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martedì 21 gennaio 2025 5 vostri commenti

C'era una volta la lettera


“Le lettere si conservano per non leggerle più: una buona volta, poi, per discrezione, si distruggono, e svanisce così, senza che noi o altri mai più si possa recuperarlo, il più leggiadro e spontaneo fiato di vita”

Jobann Wolfgang von Goethe
Le affinità elettive

Non ho fatto così. Le ho tenute, tutte.
O meglio, le ha tenute mio padre, grazie alla sua meravigliosa e innata capacità di archiviazione della memoria storica.
Capita così di ritrovarsi in mano le cartoline di una mia meravigliosa amica delle superiori, scritte da una spiaggia in pieni anni ‘90.
Capita di leggere parole che fanno ancora male.
Capita di rileggere le righe scritte di una corrispondenza con un’amica di Roma, in cui parlavamo di tutto. Politica, filosofia, libri e di quel noi che poteva essere, ma che non fu mai.
Capita di ritrovarsi un po’ nostalgico per quei 18 anni, quando le emozioni erano alla potenza, gli amori sembravano per sempre e il grigio non trovava quasi mai spazio.
Ci prendevamo il tempo, non il contrario. Carta o cartolina, penna o stilo, gomma o cancellino. A volte matita.
La mente guidava la mano.
La mano danzava sul foglio lasciando una scia testimone dei nostri giorni.
Era una poesia che viaggiava su binari.
E noi in attesa. 
lunedì 20 febbraio 2017 26 vostri commenti

Aria

Mi capita spesso di riflettere sul tempo. Quello andato, vissuto, che ha lasciato in noi parecchie tracce e anche quello che vivendo diventa futuro.
Il tempo, probabilmente, è uno dei beni più preziosi in circolazione. Sono convinto che il nostro stato d'animo dipenda molto da come impieghiamo le ore, con chi stiamo, cosa facciamo e se lo vogliamo fare.
Spesso ci pensano i muscoli, irrigidendosi, a farci capire  che stiamo facendo qualcosa "per forza". Però molte volte non ci sono molte vie di fuga.
Pensate ad esempio a quante ore state con le persone alle quali volete bene, quanti sono i minuti in cui sorridete e invece quanti quelli in cui tutte le rughe della faccia comunicano uno stato d'animo stressato, nervoso o arrabbiato.
Al di là delle ore che passiamo a dormire che ci servono per poter affrontare la giornata, durante la settimana il resto va tutto nel lavoro e nella frenesia della quotidianità. Ormai la tendenza è quella di andare oltre. Sui posti di lavoro le settimane lavorative per tanti sono già a 40 ore e chi ne fa 36 presto dovrà aggiungerne. Per non parlare degli straordinari richiesti, oppure chi un orario non ce l'ha nemmeno.
Ieri passeggiando con mia figlia sotto il sole di febbraio, che spesso Genova ci regala, ho avuto la conferma di tutto ciò. La vita è altrove come dice Rimbaud, ma questa società continua a non capirlo, l'uomo stesso continua a non capirlo oramai assuefatto dai meccanismi oliati della produttività, da falsi obiettivi che vengono sventagliati davanti agli occhi.
Gli attimi in cui possiamo davvero essere ciò che sentiamo sono sempre meno, diventano respiri profondi che ci salvano da lunghi periodi di apnea.
A testa in su verso la boccata d'aria.

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