Ho sempre avuto difficoltà con l'asse a ginnastica, ho un lontano ricordo di tentativi di stare in equilibrio caduti nel vuoto. Passo dopo passo, braccia che ci aprono e si chiudono, concentrazione in mezzo alle risatine e poi gli ultimi passi per finire il percorso. Veloci, affrettati, che non portavano alla fine però.
Trovare l'equilibrio è la cosa più difficile nella vita. Spesso lo si cerca, si prova a raggiungerlo. Mindfullness, rilassamento, Yoga o semplicemente calma. Il famoso qui ed ora. Magari in alcuni casi è anche passato vicino a noi ma non ce ne siamo accorti. Eravamo di fretta. Già, la fretta. La nemica principale, quella che ci affolla il cervello e non permette di gustare l'attimo.
In teatro per stare in equilibrio mi hanno insegnato a guardare un punto fisso. E tutto passa. Certezze quindi, colonne, gambe del tavolo che sorreggono. E se mancano quelle? E' un problema. Trovare un sostituto non è facile anzi a volte impossibile, ci si accontenta oppure si va alla perenne ricerca di qualcosa.
“La vita è fatta di piccole felicità insignificanti, simili a minuscoli fiori. Non è fatta solo di grandi cose, come lo studio, l'amore, i matrimoni, i funerali. Ogni giorno succedono piccole cose, tante da non riuscire a tenerle a mente né a contarle, e tra di esse si nascondono granelli di una felicità appena percepibile, che l'anima respira e grazie alla quale vive”, ha scritto Banaba Yoshimoto in Un viaggio chiamato vita.
I granelli sono preziosi, come il sorriso di mia madre ieri sera. Non compare spesso, ma quando arriva ti investe in pieno ed è una colonna di marmo.
Lo so, ogni giorno muore qualcuno. Ma ci sono morti che ci lasciano impietriti, fermi. Come se il cervello in quell'istante ci ricordasse quanto siamo fragili, indifesi.
Non conoscevo direttamente questa persona, ma quando ieri una mia collega mi ha raccontato della morte improvvisa di una sua amica, a soli 46 anni, lasciando un figlio e un marito mi sono fermato. Bloccato.
Così poco fa guardando una foto con mia figlia sulle spalle, mi sono domandato quanto tempo a volte buttiamo via per cose futili, quante volte rimandiamo, quante volte evitiamo di fare ciò che realmente ci fa stare bene.
Non so. Ora inizio a capire sempre di più le parole di mia madre, stanca e purtroppo con una malattia che la rende sempre più vulnerabile. Ogni tanto mi ripete di stare più tempo possibile come mia figlia.
Forse sarà banale dirlo e anche pensarlo, ma nell'agenda voglio metterlo. Ricordarsi di viverla tutta la vita. Il giorno, le ore, i secondi.