Due questioni oggi mi hanno fatto scuotere la testa che in questo periodo è sempre in movimento di certo non per cose felici o notizie che ci passano davanti agli occhi.
La prima è quella dell'imminente sgombero della cosiddetta giungla di Calais e la presa di posizione netta dell'ormai distante Gran Bretagna. Un provvedimento preso da un tribunale che vedrà con tutta probabilità quasi 1300 bambini mandati a destra e sinistra e profughi rispediti al mittente.
La seconda è il caso del Liceo Marco Polo di Venezia dove a quanto pare dovrebbe esercitare il ruolo di "insegnante", messo tra virgolette in maniera emblematica, una professoressa di cui non faccio nemmeno il nome che nel mare infinito dei social network scriveva e scrive cose del tipo "ammazzateli tutti", "bruciateli", "perché li avete salvati" riferendosi ai profughi con tanto di simboli fascisti.
Vita privata? Libertà di espressione? Forse davvero come ho letto in giro questa donna meriterebbe solamente di non essere considerata, ma credo che in quanto insegnante, maestra o professoressa una persona debba essere portatrice sana di principi di democrazia dentro i quali non possono non esserci la solidarietà e l'accoglienza verso chi si trova in situazioni peggiori delle nostre.
Visto che parliamo di un'insegnante che inneggia anche alla grandezza del fascismo dovrebbe allora rivedere qualche libro di storia alla voce colonialismo, quando noi italiani per metterci alla pari delle altre nazioni giocavamo a fare gli imperialisti andando in casa d'altri.
Queste storie hanno un comune denominatore, l'odio per chi è diverso, la paura che è sempre più alimentata dall'individualismo che possiamo vedere in ogni posto anche nel nostro quotidiano.
Dovremmo saltare la staccionata e provare a metterci in scarpe diverse, guardare il mondo attraverso una rete di un campo profughi non da una televisione a 55 pollici, poi forse allora potremmo anche incominciare a capire.
Forse.

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