venerdì 20 marzo 2026 3 vostri commenti

Sale d’attesa


Nelle sale d’attesa spesso si incontrano sguardi stanchi, incredulità, incomprensione e speranza nella cura.
Si creano delle piccole comunità.
Ci sia aiuta tra pazienti, si condividono pensieri tra caregiver appesantiti da troppi anni di malattia.
Capita anche di rendersi conto che le disavventure vissute in prima persona sono relative, senza sminuire mai il dolore. Perché in fondo fino a quel punto ci si è arrivati.
Si può anche avvertire il senso di abbandono e lo sguardo magari si rivolge verso il basso.
Il capo chino, disturbato solo da una voce sintetica che chiama il prossimo numero. 
Poi una voce di un operatore sanitario, che accoglie con gentilezza un anziano smarrito, riesce a rendere il grigio un colore bellissimo.
Anche l’attesa nella cura ha bisogno di gentilezza.


giovedì 19 marzo 2026 3 vostri commenti

Paternità

Non c’è una formula per fare bene il papà se non quella di provare a mettere i piedi in un sentiero che altri prima di noi hanno tracciato.

Possiamo anche non essere padri ma un padre lo abbiamo avuto tutti. Ad ognuno quindi il suo ricordo.

Paternità è anche esserci per l’altro.

Questo ho imparato, a volte probabilmente non ce l’ho fatta, e sono i ricordi più pesanti, ma è quello che quotidianamente cerco di rispettare.
Ricordo tante cadute e ricordo anche la mano che mi ha aiutato a tirarmi su, una mano consumata dal lavoro in fabbrica.

Quel sentiero diventa un po’ più stretto, in salita, scivoloso. Allora il ricordo di chi ha faticato per noi, prima, può aiutare a renderlo meno difficoltoso.
Ci si prova almeno.

Latest Tweets

 
;