Faccio fatica a leggere certe notizie. Si tratta di un profondo fastidio che porta a scuotere la testa come voler dire non è possibile. Non riesco nemmeno ad immaginare il dolore dei genitori di Emilie, ragazza francese di 17 anni che si è tolta la vita lo scorso gennaio.
Una depressione che i genitori pensavano fosse dovuta alla loro separazione per poi scoprire un diario dove Emilie aveva annotato la sua sofferenza quotidiana che doveva affrontare ogni giorno tra i banchi di scuola. Colpevole di non vestirsi alla moda e di studiare, di non essere come tutti gli altri diventando così obiettivo di insulti terribili.
Scene che probabilmente anche in questo momento si stanno ripetendo, troppo spesso lasciate correre da chi invece dovrebbe intervenire.
Il silenzio è alla pari degli insulti dei bulli come il voltarsi dall'altra parte.
Lei voleva essere solamente sé stessa, gli altri no.