martedì 11 giugno 2024 4 vostri commenti

Invisibili

 Esistono "pazienti invisibili". Espressione della domanda "chi cura chi cura?". Senza risposta spesso. 

Donne e uomini che si occupano di chi sta male, che ogni giorno passano gran parte della loro giornata al telefono per spiegare la stessa cosa all'ennesimo medico. Per loro è stata inventata una parola, caregiver, ma non una cura. Incollati ad uno schermo per cercare di incastrare impegni, fissando un'agenda che assomiglia sempre di più ad un cassetto stracolmo che non si chiude. 

Che rispondono sempre alla stessa domanda.

Che si riattivano appena trovano qualcuno pronto ad ascoltarli.

Entrati in un loop che li porta a dire che solo loro possono fare determinate cose.  

A volte ripetono a sé stessi sottovoce che non ce la fanno più, come stretti in un vicolo chiuso, quasi sul punto di mollare. Ma non mollano quasi mai. Una sorta di omino della Duracell che continua a camminare anche se davanti si trova un muro spesso. 

Invisibili ai molti, allo Stato, alle Istituzioni e anche a chi prima era vicino a loro ma poi il vento della malattia ha spinto più distante. 

In balie delle onde, col mare forza sei.

lunedì 10 giugno 2024 3 vostri commenti

Per gli altri

 


Al generale ho sempre preferito un sorriso. 

Può bastare? No sicuramente. Il nero che abbiamo attorno è sempre più scuro, ma non lo scopriamo adesso e non può essere un voto a farcelo capire. Si vede dalla quotidianità, dall'individuo che prevale sulla collettività, dal menefreghismo, dalla guerra tra poveri che c'è in atto in ogni angolo del mondo. 

Arrendersi? Mai. Dovremo stringerci sempre di più per non sentirci soli e tendere una mano a chi resta indietro. Sono sempre di più. 

Iniziamo col finirla di domandare a qualcuno di fare per noi. 

E facciamo noi, per gli altri. 

lunedì 3 giugno 2024 5 vostri commenti

La solitudine dell'educazione

Quanti soggetti educativi incontrano i ragazzi durante il loro percorso? Tanti e troppi purtroppo sbagliano. 

Faccio l'istruttore di calcio da molti anni ormai, mi ricordo ogni volto allenato, le difficoltà e la meraviglia di trasmettere la passione a qualcuno. Devo però registrare che è sempre più difficile fare questo "mestiere". Troppi colleghi che pensano che il reale motivo dello stare in campo sia la vittoria di una coppa o un trofeo, dimenticando che lo sport è passione, rispetto dell'avversario, del compagno e sano agonismo.

Ultimamente mi è capitato di assistere ad una partita in cui il clima è diventato sempre più teso. Non una parola dalla panchina di chi avrebbe potuto indirizzare il comportamento dei ragazzi. 

Credo che anche questo faccia parte di un intervento culturale che potrebbe aiutare il paese, che potrebbe distogliere molti ragazzi dal disagio che vivono. Sembra però davvero una battaglia contro i mulini a vento. In questo negli anni, lo ammetto, mi sono sentito sempre più isolato. 

Per questo motivo sto valutando se continuare o meno, prendere una pausa per riflettere, perché dopo 25 anni circa di panchine il peso sta diventando sempre maggiore. 

martedì 28 maggio 2024 12 vostri commenti

A testa alta

Camminare con la testa rivolta verso l'alto. Osservare ciò che ci circonda. Troppo spesso invece procediamo verso la nostra meta a testa bassa, guardandoci i piedi. Addirittura, a volte, senza pensare mettendo un piede dietro l'altro in maniera meccanica. La fretta, cattiva compagna. 

Capita così di perdersi la bellezza artistica dei nostri palazzi. I magnifici colori dei panni stesi oppure quelli dei poggioli che cercano di donare un po' di verde al grigiore delle nostre strade. 

Una cosa però fatico a comprendere. Perché col passare del tempo abbiamo perso il piacere di creare il "bello". Perché l'architettura, specialmente, nelle periferie dimentica che la vita quotidiana ha anche bisogno del piacere di una bellezza da vedere. 

Pensate alle scuole ad esempio, dove i nostri ragazzi passano la maggior parte del loro tempo. A Genova si contano sulle dita di una mano, forse, le scuole belle e accoglienti. 

Piccoli passi verso una bellezza quotidiana. 

lunedì 27 maggio 2024 9 vostri commenti

Il respiro della scrittura

Svegliarsi con un pensiero pesante sulle spalle, ultimamente mi capita spesso. 
Non è facile riuscire a distaccarsi, mettere il respiro tra un problema e l'altro, ma è cosa saggia. Almeno provarci. 
Alcune piccole cose possono aiutare in questo. Una, ad esempio, è scrivere. Cosa che peraltro non ho mai smesso di fare, ma più con la penna, o su qualche social. 
Però questo spazio è stato il mio primo ritorno alla luce tanto tempo fa dopo un momento buio. Per questo motivo sarò sempre grato a queste pagine dove ho avuto il piacere di incontrare tante persone, condividere idee e scontrarmi anche. 
Allora tornando indietro forse quel peso di questa mattina era anche colmo di un abbandono. Voglio tornare ad essere più presente su queste pagine. Per ciò che sono state e che possono ancora essere, senza forzature, sia chiaro. Perché la penna, o le dita in questo caso, devono procedere da sole, senza una spinta. 
Quella serve a noi, a me, per stare a galla, emergere e riemergere, respirare e sospirare. 
Con lo sguardo rivolto al futuro.
E al noi. 
mercoledì 6 marzo 2024 11 vostri commenti

Delle parole e dell’amore

Si combatte contro questo libro. In balia dell’amore, che traspare in ogni parola, tra ogni riga, e del dolore di una malattia degenerativa.

“Stai per compiere ottantadue anni. Sei rimpicciolita di sei centimetri, non pesi che quarantacinque chili e sei sempre bella, elegante e desiderabile. Sono cinquantotto anni che viviamo insieme e ti amo più che mai. Porto di nuovo in fondo al petto un vuoto divorante che solo il calore del tuo corpo contro il mio riempie.”

Si ricevono carezze da questo libro, parole come doni quotidiani, colonne che sorreggono il peso dell’altro e ascolto. 

“Ti eri unita, dicevi, con qualcuno che non poteva vivere senza scrivere e tu sapevi che colui che vuol essere scrittore ha bisogno di potersi isolare, di prendere appunti in ogni ora del giorno o della notte; che il suo lavoro sul linguaggio prosegue molto dopo aver posato la penna, e che può impossessarsi totalmente di lui all'improvviso, nel bel mezzo di un pasto o di una conversazione. “

Tanto ascolto.

lunedì 26 febbraio 2024 8 vostri commenti

Crepe d’attesa

Sono un frequentatore assiduo di sale d’attesa ultimamente, l’età che avanza dei miei porta anche a questo.

Mi tornano in mente le attese di quando ero piccolo e accompagnavo mamma dal medico, il tavolone in mezzo alla sala con le solite riviste, quella frase ormai consuetudine “l’ultimo chi è”. Poi l’attesa, diversa da oggi. Adesso spesso non si vedono le facce perché chine sugli schermi luminosi. I silenzi di imbarazzo a volte sembrano non sentire tempo e assomigliano a quelli di una volta, che ti permettevano di sapere vita morte e miracoli di chi era in stanza dal medico prima di te. Altro che privacy. 

Rimane il fatto che ancora diamo poco peso all’ambiente che dovrebbe accogliere, che dovrebbe rassicurare chi sta aspettando per un intervento o chi come parente é in attesa dell’uscita. 

Si fissano porte che non si aprono mai, non ci sono parole magiche. Ma rumori sinistri di ventole in azione. 

Spesso le sale d’attesa sono angoli brutti, usate come ripostiglio temporaneo, senza foto o immagini e con colori che ricordano il viso dell’indigestione.

Lì dove dovrebbe iniziare la cura spesso si è invisibili e anche una crepa può fare compagnia.

lunedì 22 gennaio 2024 7 vostri commenti

Una rivoluzione per la cura

76 anni, paziente oncologica, 30 ore su una barella del Pronto Soccorso di Genova. 

Questo è lo stato della Sanità Ligure, una vergogna che si ripete ogni giorno. Una quotidianità a cui ormai la popolazione sembra essere abituata, come se non le riguardasse direttamente se non nel momento in cui un parente, un amico o direttamente si finisce in una corsia. 

E' una sconfitta di tutti, il culmine di un atteggiamento di disinteresse di una società che ha deciso di porre l'attenzione su altro. La cura degli altri non ci interessa. La nostra cura interessa solamente quando succede un problema. 

Non è una società quella che decide di far morire le persone, perché è di questo che stiamo parlando. Stiamo privatizzando tutto, neanche tanto silenziosamente, e ci stiamo privando di un bene prezioso, la sanità pubblica. 

Difficile trovare una soluzione, il senso di frustrazione è sempre più alto. Quando un sistema va in tilt, non funziona, l'unica soluzione sarebbe una vera e propria rivoluzione. 

Ma dietro c'è il nulla. 

giovedì 11 gennaio 2024 6 vostri commenti

Non se ne sono mai andati

Questo è un paese profondamente fascista da sempre. Un minuto dopo la Liberazione molti ex fascisti erano già a ricoprire cariche pubbliche importanti. Un Movimento Sociale che si richiamava al ventennio e che per anni è stato in Parlamento, i suoi eredi sappiamo bene dove stanno. 

Raduni fascisti ne abbiamo visti ovunque, ne ricordo più di uno qui a Genova, sempre autorizzati, anche quando al governo c'erano quelli che "dicono" di essere di sinistra. 

E' una vergogna di Stato continua, non una novità. 

Qui però si va oltre e prendono il nome di chi urla W L'Italia Antifascista. 

A volte tornano, anzi non se ne sono mai andati.

lunedì 8 gennaio 2024 4 vostri commenti

Sguardi, persi.

In un ristorante entrano padre e figlio. 

Scelgono un tavolo, in silenzio. 

Si siedono. 

Ordinano, forse.

In silenzio.

Poi, il nulla. 

Non una parola. 

Il volto del padre rivolto verso il bancone del bar, quasi assente, annoiato.

Gli occhi del bambino puntati verso un piccolo schermo, on line.

Tutto in linea, coi tempi.

Così il padre lo segue, anche i suoi occhi sul suo piccolo schermo. 

In rete, ma scollegati. 

Cosa stiamo facendo?!?

lunedì 1 gennaio 2024 6 vostri commenti

Non sarà un buon anno

E’ stato un anno difficile e so che quelli che verranno probabilmente lo saranno ancora di più. 

Ho perso persone importanti nel mio cammino, meravigliose, indimenticabili. Porto con me ogni giorno il ricordo di Anna.

Inizio a non ricordarmi più la voce di mamma, il suo modo di camminare, il suo sorriso.

Mi manca la spensieratezza di papà e della nostra casa.

Ma so anche che non devo fermarmi nel lamento, perché altrove, davvero, il dolore è ancora maggiore.

Sto imparando a capire su chi potrò contare, non tanti ahimè, e a tenermi stretto il valore di chi ci sta vicino. Con la speranza di avere gli strumenti per prendere le decisioni giuste. 

Non posso augurare però buon anno. 

Perché so già che non lo sarà. Perché l’individualismo che ci accerchia e’ tanto, perché siamo sempre meno a lottare, perché il disagio sociale ormai lo si può vedere ad ogni angolo di strada. Perché la maggioranza ha deciso che non è importante lottare per una Sanità che funzioni. Perché ormai è più facile voltarsi dall’altra parte piuttosto che impegnarsi per qualcuno. Perché troppi genitori hanno deciso che il valore dell’educazione ormai è cosa di altri tempi. 

Quindi se potete abbracciate di più chi sta male, chiedetegli una volta ancora come sta, telefonate a chi ha una malattia che la condanna alla solitudine, non date per scontato dirsi “ti voglio bene”, credete nel valore rivoluzionario di un gesto di gentilezza. Riconoscete l’importanza del prendersi cura di qualcuno, del vederlo, ascoltarlo. Lottate per il diritto di esistere di coloro che non hanno voce. Esponetevi anche a rischio di perdere qualcosa di importante. Date spazio al silenzio vostro e alle parole dell’altro. Attendete senza fretta e quando è possibile annoiatevi. Togliete uno schermo anonimo dalle mani di vostro figlio e dategli una poesia da leggere, insieme. 

E poi state con chi vi dona attimi di respiro. Aria fresca da una finestra spalancata. Dove mostrare il cuore. 

Con gli occhi sognanti di un bambino. 

martedì 5 dicembre 2023 12 vostri commenti

Soldi di destra

Genova ha molte bellezze nascoste. Una è a cielo aperto, visitabile, ricca di monumenti ed opere d'arte. Colma di ricordo e silenzio, il Cimitero di Staglieno. 

Oltre a quelle dei propri cari si possono visitare diverse tombe di personaggi illustri come Mazzini, De André, il Pantheon. Oppure quelle di donne e uomini della strada che prima di passare a miglior vita decisero di lasciare un segno significativo del loro passaggio. 

C'è un campo in particolare che passo sempre a salutare, quello dei partigiani. Nomi di battaglia sulle lapidi e date che richiamano ad una gioventù lasciata andare per difendere la libertà.

Peccato che Staglieno stia letteralmente crollando, totalmente dimenticato dal Comune di Genova. Transenne, scalini che cadono a pezzi, tombe irraggiungibili da anni, acqua che cola, infiltrazioni, pericoli ad ogni angolo. 

Il silenzio del Comune fino a ieri, quando un ordine del giorno, o meglio, un capitolo di spesa da votare ha portato l'attenzione ad una cifra. Quasi 2 milioni di euro da spendere per la ristrutturazione del Sacrario dei caduti di Salò. Repubblichini, ovvero fascisti. 

A questo siamo arrivati. Normali cittadini che vedono i propri cari sprofondare, il degrado che avanza ovunque e il Comune di Genova trova i soldi, come per magia, per i fascisti. 

E' necessario una volta per tutte dire che quelle morti non possono essere messe sullo stesso piano, che quel sacrario non dovrebbe nemmeno esistere. 

2 milioni di euro che gridano alla vergogna, mentre il Comune non trova mai soldi per le periferie, per i marciapiedi, per i servizi educativi. Un insulto che continua.

domenica 19 novembre 2023 6 vostri commenti

Silenzio

Fate una ricerca su Internet, e’ semplice e veloce da fare. Scrivete Centri Antiviolenza.

Troverete un elenco di link che riguardano i tagli che in questi anni hanno dovuto affrontare anche solo per poter esistere.

Molti dovrebbero solo fare silenzio.

venerdì 13 ottobre 2023 6 vostri commenti

Cioccolata

Ricordo l’attesa della cioccolata per merenda. Io e mio fratello davanti alla televisione e sul tavolo la focaccia da  pucciare. 

Oppure quella bevuta in un rifugio dopo tanto cammino,sognata, conquistata.

Piacere e gusto che vengono appagati. Un po’ anche dall’attesa stessa.

Ma non è tanto la sostanza quanto il contorno, l’attimo vissuto e la mente libera. 

Cioccolata può essere anche una tazza rotta con dentro il latte di mandorla.

Può essere un grazie, un buongiorno o un come stai.

Può essere la notizia di mamma che ha preso due chili.

Piccoli attimi di serenità, conquistati.

Come la cioccolata in vetta. 

lunedì 9 ottobre 2023 4 vostri commenti

Vajont, 60 anni.

 


Non scorderò mai le immagini del Vajont. Ricordo di un viaggio in pullman con i miei genitori per raggiungere la montagna. Ho ancora in mente una distesa bianca e il nulla, là dove prima c'era la vita. 

Non potevo capire allora, ma già avvertivo il dolore dell'ingiustizia di un paese dove la verità viene coperta, così come è successo in quelle terre. 

Il resto purtroppo lo conosciamo. Insabbiamenti, affari e politica che si intrecciano e tante voci mai ascoltate. 

Sono passati tanti anni ma siamo sempre lì fermi a quell'ottobre del 1963.

venerdì 22 settembre 2023 11 vostri commenti

Storie dismesse



In giro se ne vedono sempre meno. Lentamente le stanno dismettendo.

Testimoni di salvataggi dagli acquazzoni.

Di incontri fugaci o baci rubati.
Di scherzi telefonici.
Di gettoni che cadevano a 200 all'ora come una vincita alla slot machine.
Di sporcizia ventennale.
Di cornette meravigliosamente senza filo.
Di tristi addii ai gettoni .
Di collezione di tessere telecom.
Di gente che bussava alle porte urlando "haiii finitoooo!!!".
Di appuntamenti dati, attesi o bucati.
Quante storie si porteranno via...
lunedì 11 settembre 2023 10 vostri commenti

L'Altro

Ho avuto la fortuna di incontrare ottimi maestri durante la mia vita. Persone che hanno tracciato un sentiero, dove mettere i piedi ben saldi, dove i pericoli vengono superati grazie ad una mano tesa, all'attesa di chi rimane indietro, chi non ce la fa, chi vede il traguardo sempre più distante. 

Sto ancora imparando e cercando di mettere in atto nel quotidiano piccoli gesti di bellezza a partire dall'ascolto. 

Sempre più spesso in ambulatorio mi capita di ricevere persone che, oltre al loro problema specifico dettato dalla disabilità, hanno bisogno di essere ascoltate. Per ciò che sono, per ciò che vivono sulla loro pelle. 

A volte sembrano quasi voler chiedere scusa per questa necessità di parlare, raccontarsi, trovare un luogo sicuro dove ricevere ascolto. 

Il mondo, però, sembra andare in direzione contraria, la fretta e l'individualismo in primis portano le persone a non accorgersi di chi su ha davanti e chiede di essere visto. 


lunedì 14 agosto 2023 7 vostri commenti

Noi sopravvissuti non dimenticheremo

5 anni.

43 vittime.

Ancora nessuno che ha pagato per l’ennesima strage. Un ponte che crolla non può essere una cosa normale. 

La politica eviti di fare passerelle perché i colpevoli stanno proprio nelle stanze del potere.

Genova non dimenticherà mai.

venerdì 11 agosto 2023 5 vostri commenti

Agosto

Ricordo quell'agosto da bambino. Un mese particolare, perché l'estate si avviava verso la fine ma contemporaneamente entrava in quel periodo dell'anno tanto atteso. 

Ricordo i pranzi interminabili sotto il sole in mezzo alla spiaggia. L'ombra non era contemplata e le lasagne diventavano inspiegabilmente un piatto estivo. 

Ricordo le attese infinite al campetto di calcio per cercare di giocare almeno qualche minuto quando i "grandi" ce lo concedevano. 

Ricordo guardie e ladri interminabile in mezzo alla cabine, le corse a perdersi con la fidanzatina per rubare un bacio. 

Ricordo l'assenza della paura quando andavamo incontro alle onde, seduti in fila indiana in un trenino che andava incontro ad una montagna d'acqua salata. E chi si alzava beh, lo sapete. 

Ricordo il gusto dei ghiaccioli, diverso. La ricerca dell'orzata e la faccia stranita di chi lo cercava nel frigo. 

Ricordo quei sandali che lasciavano l'abbronzatura a quadretti. Imbarazzanti. 

Ricordo che era agosto, vero. Le città assomigliavano al deserto, perché la vacanza era quella e basta. Il tempo era vissuto, lento. 

martedì 25 luglio 2023 7 vostri commenti

Che roba Contessa i Lanzichenecchi!!!

E fu così che un giorno di ordinaria contaminazione sociale Alain Elkann scese in mezzo agli altri. Si fa per dire, cose di classe.
Ma che roba Contessa quindi anche i tatuati vanno in prima e disturbano mentre un uomo con un completo di lino blu finisce il secondo libro della Recherche.
Più che un articolo oserei definirlo un pezzo di teatro dell'assurdo.
Il treno Italo, sedicenni in prima classe, Elkann che legge Proust, la tappa a Caserta e nessuno che lo saluta quando va via.
Non c'è più morale, Contessa!!!

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