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lunedì 7 ottobre 2024 5 vostri commenti

Tornare al cuore

Ricordare deriva dal latino Re-cordis, tornare a passare dalla parti del cuore.Fin da piccoli a tavola ascoltavamo i racconti di una volta. Pendevo dalla bocca di nonna, degli zii e di papà. Nomi strani spesso in genovese, soprannomi scritti dietro a foto in bianco e nero, fatti, luoghi ormai spariti e aneddoti di persone che non c’erano più ma che rivivevano in quel momento.
Mamma amava stare a tavola e riportare alla mente il passato, così come papà e anche mia nonna.
Io come loro cerco di trasmettere a Greta l’importanza del ricordo, la paura é quella di perdere alcune cose, non riuscire a fermarle con noi.
Sono stato educato al ricordo, al suo racconto, e a tornare dalle parti del cuore.
Disegnerò una mappa.
Per non perdermi.
lunedì 17 luglio 2023 5 vostri commenti

Come tirare i dadi



“Stanco e perduto. Di colpo mi sento vecchio, il doppio dei miei anni, e penso che anch'io sono stanco e mi sto perdendo per davvero. Poi penso a lei che, nella stanza accanto, dorme un sonno stregato, lei che da madre si è trasformata in una fitta all'altezza dello sterno.”

Chi si prende cura di chi cura? Di chi assiste? Di chi rimane spesso inerme davanti ai cambiamenti che impone una malattia?
Ogni giorno è come tirare un dado, sperando di fare il numero massimo. Spesso non accade e allora bisogna cercare nella cassetta degli strumenti per sopravvivere ad una quotidianità così diversa da quella di una volta.
Sto cercando di imparare ad essere un figlio che ha a che fare col dolore della malattia.
Quando poche righe di un libro, tra le prime pagine, fanno capire che è un sentiero già battuto da altri.
In salita, tanto.
martedì 2 gennaio 2018 19 vostri commenti

Veloci da perdersi

Non sono un credente praticante ma ho sempre amato le feste fin da piccolo. 
Per la mia famiglia erano un appuntamento fisso da rispettare. Natale, Santo Stefano, capodanno, Befana e altro. 
Ci si riuniva di solito nella casa più grande perché eravamo molti. Non vi sto ad elencare i piatti che potevamo trovare sulla tavola, erano tempi differenti. Ora si mangia tanto in parecchie situazioni, una volta erano quelle le occasioni particolari dove si potevano avere due prima e qualche secondo. 
Erano momenti in cui si stava a tavola, parecchio, seduti a parlare senza cellulari o suonerie a distogliere l'attenzione. Il racconto era padrone, gli aneddoti che gli anziani raccontavano come a voler tramandare a noi ricordi che avremmo dovuto poi portare dietro nel tempo. 
Si giocava per ore a tombola, mercante in fiera e settemezzo.
Difficile ora pensare a tutto ciò.
Vedo in molti ragazzi, e non solo, la noia nello stare a tavola a parlare. Come se ci fosse una costante spinta ad andare verso altro, possibilmente più veloce. 
Non sto dicendo che tutto ciò che ci circonda in questo momento non vada bene e nemmeno che prima era tutto meraviglioso da incorniciare. No. Mi pare però che tutto accada troppo velocemente e che ora si inizino a perdere di vista le cose importanti. 
Una chiacchierata in più con un nonno. 
Una telefonata per sapere come vanno le cose. 
L'importanza di esserci ad una festa, non solo fisicamente.
Semplicemente fermarsi e raccontare.
Ascoltare.

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