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martedì 21 gennaio 2020 20 vostri commenti

Il solito copione

Abbiamo imparato un nome in più. Junior Cally, almeno per quanto mi riguarda.
Non sapevo nemmeno dell'esistenza di questo personaggio. Per curiosità sono andato a sentire una delle sue canzoni. Inascoltabile, secondo me.
Il grande motore delle spettacolo comunque ha già ottenuto il suo risultato far parlare di sé per avere più ascolto. Anche io tutto sommato ci sono cascato andando ad ascoltare un pezzo del cantante mascherato. 
Una polemica che è partita dalle dichiarazioni di Amadeus seduto al tavolo come nell'ultima cena con  un seguito di bellissime donne. Francamente mi viene da dire, ci accorgiamo ora di tutto ciò? 
La televisione ha da sempre riservato un ruolo subalterno per le donne, a parte qualche eccezione. La valletta che ascolta senza dire una parola nelle trasmissioni sportive, quella che legge solamente il servizio successivo. Il solito copione di un paese che si accorge del problema per qualche manciata di giorni per poi passare ad altro.
Verrebbe anche da domandarsi leggendo certi testi cosa porti a scrivere determinate cose e poi ad ascoltarle.
Forse però domande ultimamente ce ne facciamo sempre meno. 
venerdì 25 novembre 2016 25 vostri commenti

Che non sia solo una data

La sensazione che si prova entrando in un carcere anche da libero cittadino è difficile da descrivere, sa di costrizione, di sguardi che ti seguono e non solo quelli elettronici delle telecamere. Probabilmente anche il retaggio dei film visti o dei libri letti. Tutto ciò soprattutto, come nel mio caso, quando si tratta della prima volta, ma credo che sia una sensazione che accompagni poi sempre. 
Collaboro e sono socio del Teatro dell'Ortica un'associazione di Genova che fa Teatro Sociale, quel tipo di attività che spesso viene dimenticata dalle istituzioni e spesso anche dai cittadini che preferiscono spendere di più per vedere 300 volte l'Amleto. Ci occupiamo di psichiatria, disabilità, carcere e da qualche anno anche di violenza sulle donna. 
In collaborazione con i centri antiviolenza abbiamo fatto dei laboratori teatrali dai quali è venuto fuori uno spettacolo "Double face. Donne adatte ad ogni stagione" che domani andrà in scena a Genova interpretato dalle donne e da alcuni operatori dei centri. 
Contemporaneamente però stiamo lavorando anche con i maltrattanti, assieme ai CAM, centro ascolto uomini maltrattanti, perché crediamo che non si possa trovare rimedio alla violenza se non si lavora anche con chi quella violenza l'ha commessa e magari ci vive tutti i giorni. Non parliamo solamente di quella fisica, ma di comportamenti controllanti, di modi sbagliati di volere bene ad uno persona, di parole dette per comprimere la personalità dell'altro. Per arrivare poi anche purtroppo a quella fisica.
Per questo motivo ho descritto le mie sensazioni provate la settimana scorsa quando per la prima volta sono entrato in un carcere, per interpretare con altri attori davanti ai detenuti colpevoli di violenze, alcuni pezzi tratti dal libro "Da uomo a uomo. Uomini maltrattanti raccontano la violenza." di Alessandra Pauncz, vi invio a leggerlo. Un incontro che ha permesso anche uno scambio di opinioni con alcuni addetti ai lavori dei centri antiviolenza e delle istituzioni politiche, carcerarie, della giustizia e dei carcerati.
Uno di quegli argomenti che non si possono citare nei social e nei dibattiti perché sicuramente non portano voti o commenti ripetibili, perché paga di più dare ragione al "buttate la chiave". Ecco, io credo che se una società non si decide ad occuparsi di chi "è dentro" e prima o poi uscirà, vuol dire che rinuncia ad un suo specifico compito.
Con questo non vuol dire che l'atteggiamento debba essere quello di pietismo e buonismo. Faccio mie le parole che ho sentito da un detenuto "io sono colpevole e mi merito il carcere, voglio solo cambiare", tenendo sempre a mente chi la violenza l'ha subita.
Oggi è la giornata contro la violenza sulle donne, un momento davvero importante, una settimana in cui nella mia città ci sono state iniziative di ogni tipo per ricordare ciò che succede nella porta accanto. Non deve però limitarsi ad una data, ad una ricorrenza che rischia poi di diventare un momento per citare un bollettino di guerra, ma una data di ripartenza e rinascita per tutti.

venerdì 3 febbraio 2012 19 vostri commenti

Pensieri uccisi due volte

Ci sono notizie davvero difficili da commentare, difficili da capire e soprattutto da accettare. 
Proprio ieri ancora una volta ci siamo trovati di fronte una decisione di una corte che sinceramente lascia senza parole, con tanta rabbia in corpo e una profonda tristezza d'animo.
Usano parole come "interpretazione estensiva" per far fare passi indietro ad un paese che non riesce ad andare avanti, e lo fanno su un argomento terribile come lo stupro di gruppo.
Credetemi faccio davvero fatica a scrivere, perchè non riesco a pensare ad un orrore tale. Il pensiero ora va a tutte quelle donne che con questo provvedimento si sentono doppiamente colpite, prima da un atto vile e meschino e poi da una legge che tratta la cosa con i "ma però" e a coloro che ora avranno sempre più paura di denunciare. 
Sia chiaro non sono un giustizialista e credo fermamente nella legge, nel diritto e nelle garanzie per un accusato che devono essere alla base di una democrazia, ma oggi, davvero, mi domando perché un'istituzione come la cassazione,  che dovrebbe essere al servizio del cittadino per il pieno rispetto della legge,  debba arrivare a fare dei distinguo del genere, debba arrivare ad insultare le vittime di uno stupro, debba arrivare a far sentire sole queste persone ancora una volta. 
Parlano di "uguaglianza davanti alla legge", di "libertà personale" e di "funzione della pena", qualcuno vede qualche riferimento a chi subisce questo crimine? 
Uguaglianza, libertà, pena... E l'uguaglianza della vittime? E la loro libertà rubata? E la pena che hanno dovuto subire e che si porteranno dietro?
Era il 1988, avevo 13 anni e ricordo ancora la prima volta che ascoltai la canzone di Barbarossa a Sanremo quell'anno...

chissà chi era cosa voleva
perchè ha ucciso i miei pensieri
chissà se un giorno potrò scordare
e ritornare quella di ieri

...ricordo ancora i brividi provati.
24 anni dopo sappiamo chi sono ma continuiamo  a non capire perché giorno dopo giorno uccidono i pensieri della persone, ora anche per legge.
lunedì 26 settembre 2011 17 vostri commenti

"Amoreee... dove sei?"

Come tutte le mattine guardò l'orologio. Era proprio l'ora d'alzarsi, una stiracchiata, uno sbadiglio e qualche imprecazione per non poter stare a letto. La mano che si sposta per andarla a svegliare, guardare quegli occhi splendidi di prima mattina, l'ultima cosa vista prima di addormentarsi e la prima all'indomani, una meraviglia dell'universo.
Niente, solo lenzuola.
"Mah avrò capito male sarà uscita prima questa mattina..."
Una lavata, la colazione e uno sguardo veloce alle notizie del televideo e poi via a prendere la moto.
"Devo ricordarmi il giornale altrimenti chi la sente stasera..."
Di corsa all'edicola...
"Come mai non c'è Roberta... e questo chi è! Vabbè sarà in ferie...."
Quindi via per le strade della città a fare la gimcana tra le macchine.
"Buongiorno!"
"Buongiorno dottore!"
"Buongiorno Paola... ehm... scusa Mario pensavo ci fosse Paola. Aspettatemi aspettatemi vengo in ascensore!"
"Povero dottore..."
"Perchè cosa ha?"
"Come cosa ha, pensa che ci siano ancora.."
"Chi?"
"Le donne..."
"O povero..."

160 milioni di donne in meno nel mondo... oggi... per molte società, per molti popoli mettere al mondo una donna è una maledizione, una disperazione una vergogna. Bimbe soppresse, strappate alla madri e uccise per non vedere la vergogna, per cancellare una maledizione. Tra 40 anni in Asia una percentuale di maschi attorno al 20% non troverà un compagna...
venerdì 10 giugno 2011 18 vostri commenti

Come scippare le donne

Un gruppo di associazioni femminili e femministe, A.F.F.I., Amiche ABCD, Arcidonna, Aspettare Stanca, Donne della Banca d’Italia, CEMP (Milano, Consultorio familiare privato Laico) , Cittadinanza Attiva, Corrente Rosa, Diversamente Occupate, Donne della Banca d’Italia, Donne in Quota, Donne in volo, Filomena, Gruppo Maternità & Paternità, Innovatori Europei, Leipuò, Lucy e Le altre, Ozio Creativo Society, PariMerito, Pari o Dispare, Rete per la Parità, Udi Nazionale, Usciamo dal silenzio, Valore D, ha sollevato la questione della destinazione dei fondi generati dall'aumento dell'età pensionabile delle donne.
Il Governo si era impegnato ad utilizzare i risparmi che ne derivano, circa 4 miliardi in dieci anni, per interventi dedicati a favorire l'inclusione delle donne nel mercato del lavoro e per conciliare i tempi di vita e di lavoro.
Non si capisce dove siano finiti questi soldi!

APPELLO.
QUATTRO MILIARDI (ERANO) TUTTI PER NOI:
GIU’ LE MANI DAI FONDI GENERATI DALL'AUMENTO DELL'ETA’ PENSIONABILE DELLE DONNE


E’ in atto un grave furto alle donne italiane, che rischia di passare inosservato.
Il Governo, con l'aumento dell’età pensionabile delle donne nel pubblico impiego (come da standard europei), si era impegnato ad utilizzare i risparmi che ne derivano - 4 miliardi circa in dieci anni - per interventi dedicati a favorire l’inclusione delle donne nel mercato del lavoro, per la conciliazione fra tempi di vita e tempi di lavoro e per il fondo non autosufficienza.
Quattro miliardi nei primi dieci anni e, dopo, 242 milioni di euro a regime ogni anno: sono cifre che mai le donne italiane hanno potuto anche solo sognare.
Dobbiamo difendere questo tesoro: consentirebbe alle donne italiane e a tutto il Paese di rimettersi in marcia verso gli obiettivi europei, non solo in termini di equiparazione femminile, ma anche di crescita economica. L'Italia stenta a crescere e non può quindi ignorare ciò che è universalmente riconosciuto: il miglior ricostituente per lo sviluppo è un tasso di occupazione femminile elevato.
4 miliardi in dieci anni per 4 obiettivi:

- un programma pluriennale di investimento pubblico e tracciabile dei “nostri” quattro miliardi

- più servizi per la conciliazione di tipologia diversificata

- più misure a favore dell’inclusione delle donne nel mercato del lavoro a tutti i livelli

- chiara identificazione dei rappresentanti politici e sindacali che realmente si impegnano a sostenere il programma per le donne italiane

Noi che firmiamo questo appello ci mobilitiamo per una azione politica – pubblica e visibile - contro un furto insopportabile per le cittadine di questo paese, irreparabile se dovesse giungere a compimento. Persi questi soldi, sarebbe davvero difficile continuare a parlare di misure per la conciliazione e politiche di inclusione femminile.
lunedì 14 febbraio 2011 21 vostri commenti

Non rimettiamole in tasca


Ci sono mani che si mostrano.
Mani che si tendono per chiedere qualcosa.
Mani callose con i segni di un lavoro malpagato.
Mani letterarie che creano.
Mani che si stringono, che si mollano e si riprendono.
Mani piccole avvolte in quelle più grandi.
Mani sudate perchè è la prima volta.
Mani secche perchè ci si promette sempre che è l'ultima ma non lo è mai.
Mani che attendono quelle degli altri.
Mani che tengono bandiere.
Mani che stringono fischietti.
Mani che alzano striscioni e alzano sciarpe.
Mani che non sono più giunte perchè tradite
Mani che fanno segno ad altri di alzarsi
Mani che mostrano al testa di rimanere alta e fiera
Mani che si chiudono a pugno, e altre che lo vorrebbero fare o l'hanno fatto in passato
Mani che si sono sempre occupate di altri.
Mani che hanno sfiorato volti.
Mani domestiche che hanno svegliato alla mattina, che hanno preparato il pranzo e che hanno messo a letto.
Mani che rivendicano il sesso ma quello libero, non quello a ricatto, quello vero.
Mani che hai odiato e amato subito dopo.
Mani che hanno strappato lacrime in lontanza su un treno.
Mani di figlie, fidanzate, mogli, amanti, amiche, conviventi, nonne.
Mani che hanno definito faziose, si perchè scelgono da che parte stare e non fanno scegliere altri.
Mani che ci hanno sempre sorretto.
Mani di donne.
lunedì 8 marzo 2010 21 vostri commenti

Non chiamatela civile




"Le nazioni civilizzate compiono uno sforzo ingenuo per la conservazione di esseri inutili e nocivi. Gli anormali impediscono lo sviluppo dei normali.. Non si deve esitare a organizzare la società umana sulla base dell'individuo sano: i sistemi filosofici e i pregiudizi sentimanentali devono scomparire di fronte a questa necessità. Dopo tutto, è lo è lo sviluppo della personalità umana a essere l'obiettivo supremo della civiltà
"

...parola del premio Nobel Alexiz Carrel, siamo all'inizio del 900.

Questo pensiero, assieme ad altri, crearono le basi per ciò che il nazismo avrebbe poi messo in atto qualche anno dopo, segregazione, isolamento, sradicamento, sterminio...

Ma non solo il nazismo tedesco, no...
Questa è una storia triste, una storia agghiacciante, una storia che per anni è rimasta segreta, della quale sono venuto a conoscenza tramite lo spettacolo "Non chiamarmi zingaro" di Pino Petruzzelli, che vi consiglio di vedere, autore del libro edito da Chiarelettere col medesimo titolo, che vi consiglio di leggere.

Pensate alla "civile" Svizzera.
Pensate ad un'istituzione, sovvenzionata da soldi pubblici.
Siamo nel 1912, nasce la fondazione Pro Juventute per contrastare la mortalità infantile, in terra elvetica, 14 anni dopo riceve il compito di occuparsi del vagabondaggio dando il via al progetto "Bambini di Strada".
Le attenzioni del fondatore Alfred Siegfred, che era stato licenziato dall’Unteres Gymnasium di Basilea dopo che il tribunale penale cantonale lo aveva condannato per «atti osceni, si rivolgono subito verso gli zingari gli jenisch (zingari svizzeri) che lui stesso definisce "inferiori, deficienti e mentalmente ritardati".
Ritardati e pericolosi perché "diversi" dalla normalità svizzera che deve "sradicare il male del nomadismo".
Il programma parte e i bambini jenisch vengono portati di via dalle loro madri, dalle loro famiglie, dalle loro radici.
Il programma Bambini di strada rimane attivo fino al 1972. In 45 anni di attività vengono RUBATI 2000 bambini alle famiglie jenisch... rubati 2000 bambini! 2000 bambini dati in affidamento a famiglie NORMALI della civilissima Svizzera.
E attenzione la fondazione chiuse il programma Bambini di strada nel 1973 solamente perchè uno scrupoloso giornalista svizzero, Hans Caprez, raccolse delle testimonianze di alcuni jenisch vittime della pro juventute dando il via allo scandalo.
Solo 15 anni dopo arrivarono le scuse della fondazione... (se si può parlare mai di scuse in casi come questi). Potete trovare informazioni sulla pro juventute di oggi sul suo sito.

2000 bambini, 2000 famiglie, 2000 genitori, 2000 madri e donne....

Questo post è dedicato a tutti i DIVERSI, a tutti coloro che vengono guardati male perché non sono nella NORMALITA', a tutte quelle famiglie, alle MAMME , alle DONNE.

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