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martedì 21 gennaio 2025 5 vostri commenti

C'era una volta la lettera


“Le lettere si conservano per non leggerle più: una buona volta, poi, per discrezione, si distruggono, e svanisce così, senza che noi o altri mai più si possa recuperarlo, il più leggiadro e spontaneo fiato di vita”

Jobann Wolfgang von Goethe
Le affinità elettive

Non ho fatto così. Le ho tenute, tutte.
O meglio, le ha tenute mio padre, grazie alla sua meravigliosa e innata capacità di archiviazione della memoria storica.
Capita così di ritrovarsi in mano le cartoline di una mia meravigliosa amica delle superiori, scritte da una spiaggia in pieni anni ‘90.
Capita di leggere parole che fanno ancora male.
Capita di rileggere le righe scritte di una corrispondenza con un’amica di Roma, in cui parlavamo di tutto. Politica, filosofia, libri e di quel noi che poteva essere, ma che non fu mai.
Capita di ritrovarsi un po’ nostalgico per quei 18 anni, quando le emozioni erano alla potenza, gli amori sembravano per sempre e il grigio non trovava quasi mai spazio.
Ci prendevamo il tempo, non il contrario. Carta o cartolina, penna o stilo, gomma o cancellino. A volte matita.
La mente guidava la mano.
La mano danzava sul foglio lasciando una scia testimone dei nostri giorni.
Era una poesia che viaggiava su binari.
E noi in attesa. 
lunedì 27 maggio 2024 10 vostri commenti

Il respiro della scrittura

Svegliarsi con un pensiero pesante sulle spalle, ultimamente mi capita spesso. 
Non è facile riuscire a distaccarsi, mettere il respiro tra un problema e l'altro, ma è cosa saggia. Almeno provarci. 
Alcune piccole cose possono aiutare in questo. Una, ad esempio, è scrivere. Cosa che peraltro non ho mai smesso di fare, ma più con la penna, o su qualche social. 
Però questo spazio è stato il mio primo ritorno alla luce tanto tempo fa dopo un momento buio. Per questo motivo sarò sempre grato a queste pagine dove ho avuto il piacere di incontrare tante persone, condividere idee e scontrarmi anche. 
Allora tornando indietro forse quel peso di questa mattina era anche colmo di un abbandono. Voglio tornare ad essere più presente su queste pagine. Per ciò che sono state e che possono ancora essere, senza forzature, sia chiaro. Perché la penna, o le dita in questo caso, devono procedere da sole, senza una spinta. 
Quella serve a noi, a me, per stare a galla, emergere e riemergere, respirare e sospirare. 
Con lo sguardo rivolto al futuro.
E al noi. 

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