Non voglio nemmeno immaginare cosa potrebbe succedere da noi durante quel minuto.
Sono contento di non vederla li tra le pellicce, i visoni, i gioielli e quei personaggi disinteressati che si troveranno seduti l'uno accanto all'altro con l'unico scopo di fare a gare su chi è meglio vestito.
Contento per il fatto che non si mischi col vuoto di contenuti che negli ultimi anni abbiamo potuto ascoltare nei testi delle maggioranza delle canzoni.
Felice di saperla distante da quella Giovinezza, e al sicuro con suoi valori che ancora trasmette e le lotte che rappresenta.
Si, lontana dall'ennesimo tentativo di mettere tutti sullo stesso piano, l'ennesima manovra revisionista che vuole confondere, e che non vuole dire che c'era chi lottava per libertà di tutti e chi no. Fuori dai dibattiti magari aperti tra una canzone e l'altra dove si potevano fare paralleli assurdi tra i vinti e vincitori di una gara canora e i Vinti e i Vincitori di pansiana invenzione.
No basta.
La storia non si tocca, quella storia non si tocca. Nascondendosi dietro il fantasma della par condicio vogliono infilare nel calderone televisivo messaggi inquietanti... l'anno scorso i Savoia, quest'anno si dai un po' di sano fascismo che non guasta.
Chissenefrega se quello è l'inno fascista, di una dittatura e l'altra invece (assieme a Fischia il Vento) quella di coloro che hanno dato la vita per la libertà di tutti... magari il prossimo anno chiamiamo anche Benigni a leggere il Mein Kampf
E poi chissenefrega se nella costituzione è condannato il fascismo, intanto sono già tutti sdoganati bevendo alla fonte di Fiuggi...
Ritiriamo fuori le magliette a righe. Genova, 30 giugno
La città la conoscete. Genova.
L'anno, il 1960.
50 anni fa, oggi.

Sandro Pertini
Altri tempi, altre persone, altri uomini...
...che marciavano uniti a testa alta.
Altri discorsi, altre personalità, altre parole...

...come quelle di Sandro Pertini pronunciate a Genova il 28 Giugno...
Essa costituisce la più valida diga contro le forze della reazione, contro ogni avventura fascista e rappresenta un monito severo per tutti. Non vi riuscì il fascismo, non vi riuscirono i nazisti, non ci riuscirete voi.
Noi, in questa rinnovata unità, siamo decisi a difendere la Resistenza, ad impedire che ad essa si rechi oltraggio.
Questo lo consideriamo un nostro preciso dovere: per la pace dei nostri morti, e per l'avvenire dei nostri vivi, lo compiremo fino in fondo, costi quello che costi."
Marcerà per quei ragazzi che subirono dopo i fatti del 30 giugno ritorsioni, arresti, carcerazioni di anni e la difficoltà poi di reinserirsi nella società, abbandonati.
Ricordando quelle magliette a righe che dobbiamo ritirare fuori dagli armadi.
Il corridoio del tormento
Freddo.
Umido.
Urla e terrore che striscia.
Quel terrore che entra da sotto le porte, si avvicina e si impadronisce dei corpi schiacciati.
Ancora urla.
Parole straniere che anche se incomprensibili si capiscono piene di violenza.
Torture... torture... torture...
Momenti che non si riescono nemmeno ad immaginare.
Palazzi, fermate degli autobus, caos cittadino. E una costruzione dall'aspetto già di per se' inquietante.

"Vedi qui i tedeschi strappano le unghie ai partigiani".
Avrò avuto circa otto anni, passavo li davanti con mia madre per andare a giocare a calcio e lei me lo ripeteva ogni volta, e per questo la ringrazio ancora.
Buio.
Mi sembra di vederli trascinati dai loro aguzzini.
Sbattuti contro le pareti.
"mamma non piangere perchè da oggi tu sarai madre di tutte le figlie del popolo..."
Brividi. Per quelle vite, per quelle torture subite...
Donne e uomini trascinati nel Corridoio del Tormento...
Buio... della civiltà.
Ma gli studenti non la pensavano in questa maniera, fu così che negli anni della rivolta e delle occupazioni la casa fu presa...
Ogni giorno, per sempre, 25 APRILE!
Lo avrai
camerata Kesserling
il monumento che pretendi da noi italiani
ma con che pietra si costituirà
a deciderlo tocca a noi
non coi sassi affumicati
dei borghi inermi e straziati dal tuo sterminio
non colla terra dei cimiteri
dove i nostri compagni giovinetti
riposano in serenità.
Non colla neve inviolata delle montagne
che per due inverni ti sfidarono
non colla primavera di queste valli
che ti videro fuggire
ma soltanto col silenzio dei torturati
più duro di ogni macigno
soltanto con la roccia di questo patto
giurato tra uomini liberi
che volontari si adunarono
per dignità e non per odio
decisi a riscattare
la vergogna e il terrore del mondo
su questre strade se vorrai tornare
ai nostri posti ci ritroverai
morti e vivi collo stesso impegno
popolo serrato intorno al monumento
che si chiama
ORA E SEMPRE RESISTENZA


...per quelle donne...

...quegli uomini...





"Oggi la nuova resistenza in che cosa consiste. Ecco l'appello ai giovani: di difendere queste posizioni che noi abbiamo conquistato; di difendere la Repubblica e la democrazia. E cioè, oggi ci vuole due qualità a mio avviso cari amici: l'onestà e il coraggio. L'onestà... l'onestà... l'onestà. [...] E quindi l'appello che io faccio ai giovani è questo: di cercare di essere onesti, prima di tutto: la politica deve essere fatta con le mani pulite. Se c'è qualche scandalo. Se c'è qualcuno che da' scandalo; se c'è qualche uomo politico che approfitta della politica per fare i suoi sporchi interessi, deve essere denunciato!"
Sandro Pertini
Ripartiamo davvero prima che sia troppo tardi.
Bisogna impedire a quel cervello di funzionare per almeno 20 anni
Entrò la corte.
"Presiede la corte il Giudice Ghedini! In piedi"
Tutti sull'attenti.
"L'imputato UOMO LIBERO entri"
L'uomo entrò, testa alta guardando in faccia ad uno ad uno i suoi carcerieri con occhi fieri e pieni di libertà.
"Questa corte si riunisce per discutere i reati imputati al qui presente UOMO LIBERO" furono le prime parole del giudice seduto con alle spalle un enorme crocifisso , gigantografia del PRESIDENTE e con davanti la scritta L'AMORE E' UGUALE PER TUTTI.
"Reati che sono risultati agli occhi di tutti molto gravi per aver messo in pericolo il paese stesso, la sua stabilità e la quiete del popolo tutto"..."allora vediamoli più da vicino"
"Vedo dai fogli presentati che le per più di 6 mesi non ha guardato la televisioni, nemmeno accesa. Ma è inaudito, ma valàààààà!
Poi attenzione perche qui c'è scritto che grazie alle nostre telecamere interne alle case dei cittadini abbiamo potuto constatare il fatto che lei... lei... ha letto dei libri!!!! A parte che mi domando come faccia ad avere ancora quegli stupidi rettangoli di pezzi carta in casa visto che li avevo fatti sequestrare in tutto il paese. Comunque lei si rende conto dei reati che ha commesso!"
Testa alta e occhi puntati sul magistrato, cappelli arruffati, occhialini. Silenzio.
"Niente non parla... eppure qui c'è scritto che si è sempre dato da fare con la parola, a favore dei CO... CO... COMPAGNI oddio non riesco neanche a pronunciarla questa parola. Qui leggo assemblee per i lavoratori, assemblee per i diritti dei cittadini, assemblee assemblee assemblee ma dove credeva di stare ancora alla festa dell'unità.
Vede le se la deve togliere dalla testa questa stupida cosa che chiamavate DEMOCRAZIA, se la deve togliere. Qui si va avanti il paese sta galoppando verso la gloria mentre lei sta cercando di frenare una corsa verso il progresso con queste su stupide idee."
Silenzio.
"Continui a stare zitto bravo bravo. Ma poi cosa leggo qui che lei ha studiato!!!! Cioè lei ha studiato. Ecco mi verrebbe da chiederli perché ha studiato perché non si riesce proprio a capire, lei ha tutto, una televisione, un telefono da usare per votare. Cos'altro vuole. Noi non possiamo essere indifferenti verso questa sua maledetta voglia di essere, noi non possiamo essere indifferenti, voi dovete esserlo voi!!!"
L'UOMO LIBERO guardò dritto negli occhi il giudice e non più silenzio...
"Odio gli indifferenti anche per ciò che mi dà noia il loro piagnisteo di eterni innocenti. Domando conto ad ognuno di essi del come ha svolto il compito che la vita gli ha posto e gli pone quotidianamente, di ciò che ha fatto e specialmente di ciò che non ha fatto. E sento di poter essere inesorabile, di non dover sprecare la mia pietà, di non dover spartire con loro le mie lacrime. Sono partigiano, vivo, sento nelle coscienze virili della mia parte già pulsare l'attività della città futura che la mia parte sta costruendo. E in essa la catena sociale non pesa su pochi, in essa ogni cosa che succede non è dovuta al caso, alla fatalità, ma è intelligente opera dei cittadini. Non c'èin essa nessuno che stia alla finestra a guardare mentre i pochi si sacrificano, si svenano nel sacrifizio; e colui che sta alla finestra, in agguato, voglia usufruire del poco bene che l'attività di pochi procura e sfoghi la sua delusione vituperando il sacrificato, lo svenato perché non è riuscito nel suo intento.
Vivo, sono partigiano. Perciò odio chi non parteggia, odio gli indifferenti"
Il giudice lo squadrò e lo risquadrò poi si rivolse al pubblico pagante nell'aula e disse indicando l'UOMO LIBERO...
«Fare a lui quello che abbiamo fatto già ad altri e a voi...Bisogna impedire a quel cervello di funzionare per almeno vent’anni»*

E da noi che risposte...
Hanno lottato per noi.
Sono stati torturati per darci la libertà. Per darci la vita.
E hanno scritto...
Carissimi, mamma, papà, fratello sorella e compagni tutti,
mi trovo senz’altro a breve distanza dall’esecuzione.
Mi sento però calmo e muoio sereno e con l’animo tranquillo. Contento di morire per la nostra causa: il comunismo e per la nostra cara e bella Italia. Il sole risplenderà su noi "domani" perché TUTTI riconosceranno che nulla di male abbiamo fatto noi.
Voi siate forti come lo sono io e non disperate.
Voglio che voi siate fieri ed orgogliosi del vostro Albuni che sempre vi ha voluto bene.
Albino Abico, 24 anni, operaio, partigiano, torturato, fucilato il 28 agosto 1944
E da noi che risposte...
...morire per la nostra cara e bella Italia...
Hanno lottato per noi.
Sono morti per noi.
Sono stati torturati per darci la libertà. Per darci la vita.
E hanno scritto...
Cari compagni, ora tocca a noi.
Andiamo a raggiungere gli altri tre gloriosi compagni caduti per la salvezza e la gloria d'Italia.
Voi sapete il compito che vi tocca. Io muoio, ma l'idea vivrà nel futuro, luminosa, grande e bella.
Siamo alla fine di tutti i mali. Questi giorni sono come gli ultimi giorni di vita di un grosso mostro che vuol fare più vittime possibile.
Se vivrete, tocca a voi rifare questa povera Italia che è così bella, che ha un sole così caldo, le mamme così buone e le ragazze così care.
La mia giovinezza è spezzata ma sono sicuro che servirà da esempio.
Sui nostri corpi si farà il grande faro della Libertà.
Giordano Cavestro (Mirko), 18 anni, studente di scuola media, partigiano, fucilato il 4 maggio 1944
E noi...

E ogni giorno leggiamo di truffe...

...di tangentopoli mai finite...
...di corruzione totale in ogni angolo dello stato...
...di regime che continua a nascondere i fatti...
...loro scrivevano e sono morti per noi...
Edda,
mi hanno condannato alla morte, mi uccidono; però uccidono il mio corpo non l'idea che c'è in me. Muoio, muoio senza alcun rimpianto, anzi sono orgoglioso di sacrificare la mia vita per una causa, per una giusta causa e spero che il mio sacrificio non sia vano anzi sia di aiuto nella grande lotta. Di quella causa che fino a oggi ho servito senza nulla chiedere e sempre sperando che un giorno ogni sacrificio abbia il suo ricompenso. Per me la migliore ricompensa era quella di vedere fiorire l'idea che purtroppo per poco ho servito, ma sempre fedelmente.
Edda il destino ci separa, il destino uccide il nostro amore quell'amore che io nutrivo per te e che aspettava quel giorno che ci faceva felici per sempre. Edda, abbi sempre un ricordo di chi ti ha sempre sinceramente amato. Addio a tutti.
Addio Edda
Bruno Frittaion, 19 anni, studente, partigiano, fucilato il 1° febbraio 1945
Genova. 16 giugno 1944 rastrellamento e deportazione degli operai
"Sono passati 65 anni da uno dei momenti più tragici della Resistenza genovese, uno dei più efferati crimini dell'occupazione nazifascista della nostra Città e di tutto il Nord Italia. Furono colpite quattro tra le fabbriche più combattive nelle agitazioni dei mesi precedenti, a partire dagli scioperi del dicembre 1943: la Siac di Campi, il Cantiere, la San Giorgio e la Piaggio di Sestri. Fu una delle rappresaglie più gravi e più vaste tra tutte quelle nel Nord e Centro Italia dell'intero periodo di occupazione nazifascista."
Per tenere presente che la libertà è un valore vitale...
Per lottare sempre contro ogni forma di oppressione...
Per tenere sempre alto il nome di chi ha pagato con la vita...
Per non allontanare da noi la storia...
Per il diritto alla vita...
Per la libertà di parola...
Per combattere i crimini contro l'umanità ovunque vengano commessi...
Per ricordarsi sempre chi ci ha dato la possibilità di dire la nostra...
Per non voltare la faccia contro gli abusi...
Per mettersi sempre dalla parte del più debole...
Per essere contro le prevaricazioni...
Per la libertà di stampa...
Per la resistenza...
Per il ricordo che deve aiutarci a migliorare il nostro paese...