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giovedì 24 marzo 2011 28 vostri commenti

"Mio figlio cieco senza Giochi"

"Caro ministro Gelmini,
ieri mio figlio che ha 10 anni mi ha chiesto di essere lasciato al portone e di poter salire al secondo piano per raggiungere la casa della nonna da solo. Cosa c’è di strano in questo? Nulla, ma di particolare c’è che mio figlio è cieco dalla nascita.
È inutile dirle quale felicità abbia provato io nel vederlo, in assoluto silenzio, salire quelle scale, contando i gradini e mantenendo altissimo il livello di concentrazione. È inutile dirle quanto abbia sofferto nel non aiutarlo e nel dargli quella fiducia necessaria a compiere una straordinaria impresa. È inutile dirle che per questi bambini ogni azione che per gli altri
è normale costituisce un traguardo, che con sforzo, dedizione e tanta fatica a volte si supera. È inutile dirle che per un genitore ogni conquista e ostacolo superato è soddisfazione e dolore.
Mio figlio frequenta una scuola pubblica dove ogni giorno si confronta con bambini della sua età e ogni minuto rinnova la consapevolezza della sua diversa abilità, che diventa poi una risorsa quando riesce faticosamente a fare le cose insieme a loro. Ho sempre pensato che la sua diversa normalità non fosse un limite ma la capacità di fare le cose in altro modo, ho sempre creduto che il confronto con gli altri bambini fosse per entrambi fonte di arricchimento e di conoscenza. Ho sempre creduto che il sapere, il conoscere chi è diverso permette di sconfiggere l’ignoranza, il pregiudizio, l’emarginazione .
Oggi scopro che gli studenti diversamente abili non possono correre, giocare e divertirsi ai Giochi della Gioventù, come tutti gli altri, ma devono restare a guardare, fare da spettatori di una vita normale che è degli altri e non la loro. Perchè non ci sono i fondi necessari a garantire la loro assistenza.
Oggi apprendo che essere diversamente abile è un ostacolo non a se stessi, alle proprie capacità di fare le cose, ma agli altri, alla loro normalità e alla loro possibilità di arrivare primi o ultimi. Oggi scopro che mio figlio è meno studente, meno cittadino, meno importante degli altri. Non era questo il mondo che io ho immaginato per lui, non era questo il futuro che speravo per lui e le assicuro che pensare al domani di questi bambini non è fonte di tranquillità. Soprattutto quando la discriminazione arriva da chi dovrebbe prendersi cura di loro.
Le auguro di divertirsi ai Giochi della Gioventù, ma le auguro anche che tutte le persone che rifiutano la discriminazione disertino questa manifestazione, lasciandola sola a guardare nel vuoto. Perché è questo, il vuoto, che lei ha lasciato dentro di me."
Valentina Rinaldi

Nove, non numero ma città.
Vicenza, provincia.
Sport giovanile, che dovrebbe voler dire aggregazione, sinonimo di rispetto, di integrazione, impegno, fair play, amicizia mista ad agonismo e di apertura a tutti.
I Giochi sono quelli della Gioventù edizione 2011.
Tutto come sempre? Manca qualcuno? Niente ragazzi disabili.
Perchè? Perchè mancano i moduli per i ragazzi disabili e quindi niente partecipazione.
E qui entriamo in un altro sport... quello della palla che rimbalza da un palazzo all'altro, e i giocatori sono 2, il Coni e il Ministero della Pubblica Istruzione (o forse direi che è il caso di chiamarlo pubblica distruzione).
Il gioco è quello del tira e molla. "Toccava a te mandare i moduli"... "No non è vero"..."Lo gestite voi da anni"... "Ma non ci mandate i soldi dopo i tagli"... manca solo specchio riflesso.
Nel frattempo una madre scrive quello che avete letto sopra e ogni mia parola in più stonerebbe.
Il buio sta nelle loro coscienze.
giovedì 23 settembre 2010 37 vostri commenti

A tutti


Ti svegli una mattina e leggi queste dichiarazioni del consigliere regionale leghista Massimiliano Orsatti...

"Oggi gli studenti lombardi partono svantaggiati perché nei test di ammissione alle università a numero chiuso si tiene conto anche del voto preso all’esame di maturità, che in alcune regioni del sud è notoriamente dato con generosità... di sostenere in via prioritaria gli studenti lombardi anche sugli interventi a favore del diritto allo studio... Successivamente chiediamo una corsia riservata per gli studenti che siano residenti in Lombardia da almeno cinque anni"

...poi vai indietro con la mente, fai un viaggio di 62 anni e ricordi che piccoli passe del genere posso portare all'orrore ...

Regio decreto legge n. 1779 del 15 settembre 1938
Articolo 1
A qualsiasi ufficio od impiego nelle scuole di ogni ordine e grado, pubbliche e private, frequentate da alunni italiani, non possono essere ammesse persone di razza ebraica, anche se siano state comprese in graduatorie di concorsi anteriormente al presente decreto; nè possono essere ammesse al conseguimento dell'abilitazione alla libera docenza. Agli uffici ed impieghi anzidetti sono equiparati quelli relativi agli istituti di educazione, pubblici e privati, per alunni italiani, e quelli per la vigilanza nelle scuole elementari.

...poi pensi a quella cosa che tutti si dimenticano (anche i governi passati sia ben chiaro)...

art. 34 Costituzione Italiana
La scuola è aperta a tutti

...quel "a tutti" dovrebbe significare molto, una cosa da tenere stretta, difendere. Un "a tutti" che andrebbe esteso agli studi universitari che costano circa mille euro all'anno, con tabelle di reddito ridicole per poter ottenere contributi, senza contare i numerosi libri da comprare, un "a tutti" che dovrebbe comprendere un'autonomia dalla politica, legato solamente ad una cosa il sapere...


"La cultura... è organizzazione, disciplina del proprio io interiore; è presa di possesso della propria personalità, e conquista di coscienza superiore, per la quale si riesce a comprendere il proprio valore storico, la propria funzione nella vita, i propri diritti, i propri doveri"
(Gramsci)

...che ci stanno portando via.

lunedì 7 giugno 2010 19 vostri commenti

Quei giovinetti dimenticati




"La cultura [...] è organizzazione, disciplina del proprio io interiore; è presa di possesso della propria personalità, e conquista di coscienza superiore, per la quale si riesce a comprendere il proprio valore storico, la propria funzione nella vita, i propri diritti, i propri doveri."
A.Gramsci

Conquistare una coscienza superiore.
Comprendere la propria funzione nella vita.
I propri diritti.
I propri doveri.
Quattro principi basilari per una democrazia, per una società civile, per un paese che dovrebber progredire pensando al proprio tesoro. I giovani.
Invece cosa succede ormai da anni in Italia? Il problema scuola viene affrontato con fastidio, senza grosse riflessioni, lasciando che sia l'enorme calderone mediatico a riempre la testa delle persone e soprattutto le menti dei ragazzi.
La cosa assurda è che tutti questi anni passati a "non far niente per la scuola" hanno inculcato un pensiero e una mentalità devastante nell'italiano.
Provate a chiedere a qualcuno cosa pensa degli insegnanti?
Le maggiori risposte saranno... non fanno niente... per quello che guadagnano... escono presto beati loro.... lavorano pochi mesi e poi sempre in vacanza...
Chiaro che in generale l'insegnante non lavora dalle 8 alle 7 di sera, ma il punto è che anche per la maggior parte degli italiani ormai l'importanza dell'istruzione PUBBLICA (e lo scrivo maiuscolo per ovvi motivi) viene meno.
Domandiamoci come mai non ci sono vocazioni in questo paese all'insegnamento, ma nella maggiorpare dei casi solo una scelta di ripiego, un parcheggio molte volte forzato per colpa del precariato in attesa di altro.
Il resto d'Europa sottolinea l'importanza dell'insegnante. Vede nel professore il primo punto di partenza per la costruzione di un paese migliore, di un paese che deve guardare avanti. In Svezia per un neolaureato è un onore fare il professore, insegnare.
Come cittadino sarei favorevole a pagare bene una professione che rappresenta le fondamenta del paese.
Noi no, noi continuiamo a sbattere la testa contro il muro...

“In questo momento così difficile è fondamentale far capire a tutti gli italiani cosa sta accadendo nelle scuole. In tre anni scompariranno 135mila posti di lavoro: tagli indiscriminati che, oltre a rendere disoccupate decine di migliaia di insegnanti, stanno rendendo impossibili le attività didattiche, a causa del sovraffollamento delle classi e della mancanza di supplenti”...“È arrivato il momento di ribellarsi e di combattere con tutte le armi a nostra disposizione perché è chiaro che l’obiettivo del Governo è smantellare la scuola pubblica statale a favore di quella privata. Per impedire che ciò avvenga, la Gilda degli Insegnanti preparerà un programma di mobilitazione che durerà per tutto il prossimo anno scolastico” queste le parole del coordinatore nazionale della Gilda, Rino Di Meglio, dal palco allestito in piazza Santi Apostoli

Una scuola...
"che conduca il giovinetto fino alla soglia della scelta professionale, formandolo nel frattempo come persona capace di pensare, di studiare, di dirigere o di controllare chi dirige"
(A. Gramsci)


...se cercate il giovinetto da noi lo trovate sul divano davanti alla Tv.

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