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venerdì 24 maggio 2019 11 vostri commenti

Non posso stare a casa

Non posso stare a casa. Non me lo posso permettere e non potrei guardarmi allo specchio. 
Non posso stare a casa mentre la mia città, medaglia d'oro per la resistenza, viene continuamente insultata da organizzazioni che non dovrebbero esistere, da commemorazioni di fascisti che non hanno mai rinnegato il regime autoritario.
Non posso stare a casa perché il mio bisnonno era socialista e non ha mai abbassato la testa davanti alle camicie nere, negli anni in cui quel colore non era quello di Casapound e Forza Nuova ma quello degli squadristi. 
Non posso stare a casa perché nel 1960 mio padre li ha cacciati i fascisti dalla mia città quando a distanza di 15 anni dalla liberazione volevano parlare in una piazza.
Non posso stare a casa perché, anche se non lo sono, sento la tuta blu di mio papà cucita addosso come una seconda pelle. 
Non posso stare a casa perché ho ancora in mente le immagini del G8, le infiltrazioni, Fini che dirige le manovre da Forte San Giuliano, le imboscate, le botte su Mani Tese inermi, le cariche sul corteo del Sabato contro donne, ragazzi e anziani, le molotov messe nella Diaz e i pestaggi nella caserma di Bolzaneto. 
Non posso stare a casa perché le grate e le zone rosse nella mia città non le voglio più vedere.
Non posso stare a casa finché vedrò lanciare lacrimogeni ad altezza uomo. 
Non posso stare a casa perché in questo paese ancora una volta viene massacrato uno che grida più volte di essere un giornalista. 
Non posso stare a casa perché voglio che mia figlia cresca coi valori della Resistenza, libera. 
Non posso stare a casa perché non si può più delegare e stare in silenzio, non possiamo più pensare tanto ci sarà qualcuno che andrà, non possiamo più lasciare spazi vuoti riempiti da questi personaggi incostituzionali.
Non possiamo più stare a casa. 



lunedì 25 aprile 2016 13 vostri commenti

Scelte

Oggi ricordiamo chi in quei giorni 71 anni fa fece una scelta. 
Donne e uomini che potevano stare zitti, allinearsi, scappare, chinare la testa o aspettare il corso del tempo.
Potevano farlo. Non lo hanno fatto.
Oggi sento troppe persone dire che hanno paura di scendere in piazza per uno sciopero quando in quegli anni una sola parola sbagliata poteva costare il confino e molto peggio.
Questo dovremmo mettere sul piatto ogni volta che decidiamo di non fare niente, di non scegliere, di non lottare, di non esprimerci, di non dubitare, di non dire la nostra, di non alzare la testa, di chiudere la finestra e pensare solo al nostro salotto, di voltarci dalla parte opposta.
Oggi stringerò la mano di mia figlia per le strade della mia città cercando di insegnarle di non dare mai per scontata la libertà.
w il 25 aprile
lunedì 29 settembre 2014 30 vostri commenti

1 minuto


Quando ho visto il video questa mattina non ci volevo credere.
La prima cosa che mi è venuta in mente è stata quella di dire... "Ma da noi sarebbe possibile?"
No, credo proprio di no.
Succede che a Varsavia ogni primo agosto tutta, ripeto, tutta la città si ferma per ricordare i 200mila civili polacchi morti durante la rivolta per liberare la città dai nazisti durante la seconda guerra mondiale.
Ora vedendo la presenza di italiani durante le commemorazioni dei 25 aprile e tutti le dichiarazioni di revisionismo in questo paese... sono stato assalito da una profonda tristezza.
Non voglio nemmeno immaginare cosa potrebbe succedere da noi durante quel minuto.

giovedì 4 novembre 2010 30 vostri commenti

Vola lontano BELLA




Sono contento di non vederla li tra le pellicce, i visoni, i gioielli e quei personaggi disinteressati che si troveranno seduti l'uno accanto all'altro con l'unico scopo di fare a gare su chi è meglio vestito.
Contento per il fatto che non si mischi col vuoto di contenuti che negli ultimi anni abbiamo potuto ascoltare nei testi delle maggioranza delle canzoni.
Felice di saperla distante da quella Giovinezza, e al sicuro con suoi valori che ancora trasmette e le lotte che rappresenta.
Si, lontana dall'ennesimo tentativo di mettere tutti sullo stesso piano, l'ennesima manovra revisionista che vuole confondere, e che non vuole dire che c'era chi lottava per libertà di tutti e chi no. Fuori dai dibattiti magari aperti tra una canzone e l'altra dove si potevano fare paralleli assurdi tra i vinti e vincitori di una gara canora e i Vinti e i Vincitori di pansiana invenzione.
No basta.
La storia non si tocca, quella storia non si tocca. Nascondendosi dietro il fantasma della par condicio vogliono infilare nel calderone televisivo messaggi inquietanti... l'anno scorso i Savoia, quest'anno si dai un po' di sano fascismo che non guasta.
Chissenefrega se quello è l'inno fascista, di una dittatura e l'altra invece (assieme a Fischia il Vento) quella di coloro che hanno dato la vita per la libertà di tutti... magari il prossimo anno chiamiamo anche Benigni a leggere il Mein Kampf
E poi chissenefrega se nella costituzione è condannato il fascismo, intanto sono già tutti sdoganati bevendo alla fonte di Fiuggi...
Vola lontano BELLA nelle tue lotte che ancora continuano e fai CIAO sulle ali di quella libertà che hai conquistato per noi tutti.
mercoledì 30 giugno 2010 41 vostri commenti

Ritiriamo fuori le magliette a righe. Genova, 30 giugno

La storia la sapete.
La città la conoscete. Genova.
L'anno, il 1960.
50 anni fa, oggi.


Oggi che essere stati e essere fascisti sembra essere un vanto, oggi che tutto ciò che è sinistra viene demonizzato dai media in mano ad un uomo e al suo conto corrente, oggi che la costituzione viene presa a calci, derisa, messa da parte, oggi la lotta e la resistenza continuano.


In quei giorni uomini, donne e ragazzi, operai, ex partigiani, dissero no al Congresso del Msi nella città medaglia d'ora per la resistenza, dissero no ad un affronto, divennero guardiano della costituzione che vietava e vieta la ricostituzione del partito fascista. Magliette a righe, perchè erano quelle a buon mercato, contro fucili e manganelli dei scelbini.


Cariche della polizia che difendeva i fascisti, insomma lo stato che va contro se stesso, perchè in una Repubblica lo Stato è la costituzione e il popolo in quel momento unito per difenderla.


Oggi i fascisti sono al governo, del paese, stanno dentro i consigli regionali come Plinio qui a Genova che in questi giorni insieme ad altri ex missini aveva organizzato un convegno sui fatti del 30 giugno, ora annullato, proprio nello stesso giorno, nella stessa via, come a volere celebrare un altro affronto alla città. Minacciando anche una denuncia per apologia di reato nelle celebrazioni previste dalle istituzioni locali per il cinquantenario dei disordini con dichiarazioni del genere...

''A oggi il dato a dir poco sconcertante e' rilevare che la Regione Liguria ha erogato 20.000 euro per garantire una manifestazione per la ricorenza del 50° anniversario dei fatti del 30 giugno 1960, manifestazione che si propone con termini apologetici rispetto ai fatti di devastazione occorsi 50 anni fa"

Questione di punti vista, o meglio questione di svista di punti della costituzione. Chi difende la carta viene visto come teppista, come ribelle mentre chi dovrebbe far rispettare la legge, e quindi anche la costituzione girava per le strade su camionette...


"La polizia sta cercando i sobillatori di queste manifestazioni, non abbiamo nessuna difficoltà ad indicarglieli. Sono i fucilati del Turchino, di Cravasco, della Benedicta, i torturati della casa dello studente"
Sandro Pertini


A soli 15 anni di distanza Genova si ritrovava in casa coloro che erano stati cacciati e che subito avevano trovato rifugio nell'ipocrisia italiana, nella scelta di mettere dalla parte dei cattivi quelli di sinistra e dalla parte dei buoni, dello stata i fascisti riabilitati il giorno dopo la liberazione. Persone come il fascista Basile che aveva emesso decreti del genere...

"Agli operai un ultimo avviso (...) Vi avverto che qualora crediate che uno sciopero bianco possa essere preso dall’Autorità come qualcosa di perdonabile, vi sbagliate, questa volta. Sia che incrociate le braccia per poche ore, sia che disertiate il lavoro, in tutte e due i casi un certo numero di voi tratti a sorteggio verrà immediatamente (...) inviato, non in Germania, dove il lavoratore italiano è trattato alla medesima stregua del lavoratore di quella Nazione nostra alleata, ma nei campi di concentramento dell’estremo Nord, a meditare sul danno arrecato alla causa della Vittoria"

...contro questo affronto Genova non poteva stare ferma. Altri tempi ora la gente tira dritta, si arrabbia perchè in centro quando c'è il corte non può fare shopping.
Altri tempi, altre persone, altri uomini...


...che marciavano uniti a testa alta.
Altri discorsi, altre personalità, altre parole...


...come quelle di Sandro Pertini pronunciate a Genova il 28 Giugno...

"A voi che ci guardate con ostilità, nulla dicono queste spontanee manifestazioni di popolo? Nulla vi dice questa improvvisa ricostituita unità delle forze della Resistenza?
Essa costituisce la più valida diga contro le forze della reazione, contro ogni avventura fascista e rappresenta un monito severo per tutti. Non vi riuscì il fascismo, non vi riuscirono i nazisti, non ci riuscirete voi.
Noi, in questa rinnovata unità, siamo decisi a difendere la Resistenza, ad impedire che ad essa si rechi oltraggio.
Questo lo consideriamo un nostro preciso dovere: per la pace dei nostri morti, e per l'avvenire dei nostri vivi, lo compiremo fino in fondo, costi quello che costi."

Oggi Genova marcerà ancora una volta, scenderà in piazza, per la costituzione, per la libertà, per la resistenza che non è mai finita. Per ricordare che il popolo disse no al fascismo e con quel no contribuì alla caduta di un governo imabarazzante come quello di Tambroni.
Marcerà per quei ragazzi che subirono dopo i fatti del 30 giugno ritorsioni, arresti, carcerazioni di anni e la difficoltà poi di reinserirsi nella società, abbandonati.
Ricordando quelle magliette a righe che dobbiamo ritirare fuori dagli armadi.
lunedì 26 aprile 2010 28 vostri commenti

Il corridoio del tormento

25 aprile 2010

Mi sembra di sentirlo.

Freddo.
Umido.
Urla e terrore che striscia.
Quel terrore che entra da sotto le porte, si avvicina e si impadronisce dei corpi schiacciati.
Ancora urla.
Parole straniere che anche se incomprensibili si capiscono piene di violenza.
Torture... torture... torture...

Momenti che non si riescono nemmeno ad immaginare.

"Quando mi accorsi che la macchina stava percorrendo la strada che porta alla Casa dello Studente capii che per me era finita"

Genova. Corso Gastaldi, uno stradone come tanti altri.
Palazzi, fermate degli autobus, caos cittadino. E una costruzione dall'aspetto già di per se' inquietante.


Un edificio costruito dal fascismo nel 1934, dove "il buon fascista doveva formare mente e moschetto". Dove la Gestapo mise poi il suo quartier generale, con a capo il nazista Friedrich Engel, per interrogare e torturare i partigiani.

"Vedi qui i tedeschi strappano le unghie ai partigiani".
Avrò avuto circa otto anni, passavo li davanti con mia madre per andare a giocare a calcio e lei me lo ripeteva ogni volta, e per questo la ringrazio ancora.

Buio.


Freddo.
Mi sembra di vederli trascinati dai loro aguzzini.
Sbattuti contro le pareti.


Le loro parole lasciate...
"mamma non piangere perchè da oggi tu sarai madre di tutte le figlie del popolo..."
Brividi. Per quelle vite, per quelle torture subite...

"Cominciarono ventidue giorni di torture, in Questura, sotto gli artigli della terribile squadra politica di Giusto Veneziani. Franco temeva di non reggere, i continui soffocamenti con l' acqua, i suoi nemmeno vent' anni potevano lasciar andare qualche nome: così tentò di lanciarsi da una finestra. Infranse il vetro, il suo corpo, ma venne afferrato per un piede e salvato. E spedito alla Casa dello Studente: «perché pensavano che là dove non erano riusciti gli italiani, sarebbero stati efficaci i tedeschi», sussurra Arrigo. Altre torture, ma qui c' era Engel. «I tedeschi erano raffinati - analizza - facevano ascoltare con cura le urla dei torturati nelle celle vicine. Avevano un metodo scientifico e psicologico, per distruggere ogni resistenza"

Donne e uomini trascinati nel Corridoio del Tormento...


...messi nelle celle da un metro per due in dieci dodici persone ad attendere il loro turno, messi li proprio per far ascoltare le torture fatte ai loro compagni, le loro urla. Lamenti che provenivano dalla gabbie della tortura...


Buio... della civiltà.

Nel 2008 Genova ha ridato luce a queste segrete, che in passato molti volevano tenere nascoste. Come le colpe di chi è stato anche corresponsabili di quei delitti, lo stesso direttore della casa delle studente in carica dal '34 rimase anche dopo la liberazione, le celle furono murate per non farle vedere, anche se in città si sapeva, la gente lo diceva, le persone anziane raccontavano "sentivamo le urla da fuori" lo denunciava. Si voleva anche cambiare nome alla casa, chiamarla casa del Goliardo per metterci una pietra sopra. Dall'Università dicevano "noi dobbiamo pensare al futuro, lasciar perdere il passato".
Ma gli studenti non la pensavano in questa maniera, fu così che negli anni della rivolta e delle occupazioni la casa fu presa...


...e grazie al volume altissimo della musica gli studenti armati di picconi riportarono alla luce della verità la vergogna del Corridoio del Tormento, ottenendo anche le dimissioni del direttore.

MAI PIU'

domenica 25 aprile 2010 27 vostri commenti

Ogni giorno, per sempre, 25 APRILE!





Per non dimenticarlo mai e ricordare sempre...

Lo avrai

camerata Kesserling
il monumento che pretendi da noi italiani
ma con che pietra si costituirà
a deciderlo tocca a noi
non coi sassi affumicati
dei borghi inermi e straziati dal tuo sterminio
non colla terra dei cimiteri
dove i nostri compagni giovinetti
riposano in serenità.
Non colla neve inviolata delle montagne
che per due inverni ti sfidarono
non colla primavera di queste valli
che ti videro fuggire
ma soltanto col silenzio dei torturati
più duro di ogni macigno
soltanto con la roccia di questo patto
giurato tra uomini liberi
che volontari si adunarono
per dignità e non per odio
decisi a riscattare
la vergogna e il terrore del mondo
su questre strade se vorrai tornare
ai nostri posti ci ritroverai
morti e vivi collo stesso impegno
popolo serrato intorno al monumento
che si chiama
ORA E SEMPRE RESISTENZA

P. Calamandrei

...per chi ha combattuto per pemetterci di vivere liberi, contro quelli che ci stanno togliendo piano piano la libertà...


...per quelle donne...


...quegli uomini...


...per chi ha lottato, marciato senza sapere che avremmo poi buttato via tutto il loro sforzo, le loro vite bruciate per noi... contro chi ogni anno cerca di rimuovere il 25 aprile...


...per chi in questi anni ha lottato per non far dimenticare... contro chi vuole cambiare la storia...


...perchè la resistenza non è mai finita e mai finirà...

...perchè il fascismo cambia abito ma rimane sempre fascismo...


"Oggi la nuova resistenza in che cosa consiste. Ecco l'appello ai giovani: di difendere queste posizioni che noi abbiamo conquistato; di difendere la Repubblica e la democrazia. E cioè, oggi ci vuole due qualità a mio avviso cari amici: l'onestà e il coraggio. L'onestà... l'onestà... l'onestà. [...] E quindi l'appello che io faccio ai giovani è questo: di cercare di essere onesti, prima di tutto: la politica deve essere fatta con le mani pulite. Se c'è qualche scandalo. Se c'è qualcuno che da' scandalo; se c'è qualche uomo politico che approfitta della politica per fare i suoi sporchi interessi, deve essere denunciato!
"

Sandro Pertini



Ripartiamo dal 25 aprile, ripartiamo da una liberazione dal nuovo fascismo, ripartiamo da un partito di lotta che creda nei valori della resistenza quei valori che ritroviamo nelle parole di Sandro Pertini e dei partigiani.
Ripartiamo davvero prima che sia troppo tardi.

Buon 25 aprile
mercoledì 3 marzo 2010 23 vostri commenti

Bisogna impedire a quel cervello di funzionare per almeno 20 anni

In una corte qualsiasi, di una città qualsiasi nel futuro non di un paese qualsiasi ma di questo.

Entrò la corte.
"Presiede la corte il Giudice Ghedini! In piedi"
Tutti sull'attenti.
"L'imputato UOMO LIBERO entri"
L'uomo entrò, testa alta guardando in faccia ad uno ad uno i suoi carcerieri con occhi fieri e pieni di libertà.
"Questa corte si riunisce per discutere i reati imputati al qui presente UOMO LIBERO" furono le prime parole del giudice seduto con alle spalle un enorme crocifisso , gigantografia del PRESIDENTE e con davanti la scritta L'AMORE E' UGUALE PER TUTTI.
"Reati che sono risultati agli occhi di tutti molto gravi per aver messo in pericolo il paese stesso, la sua stabilità e la quiete del popolo tutto"..."allora vediamoli più da vicino"
"Vedo dai fogli presentati che le per più di 6 mesi non ha guardato la televisioni, nemmeno accesa. Ma è inaudito, ma valàààààà!
Poi attenzione perche qui c'è scritto che grazie alle nostre telecamere interne alle case dei cittadini abbiamo potuto constatare il fatto che lei... lei... ha letto dei libri!!!! A parte che mi domando come faccia ad avere ancora quegli stupidi rettangoli di pezzi carta in casa visto che li avevo fatti sequestrare in tutto il paese. Comunque lei si rende conto dei reati che ha commesso!"
Testa alta e occhi puntati sul magistrato, cappelli arruffati, occhialini. Silenzio.
"Niente non parla... eppure qui c'è scritto che si è sempre dato da fare con la parola, a favore dei CO... CO... COMPAGNI oddio non riesco neanche a pronunciarla questa parola. Qui leggo assemblee per i lavoratori, assemblee per i diritti dei cittadini, assemblee assemblee assemblee ma dove credeva di stare ancora alla festa dell'unità.
Vede le se la deve togliere dalla testa questa stupida cosa che chiamavate DEMOCRAZIA, se la deve togliere. Qui si va avanti il paese sta galoppando verso la gloria mentre lei sta cercando di frenare una corsa verso il progresso con queste su stupide idee."
Silenzio.
"Continui a stare zitto bravo bravo. Ma poi cosa leggo qui che lei ha studiato!!!! Cioè lei ha studiato. Ecco mi verrebbe da chiederli perché ha studiato perché non si riesce proprio a capire, lei ha tutto, una televisione, un telefono da usare per votare. Cos'altro vuole. Noi non possiamo essere indifferenti verso questa sua maledetta voglia di essere, noi non possiamo essere indifferenti, voi dovete esserlo voi!!!"
L'UOMO LIBERO guardò dritto negli occhi il giudice e non più silenzio...

"Odio gli indifferenti anche per ciò che mi dà noia il loro piagnisteo di eterni innocenti. Domando conto ad ognuno di essi del come ha svolto il compito che la vita gli ha posto e gli pone quotidianamente, di ciò che ha fatto e specialmente di ciò che non ha fatto. E sento di poter essere inesorabile, di non dover sprecare la mia pietà, di non dover spartire con loro le mie lacrime. Sono partigiano, vivo, sento nelle coscienze virili della mia parte già pulsare l'attività della città futura che la mia parte sta costruendo. E in essa la catena sociale non pesa su pochi, in essa ogni cosa che succede non è dovuta al caso, alla fatalità, ma è intelligente opera dei cittadini. Non c'èin essa nessuno che stia alla finestra a guardare mentre i pochi si sacrificano, si svenano nel sacrifizio; e colui che sta alla finestra, in agguato, voglia usufruire del poco bene che l'attività di pochi procura e sfoghi la sua delusione vituperando il sacrificato, lo svenato perché non è riuscito nel suo intento.
Vivo, sono partigiano. Perciò odio chi non parteggia, odio gli indifferenti"

Il giudice lo squadrò e lo risquadrò poi si rivolse al pubblico pagante nell'aula e disse indicando l'UOMO LIBERO...

«Fare a lui quello che abbiamo fatto già ad altri e a voi...Bisogna impedire a quel cervello di funzionare per almeno vent’anni»*


(*parole pronunciate dal pm fascista Isgrò, ispirate da Mussolini, nei confronti di Antonio Gramsci durante il processo)
mercoledì 24 febbraio 2010 15 vostri commenti

E da noi che risposte...


Hanno lottato per noi.
Sono morti per noi.
Sono stati torturati per darci la libertà. Per darci la vita.
E hanno scritto...

Carissimi, mamma, papà, fratello sorella e compagni tutti,
mi trovo senz’altro a breve distanza dall’esecuzione.
Mi sento però calmo e muoio sereno e con l’animo tranquillo. Contento di morire per la nostra causa: il comunismo e per la nostra cara e bella Italia. Il sole risplenderà su noi "domani" perché TUTTI riconosceranno che nulla di male abbiamo fatto noi.
Voi siate forti come lo sono io e non disperate.
Voglio che voi siate fieri ed orgogliosi del vostro Albuni che sempre vi ha voluto bene.

Albino Abico, 24 anni, operaio, partigiano, torturato, fucilato il 28 agosto 1944

E da noi che risposte...


...morire per la nostra cara e bella Italia...

Hanno lottato per noi.
Sono morti per noi.
Sono stati torturati per darci la libertà. Per darci la vita.
E hanno scritto...

Cari compagni, ora tocca a noi.
Andiamo a raggiungere gli altri tre gloriosi compagni caduti per la salvezza e la gloria d'Italia.
Voi sapete il compito che vi tocca. Io muoio, ma l'idea vivrà nel futuro, luminosa, grande e bella.
Siamo alla fine di tutti i mali. Questi giorni sono come gli ultimi giorni di vita di un grosso mostro che vuol fare più vittime possibile.
Se vivrete, tocca a voi rifare questa povera Italia che è così bella, che ha un sole così caldo, le mamme così buone e le ragazze così care.
La mia giovinezza è spezzata ma sono sicuro che servirà da esempio.
Sui nostri corpi si farà il grande faro della Libertà.

Giordano Cavestro (Mirko), 18 anni, studente di scuola media, partigiano, fucilato il 4 maggio 1944

E noi...


...e ora commemoriamo quelli sbagliati. Ascoltiamo quelli sbagliati, ci facciamo comandare da quelli che Giordano e Albino avevano cacciato.
E ogni giorno leggiamo di truffe...


...di tangentopoli mai finite...

...di corruzione totale in ogni angolo dello stato...

...di regime che continua a nascondere i fatti...

...loro scrivevano e sono morti per noi...

Edda,
mi hanno condannato alla morte, mi uccidono; però uccidono il mio corpo non l'idea che c'è in me. Muoio, muoio senza alcun rimpianto, anzi sono orgoglioso di sacrificare la mia vita per una causa, per una giusta causa e spero che il mio sacrificio non sia vano anzi sia di aiuto nella grande lotta. Di quella causa che fino a oggi ho servito senza nulla chiedere e sempre sperando che un giorno ogni sacrificio abbia il suo ricompenso. Per me la migliore ricompensa era quella di vedere fiorire l'idea che purtroppo per poco ho servito, ma sempre fedelmente.
Edda il destino ci separa, il destino uccide il nostro amore quell'amore che io nutrivo per te e che aspettava quel giorno che ci faceva felici per sempre. Edda, abbi sempre un ricordo di chi ti ha sempre sinceramente amato. Addio a tutti.
Addio Edda

Bruno Frittaion, 19 anni, studente, partigiano, fucilato il 1° febbraio 1945

martedì 16 giugno 2009 1 vostri commenti

Genova. 16 giugno 1944 rastrellamento e deportazione degli operai




"Sono passati 65 anni da uno dei momenti più tragici della Resistenza genovese, uno dei più efferati crimini dell'occupazione nazifascista della nostra Città e di tutto il Nord Italia. Furono colpite quattro tra le fabbriche più combattive nelle agitazioni dei mesi precedenti, a partire dagli scioperi del dicembre 1943: la Siac di Campi, il Cantiere, la San Giorgio e la Piaggio di Sestri. Fu una delle rappresaglie più gravi e più vaste tra tutte quelle nel Nord e Centro Italia dell'intero periodo di occupazione nazifascista."


Per non dimenticare mai...
Per tenere presente che la libertà è un valore vitale...
Per lottare sempre contro ogni forma di oppressione...
Per tenere sempre alto il nome di chi ha pagato con la vita...
Per non allontanare da noi la storia...
Per il diritto alla vita...
Per la libertà di parola...
Per combattere i crimini contro l'umanità ovunque vengano commessi...
Per ricordarsi sempre chi ci ha dato la possibilità di dire la nostra...
Per non voltare la faccia contro gli abusi...
Per mettersi sempre dalla parte del più debole...
Per essere contro le prevaricazioni...
Per la libertà di stampa...
Per la resistenza...
Per il ricordo che deve aiutarci a migliorare il nostro paese...

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