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giovedì 12 maggio 2011 24 vostri commenti

Come vivere in un bunker post atomico... i pazzi siete voi.



In fondo in fondo pazzi lo siamo un po' tutti.
Quella vena di follia che ci spinge a volte ad assaporare nuove avventure, conoscere nuove persone, camminare e vivere in posti assurdi o magari dire sempre la cosa giusta nel posto sbagliato.
In fondo in fondo lo siamo un po' tutti ma diverso è quando la pazzia gioca col prossimo, mette in pericolo chi ti sta vicino, chi vuole sole vivere normalmente.
Figuriamoci poi se colui che abbiamo vicino ci ha già detto più di una volta di non farlo, di non scherzare col fuoco, che prima o poi uno si brucia e a pagarla poi sono anche gli altri.
Si perchè in fondo in questo senso i pazzi siete voi.
Siete voi che ve ne fregate di un popolo che ha detto già di no ad un nucleare che non potrà mai essere sicuro.
Siete voi perchè mettete davanti all'interesse collettivo quello personale imprenditoriale, di accordi già presi con multinazionali che non aspettano altro di avere il via per le loro belle centrali, pronti a vendere sistemi infallibili di sicurezza, per poi fuggire non appena le cose si mettono male.
Siete voi perchè non pensate ad un futuro rinchiuso in 4 mura, finestre chiuse, impossibilità di uscire, continui lavaggi e scorte alimentare per mesi e mesi.
Siete voi perchè giocate alla democrazia con le parole di commi legislativi per non far decidere chi poi la vita vera la vive.
Tra un mese di andrà a votare, nonostante il boicottaggio mediatico, nonostante i continui proclami che questo referendum non serve, nonostante le dichiarazioni che mirano a salvaguardare un popolo che ora è troppo scosso e non può scegliere da solo.
Un mese.
Un mese chiusi in 4 mura come gli abitanti di Fukushima.
Un mese chiusi come i giapponesi, uomini e donne che avevano detto No al nucleare in un referendum di consultazione, dove ancora una volta i governi prevalgono a scapito della popolazione seguendo il richiamo del dio denaro.
Giorgio, Alessandra, Pierpaolo e Luca, quattro ragazzi sostenuti da Greenpeace, staranno chiusi per un mese, fino al giorno del referendum, come si fa in caso si emergenza nucleare, per far vedere (anche se logicamente lo stato d'animo non può essere paragonabie) cosa vuol dire non poter muoversi, respirare e vivere all'aria aperta.
Per fare capire ancora una volta che il NO al nucleare vuol dire sperare in una vita aperta senza ostacoli e coercizioni.

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