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lunedì 1 aprile 2019 6 vostri commenti

Cafone

L'immagine di quell'uomo o quel "cafone", come definito da Di Maio, che si prende gioco della poliziotta arrivando testa a testa con lei apostrofandola poi con il termine "cogliona" è il perfetto riassunto della situazione del paese. 
Il senso di impunità che questi personaggi stanno provando è pericoloso,  il continuo inneggiare a slogan fascisti, illegali per legge bisognerebbe ricordarlo, fa davvero pensare ad una lancetta che scorre indietro nel tempo.
So già che qualcuno dirà che anche nei cortei di sinistra si scherniscono i poliziotti, assolutamente vero. Chi è onesto però non può non notare la differenza di comportamento. Ho visto volare manganelli per molto meno, per sguardi, oppure solo per la presenza di manifestanti. A Verona mi è parso di vedere una poliziotta che ha cercato di intervenire arrivando però a  ridimensionarsi per l'aggressione di questo "cafone", sempre per citare Di Maio. 
Già quest'ultimo che si vergogna anche di nominare la parola "fascismo" perchè è di questo che stiamo parlando. Non si tratta di fez né tantomeno di gente in braghette corte e camicia nera ma arriva sotto abiti moderni, come quelli di uno che passeggia con un cane e insulta il poliziotto di turno facendo vedere anche il fondoschiena, arrivando addirittura a minacciare chi è in divisa perchè "mi hai spinto". 
Il giorno dopo non mi pare di avere visto Tweet del ministro dell'interno digitale, nessuna foto con tanto di felpa e foto della poliziotta. Niente solo la sua comparsa al congresso della vergogna e un tweet del suo socio pentastellato che non si sbilanci nemmeno quando deve scegliere un hamburger al bar. 
Tempi duri e bui. 

giovedì 12 settembre 2013 16 vostri commenti

Chi è senza colpa scagli il primo manifesto

Si sa scherza coi fanti ma lascia stare i santi. 
Avranno pensato a questo alcune società private genovesi che hanno deciso di non concedere lo spazio per l'affissione all'Uaar, Unione degli atei, agnostici e razionalisti, del loro manifesto...



...quindi il tentativo di rivolgersi al Comune. Ma anche in questo caso la lunga mano vaticana, soprattutto in periodo di larghe intese, era già arrivata. Quindi prima il divieto e poi gli incontri con l'avvocatura fino al compromesso raggiunto con alcuni spazi concessi sugli autobus, pare.
Ma si sa certe cose fanno proseliti quindi Verona non si è fatta attendere con il suo democraticissimo sindaco Tosi che ha vietato in maniera assoluta una tale immagine  perché "potenzialmente lesivo nei confronti di qualsiasi religione", forse in quel momento stava pensando a Borghezio  dimenticando le magliette indossate dai suoi compagni di partito, gli slogan e i cartelloni in parlamento.
D'altra parte come non capirli. Meglio dare certi spazi ad altre società e alle multinazionali senza domandarsi come fanno lavorare i loro dipendenti, se fanno lavorare minorenni, se sfruttano donne e bambini, se hanno avuto in passato procedimenti di mafia e se sono evasori.


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