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mercoledì 19 giugno 2024 4 vostri commenti

Assassinio su lavoro

Satnam Singh, 31 anni, lavoratore. E' morto.
Dopo essere stato buttato davanti a casa, con un braccio amputato da un macchinario.   

Assassinato dalla bestialità umana.
Da uno stato che fa finta di niente.
Dai cittadini che non hanno tempo per queste cose e si voltano da altre parti.
Da chi usa parole per confondere le idee.
Assassinato dal profitto e dall'avidità scritte nella pietra ormai sui pavimenti delle nostre case.
Si è vero è un mondo al contrario, perché la gente dovrebbe avere il diritto di avere un lavoro normale, sicuro e ben pagato.
Perché chi esce di casa alla mattina per andare al lavoro deve poter tornare a casa.
giovedì 13 aprile 2023 9 vostri commenti

Il capitalismo non ascolta

Cosa c'è rimasto di umano nei nostri posti di lavoro? La frenesia, i problemi di bilancio, l'avidità, l'individualismo e il classismo occupano le stanze e i reparti indirizzando le relazioni tra le persone. 

Viviamo realtà davvero difficili, non parlo solo della Sanità, settore dove lavoro, ma della maggior parte dei posti. Mi capita spesso, facendo anche il sindacalista, di ascoltare storie di lavoratori stanchi, in preda al burnout, impauriti, legati alla propria professione ma frenati dai continui richiami solo alla produttività, direzione che può portare solo alla scarsa attenzione verso le persone. 

E' un treno impazzito che si sta dirigendo contro un muro alla massima velocità. Spesso ci si sente inermi, accerchiati da chi ha perso, o nn ha mai avuto, l'uso dell'ascolto. Chi da per scontata la presenza delle persone, a prescindere, senza mai un riconoscimento non solo monetizzato ma umano. 

Dicono che mancano i soldi. Però gli stipendi dei dirigenti non si toccano mai. Una crisi pagata, come sempre,  solo da chi sta in fondo alla scala. 

Conosco persone a rischio stipendio che per il bene della propria utenza vanno avanti, convinti di ciò che stanno facendo, del bene che può portare una professione. 

I piani alti però, gli stessi che ci hanno raccontato che le ideologie sono morte, che le classi non esistono, non sanno fare altro che tagliare, licenziare, togliere servizi utili alla società ma poco redditizi. Le Istituzioni sono sorde, si voltano dall'altra parte.

Vi faccio solo un esempio. Sapete chi paga in ritardo i servizi di molte cooperative o enti? A volte non pagando nemmeno. I comuni e le Regioni. 

Una vergogna istituzionalizzata. 

giovedì 20 febbraio 2020 23 vostri commenti

Un terzo


Siamo stati alcuni giorni in mezzo alla natura. Ogni volta mi domando se il modo di vivere che stiamo seguendo sia quello giusto. 
La frenesia dei giorni. Il cartellino che va timbrato all'orario giusto, i nostri ritmi scanditi dalle lancette dell'orologio. 
Questo non vuol dire che chi vive in campagna o montagna, che sia, non abbia scadenze, ma davvero mi pare che solamente l'assaporare il silenzio del bosco, una passeggiata attorno ad un lago, osservare i piedi che passo dopo passo ci portano su un sentiero, ci dia un attimo di respiro in più. 
Le nostre città sembrano impazzite in alcune ore. Traffico in tilt, clacson che suonano senza un senso, autobus che sembrano scatole di sardine. Cantieri perennemente aperti dove lavorano persone segnate dal tempo che dovrebbero già essere in pensione. Colleghi che non ti fanno togliere nemmeno la giacca e sono già pronti a porti un quesito.
Forse è un ragionamento più complesso, che dovrebbe riguardare in generale la nostra società. Passiamo la maggior parte delle ore della nostra giornata al lavoro, almeno un terzo. 
Non ci siamo. 
giovedì 7 dicembre 2017 2 vostri commenti

Alti e bassi

E' vero bisogna cercare di giudicare le situazioni guardandole da più punti di vista. Confesso di non riuscirci sempre, ma per cercare di assecondare la diceria che gli anni dovrebbero portare maggiore riflessione a volte mi riesce. Ma solo a volte, non vorrei esagerare.
Così mi capita spesso di pensare che qualche cosa nel meccanismo dell'organizzazione del lavoro nelle aziende e nelle strutture varie non sia proprio oliato. Parlo soprattutto dei piani alti, la sensazione è che da un po' di tempo la classe dirigente abbia perso smalto, magari poi non lo ha mai avuto. 
La logica del risparmio a prescindere, del trattare la gente come un semplice numero incasellato in un bilancio sta togliendo spazio alle idee, alle innovazioni e soprattutto azzera completamente i rapporti umani.
Quindi succede di sedersi un una trattativa sindacale o magari in una riunione di equipe e trovarsi davanti delle persone che sperano in una magia dei partecipanti per risolvere un problema di competenza dirigenziale, succede che ci siano perenni avvertimenti sul fatto che non si comunichi abbastanza, succede che se ci sono dei soldi in azienda di solito vanno sempre a finire nella stessa direzione, succede che a parole tutti sembrano bolscevichi, succede che spesso i premi di produzione dei piani alti sono legati a risparmi su quelli del piano di sotto, ma soprattutto succede che i corridoi e le riunioni sono piene di Yes Man.
Succede troppo.
lunedì 24 luglio 2017 30 vostri commenti

Mail

Cosa siamo diventati? Perché abbiamo raggiunto questo livello?
So che non dovrei farmi queste domande ma è inevitabile in una mondo, un paese dove il rispetto della persona oramai è messo all'ultimo posto.
Venerdì alcuni lavoratori della Ericsson di Genova hanno ricevuto una mail, voi direte beh una cosa normale ormai. La cosa fuori dalla norma è che nel testo di quella lettera ricevuta c'era la parola "licenziati". Un cortese avviso digitale che annunciava poi un'ulteriore lettera di addio all'azienda. 
Oggi quei lavoratori si sono trovati con il badge smagnetizzato. 
Respinti.
Non desiderati.
Questo siamo diventati, merce di scambio per aziende che vengono nel nostro paese con i tappeti rossi, fanno ciò che vogliono, pagano due lire le persone e poi in pochi attimi tutti a casa.
Ciò che fa ancora più male è che anni fa si sarebbe fermata la città, avrebbe chiuso il porto, i camalli sarebbero usciti autonomamente dai cancelli. Invece solo qualche partecipazione autonoma di alcuni genovesi. 
Il resto al caldo del proprio ufficio, del proprio posto di lavoro che per ora è salvo.
Per ora.
lunedì 29 maggio 2017 25 vostri commenti

Santi e parole

Sabato a Genova c'è stata la visita del Papa. Questo non sarà un post per inveire contro il Vaticano, anche se potrei, o sui soldi utilizzati per l'organizzazione, ma solamente per ragionare su una frase detta dal pontefice. 
Non ricordo perfettamente le parole ma era riferita agli imprenditori che dovrebbero essere i primi lavoratori, che non dovrebbero risolvere i problemi delle aziende licenziando o tagliando stipendi.
In pratica le cose che spesso vengono urlate nelle piazze da studenti o lavoratori con la differenza che vengono subito tacciati come i soliti comunisti.
Sia chiaro le parole del Papa sono importanti, ma mi domando come si possano legare con le decisioni prese, ad esempio, dai tantissimi Istituti religiosi che operano nella sanità privata dove si applicano contratti peggiorativi ai lavoratori, facendo lavorare di più a parità di salario, dove si cacciano i rappresentanti sindacali, dove si cerca di andare a togliere quei pochi diritti rimasti. 
Questo discorso il Papa lo ha tenuto all'interno dell'Ilva, nello stesso luogo dove oggi un operaio è rimasto ferito, ustioni alle mani e al volto. Le parole non possono più bastare, servono fatti, leggi a tutela e provvedimenti a sostegno del lavoro e della dignità dei lavoratori.
Altrimenti rientra tutto nel solito show.


giovedì 9 marzo 2017 17 vostri commenti

Occasionali

50 anni cuoca in un asilo.
50 anni a 40 ore settimanali.
53 anni addetta alla pulizia delle stanze.
53 anni a 40 ore settimanale.
50 anni e 53 anni a 1100 euro al mese, lorde.
Occasionale. "Che offre occasione, motivo, talora anche pretesto, a qualche cosa... Che dipende da un’occasione, che nasce dalle particolari circostanze, e quindi non voluto o cercato appositamente, casuale, fortuito".
Lo dice la Treccani, non io. Lo dice la logica e anche la legge, ma spesso si gioca con le parole e allora sul sito dell'inps troviamo il neologismo lavoro accessorio. 
La realtà dei voucher è che nella maggior parte dei casi non vengono utilizzati per lavori occasionali, ma per lavori che rientrano nelle normali mansioni che potrebbe svolgere un dipendente in organico o assunto con tutte le tutele.
Voucher significa instabilità, mancanza di sicurezza, ricatto, mancanza di tutele, meno contributi.
I dati parlano chiaro nel 2014 sono stati venduti 69 milioni di voucher, nel 2015 115 milioni di voucher e nel 2016 133,8 milioni di voucher. I maggiori fruitori sono spesso le multinazionali che hanno conti tutt'altro che in rosso.
Il lavoro c'è, manca una serie legge che lo tuteli e che spinga le azienda ad assumere con sgravi a lungo termine e incentivi di diversa natura. Manca un intervento deciso sull'evasione fiscale che permetterebbe di andare ad investire invece sul lavoro e chi è in grado di fornirlo.
Aspettiamo una risposta per la data dei referendum per abolirli. La politica non può credere di avere trovato la soluzione in un pezzo di carta da cambiare dal tabacchino.

martedì 10 maggio 2016 19 vostri commenti

Qui dove la morte non è precaria

61 anni è un'età in cui si dovrebbe pensare ad altro. Per come la penso io il lavoro dovrebbe essere ormai problema superato, nel vero senso della parola e magari essere già in pensione, poter prendersi dello spazio per il proprio hobby, godersi i nipoti, fare dei viaggi con la propria famiglia o altro.
61 anni è un'età in cui non ci dovrebbe essere scritto sulla carta d'identità interinale.
61 anni non dovrebbero fare rima con fatica, lavoro, sudore.
61 anni non possono essere collegati all'ansia per un lavoro che oggi c'è e domani non si sa.
61 anni magari è un'età in cui un pensiero all'aldilà uno lo può anche fare, esorcizzandolo e spostandolo sempre di più.
Non qui.
Non in Italia.
Qui a 61 anni si muore di lavoro.
Sul lavoro, da precario.
martedì 6 ottobre 2015 17 vostri commenti

Abbiamo perso la camicia


Lo sapete sono un non violento. Però credo che ci siano dei limiti nella vita oltre i quali davvero si debba reagire e fare qualcosa. Di solito, bisogna dirlo, questi esempi non arrivano mai dal nostro paese dove per riempire le piazze bisogna aspettare il mondiale vinto dalla nazionale o un concerto gratuito.
Questo signore nella foto è il responsabile delle risorse umane, titolo che mi fa già rabbrividire, della Air France. Assieme al direttore generale aveva appena comunicato il taglio di 2900 LAVORATORI dell'azienda. La reazione dei dipendenti ormai la sapete, manager in fuga, vestiti strappati e poi questa triste foto in cui si vede la reale dimensione di un uomo che riesce ad essere solamente forte al riparo nel suo ufficio dove con il click di un tasto può cancellare la vita di 3mila persone.
Perché se di violenza dobbiamo parlare, dobbiamo farlo anche di quella che tutti i giorni i lavoratori devono subire sui posti di lavoro, con orari assurdi e paghe imbarazzanti (non parlo solo dell'Italia), della violenza che milioni di disoccupati e precari devono subire dopo l'ennesimo rifiuto di un curriculum o di una proposta di lavoro indecente che devi prendere per forza "perchè non puoi lamentarti" ti dicono.
Guardando in casa nostra, sono passati in sordina troppi licenziamenti, abbiamo lasciato le piazze vuote, dando sfogo alle chiacchiere che una volta erano da bar e adesso sono quelle fatte in rete. 
Esistono posizioni sui luoghi di lavoro che a prescindere dalla crisi sono sempre al sole, stipendi e premi che troppi manager, anche pubblici, si portano a casa mentre all'ultimo dei lavoratori viene chiesto di fare sacrifici.
Quell'uomo in fuga senza camicia rappresenta un po' la nostra situazione, solamente che al posto del manager senza camicia potremmo esserci noi inseguiti da chi ci ha preceduto e conquistato i diritti per i quali noi abbiamo smesso di lottare.
venerdì 2 ottobre 2015 20 vostri commenti

I soliti svedesi comunisti

Ma lavorare meno lavorare tutti non lo dicevano i comunisti radicali?
La mia memoria inizia a tradirmi, il presente invece dice che i paese scandinavi come sempre sono avanti anni luce. Parlano di Felicità, di riappropriazione del proprio tempo, di ottimizzazione.
Noi siamo fermi allo straordinario sottopagato, alle 40 ore settimanali, ai progetti di welfare che cercano di coprire una società che se ne frega della famiglia, alla giornata che per un terzo uno passa sul proprio posto di lavoro.
In Svezia sembra che il vento spiri verso un lavoro più a misura d'uomo, con qualche accorgimento da portare alla giornata lavorativa come ad esempio niente Social Network in ufficio, meno pause (non quella pranzo chiaramente), riunioni ridotte al minimo (da noi si fa già e ci fanno lavorare di più però).
Lo stanno sperimentando anche aziende non proprio piccole come la Toyota, o altre più piccole come la Filimundus e la Feldt, e anche alcune case di riposo.
Risultato? Lavoratori più sereni, più produttivi e in gradi di gestire meglio la propria vita privata.
Per non parlare del fatto che in questa maniera i posti di lavoro potrebbero aumentare, portando beneficio per tutti (condizione sociale, consumi, benessere, erario etc...)
Non incominciamo con la storia che in Svezia sono meno di noi e certe cose si possono fare, balle.
Qui abbiamo il Job Act.
Chiediamo forse troppo?
giovedì 12 marzo 2015 34 vostri commenti

Mi fido di te

"Abbiamo cercato di fare cultura: abbiamo tolto gli orologi e abbiamo detto alle persone: “organizzatevi per lavorare al meglio” sia per organizzare al meglio l’attività lavorativa sia per conciliare vita/lavoro (flessibilità di orario / lavoro da casa) Se una persona segue un progetto con gli States è meglio che inizi a lavorare alle 12 e chiuda alle 20, se lavora con la Cina o il Giappone è meglio che inizi alle 4 e vada a casa alle 12.00.
Ognuno lo sa e si organizza. Se chi deve preparare una relazione alla fine di un progetto si trova meglio a farlo da casa o in uno dei giardini dell’ azienda anziché in ufficio, è autonomia delle persone. Alla fine del mese le persone auto certificano ciò che hanno fatto durante il mese. Abbiamo un foglio precompilato con 8 ore lavorate per ogni giorno lavorativo. Le persone possono lasciarlo così o inserire le variazioni. (lavoro da casa, in remoto o da ufficio) e vengono pagate esattamente come se avessero lavorato in ufficio. Una volta compilato viene approvato dal manager per la busta paga."

Parole di Gianmaurizio Cazzaroli, ingegnere e manager della Tetra Pak, in un intervista a Wired di questo mese. Non stiamo parlando della Silicon Valley ma di Modena, Italia. 
Organizzazione del lavoro basata sulla fiducia nei dipendenti e non sul controllo.
Altro che telecamere di marca Renzi-Marchionne.
Logicamente ogni lavoro è particolare e ha le sue esigenze, ma il futuro potrebbe passare da qui?
lunedì 27 ottobre 2014 32 vostri commenti

Gente moderna


Dopo i discorsi della Leopolda questa mattina ero quasi intenzionato ad entrare al lavoro come questi impiegati cinesi nella foto che strisciano nel cortile della loro azienda.
Poi però ho pensato che ascoltare determinate certezze non ha prezzo...

"Il posto fisso non c'è più"

...dal Vangelo secondo Matteo. 
Una di quelle verità che gli italiani sanno da anni ormai, visto che lo sfruttamento in questo paese è camuffato da contratti vergognosi, visto che i  giovani vivono questo dramma sulla loro pelle grazie al 30% e più di disoccupazione. Ma questa è una dichiarazione di avvertimento. Come dire accontentatevi di quello che avete, mettete via la speranza e lasciate solamente ai pochi eletti come il presidente del Consiglio la certezza del posto fisso. Un mettere le mani avanti perché di idee non ce ne sono.
Quindi evitare gli scioperi che sono antichi... d'altra parte mettendosi vicino amici come Davide Serra in quel della Leopolda si può avere la fortuna di ascoltare parole come queste...

"Esatto, va molto regolato prima che tutti lo facciano random. Se volete scioperare, scioperate tutti in un giorno: in caso contrario, chi vuole venire qui ad investire, non ci viene. Quello che voglio dire è che lo sciopero è un diritto, ma anche un costo"... "Potrebbe essere più aggressivo. In Italia siamo rimasti agli Anni 60: ma che vadano a vedere come funziona in Russia e in Cina!"

Chissà magari il signor Serra quando parla di Russia e Cina ha in mente qualcosa di specifico...


Però l'importante è che sia un buon comunicatore.

giovedì 19 giugno 2014 32 vostri commenti

Consigli

Il vostro datore di lavoro vi sfrutta?
Il vostro orario è da 1800?
Lo stipendio non vi arriva da mesi?
Rischiate da un giorno all'altro di rimanere a casa?
Siete vittime di ricatti sul posto di lavoro?
La soluzione ve la fornisce mister golfino d'oro. Abbassate la testa, non fate gruppo con gli altri, non cercate solidarietà nei vostri colleghi e soprattutto lavorate lavorate e lavorate perché per Marchionne lo sciopero è una scelta “incomprensibile, irrazionale e ingiustificata”... altrimenti nelle alte sfere come fanno poi a dividersi il malloppo.
giovedì 8 maggio 2014 21 vostri commenti

10 anni di maglioncino

Ci sono ricorrenze che sfuggono per la troppa fretta che abbiamo nel nostro fare quotidiano, oppure perché stiamo invecchiando o magari solamente perché tendiamo a rimuovere certe cose.
Altre invece non le possiamo dimenticare perché ogni giorno abbiamo davanti ciò che hanno cambiato nella nostra vita. 
Nel 2004, chiamato dalla famiglia Agnelli,  metteva piede in Italia col suo maglioncino  Sergio Marchionne. Doveva rimanere poco, timbrare e togliere il disturbo, invece è ancora qua. 
Da quel giorno i contratti dei lavoratori vengono stracciati, i conti degli Agnelli sono al sicuro, Marchionne colleziona bonus e le fabbriche sono sempre più vuote.
Ma lui ha comprato la Chrysler... 
martedì 22 aprile 2014 21 vostri commenti

Se Centri ti Impiego

Alzi la mano chi non l'ha mai fatta...la fila al Collocamento per far mettere il timbro su libretto del Lavoro. 
Ricordo ancora le levatacce con mio fratello all'alba per raggiungere il centro qui a Genova, trovare l'ufficio giusto, aspettare il turno, sottoporre il pezzo di carta all'impiegato con fare minaccioso, stare attento a non inciampare in qualche rottame lasciato per terra nei corridoi, prendere l'autobus per tornare a casa e guardare con perplessità quel cerchio di inchiostro sopra un pezzo di carta.
Bene. Le statistiche dicono che su 22 milioni circa di persone che lavorano, 7 milioni hanno trovato un posto grazie ad amicizie, i restanti 15 suddivisi in parte tra concorsi, iniziative personali o altri canali.
Quindi servono oppure sono dei carrozzoni che l'Italia si trascina?
giovedì 17 aprile 2014 33 vostri commenti

Vi posto la lista

In Portogallo il 31enne laureato in comunicazione Francisco Ferreira ha detto basta. Dopo l'ennesimo racconto di qualche amico laureato ha deciso di creare un blog, Ganhem Vergonha (Vergognatevi),  dove indicare nome, cognome e marchio delle società che sfruttano i lavoratori, sottopagati, senza tutele o che fanno contratti in nero.
Ora immaginatevi per un'attimo una cosa del genere qui da noi.
Si farebbe prima a fare l'elenco di quelle che rispettano la legge molto probabilmente.
Di solito qui si usa dare ai padroni di queste aziende ministeri oppure incarichi pubblici.
venerdì 11 aprile 2014 33 vostri commenti

Asimov non ce l'avrebbe fatta

E' un paese da fantascienza. Lo sappiamo, lo abbiamo detto più volte. Ogni giorno abbiamo la conferma.
Qui basta far parte delle alte sfere per avere una condanna e non fare nemmeno i servizi sociali... qui basta avere un nome di quelli che contano per riuscire ad essere irreperibile dopo una condanna per mafia... qui basta stare in parlamento per anni per avere sul  conto 49milioni di euro e poi direi di essere in rosso... qui basta appartenere ad un club per  trovarsi una casa ad insaputa... qui si può per fare il ministro anche senza titolo mentre a noi ce ne chiedono mille... qui basta avere la tessera giusta per essere esperto di tutto passando da un assessorato all'altro... qui basta avere i soldi e il tribunale non si vede nemmeno in cartolina... qui basta ereditare e non si esce più da quel giro... qui basta stare al piano di sopra per fare contratti vergognosi e ricattare i lavoratori... qui basta dire due belinate in Tv e ti credono tutti anche se fuori la disoccupazione continua a salire... qui la cosa importante è che non si fermi il campionato poi tutto il resto chissenefrega... qui non importa a nessuno se la costituzione viene smantellata e calpestata... se stiamo tornando indietro e leggi come lo statuto dei lavoratori e la legge sull'aborto continuano a riceve colpi a destra, che sarebbe anche logico, ma pure a manca (e non la chiamo sinistra).
Qui...neanche il più bravo degli scrittori di fantascienza ci sarebbe riuscito.
giovedì 3 aprile 2014 22 vostri commenti

Niente Happy Meal per i lavoratori

Alzi la mano chi non l'ha mai fatto!
Da adolescente ci si dava appuntamento in centro davanti alle vetrine del Burgy, allora si chiamava così. Non ricordo se la qualità del panino era la stessa, ricordo solo le patatine e le scene assurde fatte li davanti per conquistare qualche ragazza. Alla fine si finiva sempre a giocare a Subbuteo.
Cmq i tempi sono cambiati, o forse no, e giusto per ricordare che i migliori esecutori delle condanne siamo noi consumatori dovremmo rammentare che tutte le volte che stiamo per entrare in un McDonald, oltre a farci del male fisico per quello che mettono nei panini, facciamo del "male sociale". 
Negli Stati Uniti sono partite sette cause in tre stati per denunciare straordinari mai pagati, dipendenti ai quali è stato impedito di timbrare il cartellino, lavoratori costretti a comprarsi le divise di tasca propria, pausa pranzo negata e paga oraria sotto la soglia legate. 
E altro molto altro... ma Happy Meal a tutti.
venerdì 28 marzo 2014 39 vostri commenti

Chi è rigido?

Oggi dall'alto dei suoi 495mila euro all'anno il signor Visco Ignazio, governatore di Banca d'Italia, ci spiega che i colpevoli del mancato sviluppo sono le imprese e i sindacati a causa della loro rigidità.
Premettendo che non bisogna essere ottusi e ammettere che alcune volte non sono solo i politici a sbagliare, mi viene in mente però che da anni ormai i lavoratori hanno perso diritti e  forza contrattuale vedendo stracciare i contratti nazionali dal primo Marchionne che capita.
Chi sarebbero i rigidi? Noi? Noi che ci vediamo spostare di mansione da un giorno all'altro?
Noi che ci vediamo disdettare un contratto da un giorno all'altro?
Noi che se non firmiamo un contratto veniamo discriminati?
Noi che non ci vediamo riconosciuti arretrati che ci dovrebbero dare per legge?
Noi che siamo sottopagati?
Noi che abbiamo stipendi fermi da anni?
Noi che l'ultima volta che abbiamo preso un premio di produzione ce l'hanno dato in fiorini?
Noi che dopo anni di lavoro ci vengono a dire che non abbiamo titoli per lavorare?
Noi che veniamo tagliati, messi in mobilità, cassa integrazione, spediti nel giro di poche ore in un'altra regione?
Chi è rigido quindi?
martedì 18 marzo 2014 22 vostri commenti

Elasticità di classe

In un periodo dove vanno di moda le parole straniere, ci si può svegliare sentendo parlare di Spending review e Jobs Act come se piovesse col rischio di prendere tutte e due per i nuovi farmaci del momento contro il mal di testa.
I lavoratori vengono esortati ad essere elastici, a perdere quella rigidità rispetto ai ruoli che ricoprono e agli orari di lavoro. I governi che si succedono mettono al primo punto la questione lavoro consigliando a tutti di non pensare più a posto fisso, che è giusto mettersi in gioco, che la monotonia del posto porta poi alla noia, che bisogna viaggiare studiare e confrontarsi.
La realtà è che la noia si trova nelle  buste paga, nel fatto che dopo anni di lavoro ci sono persone a cui viene chiesto di formarsi perché non hanno i titoli, nei politici che continuano a piazzare YesMan (giusto per fare l'americano) in posti chiave, nei numeri che hanno sostituito gli uomini, nelle strategie che non esistono di una classe dirigente che è brava solamente ad occupare il proprio posto e far spazio, eventualmente, agli amici degli amici. 
Un concetto di elasticità che vale solamente per chi sta in basso... e ci deve rimanere.

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