Da più di due anni ormai tengo un diario. Uno vero, non digitale, di quelli che si possono toccare, riporre nel cassetto. Ho sempre avuto il piacere di scrivere, in particolare con la stilografica. Vedere sfilare sul bianco il pennino della stilografica lasciare una traccia mi riporta indietro con gli anni.
Spesso mi capita di rileggere ciò che ho scritto, in alcuni casi è come se mi guardassi da fuori in un preciso istante di vita, a volte scuotendo la testa, altre sorridendo, altre ancora con qualche lacrima. Ma tutto rimane e resta vita.
Dopo quasi due anni di Pandemia una cosa la possiamo dire credo. Fin dall'inizio abbiamo visto chi ha messo da parte le proprie esigenze, chi ha pensato di più alla collettività, mentre altri hanno sempre messo prima di tutto il volere individuale, dicendo di NO a tutto.
Lo sapevamo già, lo sapevo già. Il Covid ha solo sottolineato quello che era già scritto, a volte mostrandoci chi abbiamo sempre avuto vicino in maniera differente.
Ho ritrovato anche questo nei miei diari. La diligenza di mia figlia, che non si è mai lamentata da quando è iniziata questa "baraonda" come dice lei, anche se le manca "far festa come una volta", che ora chiede quando sarà vaccinata, che ha capito che partecipare alle feste in casa con i suoi compagni durante una pandemia non va bene ed è irrispettoso per chi ad esempio a scuola cerca di fa andare avanti le cose. Spesso mi chiedo quanto ha sacrificato lei mentre altri hanno continuato a fare quello che facevano prima.
Scriverò ancora, scriverò questo. Perché voglio che una volta cresciuta possa sapere quanto è stata coraggiosa, responsabile e altruista.
Buone feste a tutti.

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