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mercoledì 11 luglio 2012 15 vostri commenti

Tre metri sopra la poltrona... circa.

Ci sono ricordi più o meno  chiari, certe cose rimangono più impresse, altre meno, altri vengono cancellati e poi rimossi. 
Avevo 6 anni quella sera e di tutto quello che successe poi, ricordo una cosa... io sulla poltrona e quel rigore sbagliato. Antonio Cabrini prende la palla la posiziona sul dischetto, prende la rincorsa e calcia. Fuoriiiiiiiiiiiiiii alla sinistra del portiere!


Dopo ricordo solo il mio salto. Ero seduto nel tinello, lo chiamavamo così, sulla poltrona davanti alla televisione, credo ci fosse anche io mio bisnonno. Sarà che quando sei piccolo sembra tutto magico ma  io mi ricordo di essere arrivato a pochi centimetri dal soffitto... un salto alla Juri Chechi. Poi non ricordo altro solo questo.
Non ricordo l'urlo di Tardelli, ma ricordo di averlo provato migliaia di volte al campetto al mare, braccia larghe gola tirata e urla alla tarzan, il tutto naturalmente a porta vuota.
Era tutto così limpido.
Poi invece sono cresciuto e ho iniziato a leggere di calcio scommesse che c'era già a quei tempi, di vittorie che mettono a tacere tutto e di partite comprate con pareggi impossibili, baste leggere "La trilogia della censura" di Oliviero Beha.
Mah che dire io stasera magari riprovo a fare quel salto e magicamente ritornerà tutto più limpido... o forse no.
lunedì 5 luglio 2010 29 vostri commenti

Quella comune fossa comune



Ci sono fatti che passano inosservati.
Fatti che non passano.
Fatti che passano qualche secondo giusto il tempo di riempire un attimo tra il servizio del nuovo incredibile gelato in commercio e le statistiche del caldo che ci attanaglia.
Volti che sfrecciano velocemente, nella frazione di un click del telecomando.
Latitudini che molti di noi non sanno nemmeno indicare, paralleli che non rientreranno mai nei palinsesti.
Mentre noi siamo qui ad ascoltare e vedere un'informazione che a rete unificate manda in onda il "Ghe pensi mi" del supereroe della'ipocrisia al potere, da altre parti si muore per raccogliere della benzina.
Congo.
Villaggio di Sange. Africa, quella vera non quella dei mondiali.
Un'autocisterna viaggia veloce troppo veloce, su quelle strade che non sono strade, in mezzo a quei villaggi che non sono villaggi.
Viaggia magari ascoltando la partita.
Solo il rumore del motore in mezzo al vuoto, apparente.
Qualcuno esulta per il Ghana ultimo simbolo calcistico africano rimasto in gara ai mondiali.
Il mezzo pieno di benzina si ribalta. Il mondiale viene messo da parte.
Il vuoto diventa gente, fantasmi mai presi in considerazione, fantasmi lontani e che per i l resto del mondo devono rimanere tali. Qui la benzina è oro, qui la benzina vuol dire andare avanti per qualche giorno. Donne, uomini e bambini escono con taniche si riversano nelle strade più veloci della stessa benzina che continua a fuoriuscire.
Il Ghana nel frattempo perde il sogno mondiale.
Qualcuno fuma, o magari no, ma parte una scintilla forse dal mortore.
Dopo qualche istante solo morte e grida.
235 morti, tra cui una sessantina di bambini.
Dico 60 bambini!!!!!
105 feriti di cui molti gravi.
Oggi li hanno sotterrati in una fossa comune, una delle tante sparse per l'Africa, una delle tante che l'occidente non conosce nemmeno.
Il Ghana è stato eliminato l'altro giorno... l'Africa da parecchio tempo dalla nostra vita.
lunedì 28 giugno 2010 22 vostri commenti

QEA

“Siamo 1,9 milioni e tra noi ci sono almeno 400mila bambini orfani per colpa dell’aids. L’aspettativa di vita è scesa a 34 anni”

QEA
Questa è l'Africa.
Lo ripeteva spesso Di Caprio in Blood Diamond film di qualche anno fa sulla tragedia del commercio dei diamanti, una schiavitù a cielo aperto con tanto di firma da parte dei grandi rivenditori di gioielli del Nord Europa.
"It's time for Africa"
Dicono in molti in questo periodo in cui il carrozzone dei mondiali di calcio ha affittato un paese devastato dalla povertà per far vedere che anche loro si preoccupano delle sorti del continente nero. Dei soldi spesi per stadi inutili invece non è dato sapere.
Questo non sarà un post contro i mondiali, no. Sono sincero io quando posso li guardo, li ho sempre guardati, affascinato da nazionali che non vedi mai, incontri più o meno storici. Dico quando posso perchè ero abituato al fatto che quel tipo di calcio fosse accessibile a tutti, ma i tempi cambiano e quindi le porte dello sport ti vengono aperte solo se hai in mano una tessera sky o premium che sia.
Questo è il mondo.
LESOTHO.
Magari per qualcuno potrebbe essere un locale in un centro storico, per altri nulla , per pochi forse un piccolo stato in mezzo al Sudafrica.
Nessun sbocco sul mare, durante l'apartheid era un serbatoio di manodopera.
1 milione e 900mila abitanti di cui circa 400mila ORFANI a causa dell'Aids, la stessa malattia che il presidente sudafricano Zuma ha dichiarato sotto giuramento di averne temuto il contagio durante un rapporto con una prostituta e di avere provato a mandarla via con una doccia.
QEA.
Una doccia che forse in Lesotho pagherebbero caro per averla.
Uno stato fantasma. Uno stato chiuso per il mondiale. Ingressi bloccati in Sudafrica per il mondiale causa sicurezza, causa televisioni, si sa in questi casi lo sporco viene messo sotto i tappeti, vedere alla voce bidonville spostate.
Un governo quello del Lesotho che sfiora il ridicolo per la sua inutilità, nel paese non si stampa nemmeno la moneta, il maloti, si compra dalla Gran Bretagna.
Gli unici affari che si possono fare sono quelli con la marjuana tanto che i bambini che vengono cresciuti grazie ai proventi della droga prendono il nome di BANA BAMATEKOANE, figli della marijuana.
QEA.
Un paese dove è nato l'Anc, il partito movimento di Mandela, un paese che è stato padre fondatore della rivoluzione contro l'apartheid che per assurdo lo metteva in condizione di ricevere aiuti internazionali che in quel periodo arrivavano.
Ora no. "Ci dicono di rivolgerci al Sudafrica”.
Ma non si sente, troppo alto il rumore delle Vuvuzelas.

(fonte: articolo de "L'internazionale")

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