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martedì 15 ottobre 2019 9 vostri commenti

Lacrime di coccodrillo


In questi giorni una foto su tutte mi ha colpito, i giocatori della nazionale turca in riga per fare il saluto militare durante gli incontri validi per le qualificazioni agli Europei. Una commistione che ci rimanda indietro di anni, non così tanti,  in cui la politica dei regimi entrava anche negli spogliatoi oltre che nella vita quotidiana.  Non voglio nemmeno commentare la Uefa che per ora non si pronuncia sulla finale di Champions del prossimo anno che si dovrà giocare a Istanbul. 
La vicenda dei curdi non nasce ora, così come la pericolosità del governo turco. Fanno sorridere ora le prese di posizione dei governi, che sono comunque provvedimenti positivi, rispetto alla vendita delle armi.  Per anni tutti i paesi occidentali hanno fornito armamenti a destra e sinistra, brindando più di una volta al tavolo di Erdogan.
Tornano alla mente i rapporti con Saddam Hussein, Gheddafi giusto per citarne solo qualcuno. 
In mezzo a questo Risiko pericoloso ci sono i popoli, donne e bambini vittime ancora una volta della brutalità della guerra. Quella da noi lontana, che attira la nostra attenzione a spot ma che fa parte della vita quotidiana di queste popolazioni che vivono in terre "ballerine" tirate da una parte all'altra dal potente di turno. 
In tutto ciò spaventa ancora una volta la manca presenza dell'Unione Europea che non è riuscita neppure questa volta a trovare una presa di posizione univoca, lasciando libertà di scelta agli stati membri rispetto alla fornitura di armamenti. 
Il pensiero va ancora una volta a quelle persone che in queste ore guarderanno il cielo non per la paura della pioggia ma per le bombe con biglietto da visita occidentale.
lunedì 13 aprile 2015 24 vostri commenti

Sottigliezze

Lungi da me essere filo-vaticano.
Questa mattina tra le tante notizie però mi ha colpito quella del "distinguo" del governo sulla crisi diplomatica tra Turchi e Santa Sede dopo che Papa Francesco ha riconosciuto il genocidio degli armeni nella terra di Erdogan.
E' chiaro che ognuno ha la sua idea, e che in alcuni casi ci siamo trovati davanti a falsi storici, ma leggete la dichiarazione del sottosegretario alla presidenza del consiglio con delega alle politiche Ue Sandro Gozi...

"Nessun governo si esprime in maniera ufficiale: questo è compito degli storici. Nessun governo europeo si lancia su questi temi, i parlamenti europei si sono espressi, i governi no. Io credo che non sia mai opportuno per un governo prendere delle posizioni ufficiali su questo tema. Per me, ma è la mia posizione personale, lo è stato: ma un governo non deve utilizzare la parola genocidio"

...quindi sostanzialmente dice che i governi devono sempre mentire, cosa che sapevamo già, che i governi devono tenere buoni rapporti con tutti per il dio denaro, cosa che sapevamo già, e che non è MAI, attenzione, MAI opportuno prendere una posizione.
Mi vengono in mente una serie di genocidi passati sui quali il nostro governo secondo quello che dice Gozi avrebbe fatto finta di niente.

"Per noi che facciamo politica è meglio guardare ai problemi di oggi della politica. E con il governo di Ankara  siamo impegnati a parlare di democrazia, diritti umani e di minoranze."

Chissà se con Ankara parlano anche di Internet bloccata e di cariche sulle manifestazioni 
E questo è sempre il nuovo che avanza.


venerdì 16 maggio 2014 18 vostri commenti

Calci di stato


La foto dice tutto. Anche troppo. Perfetto riassunto di quello che i governi stanno facendo da anni. Cioè prendere a calci il loro popolo che chiede giustizia, lavoro, uguaglianza e pace.
La risposta dei potenti è questa. A volte arriva in forme più nascoste in altri casi mostra la reale natura della politica dei nostri governi.
In questa immagine non c'è solamente il consigliere del presidente turco Erdogan che prende a calci un manifestanti ma ci sono tutte le autorità che in questi anni hanno calpestato, e continuano a calpestare i diritti civili delle donne e degli uomini.
Per terra in quel momento ci sono le mamme greche che allungano le braccia per ricevere del cibo, ci sono gli studenti turchi assieme a quelli cileni, ci sono le persone che a Genova hanno sfilato per chiedere un nuovo mondo e una nuova economia.
Quel calcio lo abbiamo preso tutti e non abbiamo fatto niente.
venerdì 7 giugno 2013 10 vostri commenti

Per ogni manifestante ne porto 10 in piazza


Ecco, la differenza è proprio questa tra le democrazie e le derive autoritarie.
Le persone scelgono di scendere in piazza, non ci vengono portate. Le parole del primo ministro  turco Erdogan davanti ad una folla che lo ha atteso al suo arrivo all'aeroporto contengono una "certa" verità governativa, quella dei potenti. 
Ci sono quelli che si vantano di "portare in piazza", nel vero senso della parola, migliaia di persone, sentendosi appagati dall'urlo unanime della folla "schiacciamoli". 
La formula è sempre la stessa, screditare i movimenti spontanei che nascono dal basso additandoli come teppisti, vandali e violenti. Esaltando invece le manifestazioni "a richiesta" del governo. Anche noi, nel nostro paese, abbiamo provato direttamente queste cose. A volte ci scandalizziamo per ciò che succede lontano da noi, mentre sotto casa succede la medesima cosa. Così mentre cavalieri ingaggiano attori per i loro comizi molti si pongono profondi dubbi... su quale  modello di cellulare acquistare.

martedì 4 giugno 2013 12 vostri commenti

Veri Giovani Turchi


Succede proprio così. Il distacco è ampio, la lontananza incolmabile, due sponde irraggiungibili. Da una parte il popolo e dall'altra i governi. E' un legge non scritta trasversale che sembra passare tra gli stati dell'Unione europea in maniera più soft e che vede il suo massimo sviluppo ieri e oggi in Turchia.
Ragazzi, studenti, donne e uomini che chiedono solamente di poter scegliere, essere liberi. Che chiedono  di non fare un passo indietro nella storia ma di guardare avanti, che ottengono come unica risposta la violenza di stato, il manganello, gli idranti e ora anche la morte.
I governi, anche quelli eletti dal popolo, sembrano dimenticare che la loro esistenza dipende da chi sta sotto.  E succede anche da noi, dove il voto è stato calpestato, dimenticato, quasi deriso. Ma qui nel paese delle meraviglie tutto tace, si aspetta l'inizio del prossimo campionato, si parla di presidenzialismo alla francese perché a noi dagli altri piace sempre prendere il peggio, si chiudono le fabbriche e assistiamo a finte liti tra lettiani, dalemiani, veltroniani  e giovani turchi. 
Quelli finti, virtuali, che giocano alla politica.

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