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venerdì 21 giugno 2024 3 vostri commenti

Il calcio non è un paese per giovani

Il tifoso italiano si accorge dell’importanza dei vivai, del valore degli allenamenti e degli allenatori nei settori giovanili solamente quando la Nazionale fa brutte figure.
Poi se all’inizio del campionato presenti un 2007 in prima squadra al primo errore fischia anche quello dal bar.
Nei settori giovanili per molti è importante arrivare primi a tutti i costi invece di insegnare calcio.
E questo vale per tutte le categorie non solo in serie A.
lunedì 3 giugno 2024 12 vostri commenti

La solitudine dell'educazione

Quanti soggetti educativi incontrano i ragazzi durante il loro percorso? Tanti e troppi purtroppo sbagliano. 

Faccio l'istruttore di calcio da molti anni ormai, mi ricordo ogni volto allenato, le difficoltà e la meraviglia di trasmettere la passione a qualcuno. Devo però registrare che è sempre più difficile fare questo "mestiere". Troppi colleghi che pensano che il reale motivo dello stare in campo sia la vittoria di una coppa o un trofeo, dimenticando che lo sport è passione, rispetto dell'avversario, del compagno e sano agonismo.

Ultimamente mi è capitato di assistere ad una partita in cui il clima è diventato sempre più teso. Non una parola dalla panchina di chi avrebbe potuto indirizzare il comportamento dei ragazzi. 

Credo che anche questo faccia parte di un intervento culturale che potrebbe aiutare il paese, che potrebbe distogliere molti ragazzi dal disagio che vivono. Sembra però davvero una battaglia contro i mulini a vento. In questo negli anni, lo ammetto, mi sono sentito sempre più isolato. 

Per questo motivo sto valutando se continuare o meno, prendere una pausa per riflettere, perché dopo 25 anni circa di panchine il peso sta diventando sempre maggiore. 

lunedì 7 febbraio 2022 8 vostri commenti

Un muro

Inizio ad essere stanco di ritrovarmi solo in campo a cercare di insegnare ai ragazzi la lealtà, l’educazione sportiva, il rispetto dell’avversario e dell’arbitro. Cose che per me vengono prima del risultato, così come la figura dell’allenatore che dovrebbe essere istruttore/educatore.

Anche questo week end a cercare di placare gli animi durante una partita di calcio, mentre dall’altra parte il solito muro.

In questi mesi di chiusure ho sentito molti addetti ai lavori chiedere le riaperture “per i ragazzi”, poi sui campi si continuano a vedere robe del genere. Tutto in nome del risultato, del gol e della classifica.

Per non parlare degli spalti e di genitori che iscrivono i ragazzi nelle squadre che “vincono” senza badare a cosa insegnano e chi insegna.

Non esistono ragazzi cattivi, ma cattivi maestri si.

Credo ahimè di avere sempre meno a che fare con questo ambiente.
lunedì 12 luglio 2021 14 vostri commenti

Brexit 2021

Credo di essere diventato troppo vecchio per i calci di rigore, voglio il ritorno alla monetina. E via. Confesso la soddisfazione di  battere l'Inghilterra in casa loro, dopo i continui proclami da fenomeni, dopo gli exploit del loro Salvini biondo spettinato.

Al di là di questo, il giorno dopo è bene fare un'analisi di ciò che abbiamo visto ieri. Per l'ennesima volta il mio amato calcio ha dato prova di essere al di sopra di tutto, anche della normale logica e delle normali leggi. 

Uno stadio strapieno in pandemia fa solamente rabbrividire, scene davvero senza senso quelle viste ieri con tanto di esempio da parte di istituzioni che sembrano aver dimenticato il periodo in cui viviamo. 

La tanto millantata correttezza inglese poi ieri è svanita in un pochi attimi. Inno fischiato, medaglia del secondo posto tolta subito e pubblico che non ha assistito alla premiazione dei vincitori. 

Temo che scene del genere si vedano solo nel calcio purtroppo. Dove chi non vince è un perdente, un messaggio raccapricciante che viene mandato alle giovani generazioni. Se non vinci sei un fallito. Fa male tutto ciò, per chi ama questo sport. 

Per concludere, tornando a casa nostra, da ieri dobbiamo rivedere il termine distanziamento sociale. Evidentemente per il calcio non serve visto che in molte città, la mia compresa, sono stati allestiti maxi schermi con gente accalcata senza dispositivi. Mentre se bisogna andare a fare un visita serve un permesso del papa e quando ci riesci devi entrare senza un accompagnatore. 

Tempo difficili i nostri. 

lunedì 19 aprile 2021 13 vostri commenti

Il mio calcio

Per me il calcio rimarrà sempre quello di un pallone che finisce sotto una macchina, proprio al centro. A quel punto solo l'intervento della vicina con una scopa riportava tutto alla normalità e si ripartiva. 

Rimarrà sempre quello delle felpe usate come pali e una traversa fantasma, con litigate interminabili per un gol non gol, altro che Var. 

Rimarrà sempre quello del rumore del Supertele, che se riuscivi ad addomesticare quel pallone eri davvero un fenomeno, ma quello vero. 

Rimarrà quello delle scivolate nel campetto dei San Nazaro, con le cicatrici che poi erano mostrate come trofei in giro per la spiaggia con litri e litri di mercurocromo.

Rimarrà quello delle corse per arrivare primo dentro al campo e poter essere nei dieci della partita. 

Rimarrà quello del tutti contro tutti. 

Rimarrà quello dei mille tentativi per rifare la rovesciata di Pelé in Fuga per la vittoria. 

Rimarrà quello del mio esordio a Sori con la maglia numero 8 del Cosmos Usve 1913. 

Rimarrà quello dei calzettoni che andavano davanti alla scarpa quando pioveva e il campo sembrava una palude. 

Rimarrà quello che se dicevi qualcosa al mister o all'arbitro quando uscivi le prendevi ancora da tuo padre.

Rimarrà quello dei volti delle ragazze e dei ragazzi che ho allenato e dei discordi interminabili fatti nello spogliatoio.

Rimarrà quello delle passeggiate in Corso Italia con la smania di incontrare qualcuno con la radiolina e chiedere "quanto fa il Genoa?"

Rimarrà quello di Signorini che piange sotto la gradinata Nord, della serata di Genoa Oviedo, delle capriole di Thomas, delle giocate di Pato, delle punizioni di Branco. 

Rimarrà quello della Coppa delle Coppe, della Coppa Uefa e della Coppa dei Campioni, delle partite tutte alla stessa ora, di novantesimo minuto e i suoi giornalisti da fumetto, con Luigi Necco che salutava Milano. 

Rimarrà quello delle storie di uomini, favole, come quella del Verona dello scudetto, del Genoa di Bagnoli, ahimè anche dello scudetto della Sampdoria, dell'Atalanta, del Chievo dei miracoli, del Leicester. Dei piccoli che ce la fanno. 

Il resto ormai è solo business, formazioni che non si conoscono nemmeno perché cambiano casacca ogni mese, orari improbabili e campionati d'élite. 

Tenetevi tutto, il bello noi lo abbiamo già visto e nessuna offerta potrà mai portarcelo via. 


martedì 19 novembre 2019 14 vostri commenti

Non si ferma

Amo il calcio. 
Sono dentro questo sport da 38 anni, ho iniziato a giocare a 6 anni. Le prime scarpette e quel campetto di calcio in gomma me lo ricordo ancora. Ogni volta che ci ripasso davanti il pensiero va a quegli anni, ai sogni di un bambino con il suo pallone che in quel momento è solo ed esclusivamente suo e non lo vuole dare a nessuno. 
Faccio l'allenatore da vent'anni quasi, ho sempre cercato di insegnare ai ragazzi e ragazze i valori dello sport, il rispetto dell'avversario, la cultura della sconfitta, il senso del gruppo e della fatica per raggiungere un traguardo. Ci sono stati anni belli, fantastici e indimenticabili, ma anche quelli anonimi o brutti da accantonare come in tutte le cose. 
Ora però fatico. 
Credo che prima o poi scenderò da questo treno impazzito che ha perso da tempo la giusta direzione, che ha a che fare purtroppo anche con i progetti assurdi di genitori, parenti o affini che vedono nel calcio una possibilità di carriera. Ma soprattutto per quanto riguarda tutto il contorno che spesso è fatto di rabbia repressa portata sugli spalti e maleducazione sventolata ai quattro venti. 
Leggere la notizia dell'ennesima aggressione verbale ad un arbitro, questa volta in Sardegna, una ragazza di 17-18 anni che dirigeva una partita di Giovanissimi, ovvero ragazzi di 13 anni, fa male al cuore e fa venire voglia di smettere, di gettare la spugna. 
Dovrebbe far riflettere tutti gli addetti ai lavori e non solo. Purtroppo anche questo fatto passerà come molti altri, finendo nel dimenticatoio presto. Quando invece ci vorrebbero prese di posizioni della federazione, stop dei campionati, allontanamento definitivo di tecnici dirigenti violenti, allontanamento dai campi di parenti scellerati.
Ma è un treno impazzito, come ho detto.
E non si ferma.
venerdì 20 febbraio 2015 42 vostri commenti

Ignoranza senza confini

Guardando le foto degli atti vandalici dei tifosi del Feyenord a Roma viene da domandarsi dove sia il tanto sbandierato livello di civiltà del nord.
Poi ci si rende conto che il rischio è quello di cadere negli stessi discorsi che fanno i razzisti, perché  i violenti, gli incivili, quelli che per comunicare usano il dito medio, quelli che devono urlare, quelli che non hanno capito il vero senso dello sport e dello stare al mondo in una civiltà... sono ovunque. A sud, a nord, a oriente e occidente, dentro e fuori i luoghi di culto,  vicino al nostro ufficio o su un social network, sull'autobus o affianco a noi sulla corsia del sorpasso, in fila alla posta o al cinema.
Non c'è confine che tenga.
Si chiama ignoranza.
Da non sottovalutare.
mercoledì 25 giugno 2014 34 vostri commenti

Ogni 4 anni

Se c'è una cosa che piace fare all'italiano è quella di criticare  situazioni come quelle dell'eliminazione della nazionale di calcio ai mondiali in Brasile.
Nello specifico ogni 4 anni (a parte una parentesi felice in Germania) in Italia ci si accorge che c'è qualcosa che non va nel mondo del calcio. Al fischio dell'arbitro che decreta l'eliminazione della nazionale si inizia ad inveire contro qualunque cosa... giovani che non vengono valorizzati, stadi vuoti, partite di calcio a pagamento, tessere per andare allo stadio, violenza, stipendi troppo alti e molto molto altro.
Poi verso metà agosto i campi di calcio delle rispettive squadre iniziano a riempirsi degli stessi tifosi e le pay per view contano i soldi delle partite vendute. 
In pochi secondi i problemi emersi in giugno vengono dimenticati.
Così se per caso una società decide di mettere tra i titolari qualche giovane nelle strade si alzano barricate, le vie sotto le sedi delle società si riempono e il rumore inizia a fare a gara con quello del traffico.
In pochi mesi ci si dimentica delle critiche e  si ricomincia a gridare, litigando al bar per qualche risultato, scordandosi del fatto che da anni i vivai vengono dimenticati e che si preferisce pescare all'estero a caso, 
scordandosi che per andare allo stadio ormai bisogna chiedere un permesso firmato dalla Nato, scordandosi che i prezzi dei biglietti sono da manette, scordandosi che in serie A ci sono stipendi che non sappiamo nemmeno scrivere, scordandosi che troppe volte ci troviamo a commentare la morte di qualche ragazzo come in questi giorni per una partita di calcio, scordandosi che abbiamo una federazione che non prende una decisione sensata a tutti i livelli dalle scuole calcio alla serie A, scordandosi che ogni domenica alcuni giocatori lanciano messaggi vergognosi che spesso vengono ripetuti dai ragazzi nei campi di calcio, scordandosi che molte volte assistiamo a scene da brividi sui campi di calcio dilettanti.
Ho smesso di andare allo stadio anni da, amo il calcio quello che non c'è più, provo ad insegnarlo ai ragazzi con la consapevolezza di lottare contro mille problemi e la paura che sia una battaglia persa.
martedì 17 giugno 2014 31 vostri commenti

Quando due felpe facevano una porta

Ricordo, anche se ho solo 38 anni, come era diverso il calcio e con lui tutta la società.
E se per caso lo dimenticassi basterebbe riprendere in mano i vecchi album  perennemente con tre o quattro figurine mancanti sempre delle stesse società come se fosse un rituale, una firma.
Un salto immenso da fare guardando le foto di giocatori che a 18 anni sembravano mio padre adesso, baffi incredibili lunghi a tal punto che uscivano dai margini della foto.
Magliette con colletti che neanche Sandro Ciotti avrebbe potuto tanto, pancette che si intravedevano dai profili delle maglie che a differenza di oggi erano comode e larghe in grado di far notare la velocità del giocatore. Niente aerodinamica né pettorali da copertina, niente marche strapagate ma calzettoni tirati giù con tibie da saletta di ortopedia.
Anni in cui il grasso lo si dava sulle scarpe e non in testa, quando gli spogliatoi sapevano di olio canforato e non di champagne o Acqua di Giò, quando ti sedevi dove volevi e non servivano tessere, quando per i mondiali non servivano stadi nuovi ma solamente un campo, 11 giocatori e persone sugli spalti.
E si chiamava ancora sport.

mercoledì 11 luglio 2012 15 vostri commenti

Tre metri sopra la poltrona... circa.

Ci sono ricordi più o meno  chiari, certe cose rimangono più impresse, altre meno, altri vengono cancellati e poi rimossi. 
Avevo 6 anni quella sera e di tutto quello che successe poi, ricordo una cosa... io sulla poltrona e quel rigore sbagliato. Antonio Cabrini prende la palla la posiziona sul dischetto, prende la rincorsa e calcia. Fuoriiiiiiiiiiiiiii alla sinistra del portiere!


Dopo ricordo solo il mio salto. Ero seduto nel tinello, lo chiamavamo così, sulla poltrona davanti alla televisione, credo ci fosse anche io mio bisnonno. Sarà che quando sei piccolo sembra tutto magico ma  io mi ricordo di essere arrivato a pochi centimetri dal soffitto... un salto alla Juri Chechi. Poi non ricordo altro solo questo.
Non ricordo l'urlo di Tardelli, ma ricordo di averlo provato migliaia di volte al campetto al mare, braccia larghe gola tirata e urla alla tarzan, il tutto naturalmente a porta vuota.
Era tutto così limpido.
Poi invece sono cresciuto e ho iniziato a leggere di calcio scommesse che c'era già a quei tempi, di vittorie che mettono a tacere tutto e di partite comprate con pareggi impossibili, baste leggere "La trilogia della censura" di Oliviero Beha.
Mah che dire io stasera magari riprovo a fare quel salto e magicamente ritornerà tutto più limpido... o forse no.
mercoledì 30 maggio 2012 30 vostri commenti

Qui dove tutto scorre... al contrario.

Questo continua ad essere inesorabilmente uno strano paese. 
Tutto scorre fino quando non si toccano i nervi scoperti. 
Così infatti per l'ennesima volta siamo qui a commentare una tragedia come il terremoto in Emilia, popolazioni colpite da un colpo che non posso neanche immaginare, vite perdute, lacrime e macerie. Ora ci tocca sentire gli speciali, i professori che vanno davanti alla televisione a fare previsioni, a dissertare su teorie che nessuno può avere. 
Ci tocca vedere gli strapagati del video con la bacchetta indicare questa o quella zona che ora è gialla ma dovrebbe essere rossa, se non viola. I politici di turno che dicono noi avevano chiesto le revisioni e avevamo chiesto quello e quell'altro.
Poi il solito numero per l'invio dei soldi, da dare sia chiaro, e la solidarietà che scatta.
Poi ci sarà il silenzio, come al solito e il nulla di fatto unica cosa sicura in questo paese.
Già perché dopo ogni terremoto si parla di messa in sicurezza e poi niente, si dice che il terremoto fa le vittime per colpa delle costruzioni dell'uomo e poi si lascia tutto come prima.
Piano piano la testa si gira, il problema si allontana e col passare del tempo svanisce. Si entra in quella categoria chiamata "terremotati che non fanno più notizia".
Uno strano paese.
Dove il presidente del consiglio può dire quello che vuole e non succede niente, chiedere sacrifici assurdi a chi ne ha già fatti tanti, bloccare gli aiuti ai terremotati,  far pagare l'Ici su una casa da 140mila euro con sopra un mutuo, alzare la benzina indiscriminatamente ma NON PUO' DIRE UN CAZZO SUL CALCIO SIGNORI!
Il calcio non si tocca altrimenti sei VERGOGNOSO, IN MALAFEDE, E AFFONDATORE DEL PAESE, quando poi da anni quello non è più uno sport ma un insieme di interessi di banche imprenditori e miliardari. Il calcio è nelle piazzette dove non serve la diretta Tv, ma bastano felpe per i pali e tanta passione, il tutto  completamente gratis.
Quindi per il resto  chissenefrega. Intanto che importa se continuano ad assolvere capi della polizia che poi vanno al governo, che importa se cadono le fabbriche sugli operai che stanno lavorando, che importa se la soglia della povertà incombe, che importa se i suicidi sono all'ordine del giorno.
La cosa importante è che ad agosto inizi il campionato.
Il resto è solo noiosa pubblicità.
giovedì 17 maggio 2012 12 vostri commenti

Negli occhi dei bambini


In fondo come dovrebbe essere il calcio, lo sport?
Quali dovrebbero essere le reazioni e i comportamenti degli addetti a i lavori e di chi sta fuori?
Guardando questo video dovrebbe essere racchiuso tutto qui. Una bambina, la figlia del capitano della squadra di calcio olandese De Graafschap, si avvicina al padre in lacrime per la retrocessione, lo consola.
I ruoli si invertono la piccola che si abbassa per andare a cercare il volto del grande come a dirgli "dai su in fondo è solo un gioco".
Solo un gioco. Solo un gioco.
Quanto tempo è passato da quel calcio che era solo un gioco, da tanti anni ormai è diventato una specie di area vietata ai minori oserei dire, un agglomerato di diritti acquisiti non si sa bene come per rimanere in un limbo al di fuori della realtà quotidiana.
La mano tesa di quella bimba riporta indietro al calcio da piazzetta, ai pali inventati, alle squadre fatte con "miscela", ai migliori scelti prima e ai grammi presi di peso, a quelli con in piedi quadrati messi in porta e alle eterne sfide finite 44 a 45.
Il calcio, lo sport e anche la vita dovrebbe tornare ad essere un bambino che corre dietro ad un supertele sgonfio che si immedesima nell'attaccante e nel difensore contemporaneamente, con tanto di telecronaca e urla dei tifosi.
Alla ricerca del gol, della parata e dell'emozione.

martedì 24 aprile 2012 21 vostri commenti

Io lo amo ma non c'è più

Io amo lo sport, mi piace farlo, vederlo e leggerne anche. Amo il calcio, l'ho praticato per tanti anni e ora come qualcuno forse sa già alleno nel settore giovanile di una squadra di Genova.
Forse ho sbagliato tempo dei verbi, sarebbe giusto dire amavo il calcio. Si perché ormai sono anni che il vero senso delle sport in questa disciplina si è perso. 
Non sto parlando solo di professionismo dove cifre allucinanti vengono pagate da presidenti che se ne fottono dei bilanci e di tutto, dove comanda il dio denaro e la televisione, dove tutto fa spettacolo e tutto vende. Parlo anche purtroppo di quello dei campi di periferia, dei campionati giovanili dove troppe volte si vedono emulare comportamenti che i cosiddetti "professionisti" si sentono liberi di fare.
Quante volte probabilmente abbiamo fatto questo discorso... già. Ma troppe volte non è stato fatto niente, il tessuto sociale soprattutto in alcuni quartieri ha molto sostegno da parte delle società di calcio  che operano in quelle strade. Noi allenatori abbiamo una responsabilità che va ben oltre quella di saperli mettere in campo e insegnargli a fare gol su punizione. Il nostro ruolo è e deve essere quello di educatori, che insegnano le regole del gruppo, della collaborazione, del sacrificio, del saper gestire una vittoria, del rispetto dell'avversario e soprattutto della cultura della sconfitta.
Veniamo aiutati? No.
La stessa federazione che in queste ore sta alzando la voce dopo i fatti di Genova è quella federazione che durante l'anno se ne frega di come un allenatore gestisce il proprio gruppo, è la stessa federazione che applica regole disciplinari vergognose rimettendo in campo dopo poche settimane chi è colpevole magari di gesti violenti, la stessa federazione che mette in condizione i ragazzi di giocare a pochi minuti dalla fine della scuola senza poter fa una corretta alimentazione. Nessun controllo particolare sugli allenatori che fanno il bello e il cattivo tempo unici responsabili dei cosiddetti ragazzi "cattivi".
Viene da domandarsi perchè in questo paese ci si occupa dei problemi solo se passano attraverso il tubo catodico? 
Ai miei ragazzi insegno la sportività, gioiamo quando vinciamo ma il massimo risultato lo abbiamo raggiunto quando alla fine della partita persa andiamo a stringere la mano all'avversario quindi potete capire come non abbia apprezzato le scene avvenute a Marassi. 
Ma mi chiedo, questo è ancora calcio? No non lo è più. Ha smesso di esserlo quando il denaro si è sostituito al pallone, quando le Tv hanno deciso il calendario di un campionato, quando la federazione china la testa nei confronti dei potenti per fare la voce grossa con le piccole, quando presidenti parlano di etica e sportività e poi comprano le partite con qualche euro in una valigetta, quando i giocatori il giorno prima hanno una maglia e tre ore dopo baciano il gagliardetto di una città., quando lo stipendio di un terzino non può essere raggiunto da un precario nemmeno se vivesse 5 milioni  di vite.
Abbiamo perso lo spirito del calcio, ha smesso di essere uno sport ed è diventato solo affari, una commistioni tra interessi di pochi e politica, con decreti fatti ad hoc per spalmare i debiti di società imbarazzanti, quando poi se la tua azienda ha è in rosso chiude e ti lascia a casa.
Provate a pensare un attimo a quanto ora si sta parlando dei fatti di Genova e a tutte le indignazioni e quanto abbiamo parlato di quello che è successo sulll'aereo Roma-Tunisi con un ragazzo immigrato imbavagliato? Pensate al fatto che dopo un secondo Repubblica aveva oscurato la faccia del poliziotto, tenendo ben in vista quelle del ragazzo... pensate poi al fatto che a Genova il giorno dopo dei giornalisti si sono permessi di scrivere alcuni nomi e cognomi delle persone che erano sedute sulle griglie allo stadio.
Lo ripeto a scanso di equivoci, sono gesti da non fare, eventualmente ci sono altre forme di contestazione, come ad esempio non andare allo stadio, andarsene o altro. Ma il punto vero è un altro...
Chi è che deve farsi un esame di coscienza?
La federazione ha forse il diritto di parlare dopo che ormai vende uno sport da anni?
La lega ha il diritto di parlare dopo che gioca all'asta con i diritti televisivi?
Le società e i presidenti possono parlare dopo che vengono beccati a comprare partite ogni anno?
Le televisioni possono parlare dopo che passano ore sui teleschermi con dibattiti che riguardano il fuorigioco di 5 cm piuttosto che fallo di mano a centrocampo?
I giocatori possono parlare dopo il calcio scommesse per non parlare di ciò che guadagnano?
Blatter può parlare di etica dopo che migliaia di squadre nel mondo sono sponsorizzate da società di scomemesse?
Io amo il calcio. Quello vero, quello giocato in una piazzetta, con 4 felpe a fare i pali, senza fuori, senza arbitri, con regole non scritte ma sempre rispettate, con punteggi incredibili, con rivincite delle rivincite, spareggi e i "chi vince resta" da rimanere per strada fino alla sera, quello che si esprime col sacrificio del compagno per l'altro, che lotta per vincere ma che ha una mano tesa pronta a  tirar su tutte le volte che si perde. Il calcio dei palloni sgonfi, dei super tele e delle maglie di tutti i colori con l'unico sponsor una  macchia di sugo del giorno prima.
Io lo amo, ma non c'è più.
lunedì 12 marzo 2012 24 vostri commenti

Cazz' guardi! Io conosco un parlamentare.

La storia del mondo è composta da tante, piccole e grandi, concessioni. Privilegi lasciati ai pochi sulle spalle di molti, diritti acquisiti solamente in base alla posizione occupata sulla scala sociale.
Ogni giorno ci imbattiamo in casi simili. Incontriamo i nostri capi per le scale che possono permettersi di non salutarti dall'alto della loro busta paga. Arriviamo nel parcheggio dell'ufficio e ci accorgiamo che come al solito nel posto delle moto ha parcheggiato il suo Suv uno di quelli che "non si possono toccare".  Guardiamo in televisione lo strapagato giocatore di calcio dire "Cazzo guardi?" ad una giornalista e ridiamo, perchè quel cazzo guardi lo ha detto uno che conta, e se lo usa lui è un linguaggio diretto, se a farlo siete voi siete solo dei maleducati sicuramente usciti da una delle tante scuole pubbliche del paese comandate da comunisti.
Oppure per andare sul quotidiano politico basta fare un passo in banca per accorgersi che per avere un mutuo in tempo di crisi ad un buon tasso bisogna essere un parlamentare o comunque essere portati da lui.


Perchè bisogna essere "il top dei top" per certe cose.
Bisogna  tornare a scuola per capire certe cose, riprendendo i vecchi appunti troverete che l'Euribor varia a seconda del lavoro che fate e del potere che avete. Asini!
E allora scoprirete con somma gioia che per voi sudditi ingrati la rata di un mutuo sarebbe 1046 euro, mentre con un amico senatore si abbasserebbe a 818 euro. Straccioni che non siete altro! In ginocchio.
"Perchè ci deve essere sempre un senatore dietro"...
...e quindi conviene camminare con le spalle al muro.
giovedì 9 giugno 2011 17 vostri commenti

Magari fossimo ancora quella piazza caro Buffon!

"Siamo sempre l'Italia di piazzale Loreto, basta un nome in prima pagina e tutto viene infangato, quando il fatto per ora non è chiaro. Bisogna stare molto attenti a dare giudizi troppo veloci: anni fa ci sono passato anch'io, infangato in prima pagina per una cosa nella quale non c'entravo per niente. Per ora stiamo facendo solo questo, cioè una grande pubblicità a uno scandalo dove per ora non c'è nulla di concreto"

Allora diciamo che è giusto non infangare le persone, assolutamente indispensabile per una democrazia.
Diciamo anche che tutti, ripeto, tutti hanno il diritto di difendersi.
Ma per favore certi paralleli il signor Buffon, quello che anni fa si scrisse sulla maglia "boia chi molla" giustificandosi dicendo che non aveva studiato la storia, ce li potrebbe risparmiare visto che in questo caso si parla di imbarazzanti personaggi che scommettevano su tutto e in quella piazza invece si puntava ad una democrazia.
Il duce non fu giudicato troppo velocemente, casomai in quella piazza qualcuno si era imboscato per cancellare il suo passato fascista, le prove furono i 20 anni di dittatura e non un'intercettazione con Storace.
Non lo siamo più quella piazza purtroppo, se lo fossimo non saremmo in questa situazione, non ci sarebbero stati subito dopo la liberazione fascisti in giro nelle stanze dei bottoni e non avremmo tutto il fascismo dilagante che ora abbiamo davanti agli occhi.
mercoledì 30 marzo 2011 15 vostri commenti

"La mia storia è simile a quella di Federico Aldovrandi, Gabriele Sandri, Stefano Cucchi, Carlo Giuliani ma io sono ancora vivo e posso parlare"

Verona, 24 settembre 2005.
Prima gli urli, i gol fatti e quelli mancati, gli schiamazzi, qualche slogan e tanti cori.
Il percorso insieme, si parla della partita, si parla di tutto , si parla.
Stazione, arrivati.
Il treno pronto, qualcuno sale, qualcuno no sale dopo.
Poi...
...urla diverse, divise, tante divise.
Lacrimogeni buttati nei vagoni, panico, paura di tutti.
Altre divise che dicono "non siamo stati noi", allora quali altre divise?
Poi cariche e manganelli girati.
Un corpo a terra e come formiche su una brciola tante divise sopra, con un unico scopo, colpire la testa.
Il corpo si rialza, barcolla, gli amici lo sorreggono ma vomita, vomita e vorrebbe vomitare anche lo schifo per quanto è successo ma poi sviene.
Ospedale, le cose vanno meglio. Anzi no.
Coma.
Silenzio.
Omertà e coperture reciproche.

"E' stato un sasso dei tifosi avversari"
"E' caduto da solo"
"La colpa è degli scontri avvenuti prima"

Le divise si coprono.
Ma poi torna la luce e c'è il risveglio.
E una formica esce dal gruppo con la divisa indosso e fa domande a quel corpo che ha un nome Paolo Scaroni, 34 anni, tante domande.
E riceve risposte...

"sono stato travolto da una carica di “alleggerimento” del reparto celere in servizio quel giorno per mantenere l’ordine pubblico e picchiato a sangue, senza avere nemmeno la possibilità di ripararmi. Sottratto al pestaggio dagli amici (colpiti loro stessi dalla furia delle manganellate), sono entrato in coma nel giro di pochissimo e quasi morto."

...risposte scomode.
E Paolo scrive, chiede spiegazioni al ministro Maroni con una lettera...

...Le mie funzioni fisiche sono state ridotte notevolmente, e nonostante la lunga riabilitazione a cui mi sottopongo da anni con molta tenacia non avrò molti margini di miglioramento. Questo lo so quasi con certezza: l’unica cosa funzionante come prima nel mio corpo infatti è il cervello, attivo come non mai. Dopo quattro anni non ho ancora stabilito se questa sia stata una fortuna.
Ho perso il lavoro, sebbene abbia un padre caparbio che insiste nel mandare avanti la mia ditta, sottraendo tempo e valore ai suoi impegni.
Ho perso la ragazza.
Ho perso il gusto del viaggiare (il più delle volte quelli che erano itinerari di piacere si sono trasformati in veri e propri calvari a causa delle mie condizioni fisiche), nonostante mi spinga ancora molto lontano.
Ho perso soprattutto molte certezze, relative alla Libertà, al Rispetto, alla Dignità, alla Giustizia e soprattutto alla Sicurezza...

...niente risposta, niente risarcimento, niente di niente di niente.
Si ora un processo ai poliziotti incriminati che però rischia di finire in prescrizione, come sempre.
E magari poi con delle belle promozioni.

...Sembra un paradosso, ma in un Paese come il nostro in cui si parla tanto di “certezza della pena”, di “responsabilità” e di “omertà”, proprio coloro che dovrebbero dare l’esempio agiscono impuniti infrangendo ogni legge scritta e non, disonorano razionalmente la divisa e l’istituzione rappresentata, difendono chi fra loro sbaglia impunemente...

Un brutto film già visto, con i finali scritti nelle stanze dei bottini.

...Mi appello a Lei ed a tutte le persone di buon senso affinché questi uomini vengano fermati ed impossibilitati nello svolgere ancora il loro “dovere”.
Chiedo quindi che si faccia il processo e nulla sia insabbiato.
Cordiali saluti.
Paolo Scaroni, vittima di uno Stato distratto.

Uno Stato che mette la testa sotto terra in questi casi, in questi troppi casi.

«La mia storia è simile a quella di Federico Aldovrandi, Gabriele Sandri, Stefano Cucchi, Carlo Giuliani la differenza è che io sono ancora vivo e posso parlare»
martedì 29 marzo 2011 18 vostri commenti

Tra una lite davanti ai banchi del mercato e una partita di calcio giovanile con tanto di scorta

Sostengono in molti che è difficile imbattersi nella dura e cruda realtà italiana, che molte volte il decadimento culturale che denunciamo è solo un continuo lagnarsi (ricordo a memoria un ometto che disse colpa dei pessimisti).
Sostengono inoltre in molti che in fondo bisognerebbe chiudere gli occhi di fronte a certe cose, voltarsi dall'altra parte, non indignarsi, continuare per la propria strada...

Mattina al mercato...

Ernest: "Si vanno bene così le patate grazie basta"
Qualche metro più un la...
Ragazzo di colore: "Signora vuole un pacchetto di fazzoletti"
Signora: "No"
Ragazzo: "un accendino?"
Signora: "No"
Ragazzo "Un euro ce l'ha per favore?"
Signora: "uhmmm..."
Signore più anziano vicino a Ernest: "Non vedi che ti ha detto di no! Te ne vai!"
Signora: "Eh ti ho detto di no!"
Signore: (avvicinandosi al ragazzo toccandogli la spalla) "Te ne devi andare"
Ernest: (col sangue che ribolle nelle vene) "Va be basta così, si può anche parlare in maniera civile alle persone no?"
Signore: "Eh cosa gli ho dettto"
Signora: "Perchè non vai a lavorare, non avete voglia di lavorare"
Signora del banco: "Eh già" (annuendo)
Ernest: "Signora ma si rende conto di cosa sta dicendo?"
Signora: "Prima o poi ci mandano a noi a chiedere l'elemosina questi!"
Signore: "Si si, basta no se ne può più"
Ernest: "Vorrei vedere lei nelle sue condizioni in un paese straniero beccarsi delle risposte del genere, che cazzo di paese"... poi rivolto al ragazzo "lascia stare vieni via l'ignoranza è una cosa terribile".

Pomeriggio in quel di Spezia, prima della partita (come qualcuno sa già alleno una squadra di Allievi)...

Arrivo al campo.
Discesa dal pullman.
Si entra e ci dirigiamo verso gli spogliatoi. Spalti pieni di gente, una partita in corso... di ragazzi.
Steward a bordo campo con tanto di radiolina e spalle da buttafuori.
Ernest davanti ai cancelli degli spogliatoi chiusi.
Steward: "Dica"
Ernest: "Dobbiamo giocare dopo con la squadra di casa..."
Steward: "Dove sono i giocatori?"
Ernest: "Li vado a chiamare un attimo, ah eccoli"
Steward: "Li raggruppi tutti che entrate assieme"
Ernest: "Eh?!?!"
Steward: "Avanti..."

...si entra, qualche metro e sulla sinistra un folto gruppo di carabinieri e poliziotti.
Ernest rivolto ad un dirigente "Scusate ma cosa succede?"
Dirigente: "Eh oggi c'è Carrarese Spezia della Beretti (ragazzi di 18 -20 anni specifico) sa dovevamo tutelarci, è una partita a rischio..."
Ernest: "Ma sono ragazzi questi..."
Dirigente: "Si ma c'è anche qualche giocatore di Serie C!"
Ernest: "Ah beh allora!"

Credo che l'adeguamento delle persone e il giustificare sia persino peggio dello stesso fatto.
Un allegro sabato da società civile.
mercoledì 13 ottobre 2010 37 vostri commenti

Signore e signori... i potenti mezzi del ministero dell'Interno


Davvero difficile commentare una serata come quella di ieri sera.
Lo so ci sono altri problemi e il calcio non arriva nemmeno tra i primi 100. Ma quello che abbiamo visto ieri nella mia città non era calcio, non assomigliava nemmeno allo sport.
Ne voglio parlare perchè nei fatti di ieri sera oltre alla violenza, alla stupidità dell'uomo si è potuto vedere tutta l'incompetenza del prefetto, del questore e quella di un ministero che ogni giorno ci ricorda quanto è bravo.
Ancora una volta ieri sera Genova ha bruciato. Gli scontri sono andati avanti fino alle 2 della notte, alcuni tifosi serbi non volevano uscire dallo stadio e quelli nel piazzale non volevano salire sui pulmann molto probabilmente per coprire chi sarebbe, ed è stato, individuato dalla polizia.


Proprio questa immagine ci rimarrà impressa per molto tempo. Questo personaggio, individuato e arrestato poi, ha in mano delle tenaglie. Dico delle tenaglieeeeeeeeeeeeee! Ieri sera a caldo arrivavano testimonianze di genitori che raccontavano di essere stati fermati dalla polizia perchè i loro figli di 14 anni portavano maglie o sciarpe di Genoa e Sampdoria, tappi delle bottiglie di plasitca tolti, documenti chiesti a ragazzini di 14 anni mentre a pochi metri c'era un signore con il passamontagna con in mano una tenaglia, tifosi serbi, non tutti e questo va sempre ricordato (una delle immagini più tristi di ieri sera è quella di una ragazzina serba scioccata da quello che stava succedendo attorno), che tiravano fumogeni, bottiglie di vetro scagliate nel dopo partita contro giornalisti e forze dell'ordine. Dove avevano preso quelle bottiglie?
Voglio dire anche i bambini sapevano della pericolosità di questa tifoseria che non definirei nemmeno tale, diciamo di questi gruppi ultra nazionalisti (vedere la foto con braccio teso e slogan), magari gli stessi che la settimana scorsa hanno aggredito il gay pride. E in tutto questo il rappresentante dell'Osservatorio del ministero ha avuto il coraggio di dire che i controlli all'entrata sono stati fatti bene, che le autorità serbe non avevano dato notizie sulla violenza di questi facinorosi. Cioè devi aspettare che te lo dica la Serbia che i tifosi della Stella Rossa e del Partizan fanno casino????!?!?!?!
Questi gruppetti hanno potuto scorazzare per per la città tutto il pomeriggio, hanno imbrattato i muri di palazzo ducale, ci sono testimonianze di persone che hanno visto quel Lord incapucciato appeso ai vetri del Luigi Ferraris nelle prime ore della giornata ubriaco a infastidire chiunque. Dove erano in quelle ore le forze dell'ordine?
Da noi si parla di tessera del tifoso, hanno fatto perdere la voglia di andare allo stadio alle famiglie, la voglia di gustarsi uno sport, per poter entrare a vedere una partita bisogna fare una domanda in carta bollata e poi vediamo queste scene...
Ma per il ministro Maroni e i suoi osservatori va tutto bene, non ci sono problemi, loro sono il governo del fare, della sicurezza, ieri a Genova non c'erano poliziotti, tanto per dirne una il Viminale ha tagliato il 35% delle forze, hanno dovuto chiamato i rinforzi da Milano e Torino che probabilmente hanno fatto il viaggio a piedi perchè si sono visti solo in tarda serata.
Ieri sera si è sfiorata davvero una tragedia, come è entrata una tenaglia potevano entrare coltelli (è stato trovato un taglierino) e magari anche armi da fuoco. Ma d'altra parte al nostro ministero aspettano ancora informazioni dalla Serbia sui loro tifosi.
mercoledì 1 settembre 2010 21 vostri commenti

Scambio Borriello per 16500 dipendenti

Borriello alla Roma!!!!
Un post sul calcio? No, purtroppo no, sarebbe tutto molto più semplice. Lo so molto probabilmente quello che sto per scrivere non ha molto senso in questo mondo, e a molti sembrerà demagogia da bar, in una società dove persone che lavorano 8-10 ore al giorno, magari da precari, non arrivano neanche a 1000 euro al mese.
Però siccome questa cosa ce l'ho in mente da ieri la dico. Premetto che il discorso si potrebbe allargare ad altre società quindi il problema nello specifico non è la Roma, ma il sistema.
Allora perchè Borriello?
Se vi dico Unicredit a cosa pensate?
Se aggiungo un piano aziendale dal 2007 al 2011 di 16500 dipendenti da tagliare a cosa pensate? Si lo so anche la Fiat...
Se a tutto questo ci metto una simpatica giornata di calciomercato in cui la Roma si butta nella mischia per comprare il bomber rossonero?
E se logicamente giusto per finire ci metto anche la garanzia di 15milioni di euro data da Unicredit, che controlla la società della capitale, sull'acquisto?
Ah dimenticavo i 325milioni di debiti azzerati alla Italpetroli...
Non so a me visto che parliamo di palle girano e parecchio.
D'altra parte lo avevo premesso per qualcuno è demagogia, per altri si chiama PERDERE IL POSTO DI LAVORO.
Chissà magari la prossima volta che B. organizzerà un'altro show con l'amico Gheddafi i lavoratori Unicredit potrebbero chiedere un incontro per lasciare un curriculum visto che la loro banca si appresta ad aprire una filiale in Libia, e visto che il 7% delle sue azioni appartengono alla Lybian investment authority e alla Banca centrale libica.
Si lo so non dovevo farlo questo post...
mercoledì 12 maggio 2010 41 vostri commenti

"Non ce la faccio più. Da oggi non voglio più mangiare né bere"



"Non ce la faccio più. Da oggi non voglio più mangiare né bere".

Il primo ponte il governo è riuscito a farlo.
Non si tratta di quello sullo stretto di Messina, no per quello si stanno attrezzando picciotti e n'drine per l'occasione, sto parlando di un ponte virtuale, di parecchi chilometri.
Quello tra Roma e Kabul.

"La mia unica colpa è avere una maglietta rossa. Quando mi hanno fermato hanno detto che ero il ragazzo che cercavano, con la maglietta rossa. E giù cazzotti, subito. Non ho capito niente. Io manco ci vado allo stadio. E sò della Lazio"

La vicenda dei tre volontari di emergency è ancora vicina, e nessuno ancora nessuno ha dato spiegazioni dell'arresto o meglio del sequestro, senza dirlo a Frattini altrimenti si offende.
Quindi il ponte dove sta.

"Non riesco neppure a guadare più tanto la tv. Appena c'è una notizia di sport ritorna lo choc, rivedo tutto"

Beh è quello fatto sulla pelle della democrazia.
Ora si capisce ancora di più la mancata indignazione del governo sull'arresto dei tre di emergency. Perchè?
Basterebbe domandarlo a Stefano Gugliotta, 25 anni, di Roma.

"In un giorno mi è cambiata la vita. E non riesco a spiegarmi perché... Perché sono ancora qui? Non so darmi pace"

Non si indignarono per Kabul perchè sono uguali. Perchè hanno la stessa concezione della democrazia questo è quello che emerge dai fatti di Roma.

"Abito a quattrocento metri dallo stadio, ero con un amico e siamo andati al bar ma, quando siamo arrivati, stava chiudendo e così abbiamo deciso di tornare a casa mia. In via Pinturicchio gli agenti hanno fatto segno di fermarci. Non sono scappato. Perché avrei dovuto? Ho preso un pugno. Sono rimasto fermo perché sò grosso, peso ottanta chili. Pensavo al mio amico che è secchetto. Temevo che ci restasse, lì sotto le botte. Invece lui è riuscito ad andare e io sono finito dentro"

Si salvano i potenti, chi ha i soldi, chi ha avvocati famosi che fanno marchette televisive, si salvano imprenditori che entrano con la tartaruga sull'addome e dopo cinque minuti dicono di essere depressi per lasciare il carcere, si salva chi amici degli amici degli amici, si salva quello che ha amici nella lega e magari anche qualche amico nella squadra e naturalmente si salva chi ha legittimi impedimenti.
Gli altri non si salvano mai... Cucchi, Aldovrandi, Sandri, Giuliani e le violenze del G8, Uva, Saladino e tutti quelli che non sappiamo neanche.
Se indossi una maglia rossa e ti stai facendo i cazzi tuoi passando davanti ad uno stadio non ti salvi in questo paese... un paese dove un ragazzo di 25 anni è costretto a dire non ce la faccio più non voglio più mangiare nè bere.

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