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lunedì 10 ottobre 2022 14 vostri commenti

Fermi!!!

I ponti servono per unire, popoli e territori. Le immagini del ponte Morandi noi genovesi non le scorderemo mai, così come la sua storica sagoma testimone di tante nostre partenze e ritorni dalle vacanze. 

Vedere il ponte in Crimea tra le fiamme porta alla mente ricordi terribili, così come lo è la guerra. Sembra che il mondo si stia abituando alle carneficine da una parte e dall'altra. La parola PACE viene derisa, messa da parte, schernita. 

Poco fa ancora un attacco russo a Kiev, con morti e feriti. 

Bisogna fermarsi, senza se e senza ma. I popoli continuano ad essere vittime dei governi, della fame di potere, dell'arroganza dei palazzi. 

Basta. 

venerdì 8 aprile 2022 28 vostri commenti

Oltre il nero

E' doloroso constatare quanto sia stato facile per molti passare ad un linguaggio di guerra. La semplificazione della sofferenza, la mancanza di pensiero per coloro che mossi dalle strategie del potere o vittime delle stesse perdono la vita ogni giorno. 

Soldati costretti a combattere, altri che fuggono inseguiti dai mercenari, altri ancora che per la disperazione si suicidano. Donne e bambini che devono essere per forza spettatori di una orrenda realtà. La guerra è violenza vera, stupri, perdite umane, mutilazioni, orrori, genocidi e altro, purtroppo. 

Mancano parole di pace e teste pensanti. Siamo accerchiati da piccoli uomini che giocano a fare i generali. In mezzo, come sempre, le persone in marcia verso la pace, profughi che chiedono aiuto. 

Spaventa il far finta che in giro per il mondo non ci siano altre guerra, spaventa la finta accoglienza e quella che discrimina. Le frasi di certi politici che esultano perché la guerra farà bene alle nostre industrie  o chi mette sullo stesso piano la pace e il condizionatore. Per non parlare di quelli che ora dicono di essersi occupati da sempre di chi chiede libertà. 

Si diceva tempi cupi, ma qui siamo oltre il nero. 

mercoledì 2 marzo 2022 7 vostri commenti

Danno i numeri

Sento e leggo dichiarazioni di politici che si mettono l'elmetto da lunedì a venerdì e poi nel week end marciano per la pace.

Le parole sono importanti e andrebbero usate con senso e soprattutto supportate da idee, fatti e valori.

Stiamo assistendo ad una macabra gara quotidiana di chi riporta il numero maggiore di persone uccise, da una parte e dall'altra.
Ancora una volta numeri, mentre donne uomini e bambini vengono dimenticati.
giovedì 20 marzo 2014 13 vostri commenti

Si muore di Risiko

La storia del mondo ci insegna che dei popoli ci si ricorda solamente in periodo di elezioni, quando il potere è alla ricerca del consenso e in alcuni casi neanche in quello.
Stati Uniti e Russia, ma non solo loro, in questo sono maestri. Oggi stiamo assistendo ad un partita di risiko giocata unilateralmente da un dittatore di nome Putin che in silenzio, nemmeno tanto, si è preso un pezzo di uno Stato, occupato militarmente e annesso poi con un referendum in stile vecchia unione sovietica.
Gli Stati Uniti dal loro canto gridano allo scandalo promettendo azioni. Tornano alle mente però i momenti che abbiamo vissuto anni fa quando abbiamo assistito alla politica in stile gendarme del mondo da parte dello zio Sam. 
Bombardamenti e azioni militari su nazioni, senza il consenso Onu e dell'Unione Europea, ogni volta con giustificazioni generiche. Come dimenticare le famose armi chimiche di Saddam mai trovate, la guerra in afghanistan dopo l'11 settembre alla ricerca di un Bin Laden che era altrove, l'attacco alla Libia dell'amico/nemico Gheddafi.
Tutto questo per dire che queste potenze giocano a risiko da sempre, interpretando di volta in volta il ruolo di quello che si indigna. Una volta è la Russia ad indignarsi poi è il turno degli Usa, poi della Francia e via di seguito. La realtà dei fatti è quella di governi che se ne fregano dei popoli che alla fine sono quelli che pagano le scelte guerrafondaie perdendo parenti, amici, figli e genitori... lasciando case e paesi.. passando da cittadini a profughi... in un gioco delle parti che si regge solo ed esclusivamente sull'interesse economico.
Dimenticando che nelle terre conquistate annesse e bombardate ci vivono i popoli mentre i potenti sono nei palazzi.
giovedì 27 febbraio 2014 9 vostri commenti

Primavera di Kiev

Siamo fatti così noi occidentali. Ci piace fare affari a prescindere dalle forme di governo dei paesi che abbiamo vicino, senza contare il livello di democrazia interno, i diritti civili di un paese e la libertà di stampa.
Qualcuno potrebbe anche dirci di guardare in casa nostra dove ormai pare che il voto dei cittadini sia stato delegittimato.
Di fronte alle immagini delle vittime e di queste ultime ore che arrivano dall'Ucraina ci si chiede con che faccia ora i governi si lamentino di Putin. Prima ci fanno affari, gli stringono la mano, gli danno anche le olimpiadi per trovarsi poi con 150mila cosacchi pronti a muoversi sulla Crimea dove in queste ore soldati russi stanno occupando il parlamento.
Nella  protesta di Kiev ci sono parecchie anime, dalle richieste di partiti più democratici a quelli nazisti, però le manovre russe mi hanno fatto tornare alle mente i carri armati che tra il 20 e il 21 agosto del 1968 soffocarono la Primavera di Praga.
Qui l'unica cosa certa è che non vi era democrazia e che Yanucovich, come molti altri presidenti, era ed è un fantoccio di Putin, al quale poco importa chi sia al governo, basta che dica sempre si anzi... один (che si pronuncia Da!).

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