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lunedì 3 agosto 2020 12 vostri commenti

Pensando a loro

Oggi piove a Genova, come quel dannato giorno di 2 anni fa. 
Noi, miracolati, che siamo qua a raccontare questa storia e ad indignarci dovremmo gridare anche più forte perché ancora una volta in questo paese la giustizia sembra fermarsi davanti ad un muro. Una sorta di parete che non permette di vedere dall'altra parte, fatta di mattoni che si chiamano affari, guadagni, sostegni politici, amici degli amici degli amici. 
In mezzo come sempre gli innocenti, come nelle stragi di stato. 
Già perché quella di 2 anni fa è stata una strage annunciata. Molti sapevano che il Morandi aveva qualcosa che non andava, i sensori dal 2015 davano già segni di instabilità. 
Nessuno ha fatto qualcosa, nessuno. 
Stasera su quel ponte ci saranno molte autorità ad usare ancora una volta una tragedia come propaganda. Istituzioni nazionali e locali che dovrebbero solo chiedere scusa per ciò che è successo, non tappeti rossi e aerei in cielo. 
44 vittime e le loro famiglie gridano ancora giustizia e ad oggi nessuno ha pagato. Come sempre. 
Genova oggi piange come due anni fa, perché è stufa di passerelle, stanca di vivere in mezzo alla propaganda del politico di turno, stanca di raccogliere vittime e noi come allora alzeremo gli occhi al cielo. 
Pensando a loro. 

giovedì 15 novembre 2018 13 vostri commenti

Decreto Ischia

Qualche minuto fa è stato approvato il Decreto Genova. Come diceva il buon Moretti le parole sono importanti e spesso in questo modo ci stanno fregando. La mia città è in ginocchio, giusto dire che non stava benissimo prima, ma ora siamo lì fermi ad aspettare il colpo di grazia.
Fa davvero rabbia vedere un condono edilizio all'interno di un provvedimento col nome di una città che sta pagando ogni anno un tributo di vite spezzate e di danni per colpa proprio di quella edilizia senza senno.
Il crollo del ponte ha portato con sé come ovvio non solo problemi logistici ma occupazionali, ditte che chiudono, piccole imprese o negozi della porta accanto che non rinnovano il piccolo contratto dell'aiutante di turno. Tutte realtà che alle alte sfere sfuggono. 
Qualche settimana fa ho avuto la sfortuna di ascoltare il sindaco di Genova parlare di soluzione che deve arrivare anche dall'entusiasmo. Ecco. Una burla continua strutturata in diversi atti dove la costante è il selfie dove il richiamo della stampa può fare da eco. 
Si fanno riprendere a Portofino quando il ponente cittadino è nel dimenticatoio, Prà qualche giorno fa nuovamente allagata ma in quel caso nessuna fotografia del Presidente della Regione Toti e del sindaco ma solo la solita gente ad asciugare locali e a tirarsi su le maniche.
Via 30 giugno, la via che passa proprio sotto al ponte, chiusa senza avvisare nessuno con le conseguenze che potete immaginare sul traffico urbano che non vuol dire solo tornare a casa tardi, ma spesso significa anche entrare al lavoro tardi, ritardare una consegna tutte cose che possono indurre un'azienda a cambiare aria. 
Ma qui la parola d'ordine è entusiasmo  condito in armi da distrazione di massa. 
lunedì 3 settembre 2018 20 vostri commenti

Sospesi


Noi genovesi siamo ancora là, sospesi tra i due monconi del ponte. Passando per quella zona si ha l'idea di essere osservati da quell'enorme blocco di cemento ora lasciato solo, una sorta di richiamo alla pietà, come se ci chiedesse di finirlo. 
Invece siamo fermi, nel vero senso della parola col pensiero a quelle 43 vite spezzate.
La circolazione verso il ponente è davvero problematica, prendere l'autostrada per Ventimiglia costringe molti ad attraversare la città. Ma non è solo un problema di traffico, stiamo parlando della vita delle persone. Parliamo di case che sono in attesa, anche loro sospese tra il tornare alla normalità e l'essere abbattute. Parliamo di lavoro, grande e piccoli negozi che rischiano di chiudere anche perché la psicosi del traffico tra prendendo sopravvento.
Nel frattempo stiamo assistendo al solito balletto delle colpe, cose già viste in Italia. E' strano vedere che ora molti usano la parola nazionalizzazione quando per anni al solo sentire una cosa del genere gridavano ai bolscevichi alle porte. 
Ma è un paese così questo, dove a Febbraio in una lettera si legge che il ponte non è sicuro ma nessuno fa niente. Sia chiaro nessuno escluso compreso l'attuale governo. Per non parlare di Autostrade, senza dimenticare gli amministratori regionali e comunali che ora gridano vergogna. Viene da chiedersi dove fossero in tutti questi anni. "Quel ponte è malato" molti lo dicevano a Genova ma non ricordo levate di scudi di nessuno colore. 
Ma qui ormai è sempre più difficile parlare, discutere, si va avanti a colpi di slogan, spuntano esperti in ogni angolo, completamente immersi in un'enorme fake news. 
E noi siamo li appesi.

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