoi giornalisti da fumetto, con Luigi Necco che salutava Milano.
Rimarrà quello delle storie di uomini, favole, come quella del Verona dello scudetto, del Genoa di Bagnoli, ahimè anche dello scudetto della Sampdoria, dell'Atalanta, del Chievo dei miracoli, del Leicester. Dei piccoli che ce la fanno.
Il resto ormai è solo business, formazioni che non si conoscono nemmeno perché cambiano casacca ogni mese, orari improbabili e campionati d'élite.
Tenetevi tutto, il bello noi lo abbiamo già visto e nessuna offerta potrà mai portarcelo via.
Ma è un treno impazzito, come ho detto.
E non si ferma.
Quando due felpe facevano una porta
Tre metri sopra la poltrona... circa.
Dopo ricordo solo il mio salto. Ero seduto nel tinello, lo chiamavamo così, sulla poltrona davanti alla televisione, credo ci fosse anche io mio bisnonno. Sarà che quando sei piccolo sembra tutto magico ma io mi ricordo di essere arrivato a pochi centimetri dal soffitto... un salto alla Juri Chechi. Poi non ricordo altro solo questo.
Non ricordo l'urlo di Tardelli, ma ricordo di averlo provato migliaia di volte al campetto al mare, braccia larghe gola tirata e urla alla tarzan, il tutto naturalmente a porta vuota.
Poi invece sono cresciuto e ho iniziato a leggere di calcio scommesse che c'era già a quei tempi, di vittorie che mettono a tacere tutto e di partite comprate con pareggi impossibili, baste leggere "La trilogia della censura" di Oliviero Beha.
Qui dove tutto scorre... al contrario.
Cazz' guardi! Io conosco un parlamentare.
Magari fossimo ancora quella piazza caro Buffon!
Diciamo anche che tutti, ripeto, tutti hanno il diritto di difendersi.
Ma per favore certi paralleli il signor Buffon, quello che anni fa si scrisse sulla maglia "boia chi molla" giustificandosi dicendo che non aveva studiato la storia, ce li potrebbe risparmiare visto che in questo caso si parla di imbarazzanti personaggi che scommettevano su tutto e in quella piazza invece si puntava ad una democrazia.
Il duce non fu giudicato troppo velocemente, casomai in quella piazza qualcuno si era imboscato per cancellare il suo passato fascista, le prove furono i 20 anni di dittatura e non un'intercettazione con Storace.
Non lo siamo più quella piazza purtroppo, se lo fossimo non saremmo in questa situazione, non ci sarebbero stati subito dopo la liberazione fascisti in giro nelle stanze dei bottoni e non avremmo tutto il fascismo dilagante che ora abbiamo davanti agli occhi.
"La mia storia è simile a quella di Federico Aldovrandi, Gabriele Sandri, Stefano Cucchi, Carlo Giuliani ma io sono ancora vivo e posso parlare"
Prima gli urli, i gol fatti e quelli mancati, gli schiamazzi, qualche slogan e tanti cori.
Il percorso insieme, si parla della partita, si parla di tutto , si parla.
Stazione, arrivati.
Il treno pronto, qualcuno sale, qualcuno no sale dopo.
Poi...
...urla diverse, divise, tante divise.
Lacrimogeni buttati nei vagoni, panico, paura di tutti.
Altre divise che dicono "non siamo stati noi", allora quali altre divise?
Poi cariche e manganelli girati.
Un corpo a terra e come formiche su una brciola tante divise sopra, con un unico scopo, colpire la testa.
Il corpo si rialza, barcolla, gli amici lo sorreggono ma vomita, vomita e vorrebbe vomitare anche lo schifo per quanto è successo ma poi sviene.
Ospedale, le cose vanno meglio. Anzi no.
Coma.
Silenzio.
Omertà e coperture reciproche.
"E' caduto da solo"
"La colpa è degli scontri avvenuti prima"
Ma poi torna la luce e c'è il risveglio.
E una formica esce dal gruppo con la divisa indosso e fa domande a quel corpo che ha un nome Paolo Scaroni, 34 anni, tante domande.
E riceve risposte...
...risposte scomode.
E Paolo scrive, chiede spiegazioni al ministro Maroni con una lettera...
Ho perso il lavoro, sebbene abbia un padre caparbio che insiste nel mandare avanti la mia ditta, sottraendo tempo e valore ai suoi impegni.
Ho perso la ragazza.
Ho perso il gusto del viaggiare (il più delle volte quelli che erano itinerari di piacere si sono trasformati in veri e propri calvari a causa delle mie condizioni fisiche), nonostante mi spinga ancora molto lontano.
Ho perso soprattutto molte certezze, relative alla Libertà, al Rispetto, alla Dignità, alla Giustizia e soprattutto alla Sicurezza...
Si ora un processo ai poliziotti incriminati che però rischia di finire in prescrizione, come sempre.
E magari poi con delle belle promozioni.
Un brutto film già visto, con i finali scritti nelle stanze dei bottini.
Chiedo quindi che si faccia il processo e nulla sia insabbiato.
Cordiali saluti.
Paolo Scaroni, vittima di uno Stato distratto.
Uno Stato che mette la testa sotto terra in questi casi, in questi troppi casi.
Tra una lite davanti ai banchi del mercato e una partita di calcio giovanile con tanto di scorta
Sostengono inoltre in molti che in fondo bisognerebbe chiudere gli occhi di fronte a certe cose, voltarsi dall'altra parte, non indignarsi, continuare per la propria strada...
Mattina al mercato...
Ernest: "Si vanno bene così le patate grazie basta"
Qualche metro più un la...
Ragazzo di colore: "Signora vuole un pacchetto di fazzoletti"
Signora: "No"
Ragazzo: "un accendino?"
Signora: "No"
Ragazzo "Un euro ce l'ha per favore?"
Signora: "uhmmm..."
Signore più anziano vicino a Ernest: "Non vedi che ti ha detto di no! Te ne vai!"
Signora: "Eh ti ho detto di no!"
Signore: (avvicinandosi al ragazzo toccandogli la spalla) "Te ne devi andare"
Ernest: (col sangue che ribolle nelle vene) "Va be basta così, si può anche parlare in maniera civile alle persone no?"
Signore: "Eh cosa gli ho dettto"
Signora: "Perchè non vai a lavorare, non avete voglia di lavorare"
Signora del banco: "Eh già" (annuendo)
Ernest: "Signora ma si rende conto di cosa sta dicendo?"
Signora: "Prima o poi ci mandano a noi a chiedere l'elemosina questi!"
Signore: "Si si, basta no se ne può più"
Ernest: "Vorrei vedere lei nelle sue condizioni in un paese straniero beccarsi delle risposte del genere, che cazzo di paese"... poi rivolto al ragazzo "lascia stare vieni via l'ignoranza è una cosa terribile".
Pomeriggio in quel di Spezia, prima della partita (come qualcuno sa già alleno una squadra di Allievi)...
Arrivo al campo.
Discesa dal pullman.
Si entra e ci dirigiamo verso gli spogliatoi. Spalti pieni di gente, una partita in corso... di ragazzi.
Steward a bordo campo con tanto di radiolina e spalle da buttafuori.
Ernest davanti ai cancelli degli spogliatoi chiusi.
Steward: "Dica"
Ernest: "Dobbiamo giocare dopo con la squadra di casa..."
Steward: "Dove sono i giocatori?"
Ernest: "Li vado a chiamare un attimo, ah eccoli"
Steward: "Li raggruppi tutti che entrate assieme"
Ernest: "Eh?!?!"
Steward: "Avanti..."
...si entra, qualche metro e sulla sinistra un folto gruppo di carabinieri e poliziotti.
Ernest rivolto ad un dirigente "Scusate ma cosa succede?"
Dirigente: "Eh oggi c'è Carrarese Spezia della Beretti (ragazzi di 18 -20 anni specifico) sa dovevamo tutelarci, è una partita a rischio..."
Ernest: "Ma sono ragazzi questi..."
Dirigente: "Si ma c'è anche qualche giocatore di Serie C!"
Ernest: "Ah beh allora!"
Credo che l'adeguamento delle persone e il giustificare sia persino peggio dello stesso fatto.
Un allegro sabato da società civile.
Signore e signori... i potenti mezzi del ministero dell'Interno

Lo so ci sono altri problemi e il calcio non arriva nemmeno tra i primi 100. Ma quello che abbiamo visto ieri nella mia città non era calcio, non assomigliava nemmeno allo sport.
Ne voglio parlare perchè nei fatti di ieri sera oltre alla violenza, alla stupidità dell'uomo si è potuto vedere tutta l'incompetenza del prefetto, del questore e quella di un ministero che ogni giorno ci ricorda quanto è bravo.
Ancora una volta ieri sera Genova ha bruciato. Gli scontri sono andati avanti fino alle 2 della notte, alcuni tifosi serbi non volevano uscire dallo stadio e quelli nel piazzale non volevano salire sui pulmann molto probabilmente per coprire chi sarebbe, ed è stato, individuato dalla polizia.

Voglio dire anche i bambini sapevano della pericolosità di questa tifoseria che non definirei nemmeno tale, diciamo di questi gruppi ultra nazionalisti (vedere la foto con braccio teso e slogan), magari gli stessi che la settimana scorsa hanno aggredito il gay pride. E in tutto questo il rappresentante dell'Osservatorio del ministero ha avuto il coraggio di dire che i controlli all'entrata sono stati fatti bene, che le autorità serbe non avevano dato notizie sulla violenza di questi facinorosi. Cioè devi aspettare che te lo dica la Serbia che i tifosi della Stella Rossa e del Partizan fanno casino????!?!?!?!
Questi gruppetti hanno potuto scorazzare per per la città tutto il pomeriggio, hanno imbrattato i muri di palazzo ducale, ci sono testimonianze di persone che hanno visto quel Lord incapucciato appeso ai vetri del Luigi Ferraris nelle prime ore della giornata ubriaco a infastidire chiunque. Dove erano in quelle ore le forze dell'ordine?
Da noi si parla di tessera del tifoso, hanno fatto perdere la voglia di andare allo stadio alle famiglie, la voglia di gustarsi uno sport, per poter entrare a vedere una partita bisogna fare una domanda in carta bollata e poi vediamo queste scene...
Ma per il ministro Maroni e i suoi osservatori va tutto bene, non ci sono problemi, loro sono il governo del fare, della sicurezza, ieri a Genova non c'erano poliziotti, tanto per dirne una il Viminale ha tagliato il 35% delle forze, hanno dovuto chiamato i rinforzi da Milano e Torino che probabilmente hanno fatto il viaggio a piedi perchè si sono visti solo in tarda serata.
Ieri sera si è sfiorata davvero una tragedia, come è entrata una tenaglia potevano entrare coltelli (è stato trovato un taglierino) e magari anche armi da fuoco. Ma d'altra parte al nostro ministero aspettano ancora informazioni dalla Serbia sui loro tifosi.
Scambio Borriello per 16500 dipendenti
Un post sul calcio? No, purtroppo no, sarebbe tutto molto più semplice. Lo so molto probabilmente quello che sto per scrivere non ha molto senso in questo mondo, e a molti sembrerà demagogia da bar, in una società dove persone che lavorano 8-10 ore al giorno, magari da precari, non arrivano neanche a 1000 euro al mese.
Però siccome questa cosa ce l'ho in mente da ieri la dico. Premetto che il discorso si potrebbe allargare ad altre società quindi il problema nello specifico non è la Roma, ma il sistema.
Allora perchè Borriello?
Se vi dico Unicredit a cosa pensate?
Se aggiungo un piano aziendale dal 2007 al 2011 di 16500 dipendenti da tagliare a cosa pensate? Si lo so anche la Fiat...
Se a tutto questo ci metto una simpatica giornata di calciomercato in cui la Roma si butta nella mischia per comprare il bomber rossonero?
E se logicamente giusto per finire ci metto anche la garanzia di 15milioni di euro data da Unicredit, che controlla la società della capitale, sull'acquisto?
Ah dimenticavo i 325milioni di debiti azzerati alla Italpetroli...
Non so a me visto che parliamo di palle girano e parecchio.
D'altra parte lo avevo premesso per qualcuno è demagogia, per altri si chiama PERDERE IL POSTO DI LAVORO.
Chissà magari la prossima volta che B. organizzerà un'altro show con l'amico Gheddafi i lavoratori Unicredit potrebbero chiedere un incontro per lasciare un curriculum visto che la loro banca si appresta ad aprire una filiale in Libia, e visto che il 7% delle sue azioni appartengono alla Lybian investment authority e alla Banca centrale libica.
Si lo so non dovevo farlo questo post...
"Non ce la faccio più. Da oggi non voglio più mangiare né bere"
"Non ce la faccio più. Da oggi non voglio più mangiare né bere".
Non si tratta di quello sullo stretto di Messina, no per quello si stanno attrezzando picciotti e n'drine per l'occasione, sto parlando di un ponte virtuale, di parecchi chilometri.
Quello tra Roma e Kabul.
Quindi il ponte dove sta.
Ora si capisce ancora di più la mancata indignazione del governo sull'arresto dei tre di emergency. Perchè?
Basterebbe domandarlo a Stefano Gugliotta, 25 anni, di Roma.
Si salvano i potenti, chi ha i soldi, chi ha avvocati famosi che fanno marchette televisive, si salvano imprenditori che entrano con la tartaruga sull'addome e dopo cinque minuti dicono di essere depressi per lasciare il carcere, si salva chi amici degli amici degli amici, si salva quello che ha amici nella lega e magari anche qualche amico nella squadra e naturalmente si salva chi ha legittimi impedimenti.
Gli altri non si salvano mai... Cucchi, Aldovrandi, Sandri, Giuliani e le violenze del G8, Uva, Saladino e tutti quelli che non sappiamo neanche.
Se indossi una maglia rossa e ti stai facendo i cazzi tuoi passando davanti ad uno stadio non ti salvi in questo paese... un paese dove un ragazzo di 25 anni è costretto a dire non ce la faccio più non voglio più mangiare nè bere.