Camminare per la città è come guardare un quadro in evoluzione. Un pannello che scorre con interpreti che si danno il cambio.
Mi piace girovagare, a volte anche senza meta precisa, a piedi oppure anche in scooter. Centro, periferia, quartieri residenziali, porto e vicoli.
Ultimamente noto una cosa, sta aumentando il disagio sociale. A Genova mi pare di poter dire che le persone che fanno abuso di alcol sono sempre più nuemerose, in maniera trasversale.
Li vedi in giro barcollare da una parte all'altra del marciapiede, non chiedono niente spesso, a volte invece capita di assistere a scene di rabbia tra di loro.
Dovremmo farci domande su chi viene abbandonato, su chi si ritrova solamente in compagnia di una bottiglia o un cartone di Tavernello.
Dietro c'è sempre una storia.
Nelle nostre città spesso nel caos c'è molta solitudine, messa da parte, invisibile.
Quelli che non si devono vedere stanno lì messi sotto al tappeto.