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giovedì 23 maggio 2019 5 vostri commenti

Capaci

Avevo 17 anni quel 23 maggio, anzi 16. 
Ho ancora in mente lo stato d'animo di quel periodo in cui ogni giorno si ascoltava il telegiornale dividendosi tra arresti e stragi. 
Capaci per noi ragazzi di quel periodo credo abbia rappresentato uno spartiacque, una sorta di porta di ingresso nella maggiore età in maniera rapida. Una presa di coscienza, non per tutti sia chiaro, dello stato del paese in cui vivevamo. 
La vita politica era contesa da una parte di politici corrotti, da una parte di politici mafiosi, da quelli che li contestavano e da quelli che ce li avevano messi voltandosi da sempre dall'altra parte. 
Non dimenticherò mai i funerali si stato e la voce della vedova Schifani. Oggi ho ancora i brividi se ripenso alle sue parole. 

"Io, Rosaria Costa, vedova dell'agente Vito Schifani mio, a nome di tutti coloro che hanno dato la vita per lo Stato, lo Stato..., chiedo innanzitutto che venga fatta giustizia, adesso.
Rivolgendomi agli uomini della mafia, perché ci sono qua dentro (e non), ma certamente non cristiani, sappiate che anche per voi c'è possibilità di perdono: io vi perdono, però vi dovete mettere in ginocchio, se avete il coraggio di cambiare...
Ma loro non cambiano... [...] ...loro non vogliono cambiare...
Vi chiediamo per la città di Palermo, Signore, che avete reso città di sangue, troppo sangue, di operare anche voi per la pace, la giustizia, la speranza e l'amore per tutti. Non c'è amore, non ce n'è amore..."

Come non scorderò mai il volto di Antonino Caponetto, poi incontrato un anno dopo qui a Genova. 
Ora spaventa molto il silenzio sulla mafia, un problema che sembra lontano dalle cronache e dalle agende politiche dove stanno al primo posto altre cose che portano voti facili. 
Capaci non deve rimanere un cartello stradale distrutto.
giovedì 19 luglio 2012 20 vostri commenti

"Quelli che avranno voluto la mia morte saranno altri"

23 maggio e 19 luglio, l'anno  era il 1992.
Quello delle stragi, della paura nelle città, della mafia che sfida tutto e tutti, quello si uno stato corrotto e mafioso che non governa più ciò che ha creato, quella di uno stato che poi in extremis ora sappiamo prova a scendere a patti con la mafia.
Avevo 17 anni e ricordo i visi preoccupati di mio padre e di mia madre, ho ancora negli occhi le immagini di un paese che si rivolta contro la politica durante i funerali, che tenta di assalire i potenti. La voce di una delle mogli di un uomo della scorta, la voragine di Capaci e le immagini di una via d'Amelio in stile Beirut. 
Qualche anno dopo, nel 1994,  ebbi l'onore di conoscere  personalmente in una conferenza Antonino Caponetto colui che aveva pensato e creato il pool antimafia, un nuovo modo di condurre le indagini e di combattere cosanostra. Posso dire senza alcun dubbio che in quel momento ho visto negli occhi di una persona che ha dato tanto per la giustizia la stanchezza e la delusione nei confronti di uno stato che ancora una volta nonostante il sacrificio di Falcone, Borsellino, della scorta e di tutte le vittime di mafia, provava già ad arrestare la forza delle indagini cercando di bloccare le intercettazioni. 
Era l'anno nero, quello del cavaliere. L'inizio del tracollo finale di un paese che è stato quasi sempre in mano a dittatori, piccoli re, partiti corrotti, poteri forti e segreti, mafia e quant'altro.
Quel giorno avevo indosso il mio Eskimo, avevo 19 anni, ero nel pieno della passione politica che purtroppo ha dovuto fare i conti con la storia trovandosi davanti solamente i resti di ciò che fu il partito comunista, ma ci provavamo nel nostro piccolo abbiamo occupato la scuola, lottato contro i tagli, che si facevano già. 
Una stretta di mano quella con Caponetto che porterò sempre con me, così come la forza di volontà di Falcone e Borsellino, dimenticati e lasciati soli dallo stato allora come adesso. Ora molto più velatamente  ma allo stesso modo in maniera violenta attaccando i magistrati di palermo. Uccisi due volte da quella parte di italiani che il giorno dopo hanno dato fiducia a personaggi improponibili e imbarazzanti messi alla guida del paese...

"Mi uccideranno, ma non sarà una vendetta della mafia, la mafia non si vendica. Forse saranno mafiosi quelli che materialmente mi uccideranno, ma quelli che avranno voluto la mia morte saranno altri"
(da L'agenda rossa di Borsellino)

...l'elenco è lungo basta scegliere.
lunedì 14 marzo 2011 27 vostri commenti

Ma in mezzo... cosa c'è stato?

Una volta eravamo loro...


"La mafia non è affatto invincibile, è un fatto umano e come tutti i fatti umani ha un inizio ed avrà anche una fine"
Falcone

"Chi ha paura muore ogni giorno, chi non ha paura muore solo una volta."
Borsellino

...poi siamo stati anche questo...



...e questo...




...ma la domanda è, quando e perchè siamo arrivati a questo, a sopportare tutto ciò?


...proprio tutto...

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