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lunedì 18 novembre 2024 6 vostri commenti

Non è un paese per chi si cura

Il problema Sanità a Genova ormai ha superato la soglia di emergenza. 

L'Ospedale Galliera, nella figura del suo direttore, ha dichiarato che senza soldi sono a rischio servizi e stipendi. 

San Martino è nella totale disorganizzazione, carenza di personale e Pronto Soccorso che ormai i genovesi cercano di evitare a prescindere data la situazione. Solo ieri sera 115 pazienti in cura con una ventina in attesa. 

Notizia di oggi che al Pronto Soccorso di Villa Scassi 100 pazienti sono seguiti da un medico. 

Eppure hanno rivotato coloro che negli ultimi anni hanno dato il colpo di grazia definitivo, eppure non vedo e non sento le masse per strada, ma ci saranno per il Black Friday. 

Si fa davvero fatica.

Davvero. 

lunedì 22 gennaio 2024 7 vostri commenti

Una rivoluzione per la cura

76 anni, paziente oncologica, 30 ore su una barella del Pronto Soccorso di Genova. 

Questo è lo stato della Sanità Ligure, una vergogna che si ripete ogni giorno. Una quotidianità a cui ormai la popolazione sembra essere abituata, come se non le riguardasse direttamente se non nel momento in cui un parente, un amico o direttamente si finisce in una corsia. 

E' una sconfitta di tutti, il culmine di un atteggiamento di disinteresse di una società che ha deciso di porre l'attenzione su altro. La cura degli altri non ci interessa. La nostra cura interessa solamente quando succede un problema. 

Non è una società quella che decide di far morire le persone, perché è di questo che stiamo parlando. Stiamo privatizzando tutto, neanche tanto silenziosamente, e ci stiamo privando di un bene prezioso, la sanità pubblica. 

Difficile trovare una soluzione, il senso di frustrazione è sempre più alto. Quando un sistema va in tilt, non funziona, l'unica soluzione sarebbe una vera e propria rivoluzione. 

Ma dietro c'è il nulla. 

venerdì 15 luglio 2022 11 vostri commenti

La gentil cura

Sempre più spesso mi capita di pensare quanto sia importante durante la giornata incontrare gesti di gentilezza e praticarla al tempo stesso. 

Eppure sono davvero pochi i momenti in cui la incrociamo. 

Oggi in ambulatorio una paziente mi ha raccontato la storia di suo marito, un uomo con un problema visiva da anni, seguito da un medico che sul finire del suo percorso è riuscito a dirgli "lei cosa ci fa qui in ospedale... toglie il posto agli altri". 

La cura non passa solo attraverso le medicine, i protocolli, la strumentazione, una laurea. E' anche ben altro, parole dette pensando che davanti si hanno persone, non numeri, o pedine da spostare. 

Mi pare si stia perdendo la capacità di ascoltare il paziente, di parlare della malattia, di spiegare chiaramente. Accogliere non solo fisicamente ma verbalmente. 

Spesso molti sottovalutano che certe frasi costruiscono già strade per una guarigione, altre invece le distruggono. 

Definitivamente. 


mercoledì 23 marzo 2022 12 vostri commenti

Non è pronto soccorso


Questa è una storia di ordinaria indecenza quotidiana. Una storia che probabilmente si sta ripetendo anche oggi.

Mia madre è caduta e chiaramente si va al Pronto Soccorso, San Martino di Genova. Da qui la favolosa avventura, entrata alle 10.30 circa, uscita 22.30 circa. Arrivo a casa alle 24 dopo aver cercato ambulanza per il rientro.

Una sosta ai box di 12 ore, tra telefonate per avere notizie da mio padre dentro e segnali di fumo da un parcheggio trasformato in sala d'attesa frequentata da gente smarrita.

Credo che in un paese civile una donna di 75 anni, con una malattia importante e tre fratture in corso non debba stare 12 ore in un Pronto su una barella. Anzi, nessuno dovrebbe attendere così tanto.

Credo anche che Toti e il suo seguito in Regione Liguria dovrebbero chiedere scusa ogni giorno a chi entra in Pronto Soccorso, così come dovrebbero anche scusarsi con tutte le lavoratrici e i lavoratori che ogni giorno cercano di sopperire alle mancanze di un sistema che non può andare avanti così.

Ma non succederà niente, perché per queste cose i soldi non ci sono mai e non servono alla propaganda, meglio tagliare dei nastri in giro e dire che va tutto bene.
Va tutto malissimo, da parecchio, e qualcuno fa anche un po' schifo.
lunedì 7 giugno 2021 7 vostri commenti

Prendersi cura

Forse abbiamo perso di vista il vero senso della parole cura.  Interessamento attento, attenzione, riguardo, comprensione, ascolto. Parole che passano in fretta davanti a noi. 

Cura non va d'accordo con fretta, necessita di tempo, pazienza, volontà di essere in quel momento con la persona che abbiamo davanti. 

Invece spesso i  compagni di viaggio sono la frenesia, la velocità, il fastidio e la superficialità. 

Quello che è successo al povero Michele Merlo dovrebbe far riflettere tutti, dovrebbe indurre lo Stato a fermarsi, mettere da parte la propaganda e aprire una messa in discussione di ciò che è diventato il nostro sistema sanitario. 

Un ragazzo che si presenta in ospedale con dei sintomi evidenti, viene mandato via e a quanto pare con qualcuno che si è anche permesso di dirgli che intasava il pronto soccorso. Leucemia fulminante. Inaccettabile, impossibile da pensare il dolore dei propri cari. Un vita spezzata in pochi attimi. 

Prendersi cura vuol dire rendersi conto di avere una persona davanti e non un numero. Una persona che conosco di 94 anni rimasta al pronto soccorso per 12 ore in attesa di un ortopedico fantasma, senza cibo e senza acqua. 

Quanti casi come questi dobbiamo ancora vedere? Quante persone devono rimanere invisibili?

Abbiamo presidenti di Regione che si beano dei loro successi, mentre con l'altra mano tagliano i fondi agli ospedali, fanno legislazioni che permettono di avere in turno meno persone in reparti che spesso sono affollati. 

Persone, non numeri. 

lunedì 7 settembre 2020 6 vostri commenti

A che punto siamo?

Verrebbe da dire. 

L'estate è quasi ormai nel cassetto, le immagini degli assembramenti sono ancora nei nostri occhi. Risuonano ancora nelle nostre orecchie le parole di questi pseudo governatori che continuavano a dire va tutto bene. Pifferai magici con tanto di fila dietro alla spalle che hanno evidentemente fatto proseliti e portato molte persone ad abbassare la guardia contro il virus. 

Peccato che ci siano ancora zone off limit, come le residenze protette, dove ancora oggi siamo in fase 1 e per lavorare devi essere vestito da Ghostbuster. Ogni mattina quando entro al lavoro gli occhi dei nostri ospiti sembrano chiedere a chi incontrano fugacemente quando finirà tutto ciò.

Non riesco nemmeno a parlare di quei mentecatti in piazza qualche giorno fa. Mi fanno più paura i governatori come il nostro in Liguria che passa da una dichiarazione all'altra come se niente fosse. Dal liberi tutti, stadi aperti, chiese aperte, tutto aperto al manteniamo attenzione però. Usano parole come Cluster che dovrebbe essere tradotto in vergogna. 

Mi fanno paura i miei concittadini che lo rivoteranno senza capire che la Sanità Ligure da anni fa acqua da tutte le parti.

Altro che andrà tutto bene, direi più un si salvi chi può. 

giovedì 27 febbraio 2020 6 vostri commenti

A tempi del Corona

Mi pare che ci siano già delle conclusioni da trarre. 
In questi anni la maggior parte dei governi ha trattato il settore della Sanità con troppa superficialità e in alcuni momenti anche disprezzo. Qui non si tratta di difendere a prescindere il lavoratore. Chi non fa il proprio lavoro è un lazzarone, punto. Ma è ovvio che ci siano delle falle imperdonabili. Contratti scaduti, personale ridotto ai minimi termini. Si parla tanto di Sanità privata e in questo momento chi è in trincea chiaramente è quella pubblica, sulla quale si dovrebbe puntare aumentando posti letto, personale, strutture. Colpevoli anche i cittadini che si accorgono dell'importanza di determinate cose solamente quando ci toccano da vicino. 
Prendiamo ad esempio il discorso mascherine. Nel nostro ospedale maggiore, San Martino, pare che non ce ne siano più. Oltre al fatto che stanno anche sparendo i flaconi dei disinfettanti. 
Evito di elencarvi gli insulti per quei delinquenti che li stanno vendendo a prezzi vergognosi. Mi domando, perché non un intervento statale in questo caso. 
Poco fa leggevo che a Napoli il 40% dei mezzi pubblici sono fermi perché soggetti a pulizia. Ma prima? Su che cosa andava in giro la gente. Genova compresa. Io vado in giro in moto ma sento i miei colleghi che usano treni o bus narrare di condizioni igieniche terribili. Mezzi che spesso usano anziani e ragazzi. 
Siamo davvero convinti che le Regioni debbano continuare ad occuparsi di un settore così importante come è la Sanità? Non che lo stato sia infallibile ma a mio parere ci sono settori che non dovrebbero essere decentralizzati. Pare che il dato dei contagiati sia sovrastimato, o meglio debba essere confermato dal Istituto superiore di Sanità. Ad oggi i sicuri dovrebbero essere circa 190 su 474. Allora perché dare questo dato se non c'è certezza? Perché ognuno fa quello che vuole. Toti fa la sua bella conferenza stampa e annuncia i suoi, Fontana ne fa un'altra e annuncia i suoi. Insomma un delirio istituzionale-mediatico. 
Vogliamo parlare poi di quei fenomeni che nonostante il divieto di lasciare la zona rossa continuano ad andare in giro per il paese, aumentando di fatto i contagi. Ancora oggi qualcuno che scappa per andare dalla fidanzata, qualcuno dai genitori. Assurdo. Posso capire che la paura spesso faccia fare cose che non controlliamo ma mi pare che ci sia anche una sana dose di menefreghismo. Voglio dire, se in un albergo come quello di Alassio arriva una comitiva proveniente dalle zone rosse, anche se in struttura da prima dell'allarme, per quale motivo non segnalare la cosa alle autorità.
Stupidità ed individualismo sono carburante pericoloso per queste situazioni. 
lunedì 3 febbraio 2020 12 vostri commenti

I dimenticati


Era il 2017.
Lo Spallanzani probabilmente non rientrava nemmeno nel vocabolario degli italiani. 
Gli stessi precari che ora vengono sventagliati con orgoglio nazionale erano fuori dai cancelli dell'ospedale con tanto di striscioni per rivendicare il loro diritto alla stabilità contrattuale. 
Precari a vita. Biologi, ricercatori e molti altri. 
La politica nazionale e regionale dovrebbe smettere di ricordarsi di queste persone, della sanità in generale, solamente quando diventa un veicolo di propaganda. Una foto e via con tanto di dichiarazione sull'importanza della ricerca, poi una corsa in parlamento a votare i finanziamenti magari per le armi. 
In Italia ci sono 68428 ricercatori con contratto a tempo determinato, precari, contro 47561 con contratto indeterminato. Per non parlare del fatto che il numero dei dottorati in generale si è praticamente dimezzato.
Altro che orgoglio italiano. 
giovedì 23 gennaio 2020 21 vostri commenti

La pazienza


Lavoro a contatto col pubblico, in particolare mi occupo di riabilitazione per persone disabili. Mi capita spesso di incontrare persone accompagnate da volontari, amici oppure in alcuni casi da parenti. 
Se dovessi fare una statistica credo di poter dire che tra i vari accompagnatori quelli che hanno meno pazienza sono i parenti, in particolare i figli. 
Spesso assisto a scene di irrequietezza nei confronti del paziente, padre o madre, in difficoltà e davvero mi pongo delle domande. Non possiamo sapere ciò che è successo nella vita delle persone, la loro storia, i loro rapporti. Ma un genitore in difficoltà necessita di ascolto, aiuto. Allo stesso modo la persona che assiste invece ha diritto anche a delle pause per non farsi risucchiare dallo stress che può  portare una stazione del genere.
Nonostante gli anni di lavoro quando mi trovo davanti a certe situazioni mi viene voglia di intervenire, magari con  una semplice frase. Ricordando gli anni in cui i genitori hanno badato ai figli e al loro bisogno di ascolto. 
Capisco le difficoltà di chi sta vicino e sono conscio del fatto che purtroppo viviamo anche in una società che sottovaluta il sostegno psicologico alle famiglie di chi sta male. Vengono viste come spese non sostenibili per le casse delle nostre Regioni. Una presa di posizione che a volte porta ad altri disagi e costi ancora maggiori per chi poi non ce la fa più.
Dovremmo imparare ad ascoltare di più, con pazienza. 


giovedì 4 luglio 2019 10 vostri commenti

MaLa Sanità?

Ogni volta che entro in una stanza del potere mi rendo conto di quanto la mia pazienza stia finendo,  di apri passo alle capacità diplomatiche. Forse sto invecchiando, oppure è semplicemente giusto così.
Il luogo del misfatto è Regione Liguria, manifestazione Cgil per chiedere incontro con le istituzioni per parlare di Sanità. Quella che dovrebbe interessare tutti in maniera trasversale al di là di ogni schieramento. 
Dovrebbe essere cosi. Invece da più di un anno la Regione non incontra i sindacati e non vuole discutere di numeri, dati alla mano per il sindacato mancano circa 800 unità degli ospedali, di cui 250 medici, oltre alla carenze strutturali. Per la Regione non è vero. 
Sia chiaro, il problema della Sanità nella mia Regione non inizia con questa Giunta, i primi a fare tagli sono stati i governi di Centro Sinistra. Questi stanno dando il colpo di grazia, trattando l'argomento come  si stesse parlando di segnaletica stradale. Nascondendo la pochezza della loro politica con scivoli di gomma, fuochi d'artificio e bandierine appese per le strade. 
Gli ospedali liguri sono allo stremo e l'Assessore Viale della Lega invece di prendere sul serio l'argomento durante l'incontro si è lasciata andare in risatine per poi abbandonare come sempre la sala  "per un impegno preso in precedenza".
Il resto ve lo risparmio, ore passate a sentire supercazzule per non dare incontro, telefonate all'assessore "che ora purtroppo ha il cellulare spento". 
La realtà è che le sale del Pronto Soccorso sono spesso piene, ma non per emergenze ma in normale amministrazione, a La Spezia la settimana scorsa un medico ha dovuto mandare via le persone esortandole a "cercare un altro ospedale". Condizionatori che non funzionano, o che se vanno  in una struttura poi non funzionano nell'altra. Pazienti spostati in continuazione da un reparto all'altro per questioni climatiche. Prenotazioni a distanza di mesi.
Per non parlare del personale, assunzioni che possono essere fatte ma che la Regione si guarda bene di fare. La strategia è quelle di portare sempre di più le persone nel privato, l'80% degli investimenti futuri nel Ponente cittadino saranno destinati ad un nuovo ospedale privato chiaramente su una collina raggiungibile con le aquile. Il tutto a danno degli ospedali che esistono già e che arrancano. 
Dispiace che ci sia poca partecipazione delle persone rispetto a questo argomento, e anche di altre sigle sindacali, purtroppo credo che la gente si accorga del problema sanità solamente quando ci passa direttamente. 
Quello che dovrebbe essere un argomento basilare per un paese che si definisce civile come sempre viene affrontato in termini di business.

lunedì 16 aprile 2018 11 vostri commenti

Cardiopatici a fasce orarie

Abbiamo un nuovo modo di pensare alla salute a Genova.
Stare male in determinate ore e soprattutto in precise zone.
Quindi se a qualcuno malauguratamente dovesse venire l'idea di avere qualche problema cardiaco nei pressi dell'Ospedale Galliera, ovvero in centro, ecco meglio cambiare piano. 
Perché dal 17 aprile al 7 maggio il pronto soccorso non prenderà pazienti con problemi cardiopatici deviandoli da altre parti. 
Motivo?
Un solo angiografo in tutta la struttura che potrebbe non essere disponibile per le urgenze.
Nel frattempo Toti e company si fanno i selfi e continuano a svendere la sanità pubblica pubblicizzando quella privata, investendo sempre meno per portare la gente a dire "beh allora meglio andare da un privato".
Il problema è che c'è gente che a questi personaggi continua a dare il voto. 
Scherzano con la salute delle persone. 

giovedì 16 marzo 2017 23 vostri commenti

Servizio Sanitario Negato

Ciò che sta succedendo in Liguria potrebbe essere il triste riassunto dell'attuale condizione di questo paese. 
La Regione sta mettendo in atto un programma di smantellamento del servizio sanitario pubblico, un diritto del quale godiamo dal 1978, prima c'erano le "mutue" e "casse mutue" varie. Un esempio di civiltà per molti, un carrozzone per altri.
Un sistema da migliorare certamente ma non da smantellare. Il disegno di molti governatori, tra cui Toti che scrive le leggi regionali in Lombardia per poi leggerle qui da noi, è proprio quello di limare sempre più servizi al pubblico in modo da aumentare il disagio agli utenti per aumentare il sostegno alle privatizzazioni.
Intanto bisognerebbe iniziare a dire che non è vero che privato è meglio. 
Spesso vuole dire contratti vergognosi per i dipendenti. Qui da noi ad esempio ce ne sono 28!!! Le associazioni datoriali prendono in giro i lavoratori proponendo contratti a 40 ore settimanali con aumenti di 28 euro lordi e diritti limati, come la maternità!!! 
Spesso privato significa tariffe proibitive per molti, servizi per i pochi intimi, per non parlare di personaggi a capo di ospedali che poco hanno a che fare con la missione sanitaria.
I personaggi che ora sono al governo qui in Liguria però lo avevano detto che avrebbero smantellato il sistema sanitario, il problema è che molti li hanno votati e soprattutto quelli che prima erano al loro posto hanno dato per scontato di rimanerci per sempre proponendo personaggi imbarazzanti che fanno a gara per dire cose più di destra dell'altro. 
Il risultato è questo. 
I primi a rimetterci saranno i lavoratori ritenuti esuberi o fastidi e i cittadini che dovranno subire tariffe sempre più alte.
Quando non ci sarà più allora ci ricorderemo di quanto era importante il nostro Servizio Sanitario Nazionale.
lunedì 9 gennaio 2017 15 vostri commenti

Meno sale d'attesa

Credo che un paese civile debba fondare le proprie radici su alcune colonne basilari per poter degnarsi di tale nome. Per questo motivo ho sempre pensato che il lavoro, la scuola e la sanità siano tre settori di importanza fondamentale per una democrazia. Tre ambiti che dovrebbero essere prerogativa pubblica e che non dovrebbero mai essere alla ricerca di fondi o avere percentuali vergognose come quella del lavoro giovanile.
Per tale motivo come primo post del 2017 scelgo di parlare di Sanità, un settore dove purtroppo gli esempi negativi non si riescono più a contare. Sale del pronto soccorso prese d'assalto, casi come quelli di Nola in cui il personale, che opera in situazioni disastrose, è costretto a curare i malati per terra, giganti amministrativi creati solamente per dare posto agli amici degli amici.
I problemi non si possono risolvere con entrate a spot dei NAS ma con una politica che metta al centro delle proprie azioni il benessere del cittadino, non solo numero, non solo come posto letto ma bensì come persona da curare, da accogliere, da ascoltare. Non mi piacciono i discorsi populisti, lo sapete, ma davvero non riesco a capacitarmi del fatto che spesso i soldi escano dal cappello magico quando si tratta di Difesa o salvataggio delle banche mentre quando parliamo di strutture ospedaliere i soldi sono ridotti al lumicino.
La rinascita di un paese civile parte anche dai suoi ospedali, da un contratto dignitoso per chi ci lavora e dalla certezza di poter avere un servizio da parte del cittadino.
Il resto è solo aria molto pesante.
lunedì 15 febbraio 2016 0 vostri commenti

Il desiderio di stare con gli altri


Oggi ce lo spiega Marco cosa vuol dire Teatro Sociale. Le istituzioni dovrebbero ascoltare queste parole, perché quando tagliano una voce dal bilancio regionale, come nel nostro caso, tagliano tutto questo togliendo alle persone la possibilità di "attingere ad un bagaglio formativo" per creare "strategie di relazione" togliendo alle persona la possibilità di "ricucire strappi che connotano chi si rivolge" al teatro sociale che può permettere di rinfocolare "il desiderio di stare con gli altri".
Potete aiutare la realtà del Teatro dell'Ortica di Genova che rischia di sparire anche con una piccola donazione andando su
grazie a tutti.



giovedì 1 ottobre 2015 8 vostri commenti

Ma dove vivi?

Question Time please.
"Se c’è da cambiare qualcosa siamo pronti, c’è una disponibilità totale a discutere. Ma questa è la base di partenza, non raccontiamo che siamo in presenza di tagli perché l’unico settore dove si sta incrementando è la sanità"
Da rinominare Cazzate Time e scusate il francesismo ma quando si parla di sanità sinceramente non ci vedo più.
Io non so dove viva Renzi ma probabilmente un giretto negli ospedali italiani non lo fa da tanto tempo, e non solo dovrebbe anche andare in giro per le Residenze protette e i centri diurni dove si fanno salti mortali per far accettare alle ASL inserimenti di disabili perché i signori direttori vogliono prendere i premi di produzioni grazie ai tagli delle Regioni e non solo.
Se vogliamo entrare poi nel merito dovremmo parlare di quello che potrebbero causare questi tagli, insicurezza nelle decisioni dei medici e cure inaccessibili per molti. E' singolare, ma nemmeno tanto, che quando si parla di risparmiare cadano sempre nel calderone servizi che riguardano il cittadino.
La Salute come l'istruzione e altro dovrebbero essere le colonne di una società civile, invece stanno diventando la base fatta di sabbie mobili dove stiamo sprofondano lentamente mentre sul bordo vediamo questo giocoliere che usa le parole come fossero scatole magiche.
In questo paese stanno incrementando gli investimenti nella sanità, incredibile, probabilmente si sta riferendo agli stipendi dei Primari e dei direttori. 

mercoledì 8 luglio 2015 22 vostri commenti

Accendete i cervelli


Le condizioni della Sanità ligure, ma potrei dire di buona parte del paese, sono note a tutti. La giunta Burlando targata Pd ha fatto i suoi danni tagliando servizi a destra e a sinistra,  chi lavora nel sociale come me sa di cosa parlo, quote asl bloccate per ingressi nelle residenze protette, tagli alla riabilitazione dei disabili adulti e minori, mentre i direttori delle Asl potevano vantare di premi di produzione legati ai tagli effettuati e potrei andare avanti.
Ancora prima la giunta Biasotti targata Forza Italia (perché non è vero che non hanno mai governato la Liguria) famosa per avere regalato corsi di informatica con tanto di computer agli anziani, aveva lasciato un buco che ancora oggi non si riesce a quantificare, oltre a spendere una marea di soldi per la nuova sede regionale.
Ora ci ritroviamo come assessore regionale alla Sanità, Sonia Viale della Lega, che possiamo ammirare in una dimostrazione del suo curriculum per ricoprire il nuovo posto.
Naturalmente nessuna esperienza in ambito sanitario, trattasi del vecchio metodo di spartizione di cariche in stile democrazia cristiana, però se ci sarà da accendere una ruspa l'assessore probabilmente sarà la prima ad offrirsi.

lunedì 1 dicembre 2014 17 vostri commenti

Fragilità dimenticate

Succede di sfogliare il libro di Eugenio Borgna, "La fragilità che è in noi", e di incontrare parole che pesano come macigni perché troppo spesso nei luoghi di cura ci si dimentica di chi si ha davanti...

"Quante persone ferite dalla malattia sono lacerate dalle parole troppo violente, troppo dure, troppo inumane, che i medici rivolgono loro. Una diagnosi comunicata in un corridoio o a una segreteria telefonica, un gesto ambivalente che lascia presagire indifferenza o preoccupazione, uno sguardo sfuggente nel momento di rispondere a una domanda: tutto può causare angoscia e disperazione. Così, è necessario scegliere parole che possano essere subito comprese, e che nn feriscano. Questo è il compito, non facile ma necessario, di chi cura: creare relazioni umane che consentano al malato di sentirsi capito e accettato nella sua fragilità, e nella sua debolezza"

...una questione che non riguarda solamente il singolo comportamento di chi lavora. Spesso chi è ai vertici, o anche le stesse istituzioni, si dimentica dell'importanza del ruolo di chi si occupa delle persone che stanno male. Ritmi di lavoro a livello di "Tempi moderni" che in alcuni casi portano ad una stanchezza che non ti consente di usare una parola in più con la persona che si ha davanti in quel momento.
L'umanità dovrebbe essere compagna sempre presente nei luoghi di cura sostenuta dall'uso delle parole giuste nei momenti adatti.
Un lato troppe volte dimenticato.

venerdì 12 settembre 2014 20 vostri commenti

Ministero dell'Abbandono

Ma in fondo che sarà mai!
Il ministro della Salute Lorenzin lo ha detto non taglierà oltre i 40 milioni di euro. Quindi non ci lamentiamo...
Che sarà mai.. se nelle nostre strutture continuiamo a mandare a casa anziani, disabili giovani e adulti perché non possiamo più seguirli.
Che sarà mai... se abbandoniamo, perché è di questo che si tratta, le famiglie.
Che sarà mai... se le persone vengono trattate come numeri.
Che sarà mai... se i finanziamenti alla sanità vengono tagliati ma i direttori delle Asl continuano a prendere premi di produzione per i tagli.
Che sarà mai... se chiamano risparmio la mancata assistenza alle persona.
Che sarà mai.. se tagliano da anni, da sempre.
Salute Ministro.
lunedì 14 ottobre 2013 10 vostri commenti

Nomi, non numeri.

Ci sono verità che non emergono mai dai giornali.
Viene il sospetto che a qualcuno vada bene così, meglio evitare certi discorsi.
Prendiamo ad esempio in considerazione il problema della Sanità. In queste ore su qualche giornale possiamo leggere le lamentele dei governatori delle regioni contro i tagli.
Mi domando se realmente la gente sa di cosa stiamo parlando.
Forse lo sanno solamente coloro che sono i diretti interessati. Basta andare nello specifico e troviamo anziani che non possono più pagarsi alcuni medicinali, famiglie che non si possono permettere una casa di riposo perchè la ASL non copre completamente la retta oppure perché gli ingressi tramite Asl sono stati bloccati, parliamo di pluridisabili che si vedono tagliati i servizi riabilitativi, i trasporti, i tagli agli educatori.
Qualcuno dei nostri amministratori si è mai domandato come possano farcela queste persone. Credo di no, anche perché in molte regioni negli assessorati sociali hanno messo dei "commercialisti" che fanno i conti al posto di persone che magari hanno lavorato in quel settore.
Numeri che nascondono delle persone, nomi e cognomi che vengono cancellati dai piani delle ASL. Nel frattempo a volte leggiamo di nuove assunzioni di dirigenti nel silenzio totale della società, continuando a vedere accantonato il principio  alla base di ogni stato sociale che chi ha tanto e guadagna tanto dovrebbe pagare per chi non ha.
Forse non si vuol disturbare la carriera politica di qualche personaggio che si spaccia, purtroppo, anche di sinistra. Direzione dimenticata completamente da anni.
giovedì 13 dicembre 2012 24 vostri commenti

Morti che camminano

Lentamente stiamo morendo, o forse siamo già morti ma non ce ne accorgiamo neppure. Continuiamo a camminare come zombi per le strade delle nostre città guardando vetrine, evitando uno due tre clochard inginocchiati in mezzo alla via col cartello appeso al collo, imprechiamo un po' per il rumore, qualcuno sospeso tra una sigaretta e l'altra, qualche altro con la mente che vaga... Imu... Ici...
Nel frattempo la gente muore davvero.
Nelle corsie degli ospedali perché mancano medicinali, dimenticati dalle istituzioni, vittime di scelte sbagliate o cure che nessuno riesce a dare perché i fondi, quelli in denaro, dall'alto non arrivano più. Perché qualcuno in questo paese ha deciso che i numeri sono più importanti della salute delle persone, qualcuno ha deciso che sulla bilancia deve pesare di più quella che i professoroni chiamano stabilità piuttosto che l'assistenza ad un anziano o ad un disabile, qualcuno ha deciso che sui lavoratori di quel settore non si deve investire un euro, anzi si deve risparmiare.
Nessuno pensa però alla stabilità della vita di coloro  che non possono nemmeno più essere certi, da anni, di ricevere cure almeno normali. Nessuno pensa alla stabilità psicofisica di tutte quelle famiglie che dal prossimo anno si vedranno respinte richieste di assistenza o riabilitazione per ragazze e ragazzi disabili.
Andrebbero date risposte politiche chiare, prendendo posizioni nette nei confronti di provvedimenti che calpestano ogni giorno la dignità delle persone.
Andrebbero date risposte di piazza  non da pare delle singole categorie, ma generali, invece durante gli scioperi si assiste sempre di più allo scivolare dei cittadini lungo i cordoni del corteo, quasi come se ormai la protesta fosse diventata optional aggiuntivo di un qualunque giorno feriale.
Andrebbero date risposte maggiori da parte di alcuni lavoratori che mandano sempre avanti gli altri, che non si "mischiano in queste cose", che davanti ad una macchinetta del caffè si trasformano in Robespierre ritornando poi a vestire gli abiti di un Fantozzi qualunque appena svoltato l'angolo.
Andrebbero date, ma non le diamo. Anzi.

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