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giovedì 5 maggio 2011 21 vostri commenti

Un numero per pestarli e un dito per impiccarli

In letto dopo una giornata frenetica come sempre e il libro del momento.
Tv accesa per vedere il Tg3 della notte.
Una pausa dal libro, un po' di zapping che si ferma.
Si parla di storia, Minoli parla dei 150 anni, una specia di trasmissione bignami che passa velocemente in rassegna la nostro storia.
La prima guerra mondiale, l''ultima risorgimentale, Caporetto, Vittorio Veneto.
Le nuove generazioni uscite dai campi di battaglia piene di arditismo.
Il fascismo che ha cavalcato questa nuova voglia, presentandosi al re dicendo..."le porto l'Italia di Vittorio Veneto"... il regime.
Il patto con Satana con tanto di baffetti.
La seconda guerra mondiale.
L'arresto del duce, la sua fuga grazie ai tedeschi, la Repubblica di Salò...
Punto.
La scelta.
Un esercito lasciato allo sbando, Cefalonia, le stragi.
E poi gli internati, ecco gli internati.
Quei militari che rifiutarono di entrare nelle milizie e nell'esercito repubblichino che proprio Mussolini volle mettere nei campi di lavoro, traditori senza diritti, fuori da ogni Convenzione..
Rapito, sono stato rapito dagli occhi di quell'uomo che ieri sera raccontando al giornalista quei momenti, ripetendo il suo numero personale da campo, non ha potuto trattenere le lacrime.
Un numero che se non imparato portava a pestaggi e torture.
Uomini impiccati solo perchè non potevano più lavorare, impiccati sopra alla testa degli altri per monito.
Decisioni prese da SS che passavano vicino e con un dito spingevano il povero malcapitato... un minimo movimento del corpo ed eri finito, non servivi più.
In anni, in questi mesi, in questi giorni abbiamo assistito a tentativi di riesumazione del fascismo, politici che cercano di togliere il divieto costituzionale, politici che occupano incarichi istituzionali con un passato nero, poliziotti che appendono simboli fascisti sui muri della questura, saluti romani esposti pubblicamente per festeggiare la vittorio di un primo cittadino.
Abbiamo dimenticato?!?
Un numero da ricordare e un dito, un corpo che barcolla, noi ora dimentichiamo presto e barcolliamo anche se nessuno ci tocca.
mercoledì 13 aprile 2011 15 vostri commenti

Chi ci vorrebbe come drogati, chi potrebbe sparare e chi li prenderebbe a calci in culo



"Non basta sottomettere più o meno pacificamente le masse al nostro regime, inducendole ad assumere una posizione di neutralità nei confronti del regime. Vogliamo operare affinché dipendano da noi come da una droga"
(citato in Michael Zezima, Salvate il soldato potere, Il Saggiatore 2004)"

Chissà fra qualche anno se esisterà ancora la scuola, la cultura e soprattutto la storia cosa leggeranno in futuro su di noi.
Chissà magari andranno su wikipedia a tirare giù qualche citazione e avranno le stesse sensazioni di nausea continua come noi mentre leggiamo le parole di Goebbels.
Loro faranno un copia e incolla virgolettato di Castelli ad esempio che da buon politico democratico si affretta a far sapere che nella costituzione loro vogliono mettere il Far West, i duelli all'ultimo sangue per dirsi "io c'ero prima su questa terra, via straniero!"...

"Bisogna respingere gli immigrati, ma non possiamo sparargli, almeno per ora"

Che differenza c'è tra le parole dei nazisti e quelle dei leghisti vestiti di nuovo?!? Dette durante il programma di Radio2 "Un giorno da pecora" nome non fu più azzeccato di questo direi.
Provate a pensare un attimo se a dire queste cose fossero i cittadini... "Bisogna respingere il razzismo dei leghisti, ma non possiamo sparargli, almeno per ora"... provate ad immaginare cosa succederebbe, inchieste, digos che indaga, polizia che scheda il cittadino delinquente che si permette di dire certe cose e che istiga alla violenza.
Questo succederebbe e in un paese normale sarebbe anche lecito visto che la violenza non deve essere la soluzione ai problemi, ma in un paese normale e democratico altrettanto succederebbe che un tale come Castelli riceverebbe una bella convocazione dai pm per spiegare queste sue dichiarazioni. Invece no continua inesorabilemnte ad essere anche pagato da noi per dire certe cose, e continuare ad insultare chi sta sotto di lui di un metro perchè lo ritiene "terrone".
Tutto questo fa male e viene inoltre accompagnato dai messaggi lanciati da un governo sempre più fascista con propensione al nazismo. Messaggi che riguardano la cultura...

"Quando sento qualcuno parlare di cultura, la mano mi corre al revolver"

...no non ancora di questo genere, questo genio era Goering, ma Castelli, Borghezio e company potrebbero arrivare al livello del loro maestro basta attendere...

"nei libri di storia trapelano tentativi subdoli di indottrinamento per plagiare le giovani generazioni a fini elettorali"...""verificare quali siano i testi faziosi, dare loro il tempo di adeguarsi prima di ritirarli dal mercato"

...ricordate l'inizio "che dipendano da noi come una droga", questa però è di madame Vedocomunistiovunque Carlucci che ha richiesto l'istituzione di una commissione di inchiesta in pieno odore di maccartismo dimenticandosi che esiste la libertà di stampa, la libertà di un editore di pubblicare ciò che vuole e che il governo, ma anche il parlamento non può prendersi la libertà di togliere dal mercato alcun libro. Ma questi sono dettagli per quelli che per ricordarsi la parola libertà se la sono messa nel nome del partito, e soprattutto detto da una che probabilmente non li ha mai aperti i libri di storia.
Chissà magari abbandoniamo l'Europa come dice il peggior ministro degli interni degli ultimi 150 anni, che farebbe meglio a suonare di nuovo il sax, e ci si allea solo alla Svizzera tagliano il Sud facendo una nazione competitiva, democratica, con tanto di frontiere chiuse in entrata e in uscita, monotelevisiva e monostampa.
Nel canton ticino sono già pronti...

"i frontalieri (gli italiani pendolari che vengono in Svizzera a lavorare) verranno cacciati a calci in culo”

...parole di Giuliano Bignasca leader della lega svizzera che sta facendo scoprire ai leghisti di essere a sud di qualcuno.
lunedì 26 aprile 2010 28 vostri commenti

Il corridoio del tormento

25 aprile 2010

Mi sembra di sentirlo.

Freddo.
Umido.
Urla e terrore che striscia.
Quel terrore che entra da sotto le porte, si avvicina e si impadronisce dei corpi schiacciati.
Ancora urla.
Parole straniere che anche se incomprensibili si capiscono piene di violenza.
Torture... torture... torture...

Momenti che non si riescono nemmeno ad immaginare.

"Quando mi accorsi che la macchina stava percorrendo la strada che porta alla Casa dello Studente capii che per me era finita"

Genova. Corso Gastaldi, uno stradone come tanti altri.
Palazzi, fermate degli autobus, caos cittadino. E una costruzione dall'aspetto già di per se' inquietante.


Un edificio costruito dal fascismo nel 1934, dove "il buon fascista doveva formare mente e moschetto". Dove la Gestapo mise poi il suo quartier generale, con a capo il nazista Friedrich Engel, per interrogare e torturare i partigiani.

"Vedi qui i tedeschi strappano le unghie ai partigiani".
Avrò avuto circa otto anni, passavo li davanti con mia madre per andare a giocare a calcio e lei me lo ripeteva ogni volta, e per questo la ringrazio ancora.

Buio.


Freddo.
Mi sembra di vederli trascinati dai loro aguzzini.
Sbattuti contro le pareti.


Le loro parole lasciate...
"mamma non piangere perchè da oggi tu sarai madre di tutte le figlie del popolo..."
Brividi. Per quelle vite, per quelle torture subite...

"Cominciarono ventidue giorni di torture, in Questura, sotto gli artigli della terribile squadra politica di Giusto Veneziani. Franco temeva di non reggere, i continui soffocamenti con l' acqua, i suoi nemmeno vent' anni potevano lasciar andare qualche nome: così tentò di lanciarsi da una finestra. Infranse il vetro, il suo corpo, ma venne afferrato per un piede e salvato. E spedito alla Casa dello Studente: «perché pensavano che là dove non erano riusciti gli italiani, sarebbero stati efficaci i tedeschi», sussurra Arrigo. Altre torture, ma qui c' era Engel. «I tedeschi erano raffinati - analizza - facevano ascoltare con cura le urla dei torturati nelle celle vicine. Avevano un metodo scientifico e psicologico, per distruggere ogni resistenza"

Donne e uomini trascinati nel Corridoio del Tormento...


...messi nelle celle da un metro per due in dieci dodici persone ad attendere il loro turno, messi li proprio per far ascoltare le torture fatte ai loro compagni, le loro urla. Lamenti che provenivano dalla gabbie della tortura...


Buio... della civiltà.

Nel 2008 Genova ha ridato luce a queste segrete, che in passato molti volevano tenere nascoste. Come le colpe di chi è stato anche corresponsabili di quei delitti, lo stesso direttore della casa delle studente in carica dal '34 rimase anche dopo la liberazione, le celle furono murate per non farle vedere, anche se in città si sapeva, la gente lo diceva, le persone anziane raccontavano "sentivamo le urla da fuori" lo denunciava. Si voleva anche cambiare nome alla casa, chiamarla casa del Goliardo per metterci una pietra sopra. Dall'Università dicevano "noi dobbiamo pensare al futuro, lasciar perdere il passato".
Ma gli studenti non la pensavano in questa maniera, fu così che negli anni della rivolta e delle occupazioni la casa fu presa...


...e grazie al volume altissimo della musica gli studenti armati di picconi riportarono alla luce della verità la vergogna del Corridoio del Tormento, ottenendo anche le dimissioni del direttore.

MAI PIU'

lunedì 8 marzo 2010 21 vostri commenti

Non chiamatela civile




"Le nazioni civilizzate compiono uno sforzo ingenuo per la conservazione di esseri inutili e nocivi. Gli anormali impediscono lo sviluppo dei normali.. Non si deve esitare a organizzare la società umana sulla base dell'individuo sano: i sistemi filosofici e i pregiudizi sentimanentali devono scomparire di fronte a questa necessità. Dopo tutto, è lo è lo sviluppo della personalità umana a essere l'obiettivo supremo della civiltà
"

...parola del premio Nobel Alexiz Carrel, siamo all'inizio del 900.

Questo pensiero, assieme ad altri, crearono le basi per ciò che il nazismo avrebbe poi messo in atto qualche anno dopo, segregazione, isolamento, sradicamento, sterminio...

Ma non solo il nazismo tedesco, no...
Questa è una storia triste, una storia agghiacciante, una storia che per anni è rimasta segreta, della quale sono venuto a conoscenza tramite lo spettacolo "Non chiamarmi zingaro" di Pino Petruzzelli, che vi consiglio di vedere, autore del libro edito da Chiarelettere col medesimo titolo, che vi consiglio di leggere.

Pensate alla "civile" Svizzera.
Pensate ad un'istituzione, sovvenzionata da soldi pubblici.
Siamo nel 1912, nasce la fondazione Pro Juventute per contrastare la mortalità infantile, in terra elvetica, 14 anni dopo riceve il compito di occuparsi del vagabondaggio dando il via al progetto "Bambini di Strada".
Le attenzioni del fondatore Alfred Siegfred, che era stato licenziato dall’Unteres Gymnasium di Basilea dopo che il tribunale penale cantonale lo aveva condannato per «atti osceni, si rivolgono subito verso gli zingari gli jenisch (zingari svizzeri) che lui stesso definisce "inferiori, deficienti e mentalmente ritardati".
Ritardati e pericolosi perché "diversi" dalla normalità svizzera che deve "sradicare il male del nomadismo".
Il programma parte e i bambini jenisch vengono portati di via dalle loro madri, dalle loro famiglie, dalle loro radici.
Il programma Bambini di strada rimane attivo fino al 1972. In 45 anni di attività vengono RUBATI 2000 bambini alle famiglie jenisch... rubati 2000 bambini! 2000 bambini dati in affidamento a famiglie NORMALI della civilissima Svizzera.
E attenzione la fondazione chiuse il programma Bambini di strada nel 1973 solamente perchè uno scrupoloso giornalista svizzero, Hans Caprez, raccolse delle testimonianze di alcuni jenisch vittime della pro juventute dando il via allo scandalo.
Solo 15 anni dopo arrivarono le scuse della fondazione... (se si può parlare mai di scuse in casi come questi). Potete trovare informazioni sulla pro juventute di oggi sul suo sito.

2000 bambini, 2000 famiglie, 2000 genitori, 2000 madri e donne....

Questo post è dedicato a tutti i DIVERSI, a tutti coloro che vengono guardati male perché non sono nella NORMALITA', a tutte quelle famiglie, alle MAMME , alle DONNE.

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