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lunedì 7 ottobre 2024 5 vostri commenti

Tornare al cuore

Ricordare deriva dal latino Re-cordis, tornare a passare dalla parti del cuore.Fin da piccoli a tavola ascoltavamo i racconti di una volta. Pendevo dalla bocca di nonna, degli zii e di papà. Nomi strani spesso in genovese, soprannomi scritti dietro a foto in bianco e nero, fatti, luoghi ormai spariti e aneddoti di persone che non c’erano più ma che rivivevano in quel momento.
Mamma amava stare a tavola e riportare alla mente il passato, così come papà e anche mia nonna.
Io come loro cerco di trasmettere a Greta l’importanza del ricordo, la paura é quella di perdere alcune cose, non riuscire a fermarle con noi.
Sono stato educato al ricordo, al suo racconto, e a tornare dalle parti del cuore.
Disegnerò una mappa.
Per non perdermi.
martedì 20 settembre 2022 6 vostri commenti

Granelli

Ho sempre avuto difficoltà con l'asse a ginnastica, ho un lontano ricordo di tentativi di stare in equilibrio caduti nel vuoto. Passo dopo passo, braccia che ci aprono e si chiudono, concentrazione in mezzo alle risatine e poi gli ultimi passi per finire il percorso. Veloci, affrettati, che non portavano alla fine però.

Trovare l'equilibrio è la cosa più difficile nella vita. Spesso lo si cerca, si prova a raggiungerlo. Mindfullness, rilassamento, Yoga o semplicemente calma. Il famoso qui ed ora.  Magari in alcuni casi è anche passato vicino a noi ma non ce ne siamo accorti. Eravamo di fretta. Già, la fretta. La nemica principale, quella che ci affolla il cervello e non permette di gustare l'attimo. 

In teatro per stare in equilibrio mi hanno insegnato a guardare un punto fisso. E tutto passa. Certezze quindi, colonne, gambe del tavolo che sorreggono. E se mancano quelle? E' un problema. Trovare un sostituto non è facile anzi a volte impossibile, ci si accontenta oppure si va alla perenne ricerca di qualcosa. 

“La vita è fatta di piccole felicità insignificanti, simili a minuscoli fiori. Non è fatta solo di grandi cose, come lo studio, l'amore, i matrimoni, i funerali. Ogni giorno succedono piccole cose, tante da non riuscire a tenerle a mente né a contarle, e tra di esse si nascondono granelli di una felicità appena percepibile, che l'anima respira e grazie alla quale vive”, ha scritto Banaba Yoshimoto in Un viaggio chiamato vita. 

I granelli sono preziosi, come il sorriso di mia madre ieri sera. Non compare spesso, ma quando arriva ti investe in pieno ed è una colonna di marmo. 

lunedì 21 febbraio 2022 15 vostri commenti

La vita

Lo so, ogni giorno muore qualcuno. Ma ci sono morti che ci lasciano impietriti, fermi. Come se il cervello in quell'istante ci ricordasse quanto siamo fragili, indifesi.

Non conoscevo direttamente questa persona, ma quando ieri una mia collega mi ha raccontato della morte improvvisa di una sua amica, a soli 46 anni, lasciando un figlio e un marito mi sono fermato. Bloccato. 

Così poco fa guardando una foto con mia figlia sulle spalle, mi sono domandato quanto tempo a volte buttiamo via per cose futili, quante volte rimandiamo, quante volte evitiamo di fare ciò che realmente ci fa stare bene. 

Non so. Ora inizio a capire sempre di più le parole di mia madre, stanca e purtroppo con una malattia che la rende sempre più vulnerabile. Ogni tanto mi ripete di stare più tempo possibile come mia figlia. 

Forse sarà banale dirlo e anche pensarlo, ma nell'agenda voglio metterlo. Ricordarsi di viverla tutta la vita. Il giorno, le ore, i secondi. 

venerdì 14 febbraio 2020 16 vostri commenti

Piano piano

Abbiamo passato momenti
duri
ma poi 
è uscito il sole
a darci felicità.
Noi siamo colline
e, piano piano, 
ci abbassiamo. 
Maestra, 
il verbo restare
non è all'infinito. 

Monica, 10 anni, filippina. 
da "Il silenzio è cosa viva" di Chandra Livia Candiani

Noi siamo colline. Ciò che accade nel tempo ci modifica, a volte, ci fa maturare, fare passi indietro, altre invece ci fa capire i nostri limiti o le maggiori possibilità. 
A volte arrivano folate di vento che ci spazzano via e noi appesi a qualcosa proviamo a resistere, non capendo che in alcuni casi forse sarebbe bene abbandonarsi alla scia, per comprendere. 
I cambiamenti spesso possono fare paura, così come il solo pensiero o l'avvicinarsi a quel che ci aspetta di nuovo, ciò che è in ombra, il punto di domanda che non vogliamo svelare. Sospensioni che mozzano il fiato, che non fanno dormire, che mettono in moto il pensiero costante. 
Ma è vero. Il verbo restare non è all'infinito, ha delle porte  dietro alle lettere, scorrevoli a volte, che attendono solo il nostro passaggio. 
Piano piano, però. 

venerdì 7 giugno 2019 6 vostri commenti

Piccoli passi



"Ma son questi
predestinati a compiere un tal fatto
di cui il passato è il prologo e il futuro
sta nelle vostre mani e nelle mie."
La Tempesta - W. Shakespeare



Non è facile tenere sotto controllo il proprio pensiero. In alcuni momenti della giornata è molto probabile trovarsi di fronte ad un flash di tanti anni fa, una situazione o un episodio che tornano alla mente, dando inizio in alcuni casi ad interrogazioni rispetto al non detto o al non fatto. 
Oppure semplicemente tra noi e il prossimo passo in una frazione di secondo si possono innalzare montagne a prima vista insormontabili.
Forse davvero dovremmo cercare di stare nel qui ed ora, goderci solo il presente e pensare all'attimo subito dopo. 
A parole credo sia sempre facile dirlo, o forse no, possono anche essere rari i momenti in cui si è onesti con sé stessi. La pratica poi si scontra con le quotidiane tempeste o i raggi del sole che schiariscono le giornate. 
Avevo un amico che amava la Montagna, col quale purtroppo non ho mai avuto il piacere di andarci,   condividevamo anche il piacere della lettura e l'amore per i libri. Gli piacevano le cose semplici e quotidiane della vita, il favoloso gusto del passo dopo passo. 
Il prologo una volta passato effettivamente andrebbe lasciato li, così come le pagine seguenti sfogliate una ad una.


giovedì 12 luglio 2018 10 vostri commenti

Liberi tutti


Forse la soluzione è questa. Trovare qualcuno ancora disposto a giocare, accoglierlo, tenendo aperte le porte. Dare la priorità al sorriso, alla follia, alle regole inventate, cambiate e ancora una volta ridisegnate. 
Trovare un muro, c'è l'imbarazzo delle scelta, e poi contare, ma non come vogliono tutti, come comandano. Passare dall'uno al cinque per poi tornare indietro e fare un salto in avanti. 
Barare perché no!!! Con la coda dell'occhio cercare di capire se c'è qualcuno dietro a quel muro, se lo vogliamo trovare davvero, oppure fare i conti con il nostro istinto che ci porta a nasconderci con lui, ad essere lui prima o poi. Anche se non lo vogliamo capire, non lo vogliamo ammettere. 
Ascoltare i rumori. Passi veloci, lenti, passi pesanti, che scappano. Porte che si chiudono, chiavi che girano per non fare entrare nessuno, proprio nessuno. 
E l'odore? Perché no. Pochi istanti per tornare a quel profumo di ragù di prima mattina, di minestrone alla sera, a quel dell'arrosto per il giorno dopo rubato dalla pentola di terracotta. Odori che ci rassicurano come il rientro a casa, così prezioso, così unico, spesso dato per scontato. Per molti inesistente. 
Domani sarà il caso di trovare un altro posto. 
Oppure no. 

lunedì 4 settembre 2017 13 vostri commenti

Piccoli atti rivoluzionari


La vita è un cambiamento continuo o almeno dovrebbe essere così. Ci sono porte che si aprono, che si chiudono mentre i tuoi amici cercano di sorreggerti e poi gli orizzonti che vediamo dalla finestra.
Chissà forse è vero che l'uomo si immagina sempre davanti ad una vetrina con la voglia di avere determinate cose. Sono convinto però che spesso, troppo spesso, non ci rendiamo  conto di ciò che abbiamo già conquistato, presente a pochi passi da noi.
Attimi e momenti che diamo per scontato, che sottovalutiamo e smettiamo di apprezzare perché troppo presi dal resto, futile e dannoso il più delle volte. Allora dimentichiamo l'importanza del sorriso e dell'abbraccio di nostra madre, delle mani di nostro padre che hanno lavorato tutta la vita ma che sono sempre le prime ad aiutarci, del legame con nostro fratello o nostra sorella,  degli occhi della nostra compagna che ci sorreggono e ci fanno sapere che ci sarà sempre, oppure tua figlia che in un momento di silenzio ti dice "papà ti voglio bene".
Pilastri e fondamenta che ci sostengono per tutta la giornata, per tutta la vita, oppure ricordi che teniamo stretti a noi, col pensiero anche alle persone che non hanno questa fortuna e magari pensano di essere soli, in una famiglia che magari ha perso di vista i legami oppure in un paese nuovo e poco ospitale.
In questo momento in cui la violenza delle parole, e non solo, va di moda, restare umani è un atto rivoluzionario, come cercare la mano di chi ci vuole bene e stringerla.
Sempre.
mercoledì 26 aprile 2017 25 vostri commenti

Se vorrai...


Nella vita dovrai lottare, a prescindere dalle bandiere, dai colori e dalle ricorrenze.
Non potrai farlo da sola ma dovrai provare a coinvolgere gli altri, anche se molti continueranno a pensare solo in prima persona e ti guarderanno come un'aliena.
Dovrai ricordare, perché senza memoria non c'è futuro.
Ti scontrerai spesso con quelli che non ascoltano, ma ormai sentono solo le loro parole.
Quelli che ragionano per dogmi, che non hanno mai torto e che hanno perso di vista la quotidianità.
Io posso solo accompagnarti fino ad un certo punto; il resto, se vorrai, dovrai farlo da sola.

venerdì 17 gennaio 2014 16 vostri commenti

Cosa è successo?

Mi domandavo, forse perché sono alla soglia dei 40 (tra due anni dai!), se le cose che parecchi anni fa i nostri genitori ci dicevano valgono ancora.
Esempio pratico.
Ricordo come se fosse ieri che mia madre, quando ero in tenera età, mi diceva di salutare le persone più anziane di me. Mi tornano in mente anche le domande che mi ponevo... "Ma perché devo farlo se non lo conosco!?!"... però lo facevo... come tenere il portone aperto o la porta dell'ascensore.
Ora molte volte ci si incontra per la scala del proprio palazzo e il buongiorno rimane come inghiottito da qualche mistero. Le porte si chiudono in faccia. Vediamo i portoni serrarsi ad un centimetro dal nostro naso. Assistiamo all'accelerazione del nostro vicino di casa che non vuole prendere l'ascensore con noi. Ascoltiamo riposte del tipo..."Eh mi dispiace non ci stiamo, magari poi si ferma!"
Insomma ero piccolo e dovevo salutare i grandi, tenere porte, aspettare tutti e portare sacchetti della spesa di altri,  ora sono grande (anche un po' di più) e devo salutare i piccoli, rischio facciate nei portoni chiusi, faccio tre piani di scale per non rincorrere gli altri e mi do il buongiorno da solo.
Deve essere successo decisamente qualcosa nel frattempo.
lunedì 23 settembre 2013 16 vostri commenti

Aggiungi un posto a tavola?

Ieri davanti ad un buon bicchiere di bonarda e alcune fette di coppa dal profumo inebriante si parlava del piacere di condividere una buona tavola. Di quanto era forte una volta questa voglia di dare anche agli altri pur avendo poco. Nonni e bisnonni pronti a ricevere gente già con la bottiglia in mano da una parte e dall'altra pane e salame.
Ricordi di un tempo in cui se mancava qualcosa di solito non si andava al supermercato che ora è sempre aperto, ma dalla vicina a chiedere il burro o quant'altro. Ora sarebbe anche difficile il più delle volte farsi aprire, sentendo il rumore dello spioncino aperto e richiuso.
Altri tempi, altre persone potremmo dire. Viene da chiedersi quando abbiamo perso queste abitudini, queste usanze che ad essere sinceri in alcuni casi, e in particolari parti d'Italia, troviamo ancora. Nel mio piccolo cerco di farlo avendo imparato dai miei genitori l'importanza di questi momenti. 
Non vorrei cadere nel classico si stava meglio prima, ma ieri sera sentendo i vecchi racconti di improvvisate di amici, leggendo negli occhi di chi raccontava l'emozione per quei tempi e la felicità di offrire qualcosa, ho capito che molto probabilmente abbiamo perso per strada qualcosa di davvero importante.

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