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lunedì 23 maggio 2016 4 vostri commenti

Loro non vogliono cambiare

Ci sono cose che non si dimenticano, che rimangono impresse nella mente, volti, parole, immagini, una folla che cerca di aggredirei l'ipocrisia dei politici presenti. 

« Io, Rosaria Costa, vedova dell'agente Vito Schifani mio, a nome di tutti coloro che hanno dato la vita per lo Stato, lo Stato..., chiedo innanzitutto che venga fatta giustizia, adesso.
Rivolgendomi agli uomini della mafia, perché ci sono qua dentro (e non), ma certamente non cristiani, sappiate che anche per voi c'è possibilità di perdono: io vi perdono, però vi dovete mettere in ginocchio, se avete il coraggio di cambiare...
Ma loro non cambiano... [...] ...loro non vogliono cambiare...
Vi chiediamo per la città di Palermo, Signore, che avete reso città di sangue, troppo sangue, di operare anche voi per la pace, la giustizia, la speranza e l'amore per tutti. Non c'è amore, non ce n'è amore... »

E ancora adesso, rileggerle e scriverle fanno venire i brividi.
Avevo 17 anni.
giovedì 10 ottobre 2013 5 vostri commenti

Una storia da sudditi

Leggere oggi la notizia del sequestro preventivo della Villa di Arezzo di Licio Gelli fa sorridere amaramente, perché ci fornisce il reale stato di un paese che in tutta la sua storia non ha saputo mettere in galera personaggi del genere. Anzi il più delle volte sono stati premiati con incarichi in grandi aziende, banche o ministeri, con la libertà di dare "lezioni" dai loro pulpiti contro una democrazia che li ha graziati per il piacere di molti che avrebbero dovuto seguirli in prigione.
Quelle stesse prigioni che oggi fanno discutere. Dico oggi perché da domani non se ne parlerà più, visto che questo problema viene affrontato ciclicamente con interventi che solitamente servono solo a lasciare fuori dalle celle i colletti bianchi o gli amici degli amici, dimenticandosi la reale condizione di molti detenuti che in parecchi casi non si possono permettere un Ghedini della situazione. 
Ciò che ci da speranza è che in questo paese ci sono anche persone che si occupano di "carcere" tutto l'anno, in silenzio e molte volte senza essere riconosciuti, senza voler ergersi a paladini della verità ma comportandosi da persone che cercano una via, parlando di uomini e donne.
Il resto lo sappiamo è uno Stato che si fa deridere da quelli come Gelli e il suo delfino Silvio, che si accorge del vergognoso reato di clandestinità solamente in occasioni come la tragedia di Lampedusa, che si dimentica delle persone che tratta sempre più da sudditi piuttosto che cittadini.

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