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venerdì 7 aprile 2017 21 vostri commenti

Un post inutile

Questo è uno dei tanti post inutili scritti sulla violenza che ormai ci circonda. Non parlo solo degli ultimi attacchi americani in Siria e nemmeno della vergognosa strage di bambini. Ogni giorno nel mondo si muore perché l'uomo continua a percorrere la strada della guerra, dei missili e delle armi. 
Gli ultimi fatti fanno parte di un disegno delirante a cui stiamo assistendo, in cui non si capisce chi sia contro chi. Unica costante la morte di cittadini inermi, di bambini per colpa di folli che sono al governo.
Mi spaventa molto la totale assenza di un movimento pacifista che pare ormai aver messo nel cassetto le bandiere multicolore che andavano di moda anni fa. 
Un panorama desolante quello che abbiamo attorno. Putin che continua a fare il dittatore e stringere mani ai democratici, la Gran Bretagna che è sempre più isola, Israele che esulta ogni volta che parte un missile, l'Isis che non vede l'ora di avere una risposta bellica americana, la Turchia che mette il bavaglio a chi alza la testa, l'Onu che non ha più senso, l'Unione Europea in balia del vento che tira e poi Trump che ha vinto le elezioni dicendo di non voler fare più il gendarme del mondo (neanche lui ci credeva) e poi in pochi secondi lancia 59 missili.
Ma va tutto bene.

martedì 31 gennaio 2017 26 vostri commenti

Morti da non condividere

Eppure devo averla letta da qualche parte ieri quella notizia. Magari me la sono sognata, oppure un deja vu di quelli particolari. 
Ricordo che parlava di un paese del Nord America. Ecco!!! Il Canada.
Ricordo anche che nel particolare si trattava di uno di quegli atti che ultimamente succedono spesso. Ecco!!! Un attentato.
Morti? Francamente non ricordo. Anche perché poi quella notizia è sparita, piano piano scesa verso la parte bassa dei siti internet dove puoi trovare di tutto. Dai partecipanti all Isola dei famosi, alla copertina della moglie di Trump, ai banner pubblicitari.
Ma è successo davvero, una di quelle notizie che non interessano. Quelle da pochi mi piace, che non vengono condivise, che non portano a discussioni sugli autobus.
Proprio ieri, in una moschea, 6 morti. 
Ma non ditelo a nessuno.

martedì 19 luglio 2016 19 vostri commenti

Spettri in attesa

Non amo le dietrologie. Quello che però è successo negli ultimi giorni mi ha fatto pensare ad una regia ben architettata. Nizza e poi il golpe in Turchia potrebbero essere due atti dello stesso copione. Fermo restando che ci sono ancora dei dubbi sull'appartenenza all'Isis dell'uomo alla guida del Tir, il golpe del giorno dopo potrebbe essere stato, non creato da Erdogan, ma diciamo accompagnato al suo svolgimento in un momento di crisi delle strutture di sicurezza occidentali. Una golpe che permetterebbe, e sta permettendo, al presidente di dare una svolta ulteriormente, ricordiamolo perché la democrazia è un'altra roba, autoritaria al paese.
Contemporaneamente fornire un aiuto al terrorismo dato che mi sembra di capire che per ora tutte le operazioni anti ISIS siano ferme.
Qui non si tratta di aver tifato i militari, cosa che francamente mi fa inorridire, ma di una politica estera occidentale che continua ad essere sbagliata, che ha seminato guerra ovunque, che ha giocato all'azzardo con personaggi sostenuti e poi combattuti.
Se un governo deve essere sovvertito la mia speranza è quella che si possa farlo in maniera democratica, altrimenti la via della rivoluzione deve essere tracciata dal popolo non dai militari. L'esempio dell'Egitto è sotto gli occhi di tutti.
In tutto questo delirio geopolitico si avverte la mancanza di una leadership occidentale, la totale assenza di un movimento pacifista che mi spaventa terribilmente, l'ignoranza delle persone che commenta scrive senza avere la minima idea di cosa si stia parlando, e gli spettri della Clinton e soprattutto di Trump in attesa di dare il colpo di grazia.

venerdì 15 luglio 2016 6 vostri commenti

Dolore senza confini

La morte è sempre un fatto privato, il pensiero adesso va a chi ha perso un proprio caro e al dolore che in questo momento sta provando.
Il mondo sembra finito in un esistenza a spot, i problemi diventano tali solamente quando ci toccano da vicino, quando il dolore è a pochi chilometri da noi. 
Le immagini di Nizza sono terribili, provocano rabbia, dolore e paura del futuro, perché ognuno di noi si rivede in quel posto e sa che poteva esserci. Sono immagini che però ogni giorno, in altre parti del mondo sono abituali, ma lontane da noi quindi poco interessanti, più rassicuranti come se quello che succede in un altro continente appartenesse ad un altro mondo.
Sto invecchiando, sono diventato padre e le immagini di quella bambola fanno venire ancora di più le lacrime agli occhi ogni volta che passano su uno schermo, non sono  differenti dalle immagini dei tanti bambini che in altre parti del mondo perdono la vita per colpa della stupidità, dell'avidità, della brama di potere e del fanatismo di ogni colore dell'uomo.
Ora leggeremo tante frasi di indignazione, il copia incolla delle parole della Fallaci, insulti sui social network verso il diverso, poi ci sarà il silenzio ancora una volta, ognuno  tornerà alla sua quotidianità chiuso nel proprio recinto mentre chi ha perso qualcuno rimarrà solo col suo dolore.  Come sempre non si sarà alcuna riflessione su come è nato l'Isis, sul perché ogni volta nasce un pericoloso nemico da sconfiggere che serve ai mercanti della guerra, su chi ha finanziato in partenza il terrorismo, sul fatto che guerra chiama guerra.

Forse quando ci accorgeremo che queste cose succedono ogni giorno ad ogni latitudine inizieremo a sconfiggere la bestialità dell'uomo.
giovedì 24 marzo 2016 12 vostri commenti

I soliti "mostri"

La riflessione su ciò che sta succedendo nel mondo non può essere racchiusa in poche righe o in 140 caratteri denotati da un hashtag, per non parlare dei selfie di personaggi incommentabili.
Purtroppo gli attentati stanno diventando degli appuntamenti fissi tra le pause che l'Europa, e non solo, si prende senza pensare alle guerre che sta portando in giro, come ha fatto già in passato, accorgendosi della violenza solo nel momento in cui varca i suoi confini. 
In questi giorni pensavo ai "mostri" che l'occidente ha finanziato, creato, abbracciato, ospitato, criticato, attaccato, bombardato e sotterrato.
Giusto per fare qualche nome Khomeini, Saddam Hussein, Gheddafi, Assad,  Bin Laden, i talebani, la  preziosa Arabia Saudita per non parlare di quelli indietro nella storia. Una lista interminabile di personaggi e stati prima sostenuti economicamente e militarmente, poi combattuti in nome di una non ben precisata libertà dei popoli un minuto prima sottomessi con il benestare dell'occidente.
Economia che si mischia a potere sotto la falsa maschera religiosa.
La storia continua.

domenica 15 novembre 2015 19 vostri commenti

Due strade

Ho appena finito di scorrere le foto di alcune delle vittime dell'attentato di Parigi. Mi capita spesso di farlo per altri fatti che purtroppo accompagnano la nostra esistenza ma sono più lontani da noi, e quindi per molti inesistenti. Non ho twittato né postato niente sui social perché ritengo la morte un fatto privato talmente doloroso da avvicinare in punta di piedi.
Vite spezzate, sogni, pensieri troncati in una folle serata di violenza. Giovani donne e uomini che hanno visto morire i propri compagni, amici e fidanzati davanti ai proprio occhi. Uomini e donne di tutte le nazionalità e religioni, aggiungerei.
Difficile fare analisi dopo il dolore, ma credo sia giusto ricordarsi che ogni giorno, ogni ora, ogni minuto, purtroppo, nel mondo viene ucciso qualcuno. La differenza sta nel fatto che spesso è lontano da noi, e spesso non è in occidente.
Due sono le strade che in questo momento il pensiero prende. Il dolore per un fatto privato come è la morte di una persona cara e la perdita di una giovane vita, che indurrebbe solamente a fare silenzio.
Poi la strada del ragionamento su quanto è successo, sugli sciacalli che vivono solamente per twittare pochi secondi dopo per apparire e fare propaganda, su quelli che si ricordano della violenza solamente quando ci sono fatti del genere, su quelli che di solito giocano a Candy Crash invece di leggere e documentarsi ma sono i primi a cambiare profilo su Facebook mettendo la bandiera della Francia, su quelli che ogni volta tirano fuori l'esempio della Fallaci senza aver aperto, probabilmente, un suo libro, su quelli che dicono di "mandare via tutti i mussulmani" senza accorgersi che anche qualche vittima lo era, sui nuovi "nemici" che compaiono per permettere al sopravvivenza di qualcuno, sulle armi che l'occidente e su quelli che riescono anche a chiedere la chiusura di Emergency. 
Poi è buio e dolore per quelle famiglie che hanno perso qualcuno.
Per quelle che ogni giorno perdono qualcuno per colpa dell'odio, della violenza e dell'unico dio che conoscono il denaro.
Per quelle che li perderanno, purtroppo, quando la macchina della guerra sarà troppo difficile da fermare.

venerdì 27 gennaio 2012 23 vostri commenti

Un operaio, un bambino e una coppola di 33 anni

Ho sempre voluto comprarmi una coppola. 
E oggi piove.
Mio padre non ha mai amato i cappelli.
Freddo, gelo, pioggia ma niente cappello. Faceva la strada da casa all'Italsider in autobus o a volte a piedi... ma niente cappello, e guai a dirglielo.
33 anni fa pioveva a Genova, forte. 
Ero un  bambino di tre anni e mezzo col caschetto biondo, chissà l'avrò visto rientrare in casa come tutte le altre volte stanco. 
Era il 27 gennaio del 1979. 
Ma non era un giorno come gli altri e la stanchezza era di un altro tipo. 
Ricordo che anni dopo in casa spuntò una coppola, grigia con quadratini rossi. Un cappello pieno di storia, testimone di quel giorno, comprato da mio padre durante i funerali. La rabbia era tanta e il dolore così alto che anche il fisico probabilmente aveva bisogno di un aiuto. 
Forse erano le lacrime di tutti accompagnate dalle domande, dai perché, dall'orrore ma il cielo quel giorno era più grigio del solito. Pioveva forte e quei 250mila ombrelli in piazza de Ferrari non nascondevano comunque quelle donne e quegli uomini, li presenti per dare risposte, per stare vicino all'amico Guido Rossa ucciso tre giorni prima, al compagno, all'uomo e alla sua famiglia.


E poi negli anni quella frase detta ogni tanto da mio padre "lo hanno lasciato solo". Parole che mi ritornano in mente ogni volta che passo davanti a quella statua che lo ricorda, nel centro della mia città, che ci ricorda di avere MEMORIA, unica arma che ci consente di andare avanti e guardare oltre, tenendo ben presente il passato, l'assurdità della violenza. Le stesse parole che pronunciò Lama, segretario della Cgil, durante le esequie..."lo abbiamo abbandonato".
Oggi piove.
Mio padre continua a non mettersi il cappello. 
Sulla testa porto una coppola. 
Quella coppola, per ricordare sempre.

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