venerdì 10 luglio 2020 6 vostri commenti

Mamma

A volte mi pare di non ricordare 
la tua voce di prima.
Così come il tuo fare
ora diventato diverso, 
in difficoltà.
Poi guardo i tuoi occhi
e ricordo tutto, 
tutto ciò che è stato.
E anche ciò che sarà
diventa possibile.


Mia madre non sta passando un bel momento, purtroppo qualche anno fa le è stata diagnosticata una malattia degenerativa. Nei primi anni siamo riusciti a contenerla, ma il lockdown non ha aiutato molto. La distanza dalla nipotina, l'impossibilità di fare riabilitazione e tutto il resto hanno minato un piccolo equilibrio che si era creato. Da mettere in conto anche purtroppo che queste malattie a volte hanno dei picchi. Si naviga a vista insomma. 
Una delle cose che più mi manca è il suo sorriso e e il suo timbro di voce, ora un po' cambiato, e che ho paura di non ricordare più. 
Quel sorriso e quegli occhi che in un momento buio della mia vita mi hanno sorretto e guidato, portandomi sulla strada che ora sto percorrendo. 
Quando si ammala una persona a cui si tiene, un po' si ammalano anche quelli che le stanno vicino. Una sorta di pensiero fisso durante la giornata, una voce che continua a dire "chissà come sarebbe stato se". Una cosa da non dare, facile a dirsi ma difficile poi nella realtà. 
Però l'altra sera abbiano riso e per un attimo ho dimenticato tutto. L'ho rivisto quel sorriso di una volta e ho capito che c'è sempre. 
Sta a me non perderlo di vista e tenerlo stretto.

lunedì 6 luglio 2020 14 vostri commenti

Differenze


La generazione de nostri bisnonni ha conosciuto la fame vera. 
Quella dei nostri nonni ha fatto la guerra, la resistenza e cacciato il nazifascismo dal paese. 
Quella dei nostri genitori ha lottato per diritti fondamentali, come lo statuto dei lavoratori.
La nostra non riesce a sopportare le code alla posta per i protocolli Covid, non riesce a tenere una mascherina, si lamenta perché per una sola estate dovrà andare un po' meno al mare, litiga per un posto in spiaggia, non concepisce il distanziamento e dopo 4 mesi di lockdown ora torna a dire che il virus non esiste e i vaccini non servono. 
Ma la cosa che preoccupa di più è ciò che stiamo insegnando alla generazione dei nostri figli.
martedì 9 giugno 2020 20 vostri commenti

Gli occhibelli

Ricordo la prima volta che ci siamo visti.
Se non sbaglio, perché è passato tanto tempo, pensai che occhi del genere ne avevo visti pochi. La sensazione che però ricordo di più è quella della voglia continua di parlare con te. Aspettare il giorno dopo per raccontarti ancora qualcosa. Ascoltarti.
Eravamo fidanzati, non tra noi però. 
Difficile raccontare alla propria ragazza che hai conosciuto una persona, donna, con la quale parli bene e che ti farebbe piacere continuare a vedere.
In quegli anni non c’erano telefonini, ma solamente gettoni, tessere telefoniche e impianti fissi a casa, con tanto di prefisso.
Le conversazioni non erano come ora… “Ciao, dove sei?” senza presentarsi e neanche un accenno di buona educazione. Una volta ci si presentava così. “Pronto, buongiorno, casa Parodi? Sono Ernesto potrei parlare con Paolo?”. Insomma una frase di un quarto d’ora, adesso consumeremmo tutto il traffico solamente per l’introduzione.
A dover essere pignolo il nostro incontro lo dobbiamo tutto alla politica di sostegno delle famiglie meno dotate, diciamo così, di quattrini e ai ragazzi più volenterosi nello studio. Già perché con qualche lira in più, perché l’euro era molto lontano, e qualche voto in meno, non ci saremmo mai visti, mai incontrati, mai baciati.
E soprattutto amati.

martedì 2 giugno 2020 9 vostri commenti

Una triste giostra

È una triste giostra che riprende a girare. Siamo tornati alla negazione del virus di qualche mese fa, ai terribili commenti “colpisce solo gli anziani” quelli delle residenze protette. I dimenticati.
A breve sentiremo anche parlare di posti di lavoro senza protezioni perché i bilanci lo chiedono.
Confini aperti perché l’economia lo chiede.
Negare per convincere che è tutto come prima perché il popolo lo chiede.
Non potrà mai essere così, perché indietro abbiamo lasciato persone, donne e uomini che avrebbero dovuto essere curati e non abbandonati.
Perché ci sono ancora persone che non possono permettersi nemmeno di sfiorarlo questo virus.
Perché le residenze protette sono blindate e i centri di riabilitazione a breve riapriranno e al posto di un sorriso i ragazzi disabili vedranno una mascherina e degli occhiali protettivi e forse quando disponibili i guanti.
Si dimenticano in fretta i blindati di Bergamo che trasportavano bare, perché la frenesia di questa società deve sempre accelerare senza trovare nemmeno tempo di indossare una mascherina.
Una solidarieta, che dura il tempo di un download per scaricare l’app per prenotare il posto in spiaggia.
giovedì 21 maggio 2020 11 vostri commenti

15 minuti

"Un governo si trova in 15 minuti". 
Bisogna essere sinceri, doveva fare l'attore quest'uomo e non darsi alla politica. Un interprete in cerca di un copione, che chiaramente non trova mai. Lo avrei visto bene in una di quelle meravigliose pellicole tipo "Milano spara, la polizia si incazza". 
Un fermo immagine. 
La telecamera che si sposta su di lui. Sigaretta in bocca e quella frase rivolta all'orizzonte. "Un governo si trova in 15 minuti".
Ogni volta che apre bocca Renzi mi ricorda lo scempio che è riuscito a fare, il vuoto che ha contribuito a mantenere, dato che c'era già. 
Una sorta di democristiano, con tutto il rispetto si intende, in ritardo sui tempi.
E' magnifico come quest'uomo abbia tutte le soluzioni a portata di mano, la politica del lampo. 
Trova tutto in pochi minuti.
Tranne la porta per uscire dalla politica.
domenica 17 maggio 2020 16 vostri commenti

Allo sbando

Trovao difficile trovare ormai le parole adatte. Capisco, davvero, che è necessario prima o poi ripartire per il bene delle persone, della loro vita stessa. Ma mi domando semplicemente, perché così? 
Siamo passati in pochi giorni dal "vi facciamo la multa" al "liberi tutti". Ormai le superacazzole del governo Conte non si contano più, totalmente in balia dei presidenti di Regione che ormai si comportano da "governatori" ma non lo sono. Una sorta di ordine sparso che fin da subito a mio avviso ha pregiudicato gli interventi contro il virus. 
Una Lombardia guidata da comici che hanno speso soldi per una cattedrale servita a nulla e costata milioni di euro. Come dimenticare le sparate del Veneto, "togliete le nostre province dalla zona rossa", poi almeno tornato a ragionare facendo maggiori tamponi. E la Liguria, la mia Regione, che spinge da mesi per riaprire tutto  quando la percentuali dei morti è pari a quelle di Regioni con il doppio della popolazione. 
Giorni fa serviva una certificazione per andare anche al bagno quasi, da lunedì liberi tutti e dal 3 giugno anche gli spostamenti tra regioni. 
Nessuna parola invece per la cosa più importante, la mappatura dei positivi, tamponi o analisi per tutti.
Siamo sempre stai il paese degli eccessi, ma qui mi pare che si continui a giocare con la vita delle persone. Mi rattrista davvero che non si parli più di chi ogni giorno continua a morire per questo virus, persone non numeri. Sembrano oramai diventati solamente una cornice, dati per scontati. 
La speranza è quella che il virus ci abbandoni da solo perché mi pare che si stia facendo il possibile per tenerlo con noi ancora per molto.
giovedì 14 maggio 2020 13 vostri commenti

Un sorriso e una madre

E' così difficile essere felici per gli altri. Gioire per qualcosa che non ci riguarda direttamente ma che fa stare bene altre persone. L'individualismo è arrivato evidentemente al massimo della sua espressione se molte, troppe, persone non riescono ad essere felici per il ritorno di una ragazza dopo un anno e mezzo di prigionia. 
Si è vero ormai i social sembrano essere diventati ripostiglio della spazzatura, ma sono solo un mezzo, si tratta del vecchio muretto di una volta dove ci si sedeva e si faceva quattro chiacchiere. Ora invece ci sono i tasti, uno schermo che spesso protegge a distanza, ma si tratta semper dell'uomo e della sua bestialità. 
Le parole di odio che abbiamo ascoltato in questi giorni contro Silvia confermano ciò che pensavo anche prima. Nemmeno una pandemia rende l'uomo migliore, anzi chi era stronzo ora lo è ancora di più evidentemente. Per finire col discorso di un parlamentare leghista che la definisce "terrorista".
Io ho visto solo un sorriso. 
Una ragazza e sua madre.
Il resto è solo fango schifoso che non riusciamo a scrollarci.

domenica 10 maggio 2020 13 vostri commenti

A te

Ricordo ancora quella sera in cui mi resi conto di non aver mai guardato attentamente il viso d mia mamma. Quanto era bella, quanto era importante averla con me vicino. Avevo appena divorziato, dovevo ricominciare tutto daccapo dopo 4 anni di matrimonio ma 14 di fidanzamento. Una vita. Un amore nato trai banchi di scuola con momenti bellissimi che porto ancora dietro e poi come spesso accadde una fine. La colpa probabilmente tutta mia, ora posso dirlo senza problemi. 
Quello fu un anno dove non sono stato da nessuna parte, probabilmente nemmeno con me stesso. Una sera come tante altre a mangiare dai miei e quella frase banale ma che ricordo ancora adesso "si chiude una porta se ne aprono altre" e poi la consapevolezza di avere vicino ancora i miei. La cosa più importante, mia madre. 
Non serve una festa per ricordarlo ma credo che sia giusto un appunto sul calendario per ricordare a tutti noi, soprattutto in questo momento,  le cose importanti che ancora abbiamo, mattoni che ci sorreggono nelle difficolta, che spesso ci hanno permesso di andare avanti. 
A mia madre.
martedì 28 aprile 2020 22 vostri commenti

Piove

"Mi raccomando state insieme". 
Ci sono frasi che si ascoltano durante il giorno che pesano come macigni, spesso nelle nostre conversazioni la mente vaga. A volte, troppo, non riusciamo ad essere solo concentrati su ciò che facciamo, che ascoltiamo. 
Esistono però campanelli che ci mettono in guardia su ciò che è più importante nella vita. Le cose fondamentali, quelle senza le quali alla fine non conta più niente. 
"Ho perso mio marito a Gennaio". 
Ecco, macigni. 
Senza la vita alla fine non conta più, niente. Senza l'affetto delle persone care, il solo pensiero di un abbraccio che non si potrà più avere. E' vero l'economia è importante, se non si riprenderà ci saranno estreme difficoltà, ma la vita, davvero prima di tutto. Mi pare che negli ultimi giorni non se ne parli più tanto, ma solo di corse tra maschi che devono arrivare prima ad un traguardo non ben definito. 
"State insieme", già io ora vado di là e abbraccio mio figlia e mia moglie.
Oggi piove. 

sabato 25 aprile 2020 13 vostri commenti

Noi sognavamo



Per la prima volta non sfileremo come ogni 25 aprile per le strade di Genova, non sentiremo Bella Ciao suonata dalla banda e il silenzio.
“Greta domani è la festa della liberazione”
“Allora usciamo”
“No mi dispiace, non si può”
“Allora non siamo liberi”
“Si noi si, proprio grazie a quei giorni”
"Lo facciamo in casa il corteo papà, non ti preoccupare".

Si, lo faremo in casa. 
Perché anche se lontani mai saremo distanti da quegli ideali che ci hanno permesso di essere liberi, da quelle donne e quegli uomini che anni fa hanno dato loro vita per salvare la nostra.
“Noi sognavamo un mondo diverso, un mondo di libertà, un mondo di giustizia, un mondo di pace e un mondo di fratellanza e di serenità.”
Germano Nicolini
Anche io lo sogno.
Buon 25 aprile.
W la Resistenza, sempre.
domenica 19 aprile 2020 12 vostri commenti

Tornare

Tornare a quei giorni
di contatti e di passi
di scontri e sorrisi, ora coperti
di mani libere di esplorare
di minuti vissuti e non controllati
di spazi aperti, di odiate assemblee di condominio
di porte degli autobus che non si chiudono per la troppa gente
di cortei di lotta e non funebri
di serate e di schiamazzi dei vicini
di "stasera pizza da noi?"
di sveglie per uscire di casa e non per andare in cucina
di moto che non partono e di meccanici chiusi ma solo perché è domenica
di attesa in coda attenti a non farsi superare
di cartellini timbrati come brioche nel latte
di colleghi visti dal vivo, anche quelli antipatici
di insulti tra automobilisti o per un verde che non arriva mai
di panini dell'autogrill che non sanno di nulla
di mugugni per le autostrade care
di "quando arrivi a casa?"
di bar pieni e tazze vuote
di padri e madri da abbracciare e non da vedere a mezzo busto con la voce a scatto
di bimbi per la strada
di "un altro giro di giostra"
di "dai un bacino al nonno"
di nipoti per mano
di strade vuote ma solo alle quattro del mattino
di maschere, ma della commedia dell'arte
di teatro e copioni da imparare
di ragazzi che corrono dietro ad un pallone
di libri annusati in libreria
di ascensori affollate
di "a casa non ci siamo mai lasci il pacco dalla vicina"
Tornare a prima, già
ma ad un "prima" diverso, perché a pensarci bene
tutto non era così limpido.

martedì 14 aprile 2020 14 vostri commenti

Paura

Adesso io ho paura. 
In questo momento in cui il contagio sta rallentando, ho paura. 
Perché sento parlare da parecchie parti di riaprire, di necessità di ripartire, di economia che non se lo può permettere. Tutto ciò vuol dire che la politica inizierà, anzi lo ha già fatto, a ragionare (?!?) col metro elettorale dettato dai sondaggi.

Mentre negli ospedali si continua a morire, nella mia Regione il signor Toti ha appena firmato un decreto per ripartire con  "giardinaggio, sia a scopo professionale che personale, e coltivazione di piccoli terreni; manutenzione straordinaria e allestimento delle attività balneari e dei piccoli chioschi
attività dei cantieri nautici propedeutici alla consegna delle imbarcazioni già allestite; piccoli lavori di edilizia, sia privata che pubblica; controlli alle imbarcazioni da parte delle darsene".

Un provvedimento senza senso che rischia seriamente di vanificare gli sforzi fatti fino a qui. Più facile prendersela con qualcuno che magari esce per fare due passi con un figlio sotto casa, anche se io non lo sto facendo. Si predica lo "state a casa" e poi si firmano provvedimenti che riempiranno autobus, che rimetteranno in circolazioni migliaia di persone. 
Nel frattempo non sono ancora stati fatti i tamponi nelle case di riposo e agli operatori sanitari, così come agli ospiti anziani. Ad alcuni hanno già detto che non li faranno. Non sappiamo il reale stato delle scorte di dispositivi di sicurezza. Per fare un esempio nella residenza protetta dove lavoro io abbiamo mascherine che ci basteranno per un mese se non avremo nessun contagio, in caso invece ci contagio ci basteranno solo per 8 giorni!!! 
Ma dobbiamo fare i lavori negli stabilimenti... perchè secondo questi personaggi che occupano cariche istituzionali a giugno ripartirà la stagione balneare?!!? 
Non ho più parole, ma parecchia paura. 
Meno del virus, più dei politici. 
giovedì 9 aprile 2020 13 vostri commenti

Prima

In questi giorni di quarantena capita anche di fare dei bilanci. Credo che abbia senso cercare cose positive, occasioni, situazioni che prima non si presentavano. O meglio, non le facevamo accadere. 
Siamo al 32mo giorno di clausura in casa, si lavora, il tempo alla fine passa più velocemente di prima. Ciò che mi preme di più in questo momento è l'attenzione che cerco, cerchiamo, di dare a Greta. Lavorando tutti e due in settimana non possiamo troppo starle dietro, quindi piano piano sta imparando ad autogestirsi. Ad esempio rispetto a prima ora si veste da sola, una sorta di autonomia forzata, dovuta al caso. Esce sul poggiolo a bagnare piante e Bonsai e aiuta in cucina. Un passo che sarebbe stato fatto prima o poi è chiaro, ma ci sono circostanze come queste che alla fine spingono l'acceleratore. 
Sono contento di stare di più insieme alla mia famiglia. In questi anni ho "corso" tanto, preso dai mille impegni di un'agenda senza fine. Il lavoro, il calcio, il teatro e il sindacato. Tutte cose che amo ma che in alcuni casi mi hanno tenuto lontano da loro.
Pur nella difficoltà quindi ora cerco di assaporare ogni momento, dal risveglio mattutino che non si limita al saluto, una colazione rapida come prima e poi la fuga verso l'ufficio. No, ora l'ufficio è qui ad un metro. La pausa caffè è un abbraccio e un bacino alla piccola. Un sorriso agli occhibelli. 
Le privazioni ci sono, manca a tutti noi l'abbraccio dei nonni, ma resistiamo. Ponendo le basi della nostra forza sul fatto di sentirsi in un certo sento dei privilegiati rispetto alle persone che purtroppo devono uscire o che stanno aiutando il paese a rialzarsi. 
Mai come questa volta la parola Prima avrà un valore particolare.
domenica 5 aprile 2020 12 vostri commenti

Questi tempi

E' una realtà quella che stiamo vivendo in questo momento che ci segnerà per molto. 
Ciò che mi colpisce di più le poche volte che esco di casa è il silenzio. L'assenza del vociare, delle chiacchiere. Prima al supermercato era un continuo susseguirsi di mezzi discorsi. Mariti che venivano rimproverati per aver messo nel carrello l'ennesima cosa inutile. Bambini che si sentivano dire mille volte "non toccare, mettilo giù". Quel "chi è l'ultimo" dal salumiere che spesso generava anche liti. Ora quella domanda si dice all'ingresso del supermercato, con una sorta di timidezza e di ricerca di intimità minima col prossimo che sta comunque vivendo lo stesso dramma. 
Mancano le espressioni del viso spesso ricoperte da mascherine di tutti i generi, io ne indosso due, quella chirurgica con sopra quella per la polvere, una sorta di rassicurazione in più, solo quello. Però rimangono gli occhi che a saperli leggerli bene molte volte dicono parecchio, anzi non mentono. Ma anche gli sguardi devo dire si incrociano meno. 
Così come le traiettorie dei carrelli tra le corsie oppure quei pochi incontri sul marciapiede, con una sorta di messaggio telepatico, come dire "scendo io o scendi tu". 
Poi l'attenzione. Io sono sempre stato uno di quelli delle chiavi dimenticate attaccate alla porta di casa, del garage aperto, del cellulare scordato prima di uscire. Ora ogni passo richiede un'applicazione costante del nostro cervello, una scannerizzazione anticipata di ciò che c'è tra noi e il nostro obiettivo. La mente perennemente occupata mentre si è fuori. 
Una cosa però è rimasta. 
E a rivolgere lo sguardo in alto spesso si trovano certezze, la luna e le stelle sempre lì, uguali, testimoni di ciò che stiamo vivendo. Così l'altra sera me le sono tenute strette come luca di speranza per il ritorno alla normalità. 
domenica 29 marzo 2020 15 vostri commenti

Nuove abitudini

In questi giorni di quotidianità interrotta ci sono momenti in cui i pensieri corrono veloci. Si spingono, fuori uno dentro l'altro. A volte piacevoli, molte volti invece disegnano scenari inquietanti. Nella drammaticità del momento una cosa su tutte mi mette angoscia, la solitudine delle persone sole ricoverate. Vero è che accanto hanno tutte le meravigliose persone che in questo momento, mettendo a rischio la loro vita, lavorano negli ospedali, ma la mancanza di una persona cara vicina in un momento così difficile credo sia terribile. 
Ieri ho letto la notizia di quei due bambini rimasti soli dopo la scomparsa della nonna e la quarantena della mamma a Montevarchi, ora "adottati" dalle persone che si sono offerte per dare quel poco di vicinanza che un estraneo può dare in questi momenti. Davvero terribile. 
Per non parlare dell'impossibilità di dare l'ultimo saluto alle persone care, se non magari per telefono come purtroppo è già successo. 
Tanta è la rabbia per le molte persone che avremmo potuto salvare e che ancora potremmo salvare se non avessimo carenza di strutture e personale. Quei famosi 4000 posti di terapia intensiva che ormai abbiamo praticamente riempito. 
Mi capita a volte di non attendere più i numeri delle 18 elencati dalla protezione civile, non so perché forse siamo entrati in un "abitudine" del contagio e dei positivi o forse è la voglia di pensare che alla fine questo sia solamente un terribile incubo dal quale svegliarsi. 
lunedì 23 marzo 2020 11 vostri commenti

Positivi pagando

Notizia di oggi. A Genova un laboratorio privato farà analisi, a pagamento, per ricercare la positività al Coronavirus. “Il test non sostituisce la ricerca diretta del Covid-19 su tampone faringeo, ma può avere comunque un’indicazione nei seguenti casi: 1) Verificare un’infezione da Covid-19 in pazienti che non hanno potuto fare il test diretto 2) Verificare se il paziente è immunizzato per Covid-19. In questo secondo caso va tenuto presente che anche se non esistono prove che l’immunizzazione sia definitiva (è una patologia molto recente), il numero di reinfezioni descritte è piuttosto scarso e, soprattutto, non si conosce ancora se i pazienti “re-infettati” avessero sviluppato anticorpi anti-Covid-19”.
L'ennesima vergogna, in un momento in cui ci sono colleghi chiusi dentro le residenze protette con anziani febbricitanti, disabili che attendono l'esito di un tampone da una settimana, lavoratori che ogni giorno si recano al lavoro incrociando le dita. 
Tutto quanto previsto da un bando della Regione Liguria a cui questo laboratorio ha aderito. Le belle parole dei nostri politicanti rispetto alla sanità pubblica, al diritto alla salute si sprecano in questo momento. Ringraziamenti che, ora, cadono come pioggia per i medici e il personale sanitario dimenticato da anni da tutti. Nel frattempo però un bel esamino a pagamento. 
E passa tutto. 
lunedì 16 marzo 2020 17 vostri commenti

I più fortunati

Per molti di noi, verrebbe da direi i più fortunati, il mondo si è ridotto ai metri quadrati delle nostre case. I poggioli sono diventati fonte di invidia e una finestra si fatica a chiudere, così come le persiane e le tapparelle per rimanere collegati ancora per un po' a ciò che c'è fuori. 
Chi è in casa in ferie forzate, chi in congedo, chi perché non ha un lavoro, oppure in cassa integrazione. Almeno quelli che cercano di rispettare le regole che stiamo cercando di darci per fermare questo virus che ahimè credo ci porteremo dietro ancora per molto. 
Ieri abbiamo fatto un picnic sul poggiolo con l'aiuto del sole, una delle tante cose che questa tremenda tragedia ci ha dato la possibilità di riscoprire. Piccole cose meravigliose, condivise, preziose. Momenti che prima davamo per scontati ora diventano merce rara. 
Continuo a vedere gente che pare vivere in una realtà differente. Quando esco per andare a fare la spesa sembro Diabolik, mascherina, chirurgica perché le altre logicamente non se ne trovano, e in alcuni casi anche i guanti. Spesa per noi e per i nonni e poi sacchetti lasciati sullo zerbino per evitare di portare il virus in casa dei miei. 
Spesso mi domando se questo evento così drammatico ci insegni almeno qualcosa. Il valore della libertà, l'importanza dei servizi fondamentali per un paese come la sanità, l'importanza della condivisione e della semplice frase "come stai" detta milioni di volte senza pensarci veramente, senza la giusta attenzione nei confronti dell'altro. 
giovedì 12 marzo 2020 12 vostri commenti

Ce la faremo

Sono giornate surreali. Le nostre abitudini sono sparite, messe nel cassetto, per il bene comune. Non tutti però, molti continuano a non capire la gravità della situazione. Ancora domenica scorsa siamo stati invitati ad una festa di compleanno di bambini, abbiamo gentilmente declinato l'invito. Un'assurdità in un momento in cui viene chiesto di sacrificare le cose futili per dare una mano al sistema sanitario nazionale. 
Ieri sera l'ennesimo intervento di Conte in televisione, apprezzabile per i modi e anche per alcuni provvedimenti rispetto al resto d'Europa che pare non capire, ma ancora troppo deboli a mio avviso. Nel decreto si consentono attività che non sono indispensabili. Mi devono davvero spiegare a cosa serve tenere aperta una fabbrica che fa borse per esempio. E' chiaro che ci sono delle produzioni che difficilmente si potranno fermare perché magari fanno parte della filiera alimentare, ma il resto?
Vogliamo davvero che i libri di storia scrivano che in presenza di una Pandemia rimasero aperti servizi totalmente inutili?
Il pensiero ora è a tutti i lavoratori che ogni mattina devono andare a lavorare senza nessuna protezione o possibilità di rispettare il famoso metro di distanza come forma di tutela. Mentre la rabbia è verso chi ancora continua a non capire la situazione. Ma se pensiamo che un senatore della repubblica, di Forza Italia, ancora ieri ha fatto un video negazionista rispetto a tutto quello che sta succedendo potete immaginare il resto. 
Mi auguro che stiate tutti bene e che se obbligati ad uscire possiate prendere tutti le giuste precauzioni. 
Ce la faremo. 
giovedì 5 marzo 2020 12 vostri commenti

Cronache dal delirio

Qualche minuto fa da qui al lavoro da me una scena assurda. 
Lavorando in una struttura dove sono presenti persone anziane e soggetti a rischio abbiamo messo delle restrizioni all'ingresso e soprattutto l'indicazione di lavarsi le mani appena entrati. 
Un personaggio alquanto bizzarro, alla guida di un taxi, ha iniziato a protestare in maniera diciamo colorita, scomodando la maggior parte dei santi presenti nel calendario. 
Tutto ciò solamente per l'imposizione di lavarsi le mani all'ingresso, cosa peraltro da fare anche in tempi normali a mio avviso. 
Ora al di là del giudizio che uno può avere rispetto alle decisioni del governo, o alla reale  o meno pericolosità del contagio, come si pò pensare di risolvere una situazione se si ha a che fare con persone che non riescono a rispettare un'indicazione semplice come questa?
Infatti poi ci ritroviamo a commentare di gente che scappa dalla zona rossa per andare a sciare. 
lunedì 2 marzo 2020 9 vostri commenti

Il bene e il male

Lungi da me voler criticare le persone che in questo momento sono in quarantena, anzi a loro va tutta la mia solidarietà e il ringraziamento per cercare di contribuire ad arginare il contagio.  Però ieri sentendo una delle tante dichiarazioni estrapolate dalla zona rossa mi sono fermato a riflettere. "Non ne possiamo più, sono 10 giorni che siamo isolati", una cosa del genere. 
Ma davvero non si può resistere in casa per tutelarsi e per tutelare gli altri, le persone che in questi giorni corrono i maggiori rischi, gli anziani e gli immunodepressi ad esempio. 
Nel 2020 con tutto quello che solitamente una famiglia ha in casa, rete e altro, vogliamo parlare di isolamento?
Mi pare che questa vicenda come sempre stia tirando fuori il peggio e il meglio. Casi meravigliosi come la farmacia di Genova che regala i disinfettanti per le mani, un esempio di comportamento civile. 
Poi c'è il resto. Su tutti quelli che non resistono alla quarantena e scappano. Ieri il caso di una donna del piacentino fuggita con la suocera per andare a passare la reclusione nella casa a Rapallo, col marito ricoverato. Ora io mi domando, oltre all'abbandono, ma il senso civico? 
Poi la meravigliosa parentesi calcistica. In questo paese possiamo toccare tutto  ma non il calcio. Il campionato è sacro. Quindi ieri bergamaschi che sono andati a Lecce, torinesi che sono andati a Napoli. 
In tutto questo delirio possiamo aggiungerci i provvedimenti a singhiozzo, sia del governo che delle regioni. Ad esempio qui scuole chiuse fino a mercoledì, giusto secondo me, anzi farei tutta la settimana, ma con la motivazione che in questo modo avrebbero avuto il tempo di dotare le strutture degli strumenti adatti per l'igiene. Ma perché nella settimana precedente non si poteva fare? E poi le nostro scuole devono essere per forza sporche? 
Troppo soft a mio pare anche il governo verso quelli che violano la quarantena mettendo a repentaglio la vita delle persone, oltre al fatto che doveva imporsi per bloccare tutti i campionati sportivi per due settimane. Ma poi perché non si possono dirottare casi meno gravi verso le cliniche private che sono le grandi assenti di questi giorni. 
Da quello che si legge pare che il virus fosse già in giro per il nostro paese da parecchio tempo, una mutazione da animale/umano avvenuta pare nel novembre del 2019, quindi probabilmente c'era poco da fare. 
L'augurio è quello che i casi di contagio inizino a diminuire, oltre ai deceduti, che purtroppo mi pare vengano ormai segnalati come numeri scontati. Quando purtroppo nella morte di  una persona cara, qualsiasi età abbia, non c'è nulla di scontato.
Anche in questo dovremmo cercare di restare umani in tempi del genere. 

Latest Tweets

 
;