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venerdì 3 giugno 2011 26 vostri commenti

Rosso silenzioso

Entri dentro con la voglia, tanta, di rosso ed esci fuori con quel colore pieno ancora negli occhi e profondamente nel cuore.
Varchi quella soglia con la speranza di ritrovare qualcosa ed esci con mille domande, mille perchè, mille rimpianti.
Parlo di AVANTI POPOLO la mostra sulla storia del Pci che in questi giorni, fino al 5 giugno, è a palazzo Ducale a Genova e se per caso passate di qua fateci un passo perchè vale davvero tanto.
Rosso silenzioso... questo viene fuori dalla mostra. Si perchè c'è il rosso della passione di quegli anni, che io purtroppo non ho vissuto, e c'è durante tutto il percorso un silenzio delle persone che osservano con un misto di venerazione, rispetto e incredulità di cosa eravamo .
C'è tanto Gramsci con in quaderni dal carcere scritti in una maniera talmente perfetta da far venire i brividi. Togliatti, la Russia, le vignette di Cipputi e Bobo, Enrico e tanto tanto altro.
Ma emerge più di tutto lui... il Popolo. Quello vero, quello che si aggregava. Quello con i pugni chiusi alzati al cielo in un consiglio di fabbrica. Quello che ritorna a casa dopo aver assistitio al funerale di Guido Rossa fumando nervosamente dentro uno scompartimento con ancora le lacrime agli occhi e dice "il terrorismo dovrà fare i conti con la voglia di democrazia della classe operaria". Quel popolo che entra in un assemblea a Mirafiori e intitola l'aula all'operaio dell'Italsider ucciso dalle Br. Ci sono le donne, tantissimi, con un viso pieno di lotta, passione, voglia di diritti e democrazia. Ci sono i giovani con gli sguardi fieri di coloro che pur avendo poco hanno tutto rimamendo insieme.
Popolo già. Più volte ieri guardando quelle foto, quei visi, quelle lotte mi sono chiesto dove sono andate quelle persone. Che fine hanno fatto?
Le risposte sarebbero tante e credo che ognuno di noi molto probabilmente ne avrà una... chi ha continuato nella lotta, chi lo ha fatto in altri modi, chi è passato dalla parte opposta, chi è partito, chi ci ha lasciato e molto altro.
Qualcuno dirà che non bisogna guardare al passato, io dico invece che dal passato bisognerebbe prendere quello che di positivo ci hanno lasciato e insegnato ...

...come quella foto appesa nel tinello di casa, di un signore che non conoscevo e che a 9 anni chiesi a nonno chi era, solo Enrico mi rispose, come un fratello e che io imparai a a chiamare zio e che non ho mai conosciuto...


giovedì 5 maggio 2011 21 vostri commenti

Un numero per pestarli e un dito per impiccarli

In letto dopo una giornata frenetica come sempre e il libro del momento.
Tv accesa per vedere il Tg3 della notte.
Una pausa dal libro, un po' di zapping che si ferma.
Si parla di storia, Minoli parla dei 150 anni, una specia di trasmissione bignami che passa velocemente in rassegna la nostro storia.
La prima guerra mondiale, l''ultima risorgimentale, Caporetto, Vittorio Veneto.
Le nuove generazioni uscite dai campi di battaglia piene di arditismo.
Il fascismo che ha cavalcato questa nuova voglia, presentandosi al re dicendo..."le porto l'Italia di Vittorio Veneto"... il regime.
Il patto con Satana con tanto di baffetti.
La seconda guerra mondiale.
L'arresto del duce, la sua fuga grazie ai tedeschi, la Repubblica di Salò...
Punto.
La scelta.
Un esercito lasciato allo sbando, Cefalonia, le stragi.
E poi gli internati, ecco gli internati.
Quei militari che rifiutarono di entrare nelle milizie e nell'esercito repubblichino che proprio Mussolini volle mettere nei campi di lavoro, traditori senza diritti, fuori da ogni Convenzione..
Rapito, sono stato rapito dagli occhi di quell'uomo che ieri sera raccontando al giornalista quei momenti, ripetendo il suo numero personale da campo, non ha potuto trattenere le lacrime.
Un numero che se non imparato portava a pestaggi e torture.
Uomini impiccati solo perchè non potevano più lavorare, impiccati sopra alla testa degli altri per monito.
Decisioni prese da SS che passavano vicino e con un dito spingevano il povero malcapitato... un minimo movimento del corpo ed eri finito, non servivi più.
In anni, in questi mesi, in questi giorni abbiamo assistito a tentativi di riesumazione del fascismo, politici che cercano di togliere il divieto costituzionale, politici che occupano incarichi istituzionali con un passato nero, poliziotti che appendono simboli fascisti sui muri della questura, saluti romani esposti pubblicamente per festeggiare la vittorio di un primo cittadino.
Abbiamo dimenticato?!?
Un numero da ricordare e un dito, un corpo che barcolla, noi ora dimentichiamo presto e barcolliamo anche se nessuno ci tocca.

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