sabato 1 maggio 2021 8 vostri commenti

Primo


Nella speranza che il lavoro torni ad essere importante, che la partecipazione e i valori di una volta ci guidino sempre. 

Per i diritti e il bene di chi ha un lavoro e di chi non lo ha. 

Perché il rischio è quello di voltarsi e non trovare dietro nessuno.

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Occhibelli

Ricordo la prima volta che ci siamo visti.

Se non sbaglio, perché ormai è passato tanto tempo, pensai che occhi del genere ne avevo visti pochi. La sensazione che però ricordo di più è la voglia continua di parlare con te. Aspettare il giorno dopo per raccontarti ancora qualcosa. Ascoltarti.

Eravamo fidanzati, non tra noi però. 

Difficile raccontare alla propria ragazza che hai conosciuto una persona, una donna, con la quale parli bene e che ti farebbe piacere continuare a vedere.

In quegli anni non c’erano telefonini, ma solamente gettoni, tessere telefoniche, rubriche dove appuntare numeri e impianti fissi a casa, con tanto di prefisso.

Le conversazioni non erano come ora… “Ciao, dove sei?” senza presentarsi e neanche un accenno di buona educazione. Una volta ci si presentava così. “Pronto, buongiorno, casa Pincopallo? Potrei parlare con Andrea?”. Insomma una frase di un quarto d’ora, adesso consumeremmo tutto il traffico solamente per l’introduzione.

A dover essere pignolo il nostro incontro lo dobbiamo tutto alle politiche di sostegno dell'università agli studenti. Già perché con qualche lira in più, perché l’euro era molto lontano, e qualche voto in meno, non ci saremmo mai visti, mai incontrati, mai baciati sotto la casa di Colombo tanti anni fa. 

E soprattutto amati.

Buon compleanno occhibelli.

mercoledì 28 aprile 2021 8 vostri commenti

Io Manifesto

Ho iniziato a leggere Il Manifesto negli anni 90, l’era del berlusconismo quando al posto della falce e martello iniziarono  a spuntare strane piante.

Lo compravo la mattina e lo appoggiavo sul banco dopo aver messo l’Eskimo sulla sedia. La prof di inglese, democristiana dichiarata, mi chiamava fascista rosso diceva per le mie posizioni estreme durante l’occupazione scolastica.

Anni in cui la partecipazione ancora sembrava possibile, sentita. Si aspettava il giorno dopo per vedere la mitica prima pagina del Manifesto.

Oggi compie 50 anni, un giornale con una storia importante alle spalle, ancora oggi presente purtroppo ridimensionato.

Abbiamo ancora bisogno di spazi come quelli, di prime pagine, di partecipazione ma soprattutto di donne e uomini di 50 anni fa.

domenica 25 aprile 2021 7 vostri commenti

Ricordiamoli, sempre.

 Cara mamma, non preoccuparti per me. È il destino crudele che ha voluto colpirmi in questo modo. Perdonami di tutti i peccati e dei dispiaceri che ho mancato verso di te. Io vado con coraggio alla morte...

Caro papà, perdonami anche tu di tutto quello che ho mancato verso di te. Fa coraggio alla mamma. Non pensare a me...

Caro professore, la mattina del 11-5–1944 il destino ha segnato per me la fine. Io, come sai, sono sempre forte come sono state forti le mie idee. Spero che il mio sacrificio valga per coloro i quali hanno lottato per le stesse idee e che un giorno possa essere il vanto e la gloria della mia famiglia, del mio paese e degli amici miei. Voi che mi conoscete potete ripetere che il mio carattere si spezza e non si piega. Abbiatemi sempre presente in tutti i vostri lavori e specialmente in tutte le opere che compirete per il bene della Patria così martoriata. 

Muoia tutto, viva la nostra Italia.


Giuseppe Testa, 19 anni, partigiano.


Ricordiamoli, sempre.

W il 25 aprile!!!

lunedì 19 aprile 2021 13 vostri commenti

Il mio calcio

Per me il calcio rimarrà sempre quello di un pallone che finisce sotto una macchina, proprio al centro. A quel punto solo l'intervento della vicina con una scopa riportava tutto alla normalità e si ripartiva. 

Rimarrà sempre quello delle felpe usate come pali e una traversa fantasma, con litigate interminabili per un gol non gol, altro che Var. 

Rimarrà sempre quello del rumore del Supertele, che se riuscivi ad addomesticare quel pallone eri davvero un fenomeno, ma quello vero. 

Rimarrà quello delle scivolate nel campetto dei San Nazaro, con le cicatrici che poi erano mostrate come trofei in giro per la spiaggia con litri e litri di mercurocromo.

Rimarrà quello delle corse per arrivare primo dentro al campo e poter essere nei dieci della partita. 

Rimarrà quello del tutti contro tutti. 

Rimarrà quello dei mille tentativi per rifare la rovesciata di Pelé in Fuga per la vittoria. 

Rimarrà quello del mio esordio a Sori con la maglia numero 8 del Cosmos Usve 1913. 

Rimarrà quello dei calzettoni che andavano davanti alla scarpa quando pioveva e il campo sembrava una palude. 

Rimarrà quello che se dicevi qualcosa al mister o all'arbitro quando uscivi le prendevi ancora da tuo padre.

Rimarrà quello dei volti delle ragazze e dei ragazzi che ho allenato e dei discordi interminabili fatti nello spogliatoio.

Rimarrà quello delle passeggiate in Corso Italia con la smania di incontrare qualcuno con la radiolina e chiedere "quanto fa il Genoa?"

Rimarrà quello di Signorini che piange sotto la gradinata Nord, della serata di Genoa Oviedo, delle capriole di Thomas, delle giocate di Pato, delle punizioni di Branco. 

Rimarrà quello della Coppa delle Coppe, della Coppa Uefa e della Coppa dei Campioni, delle partite tutte alla stessa ora, di novantesimo minuto e i suoi giornalisti da fumetto, con Luigi Necco che salutava Milano. 

Rimarrà quello delle storie di uomini, favole, come quella del Verona dello scudetto, del Genoa di Bagnoli, ahimè anche dello scudetto della Sampdoria, dell'Atalanta, del Chievo dei miracoli, del Leicester. Dei piccoli che ce la fanno. 

Il resto ormai è solo business, formazioni che non si conoscono nemmeno perché cambiano casacca ogni mese, orari improbabili e campionati d'élite. 

Tenetevi tutto, il bello noi lo abbiamo già visto e nessuna offerta potrà mai portarcelo via. 


giovedì 15 aprile 2021 25 vostri commenti

Non siamo rimasti umani



Dieci anni fa veniva assassinato Vittorio Arrigoni, Vik, aveva i miei stessi anni. 

Concludeva tutti i suoi articoli scrivendo "restiamo umani" da zone in un cui di umano c'era davvero poco. Ho sempre amato questa foto, un'immagine di un uomo, un ragazzo,  che ha dedicato la sua esistenza per una causa, presente in zone di guerra con il suo taccuino e la sua penna. Strumenti che hanno dato voce agli oppressi, ai dimenticati.

Quel messaggio apparentemente semplice, restiamo umani, che abbiamo dimenticato, ma non solo in questo tragico momento. 

Da sempre. 


mercoledì 14 aprile 2021 5 vostri commenti

Ascoltiamoli

Non so cosa sia successo. 

Ieri a Genova due ragazze si sono suicidate, 14 e 21 anni. 

Quell'età in cui tutto dovrebbe essere pieno di entusiasmo, voglia di fare, anche problemi sia chiaro che a volte sembrano incredibili ma che passano come un razzo. 

Invece, no. Una notizia passata in un attimo, come se fosse una cosa normale. 

Parliamo ai ragazzi. 

Ascoltiamoli. 

martedì 13 aprile 2021 13 vostri commenti

Nego ergo sum

C'è sempre una prima volta ed è capitato anche a me. 

Prima d'ora lo avevo fatto solamente a distanza, via social o al massimo letto qua e là qualche commento e nulla più. Una bella dose di nervoso e via. 

Stavolta però lo avevo davanti un negazionista. Con tutto il pacchetto completo e soprattutto quella cosa che mi ha fatto uscire di testa. "Ma secondo me non sono nemmeno piene le terapie intensive", il tutto avallato logicamente dal solito amico che si conosce e che ha detto di aver visto che non è vero niente, che è tutta un'invenzione, una truffa. 

Si perché nel decalogo del negazionista una delle prime regole è quella di non essere mai diretto testimone. Di solito il più gettonato delle fonti è il cugino, anzi ammiocuggino, quello che lavora quasi vicino all'ospedale e che conosce un parente alla lontana di un barelliere in pensione che ha ancora un contatto con la centralinista del pronto soccorso. 

Ah chiaramente non potevano mancare "è solo un'influenza", "io non credo a nessuno", "ci sono delle cure che non ci dicono", "io non mi vaccino".  Insomma come dicevo pacchetto completo. 

Devo dire che per un po' ho resistito ma quando sono state tirate in ballo le terapie intensive a suo parere vuote non ce l'ho fatta. 

Il resto potete immaginarlo. 

lunedì 12 aprile 2021 8 vostri commenti

Senza speranza

Sembra di assistere a quelle gare tra maschietti a chi fa pipì più lontano. 

Io apro prima, anzi apro dopo, no prima di tutti. 

Date buttate a caso per vaccinazioni ai quarantenni, se avete voglia andate a vedere il sito di Regione Liguria, mentre gli ultrafragili stanno ancora aspettando e quelli a domicilio si vaccineranno nel 2028, forse. 

Anche davanti ad una tragedia come questa stiamo assistendo al teatrino della politica peggiore. Salvini che fa finta di stare con i ristoratori mentre siede al governo, Draghi che se la prende con "i giovani psicologi" dimenticando che proprio il governo ha messo per loro l'obbligo di vaccinazione come sanitari. Il ministro della Sanità che va in Tv e parla di importanza delle cure domiciliari quando appunto ora li stiamo proprio dimenticando quelli che non si possono muovere. 

Il circo mediatico al posto della programmazione seria che dovrebbe fare un paese. Ma non siamo soli in questo caso, all'estero direi che abbiamo ottima compagnia. 

Mancano solo le maschere e poi la commedia/tragedia è servita. 

venerdì 26 marzo 2021 26 vostri commenti

E parlano ancora

Vaccinarsi è giusto, utile e bisogna avere fiducia nella scienza per proteggere se stessi e gli altri cercando di raggiungere l'immunità di gregge. E questa è una cosa.

Draghi annuncia che ci sarà un decreto per gli operatori sanitari non vaccinati. Allora io mi domando, uno stato che non sta vaccinando le persone fragili, che si sta dimenticando milioni di lavoratori a rischio da inizio pandemia, che ha organizzato una campagna vaccinale imbarazzante, che ha messo il destino di tutti noi nelle mani di Presidenti di Regioni da indagare, uno stato ridicolo come questo può parlare?
giovedì 25 marzo 2021 8 vostri commenti

Alla deriva

Ciò che sta succedendo con i vaccini riassume benissimo la situazione della nostra società.

Incapacità organizzativa totale degli amministratori locali e nazionali, incapacità da parte dell'opinione pubblica di spingere per avere chiarezza su un tema così importante, individualismo che prevale sulla collettività, arte dell'arrangiarsi, dell'amico degli amici o del canale preferenziale che permette a qualcuno di avere la dritta giusta per una dose di vaccino.

Spaventa più l'uomo che il virus. 

venerdì 19 marzo 2021 26 vostri commenti

Verso ciò che vorrei essere

Spesso mi domando se sto facendo bene il padre. Forse non c’è una risposta, lo si diventa passando anche attraverso errori, insegnamenti o come in questo caso provando a fare almeno una piccola percentuale di ciò che hai fatto te per noi. 

Non sei un tipo tecnologico, hai un Brondi che nn accendi mai e solo per colpa della Pandemia hai iniziato a fare le videochiamate, perché senza vedere tua nipote non potevi stare quando eravamo in lockdown. Quindi questo post non lo leggerai mai, anzi ora mi diresti di piantarla di usare “quel belin di cellulare” come dici te. Ma questa volta non posso darti retta perché scrivere di te mi aiuta anche a pensare di potercela fare con Greta, di potercela fare. 

Perché quando penso a te mi viene in mente una roccia, uno scoglio di quelli che negli anni viene colpito da mareggiate ma rimane sempre in piedi, anzi sorregge anche gli altri.

Così hai fatto e ancora adesso stai facendo, in un periodo difficile in cui devi anche ascoltare ogni giorno le mie raccomandazioni per uscire di meno. È stata un’impresa tenerti in casa un anno fa, perché tu hai sempre pensato a tutti e quel “puoi ammalarti anche te” che continuavi a dirmi. 

E poi i nostri litigi perché pensi a tutti tranne che a te, hai un dito rotto da quattro anni ma guai andare dal medico. Meglio un aperitivo e passa tutto. 

Un papà senza macchina che ci ha portato da tutte le parti, senza chiedere mai nulla a nessuno. Chilometri e chilometri a piedi per tornare dalle mie partite. 

Mi hai insegnato il valore del lavoro, della lotta, dell’onestà e del pensiero verso l’altro, spero proprio di averli messi in pratica in questi anni. 

L’orgoglio di una tuta blu che non si smette mai di indossare nello sguardo di un figlio verso il padre che vorrebbe essere.

martedì 16 marzo 2021 17 vostri commenti

Quel silenzio che non c'è più

E' tornato il mio amico. 

Un tipo che fischia solo, di poche parole ma che mi accompagna tutto il giorno. A lui piace soprattutto la sera quando mi corico esausto per le fatiche della giornata, ama tenermi compagnia. L'ultimo che saluto prima di addormentarmi e il primo al mattino, con qualche intermezzo in caso di risveglio, perché si sa alla mia età la dormita tutta una tirata ormai è una chimera. 

Lo avevo incontrato per la prima volta più di un anno fa, un incontro inaspettato una sera mi pare così all'improvviso, una sorpresa. Poi come tutte le storie il tempo logora un po' quindi siamo caduti nell'abitudine. Devo essere sincero ho provato un po' di tutto per allontanarmi da lui, perché va bene la vicinanza ma in tempi di distanziamento non bisogna esagerare. C'era ma era come un leggero sottofondo ormai. Ora invece è qui con me anche in questo momento. Chiaramente vi saluta, a modo suo, fischiando. 

Quindi dopo esami, risonanze, agopuntura, chiropratico, massaggi, omeopatia, medicina normale, meditazione. Lui è tornato. Amico acufene del mio cuore, anzi del mio orecchio. Non so se questa volta avrò la forza e la voglia di ripetere tutto quello che ho fatto in passato. Diciamo che ti conosco un po' di più quindi magari qualche punto debole tuo lo trovo. 

Una cosa però voglio dirtela, sei uno stress!! Ah no questa parola non si può dire. 

martedì 9 marzo 2021 9 vostri commenti

Figuriamoci ora

Non ricordo esattamente il primo giorno di clausura in casa. Ricordo però la strana sensazione che ho provato quando ho sentito pronunciare per la prima volta la parola Pandemia. Il pensiero è subito andato ai miei genitori, a Greta e a mia moglie.  Dovevo e volevo proteggerli. Da quel giorno con tanta forza di contrattazione sono riuscito a non far più uscire mio padre che continuava a dirmi "anche te ti puoi ammalare". Non accettava il fatto che questa volta non poteva essere lui ad occuparsi di tutti, come sempre. Non dimenticherò mai gli occhi di mia madre che a distanza mentre le portavo la spesa sembrava chiedermi quando sarebbe passato tutto questo. 

Greta a tavola che chiedeva spiegazioni su questa "baraonda", come la definiva lei, e i nostri giochi inventati per far scorrere il tempo. Il lievito di birra che usciva anche dai cassetti dei calzini, tenuto come le monete di Paperon de Paperoni. Nuvole di farina nelle stanze dopo aver impastato ravioli, lasagne, gnocchi, tagliatelle e pizze di ogni tipo. 

Ricordo una delle mie prime uscite per fare i "rifornimenti" in stile guerra mondiale, una specie di mascherina antipolvere trovata da mia moglie in dispensa, come se fosse oro, sciarpa sulla faccia e via tra gli scaffali evitando gli altri meglio di Pac Man. Un carrello con dentro qualsiasi cosa, chili e chili si simmenthal che sono ancora in casa da qualche parte. 

La caccia agli untori. I runner, i cani, i bambini, gli anziani. Una ruota insomma che ancora adesso continua a girare. 

La prima persona che ha perso la vita per questo maledetto virus e quelle parole che ancora fanno male. Aveva malattie pregresse. Poi tutti gli altri, i camion con le bare di Bergamo. Il dolore della gente e di chi era fuori a lottare contro un nemico invisibile. 

Dopo un anno sembriamo esserci abituati ai morti, non hanno più nomi, solo numeri che ormai non vengono nemmeno più elencati in un bollettino. Quelli che gridano alla dittatura sanitaria, che negano ancora tutto, che dopo un anno non portano ancora la mascherina. Ci si scanna sul web per fare a gara su chi ha più diritto al vaccino e le istituzioni brancolano in mezzo a piani vaccinali che sembrano scritti con l'inchiostro simpatico. Chi dovevamo proteggere qualche mese fa ora si trova a dover far il vaccino fra mese. Forse. 

Spesso provo vergogna per avere fatto il vaccino prima dei miei, per la paura di infettarli ogni giorno, o di altre persone anziane e non, con o senza patologie. Rabbia per una società che ha messo in mano al capitale il destino di molte persone. Amarezza per l'ennesima lezione che non abbiamo imparato, posti davanti alla conferma che andava già tutto male prima del virus. 

Figuriamoci ora. 

lunedì 8 marzo 2021 6 vostri commenti

Natalia



Ennesima vittima sul lavoro. Un numero che ormai non si arresta più, cifre che sembrano entrate all'ordine del giorno. Una brutta "abitudine" mentre scorriamo la pagina di un giornale, come se fosse normale alzarsi dal letto la mattina salutare i propri figli, il marito o la moglie, lasciare la propria casa e non tornare più.

Natalia Dimitrova Beliova, 57 anni, lavorava a Battipaglia presso due anziani, una delle tante badanti invisibili nella nostra società. Morta oggi nel rogo dell'abitazione dovuto probabilmente al malfunzionamenteo della stufa a gas. 

Ha aiutato i due anziani mettendoli in salvo. 

Lei ha perso la vita. 

La lotta è ancora lunga.


lunedì 1 marzo 2021 19 vostri commenti

I sogni, quelli belli.


“Papà quando potrò lavorare? A quindici anni?”

“E no è un po’ presto Greta”.

“Ok quando lavorerò compreremo una casa in campagna e ci abiteremo tutti. Nonni, zii, tutti. Cinque stanze, due bagni, quattro piani...”

“‘Ma costa una casa così...”

“‘Ma io lavorerò farò la veterinaria, vedi all’ultimo piano la stanza del Cinema, poi la serra per i bonsai, il forno per fare il pane...”

A noi piace sognare. Insieme però.
sabato 27 febbraio 2021 18 vostri commenti

Tutti pazzi per Draghi

La sensazione è quella di essere nel Limbo. Un silenzio strano ci circonda. Siamo passati dall'indignazione quotidiana alla pace politica. 

In questi giorni abbiamo letto i nomi dei sottosegretari del governo dei "migliori". Strano paese il nostro dove chiamiamo le cose con nomi ad hoc per cercare di convincere la gente. Verrebbe da dire "se questi sono i migliori". Soliti nomi riciclati, una su tutti la Sottosegretaria alla Cultura targata Lega che ha confessato di non leggere un libro da tre anni. Ma evidentemente il paese è questo e la sua espressione deve essere ciò che abbiamo sotto gli occhi. 

Draghi sembra non proferire parola. Silenzio assoluto. Nel frattempo le cose procedono come prima. Sostanzialmente stessi provvedimenti. Ora però non leggiamo più post indignati dei politici di turno. Lungi da me voler difendere Conte, ma veramente vogliamo far finta di niente? Dovevano solamente togliere di mezzo qualcuno per occupare i posti di comando. Chissà magari Renzi vede del Rinascimento anche in questo caso. 

Comando è una parola grossa. Già perché continuiamo a delegare decisioni fondamentali ai cosiddetti "governatori" di Regione. Quindi ordine sparso e via così. Bonacini che si fa prendere dal salvinismo e prima vuole aprire tutto poi dichiara che siamo nella terza ondata quindi scherzava non apriamo niente.  Lombardia con solo un centinaio di insegnanti vaccinati, Campania con scuole chiuse, Veneto che prima dice di aver trovato dei vaccini poi magicamente sparisce il fantomatico venditore. Della Liguria che dire, noi siamo particolari. Abbiamo un presidente che sostanzialmente è sempre a Roma, che ha tenuta la delega alla Sanità ma che non si fa mai vedere in Consiglio. Ha annunciato che dall'8 marzo inizieranno a vaccinare gli Under 65, bene! Piccolo problema, si è dimenticato la fascia 65-80, gli "improduttivi" come disse qualche mese fa, quelli "che devono stare a casa" e che dovevamo proteggere, si è dimenticato gli oncologici, i disabili. 

Si è dimenticato, che sarà mai. 

La verità è che la macchina organizzativa fa acqua da tutte le parti e i vaccini ormai sembrano finiti all'asta. 

Chissà cosa scriveranno i libri di Storia di questa Pandemia. Avevano la soluzione ma hanno preferito lasciarla la mercato.


sabato 20 febbraio 2021 16 vostri commenti

Basta!!!

 

Ancora una volta. 

Un donna. 

Non bastano solo le giornate per ricordare questi terribili atti, non basta l'indignazione a spot, quella del momento, quella delle telecamere che inquadrano le istituzioni, le stesse che poi si voltano dall'altra parte e spesso lasciano soli i centri antiviolenza. 

Clara aveva già pagato il suo funerale, perché lo sapeva.

Ora basta. 

Davvero. 

venerdì 19 febbraio 2021 23 vostri commenti

Lento vaccinale

"Ho prenotato il vaccino per mio padre ultra novantenne".

"Bene dai, quando lo farà'"

"A Maggio..."

Ecco qui in Liguria siamo in queste condizioni, ma presumo anche nelle altre Regioni. L'aggravante da noi è che abbiamo un personaggio come governatore che si bulla della riuscita del suo piano vaccinale. Un uomo che sta ricoprendo (?) anche il ruolo di Assessore alla Sanità, introvabile, che non si presenta mai in Consiglio per riferire. 

Non è una novità purtroppo per la mia regione, qui la Sanità non funzionava già in pre-Pandemia ma ora spesso si dimentica. 

Di quello che dovrebbero fare opposizione non parlo nemmeno perché sembrano non esistere, anche loro non da ora, da sempre. 

martedì 9 febbraio 2021 14 vostri commenti

Incomprensibili perdite

Ieri sera ho stretto più forte del solito Greta e questa mattina mentre temporeggiava per cambiarsi per andare a scuola, non me la sono sentita di riprenderla. 

Ieri è morta una mamma dopo aver portato a scuola la figlia di 6 anni. Investita da un camion mentre andava al lavoro su un monopattino, sembra che abbia perso l'equilibrio. Una tragedia che ancora oggi fatico a pensare. Una figlia, un marito che vedono uscire la madre, la moglie e non fare più ritorno a casa. Un autista del camion sotto shock. 

Più di una volta in questo periodo mi sono detto di cercare di assaporare sempre di più i momenti belli, eliminare il superfluo, ciò che appesantisce le nostre giornate, cercare di praticare degli attimi  di felicità e leggerezza. Ora ancora di più.

Dopo la tragedia di qualche giorno fa, madre e padre caduti in montagna sotto gli occhi della loro piccola, ieri nella mia città ancora una volta un dramma. 

Non ho voglia di partecipare al dibattito che ora leggo un po' ovunque sui monopattini, davvero non riesco. Ciò che posso solamente dire è che sulle strade si rischia sempre di più, con qualsiasi mezzo. Frenesia dello spostamento e spesso, troppo spesso, strade dissestate che vengono costantemente dimenticate dalle amministrazioni comunali. 

Oggi per la cronaca in quella via dove è successa la tragedia ci sono dei fiori. 

Vicino un cartello con scritto "attenzione dosso". 

Ora.

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