Lo scriveva nel 1985 riferendosi alla Televisione, che in qualche maniera lasciava un margine di programmazione.
Ora nemmeno ci accorgiamo che stiamo annegando.
E' uno di quei momenti tristi che solo lui avrebbe potuto descrivere.
E' morto un poeta e quando muore un poeta muore anche un pezzo di noi. Quella parte che spesso non riusciamo a tirare fuori e che riusciva ad emergere solo grazie a versi così unici come sapeva mettere insieme Guccini.
25 anni dopo.
Sulle stesse strade.
Non è nostalgia ma consapevolezza che avevamo ragione.
Che ci hanno massacrato.
Che hanno distrutto la speranza di un movimento meraviglioso, che aveva previsto tutto.
Oggi è stato bello vedere molti giovani che in quei giorni nemmeno erano nati.
E’ stato triste invece notare il vuoto della mia generazione, quella che probabilmente pensa di essere al sicuro.
Quella che galleggia in una società capitalistica che ti tiene appeso ad un filo. Non per vivere ma sopravvivere.
Partecipazione e non individualismo.
Se non per noi, per chi verrà.
Un mondo migliore é possibile.
Oggi riflettevo su questo spazio.
Una nicchia che tanti anni fa, 17 per la precisione, mi ha permesso di trovare il modo di mettere nero su bianco alcuni pensieri. Arrivavo dalla fine di un matrimonio, dopo tanti anni di una relazione nata sui banchi di scuola.
Avevo 33 anni, ora ne ho 50. Questo blog è stato testimone, come per altri anche, di momenti della mia vita.
L'amore nato per occhibelli, mia moglie. La morte di tante persone a noi care, amici, parenti, genitori. La nascita di mia figlia. La conoscenza di nuove strade. L'incontro di amici nuovi e la perdita di altri che hanno preso strade differenti.
Ricordo quando in quegli anni i Blog erano spazi conquistati, frequentati e particolari. Oggi forse sono un po' passati di moda, è tutto così liquido e rapido che molti non hanno voglia, a volte le capacità, di andare oltre le otto righe.
Ecco oggi ho deciso che non chiuderò mai questo spazio. Lo utilizzerò come ho sempre fatto, ovvero quando ne sentirò il bisogno. Così come faccio con i miei infiniti quaderni sparsi per casa.
Verrò qui, toglierò un po' di polvere. Rileggerò vecchie frasi, commenti passati. Guardandomi attraverso uno specchio dei tempi, a volte sorridendo altre magari no.
Così è, così sarà.
Papà ci ha lasciati qualche giorno fa. s
Non c’è una formula per fare bene il papà se non quella di provare a mettere i piedi in un sentiero che altri prima di noi hanno tracciato.
Possiamo anche non essere padri ma un padre lo abbiamo avuto tutti. Ad ognuno quindi il suo ricordo.
A volte è così importante superare la tempesta per vedere la luce.
Nonostante la fatica, nonostante quella luce possa essere effimera.
E quella fatica sembrare perenne.
Perché basta poco per far tornare il nero, così in bilico e fragili.
Allora è necessario fissarli quei momenti colorati, così quotidiani che si danno troppo per scontati.
Troppo veloci, troppo lontani.
Ossigeno puro.
Le squadracce fasciste le cosiddette squadre d'azione, nacquero in Italia nel "ventennio" come formazioni paramilitari legate ai Fasci italiani di combattimento. Andavano in giro per le città ad uccidere, sequestrare, intimidire, picchiare a morte e sfasciare tutti quelli che erano secondo loro un "pericolo", chi praticava il dissenso, chi alzava la testa, giornalisti, gente pensante.
Puntavano in particolare i Rossi.
Capita di scontrarsi con una vecchia foto di tanti anni fa.
Così in questi giorni con scalini da affrontare sempre più faticosi mi è capitato di pensare alla meraviglia di chi sa donare sorrisi. Quelli veri, non forzati. Quelli naturali, che spontaneamente escono fuori, magari ad un semaforo mentre stai pensando ad una persona o ad una situazione in particolare.
I sorrisi che ti accolgono, come era quello di mamma e di Anna. Come quello di Laura. Che ti risvegliano dandoti il buongiorno senza avere bisogno di parole, o che fanno sapere di esserci, sempre e comunque, come Sonia.
Nella vita ho imparato a sorridere e anche a piangere, non seguendo corsi, ma seguendo passi di chi ho avuto la fortuna di incontrare. Con la consapevolezza che anche dietro ad un sorriso ci può essere tristezza, ma anche ascolto.
Spero di averne distribuito e continuare ad incrociarne altri, perché quando gli zigomi vanno in su è come se alzassero un sipario, dando inizio ad un meraviglioso spettacolo.
Le grate della vergogna a Genova
Ieri a Genova l'ennesimo insulto alla città e ai suoi lavoratori.
Sono ricomparse le grate del G8 per impedire al corteo dell'Ex Ilva, per la prima volta in tantissimi anni di scioperi, di raggiungere la piazza sottostante la Prefettura. Un atto violento perché esclude già il dialogo, perché vuole portare la relazione su un piano di scontro.
Da qui l'azione degli operai, dimostrativa, che hanno divelto la grata con una ruspa. Un corteo pacifico che ha sfilato per le strade della città senza alcun problema.
La risposta delle forze dell'ordine è stata lanciare lacrimogeni a caso, a pioggia, a distanza anche di 100 metri. Uno mi è caduto ad un metro, ero appena arrivato in piazza. Un operaio è stato colpito alla testa e molte persone, spaventate, venute in solidarietà in maniera pacifica sono scappate.
Solamente la razionalità degli operai e del servizio d'odine ha permesso che nn succedesse il peggio.
Un atto vergognoso, un attacco a chi chiede solo di lavorare e risposte da istituzioni che si chiudono nel palazzo al caldo, pagati anche con soldi proprio di chi non vuole nemmeno riceverli.
Genova non si arrende.
Mai.
Guccini rimane poeta a prescindere dal mezzo usato.
La sua capacità di raccontare storie del passato mi ricorda mia nonna, quando alla fine dei pranzi di famiglia, a volte guardando qualche vecchia foto, narrava di persone che non c’erano più. Con soprannomi assurdi.
Chissà perché si è un po’ persa l’abitudine di dare quei soprannomi.
Il passato ci appartiene e andrebbe rispolverato.
Guccini in questo piccolo racconto ci riesce come sempre, portandoci indietro anche con parole di allora.
Una particolare meraviglia
Lo dico prendendo a prestito le parole di Mario Andrade, poeta brasiliano.
Ho contato i miei anni e ho scoperto che ho meno tempo da vivere da qui in avanti di quanto non ne abbia già vissuto.Mi sento come quel bambino che ha vinto una confezione di caramelle e le prime le ha mangiate velocemente, ma quando si è accorto che ne rimanevano poche ha iniziato ad assaporarle con calma.
Ormai non ho tempo per riunioni interminabili, dove si discute di statuti, norme, procedure e regole interne, sapendo che non si combinerà niente… Ormai non ho tempo per sopportare persone assurde che nonostante la loro età anagrafica non sono cresciute.
Ormai non ho tempo per trattare con la mediocrità. Non voglio esserci in riunioni dove sfilano persone gonfie di ego.
Non tollero i manipolatori e gli opportunisti. Mi danno fastidio gli invidiosi, che cercano di screditare quelli più capaci, per appropriarsi dei loro posti, talenti e risultati. Odio, se mi capita di assistere, i difetti che genera la lotta per un incarico maestoso. Le persone non discutono di contenuti, a malapena dei titoli.
Il mio tempo è troppo scarso per discutere di titoli. Voglio l’essenza, la mia anima ha fretta… Senza troppe caramelle nella confezione… Voglio vivere accanto a della gente umana, molto umana. Che sappia sorridere dei propri errori. Che non si gonfi di vittorie. Che non si consideri eletta, prima ancora di esserlo. Che non sfugga alle proprie responsabilità. Che difenda la dignità umana e che desideri soltanto essere dalla parte della verità e l’onestà.
L’essenziale è ciò che fa sì che la vita valga la pena di essere vissuta. Voglio circondarmi di gente che sappia arrivare al cuore delle persone. Gente alla quale i duri colpi della vita hanno insegnato a crescere con sottili tocchi nell’anima.
Sì… Ho fretta… di vivere con intensità, che solo la maturità mi può dare. Pretendo di non sprecare nemmeno una caramella di quelle che mi rimangono…
Sono sicuro che saranno più squisite di quelle che ho mangiato finora.
Il mio obiettivo è arrivare alla fine soddisfatto e in pace con i miei cari e con la mia coscienza. Spero che sia anche il tuo, perché in un modo o nell’altro ci arriverai.
Nella notte tra sabato e domenica una "squadraccia" di fascisti è entrata al Leonardo da Vinci, una scuola di Genova occupata dagli studenti su votazione dell'Assemblea.
Un attacco vergognoso che non nasce per caso. Ieri a Predappio ennesimo insulto alla Costituzione con saluti fascisti.
Ciò che sta succedendo in questo paese richiede unità. Il movimento nato a sostegno della Flottilla non va disperso, ha bisogno di sostegno da parte di tutti e deve ergersi a difesa della Costituzione.
Al di là di bandiere e terreno di conquista.
Per il bene dei deboli e di chi verrà dopo di noi.
Ognuno nel suo piccolo si attivi per dare una speranza ai ragazzi.
I tempi del "tanto non serve a niente"
Clarissa Pinkola Estés







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